ritratto, che Niccolò disegna fuggirsene a Genova, al signor Andrea
Doria, passando per Pistoja e la Montagna, e dormendo ad un podere
ch'egli ha presso S. Marcello. Se farete a mio modo lo lascerete
partire, chè, a volerlo pigliare in Firenze, non vorrei giurare che
non nascesse qualche grave scandalo tra 'l popolo. Bisognava vedere
jer notte in S. Marco tutti que' suoi straccioni d'operaj, come gli
offerivano di morir per lui!... Lasciamolo dunque andare, anch'io farò
le viste di fuggire con esso loro.... e basta che mi diate cinque
o sei uomini d'arme, che ci vengan seguitando alla lontana, ed a
questi s'accompagnerà una persona che so io.... e non dovrebb'essere
inutile.... Basta, questo sarà pensier mio..... questi soldati però
converrà trovare uno che li guidi e sia uomo sicuro....--
--Anderò io!--esclamò il Nobili, che tremava non gliel avessero a
ficcare in qualche modo.
Troilo lo squadrò da capo a piedi con un certo suo ghigno, poi disse:
--Be'.... verrete voi.... e costoro potranno vantarsi d'aver avuto un
capitano, chè prima di trovarne un altro!.... Quando dunque siam nella
montagna, coll'ajuto di parte Panciatica, se i nostri non bastassero,
te li rimeniamo zitti zitti a Firenze, o, dirò meglio, qui, messer
Benedetto, vi rimenerà Niccolò, e scavalcheranno al bargello. Io,
quando siam verso Prato, prendo a man manca colla giovane e cert'altra
brigata, e me ne vo' alla villa di messer Baccio Valori a far i saldi
col fattore, ed assaggiare un bicchier di buon vino, e messer Baccio
mi darà una lettera affinchè, se avessi bisogno d'una camera, e di
buttarmi sul letto un momento, non mi uscisser fuori che non han le
chiavi.--
--E t'ho anche a tener la scala, birbone?--
--L'altro giorno, quando messer Benedetto qui vi si raccomandava pei
fiorini di Niccolò, che per poco non si metteva a piangere, che vi
diss'io? Ch'io non mercantavo a danari, e che un'altra cosa volevo...
la cosa è questa.... e del resto non v'è nulla di male.... fo come gli
antichi romani con quelle belle ragazze de' Sabini....non vollero per
amore? le ebbero per forza......
Ma quando avessimo riferito sin all'ultima sillaba il dialogo di questi
birbi saremmo poi certi d'aver fatto cosa molto grata al lettore
che n'ha già inteso quel tanto che basta alla chiarezza del nostro
racconto? Lasciamoli dunque far le loro combriccole, chè non a tutti,
se piace a Dio, toccherà cantare troppo allegramente vittoria; e
vediamo che cosa avvenisse intanto in casa i Lapi, ove era ritornato
Niccolò, ed avea già ricevuto la trista nuova della rotta delle bande
italiane.
Appena gli venne recata da chi era stato dalle mura testimonio del
fatto, allontanò da sè le figlie, che gli stavano attorno timide e
piangenti, e che a stento ubbidirono ad un assoluto e ripetuto comando;
e chiuso ch'egli ebbe l'uscio neppur se ne scostarono, origliando
piene di sospetto e di timore, e pregando Iddio reggesse in quel
momento l'animo e le forze del misero vecchio. Egli, rimasto solo, si
lasciò andar ginocchioni appiè della nicchia, e poi venendogli meno
ogni vigore, cadde colla fronte a terra e le mani giunte in atto di
preghiera. Stimiamo inutile dir dello stato di quell'anima desolata,
alla quale (vacillando persino in essa a momenti la luce della fede)
parve esser derelitta oramai dagli uomini e da Dio; mandando un
doloroso gemito, e volgendosi col cuore a chieder l'intercessione del
martire, del maestro, dell'amico, che era certo potesse ascoltarlo dal
Cielo:
--Oh! Padre santo, disse, tu in terra m'amasti.... perchè m'hai
abbandonato? Oh! serba in me la fede, e toglimi la vita.... ch'io
muoja, Dio mio! ch'io muoja, ch'io non posso regger più.... non posso
più...--
E rimase muto, immobile, affranto sotto il peso d'un dolore, che
essendo tanto ormai da ottenebrare e render confuse le operazioni
dell'intelletto, fu in certo modo rimedio a sè stesso, togliendo per
poco a quell'anima afflitta la facoltà di sentirlo; ma a un tratto
