--Dimmi un poco, Selvaggia, chi credevi tu d'essere? la figlia di

qualche principe? Non lo sai che sei nata in terra di cristiani da

un ebreo mendico? che i ricchi, i signori hanno più stima de' loro

bracchi che de' figli della nostra razza? che questa vergogna che tu

vai dicendo non la potevi fuggire e v'eri destinata dall'utero di tua

madre? E perchè vivessi almeno negli agi io t'avevo data a chi ti

poteva far ricca e felice? E se tu non hai saputo governarti, se ti sei

fatta cacciar via, che colpa n'ho io? e che cosa vieni a rompermi il

capo con queste tue novellate e questi tuoi furori?--

--E chi v'avea detto ch'io avessi bisogno di viver negli agi? Chi

v'aveva domandato tesori? Non v'è altro bene che l'oro a questo mondo?--

--Orsù, Selvaggia, se tu seguiti a far la pazza a questo modo, con

un fischio fo venir qui quattro soldati che ti mettano in istrada, e

quando avrò detto ch'io non so chi tu sia, avrò detto tutto. Se invece

vorrai prender la buona via.... Se t'occorron danari....--

Ed un pronunziar più lento di quest'ultima frase lasciò conoscere

quanto costasse al vecchio avaro.

--Io non venni qui per danari, seguitava a gridar la Selvaggia,

mostrando nella voce e nella guardatura un'esaltazione sempre maggiore;

venni qui perchè ho l'inferno nel cuore.... perch'io non posso viver

senz'esso, perchè vo' rivederlo ad ogni costo... perchè spero ancora,

prima ch'io muoja, di trovar un cuore che non sia per me di bronzo!....

amore! oh, lo so, non è per la povera Selvaggia!.... Ma un po'

d'affetto.... oh! l'otterrò s'io ritrovo Lamberto....--

--Oh, insomma, disse Barlaam risoluto, stendendo la mano verso un

fischietto d'ottone che era sulla tavola, io non t'intendo....--

Selvaggia afferrò quella mano, e mutando a un tratto l'espressione,

quasi feroce, della sua fisonomia, disse con fredda e sinistra ironia:

--Non m'intendete? aspettate un momento, che io vi parlerò una lingua

che intenderete.... Se vi serve la memoria! (e fate che vi serva, chè

v'importa!) vi ricorderete che prima di vendermi a quell'uomo che

poi m'ebbe là in quel castello del Friuli.... m'avevate promessa a

Malatesta.... soldato allora de' Veneziani... egli era sui principii

e non troppo ricco... ed il prezzo ch'egli potea darvi era minore di

quello offertovi da quell'altro... però all'altro mi desti, facendo

credere a Malatesta ch'io fossi stata rapita da certi soldati. Non

credevi eh? che ne sapessi tanto?.... voi ora direte ch'io non ho prove

per convincerlo del vostro inganno... ma qui sta il vostro errore....

voi non foste avveduto, maestro! nella fretta, e pel timore non vi

fuggisse di mano il vantaggioso mercato, voi scriveste un foglio al mio

compratore, dicendogli come stava la cosa, e pregandolo fosse contento

tenermi nascosta finchè Malatesta si fosse partito colla compagnia da

que' contorni, e così fu fatto.... Malatesta non seppe, nè sospettò

di nulla, ed anzi, salito poi a maggior fortuna, v'accettò fra suoi

famigliari, e vi fece ricco come siete al presente. Questo foglio

vivendo io libera e sciolta nella casa di costui, lo trovai un giorno,

e mi parve cosa che meritasse di esser serbata.... non pensando però

mai dovesse venire un tempo che m'avesse a servir tanto.... io l'ho

con me, maestro! ed affinchè non crediate che io mi vanti, vedete s'è

vero.--

In così dire si trasse di seno il foglio e lo squadernò agli occhi del

vecchio rimasto atterrato a quella vista.

Ben sapeva che Malatesta non era uomo a perdonagli quel tratto se gli

fosse venuto a cognizione.

