--Per due dalla destra.... Avanti!--

E così alla sfilata, pel Fondaccio, vennero al ponte alla Carraja, ed

alla porta al Prato, d'onde uscirono alla campagna, procedendo verso

Signa.

La notte era serena, l'aria sottile e rigida, e splendeva uno

stellato scintillante come accade sovente in inverno. I soldati co'

loro mantelli di panno oscuro camminavano di buon passo formando due

lunghe file brune sullo sterrato della strada leggermente imbiancato

dalla brina, ed il silenzio non era interrotto che da poche parole

bisbigliate tratto tratto fra vicini, o da qualche bestemmia scagliata

quando un cavallo sdrucciolava, ed il cavaliere lo puniva con un buon

pajo di spronate.

Lamberto, giunto all'ultimo in piazza, s'era posto alla sinistra della

compagnia, e secondo l'ordine della mossa, si trovava ora alla coda.

Questa, per un curioso fenomeno, osservato senza dubbio da quanti tra

miei lettori ebbero a militare, debbe sempre, ove voglia tenersi unita

alla testa, camminar più veloce di essa. Egli era perciò costretto

ogni tanto, cogli altri soldati del retroguardo, a levar il trotto,

finchè giungessero alle groppe di quelli che li precedevano: e poi di

nuovo a poco a poco restavano addietro, e di nuovo pungendo i cavalli

racquistavano la perduta distanza: ma per durare in questa alternativa

un po' a lungo sarebbe stato necessario ch'egli avesse avuto il capo a

ciò che faceva, e non istesse, come in effetto stava, col pensiero a

Firenze.

In ogn'altra occasione, quella partenza notturna, per una fazione

pericolosa e d'importanza sarebbe stata per esso una vera festa; ma

a quel punto (e chi sarebbe tanto severo da condannarlo?) egli si

sentiva invece pieno il cuore d'un lutto, d'una mestizia indefinibile,

parendogli vedere in quest'improvviso impedimento l'infallibile indizio

d'una fatalità che lo perseguitasse: per sè solo poco l'avrebbe curata,

ma oramai come separare dal suo destino quello di Laudomia?

Intanto la testa della compagnia, varcato già da un pezzo il ponte a

Signa, era giunto ove la strada prende pel poggio verso Malmantile,

e serpeggia per un buon tratto chiusa tra gli scoscendimenti della

collina vestita di folte boscaglie. Quando Fanfulla s'accorse che

stavano per entrare in quelle gole, passo pericoloso, e molto a

proposito per tendervi agguati, previde, siccome pratico, che i

capitani avrebber voluto prima di porvi il piede rannodare la

compagnia, e far precedere esploratori.... Non trovandosi accanto

Lamberto, si volse, e lo vide che veniva molto lontano. Torse la

briglia, e di galoppo gli si fece incontro, gridandogli:

--Lavorate di sproni, messer Lamberto, se non volete sentirne quattro

dall'Arsoli.... in quella bocca di forno dove siam per metterci, non è

muso da patire che gli uomini suoi si sbandino....--

Si scosse Lamberto, spinse il cavallo, raggiunsero la compagnia, e

con essi Selvaggia, che era rimasta sempre a fianco del giovane senza

mai trovar modo e coraggio di scoprirsegli, o dirgli pure una parola.

Si rodeva ora d'aver perduta quell'occasione, che s'era procurata con

tanto studio e tante fatiche, ripromettendosi di non esser un'altra

volta cotanto timida e dappoco: e mentre appunto giungeva a mettersi in

fila coi compagni, la truppa, al comando dell'Arsoli, fece alto.

