--Figliuoli miei! Ad uomini men forti e di minor fede che voi non

siete, le parole che sto per dirvi potriano parere stoltezza, e

vacillazioni d'un vecchio.... Ma a voi, che conoscete le promesse

fatte da Dio per bocca del suo profeta a questa città, che fidate in

esse,... a voi che, la Dio grazia, non conoscete nè viltà nè paura,

posso ben dire, anco allorquando da tanti si crede che siam perduti,

sì, perdio, posso dirvelo,.... che non siam perduti del tutto nè

irremissibilmente. No! che a chi non dispera di Dio, nè di se stesso,

sempre avanza una via di salute.... si dovrà dire che tutto il popolo

di Firenze, che tante migliaja di cittadini non han più forza nelle

braccia, non han più modo a difendersi, e perchè? Perchè piacque ad

alcuni codardi disperar della pubblica salute, e darsi in mano a'

nemici dello stato. Perchè quattrocento grandi... (Ah Lamberto! ti

ricordi? non te l'avevo io detto?).... vollero calpestare i giuramenti,

farsi traditori, per questo non siam più noi? non siam più quelli che

eravamo jeri? Le nostr'armi non hanno più nè punta nè taglio? Siam

scemati di numero? Son cresciuti i nemici?... Sì, è vero, siam scemati

di 400 traditori, e d'altrettanti si sono afforzati i Palleschi....

e non è ella una vergogna, un'infamia, che ciò basti a sbigottire

un intero popolo, a fargli cader l'armi di mano?.... Disperi chi

vuole! s'arrenda chi vuole, ch'io non dispero e non mi arrendo.... Ah

Ferruccio, Ferruccio! ci hai pure insegnato come si combatte! e noi in

una terra piena d'armati, con mura salde ed intatte!.... Oh vergogna!

vergogna eterna!.... Orsù, non è tempo questo di parole, ma di fatti;

l'ore incalzano; la notte s'avanza. Io voglio tentar questa prova, ed

Iddio ci ajuterà. Uscite, ed andate per la città cercando de' nostri,

de' nostri operaj, de' poveri popolani.... Ah, non son traditori

costoro!.... in essi e non ne' grandi sta la forza della città.... e

raduniamci tutti in S. Marco dopo la mezzanotte, e là stabiliremo ciò

che ci resti a fare; là vedremo se in Firenze vi sono uomini ancora.

Io m'avvio ad aspettarvi, fate che ognuno venga per l'uscio di dietro

dell'orto, farò che s'apra a chi dirà _S. Marco e libertà_. Ora andate,

e non perdiamo tempo.--

Gli animosi giovani accettarono con allegrezza il messo, e si mossero,

ravvivati dall'idea che vi fosse pur ancora qualcosa da fare. Usciti

appena dall'uscio si separarono, andando ognuno verso quelli che avea

più in pratica, e sui quali facea maggior fondamento, e Niccolò,

lasciando le figlie che piangevano, prevedendo oscuri pericoli e nuovi

guai, si condusse anch'esso a S. Marco.

Troilo era uscito cogli altri, mostrandosi più sollecito ed infiammato

di tutti. Ma quando si trovò solo (avea preso a caso verso S. Trinita)

si fermò un tratto, e scrollando il capo diceva:

--Io dico così che questo vecchio ha indosso il diavolo e la

versiera!.... Ed io, che credevo d'esserne fuori finalmente! Ed eccoci

da capo!.... Già, finchè non l'abbiam messo a giacere non è contento,

e se non troverà pazzi che gli dien retta, è capace d'andar solo con

quella sua picca ad affrontar il campo.--

Così parlando tra se stesso, avea ripreso a camminare; passato il

ponte, s'era condotto alla casa di Malatesta, al quale avea in animo

dar notizia di questo nuovo accidente.

