seppero mostrare il viso a' papi, a' re e ad imperatori, e difender
contro tutti la libertà di Firenze! Oh, Firenze! appiè delle tue mura
cadde la superbia d'Enrico di Lucemburgo imperatore, e di tutto lo
sforzo del santo romano impero!.... l'imperator Massimiliano.... e
questo l'abbiam veduto cogli occhi nostri, a nostri giorni!... dovè
fuggire prima d'aver pur vedute le tue torri!... A Carlo di Francia,
ch'era dentro le tue porte col fiore de' suoi cavalieri, tu mostrasti
il viso, quando ti volle serva, e re Carlo ebbe di grazia salvar sè
ed i suoi, e rimanesti onorata, ed in tua ragione... Ma Dio grande!
è forse il presente pericolo maggiore di codesti? Siam noi uomini
diversi da quelli d'allora? Non è più un bene la libertà, l'onore, la
religione? Non più un male la schiavitù e l'infamia? Ma possibile,
Dio eterno, che siam caduti nel fango di cotanta viltà? Possibile che
tanto abbin pesato i nostri peccati, che ci abbi così abbandonati! che
il popol tuo sia tanto da te maladetto? Oh cittadini! oh figliuoli!
S'avrà dunque a profferire quella tremenda parola! l'avremo a dir
noi fiorentini, e non morir prima mille volte--_Firenze, è spenta!
Firenze è serva!_ e noi siam rimasti vivi! e torniamo alle nostre
case, alle donne, ai figliuoli nostri, cui dovevam mantenere quello
stato lasciatoci da' nostri maggiori!.... e che direm loro scignendoci
le codarde spade asciutte di sangue, e buttandole in un canto? che
direm loro? Che ragion troveremo che gli acqueti e li faccia contenti
d'essere, non più uomini liberi, ma quasi una mandra di bestiame,
divenuta roba de' Medici? E quando questi tiranni porran le mani nel
sangue e negli averi de' vostri figliuoli fatti grandi, non avranno
essi cagione di maledirvi, e chiamarvi codardi? E che cos'è poi la
vita, che si debba serbarla a cotanto prezzo? E non pensate ch'io
parli così perchè son vecchio, e la posta ch'io son per metter a
questo giuoco, è di pochi giorni, di poche ore forse di vita. Ma non
ho io figli? Questi che mi stanno intorno non son eglino sangue mio?
e ne son io avaro? (e ponendo la mano sul capo di Bindo che gli era
vicino) Son io avaro del sangue di questo fanciullo, cui rimarrebber
forse anni ed anni di vita felice? E facendone dono alla patria, chi
potrà dire ch'io non doni più assai che la mia vita stessa?.... Oh!
cittadini, abbiate pietà di questa patria sventurata, chè forse ancora
n'è tempo! O Jesu Cristo, re nostro, abbi pietà di Firenze, ch'è
pure il tuo regno! _Parce Domine!_ perdona i nostri peccati, perdona
ancor questa volta.... la tua vendetta risparmi la patria.... io, pei
peccati di tutti.... io t'offro questo misero capo, t'offro questi miei
figliuoli!.... Scompaja la mia casa.... si cancelli il sangue mio, il
mio nome dalla faccia della terra, ma Firenze! Oh, Firenze sia salva,
sia libera, sia felice!....--
Piangendo al cospetto di tutti, colla fronte alta, e mostrando ch'egli
non avea rossore di quel pianto, pose fine Niccolò alle sue parole,
che erano state l'indispensabile sfogo dell'indomita passione ch'egli
provava, più forse che non un mezzo col quale sperasse fare oramai
molto profitto.
Visi bassi e scuri, ed un silenzio di morte, diedero alle parole del
vecchio una troppo chiara ed eloquente risposta.
Il temporale, cacciato dal vento, s'era intanto allontanato dirigendosi
verso Volterra; di tanto in tanto splendeva ancora qualche lampo, e
giungeva all'orecchio il lontano brontolar del tuono.
Niccolò provò un senso di dolore ancor più terribile di quello che
l'oppresse quando fu decisa la resa della città; ora perdeva l'ultima
speranza; ora soltanto Firenze era irremissibilmente caduta per esso;
ora soltanto si sentiva divenuto veramente servo de' Medici.