Egli avrebbe avuto mestieri di fanti spediti, onde ricercar le

soprastanti macchie, ed assicurarsi il passo:, ma non avea se non

uomini d'arme carichi di ferro, che mal potevano arrampicarsi per

quell'erte. Gli convenne dunque contentarsi di far precedere otto

barbute a guisa d'antiguardo, e quando pensò che potessero aver oramai

varcato i passi di maggior pericolo, si mosse col resto delle sue genti

ed entrò fra quegli scoscesi gioghi, che nell'oscurità apparivano a

modo di masse opache, addentellate in cento bizzarri contorni ove le

vette spiccavano sullo stellato del cielo.

La compagnia saliva di buon passo serrata insieme, ed ogni soldato

s'era sciolto dal mantello per aver le mani libere e pronte; l'Arsoli

ed il Bichi precedevano francamente colla lancia alla coscia, e l'eco

ripeteva lo scalpito de' cavalli, e l'urtarsi a minuto delle staffe e

degli stinieri.

Il conversar sommesso, ma tranquillo, che s'udiva qua e là tra le file,

mostrava la sicurtà di quelle genti nell'occasione che suol mettere a

maggior prova l'animo de' soldati; cioè quando sovrasta un pericolo

oscuro, indefinito, e contro il quale non valgon l'armi o le difese,

qual era appunto in quest'occasione, ove una debol mano di nemici

avrebbe potuto dall'alto col solo rotolar sassi disfarli senza rimedio.

Ma costoro avean da un pezzo promesso alla patria il sacrificio della

loro vita, e la promessa l'attennero quasi tutti a Gavinana, ove l'ossa

loro onorate non sono ancora a' nostri giorni, ridotte in polvere

affatto, ed arrestano talvolta ne' campi la marra del contadino, che

non sa quanta virtù, quanta gloria calpesti.

La fortuna che colà gli aspettava, vergognandosi forse di dar loro

quivi una morte tenebrosa e senza vendetta, non avea condotto agli

agguati nemico veruno, onde passaron liberi; e varcati sotto l'antico

castello del Malmantile, scesero su M. Lupo e si trovarono presto fuori

di quelle foci, ove incomincia il Pian d'Empoli, allargandosi il Val

d'Arno fra più lontane e men aspre colline.

L'ordine tenuto nel tratto di strada ov'era sospetto di pericolo, si

rallentò di nuovo a poco a poco quando la truppa si trovò in luoghi più

sicuri ed aperti, e Selvaggia, che non s'era mai spiccata da Lamberto,

veniva a bello studio rattenendo la briglia, sperando che il cavallo

di lui, lasciato in balìa di sè dal cavaliere, venisse per naturale

istinto anch'esso a rallentare il passo, e potesse così di nuovo

trovarsi sola col giovane, risoluta questa volta a dirgli.... che cosa?

Neppur lo sapeva la poveretta, chè ora mai conosceva troppo lo stato di

Lamberto per poter conservare ombra di speranza; e palesare la tremenda

passione che la consumava a chi non potea corrisponderle se non con una

sterile ed umiliante pietà, era pur cosa dura. Ma l'amore, che viene a

patti coll'orgoglio, dovrebbe piuttosto dirsi amor proprio, e tale non

era quel di Selvaggia.

--Troverò parole, pensava, e se non ne trovassi, vedrà il mio pianto,

la mia disperazione:.... mi getterò a' suoi piedi, a quelli del suo

cavallo, che mi calpesti.... ma ch'io esca una volta di questa vita

d'inferno.--

In cotali infermi pensieri le era intanto venuto fatto a poco a poco

di rimaner addietro col giovane com'era suo disegno. L'alto silenzio

della notte, appena interrotto dal romper lontano dell'acque d'Arno, o

dal sordo abbajar de' cani ne' circostanti casali, le lasciava udire

il frequente respiro di Lamberto, che venendole a paro, senza mai

schiudere le labbra, neppur forse s'avvedeva di averla accanto. Essa

lo veniva guardando colla speranza che volgesse una volta il viso verso

lei e nascesse così occasione di dir una qualunque parola tanto per

principiare; ma la speranza fu vana. Eppure parlare bisognava.

