--Che volete che facciano! Fanno come gli altri. Chi avesse voluto

dir una parola in contrario, era bravo stasera, e poteva far conto di

tornar a casa colle budelle nella berretta. Tuttavia, anche stasera

qualche cosa s' è fatta.... via.... rassicuratevi. E s'io non erro,

a un serra serra molti gonfaloni tentennerebbero, e molti di questi

che hanno le casse molto ben foderate di ducati avrebber caro che non

finissero per le mani de' _bisogni_, e de' lanzi; e perciò terrebbono

più presto per gli accordi e pel sig. Malatesta, che vuoi le cose

oneste, ed ha promesso loro di molte volte uno stato di pochi, che

sarebbe appunto il fatto loro.... Non è egli vero, sig. Malatesta? Io

credo che il papa non vorrà farvi parer bugiardo, e sarà contento dar

loro uno stato di pochi--E sorridendo con malizia, aggiungeva--Ed anzi,

per mostrarsi largo nel mantenere i patti, vorrà che sian pochi fin

dove si può giungere, e se a questo modo lo stato finisse in un solo

non istarà a guardarla tanto pel sottile.--

CAPITOLO XXVII.

Nessuno de' tre non rispose alle suggestive parole di Troilo; chè

quelle vecchie volpi poco si fidavan tra loro, e sapevano che non

sempre i padroni vogliono che si parli tanto sicuramente delle loro

ribalderie, anche tra quegl'intimi che sono pur incaricati d'eseguirle.

Onde Baccio, dando una voltata al discorso, diceva:

--A buon conto, del Ferruccio siam liberi, che potea nuocer tanto...

io ho scritto la morte del principe a S. Beatitudine, cui dorrà

grandemente, son certo, d'un così valoroso signore; ma dacchè la

volontà d'Iddio[59] e le sorti della guerra l'hanno tolto di questa

vita.... da quel sant'uomo ch'egli è, comporterà in pace una tanta

sventura....--

--Ma non siam ancor liberi d'ogni sospetto,.... sig. Malatesta (disse

quasi raccomandandosi), qui è tempo di star desti, ed all'erta....

pensiamo che gli imperiali, ora che il principe, e D. Ferrante, come

nuovo capitano, non ha grande autorità, pensiamo, per amor di Dio,

non abbia a succedere qualche strano scherzo... che ad ogni poco

d'occasione quelle genti potrebbero abbottinarsi a voler dar l'assalto,

e dove riuscissero, trattar Firenze, come Roma tre anni sono. E se noi

dessimo Firenze saccheggiata a S. Beatitudine, sapete che grado ce

n'avrebbe.... E potrebbe anco avvenire che l'esercito ributtato dalle

mura si risolvesse e s'andasse con Dio, che sarebbe mal peggiore;