--Maestro Barlaam! disse Selvaggia lasciandogli libera la mano, che

avea sempre tenuta ghermita durante il suo discorso, ora chiamate i

vostri soldati, fatemi cacciar via, più non vi trattengo.... avreste

mutato pensiero?.... m'avreste intesa questa volta?--

CAPITOLO XXIII.

L'astuto vecchio trovatosi colto ne' suoi proprii lacci non si perdè

d'animo, e dove non valeva la forza pensò valesse la simulazione. Si

sforzò di vestire d'un'apparenza di tenerezza, umile e contristata,

quel suo bruttissimo volto, che ne divenne più brutto il doppio, e

guardando Selvaggia scrollava il capo, e diceva:

--Sì, t'intendo!.... va dunque.... va da Malatesta.... mostragli quel

foglio.... fa che mi strappi questo rimasuglio di vita... già non sei

venuta per altro; volevi farti padrona di quel poco ch'io ho potuto

metter assieme in tant'anni di sudori..... volevi la morte mia.... lo

meritavo!.... era stato troppo enorme il mio delitto.... avea voluto

levarti dai cenci.... farti viver contenta e ricca, in uno splendido

stato.... oh! meritavo la morte.... oh! figliuola.... disse poi

alzandosi, ed aprendo le braccia verso Selvaggia, è questo dunque ciò

che prepari all'infelice tuo padre?--

--Mio padre voi? disse Selvaggia arretrandosi e sorridendo amaramente.

Maestro! voi non m'intendevi poco fa: ora v'intendo io.--

--Non m'intendi? sciagurata... non odi neppur più la voce del sangue?--

--V'è una voce di sangue tra noi, ma a voi non a me tocca l'udirla.

Questa voce vi dirà, che mediante questo foglio il sangue vostro è

mio,.... è mio, m'avete intesa?.... quello di maestro Barlaam....

non quello di mio padre, che io sola fra i vivi, non l'ebbi mai. Ma

rassicuratevi, non venni qui per ispargerlo, non cerco la vostra

rovina, tenetevi i vostri tesori.... al prezzo che gli acquistaste sono

assai ben vostri.... rimettetevi a sedere ed ascoltatemi. Io incontrai

due anni sono un giovane, un angelo, il solo di cui mi caglia, il solo

che mi faccia soffrir la vita finchè dura la speranza di ritrovarlo,

un uomo.... Ma che vo' io a parlarvi di lui ora? disse con impazienza,

provando nel parlar di Lamberto a maestro Barlaam ugual ripugnanza che

il giovane avea mostrata altra volta nel sentire il suo amore accennato

da essa.

--In una parola, proseguiva, io venni in Firenze per cercar di lui. Non

voglio da voi altro se non che mi ajutate a rintracciarlo, e trovato

ch'io l'abbia vi lascio.... e non udrete mai più parlar de' fatti miei.

Ecco i miei patti, maestro!....--

All'udir queste parole il vecchio riprese fiato, e gli parve, come

si suol dire, averla per un tozzo di pane. Siccome le sue smorfie di

tenerezza divenivano inutili, riprese il suo viso impietrito, e disse:

--T'ajuterò quanto potrò molto volentieri, se non vuoi altro....

sappimi dire il nome di costui... chi egli è.--

Selvaggia, colle più brevi parole possibili, fe' conoscere al padre

il nome, l'aspetto, la condizione di Lamberto; ed egli prendendone

appunto, le scrisse su un fogliolino: diede alla figlia poche monete

d'argento, ed accomiatandola le disse, si facesse rivedere il giorno

dopo, ed intanto si sarebbe dato pensiero del fatto suo.

L'indomani ella vi venne due volte nella giornata ed una terza la

sera al tardi, ma non era riuscito ancora a Barlaam di scoprir nulla.

