--Oh! sì, sì, padre mio.... io non mancherò.... questo mio pianto non è

per poco animo.... sono figliuola vostra. Certo.... non mi vo' far più

brava di quel che sono.... pensar che Iddio mi dona oggi Lamberto.... e

forse domani....--

Qui la voce della giovane fu troncata da un singhiozzo represso, le sue

labbra sporgevano chiuse e tremolanti, finchè riuscì ad aprirle ad un

sorriso dicendo:

--Ma non dubitate di me, babbo! Iddio mi darà forza.... e dacchè voi

tenete pur le donne buone da qualcosa, non sarà Laudomia vostra che

vi torrà di codesta opinione.... già non siamo a questo mondo per

godercela, ma per patire come e quando piace a Dio.--

--Ora hai detto bene, figliuola, che in questa vita la vera, la sola

sapienza, sta non nell'affannarsi col tener dietro ad un fantasma

di felicità, che quanto più s'insegue tanto più s'allontana, ma nel

racchetar l'animo nell'idea del patire. E siccome rassegnarsi a patir

senza compenso è contrario ed impossibile alla nostra natura, chi vuol

trovar quiete quaggiù e regger al peso de' mali che ci opprimono, non

ha altro ajuto se non la speranza d'un compenso futuro. Se questa

speranza sola guidasse gli uomini, il mondo non sarebbe in mano de'

violenti, degli ambiziosi, degli iniqui, e la libertà oppressa presto

risorgerebbe.

--Ma, diceva sorridendo il vecchio, io ti volevo parlare di te, delle

cose tue, ed invece io ragiono di cose di stato! che vuoi? la mia vita

sta presso il suo termine; mi preme il pensiero della patria, e la

mente mi corre, contro mia voglia, talvolta ad esprimer quel solo. A

ogni modo, anco sul fatto tuo, t'ho detto abbastanza e mi sono accorto

che m'hai inteso molto bene. Ora sta di buona voglia, e piaccia a Dio

di non porti a troppo ardui cimenti.--

Questo dialogo era accaduto mentre, come dicemmo, non era in casa se

non Niccolò colle figlie. Lisa, che era in camera col suo bambino, si

vide comparir Laudomia col viso commosso, le palpebre umide: s'avvide

che qualche novità doveva esser nata; l'interrogò premurosa, e seppe

dalla sorella i suoi pensieri, le sue speranze, è tutto quanto, poco

innanzi, aveva discorso col padre. Laudomia parlava coll'affetto caldo

ed espansivo che nasce dal bisogno d'aprirsi con quelli che si amano, e

di metterli a parte delle gioje, de' secreti del cuore, ed era troppo

intenta a ciò che diceva, troppo agitata, ed anco forse troppo ingenua

per avvedersi del senso che le sue parole producevano sull'animo della

sorella.

Lisa la veniva ascoltando con un sorriso ch'ella cercava di rendere

affettuoso e compiacente; sa il lettore che testina avesse costei.

Colta all'improvviso, si sentì punger proprio, come si suoi dire, ove

le doleva, dal pensiero che l'amore di Lamberto era svanito assai più

presto che non era ragionevole, e non era dunque stato quale essa se

l'era figurato e le parea meritare. Quest'idea riusciva doppiamente

dolorosa al suo amor proprio, perchè non potea non iscorgere quanto

abbietto fosse il motivo che la produceva, non v'è maggior dispetto per

i superbi che venir condotti a trovarsi bassi e ridicoli nella propria

opinione, e questo dispetto si dipinse amaro e cocente sul volto di

Lisa. Durò un momento; e Laudomia per fortuna, non se n'avvide, chè la

sorella più per ingannar se stessa, che per ingannarla (almeno così

ci giova sperare per onor suo) le profuse mille espressioni e mille

carezze, passato appena quel primo momento, e facendo ogni opera per

persuadersi ch'ella sentiva grandissima premura per la felicità de'

nuovi sposi, ch'ella era sopra modo contenta di quest'unione, riuscì

alla fine a parere, e fosse ad essere, sincera e naturale nelle sue

dimostrazioni.