perchè bisogna pensarvi.--

--E' par che non ci pensi! rispose Malatesta con impazienza. Orsù,

voi, messer Baccio, tornate in campo più presto che voi potete, e fate

di trattener quelle genti col dire, che non si vuol in Firenze sentir

parlar d'accordi;.... così i soldati spereranno sul sacco, e finchè

speran sovr'esso non faranno movimento nessuno. E di questi arrabbiati

lasciatene il pensiero a me. E tu, Troilo, e voi, messer Benedetto,

pensate che il tempo stringe, e che è venuto il momento di raccogliere

il frutto delle vostre fatiche e de' vostri pericoli. Trovate Cencio e

gli altri, e mettetevi in moto, chè ora è tempo rannodar que' giovani

che hanno que' bei ducati e non li voglion perdere.... io so quel che

mi dico.... su loro e non su altri si dee far fondamento. Voi sapete

quel che avete loro a promettere.... fate che a me si uniscano ed a me

faccian capo.... Eh! soggiungeva poi scrollando il capo e sorridendo,

di questi furori di libertà n'ho veduti a guarir parecchi, o coll'oro,

o col timore di perderlo!.... e quel vecchione di Niccolò debb'essere

d'una pasta diversa d'ogni altro, per dio! che e' dicono di fiorini

egli n'abbia piene le cantine, eppure non si cura di nulla,... su di

esso non è da far conto, non è egli vero?--

--Oh! disse Troilo con quel viso di chi ode dire la maggiore

stravaganza del mondo. Oh! quanto a Niccolò, se non avete altro

moccolo, anderete a letto all'oscuro.... figuratevi! Nemmeno a

discorrerne.--

Al Nobili, udendo di quelle cantine piene di fiorini, era venuta

l'acqua alla bocca, e

--Per l'amor di Dio, disse, che non succeda il sacco!... Già vi

ricorderete, messer Baccio, che sul fatto di Niccolò siam d'accordo...

e dacchè ora sembra si venga allo stringere, ho caro rammentarvelo...

per dirvela com'è, a far quel che vuole il signor Malatesta, e

rannodare, com'egli dice, questa setta de' grandi, in questi

momenti,... non si scherza!... se nulla nulla si cadesse in sospetto,

ne va la vita.... io son contento porla a questo rischio, ma a cose

finite poi ricordatevi....--

--Sì, sì, già sapete, ve l'ho promesso, disse troncando le parole il

Valori, affastidito di questo vile ribaldo.

--Io poi, disse Troilo ridendo, non patteggio a danari... altre cose

voglio... e quando sarà tempo vi dirò quel che fa per me, messer

Baccio: ora non vi voglio tener a disagio, chè avete altro pel

capo.... Questo solo vi dico, che ho passati qui nove mesi in mezzo a

prediche e croci, e me n' avrete a saper grado.--

--Orsù, non è tempo da pazzie ora... bensì vi giuro la mia fede ch'io

non mancherò a nessuna promessa ch'io v'abbia fatta, e per avventura

potrei attenerla migliorata, ove i vostri portamenti lo meritino.--

--E di tanto ero certissimo, rispose Troilo. Ora, messer Benedetto,

andiamo, chè prima di domani ci rimane di molte bisogne da fare, e non

vorrei mancare di trovarmi a casa per l'ora delle orazioni,.... chè non

avessi ad andar a letto come i cani, a uso vostro... e poi, e poi egli

è bene ch'io faccia provvista di divozioni, così n'avrò poi per fin che

campo senza avermi a confonder altrimenti, quando non sarò più in casa

i Lapi.--

Malatesta s'alzò, ed aperto un cassone ne trasse un sacchetto di

danari, e consegnandolo a Troilo, gli disse:

--Questi in mio servigio li darete, uscendo, a Cencio, chè li

distribuisca a' soldati, tanto che ognuno abbia la parte sua; e ditegli

che non si lascino senza vino... non troppo però... ch'io non li

vorrei ubbriachi. Ora andate e siate accorti e di fede, chè buon per

voi. E d'ogni novità fatemi avvertito, che la riuscita o la rovina

dell'impresa in questi momenti può dipender da un nulla.--

Troilo ed il Nobili, toltisi di quivi, scesero in cortile e, consegnati

a Cencio i danari, uscirono. Dopo pochi passi si separarono, andando

ognuno in traccia di quelli che era loro commesso sedurre e trarre al

partito di Malatesta.

Mentr'essi attendevano a queste macchinazioni, Niccolò, che aveva

abbandonata la piazza insiem colla turba del popolo, si trovava in casa

già da qualche tempo.

Affrante le membra dalle cure, dalla fatica, dal dolore amarissimo

della rotta e della morte del Ferruccio, dolore ch'egli aveva dovuto

comprimere alla presenza del popolo per non disanimarlo, e che perciò

appunto avea sentito più cocente di dentro, il misero vecchio entrando

in camera s'era buttato sul suo seggiolone, e col capo nelle mani,

l'anima ottenebrata da funesti presentimenti, e combattuto tra la

speranza e i sospetti circa le profezie del frate, taceva, e tratto

tratto metteva lunghi e profondi sospiri.