«La città è piena di soldati, ci vuol tempo; ho fatto domandare tutti

i capitani, se vi è, si troverà.... miracoli non se ne posson fare»

diceva egli alla giovane per calmare la sua impazienza.

Troilo e messer Benedetto, che lasciammo per la via, erano intanto

giunti al palazzo Serristori: venendo loro negato di entrare da

Malatesta, chè a quell'ora non volea veder nessuno, disse il Nobili:

--Andiamone dal maestro.... è cosa di così poco rilievo che già sarà

tutt'uno.... una parola ch'egli dica a Malatesta, e' sarà fatta.--

E così venne alle stanze di Barlaam, col quale era molto domestico.

Entrarono, essendosi prima spogliati della cappa di confratelli e

buttatala in un angolo, e trovarono il vecchio con Selvaggia, che,

vestita com'era da soldato, non riconobbero per donna, e stimarono

fosse uno de' famigliari di casa.

--Addio maestro--disse il Nobili, con un certo suo modo autorevole; e

l'ebreo rispose al saluto molto umilmente, come solea usar con tutti, e

tanto più con quelli che sapea nella grazia del suo padrone.

--Noi siam venuti a domandarvi un piacere, proseguiva il primo; questo

gentiluomo..... egli è quello che venne travestito da frate.... de'

nostri.... di quelli del campo.... vi ricordate?--l'ebreo accennò col

capo di sì.

--Egli dunque per una sua faccenda, ed io pure di compagnia, volevamo

far motto a Malatesta.... ma ci vien detto ch'egli a quest'ora non

ammette visite. Sarete dunque contento in nostro servigio salire un

momento da lui, ed esporgli il nostro desiderio.... di che questo

giovane ed io molto lo preghiamo.... è un'inezia.... che ad esso non

costerà che il volerlo. Si tratta di mandar colle bande di contado un

uomo d'arme qui della compagnia del signor Amico d'Arsoli.... e della

cagione che noi gli domandiam codesto, gliene parlerò poi a miglior

agio quando ci troveremo insieme.--

--E come ha nome questo soldato?--domandò Barlaam movendosi e mostrando

cogli atti del volto che non era cosa difficile ad ottenersi.

--È quello che si tiene in casa Niccolò fin da fanciullo... che

stette un tempo nelle Bande Nere, col signor Giovanni, ed ora dovrà

maritarsi colla Laudomia.... se troverà il momento, ben inteso (e

girò un'occhiata a Troilo sorridendo); egli è quel Lamberto..... ben

sapete.--

--Ah! disse il maestro, ho capito--ed uscì.

Troilo ed il Nobili, che a lui solo ponean mente, non s'avvidero

dell'atto di sorpresa ed allegrezza che fece Selvaggia udendo

pronunziare il nome di quello che da tanto tempo cercava. Ma represso

quel primo moto, di tutto quanto aveva udito non le rimase presente

all'intelletto altra frase fuor di questa «ora dovrà maritarsi colla

Laudomia.» Le pareva che queste parole le si fossero infisse nel cuore

come altrettante saette, e le passò innanzi gli occhi rapida qual

baleno, come una visione di nuove e più spaventevoli angosce che le

si preparassero. Rimasta sola coi due venuti, smaniosa di parlar pure

una volta ed udir di Lamberto, benchè conoscesse ormai che ogni parola

sarebbe stata una nuova fitta, cominciò a dire, frenandosi, e mostrando

indifferenza più che poteva:

--Anch'io un tempo fui delle bande del signor Giovanni.... oh!

lo conosco bene quel bravo giovane.... ed ho caro che sia ora in

Firenze.... ma ditemi?.... com'è? come avete detto? egli prende

moglie?....--

--Sì, prende moglie.... cioè.... non così tosto credo io--rispose

Troilo con un certo sorriso malizioso.

Selvaggia s'accorse che v'era sotto qualche cosa, e le crebbe la smania

di chiarirsene pienamente. Ma come riuscirvi? Potea sperare che costoro

volessero tanto fidarsi d'uno sconosciuto da palesargli così al primo i

loro segreti?