Per fissare a sè stessa un termine a quest'incertezze che le facean

balzare il cuore in modo ora mai da non potervi reggere, notò un albero

un po' lontano piantato accanto alla strada, e disse «quando sarem là

dovrò dir la prima parola.»

Ma giunse all'albero con un battito di cuore che pareva le volesse

scoppiare nel petto, aprì le labbra, ne uscì un suono inarticolato,

ma non potè formar parola o frase nessuna, e fu cotanto potente il

contrasto che l'agitava in quel momento, tanta la smania che l'invase,

che non trovando l'inferma natura altro scampo le s'innondarono

gli occhi di lagrime, con uno scoppiar di singhiozzi tant'alto,

che Lamberto distolto da' suoi pensieri si volse presto pieno di

meraviglia, che tenendo il suo compagno un uomo d'arme, come gli altri,

gli pareva il caso assai strano.

--Oh! che cos'è questa? disse tenendo un poco la briglia, e fissando

con tanto d'occhi in volto di Selvaggia, che mal potea discernere in

quell'oscurità, quantunque avesse la visiera alzata. Ripetè due o tre

volte la sua interrogazione senza ottener risposta, e mezzo in sospetto

non fosse data la volta al cervello del suo compagno, quando alla fine

udì dirsi con voce tutta ansante, e della quale era impossibile non

riconoscesse la terribile verità.

--E s'io non ho difesa contro te.... ch'io t'ho fuggito come

volesti!.... Se non ho potuto morire.... ed ho dovuto pur ritornarti

dinanzi, che colpa n'ho io?.... Io ti seguivo zitta, senza darti

noja.... senza aver ardire di dirti una parola.... e mi pareva pure di

non esser più sola sulla terra.... e se questa smania ora m'ha vinta,

se non ho potuto pianger tanto basso che non mi sentissi, che colpa

n'ho io?.... Oramai so tutto.... ho veduto con quest'occhi.... So quel

che tocca ad una disgraziata mia pari... ma pensa!.... è l'ultima

volta!.... io vorrei.... ti domando....--

E qui non trovando neppur essa che cosa potesse volere o domandare, nè

venendole parola nessuna per terminare la frase incominciata, riprese

a singhiozzare colla fronte bassa, curva sul collo del suo cavallo,

appoggiate le mani al pomo della sella.

Alla voce, e più ancora alle appassionate parole, Lamberto riconobbe

Selvaggia, e sentì darsi una botta al cuore, ben prevedendo in quale

impaccio fosse per trovarsi. Non avendo ad offrirle nessuna specie di

conforto, avrebbe comprato ad ogni prezzo il poterla sanare di quel

pazzo ed inutile amore, e per la pietà appunto che sentiva di lei, non

v'era cosa che non avesse fatta per ritornarla in pace con sè stessa, e

vederla tranquilla e felice. Già prima di quest'incontro, prevedendolo

tra le cose possibili, era venuto fra sè stesso considerando quale

condotta gli convenisse tenere venendo il caso, pel meglio di

quell'infelice; ed avea ragionato così: «S'io le lascio vedere la pietà

che m'inspira, e prendo a consolarla con modi amorevoli ed umani, quel

suo cuore cotanto ardente, serberà sempre nell'intimo una qualche

speranza: tenendomi buono e generoso, m'amerà più che mai. Mi trovi

invece duro, superbo, incredulo al suo patire (il rimedio sarà amaro,

doloroso per essa ed altrettanto per me!) ma passato quel momento la

stima si cangerà forse in dispregio, l'amore in odio.... non penserà

più a me dopo qualche giorno, e potrò dire d'averle fatto il solo bene

ch'era in mia mano.»