Le strade tutt'all'intorno eran piene di soldati, di cittadini di parte

Pallesca, che andavano e venivano, e con visi allegri, con parlar

alto, cogli atti, co' gesti, colle risa, assai mostravano la mutazione

che s'era operata nel loro stato, e la sicurezza in che oramai si

sentivano. Il cortile, le finestre del palazzo splendevan di molti

lumi, e nell'interno era un ronzìo, un moversi, un dimenarsi di genti,

e ben appariva che da quanti eran raddunati in codesto luogo, non si

pensava che a rallegrarsi ed a festeggiare.

Troilo, trovato un familiare di casa, fe' sapere a Malatesta, ch'egli

avea a comunicargli cosa di grande importanza; non ebbe ad aspettar

molto, e venne tostamente introdotto. Egli era in una sua camera

segreta con Baccio Valori, in istretti ragionamenti, e Troilo entrando

udì questi che diceva:

--Io non mancherò di scrivere a Sua Beatitudine, ma essa potrebbe anco

pensare che voi ne volete troppo....--

E queste parole si riferivan alle disoneste domande fatte da Malatesta

al papa, siccome prezzo del sangue de' Fiorentini. Tacquero all'entrar

del giovane, che potè osservar i visi d'ambedue tanto mutati da quei

di prima, che appena sembravano le stesse persone. Il capitano parea

meno scarno, stava sopra di sè più ritto, ed a Baccio parean scemati

vent'anni. L'accolsero con festa, non però egualmente sincera in

ambedue, chè dopo la vittoria, le parti rispettive di questi ribaldi

s'erano già mutate, ed i loro interessi non potean oramai molto

accordarsi. Baccio vedeva giunto il momento che avrebbe avuto addosso

tutti quelli che s'erano adoperati per lui, ed ai quali aveva tanto

promesso, e s'egli volea conservarsi la grazia di papa Clemente, e non

rischiare di perdere esso stesso le sue ricompense, ben sapeva che la

sola via era quella consigliata da Guido di Monforte a Bonifacio VIII,

ed espressa da Dante col verso

«_Lunga promessa coll'attender corto_....»

E quanto gli avesse a riuscire ardua e piena di fastidj glielo

mostravan le pretensioni di Malatesta da lui già messe avanti, e sulle

quali già discutevano al giunger di Troilo; era perciò naturale, che

non gli riuscisse neppur molto gradito in quel momento l'aspetto di

questi, come a chi sta battagliando con un creditore inesorabile poco

piace la sopraggiunta d'un nuovo. Ma Baccio era troppo astuto per non

saper celare que' suoi pensieri sotto un'apparenza grata ed amorevole;

mentre Malatesta trovandosi con Troilo, per dir così, in comunione

d'interessi, e vedendo in lui quasi un ausiliario, non avea bisogno di

fingere per fargli buon viso.

Egli dunque, stendendogli la mano e stringendogliela, gli diceva, volto

un poco verso il Valori.

--Ed anche questo giovane s'è portato da valent'uomo e non ha temuto

nè fatiche nè pericoli... e se le cose son riuscite tanto a modo di

S. Beatitudine, convien pure in gran parte sapergliene grado.... Ora

dimmi un po', Troilo, ti diedi io un mal consiglio confortandoti a

quest'impresa? Sei contento ora?--

Baccio, con un suo risetto finto e sforzato, accompagnava, e pareva

approvare le parole di Malatesta, al quale intanto mandava divotamente

il canchero in cuore, e l'altro, proseguiva tutto allegro:

--Coraggio, coraggio giovinotto, chè son finite le prediche e i

_miserere_, e le processioni, ed hai finito oramai di tribolare, ed

è volere di S. S. che i suoi servitori, quelli che l'hanno ajutata,

abbian que' premj che meritano: e qui messer Baccio saprà ben egli

eseguire le intenzioni generose e magnifiche di S. Beatitudine.... e

poi, basta a dire che il papa è di casa Medici.... e codesta Casa non

conosce nè ingratitudine nè miseria.--

Forse Malatesta, cui era noto assai bene l'animo di Clemente, che

s'avvedeva anco de' pensieri di Baccio, parlava così per istraziarlo, e

Troilo probabilmente col fine medesimo, rispondeva:

--Eh! lo so, lo so, non occorre dirmelo.... e quanto a messer Baccio,

è un pezzo che mi vuol bene, e son certissimo che delle cose mie egli

n'ha maggior pensiero di me. Ma non penso a queste cose ora; chè v'è un

nuovo diavoleto per aria, e son venuto ad avvisarvene....--

E qui narrava come Niccolò, non si tenendo ancora per vinto, volesse

far un'ultima prova, ed avesse dato opera onde rannodare la parte

Piagnona e ridurla ad un notturno ritrovo nel convento di S. Marco, ove

eran per risolvere, Dio sa che disperato e pazzo partito.

--Non che io creda che possano oramai nuocer molto, proseguiva

Troilo, ed anco bisognerà vedere se si troveranno, al punto che son

le cose, molti sciocchi e furibondi tanto da volersi mettere a questo

sbaraglio.... ma pure m'è parso la cosa non del tutto da trascurarsi, e

ve n'ho voluti avvertire.... tanto più, che dovendo trovarmi anch'io a

questo consiglio, potrei giovare in qualche modo.--

--Ed hai fatto benissimo a darcene avviso, rispose Baccio, chè forse

forse.... da questa occasione... si potrebbe.... lasciamici pensare un

minuto.--

Malatesta, vedendo Baccio che colla mano al mento, e l'occhio fisso e

pensoso, parea dar molto peso alla nuova riferita da Troilo, diceva,

sorridendo con ischerno:

--Oh! che volete voi che faccian costoro?.... Meno che non vengan,

come credevan essi, gli angioletti per aria.... ma, vorrei veder anche

questa, che gli angioli l'avesser a pigliar col papa! sarebbe una bella

disciplina!...--

Baccio, senza badare a queste parole, si veniva accarezzando colla mano

il mento, sporgeva innanzi il labbro inferiore, tentennando il capo,

come chi sta fra se stesso discutendo e pensando un progetto: alla

fine, quasi risolvendosi, diceva:

--Lo so anch'io, che i Piagnoni ci ponno oramai nuocer poco.... Ma e se

potessero anzi giovarci? se con queste loro pazzie ci ajutassero invece

ad ottenere.... a far sì che.... so ben io quel che mi dico....--

E troncando le parole ricominciava a pensare ed i suoi due uditori a

guardarlo, aspettando spiegasse questo nuovo disegno; rimasti così un

poco in silenzio tutti e tre, diceva Baccio:

--Ditemi un pò, sig. Malatesta. I capitoli son fermati: la città è

nostra, ve l'accordo.... Ma.... qua, tra voi e me, che non ci ode

nessuno.... Siam noi sicuri ugualmente di quest'esercito? Siam certi

ch'egli non vorrà se non quello che vorremo noi? Che quei diavoli

tedeschi e spagnuoli, dopo undici mesi d'assedio, dopo tanti malanni

e tante fatiche vorranno proprio rinunciare al sacco di Firenze?

Vorranno star contenti alla doppia paga, e partirsi cheti e senz'offesa

della città? E se volessero far tutto il rovescio, chi li potrebbe

impedire o rattenere? È morto il principe: è morto Gian d'Urbino: e D.

Ferrante, che autorità ha egli su codesti ladroni? E se Firenze andasse

a sacco, lo sapete anche voi qual grado ce ne saprebbe il papa. Voi,

sig. Malatesta, potreste far conto (parliamoci chiaro) di non riveder

Perugia; io, d'andarmene a tribolar la vita mia, Dio sa dove, e, quanto

a Troilo, non se ne discorre...--

Le parole di Baccio, che racchiudevano moltissima probabilità, scossero

gli animi di que' due, che avrebber fatto ogni cosa al mondo piuttosto

che mettere in compromesso quelle ricompense di che facean oramai

capitale.