A due sorelle, a due giovani, in tali occasioni non mancano le parole:

e qui furon molte; piene di progetti, di disegni, di disposizioni per

l'avvenire, e non le ripeteremo, per l'ottima ragione che al lettore

annojerebbe il leggerle ed a noi lo scriverle.

Si lasciarono alla fine abbracciandosi e rallegrandosi insieme, ed

appena uscì Laudomia, che tornato a casa Troilo salì dalla moglie.

Chi l'avesse veduto per le scale dovea dire, costui del mestiere che

gli tocca fare n'ha proprio piene le tasche. Veniva su lentamente

dondolandosi ad ogni scalino con un fare svogliato, e si strascinava

dietro una grande alabarda, che tenendola impugnata da capo presso il

ferro, veniva col calcio picchiando sul ciglio d'ogni gradino. Giunto

sul pianerottolo, gonfiò a un tratto le gote lasciandone tosto uscire

il fiato, che durò un bel pezzo, tanto s'avea pieni i polmoni, e con

certe ciglia alte ed inarcate, cogli occhi a terra e la testa su una

spalla, canterellando a mezza voce, appiccò ad un chiodo l'alabarda

accanto all'uscio di camera sua, si sfilò una rotella che aveva in

braccio, volle deporla ritta appoggiata al muro, ma sdrucciolò e venne

a terra, senza ch'egli si chinasse per raccoglierla; poi entrò ov'era

la Lisa sforzandosi di fare il miglior viso che potesse, e facendosi

animo col dir tra sè: «Su, Troilo, coraggio; tutta questa seccaggine

non sarà senza premio!»

--Credevo s'uscisse a combattere, disse baciando in fronte la giovane

così a fior di labbra, ma è stata soltanto una rassegna, ed altra

novità non v'è.---

--La c'è bene in casa, invece--rispose Lisa.

--Ed è?--

--Lamberto sposa Laudomia.---

--Ah! eh!.... Come?.... oh! n'ho piacere.--

Poi fissando la Lisa in volto, e conosciuto ottimamente i suoi

pensieri, soggiungeva, godendo d'esercitare la sua cattività naturale:

--Oh, bella davvero!.... Proprio, non l'avrei indovinata!...

Chi avrebbe pensato che costoro s'amassero? Bisogna dire che se

l'intendessero da un pezzo.--

Lisa si morse le labbra, e si strinse nelle spalle; e Troilo avanti:

--Davvero ci ho gusto... che a dirtela, di quel povero Alberto....

Lamberto voglio dire.... me ne sapeva male.... quantunque non avessi

avuto intenzione di fargli dispiacere.... pure ero stato cagione di

disturbargli il suo amore.... e nessuno più di me doveva avergli

compassione, chè io so quanto vale il tesoro ch'egli ha perduto....--

E qui trovandosi alle spalle della Lisa tirò fuori dalla bocca un palmo

di lingua.

--Ora ringrazio Dio ch'io vedo ch'egli non s'è buttato al tutto al

disperato.... ed anche per te n'ho piacere, Lisa mia. Capisco, col tuo

buon cuore doveva esser una spina.... ed ora devi provare un gran

sollievo a vederlo contento, e che ha saputo così ben far uso della

ragione, e consolarsi....--

--Oh! quanto a me son contentissima--- disse Lisa asciutto asciutto.