si scosse da quel letargo, parendogli udirsi all'orecchio una voce
sovrumana che gli diceva: chi è costui che vuol la mercede prima che
il sol tramonti? che chiede riposo prima della fine del giorno? Chi
t'ha detto sii oramai istrumento inutile, che non possa la patria aver
bisogno di te? Gli antichi tuoi tante volte cacciati non ritornaron
forse? Chi dispera mai della patria, se non i codardi?--
Alzò la fronte, stette sulle ginocchia, si rizzò alla fine Niccolò
tutto mutato da quel di prima, la sua fiera natura, a guisa d'una
valida e ben temperata molla d'acciajo che un soverchio peso può
piegare, ma non rompere, risorse potente ed intera; e disse:
--Fuggiamo Firenze per ora, ed andiamo altrove a prepararle giorni
migliori.... Io non li vedrò, morrò sulla terra d'esilio.... li
vedranno i miei figli.... se me n'è rimasto alcuno.... li vedrà
la patria.... E potei sciagurato! desiderar di morire?.... dopo
novant'anni di vita, dovette venire il giorno ch'io avessi pensiero di
me più che di essa?--
Udì in quella molti passi suonar nella camera vicina: immaginò fosser i
suoi tornati dalla battaglia, pensò «E vi saran poi tutti?» e ponendo
la mano alla chiave aprì, e con volto grave, mesto ma sicuro, accolse i
giovani, ed accortosi dei due che mancavano, stette un momento sopra di
sè, poi disse:
--Si può giovar loro? ajutarli ancora? E Lamberto rispose:
--Essi potran giovarci.... chè pregano ora per noi in paradiso.--
Niccolò, a voce bassa, rispose _Amen_; volse altrove il viso, e tacque
per alcuni momenti, durante i quali dal moto delle labbra si potea
conoscere ch'egli pregava; disse finalmente:
--Io non mi dolgo della loro morte incontrata per la patria.... io
gli aveva allevati per questo... ma ben mi dolgo che l'incontrarono
invano!.... Ma Iddio ha giudicato Firenze, e le sue iniquità furon
trovate troppe!.... Ursù, figliuoli, l'ora dell'esilio è sonata per
noi. Ricordiamoci quante volte gli antichi nostri si trovarono a questo
passo; imitiamo la loro fortezza, la costanza colla quale vivendo anni
ed anni sbanditi sepper preparare il loro ritorno, ed il trionfo della
libertà: saremmo da men di loro?... Già vi parlai del mio disegno....
Andremo a Genova al sig. Andrea.... a quell'uomo che potè sottometter
la patria, e pur la lasciò libera e di sua ragione. Egli accoglierà
chi soffre per la libertà. Preparate tutto l'occorrente; a notte chiusa
ci leveremo di qui, io, per non più tornarvi, voi, per ritornarvi, se
piace a Dio, in tempi migliori.--
E volgendo l'occhio in giro ai muri e sul mobile della camera ove
abitava da cinquanta e più anni, disse:
--Addio dunque per sempre, povera casa mia... avevo sempre creduto
che in codesto letto avrei potuto morir in pace, in mezzo a' miei
figliuoli.... che le mie ossa avrebber potuto riposarsi con quelle
de' miei maggiori, nel nostro avello di casa, in S. Marco!.... Come
Dio vuole!.... ovunque giacciano, il suono della tromba nel dì finale
giungerà sino ad esse.... ed allora, troverò il compenso degli affanni
presenti, se gli avrò saputi virtuosamente portare.--
Durante il discorso di Niccolò i giovani e Fanfulla erano stati co'
volti bassi e compunti, Laudomia, dopo aver pianto amaramente la morte
dei fratelli, avea tacitamente, ed all'orecchio, domandato a Lamberto
se fosse ferito, od avesse male nessuno, ed egli coll'accennar del
capo (per non interrompere il vecchio) e con amorevoli sguardi l'avea
rassicurata. E Lisa, appena eran comparsi, non vedendo con essi
Troilo, n'avea domandato, tutta spaventata, a Fanfulla, che sottovoce
anch'esso, e con brevi parole, la tranquillò sul fatto suo, dicendole
che sicuramente sarebbe stato poco a comparire; onde le due donne
se n'andarono ad attendere agli apparecchi del viaggio, pei quali,
mancando oramai poche ore al calar del sole, non avean tempo d'avanzo.
Narrò allora Fanfulla dell'incontro del frate la mattina a porta S.