--Ora ascoltatemi, proseguiva Baccio, il campo, finchè stia unito e

d'una sola volontà, sarà più forte di noi: ma s'io non erro, ci verrà

facilmente fatto di metterlo in discordia.... Si facciano azzuffar

tra loro, ed avran di grazia a cercare di campar la vita.... altro

che pensare ad entrar in Firenze.... Voi mi domanderete, come farli

azzuffare?.... E qui voglio che m'ajuti Niccolò co' suoi Piagnoni....

Eh! proseguiva Baccio con un riso di compiacenza, quando ho soltanto un

minuto da potervi pensare... ancora mi riesce di trar d'impaccio me ed

altri!--

Ed il ribaldo, tutto contento, scrollava il capo e rideva; volto

poi a Troilo gli spiegò minutamente il suo progetto, e l'ammaestrò

ottimamente sul modo che avesse a tenere, trovandosi la notte coi

Piagnoni, ed in ultimo, soggiungeva, con un suo maladetto ghigno:

--E andando bene la cosa v'è un altro guadagno..... pensate quante

paghe di meno avrem forse a sborsare.... Son io buon massajo, eh?--

--Io vi fo di berretta, messer Baccio, disse Malatesta ridendo, e

giurando al suo modo perugino, soggiungeva: Per lo Dio, che in fatto di

trappole io non potrei star con voi per ragazzo!--

Baccio, sempre più soddisfatto del suo pensiero, proseguiva:

--Un altro vantaggio vi trovo.... già, quando una pensata è di quelle

che dico io, quadra per tutti i versi.... Con questo modo verranno a

scoprirsi i più arrabbiati de' Piagnoni, quelli da' quali non è da

sperare nè pace nè tregua, e che perciò si vogliono spegnere, e quanti

n'andranno all'altro mondo in questa zuffa saran tanti di meno che

daran da fare al carnefice, tanto odio di meno che ne verrà a noi,

al papa, ed alla casa de' Medici... anche dell'odio convien esser

massajo... E di Niccolò, più degli altri, avrei caro liberarmene

con una buona archibusata senz'averlo a mandare al bargello, chè il

popolo è troppo in favor suo, ed in uno stato nuovo e in puntelli

com'è il nostro, è un brutto pigliarsela con uomini del taglio di

Niccolò.... Tutto sta ch'egli, vecchio com'è, possa trovarsi a questa

scaramuccia...... chè del volere non ne dubito.--

--Oh! quanto alla volontà egli n'avrà di troppo, ma ch'egli possa

è un altro discorso, disse Troilo... e stasera egli era assai bene

stracco.... a ogni modo, potrebb'essere che....--

--S'egli finirà a questo modo, tanto meglio per lui.... chè altrimenti

converrà lasciar ogni rispetto, e 'l popolo dica ciò che vuole; eh! non

è uomo da lasciarsi vivo in Firenze, a voler che lo stato de' Medici

metta le barbe!.... Ma a ciò si penserà dopo il fatto. Un'altra cosa

ora.... E se costoro s'azzuffano, come te n'uscirai tu, Troilo? Non

vorrei che ci avessi a rimanere, ora che tocchiamo il porto.--

Non che Baccio fosse in molto pensiero della vita del giovane, che

anzi, a cose finite, avrebbe forse applicato anche ad esso il calcolo

accennato poc'anzi circa le paghe de' soldati; ma ora egli potea ancora

esser necessario ove Niccolò rimanesse in vita, e convenisse trovar

modo d'averlo nelle mani senza scandalo e senza rumore.