Troilo se le piantò davanti e, fissandola, disse:

--Eppure, a veder che viso fai, e' parrebbe che fossi tutt'altro che

contenta. Hai forse qualche altra cosa, qualch'altro dispiacere....--

--Io, non ho nulla.... mi pare d'essere come il solito.--

--Oh! come il solito no, Lisa mia. Perchè non dirmi addirittura: «non

te lo voglio dire?» A ogni modo ti si vede in viso il dispetto un

miglio lontano.--

--Ma che dispetto vuoi tu che abbia?.... e con chi?--

--Questo appunto è quello che ti domandavo... chè da me non lo so

indovinare.... ma qualunque cosa sia, mi piace che in questo momento il

veder felice tua sorella, Lamberto consolato e contento, ti dovrebbe

rallegrare in modo da farti scordar ogn'altra cosa.--

Lisa a queste parole, delle quali conosceva la profonda ironia, senza

che le fosse concesso lo sfogo di potervi risponder direttamente, fu

presa da un tal impeto d'impazienza, che battè il piede in terra,

s'alzò, e ripetendo due o tre volte: «Ma se dico che non ho niente!»

alla fine, come i bambini cattivi, si mise a piangere.

Troilo, godendo intieramente di questa scena, che, come diremo or ora,

serviva ai suoi fini, la stava guardando con mostra di grandissima

maraviglia, e badava a dire:

--Io non capisco.... ma che cos'hai? Ma che è accaduto?

--Ma non ho nulla, non è accaduto nulla.... anche tu vieni qui con un

certo viso, mi guardi a un certo modo.... e poi: _che cos'hai.... e di

certo hai qualche cosa.... e non me lo vuoi dire_.... tu mi faresti

uscir de' termini.... ch'ell'è pure una gran noja....--

--Noja! mi piacque la parola! che è quanto dire: levamiti d'innanzi. Se

non vuoi altro, saremo presto d'accordo.--

In così dire volse le spalle alla giovane, che mutata a un tratto, e

sbigottita all'idea d'aver isdegnato quello che pur cotanto amava,

si mosse frettolosa per rattenerlo; ma fu inutile, e Troilo con una

strappata liberò il braccio ch'ella gli avea preso ed in quattro salti

si trovò in istrada. Udito appena il matrimonio di Lamberto, era venuto

in mente allo sciaurato d'impedirlo a ogni modo, chè ove s'eseguisse

andava a monte affatto ogni disegno ch'egli avesse fatto sopra

Laudomia: disegno appena abbozzato, che conosceva benissimo d'assai

difficile esecuzione, ed al quale avrebbe forse potuto rinunciare:

ma vederla ora in mano d'un altro, diede nuova forza al suo malvagio

appetito, presa la cosa in gara, e conoscendo che non era da perder

tempo, seppe profittar dell'occasione per far nascer la contesa colla

moglie, or ora accennata, per la quale l'uscir di casa ed il lasciarla

così tosto sola parve cosa naturale.

Mentre camminava, egli, che non era punto in collera, quantunque

n'avesse fatto le viste, diceva tra se ridendo:

--Quest'amoroso sdegno non lo darei per un fiorino! alla fediddio,

ch'egli non potea venir in miglior punto! Ora, messer Troilo; a noi, a

saperlo usare! Prima di tutto, trovar modo di mandar Lamberto a cento

mila paja di diavoli.... E come? questo, domando io.--

Gli sovvenne in quel punto del Nobili; di quel che gli avea detto circa

la buca di S. Girolamo, del modo di potergli parlar segretamente, e

pensò potersi valer di costui. In pochi minuti fu all'ufficio della

confraternita suddetta, e, dato notizia di sè ad uno di quegli anziani,

che conoscendo Niccolò e la casata sua, avea udito bisbigliare di tutto

quanto era accaduto a quei giorni, ottenne facilmente di venire scritto

tra' fratelli. Pagò que' pochi danari che vi volevano per l'ammissione,

diede la ben entrata allo scaccino, e ricevuto l'abito della compagnia

ne fece un fardelletto, col quale si mosse tutto allegro per

ritornarsene a casa.

In questo frattempo Lamberto cogli altri giovani v'eran già ritornati.