Appoggiati i gomiti sulle ginocchia, e sulle palme la fronte, rimase
immobile, annichilato, per dir così, dall'immensità della sua sventura,
ed avrebbe in quel momento benedetto Iddio, se gli avesse mandata la
morte.
Sventurato vecchio! e gli restava ancora a soffrir tanto!
I popolani e gli operaj, che al bollente parlare di Niccolò non avean
risposto che col silenzio, giudicando, con quel retto sentire che è
quasi sempre negli uomini rozzi, esser ormai pazzia il voler tentar
di resistere, non poterono sostener la vista del dolore, del pianto
di quell'uomo, che s'eran avvezzati a considerare come il loro padre
comune, come un ente d'una natura e d'un'intelligenza superiore. Eran,
per dir così, spaventati ora di vederlo soggetto, come gli altri,
alla sventura ed all'umana miseria, e per l'amore che gli portavano,
si sentivan straziare il cuore, e rampognavan se stessi quasi fosser
cagione d'ogni affanno, d'ogni danno che gli potesse avvenire. E
cominciò a sorgere un bisbiglio tra que' poveri uomini, mentre pur
tuttavia Niccolò stava immobile colla fronte nelle mani, e chi di
loro metteva sospiri, che piuttosto parevan ruggiti, chi si mettea le
mani nei capelli, chi si scontorceva, chi col dosso della ruvida mano
si asciugava una lacrima, e tutti, in questi od altri cotali modi,
mostravano passione e malcontento grandissimo, chè tenuti in rispetto
dalla presenza di tanti loro maggiori non s'attentavano venir avanti,
o moversi, o parlar troppo alto.
Ed a mano a mano crescendo quest'umore tra loro, cominciarono a dirsi a
vicenda ed a mezza bocca:--Oh noi siam pure i gran sciagurati!--Povero
vecchione! vedi s'egli ha a pianger a quel modo!--Lui che ci ha veduti
tutti nascere!--- Che ci ha sempre fatti lavorare!--E quando fu il
caro, chi ci dette pane se non egli?--Ed ora, quand'è il bisogno, ci
tiriamo addietro? E non vorremo noi che i ricchi e i grandi dicano
che il popolo, i poveri sono ingrati?--Tu che dici, Sandro?--- e tu,
Bozza? Abbiam noi a farci avanti, e buttarglici a' piedi, e domandargli
perdono, e dirgli che noi siam pronti, e che faccia di noi quel che
vuole? Vai tu? Vo io? Andiam tutti?--Andiamo....--
Dissero animosamente alcuni, e fattisi innanzi, seguendoli tutti gli
altri, irruppero nel vôto del quadrato, e venuti avanti velocemente
verso Niccolò, che a quello strepito di passi aveva alzato un poco
il capo, gli si buttarono in ginocchio a' piedi, ed i più vicini
stendendogli le mani ai panni, alle ginocchia, con visi umili e
contriti, e gli occhi lagrimosi, parlavano alla rinfusa e tutti
insieme, tantochè mal si potea comprendere che cosa intendessero dire,
che domandassero, se non che dagli atti del volto, dalle braccia alzate
de' più lontani, e da qualche parola che spiccava qua e là più chiara,
come perdono.... pentiti.... noi siam i vostri figliuoli insin che ci
duri la vita.... ed altre somiglianti, potè presto avvedersi Niccolò
qual fosse l'animo ed il proposito di que' poveracci. Il suo cuore ne
fu commosso, e lo fu del pari quello di tutti i circostanti.
Egli alzò amorevolmente le mani, e posandole ora sul viso e sul capo
de' più vicini, che afferrandole con impeto ed effusione le baciavano,
ora accennando che tacessero e si levassero in piedi, dopo un buon poco
ottenne finalmente che cessasse il rumore, il confuso parlare, ma non
che sorgesser da terra.