Seduta un po' in disparte, colla fronte bassa e le mani intrecciate

sulle ginocchia stava piangendo, cheta, la povera Laudomia. Le sue

guancie in questi mesi s'eran affilate e fatte pallide, chè quel viver

sempre in agitazione, quel dover ad ogni ora temere le giungesse

l'avviso che Lamberto era rimasto ucciso, esauriva in lei a poco a

poco la vita. Ed ora dopo questa rotta, della quale s'ignoravano i

particolari, ed in cui sapeva però quasi 3000 persone aver perduta la

vita, rimaner col tremendo dubbio s'egli fosse vivo o morto! Non aver

modo di uscirne, non sapere a chi domandarne! «Oh! pensiamo, diceva,

s'egli non si sarà gettato nel maggior pericolo! S'egli avrà voluto

staccarsi dal fianco del Ferruccio? Oimè! Oimè! ch'io non abbia proprio

a vederlo mai più?»

E veniva calcolando, quando sarebbe potuto comparire, ove ancor fosse

vivo... poi, pensava alla difficoltà d'entrare in Firenze.... al caso

possibile, che fosse vivo bensì ma ferito, abbandonato, chi sa dove, e

in mano di chi!

Tutti questi pensieri eran altrettanti aghi arroventati, che le

entravano e le rimanevan fissi nel cuore, e per trovar modo di

sopportare quell'innestimabili angosce, diceva, vestendosi un po'

di speranza «questa sera ancora può capitare... fino a domani a

mezzogiorno... aspetterò. Ma se allora non fosse comparso?» E seguitava

a piangere, rattenendo i sospiri e i singhiozzi per non aggiunger

dolori al padre, che vedeva attraverso un velo di lagrime, in atto di

così profonda afflizione.

E le sarebbe stato pur dolce in quel momento di buttarsi a' suoi

piedi, abbracciarlo, versare nel suo seno a rivi quelle lacrime che

raffrenava! ma sempre, in ogni momento, Laudomia pensava ai suoi cari

più che a se stessa. A un tratto un dubbio tremendo l'assalse «ch'egli

sapesse che Lamberto è ucciso!... e non trovasse modo a dirmelo! e

volesse farmelo intendere con quel silenzio, e con quel sospirar

profondo!»

La poveretta non potè più rattenersi, si gettò alle ginocchia di

Niccolò, e scoppiando in singhiozzi, tutta tremante diceva:

--Oh babbo! L'hanno dunque ammazzato!.... Voi lo sapete... e volete

nascondermelo... Oh! sarebbe più crudeltà a tenermi in questo dubbio...

Oh! ditemelo... ed ajutatemi a portar anche questo dolore....--

Ed impedita dal pianto a profferir parole, stringeva e baciava le

mani del vecchio, che tutto commosso s'affrettava a rassicurarla,

affermandole sulla sua fede non saper nulla sul fatto di Lamberto, e

facendole animo a sperar bene.

Laudomia sapeva troppo quanto valesse la fede di Niccolò per serbar

ombra di dubbio, onde tutta rasserenata, colle mani giunte, alzava al

cielo gli occhi lagrimosi, e ringraziando Iddio di questo leggiero

conforto, lo pregava le concedesse la vita, la salvezza del suo sposo.

S'era fatto intanto un po' di rumore al portone, e comparvero poco

stante Fra Zaccaria con altri frati, ed insieme alcuni cittadini, tra'

quali due o tre eran de' Priori. Entravan taciti, salutando appena, e

sedevan gli uni dopo gli altri in cerchio attorno a Niccolò, col quale

volevan consultare circa i casi presenti, udire quali fossero i suoi

pensieri, quali i consigli da proporsi in Palagio, ma venivan meno le

parole ad ognuno: in ogni cuore stava impressa la dolorosa sentenza

«Per noi non è più rimedio!» e nessuno però voleva concedere a se

stesso nè agli altri che si dovesse tenerla irrevocabile, avrebbe

voluto parlar di speranza; ma la cercavano invano, ed il silenzio

durava.