Questi salì in camera, si disarmò frettoloso, parendogli mill'anni

di trovar Laudomia, alla quale, fatto ora mai sicuro e confidente,

ardeva l'aprir una volta il cuore, e rifarsi del lungo silenzio,

dell'incertezze, delle pene sofferte, scese al piano di sotto, non

senza aver prima posto maggior cura del solito onde il suo vestire,

i capelli, la barba, avesser miglior garbo possibile, e persino (già

in certi momenti siam tutti a un modo) gettò nell'uscire di camera un

occhio così alla sfuggita su una spera che era appiccata alla parete,

ma nel punto istesso, fatto accorto di quel suo donnesco pensiero, rise

di sè, e tirò innanzi.

Giunto all'uscio di Laudomia lo trovò socchiuso, picchiò piano piano

chiamandola a nome, chè pure gli batteva il cuore assai bene; siccome

nessuno rispondeva, spinse la porta ed entrò; la camera era vuota.

Quantunque vi fosse stato parecchie volte, gli parve questa la prima,

si sentì correr per le vene un leggier fremito non mai provato sin

allora, e rimase un momento girando intorno lo sguardo sulle pareti,

sul mobile tutto nitido, ordinato e ben disposto, che assai mostrava da

qual gentilmano ne fosse tenuta cura. L'aria della stanza era profumata

d'un certo misto dell'odor de' fiori che ornavano l'immagine della

Vergine, e della fragranza delle biancherie di bucato che coprivano

il letto. La luce del giorno ormai presso all'imbrunire, cadeva

languida sul pavimento sotto le finestre; e la sua tinta azzurrina si

sfumava nel chiarore rossiccio diffuso dalla lampada che ardeva sopra

l'inginocchiatojo.

Lamberto fattovisi dappresso fissava gli sguardi su quella Madonna,

che non gli era mai sembrata di bellezza cotanto divina; considerava

a minuto quel, per dir così, santuario de' pensieri più ascosi della

sua Laudomia, que' fiori, que' libri di preghiere, que' cuscini

che mantenevan l'impronta della persona ne' luoghi ove si soleva

appoggiare. Tutte queste cose, che per ogni altro sarebbero state mute

e senza vita, per esso in quel punto aveano e senso e voce, che dolce e

potente al tempo stesso, gli scendea ne' segreti del cuore.

Tutto immerso ne' suoi appassionati pensieri, Lamberto, quasi

senz'avvedersene, piegò le ginocchia innanzi all'immagine, appoggiando

al cuscino un braccio, sul quale posava la fronte. Le troppe celeri e

potenti vibrazioni del suo cuore si venivan rallentando, e si perdevano

in un indefinibile e placido assopimento dell'intelletto, quando sentì

sulle sue spalle il posarsi d'una mano ed all'orecchio suonarsi dolce

la voce di Laudomia, che gli diceva:

--Tu qui, Lamberto? E per chi preghi?--

Il giovane alzò il capo volgendosi, e che cosa provasse in quel punto,

come rimanesse incontrando lo sguardo di quelle pupille umide che tanto

pietosamente lo guardavano, si può immaginarlo, ma non esprimerlo.

Senza mutar luogo, prese tra le sue mani quella di Laudomia, e

posandovi le labbra tutto tremante, rispose:

--Io veniva per pregar te; e di qual preghiera, e con che cuore, lo sai

Laudomia!--

--Sì, lo so--disse la giovane, ma gli occhi suoi diedero più piena

e più dolce risposta: senz'aggiunger altra parola, s'inginocchiò

anch'essa al fianco di Lamberto, che sempre le teneva la mano, ed

affissati gli occhi nel volto della Nostra Donna, dopo breve silenzio,

diceva:

--Oh, Maria! Se il cuor di Lamberto dovesse venirmi mai tolto, fammi

prima morire!....--

E ambedue tacquero, chè il parlare era impossibile a quel punto, ed

inutile tra due cuori trasfusi a un tratto l'uno nell'altro, colla

rapidità di due fiamme che vengan poste a contatto.

Quando riebbero entrambi, dopo lunga pausa, la facoltà di discernere

e di parlare, Laudomia impotente a reggersi più sulle ginocchia si

lasciò andare su un seggiolone che avea vicino; un appassionato ed

onesto languore le velava gli sguardi, che cadendo teneri e lenti sul

suo caro, pur tuttavia inginocchiato a' suoi piedi, gli narravano la

sua felicità colla sicurtà confidente e ingenua d'un amore innocente.