--Oh che volete voi dunque, figliuoli? parli un di voi, e dica quel che
voi volete.--
--Il Bozza! Parli il Bozza--dissero varie voci, ed un uomo sui
quarant'anni, grande, asciutto e di volto maschio ed ardito, comecchè
in quel momento lagrimoso, disse, stendendo le braccia nude e tendinose:
--Messer Niccolò, no' siamo ignoranti.... ci avete a compatire....
no' siam bestie... che volete? no' lo conosciamo anche noi!... Noi
meriteremmo che ci cacciassi a calci... Non lo sappiam noi, che tutto
il bene che s'è avuto alla vita nostra c'è venuto da voi? Che questi
panni che abbiam indosso, son roba vostra? Che ci avete ajutati
quando eravam infermi, e provveduti quando non c'era lavoro? e in
quest'assedio, che n'era di noi, delle nostre famiglie, se non eri
voi? si moriva di fame. E ora, quand'avete dette quelle parole pel
bene della città, pel bene nostro, noi.... ribaldi.... non ci siam
mossi.... non abbiam risposto nulla.... noi siam bestie (e questo _noi
siam bestie, siam ignoranti_ lo ripeteva quasi ad ogni parola e molto
più che non si scrive). Ed ora vi abbiam veduto piangere.... e noi non
possiamo vedervi piangere.... e vo' avete a star di buona voglia.... e
non avete a piangere.... che no' siam qui noi.... e ci avete a mettere
dove voi vorrete.... e far di noi quel che voi vorrete.... e finchè c'è
vita... finchè di noi ce n'è un pezzetto come l'orecchia... vedete,
messer Niccolò, no' siam tutti presti a ogni vostra volontà, ma state
su.... via.... rasciugatevi quegli occhi benedetti.... fatevi veder col
viso un po' contento.... e allora sapremo che ci avete perdonato, che
non siete adirato con esso noi.... Oh! perdonateci, messer Niccolò,
perdonateci.--
E tutti a stender verso lui le braccia ed a gridare:--Perdono,
perdono!--
CAPITOLO XXXI.
--Perdono! disse Niccolò pieno il volto d'una pietà tenera e
malinconica, e di qual colpa v'ho io a conceder perdono, poveri
figliuoli miei?... Ah! no.... non è vostra la colpa, ma de' vostri
rettori, di quelli che vi dovean difendere e v'hanno abbandonati....
Non avete risposto alle mie parole! Che v'era a rispondere? Ah! lo
vedo, lo conosco anch'io che per noi non v'è più rimedio, che siam
condannati da Dio.... s'io vi parlava a quel modo, egli è perchè non
si può veder disperse le speranze e le fatiche di tutta la vita,
non si può veder la patria oppressa, caduta a mano de' nemici e
de' traditori, e rimaner muti, coll'occhio asciutto.... ma lo so,
lo so, figliuoli; che potete far voi oramai per impedirlo! Chi può
opporsi, chi può sottrarsi al giudizio di Dio? E questo giudizio è
oramai chiaro ed aperto. Egli ci mandò il suo profeta, come lo mandò
ai Niniviti: quelli si convertirono e furon salvi.... noi ci siam
indurati nel peccato, abbiam morto il profeta, dovevam capitar male,
è giusto! _Justus es Domine, et rectum judicium tuum_. E poi dicono
ch'egli ci aveva ingannati! Noi sciagurati c'ingannammo! ch'egli ci
avea ben promesso misericordia, ma a patto di rivolgerci a Dio, e
lasciar gli abbominevoli vizj. L'abbiam noi fatto?.... Ora, figliuoli
miei, alzatevi, tornate alle case vostre, andate, che Iddio vi benedica
mille volte. Questa sarà forse l'ultima che noi ci vediamo, s'io
in nulla vi detti mai scandalo, s'io v'offesi in checchesia, siate
contenti perdonarmi; ricordatevi sempre di Niccolò, che v'ha amati
come figliuoli insino alla morte.... ricordatevi, se mai verranno per
Firenze giorni men tristi, che sempre può la patria risorgere, e sempre
si debbe esser parati per essa.... ricordatevi di Dio, che fu il nostro
principio e debbe esser il nostro unico fine, e pregatelo per l'anima
mia, pregatelo che mi faccia degno d'uscir di questa vita nella sua
santa grazia, e d'accettar virtuosamente quella morte che gli piacerà
mandarmi,.... avessi anco.... e così dovrà finire!.... avessi ad
incontrarla sotto la mannaja dei Palleschi....--
A queste parole, come allo scoppiar d'una mina, tutti que' popolani
ch'eran rimasti sin allora in ginocchio umili e cheti, si trovarono in
piedi, feroci e minacciosi, ed alzando al cielo le pugna, arrotando
i denti e fremendo, giuravano morir tutti in difesa di Niccolò; ed il
Bozza, alzando la voce sopra ogni altro, gridava....