Non vorremmo asserire che questo ultimo risultato non destasse un po'

di rammarico nel giovane, senza ch'egli stesso se lo confessasse, ma

comunque fosse, egli era incapace di quel puerile e brutto sentimento

che i Francesi chiamano coquetterie, e che non germoglia soltanto nel

cuor delle donne; tutto ben ponderato, stabilì dunque di seguire questo

suo divisamento, e la botta al cuore che accennammo più sopra fu quella

appunto che sente chi, avendo fermata da un pezzo una risoluzione

spiacevole ad eseguirsi, vien sorpreso all'improvviso dalla necessità

d'adempirla.

--Orsù, Lamberto, disse per rinfrancarsi mentre Selvaggia parlava,

pensa al vero bene di questa poveretta, e non a te ed al tuo piacere.--

Quand'ebbe finito, benchè sentisse lacerarsi l'anima da que' suoi

disperati singhiozzi, prese a dirle, simulando, quanto poteva,

freddezza ed ironia:

--Ma non sai tu, Selvaggia, che è proprio peccato non sii nata ai

tempi del re Arturo, e della Tavola Rotonda?... chè quest'incontri di

notte, questi amori infelici, sarebbero stati molto meglio nella selva

Ardenna, presso qualche fontana incantata, che non sulla strada maestra

d'Empoli, in mezzo a questi campi ancora pieni di fusti di saggina.--

A queste parole il singhiozzar della giovane s'era fermato a un tratto.

Lamberto ne prese buon augurio per la riuscita del suo disegno, e

proseguiva:

--Siamo nel 1529, Selvaggia mia cara, ed io sono un povero soldato,

alla buona, come tutti gli altri, e non un cavalier errante, e non mi

chiamo nè Amadigi, nè Galaor, che son morti e sotterrati da un pezzo,

Dio gli abbia in pace. Oh! che domin ti metti in capo.... ben inteso,

volendo esser persuaso che tu non vogli la baja del fatto mio....

non sai tu ch'io già sono come avessi moglie, e mi convien tenere il

cervello a casa e star pe' fatti miei, e non aver il capo a queste

avventure da paladini e da romanzi?--

--Io credevo, da quella sera in poi, là in Lombardia, in riva al Po, ti

fossero usciti codesti grilli, e pensavo avessi trovata buona ventura,

e, a dirti il vero, ero lungi mille miglia dal pensare al fatto tuo....

e invece eccola qui lei un'altra volta, fresca com'una rosa, e rieccoci

da capo!--

La povera giovane, quasi insensata pel dolore all'udir questo amaro

parlare, taceva cupa col capo basso, e Lamberto, col cuore anch'esso

come si può pensare, pure, facendosi forza, soggiungeva:

--Orsù, Selvaggia, è tempo di far senno; e già tant'è, se non vuoi

farlo tu, lo farò io. Tutte queste scene, queste commedie non si sa in

che diano, e se vorrai che questa sia stata l'ultima, io l'avrò caro

assai. Io non ti posso far bene nessuno.... lasciami dunque in pace,

che Dio ti benedica mille volte, e addio.--

--Sì, addio, e per sempre, rispose fuor di sè la giovane, nel cui cuore

lo sdegno e l'orgoglio offeso per un momento, sopraffecero l'amore; ma

sappi prima.... anima di serpe, chè altro non sei.... sappi che Iddio

è giusto.... e ti pagherà colla moneta che meriti, e ti domanderà

conto di me, che non m'avea messa al mondo perch'io fossi il tuo

trastullo.... ed anch'io, per Dio eterno! ho un cuore, ho un'anima,

ho forma umana, e non sono una biscia, un demonio. Sappi che nessun

re, nessun principe ha mai posseduto tesoro che valesse il cuore di

quest'infelice, che era tuo, e che non meritavi, disgraziato! e non

ti bastava respingerlo, hai voluto avvilirlo, insultarlo.... insulti?