Giorgio, mentre stavano per uscir di Firenze, e della taglia posta
addosso a Troilo, e si mostrava in sospetto, non avendolo trovato
in casa, avesse avuto a capitar male, ed il buon Niccolò entrando
anch'esso in travaglio per quel traditore, che meno che mai credeva
tale in quel momento, veniva tutto inquieto e pensoso dicendo se non
convenisse mandarlo cercando; ma da chi? e dove? e poi pei cittadini
conosciuti per Piagnoni era un brutto girar per Firenze in que' giorni;
e pel bene incerto d'un solo doveasi arrischiar la libertà e forse la
vita de' pochi rimasti?
Ma a toglier dubbi e timori comparve Troilo in quella, venendo di dove
s'era fatto mercato del sangue, dell'onore, dell'avere di Niccolò, e
presi quegli ultimi concerti che dovean compier l'esterminio di quella
virtuosa ed infelice famiglia.
Il ribaldo venendo quivi s'era studiato, per quanto poteva, vestir il
suo volto d'un'apparenza mesta e travagliata: ma un occhio accorto,
e non prevenuto in favor suo, avrebbe di leggieri scoperto sotto
quell'ipocrita maschera, la scellerata e mal repressa allegrezza che
tratto tratto gli balenava negli occhi, parendogli d'esser giunto già
già a por la mano al crine della fortuna, ed anticipatamente pascendosi
col pensiero degli onori, de' tesori, delle variate ed incessanti
delizie onde vedeva ripiena oramai la sua vita, cui dovea intanto
servir di principio l'acquisto di quella donna cotanto bella e pura, e
per la quale s'era lungamente consumato in inutili desiderj.
Venne accolto con un abbraccio da Niccolò..... e gli resse pur il cuore
di riceverlo e di corrispondervi! Conoscendo poi che conveniva dar
qualche spiegazione sul modo onde avea passata quella giornata, disse,
avviluppando mille bugie, che s'era affaticato a lungo per sollevare le
bande di città, e narrò degli sforzi fatti, e dell'impedimento trovato
alla fine per le disposizioni prese da Malatesta onde tener in freno le
milizie fiorentine, ed in ultimo molto lamentandosi, e deplorando la
comune disgrazia, disse, esser venuto per vivere o morire con Niccolò
ed i suoi, e far quello ch'egli fosse per fare.
Il buon vecchio, che per quella frottola della taglia lo stimava
martire della libertà, ed esposto più di tutti al pericolo della vita,
gli disse, che a notte l'avrebbero, in mezzo a loro, condotto fuor di
Firenze, e difeso contro chi lo volesse offendere, insino all'ultimo
della vita, ed abbracciandolo, e nominandolo figliuolo, e facendogli
animo l'accommiatò cogli altri, onde potessero trovarsi pronti ed a
cavallo all'ora stabilita.
Mentre nelle diverse parti della casa s'attendeva con sollecitudine
ai preparativi del doloroso viaggio, tenteremo, penetrando nel cuore
d'ognuno, scoprirne, se pur si potrà, gl'intimi pensieri, descriver
l'angosce di quell'intime ore che precedettero la partenza.
Niccolò, rimasto solo, sedette per riprender gli spiriti e riposarsi un
momento; poi, alzatosi in piedi con un certo sforzo risoluto, pensò,
prima d'ogni altra cosa, al modo di portarne seco le reliquie del
Savonarola. Salito, non senza stento, su una sedia, spiccò la tonaca
e tolse la ricca borsa, ov'erano le ceneri del frate, e le depose,
non senza lagrime, in una cassetta, dicendo: «Almeno queste ch'io le
abbia meco ov'io morrò.» Aperto poscia il suo priorista, che, per esser
troppo grosso volume, pensò lasciare, insieme a molt'altre masserizie
di casa, vi scrisse le seguenti parole:
«Ricordo che addì.... agosto anno 1530. Io, Nicholò di messer Clone,
nella mia età di novant'anni, tre mesi, et quattro giorni, dovetti
uscire di casa mia et della ciptà di Forenza venuta in potestà de'
Palleschi et di Sua Santità papa Clemente VII, inimici di questo
popolo, quale si defendette insino all'ultimo virtuosamente et
justamente, et havendo perduta la libertà, sia raccomandata almeno
la sua fama agli huomini honesti, _quae semper vivat_. Et il nostro
Signore Iddio habbia pietà de' nostri peccati. _Amen_.»