Pareva ad ambedue esser nati ad una nuova vita, trovarsi in un mondo

diverso, sto per dir quasi, aver mutato natura ed essenza; nessuna

memoria del passato, nessun affanno dell'avvenire; un intendersi

scambievole, senza parlarsi, ed al tempo stesso un bisogno di parlarsi,

e dirsi tratto tratto l'uno all'altra «Ma tutto ciò non è un sogno?....

Ma è proprio vero?» Ed intanto la mano candida di Laudomia sfuggendo ai

troppo ardenti baci del giovane, gli si posava sulla fronte, e facea

debol forza per tenerlo lontano.

Poi, ravviando a poco a poco le idee, e rannodando i pensieri, i

casi della vita passata colla felicità presente, ricordavano mille

inezie della fanciullezza, i primi pensieri, i primi moti del cuore

nell'adolescienza, si chiedevano e davano spiegazioni scambievoli di

parole rimaste oscure, d'atti, di sguardi, e di cento minuzie passate

molt'anni addietro, ma vive sempre e presenti alla memoria del cuore: e

nel tener questi cotanto intimi ragionamenti, Lamberto frammetteva ad

ogni frase nomi d'amore dolcissimi, coi quali chiamava Laudomia in modi

sempre diversi: nomi che non si possono ripetere, profanati come furono

e resi ridicoli dai poeti arcadi, buona memoria, e dagli sciocchi, ma

che perciò non son meno un bisogno, uno sfogo dell'anima quando essa

prova troppo più che non può esprimere colle parole consuete.

--O mia Laudomia, diceva il giovane, mio dolce, mio solo pensiero, tu

ora mi fai accorto del mio errore passato... io, che credevo d'aver

provato che cosa fosse amore!.... Oh! non pensavo mai potesse giungere

a tanto.... vedi.... soltanto un'ora fa, io mi struggevo pensando,

che avea potuto volgermi alla Lisa.... mi parea d'aver fatto troppo

gran torto al tuo amore.... che fu il primo, il solo della mia vita,

ora me n'avvedo degno di un tal nome.... ora conosco che credetti

amar altri.... ma non fu vero.... Oh! quanto mi conforta questo

pensiero.... non fu vero!.... non amai se non te sola, di quell'amore

che sola tu meriti, che solo è tuo, e lo è stato sempre nell'intimo

del cuor mio, e sempre lo sarà finchè viva!.... Ma puoi tu comprender

quanto quest'idea mi ridoni la vita?... Pensar ch'io non son macchiato

di quella colpa che mi faceva indegno dell'amor tuo? Che lo sguardo

celeste della mia Laudomia può scendere su me sereno, il suo pensiero

posarsi sul mio cuore senza cader troppo basso?--

CAPITOLO XXII.

Durante questi ascosi colloquj, s'era fatto notte chiusa, e la

camera rischiarata soltanto dal lumicino della lampada, era in una

semi-oscurità che in tutt'altro momento avrebbe avvertito i due giovani

a provvedersi di maggior lume, ma in quel momento non se n'avvedevano.

La famiglia s'era già radunata al pian terreno nella stanza di Niccolò

per le orazioni della sera, e mancando Lamberto e Laudomia, Vieri

s'era fatto a piè di scala per chiamarli; la sua voce si fece udire, e

risuonò per tutta la casa, ma non all'orecchio de' due chiamati, che

non s'accorsero di nulla, e Vieri, non dandosene maggior pensiero,

ritornò al fuoco cogli altri, mentre Lamberto proseguiva:

--Oh cara! non sai in quanto travaglio vivessi per queste

immaginazioni!.... ora vo' dirti tutto.... chè nulla vi debb'essere in

me che non ti sia palese....-- E qui le narrava di Selvaggia, della

memoria che glie n'era rimasta, della pietà che pur ancor ne sentiva, e

mentre parlava, veniva osservando attento e pauroso, qual impressione

producesser le sue parole sul volto di Laudomia. Quando non gli rimase

nulla ad aggiungere, diceva:

--Ora sai tutto, amor mio. Ti par egli ch'io avessi motivo di tenermi

immeritevole del tuo celeste amore? Ti sembro io degno ancora d'un tuo

pensiero? Oh, non tardar a rispondere, Laudomia mia!--

Ed aspettava coll'ansia d'un reo che dubiti udire la sentenza del capo.