In quella fu udito picchiare, Laudomia si riscosse, chè ad ogni rumore,

ad ogni voce le era avviso fosse Lamberto, ed era in quello stato

d'agitazione nervosa per la quale ogni piccolo strepito che venga

improvviso fa dare un balzo ed accelera il battito del cuore. Tendea

l'orecchio la poverina tutta tremante; udì il portone aprirsi. Chi

potrebbe esprimere quel ch'ella provasse, udendo a un tratto la voce di

M. Fede esclamare:

--Oh! sia benedetto Iddio mille volte! Voi siete pur vivo, Lamberto!--

Laudomia volle alzarsi e correre all'uscio, ma le ginocchia non la

ressero, ricadde seduta, sentendosi alle fauci ed alla fronte quel

sottil gelo che precede lo smarrirsi de' sensi. S'alzarono bensì

frettolosi e contenti Niccolò cogli altri, ed in quel mentre entrava

Lamberto reggendosi al braccio di Fanfulla, e quanto potè più presto,

ch'egli mostrava aver un piede offeso, accostatosi a Laudomia, che

gli alzava in viso gli occhi illanguiditi, e gli stendea la mano, le

diceva, stringendogliela tra le sue:

--Laudomia mia, lo vedi che pur son ritornato!--

E la voce appassionata del giovane diceva assai più che non sonassero

le parole.

In un momento Niccolò e tutti gli furono attorno abbracciandolo e

rallegrandosi, e ringraziando Iddio ch'ei fosse salvo, e poco minori

carezze facevano a Fanfulla, che tutto contento diceva a Laudomia:

--Non ve l'avevo io detto che ve l'avrei rimenato a ogni modo?--

--Lo puoi dir con verità, esclamava Lamberto, che se non eri tu!.... E

s'io son qui, dopo Iddio, lo debbo a te, fratello!--

--Che ci ho che fare io? rispose Fanfulla, son i casi della guerra,

ajutami che t'ajuto,..... oggi tu, domani io.... e a buon conto siam

qui, ancora buoni da qual cosa.... e, vedete, M. Laudomia, non vi

sbigottite se Lamberto strascina quella gamba... non è nulla.... ora vi

racconteremo com'è andata.--

Le accoglienze intanto non restavano, e Niccolò, abbracciando

replicatamente Lamberto ed il buon Fanfulla, a questo rendeva grazie

per ciò ch'egli aveva operato, e che indovinava dalle parole del suo

compagno, ed a Lamberto diceva:

--Fra tante calamità almen tu ci rimani! Oh Lamberto, in qual terribile

punto ci tocca rivederci!--

L'aspetto de' due soldati mostrava assai ch'essi avean di fresco avuto

parte ad un'aspra ed accanita battaglia. L'armatura a strisce d'oro

di Lamberto, già così tersa e lucente, era appannata dalla ruggine

e da un velo di polvere: delle penne che ornavan l'elmo non n'era

rimasta neppur una, ed appena n'avanzava il segno in due o tre fusti

rotti e spogliati. Il bracciale sinistro era rotto, e tenuto insieme

provvisoriamente da una funicella, sul petto poi e sui cosciali si

scorgea l'impronta di cento colpi, e sul fianco destro l'ammaccatura

profonda d'una palla.

Fanfulla anch'esso era conciato, Dio lo sa! non avea elmo in capo, ed

invece un cappello, sotto il quale uscivan i capi d'un panno che gli

fasciava le tempie, ed i pochi capelli bigi che si vedessero eran tutti

impiastricciati di sangue cagliato. Avea fasciato la mano sinistra,

e tanto sconnesso e maltrattato l'arnese, che nel moversi crocchiava

tutto come una canna fessa.

Madonna Fede, parte afflitta nel veder costoro così malconci, parte

rallegrandosi che fossero pur usciti vivi di tanti pericoli, aveva

intanto sollecitato ad arrecar qui da bere ed un po' di vesti per

ambedue affinchè si disarmassero, e gli veniva ajutando, insieme con

Maurizio, giunto col suo padrone in non miglior arnese.

Ma alla momentanea, benchè vivissima allegrezza, prodotta dal ritorno

de' due uomini d'arme, prevalse ben presto nel cuor degli astanti il

doloroso e dominante pensiero della rotta del commissario Ferruccio.