Raccolte poi molte carte, e lettere, che trovate dal nuovo reggimento
avrebber potuto nuocere a più d'un cittadino, ne fece un mucchio sotto
il cammino, v'appiccò il fuoco, e mentre la fiamma le consumava,
pensava: «A momenti il tuo focolare sarà spento per sempre, Niccolò!»
Ed a coloro, cui è noto il senso, sto per dir religioso, che desta
nell'anima il focolare della casa paterna, sarà pur noto qual fosse in
quel momento il cuore del povero vecchio.
Dal cammino, accostatosi al letto, spiccò da una delle colonne un
crocifisso d'argento, lo baciò, e per un cordone che v'era attaccato se
lo infilò al collo. Esso stesso l'avea posto tra le mani irrigidite di
sua moglie morente; esso ne l'avea ritolto prima che venisse portata
alla sepoltura, e gli rammentava quella donna che forte ed umile,
prudente ed insieme ingenua ed innocente, era stata l'allegrezza della
sua gioventù, l'onore ed il conforto della sua vecchiaja; quella che
avea passato seco tant'anni, ignota, per dir così, a tutto il mondo
fuorchè al solo suo cuore. E Niccolò l'avea imperterrito e forte, ma
non duro nè sconoscente, e nel prender ora quest'ultima memoria della
donna sua, lo sentì commosso da mille giovanili rimembranze che avea
credute egli stesso cancellate per sempre.
--Oh! quanti dolori ti risparmiava Iddio chiamandoti a sè prima
di questi tempi di sventura!.. la morte di tanti figliuoli.... la
rovina di Firenze... il caso della Lisa.... ed ora l'esilio....la
fuga.... i disagi.... la morte in terra straniera. Oh Dio! tu fosti
misericordioso!... io piansi allora.... mi lamentavo... Tu sapevi qual
era il mio meglio! Ora ti ringrazio Iddio, io non soffro che per me
solo.--
Dato poi sesto a varie cosucce, per uso della sua persona, e
racchiusele in una valigetta, cavò da una cassa alcuni denari che vi
tenea riposti pei casi improvvisi, ed erano il solo tesoro in monete
che egli avesse; chè quelle cantine piene d'oro eran la solita favola
che in ogni paese ed in ogni tempo corre tra il popolo sul fatto delle
persone stimate ricche. Ricco difatti potea dirsi Niccolò, ma nè avaro,
nè inclinato ad ammucchiare inutilmente il danaro, che invece teneva
vivo girandolo pe' banchi di Venezia, di Lione, di Genova, e delle
principali città d'Europa, per la qual cosa nel suo esilio, non dovea,
se non altro, temere la povertà.
Finito così ogni apparecchio sedè per riposarsi, ed alzando il capo
s'accorse che la lampada appesa dinanzi alla nicchia, oramai nuda e
vota, ardeva tuttavia. S'alzò di nuovo e con un soffio la spense:
quell'atto, in apparenza così indifferente, fu un nuovo e pungentissimo
dolore pel povero vecchio, chè dalla morte del Savonarola, da 32
anni, sempre avea mantenuto quel lume, era avvezzo a vederlo di dì e
di notte, a volgervi gli occhi mentre orava, e durante le lunghe e
solitarie veglie in che, per la vecchiaja, passava sovente l'intere
notti.... ed ora, la sua camera priva di quel solito lume, gli parve
come una cosa senz'anima, tutta nuova, morta e desolata, ripensò più
amaramente in cuore a' suoi figli uccisi, i quali tante volte erano
stati seco in codesto luogo, che gli parve ora pieno di tanta tristezza
da non potervi reggere, e gli nacque in cuore una fretta, una smania
indicibile d'uscirne, e togliersi una volta a tante dolorose memorie.
E per verità, in codesta famiglia, il più infelice di tutti era
Niccolò, che non trovava oramai nel futuro una sola speranza ove
riposarsi.
Laudomia invece, mentre s'affaccendava nella sua cameruccia, ajutata da
M. Fede, avea bensì gli occhi umidi ed il cuore trafitto pensando ai
fratelli uccisi, ai mali della patria, al dolore del padre, vedendosi
balzata a un tratto tra genti incognite e lontane, fuori di quel tetto
al quale eran congiunti i pensieri, le gioje, gli affetti di tutta la
sua vita... ma Lamberto, che sarebbe stato sempre al suo fianco lontano
da tanti pericoli, non era forse un compenso bastante, un rifugio, una
speranza? E finchè dura la speranza chi è pienamente infelice?