--No, siam qui noi!.... e prima che vi si torca un capello.... di
quanti siam qui, e di mezzo Firenze, se n'ha a far tonnina!....--
Niccolò, accennando colle mani levate, acchetò di nuovo questo rumore,
poi disse:
--Io vi ringrazio figliuoli.... vi ringrazio, e sa Dio con che
cuore!.... ma s'io non istimo che abbiate a metter la vita vostra a
rischio per l'utile della città, pensate s'io vorrei che per l'utile
mio!... Dio non lo voglia!.... ora andate e pregate per me, come io
pregherò per voi.--
A Troilo, che in tutti quei contrasti non s'era mai mosso, nè avea mai
aperto bocca, parve allora esser giunto il momento che faceva pel suo
disegno, e venuto avanti, disse, risoluto ed ardito:
--Messer Niccolò, cittadini! ascoltatemi, m'è venuto un pensiero....
una speranza ancor ci rimane!....--
Si volsero tutti a queste parole, guardandolo fisso, che nessuno se
l'aspettava in quel momento, e molto meno da Troilo; ed esso:
--Sì, ci rimane aperta una via!.... dubbia.... difficile.... è vero....
ma noi siam ridotti in termini che l'audacia.... la temerità può
nominarsi prudenza. Ditemi? Chi tiene il piè sul collo a Firenze?
chi la tiene ormai vinta in sua potestà, che non può più far difesa?
l'esercito imperiale. Sperar d'assaltarlo e di romperlo colle forze
d'una città sbigottita e divisa!.... Pazzie! Ma e se v'insegnassi il
modo di disfarlo coll'armi sue proprie? E questo modo, viva Dio! io
spero averlo trovato.--
Niccolò gettò le braccia al collo del traditore, e questi, ricevuto
modestamente quell'abbraccio, seguitava:
--Voi sapete di quante nazioni sia composto il campo, e quanti odii,
e gelosie, e risse sian tra loro tutto giorno.... io che, pur troppo!
combattevo con essi contro questa infelice patria, conosco un per uno
que' colonnelli italiani ed i loro capitani, e mille volte gli ho uditi
maledir la fortuna che li condannava combatter a pro de' Forestieri
contro quelli della loro nazione. Ora è nato un caso.... l'ho saputo
stasera.... che potrebbe mirabilmente ajutare il mio disegno. Alcuni
fanti spagnoli hanno morto due italiani per rubarli, e gittatili in
un pozzo: e le bande del Vitelli hanno fatto altrettanto per vendetta
a parecchi spagnoli.... gli uni e gli altri stanno ora coll'animo
sollevato, e pronti ad ogni momento a venirne alle mani.... gl'italiani
soli saranno più deboli del resto del campo, ma se ci accosteremo
a loro, saranno più forti, e potremo metterlo in rotta, e rimaner
padroni noi di Firenze.... e dove sul principio succeda prosperamente
la cosa.... si leverà tutto il popolo.... e non avremo a temere di
Malatesta, forte soltanto finchè il campo è intero e può fargli
spalla....--
Niccolò non potè aver tanta pazienza che lo lasciasse finir di dire,
ed alzando la voce esclamava:
--Egli dice il vero!.... chi potea pensare!.... Dio ti benedica,
figliuolo!.... tu sei la salute nostra...--
E Fanfulla, sorridendo con compiacenza, soggiungeva:
--E' non l'ha pensata male, sapete! e Lamberto ed i figliuoli di
Niccolò, e poi a mano a mano tutti i frati, stringendosi intorno a
Troilo, e discorrendo sul suo disegno, e, per dir così, volgendolo
e rivolgendolo per tutti i versi, lo venivan sempre maggiormente
approvando, e si capacitavano che fosse, se non d'esito sicuro, almeno
tale da restare ancora bastante probabilità per non doversi lasciare
intentato.