Il viso di Laudomia, sul quale dapprima era apparsa una leggiera nube,

si rasserenò, mentre con un pò di sospiro (forse pensando che il cuor

di Lamberto non sempre era stato di lei sola) rispondeva:

--Dimmi, caro, se codesta donna non fosse stata cotanto vile, se tu

potessi amarla senza vergogna, l'avresti cara più di Laudomia tua?--

Lamberto si cacciò le mani a' capelli non trovando parole per esprimere

l'orrore che provava d'un cotal dubbio, ma l'atto ed il volto dissero

assai, onde la giovane proseguiva:

--Ora dunque, Iddio accetta pure i cuori che prima non eran suoi!

Egli pur si contenta di succedere ad altro amore! Ed io, inferma e

debol creatura, non dovrei contentarmene? Dovrei levar più alte le mie

pretese? Ah no! Lamberto. L'orgoglio mio non giunge a tanta pazzia....

Non mi dolgo del passato, neppur n'avrei motivo.... ma l'avessi anco,

più non vi penso.... Ma l'avvenire! Oh Lamberto! l'avvenire!--

E qui giunse le mani in atto d'umil preghiera, dicendo:

--Vedi, Lamberto, io sono una timida, una debol creatura, che tutta

s'affida all'amor tuo; per esso io saprò trovar forza ed ardire in

ogni caso della vita travagliosa cui ci facciamo incontro, in questi

tempi d'ire e di sangue: nessun pericolo, nessuna sventura potrà mai

ridurmi a tale che tu debba arrossir di me.... tanto promisi a Dio, al

babbo.... e tanto saprò mantenere.... ch'io mi sento d'esser cristiana,

nata d'un popolo libero, e figlia di Niccolò.... Ma, Lamberto, d'una

sola cosa ti prego.... non amar mai che me sola!... io, vedi, mi sento

di poter esser forte contro ogni sventura, ma contro questa!.... oh,

non lo sarei! La vita di noi donne è tutta nel cuore, sai.... Per noi

l'amore non è un trastullo.... non un sollievo da cure maggiori! Quel

cuore che mi donasti è oramai il mio solo tesoro, l'unico mio pensiero;

non rapirmelo, Lamberto, fin che son viva!--

Quel che sentì in cuore il giovane a queste tenerissime parole,

non potè esprimerlo fuorchè baciando mille volte quella mano che,

abbandonata tra le sue, oramai più non gli fuggiva. Dopo un poco,

rialzando a un tratto il capo e cercandosi in seno, ne cavò la lettera

della madre, che sempre avea seco, e, fattala leggere a Laudomia, che

la bagnò di lagrime di tenerezza, la riprese, e disse:

--Tu vedi qual cuore avesse per te la povera mamma mia; tu vedi

com'essa mi benedisse all'ultima ora; ora dunque ascoltami, se mai io

potessi esser tanto sciaurato da farti torto sol d'un pensiero, questa

benedizione si volga....--

Ma non potè finir la parola, chè la mano di Laudomia gli si posò sulle

labbra vietandogli di più parlare.

--Oh! Lamberto, non dir di queste parole, Iddio le riprova.... mi basta

leggerti in cuore.... oh! sì, vi leggo che il nostro amore non finirà

neppure in cielo, ove ci ameremo pur sempre, immersi nell'amor santo di

Lui che ci creò per farci in eterno beati.--

E gli occhi suoi si levarono al cielo con quello sguardo di paradiso,

che nacque talvolta sotto il gentil pennello di Guido Reni.