Una al tempo stesso ne avea in cuore la povera Lisa, che la reggeva
contro la presente sventura. Sperava, infelice! ricuperar l'amore del
marito (chè il sospetto, la certezza quasi d'averlo perduto le rodeva
il cuore con sorda e ostinata lima) quando si trovasse con lei sola,
in paesi lontani, discosto da' compagni e dagli amici ch'ella stimava
l'avesser disviato da lei: quando passandola vita fuori di tanti
pericoli, di tanti continui rimescoli, placida e tranquilla, pensava
avrebbe potuto ritornar in salute, bella e fresca come una volta....
ed in mezzo ai tanti guaj presenti, trovava nella sua ferace fantasia
mille sogni di felicità; si figurava il marito festeggiato, accolto
con ammirazione pe' suoi modi, per la sua bellezza, tornato per lei
come prima, tutto amoroso e confidente, e si godeva in questo doppio
trionfo, chè la poveretta non avea cuore, non avea pensieri se non per
Troilo, ed ogni giorno più sentiva consumarsi d'amore per quel ribaldo.
Era intanto tramontato il sole, ed a S. Maria Maggiore sonava
l'avemmaria della sera. M. Fede entrò in camera di Niccolò portando una
lucerna accesa, e, come usano i servi in Italia quando, sull'imbrunire,
arrecano il lume ai padroni, disse per abitudine «felice notte!»
senza pensare che in quel momento tali parole parean pur troppo una
derisione. Sorrise mestamente il vecchio, ed intanto entraron taciti
i giovani, le figliuole e Fanfulla, che s' era protestato non volerli
abbandonare sin che non fosser tutti ridotti in salvo.
Disse Lamberto, che ogni cosa era in pronto per la partenza, e che
consigliava affrettarla prima che la notte più s'innoltrasse, per
evitare il pericolo di esser trattenuti alla porta, d'onde dopo un'ora
di notte non s'usciva se non con grandissima difficoltà. Eran già
apparecchiati al portone due muli sui quali si stava caricando il
bagaglio, ed il famiglio di Lamberto, ajutato dalla fante, venne a
prendere intanto e portò fuori quello di Niccolò.
Gli apparecchi di quella partenza non poteron, come ben si comprende,
farsi tanto segretamente che il vicinato non se n'avvedesse, e la
voce n'era già corsa tra il popolo minuto, per mezzo il quale
trovandosi molti operaj a' servigi di Niccolò, e non pochi di quelli
che gli s'eran profferti la notte innanzi in S. Marco, cominciarono a
radunarsi, e far cerchielli, e parlar tra loro, ricordando che avean
promesso difenderlo, e facendosi animo gli uni cogli altri a non
lasciar che senza compagnia si mettesse per istrada in momenti di tanto
pericolo.
Questi poveri uomini furon presto risoluti, e mandaron il Bozza a casa
i Lapi onde s'informasse destramente da qual porta pensasse uscir
Niccolò; e saputo da uno de' cavallari ch'egli prendeva per Pistoja si
divisero in due truppe; e molti uscirono (alla sfilata però) per Porta
Prato, dandosi il ritrovo in un campo fuor di strada presso S. Donato,
e gli altri si sparsero intorno alla casa, per via dei Conti, sul canto
de' Carnesecchi e sulla Piazzetta, per far testa ed esser pronti nel
caso che, da chi si fosse, si volesse disturbare od impedire codesta
partenza.
Troilo, da una finestra, vide questa ragunata di popolo, e disse tra sè:
--Ve' s'io m'apposi pensando che menar costui prigione in Firenze era
un brutto rischio!--
Finalmente l'ora era giunta, pronti i cavalli, avviato già innanzi il
bagaglio, e negli ultimi momenti, mentre la famiglia radunata se ne
stava sospirosa ed in silenzio, s'era sentito pei piani superiori della
casa il sordo ed interrotto strepito degli usci che si serravano, de'
chiavistelli, degli arpioni che venivan messi per tutto, e questo
rumore si veniva accostando a misura che M. Fede scendeva assicurando
l'imposte e rivedendo in ogni parte se si lasciasse nulla fuor
d'ordine, nessun'entrata ai ladri, e pensando persino all'acqua nei
casi de' temporali, e diceva, mezzo piangendo:
--Tante fatiche! Tante cure! e poi lo sa Iddio in che mani capiterà
questa povera casa! Altro che ladri! ho paura.... Oh! la Madonna
Santissima ci aiuti.--
E così terminati questi assetti se ne venne in camera di Niccolò, e
rimase appoggiata allo stipite dell'uscio, quasi volendo significare
che avea oramai pensato a tutto, e che quanto ad essa era lesta, senza
volerlo espressamente dire, chè non le reggeva il cuore dar proprio lei
il segnale, per dir così, della partenza.