--Voi sapete, che del pericolo della vita mia poco mi son curato sin

ora, rispose Troilo; poi, sorridendo così un poco, soggiungeva: ma,

per dirvela com'è, ai termini in cui siamo, stavo pensando anch'io,

che la pelle mia val qualche ducato più che non valeva un mese fa... e

se si potesse recitar la commedia al naturale, senza rompere il collo,

l'avrei caro altrettanto.--

--E di questo lasciane il pensiero a me, disse Baccio risolutamente,

e porgendogli la mano proseguiva: va, e fa pure del Piagnone come gli

altri e non dubitar di nulla, chè troverò io il modo a cavarti d'ogni

pericolo.... Tu già ti fidi di me?----

Disse Troilo in cuore--Fidarsi o non fidarsi, a questo fiasco ho io a

bere; poi ad alta voce:

--Orsù, messer Baccio, voi vedete ch'io non istò a mercantare quanto

ai pericoli, e di questo a suo tempo ve ne ricorderete: ora lasciatemi

andare, e speriamo bene.--

--E tu va e stà di buon animo, rispose Baccio, che di lacciuoli

n'ho dovizia, e anche te saprò trarre d'impaccio.... ma (ed alzò il

viso ed il dito per dar maggior forza all'ultime parole) giudizio e

prudenza.... e pensa che questa sarà l'ultima fatica, e dopo non avrai

che a sguazzare e darti buon tempo.--

Troilo uscì brontolando tra' denti «l'ultima fatica! Non vorrei che

avesse ad esser l'ultima daddovero.»

Tuttavia non potendo far altrimenti (chè del Baccio d'ora, signore, si

può dir, di Firenze, non poteva farsi beffe, come avea usato col Baccio

del campo, quando tutto era ancora in forse, e pieno di pericoli) si

rassegnò ad eseguire puntualmente e ad ogni suo rischio quanto gli era

stato commesso.

Niccolò intanto, con gran disagio e non senza pericolo, che era un mal

andar per le strade in que' momenti di confusione, s'era condotto alla

porteria di S. Marco.

Picchiò in un certo suo particolar modo col quale era solito farsi

conoscere; venne il portinajo, che gli domandò di dentro s'egli era

solo, ed udito di sì, gli aperse così a mezzo, e con sospetto; e

messolo dentro, richiuse in fretta con quante serrature e chiavistelli

v'erano. Era costui un vecchio laico, che stava a quell'ufficio fin

da' tempi di Fra Girolamo, uomo semplice, e caldissimo per le cose del

convento e della parte Piagnona.