Pure seguì a maneggiarsi con molta destrezza, ed ottenne gli venisser

narrati tutti i casi di Lamberto colla Lisa, e poi colla sorella, ed

in fine il matrimonio imminente: ma d'onde quel dubbio che s'avesse ad

eseguire? Chi voleva impedirlo? perchè?

Tuttociò le si nascondeva, e non trovava modo a scoprirlo; tornò

intanto il maestro con viso allegro, e disse:

--Ho trovato il signore di buona voglia e sul verso di motteggiare....

ed è andata benone... sarà fatto come voi volete.... povero signore,

quando que' suoi dolori lo lasciano in pace egli è tutt'altro... oh!

egli è il grand'uomo dabbene.... che Iddio gli dia salute e lunga

vita.... anzi m'ha detto vi faccia salir da lui,.... qui per la

scaletta, e vi vedrà volentieri. Onde se volete.... ecco....--

Ed in così dire, alzata la portiera del piccol uscio d'onde era venuto,

li messe su per la scaletta e li lasciò andare, tornando al suo solito

posto, e dicendo a Selvaggia:

--L'uomo è trovato, eh?--

--È trovato--rispose la giovane, e fattasi presso il maestro, e presolo

pel braccio, disse prestamente e con un certo raffrenato furore:

--Ora voglio sapere quando deve farsi questo matrimonio; perchè, e da

chi si vuole impedirlo, domandatene loro, io sarò nella camera qui

appresso.--

--E come diavolo vuoi che faccia a farmelo dire, se volessero

tacermelo?--

--Voglio saperlo! v'ho detto--gridò Selvaggia, e scagliando sul maestro

un'occhiata che diceva il resto, se n'andò all'oscuro nella camera

vicina.

Barlaam si morse le labbra per dispetto di trovarsi a quel modo

sottoposto a costei, colla quale ben vedeva non era da scherzare.

Ma se correva grandissimo pericolo nel ricusare di contentarla, ne

incontrava forse uno eguale nello scoprire il nome, la condizione, i

disegni dei due venuti. Le loro pratiche con Malatesta a favore della

parte Pallesca, quelle visite notturne e misteriose erano un geloso

ed importante segreto sotto una Signoria sospettosa ed avveduta.

Come fidarlo a Selvaggia, mezzo pazza a parer suo, e che non avrebbe

mancato di palesarlo a Lamberto, uno de' più caldi fra gli avversarj

dei Palleschi? E se per cagion di costei si fossero scoperte codeste

frodi, non era egli verisimile che Troilo ed il Nobili ne accusassero

lo sconosciuto di quella sera e quindi il maestro? E Malatesta allora

che cosa era per fare? Ben lo sapea Barlaam.

Ma, per fortuna sua, egli non avea il suo pari nel saper all'improvviso

immaginar un ripiego. Si fece sull'uscio della camera ove s'era

ritirata Selvaggia all'oscuro, e le disse:

--Senti: s'io aspetto che costoro tornino.... prima potrebbero

andarsene per altra parte.... poi, se anco scendessero di qua, non è

credibile volessero tanto a minuto dirmi i fatti loro.... io ho pur

voglia di contentarti, figliuola, chè non son quello che tu mi credi:

ora dunque salirò sin all'uscio di Malatesta, e vedrò d'origliare che

cosa parlano con esso lui.--

--Come volete, purchè lo sappia,--rispose Selvaggia, ed il tristo

vecchio salì sorridendo e compiacendosi della sua malizia.