Il vecchio intanto pareva agitato da una nuova inquietudine, e disse
alla fine, avere mandato per uno de' garzoni di stalla un breve a Fra
Zaccaria in S. Marco per offrirgli d'uscirsene di Firenze con esso
loro, e commettendogli di proporre al Fojano questo modo istesso di
scampo, chè tutti e due, per le loro prediche fatte durante l'assedio
in favore della difesa, portavano ora pericolo grandissimo.
--Io non mi so risolvere a partire prima di sapere se possiamo ajutar
questi frati dabbene.--
Fanfulla, senza contrastare a questo generoso pensiero, mostrava però
col viso, e con un certo irrequieto moto della persona, ch'egli non
approvava in quel momento maggiori indugi, e Lamberto, che la pensava
al modo stesso, propose, che andasse intanto innanzi alla porta e
parlasse col capitano, onde disporlo a non metter impedimento alla loro
uscita, e Niccolò gli diede cinquanta ducati affinchè la pratica più
sicuramente riuscisse.
Partito Fanfulla, dopo un altro poco comparve finalmente la risposta di
S. Marco. Scriveva Fra Benedetto, esser già in salvo i due frati (egli
così credeva; ma il Fojano era stato preso all'uscir travestito di
Firenze) e pregare Iddio che conducesse del pari a salvamento Niccolò
e tutti i suoi. Questi, mettendo allora più libero il respiro, disse,
alzandosi con una prontezza che ben si vedeva non naturale:
--Ora dunque andiamo.... E Iddio, che vede la nostra ragione, sia
quello che ci ajuti.... Figliuoli miei, (disse fermandosi a un tratto)
voi tornerete un giorno in questa casa, in questa camera, senza me:
ricordatevi allora di Niccolò e de' suoi avvisi. Se avrete autorità
nessuna in Firenze, non vi fidate nè de' grandi, nè di soldati e
capitani mercenarj.... chè per cagion loro noi perdiamo oggi la
patria.--
E gettata intorno un'ultima occhiata, soggiunse, con voce ed aspetto
che pareva tranquillo:
--Andiamo.--
Così tutti insieme alla fine si mossero: gli uomini muti e pensosi,
le donne piangenti, e venuti a! portone uscirono in istrada, e gli
uni dopo gli altri messisi a cavallo, s'avviarono con quest'ordine:
precedeva Niccolò messo in mezzo da Bindo e da Fanfulla: seguiva
Lamberto al fianco di Laudomia, poscia Troilo colla Lisa che aveva
in collo il fanciullo; e venivan ultimi M. Fede e Maurizio. Mentre
Niccolò, non senza fatica, montava a cavallo, erano concorsi ad esso
molti di que' popolani che s'aggiravano intorno alla casa, e chi gli
teneva la staffa, chi tentava sorreggerlo ed ajutarlo, alcuni piangendo
gli abbracciavan le ginocchia o gli baciavano i piedi, dicendogli
parole piene d'affetto, di venerazione, benedicendolo e facendogli
animo, ed il Bozza, appoggiata una mano sulla groppa del cavallo, e
coll'altra vivacemente gestendo, esclamava:
--Non dubitate, messer Niccolò, che no' siam qui noi, e camperete pure
a dispetto de' ribaldi e de' traditori!--
Ed il vecchio, co' cenni e con qualche amorevole parola rispondendo a
queste dimostrazioni s'avviarono, e giunti a Porta al Prato trovarono
che Fanfulla avea con poca fatica ottenuto d'aver libero il passo,
ed uscirono senza ostacolo accompagnati da molti di quegli artefici,
ringraziando Iddio di non aver quivi incontrato impedimento: non sapean
essi che questa cotanta facilità era per ordine espresso di Baccio, che
assai accortamente seguiva in quest'occasione il consiglio di Troilo.
Quando, usciti fuor di porta, presero la via di Prato, il cielo era
oramai tutto sparso di stelle, e soltanto all'oriente splendeva,
dietro le masse scure ed addentellate de' monti, una striscia di luce
rancia, sulla quale campeggiavan lunghi nuvoli neri tinti appena qua e
là sugli estremi e più bassi lembi d'una luce languida e rossastra.