Così abbujandosi di nuovo a poco a poco gli aspetti eran tornati al

primo silenzio, e soltanto mentre Lamberto e Fanfulla si disarmavano,

venivan dicendo qualche interrotta parola, tutta piena di rammarico, di

maraviglia e di lodi grandissime sulla terribile fazione di Gavinana;

ed appena disarmati, diceva Niccolò con un sospiro, nel quale il

dolore appariva temperato da virile fermezza:

--Ora, dacchè a Dio piacque così, narrateci tutto almeno!--

Lamberto allora battendo insieme le palme, ed alzandole congiunte

insieme, esclamava, tutto infiammato in viso:

--Ah! un eroe come il Ferruccio non vi fu, non vi sarà mai più al

mondo!.... e l'età nostra sciagurata non era degna d'un tal uomo, e

pensar che tanta virtù sia finita alle mani di quel disonorato marrano

traditore di Maramaldo! E non aver potuto nè impedirlo, nè farne

vendetta?.... Eh, ma saprà ben farla Iddio! la faranno gli uomini

finchè dura il mondo, finchè la virtù, l'onore, l'amor di patria

varranno più che la codardia e il tradimento!--

Dette queste parole con impeto grandissimo, a un tratto, mutando voce

ed aspetto, proseguiva con amaro sorriso:

--Oh, appunto, egli ha mestieri delle mie lodi!--

Poi, rimasto un momento a pensare, come per raccoglier le idee, diceva

con voce bassa e dolorosa:

--Ecco dunque come andò la cosa. Avrete saputo ch'egli s'ammalò a Pisa

quando appunto avea avuto l'ordine di Palagio di mover le genti verso

Firenze. Perdemmo tredici giorni, chè tanto penò a risanare. E quella,

per dio, fu la nostra rovina!.... basta; come a Dio piacque, uscimmo

una notte per la porta di Lucca. Eravam venticinque bandiere. Intorno

a tremila fanti, e non s'aggiungeva a 500 cavalli. Ma gente.... lo può

dir Fanfulla.... gente che.... e poi s'è veduto a Gavinana che genti

erano.... ma sotto il Ferruccio chi non sarebbe stato soldato!....

Di munizioni poi non se ne discorre, egli avea provveduto a tutto.

Polvere, scale, ferramenti, biscotto:.... v'eran trombe da fuoco,

moschetti da porsi sui cavalletti, e mille cose.... Si prese verso

Pescia, e per istrada un'ordine! una disciplina! parevan una regola di

frati.... dicon delle Bande nere!.... Fanfulla, l'abbiam vedute.... Di'

un po' tu se queste avean loro invidia?--

Fanfulla rispose coll'atto della bocca, che significava grandissima

affermazione.

--Dunque si prese verso Pescia, e, come costoro della terra ci negarono

il passo, ci volgemmo al castello di Medicina, ove s'alloggiò. E

l'indomani a Calamecca. La mattina di S. Stefano poi, che fu l'ultimo

giorno di quel grand'uomo, si salì sul poggio, e si dovea andare al

Montale. Ma arrivati che fummo alle Lari, quei due ribaldi cancellieri,

il capitan Pazzaglia e 'l Melocchi.... quello che chiamano il

_bravetto_, gli si misero attorno pe' nostri peccati (chè non pensavan

costoro al servizio della città, ma valersi di noi per disfare i

Panciatichi) e tante gliene dissero, che in vece d'andar diritto,

come dicevo, al Montale, egli si lasciò pur condurre a S. Marcello,

e, sappiate, che della rovina dell'impresa furon cagione que' due

vituperati ribaldi, e non altri, e ne starò a paragone con chi si

vorrà!,... chè quegli arrabbiati della montagna di Pistoja non si

curano che rovini il mondo, purchè riescano a scannare uno della parte

nemica; e messer Francesco, Dio gliel perdoni, non dovea mai prestar il

suo ajuto a que' pazzi furibondi.... Basta, non tocca a me il giudicare

quella grand'anima.... avrà avuto i suoi motivi. Egli, dolendosi che

i popoli gli si mostravan nemici e gli negavan vettovaglie, disse

coll'Arsoli «E ci converrà alla fine sforzar qualche terra!» Ed anco,

bisogna dire, che que' Cancellieri avean promesso un ajuto di mille

uomini, che mai si videro.