Giunto in un andito oscuro dove avean a riuscire i due, venendo fuori

dalla camera di Malatesta, si fermò aspettandoli, senza curarsi

d'ascoltare che cosa dicessero, che poco gli caleva saperlo, e

lavorando invece col cervello a comporre la novella che voleva poi dire

a Selvaggia. Dopo non molto uscirono, ed egli, fattosi sentire così

all'oscuro, e presili per la mano, gli avviò per un'altra porta che

metteva sullo scalone, dicendo:

--Ad ogni buon riguardo è meglio non vi facciate rivedere da quel

soldato ch'io avevo in camera: egli è di casa.... uomo di fede.... ma è

giovane sventato.... e poi, meno persone vi vedono è sempre meglio.--

Questa precauzione parve ad ambedue naturale e ragionevole, e, senza

curarsi d'altro, salutato il maestro, se n'andarono con Dio.

Sceso in camera, e chiamata fuori Selvaggia dal suo nascondiglio, le

diceva con fare ingenuo:

--Ora so tutto, e ti posso contentare, fortuna però ch'io son salito!

chè costoro se ne vollero andare per altra parte.... oh! non v'è sotto

quel gran mistero che credevamo.... costoro sono due gentiluomini

di Firenze, il vecchio è messer Gabriello Spini, ed il giovane un

suo figliuolo, ch'io appena mi ricordavo aver veduto, ed ha nome

messer Lodovico. Questo giovine è innamorato di quella che dee sposar

Lamberto, e non trovando altra via ora di rompere e sospendere almeno

il parentado, ha pensato questo rimedio, di ottenere dal signor

Malatesta sia mandato fuori di Firenze, come in effetto sarà mandato

domani, chè appunto devon partire per Empoli cento barbute in ajuto del

commissario Ferruccio.

Nacque nel cor di Selvaggia un fiero contrasto, a queste parole.

Permettere che il suo Lamberto venisse tradito a quel modo; che

soffrisse le terribili angosce (e la misera ne sapeva qualche cosa) che

gli si preparavano, le pareva un offendere, un ingannare essa stessa

quello pel quale avrebbe sofferto lieta mille dolori, e non poteva

darsene pace. Ma dall'altro canto darlo colle proprie mani in braccio

alla sua fortunata rivale, figurarselo al fianco d'un'altra, sposo

felice, immerso in tutte le gioje dell'amore, ed ella, poveretta, non

aver più da lui nemmeno un pensiero, trovarsi di nuovo abbandonata da

tutti nella sua prima desolata solitudine!... quest'idea fu troppo

enorme, troppo tremenda; Selvaggia spaventata, non potè reggervi,

dovette allontanarla ad ogni patto, e, per iscusarsi in parte a' suoi

proprj occhi e transigere con affetti cotanto potenti ed opposti, disse

fra sè «io potrò svelar tutto a Lamberto, dirgli ch'egli punisca il mio

fallo, che m'uccida, ma prima vederlo, oh sì! ch'io lo veda, ch'io gli

parli una volta!...»

Ondeggiante in questi pensieri, era rimasta muta e come assorta

per alcuni momenti; preso partito alla fine, si scosse, e disse

risolutamente:

--Ora, maestro, due altre cose m'occorron da voi, e poi vi lascio.

L'una, ch'io sola sia mandata domani a portar a Lamberto l'ordine di

partire. L'altra, che mi provvediate d'un'armatura e d'un cavallo per

seguitarlo.--

--D'un'armatura! disse maravigliato il maestro, sei tu pazza affatto?

credi tu poter reggere coll'armatura indosso e valerti della tua

persona?--

--S'io potrò reggere e valermi della persona voi ve ne avvedrete: e per

ora lasciatene il pensiero a me.--

--Oh! dove vuoi tu che trovi codeste cose? esclamò il maestro che si

spaventava per la spesa; sai pure che in una terra assediata chi ha

cavalli ed armi le tien per sè.--

--Maestro, potrei rispondervi soltanto ch'io n'ho mestieri, e li

voglio: ma vi vo' far riflettere che starebbe in me il torvi altra

maggior cosa che non il pregio d'un cavallo e d'un arnese.... e,

tenete a mente, ch'io voglio l'elmetto colla visiera che si chiuda....