oltraggi? a me? e credi esser da tanto? credi poter rider di me cui

devi la vita? Sì, sappilo, io, e non altri.... là sulla capitana di

Spagna, alla battaglia di Salerno... io ricevei nel petto il ferro di

quella picca che dovea passarti il cuore.... io, per salvar la tua

vita, vissi ne' dolori, nella miseria, nella disperazione.... ed ora

credi che possa un tuo oltraggio salire tant'alto che mi tocchi? Io

t'ho compassione, chè Iddio ti prepara quel che tu meriti, e prima di

quel che pensi.... e son io che te lo dico, e sappi che quella tua

donna, ora, in questo momento, mentre ti parlo, è forse già dove tu non

vorresti.... e t'hanno fatto partire solo per aver agio di tortela,

e tu, pazzo, non hai saputo scoprire la trappola, ed io conosco chi

te l'ha tesa, e so tutto, e non te lo voglio dire, chè ove ti fossi

portato con me in altro modo sarei stata da tanto d'avvisarti di tutto,

e persino, vedi, disgraziato, che cuore ha Selvaggia! sì, persin

d'ajutarti; ed ora, se mi facessi a pezzetti minuti come teste d'aghi

non lo saprai. No, no, non lo saprai, e quella tua Laudomia, nè Dio, nè

diavoli non la potrebber salvare. Dì, sciagurato, te lo senti ora anche

tu l'inferno nel cuore? ve lo senti una volta? Ebbene, abbivilo per

sempre, e ora anch'io ti dico addio.--

E voltar il cavallo, cacciargli furiosa gli sproni ne' fianchi, e

partir di carriera rapidissima verso Firenze, fu quanto il dire, Iddio

m'ajuti, e dopo due secondi neppur più s'udiva lo scalpitar del cavallo.

Lamberto agitatissimo per le parole udite, per l'oscuro pericolo

minacciato a Laudomia, si volse a furia anch'esso per raggiugnerla

e fermarla, ma quando il suo cavallo ebbe dato due o tre slanci,

conosciuto la cosa impossibile, ed anco rattenuto dal pensiero, ch'egli

non poteva in modo nessuno disertar la bandiera, rattenne il freno, e

tutto doloroso riprese il suo cammino.

Un momento di riflessione bastò tuttavia a tranquillarlo sull'imminenza

del pericolo: in Firenze, in casa di Niccolò, Laudomia non avea che

temere, e si persuase che (fosse pur vera la trama scopertagli da

Selvaggia) non poteva mai produrre effetto così pronto, e che queste

minacce erano state usate da essa per effetto di sdegno soltanto,

per fargli dispiacere e metterlo in sospetto: ed in ciò s'apponeva.

Tuttavia, pensò tosto, ad ogni buon riguardo, di trovar modo onde

far sapere a Laudomia ed al padre quel che avea udito, stessero in

sull'avviso, e cercassero se fosse possibile di chiarire il fatto, e

risolse, appena giunto ad Empoli, spedire un uomo apposta a Firenze a

tal effetto.

Con questi pensieri parte si rassicurava, e seguendo la sua via, sempre

riflettendo a quanto aveva udito, finiva col calmarsi interamente,

persuadendosi ognor più della vanità delle costei parole; così di

pensiero in pensiero venne considerando quanto compassionevol fosse il

fatto di quell'infelice che egli avea cotanto aspramente ributtata, pel

suo meglio, è vero, ma pure, gli pareva ora che il modo fosse stato

troppo crudele; temeva che con quella natura così sfrenata facesse,

Dio sa, che cosa: e non poterlo impedire, non poter nemmeno sapere,

per lungo tempo forse, dove, come fosse capitata! e se le accadesse

qualche disgrazia, doverne aver poi l'eterno rimorso! Stette in due un

momento di chieder all'Arsoli licenza di tornare addietro, ma ci stava

dell'onor suo il domandarla? Eran questi gli insegnamenti di Niccolò,

di porre innanzi a tutto il pensiero della patria?