--In somma, in un pajo d'ore fummo a S. Marcello. Quei della terra,

veduto venirsi addosso quella rovina, avean sollecitato chi a sgombrar

le loro robe, chi a chiudersi e fortificarsi nelle case, e molti s'eran

ridotti nel campanile. E dall'altra parte della terra, su per la costa

del Cerreto, era una processione di donne, di fanciulli, di vecchi che

s'ingegnavano campar da quella rabbia, e tutti con qualche fagotto

in capo, carichi de' loro fanciullini e di quante masserizie di casa

avean potuto raccorre e portare, e tirandosi dietro qualche asinello,

pur carico, o qualche loro vaccarella od altro bestiame, si vedevano

ora sì ora no tra i gruppi de' castagni e si sentivan insino le voci

e i pianti delle donne e de' bimbi... ed io venivo poco indietro da

que' due ribaldi Cancellieri, e vedevo che ridevano tra loro, con

una rabbiosa allegrezza negli occhi, pascendosi di quel doloroso

spettacolo, e venivano instando onde sollecitasse, e dicevan presto,

presto, che non ci fuggan tutti!.... Ah! vi giuro ch'io non so che

santo m'ha tenuto di non dar loro della spada in sul capo, che avrei

tolto un gran puzzo dal mondo.... e, dicevo io, pensare che stiamo con

tanti nemici addosso, e Tedeschi, e Spagnuoli, e mille diavoli, che

anderà a finire.... Dio lo sa! E con chi la pigliamo? con que' poveri

disgraziati contadini....

E chi son essi? Italiani.... E chi siam noi? Italiani. Ah! pel vero

Dio, che s'egli ci flagella, e' ci fa molto bene il dovere.... e lo

può dir Fanfulla, che gliene dissi subito «questo principio poco mi

piace, invece di pregar Dio che ci dia vittoria, far questi brutti

assassinamenti!....» Non dubitate, che troppo fui profeta!

In somma, che volete? appena nella terra, addosso tutti, casa per

casa a sfondar le porte, ammazzar quanti potevano, e dalle finestre

l'archibusate fioccavano, e si combatteva per tutto, per le strade,

nell'interno delle case, per le scale, di camera in camera, che que'

miseri, disperati d'ogni pietà volevan almen morire vendicati, e que'

due maladetti parevan diventati cento, non potevo voltar l'occhio in

un luogo che non ve li vedessi, e facean cose che non so come la terra

non s'aprisse.... l'ho veduto io con quest'occhi il Melocchi che nella

casa d'un suo particolar nemico avea trovato un bimbo di pochi mesi....

venne in piazza.... l'avea per una gamba.... e rideva all'impazzata,

lo rotò due volte e lo scagliò in una casa che ardeva!.... ancora

sento l'acuto vagito di quell'innocente!.... oh Dio! Dio, e potevi

dar vittoria a cotali assassini?.... Io, non potendo impedire, e non

volendo vedere cotali ribalderie, mi tolsi di là e Fanfulla meco, e

andammo alla porta verso Gavinana ad aspettar che finissero quegli

orrori..... a un tratto, chi vedo? il Melocchi suddetto che veniva

correndo con due altri, e mi dice: «Andiamo, andiamo, presto, dietro

quelli che fuggono, che li arriveremo!»... Gli ci avventammo come

due mastini... «se tu non ti levi di qua, sozzo ribaldo!» gli dissi,

e s'egli replicava una parola era morto. Così si ritrasse e que'

poveretti poteron scampare.

Intanto avean posto fine al loro furore, chè si sentivan le campane

di Gavinana sonare a furia a martello, ed il Ferruccio, avvisandosi

fossero i nemici, veniva mettendo in ordine le sue genti. Egli era,

cogli altri capitani, nella casa de' Mezzalancia[60] fuor della porta

di Pistoja, e quel campo che sorge dall'altra parte della strada su

per la costa, era tanto stivato di soldati che non si vedea che un

ferro[61].