Ora addio, a domani.--

Uscì Selvaggia, ed il maestro arrabbiato e malcontento dovè pur pensare

al modo di levarsi d'addosso costei, e contentarla. L'indomani, appena

giorno, si mise in moto, e per virtù di molte diecine di scudi,

mandando il malanno a chi gliene faceva spendere, riuscì ad aver pronto

per la sera ciò che la giovine gli avea domandato.

Ebbe da Malatesta l'ordine scritto che imponeva a Lamberto di seguire

la gente che si mandava ad Empoli, ed ottenne facilmente, sotto varj

pretesti, da uno de' caporali che dovean guidarla, la licenza di dar

il carico ad un uomo a sè noto, d'andar per Lamberto, condurlo ove la

compagnia faceva la massa, ed uscire di Firenze con essa.

Quella medesima giornata era intanto, per la casa de' Lapi, e per

le donne specialmente, piena di pensieri e di faccende. Laudomia,

svegliatasi all'alba col cuore consolato e sereno, si vestì, e

copertosi il capo con un velo che le scendeva sino alle ginocchia, se

n'andò a' Servi a far le sue divozioni.

Tornata poi a casa, e lasciatasi vedere al padre, che le fece quella

mattina più carezze che non soleva, salì nelle camere, che oggi si

direbbe di guardaroba, e, coll'ajuto di M. Fede e della sorella si

diede ad ammannire panni, biancherie, e preparar le cose necessarie,

con quella sollecita ed operosa premura che nasce nelle profonde

agitazioni dell'animo. Lisa, ritornata in sè dopo quel primo momento

di dispetto, e temendo forse ancor più, per amor proprio, di darne

il menomo segno, prestava il consiglio e l'opera sua in questi

preparativi, senza quel diluvio di parole che la gentil metà del genere

umano suole impiegare in cotali operazioni, quando non ha la mente

occupata da più importanti e più gravi pensieri.

Mona Fede era la sola che sostenesse il dialogo, se piuttosto non si

dovea dir soliloquio, e strascinando in qua e in là le sue pianelle,

numerando e scegliendo panni, dichè eran coperti e letto e tavole e

tutto il mobile della camera, veniva dicendo:

--E pensare che una di casa Lapi abbia a farsi sposa senza che neppure

ci sia tempo e modo di farle un po' di corredo! Fortuna che rimane pure

di molta bella roba di M. Fiore vostra madre!... chè quando il frate

cominciò a predicare si vestì d'una gammurra scura, e non volle mai più

portar altri abiti.--

Poi, tirando non senza fatica un cassone, parte scolpito, parte dipinto

al modo del 400, che era in un angolo, simile a quello che vedemmo

presso al letto di Niccolò (ambedue avean contenuto il corredo di M.

Fiore) lo strascinò a fianco d'una tavola, sulla quale avea messo

a parte un monte di robe. Spolveratolo per tutto diligentemente,

l'aperse, e, volta a Laudomia, le diceva:

--Ora, se volete scrivere, faremo la nota di tutto quanto pongo qui

dentro.

Laudomia prese l'occorrente, ed appoggiandosi, ritta com'era, alla

tavola, colla penna intinta nella destra, veniva scrivendo ciò che la

Fede dettava.

--Una cioppa e giornea di dommaschino chermisì con frangie.

--Una cotta di dommaschino alessandrino con maniche fiorite.

--Una cioppa pavonazza ricamata.

--Una gammurra ricamata con seta bianca, con maniche di seta chermisì.

--Questa, mi ricordo, se la mise, e fu la sola volta, per andar a veder

entrare re Carlo VIII.... un ometto piccino piccino, biondo e bianco

che pareva un fanciullo, e si pensava potersi inghiottir Firenze!.....

sì.... sì, Pier Capponi, buona memoria.... gl'insegnò egli la via

ritta.... ed anche allora, che tempi!... che diavolerie!....

--Una gammurra di rascia bianca con maniche di dommaschino verde.

--Una giornea di boccacino bianco.