Così risolutisi affatto, ed abbracciandosi gli uni gli altri, e
rallegrandosi insieme, ordinarono di porsi all'opera senz'altro
indugio, chè cessato il temporale, e sgombratosi il cielo d'ogni
nube, appariva già la prim'alba, rischiarando placida e serena tutto
l'oriente; e non era da perder tempo.
--Prima di moversi, disse Niccolò a Fra Zaccaria, siete contento dirci
la messa, chè da Dio s'ha a cominciare se vogliam che ci ajuti.--
Andò il frate in sagrestia, e poco stante tornò parato, ed incominciò
la messa, che tutti udirono taciti e con quel fervor di preghiere che
eccita l'imminenza de' grandissimi pericoli. Ma Troilo intanto; che
era inginocchiato cogli altri e stava in apparenza tutto divoto e
raccolto, veniva tra se dicendo:
--Ora dunque s'andrà difilato in campo.... ci azzufferemo
senz'altro.... E Baccio penserà, cred'io, a trarmi d'impaccio, com'io
penso a farmi frate!.... e come ho io a fare per avvertirlo di quanto
sta per accadere?.... e' bisogna ch'io trovi Michele ad ogni modo.--
Egli facea disegno sul suo servo. Quel tal Michele che trovammo, se il
lettor se ne rammenta, alla Torre del Gallo, e che rimasto in campo fin
ch'era durato l'assedio, s'era poi condotto in Firenze, e così istrutto
da Troilo, senza farsi vedere in casa i Lapi, s'andava raggirando
in modo che il suo padrone l'incontrasse assai sovente, ond'esser
sempre pronto ad un suo cenno, per tutti i fortuiti accidenti che mai
potessero nascere.
Finita la messa, tutti ricevettero la comunione, e Troilo cogli altri,
e tornando dall'altare, sotto colore di cercar un angolo appartato ove
potesse attendere, senza disturbi, alle sue divozioni, s'andò a porre
nello sfondo d'una cappella, e quivi, volgendo le spalle alla chiesa, e
tutto curvo, appoggiandosi ad una panca, trasse di seno un fogliolino
ed un pezzo di matita, dei quali s'era ad ogni evento provveduto, e
scrisse in fretta:
«Si va in campo a sollevar le bande italiane, e farle azzuffare contro
gli spagnoli; s'è tentato far movere le bande di città: e finalmente si
leverebbero al rumore: perchè state all'erta. Fate buona guardia alle
porte. Non vi scordate ch'io non ho modo nessuno ad uscir di mezzo a
costoro se voi non m'ajutate.»
Piegato il fogliolino, e postoselo nella manica, pensò: «all'uscir di
qui, Michele si lascerà vedere, e potrò mandarlo a Baccio.»
Niccolò intanto, finite le sue orazioni, s'era rizzato, e, raccolti
intorno a se i circostanti, tenne loro un breve discorso, quale voleva
la strettezza del tempo e l'importanza del caso. Le fatiche, le
inquietudini, la veglia più di tutto di quella notte, aveano esauste
le forze del povero vecchio; si sentiva incapace, per quanta volontà
n'avesse, d'andar cogli altri a quest'ultima impresa: il pensiero di
sè e del pericolo cui s'esponeva non sarebbe sicuramente bastato a
rattenerlo, ove pensasse di poter giovare in alcun modo; ma conosceva
ch'egli, invece d'ajuto, sarebbe stato d'impaccio a' giovani, i quali
avrebbero avuto che fare assai a pensar a loro stessi, senza dover di
giunta pensare a lui.
--Andate, disse alla fine abbracciandoli l'un dopo l'altro, andate, chè
s'io non posso accompagnarvi colla persona, sarò con voi col cuore,
colle preghiere; e chi di voi non vedrò più in questo mondo lo vedrò in
cielo....--
Mentre diceva queste parole era venuta per Bindo la sua volta
d'abbracciar il padre: corse alla mente del vecchio un tristo presagio
(chi può non curarli in certi momenti?).... Pensò: «Fosse appunto
questo fanciullo ch'io non dovessi riveder più se non in Cielo!....»