Costretto da queste riflessioni a tirar innanzi, si volse a pregar Dio,

vietasse per sua misericordia, che quell'infelice fuor di senno venisse

a qualche rovinoso partito.

Mentre il buon Lamberto veniva formando questi voti, il cavallo di

Selvaggia tormentato dagli sproni che gli lavoravano nelle carni vive,

atterrito dall'agitarsi furioso del cavaliere che si sentiva sul dorso,

divorava la via colle nari aperte e sanguigne, la coda tesa, l'occhio

spaventato, sperando sottrarsi a chi tanto fuor d'ogni misura lo

maltrattava: la povera bestia crebbe la rapidità del suo correre fin

dove gli giunsero le forze, ed in pochi minuti si trovò di nuovo tra'

que' poggi ove la strada è più ripida e malagevole: qui, non potendone

più, si parò sulle quattro zampe tutta molle di sudore ed ansante, e

si pose imbizzarrita e feroce a giocar di schiena per torsi di dosso

questa insopportabile tribolazione.

Cominciò allora combattersi la più pazza, la più ostinata disfida

che si vedesse mai tra cavaliere e cavallo. Il primo colle ginocchia

serrate, saldo in arcione come vi fosse legato, dovea pur seguire

l'impulso che gli comunicavano le violenti scosse dell'animale, che

lo gettava qua e là, come accade ad un albero di salde radici e di

pieghevol cima quando il vento l'investe. Erano slanci, saltimontoni,

impennate, e lanciandosi il cavallo a un tratto ora in questo, ora

in quel lato, teneva tutta la via, e andò a un pelo più volte di non

traboccare fuori del muricciuolo che sorge sul ciglio della strada ove

il dirupo si scoscende a perpendicolo. Nessuno era spettatore di questa

strana battaglia, che durò un buon poco, finchè per istracchi vi poser

fine.

Il cavallo tutto trafelato si fermò a un tratto, agitate le ginocchia

da un tremito che pareva ogni momento avesse a cadere. Selvaggia si

pose la mano alla fronte, che grondava di sudore, e riprendendo fiato

anch'essa, si guardò intorno ed in alto, vide che l'alba già tingeva le

vette de' poggi d'una luce azzurra, e nello spazio di cielo che avea

sul capo trapassava intanto un volo di corvi, crocitando sull'ale.

Stette un momento guardandoli coll'occhio spalancato e fisso, poi,

fosse vacillazione di mente, od effetto convulso, diede in uno scroscio

di risa spaventoso ed alto che fece rimbombare quella solitudine.

Si ricordò in quel momento d'aver veduto talvolta sui campi di

battaglia stormi di codesti uccelli svolazzare lieti e loquaci tra i

cadaveri, e tutti in faccende, fare a loro modo festa grandissima della

ricca cena che trovavano nelle loro viscere, ed accecata dall'odio che

provava in quel momento contro tutti gli uomini indistintamente, dal

desiderio di vendetta contro quella razza spietata, cagione d'ogni suo

danno, disse, pur seguitando a ridere, tenendo dietro coll'occhio a

quegli aerei passeggeri, finchè l'ultimo si nascose dietro le rupi.

--Oh, Dio vi benedica mille volte, o corvi!--

Le venne in mente allora di scavalcare, e saltata a terra, si sdrajò

sulla ripa della strada e vi rimase immobile, colla mente in quello

stato, che potrebbe paragonarsi al crepuscolo, non oscurata al punto di

non conoscere il suo stato presente, e non tanto chiara da poterne dar

retto giudizio.

La terra, sulla quale giaceva, era coperta d'una grossa brina, che

presto si sciolse in acqua tutta attorno al suo corpo. La poveretta

ardeva di febbre.

Quel freddo, quel breve riposo, dopo un poco parvero ristorarla, e

le sembrò che la densa caligine dalla quale le veniva ottenebrato

l'intelletto pian piano si venisse diradando.