--12 Camicie. 12 Cuffie. 25 Fazzoletti da mano. 25 Benduccie. 2

Sciugatoj larghi.

--Una berretta di velo alessandrino ricamato con perle e ariento.--

--Questa, disse Laudomia, riponila, chè non son questi tempi, nè io in

istato da portar cotali fogge.--

--Come volete--rispose M. Fede mettendo in disparte la berretta, poi

con un sospiro:

--Povera signorina, vi tocca andare sposa in un brutto momento!....

senza nemmeno un pò di festa!.... Oh, quest'assedio!.... (per poco

ch'io nol dissi).... quando finirà?.... e tutt'i guai con esso!....

--Una berretta di dommaschino bianco....

--Ho inteso che messer Niccolò non vuol che si faccian nozze.... non

vi sarà nè invito, nè suoni, ed ha fatto sapere agli amici di casa,

che non vuol neppure il serraglio[46]. Perchè è lui, gli daranno

retta, ch'egli è più ubbidito che il capitan di giustizia.... Forse un

altro!....

--Una cappellina di drappo alessandrino e bianco....

--Eh! non andò così la cosa, no, quando tolse donna egli.... io

ero bambina... pure, me ne ricordo, e sì ch'era fatta di poco

quella legge.... come la chiamavano?.... che so io?.... La legge

_Santuaria_.... per un verso era proprio cosa santa.... chè prima, a

furia di spendere in nozze, le famiglie andavan in rovina.

--Un libricciuolo di donna ricamato di perle e fornito d'ariento....

--Eh! se aveste veduto la strada qui avanti alla casa, era tutta

coperta d'una tenda di teli rossi e bianchi, retta da stili, e v'era

sotto un ricinto di panche coperte d'arazzi.

--Una filza di pater nostri di coralli.

--Una cintola di broccato paonazzo fornita d'ariento.

--Un pajo di calze di rosino.

--Un bacino d'ottone da mano.

--Un boccale a detto bacino.

--Un pettine d'avorio.

--Due borse d'oro e di seta.

--Un anello d'ariento da cucire.

--Uno specchio d'osso intarsiato.

--.... E.... come dicevo.... i trombetti della Signoria sulle scalere

di Santa Maria maggiore, e le trombe, co' pendoni bianchi e 'l giglio

rosso in mezzo! e tanti fiori, e tanta mortella... e saranno stati

da 200 tra giovani e gentildonne in istrada aspettando fosse ora del

desinare.... e che gale! e che ricchezze!... Ma vostra madre M. Fiore

ell'era degli Albizzi, e portava 1000 lire di dote!.... e gli Albizzi,

prima che messer Rinaldo si rovinasse, era la prima casa di Firenze. Le

cose non andavano com'oggi giorno, allora....

--Un pajo di forfici.

--Un pajo di scarpelli da occhielli.

--Nastri di più ragioni, e refe di più colori.

--Una stola bianca lavorata di seta.

--Una coda di cavallo da pettini lavorata di seta[47]....

--Allora Fra Girolamo non avea vietati ancora i desinari, le veglie,

le feste che si facean per le nozze.... non avea ordinate le compagnie

de' fanciulli che andasser per le case a domandar l'_Anatema_, per

abbruciare poi tutto in piazza..... Era un sant'uomo! e vero.... ma

egli arse pure allora di gran belle robe!.... e messer Niccolò volle

che vostra madre desse a codesti fanciulli vesti, cappelliere, e lisci,

e liuti, e pitture che valevano di gran centinaja di fiorini....

Poverina! gliene sapea pur male, e non voleva... ma il babbo disse:

voglio.... chi potea opporsegli?..... Egli avea un ritratto di M. Fiore

per mano del Francia.... una bellezza! parea vivo. Volle che anche

codesto si ardesse.--

--Oh! bene, ringraziamo Iddio sempre di quel che abbiamo--rispondeva

Laudomia.

Niccolò de' Lapi; ovvero, i Palleschi e i Piagnoni · 第 27 / 51 段