Niccolò si fece forza più che umana per rattenere e divorar le lagrime
che stavan per isgorgargli, conobbe quanto importasse mostrarsi forte
a quel punto, e, posto sotto i piedi ogni altro affetto, disse, colla
fronte alta e stendendo le mani verso i suoi figli:
--Oh Firenze! Oh patria! null'altro mi rimane fuorchè codeste vite!....
io te le dono.....--
Dette le quali parole si lasciò cader seduto; si coperse gli occhi
colle mani, e rimase un momento quasi fuor di sè, e presso a
soccombere a così terribili e replicate scosse: un ronzìo confuso gli
suonava nell'orecchio, e sentendosi affievolire e vacillare le virtù
dell'intelletto, non sapea ben discernere se fosse quello un sogno,
o se udisse veramente i passi e lo strepito de' suoi figliuoli e del
popolo che usciva di chiesa.
Dopo un buon poco, ripresi alquanto gli spiriti, aprì gli occhi, si
guardò intorno: avea accanto Fra Zaccaria ed alcuni pochi frati che
oravano; e tutti gli altri se n'erano andati.
Venuti questi nel chiostro, e prima d'uscir sulla piazza, disse Troilo:
--Tutta l'importanza sta nel poterci condurre salvi agli alloggiamenti:
e sebbene alle porte non s'usi troppo rigore, e si lascian assai
liberamente comunicare i cittadini col campo, pure io stimo non
usciamo di qui tutti in frotta.... ciò potrebbe dar sospetto... ma
a due, a tre insieme; e 'l ritrovo sia Giramonte, ove alloggia il
signor Alessandro Vitelli.... nelle sue bande, come vi dissi, è nato
lo scandalo, incominciam da loro.... Ora lasciatemi uscir solo sulla
piazza, tanto per veder se di verso i Servi, o di via Larga, s'ha a
temere impedimento nessuno.... Io do un po' di volta qui attorno, e son
qua in un baleno.--
--Troilo uscì, ed Averardo, guardandogli dietro:
--Chi m'avesse detto che costui dovea diventar de' nostri, gli avrei
risposto: tu te ne menti!... Oh, vedi ora ch'egli è più infiammato di
tutti!....--
--Oh! non ve lo dicevo io? esclamò Bindo; egli era traviato dalle male
pratiche, da amici ribaldi.... ma in sostanza è un bravo giovane.... e
poi, ora le opere sue le vediamo... Mentre costoro, con parole ancor
più diffuse che non si scrivono, portavano a cielo quel ribaldo, egli,
uscito in piazza, la trovò deserta, se non che volgendo l'occhio in
giro, scórse di dietro il canto di via della Sapienza, proprio al
filo dello spigolo, uscir il terzo d'un volto, in modo che si vedeva
soltanto un occhio ed un po' di naso. Si drizzò a quella parte, e
trovò dietro il canto appiattato il suo servo. Gli mise in mano il
fogliolino, dicendogli prestamente:
--Corri con quanto n'hai nelle gambe e portalo a Baccio.... e digli....
ma tienlo ben a mente!... che io uscirò di porta s. Giorgio tra
mezz'ora.... e gli serva di regola.... ora corri, e se non giungessi
in tempo, cercati d'un altro mondo.... tu m'hai inteso, io non
motteggio!--
Il servo, che conosceva con chi aveva a che fare, la diede a gambe, ed
in un momento non si vide più: e Troilo si venne trattenendo, quanto
gli fu possibile, per dar campo a Michele di giungere, e non tanto che
potesse dar sospetto ai suoi; ed alla fine, rientrato in convento,
disse, per guadagnar qualche altro minuto:
--Ho veduto certi soldati venir su per via del Cocomero.... andranno
a metter le guardie.... aspettiamo un altro poco. Alla fine, quando
gli parve tempo, cominciarono a tre, a quattro per volta ad uscire,
combinando tra loro, che ogni compagnia tenesse una strada diversa.