--Scusate, disse, messer Niccolò, s'io v'ho domandato se eri solo,

ma ancora mi ricordo delle cose del 98[62], e mi pare che que' tempi

voglian ritornare.... Oh! i flagelli predetti dal nostro santo maestro

non son finiti! Iddio abbia pietà di noi....--

--Fatevi animo, Fra Gaudenzio, ch'egli non abbandona se non chi si

discosta da Lui, disse Niccolò passando innanzi, ed il vecchio frate

giungendo le mani, rispose: «_Amen_» e gli teneva dietro coll'occhio,

notando l'andare lento, stanco ed affannoso di Niccolò, che seguiva il

porticato del primo cortile «Povero vecchio!» disse alle fine il frate,

e scrollando il capo e sospirando rientrò nella sua cella accanto

alla porta. La stanchezza di Niccolò, troppo naturale ad un vecchio

di tanta età, battuto, com'egli era, dalle passioni e dai patimenti

di quegli ultimi giorni, veniva aumentata quella notte dallo stato

dell'atmosfera. Sulla valle dell'Arno e su Firenze si stendevan nuvoli

bassi e densi, i quali formando uno strato, e quasi un coperchio,

comprimevano l'aria, la tenevano inerte, tantochè non un soffio, non

la menoma corrente veniva a ristorare, a ravvivar l'anelito in quella

afa morta e pesante. Le lampade del chiostro, che poste a grandi

distanze, servivan di guida e di segnali in quell'oscurità, più che

non la rischiarassero, avean le loro fiammelle ritte ed immobili, che

illuminavan appena un piccol tondo sul muro al quale eran dappresso,

o sul pavimento sottoposto, e tutto il resto era tenebre; ma più neri

di tutto apparivano i vani degli archi, da' quali in altr'occasione si

sarebbe veduto il cielo: senonchè, nell'angolo verso tramontana, al

disopra del tetto, nasceva tratto tratto un tremolìo d'una luce livida

e biancastra, che errando sulle facciate del chiostro vi rifletteva a

momenti un chiarore pallido e vacillante, pel quale si distinguevano

le piccole finestre delle celle, le linee dell'armatura, ed il pozzo

collocato in mezzo al cortile, poi a un tratto, tutto spariva in

un'oscurità più nera di prima, ed intanto parea d'udire (ed era tanto

debole e lontano, che era impossibile conoscer da qual parte venisse)

un romoreggiare basso e continuo del tuono, simile a quello che

produrrebbe un corpo grave strascinato sotto la volta d'un sotterraneo.

Niccolò, salita lentamente e con fatica la scala, si trovò nell'androne

del dormitorio, al primo piano verso via del Maglio, e si fermava un

momento per riposarsi innanzi alla Annunziata, dipinta a fresco sulla

parete dirimpetto da Frate Angelico.

Il lume d'una piccola lampada che v'ardeva davanti lasciava veder

la semplice e celestiale bellezza del volto della Vergine, divota e

gentile invenzione d'un cuore illibato e pieno d'amore: l'augusta e

riverente forma dell'Arcangelo colle grand'ali aperte ed appuntate, i

capegli sciolti, la veste ricca e lunga sino ai piedi, e che suppone

più che non mostri le forme della persona, le sottili colonne e

gli archi d'un portico sotto il quale sono collocate le due figure:

dinanzi a quest'immagine chinò la fronte Niccolò, e, giunte le mani, si

trattenne ad orare per alcuni momenti, chiedendo il celeste ajuto per

l'impresa alla quale era per porsi; ed ove gli venisse prosperamente

eseguita, fece voto erigere una chiesa a tutte sue spese in onore

della Vergine: poi, un tratto alzati gli occhi in alto, gli venne

veduta al sommo dell'arco sul quale posa l'incavallatura del tetto

del dormitorio, la maladetta impresa de' Medici, postavi da Cosimo il

vecchio, fondator del convento.

Quello stemma gli parve quasi una funesta visione, quasi il tristo

segnale d'una fatalità che lo perseguitasse, ne distolse lo sguardo con

isdegno, e toltosi di costì, si volse a man ritta, ed alla distanza di

poche celle trovò quella di Fra Zaccaria da Fivizzano.

I due amici s'abbracciarono senza dir parola; ed il frate ben s'avvisò

che la venuta di Niccolò, a quell'ora tarda, non fosse senza grave

cagione.

--Possibile, gli disse guardandolo fisso, e tenendogli ancor le mani

sugli omeri ove le avea posate, nell'abbracciarlo, possibile che ci

rimanesse ancora qualche speranza?--

--Negli uomini poca, Fra Zaccaria, ma io n'ho di molta in Dio, io son

venuto qui stanotte perchè non posso credere ch'Egli ci abbia al tutto

abbandonati, che nell'ira sua egli abbia al tutto risoluta la nostra

rovina.... non posso persuadermi che il nostro santo martire abbia

derelitto questo misero popolo.... e non l'ajuti, non lo difenda dal

Cielo contro i tiranni, com'egli fece vivendo in terra tra noi.... Oh

sì! io lo credo certissimo, questa è una prova, una terribil prova che

Iddio permette onde far esperienza della nostra fede.... usciamone

vincitori.... non lasciam ch'essa si scuota, che si smarrisca.... non

ci scandalizziamo al cospetto dell'abbominazione, e, viva Dio!....