S'era fatto un tempo scuro; ed acqua a bigonce: fu ordinato che le

genti si ristorassero e mangiassero, ed il Commissario uscito fuori

coperto di tutte armi, fuorchè il capo, parlò ai soldati com'egli

sapeva parlare: e poi bevve, e siccome pioveva sempre, disse ridendo:

«Il tempo ci ajuta: e ci inacqua il vino perchè non andiamo ubbriachi a

combattere» E fu pur troppo l'ultimo ch'egli bevve.

Era costì apparecchiato quel suo cavallo bianco, quel turco che

comprò dall'Albanese: vi salse, e colla spada ignuda si mosse egli

con quattordici bandiere e facea l'antiguardo; il retroguardo eran

quindici, guidati dal sig. Gian Paolo. Io venivo con questi e seguivo

Amico d'Arsoli, e Fanfulla andava col Ferruccio.

Venne intanto di Gavinana l'avviso che gl'imperiali eran molti più

di noi, e li guidava il principe in persona. Dice Fanfulla, che

Ferruccio udito questo non potè tenersi di non esclamare: «Ah traditor

Malatesta!» chè non si potea supporre volesse l'Orange lasciar cotanto

sprovvisto il campo sotto Firenze, se non fosse stato sicuro di non

venir molestato da Malatesta.

Forse in cuor suo dubitò allora Ferruccio della giornata, ma al di

fuori mostrandosi pieno di baldanza s'affrettò a giungere a Gavinana.

Noi altri intanto coi cavalli del retroguardo prendemmo un po' al

disotto a destra della terra, per andar contro quelli del principe, e

camminando quanto più si poteva veloci e serrati (chè son luoghi ove

a maneggiar uomini d'arme è cosa malagevole) udivamo nell'interno del

castello le archibugiate, e le grida della zuffa attaccata già dal

Commissario. Allora anche noi, avanti, per venir alle mani, e passammo

quel piccol torrente che v'è. Di là tra castagni v'era un po' di largo,

e così ci urtammo coi cavalli del Bicherini, con Herrera e Rosciale,

e l'Albanese co' suoi stradiotti, e non fummo mescolati mezz'ora

che, ajutati dagli archibusieri che avevam con noi, li cominciammo a

ributtare, ed essi non troppo ordinatamente venivan perdendo terreno.

Non per dir che ci fossi anch'io, ma s'è fatto il potere, ed il sig.

Amico, povero vecchio, combattè quel giorno com'avesse venticinqu'anni.

Così sempre serrando i nemici girammo intorno alle mura, e venimmo a

riuscire dall'altra parte della terra, in quel luogo che si chiama

Vecchietto, ove gl'imperiali cominciarono sparpagliati a fuggire: il

principe vedendo i brutti portamenti de' suoi si spinse innanzi in

que' campi che dicon le Vergini: di qua, di là dal castello, da ogni

parte veniva in quel luogo una grandine d'archibugiate, ma egli, da

quel franco signore ch'egli era, niente, e avanti! e in quella che

s'avventa al Masi colla spada in alto, lo vedo piegarsi da un lato, e

poi giù disteso in terra: sul primo pochi de' suoi se ne avvidero, chè

il fumo occupava ogni cosa.... ma a un tratto, ecco il suo cavallo, un

bel bajo, tutto coperto di cojame bianco, venir giù a salti sbuffando

che parea un leone, e passar come un razzo, e sparir nel folto del

castagneto rompendo e fracassando rami e quanto trovava.,.. Per

que' suoi poltroni fu come avessero veduto il demonio, ed invece di

scagliarsi alla vendetta, via tutti a rotta di collo verso Pistoja, e i

nostri dietro, e gridavam _Vittoria_ da farci scoppiar la canna, chè il

Ferruccio udì le grida di dietro e credette aver vinto.

Niccolò de' Lapi; ovvero, i Palleschi e i Piagnoni · 第 33 / 51 段