Troilo in varj modi destramente ottenne d'esser degli ultimi, e
finalmente uscì anch'esso con Bindo e Fanfulla, e per la piazza e la
via de' Servi si drizzarono verso P.ª s. Giorgio. Passato ponte alle
Grazie, presero sopra la via del Bardi su per la costa, e Troilo, che
aveva scelto uscir da quella porta, la più lontana di tutte, per dar
tempo a Baccio d'ajutarlo in qualche modo, veniva fra se almanaccando
sul modo appunto che quegli avesse a scegliere, non senza qualche
sospetto, che dopo averlo messo in quest'impaccio non lasciasse poi a
lui il pensiero d'uscirne come potesse.
Ma il Valori avea ancora bisogno di lui, e però non l'aveva
abbandonato. Mentre costoro venivano salendo, senza incontrar persona,
chè appena usciva il sole di dietro le colline di Vallombrosa, e Troilo
veniva gettando occhiate avanti e addietro aspettando qualche soccorso,
videro, ove la strada voltando un poco lascia scoprire porta s.
Giorgio, venirsi incontro un frate minore, che mostrando d'oltrepassare
senza curarsi di loro, e poi, a un tratto fermandosi, coll'atto di chi
raffigura qualcuno, disse:
--Oh! voi qui messer Troilo? E dove andate voi?--
Troilo non conosceva il frate, ma gli venne tosto in mente fosse
mandato da Baccio, e si dispose secondarlo.
--E voi, Padre, di dove ne venite?--
--Vengo dal campo.... già sapete, l'abito di s. Francesco ripara meglio
che un giaco, e con esso si può andar sicuri.... ma voi, non andresti
mai in campo, eh?....--
--E s'io vi volessi andare?
--Che Iddio ve ne scampi... E levatevi di qui il più presto che voi
potete.... e di Firenze ancora, chè sarà meglio.... Non sapete? Il sig.
D. Ferrante v'ha posto addosso 400 fiorini di taglia, per vendicarsi
che avete combattuto co' Fiorentini.... E ora appunto, qui fuori la
porta, son passato per mezzo una compagnia di lanzi, che mostrano
conoscervi di persona, e dicono, che se v'incontrano v'hanno a tagliar
a pezzi.--
Troilo, per far un po' di commedia, ringraziò il frate, mostrando
voler pur passare innanzi, ma costui lo prese pe' panni affermando,
che in nessun modo non lo lascerebbe andare ad una inevitabil morte; e
Fanfulla e Biado, conoscendo che non conveniva attaccar una mischia
e levar il rumore nel campo, mentre s'apparecchiavano a cosa di tanta
importanza, e che ad ogni modo non avrebber potuto bastar essi soli a
campar il loro compagno, lo persuasero tornasse addietro, e Fanfulla,
tiratolo in disparte, tanto che il frate non lo udisse, gli diceva:
--Va, va, che anche in Firenze ci potrai ajutare... parlando ai
soldati, com'ho fatt'io jeri, e persuadendoli, quando sentano attaccata
la mischia, ad uscir fuori, ed in mezzo a loro non avrai paura dei
lanzi.--
E senza voler udir altro, voltogli le spalle, e' se n'andò con Bindo,
mentre Troilo, ridendo in cuor suo, scendeva di nuovo la costa in
compagnia del frate.
Fanfulla dunque col giovanetto, tirando innanzi verso la porta, diceva
il primo:
--Fortuna che s'è incontrato codesto par di zoccoli... se non era lui,
Dio sa che diavoleto nasceva!... e in questi casi, un nulla basta a
rovinar un'impresa.--
Porta s. Giorgio era tenuta da una grossa guardia, di cui Malatesta si
potea fidare, e che non impediva ai cittadini di comunicare col campo,
come dicemmo, meno però le ore della notte. Fanfulla venne riconosciuto
e salutato da parecchi di quei soldati, e mentre varcava la soglia
sotto il voltone massiccio, che ancora in oggi si vede, chi gliene
diceva una, e chi un'altra.
--Oh, ecco Fanfulla!--Ben levato Fra Bombarda!--Dove si va così per
tempo! ec. ec.--
E egli, senza fermarsi, e salutando colla mano:
--Andiamo a vedere certi amici del campo, ora ch'è aperta la gabbia....
Addio, addio, ci rivedremo, cristiani, se piace a Dio e alla
Madonna!...--
E via senz'aspettar risposta.