Si vide innanzi agli occhi Lamberto come fosse presente, udì il suono

delle sue parole, quasi le profferisse di nuovo, e disse, con quel riso

sinistro che non essendo in armonia coll'espressione degli occhi e del

resto del viso, sembra piuttosto uno stiramento convulso delle labbra:

--Oh, oh! rider di me!.... Anche gli scherni? Bada al fatto tuo,

valentuomo.... chè la cosa potrebbe andare a rovescio alla fine, ed

a me toccasse ridere, a te piangere!... Così m'ajutasse il demonio

come mi saprei ajutare, se nascesse l'occasione!... e vorrei vederlo

quest'uomo perfetto, colla sua gran virtù, colla sua prodezza, che par

che tutto sia fango a petto a lui, e quella sua donna, quell'angiolo,

quella gran cosa, vorrei vederli, che saprebber dire se toccasse

loro domandar pietà colle braccia in croce, a chi? a Selvaggia, alla

cortigiana! alla vile, alla pazza, alla sciagurata!--

Si morse il dito, ed alzandolo minaccioso lo scrollava, dicendo:

--Tutti contro me? Sia come volete. Io contro tutti!.... Chi ha più

lino farà più tela!.... e la vedremo. Hai veduto sin ora come tratti

l'amore?... All'odio adesso! vedrai com'io scherzo.... vedrai se me

n'intendo di vendetta.... lasciamici pensare appena due minuti.... eh!

io non voglio tener con te i modi soliti.... un par tuo, tanto dappiù

d'ogni altro, non debb'esser trattato come un del volgo....--

E col capo basso, le guance e gli occhi lividi ed infossati, stette

fissa ruminando mille progetti che, per dir così, si vedean passare

sul suo volto come su un cielo burrascoso trasvolano le nubi in cento

fantastiche e diverse forme, cacciate dal vento.

Si scosse alla fine come invasa a un tratto da una nuova idea: alzò il

capo e lo tenne immobile piegandolo un poco su un lato, nell'atto di

chi tende l'orecchio, quasi desse ascolto tutta intenta alla voce che

le parlava all'anima, poi disse:

--Questa sarebbe la maggior di tutte. Oh, mi riuscisse!.... ma avrò poi

cuore che basti a condurla sino al fine?--

E da quel petto, ove bolliva tanto furore, uscì pure un sospiro. Forse

le parve il nuovo progetto troppo doloroso ed enorme.... forse in quel

momento la memoria del suo amore le spicciò viva dal cuore, come accade

talvolta se si voglia soffocare sotto le ceneri un fuoco ardentissimo,

che una falda di fiamma si fa strada, guizza e splende un momento, e

poi scompare.

Poco importa del resto lo scoprir ora la cagione di questo sospiro,

che probabilmente verrà palesata a chi avrà la pazienza di finir

quest'istoria; fatto sta, che dopo averlo messo dal petto due o tre

volte si chiuse il volto colle palme, e da chi in quel momento l'avesse

considerata, si sarebbe potuto supporre, dal moto delle spalle, che

piangesse. Stata così un pezzo, di seduta ch'ell'era, si lasciò andar

supina, e rimase pur sempre colle mani sul volto, immobile, finchè dopo

lungo tempo, anche le braccia, quasi perdessero ogni forza, caddero a

terra distese lungo la persona.

Apparve allora il suo viso pallido, affilato, rallentati i muscoli

dalla contrazione dell'ira, ma serbando tuttavia l'impronta della

terribil tempesta ch'era passata su quell'anima desolata. Rendeva in

un modo l'immagine d'una campagna spazzata da un tremendo turbine,

dopo il quale sulla terra solcata dall'acqua, sugli alberi divelti e

coricati, sulla natura tutta si stenda un silenzio, una calma attonita

e sbigottita.

Niccolò de' Lapi; ovvero, i Palleschi e i Piagnoni · 第 29 / 51 段