Stati così un momento, risorse nel cuor di Laudomia il pensiero di

Selvaggia: i suoi rimorsi, la sua miseria l'avean commossa, volle

udirne i casi più a minuto, ed alla fine diceva, quasi sbigottita:

--Oh poveretta!.... oh, che scellerati si trovano!.... che orrende cose

succedono a questo mondo!.... che cosa non ha dovuto soffrire, e non

dovrà forse soffrire ancora quella poverina! Oh! sì... amarti, caro, e

non aver ombra di speranza!.... dev'esser orrendo! Ma almeno si potesse

saper dov'è! rintracciarla, recarle qualche conforto.... farle provare

una volta la dolcezza d'essere amata, se non d'amore, d'affetto,

d'amicizia almeno!--

--Dov'ella sia ora, Dio solo lo sa.... (non lo direi con altri.... ma

con te, Laudomia mia, posso dir tutto....) mi sta in mente ch'ella non

abbia a perder la mia traccia.... che vuoi? s'io non corrisposi al

suo amore, le parlai almeno con riguardo, e mostrandole compassione,

avvezza, come era, a trovarsi sempre tra insulti o scherni, le parve

d'aver una volta incontrato chi avesse viso e viscere d'uomo.--

--Oh, quanto l'avrei caro se la ritrovassi!.... io, vedi, son fatta

così.... saper che la mia felicità rende cotanto infelice una

povera creatura.... mi stringe il cuore... avrei bisogno, in certo

modo, di farmelo perdonare.... di risarcirla in qualche maniera. Oh

Lamberto!.... troviamola! Io le sarò amica! non avrà più a dire che

nessuno al mondo non le ha voluto mai bene!--

--Un angelo come te non c'è neppure in paradiso!--disse Lamberto fuor

di sè, e sulla fronte di Laudomia, soave e puro come il petto d'una

colomba, fu colto dal giovane il primo bacio dell'amore.

Niccolò in quella, vedendo che Lamberto e Laudomia non comparivano,

mezzo s'addette di ciò ch'era dovuto accadere. E per chiarirsi,

rattenne Vieri, che s'era mosso per chiamarli di nuovo, e volle andar

per essi egli stesso. Salì, ed al primo venne all'uscio di Laudomia,

che era socchiuso, tantochè potè entrare senz'esser sentito, udir

l'ultime parole, e veder l'atto di Lamberto.

Fu così contento il buon vecchio vedendo adempirsi il suo maggior

desiderio che, contro la natura sua, posto per un momento sullo

scherzare, fe' risentire i due giovani, ripetendo le parole che

nell'ultimo colloquio gli avea detto Lamberto.

--Oh, io non merito l'amor di costei! Io non son degno dell'amore di

quell'angelo!.... Povero Lamberto! anch'io principio a dubitare non

abbi ragione!--

Poscia, ripreso il suo solito viso, pieno però di dolcissimo affetto,

strinse in un solo abbraccio i due giovani che, sorridenti e parte

arrossiti, si eran levati in piedi, e tenutili così un poco, li trasse

presso l'Immagine, e fattili inginocchiare, pose ad entrambi le mani

sul capo, dicendo:

--Oh, figliuoli miei! voi che foste sempre buoni, ubbidienti; che siete

la dolcezza e l'onore della mia vecchiaja, io vi benedico. Benedico

il vostro amore, i vostri figliuoli sin d'ora, e chi verrà da essi!

Quand'io non sarò più con voi.... e sarà presto.... rammentate Niccolò

padre vostro, ricordate l'amore ch'egli vi portava, la benedizione

ch'egli oggi vi diede, e se volete che Iddio la confermi dal cielo,

amatevi sempre come ora v'amate.... ma prima ancora amate Iddio, la

patria vostra, e così ci verrà concesso alla fine d'esser per sempre

riuniti tutti nella celeste.--

Niccolò de' Lapi; ovvero, i Palleschi e i Piagnoni · 第 25 / 51 段