ch'egli non verrà meno a' suoi fedeli.... non gli darrà in mano de'

suoi nemici, e dopo la tribolazione, dopo la prova, seguirà il gaudio e

la vittoria....--

Dopo queste parole, alle quali corrispondevano pienamente i pensieri

e i desiderj dell'ardito frate, che in essi era infiammato quanto

Niccolò, e per esser nel vigor dell'età lo superava di forze, spiegò

il vecchio il suo disegno; disse: che avea mandato i suoi giovani

onde vedessero di ravvivare le cadute speranze de' Piagnoni, si

rannodassero, e facessero di condurli quella notte al convento, onde

consigliarsi sui partiti che si potessero abbracciare, e paresser

migliori in quell'estremo, e distendendosi in molti ragionamenti, non

durò fatica ad infondere nel frate il suo spirito, la fiducia, la

costanza che lo animava, e risolsero andar tosto dal superiore, Fra

Benedetto, e farlo avvertito di ciò che si stava ordinando.

Trovarono il povero vecchio già in letto, e se si sbigottisse

all'udire l'arrischiato proposito di Niccolò, non è da dirlo, chè assai

si può immaginare, conoscendo la natura sua timida e mite; privo di

forza morale, egli era avvezzo ad abbandonarsi in balìa dell'altrui,

e tanto più seguì questo partito nella presente occasione, tanto

pericolosa e difficile, per la quale si sentiva non aver nè rimedi, nè

consigli, e molto meno ardire.

Le sue parole furon piene di sospiri, di rammarichi e di dubitazioni;

la conclusione fu di rimettersi in tutto al giudizio di Niccolò,

pregando Iddio volesse proteggere la città ed il convento contro la

rovina e l'esterminio che loro soprastava.

Lasciato così Fra Benedetto, Niccolò scese in chiesa ad aspettare, e

Fra Zaccaria andò di cella in cella a destare ed avvertire i frati,

incominciando da quelli de' quali maggiormente si fidava, e così a mano

a mano si risentì tutto il convento, ed uscendo i frati per gli anditi,

e parlando tra loro di questa novità, si vedevano, o camminare a due, a

tre insieme avviandosi verso la chiesa, o far cerchielli e discorrere

quali mesti e pensosi, quali arditi e loquaci, co' loro tonacelli

bianchi, e molti con bugie o stoppini accesi in mano che illuminavano

a sott'insù quelle loro fisonomie, la più parte severe e veramente

virili, e che pel distacco tagliente del chiaro-scuro apparivan più che

mai piene d'angoli, di rughe e d'incavi.

I lumi, il bianco delle tonache e de' muri, facean parer più oscura in

alto l'incavallatura rozza, comecchè ottimamente disposta, del tetto

che copre il dormitorio; avendo le sottoposte celle, con un curioso

modo di costruzione, un soppalco loro proprio che le ristringe e le

preserva dal freddo.

In breve tutta la famiglia del convento, che sommava quasi a duecento

frati, fu radunata in chiesa: ed alla maggior parte di loro, che

da quaranta circa, avean in molte occasioni avuto gran parte ne'

casi e nelle deliberazioni di stato, che eran usi ai pericoli, ai

rivolgimenti, ai contrasti cittadineschi, non facea maraviglia nè

recava spavento questo notturno e misterioso consesso, chè in quell'età

anche gli uomini appartenenti alle classi ordinariamente meno ardite,

avean però sempre un non so che di fiero e d'armigero, che il progresso

della civiltà ha poi cancellato dalla società d'oggi giorno.

Intanto ad un oriuolo posto in fondo al dormitorio, in una stretta ed

alta cassa di noce oscuro nella quale si moveva il pendolo, e pendevano

i contrappesi, suonò la mezzanotte; poco stante la suonò l'oriuolo di

sagrestia, poi quello del campanile; era l'ora fissata, e poco potean

stare i primi a comparire. Fu mandato un frate ad aspettare all'uscio

dell'orto in via del Maglio, ammonito ad aprire a chi dicesse, com'era

il convegno, S. Marco e libertà.

CAPITOLO XXX

Niccolò, sceso in chiesa, s'era intanto inginocchiato presso l'altar

maggiore.

Niccolò de' Lapi; ovvero, i Palleschi e i Piagnoni · 第 36 / 51 段