e di giunta, aver sempre sotto i baffi quella sua bella sorellina,
che par un giglio appena sbocciato.... non si potrebbe?... trovar
modo?.... Eh! giudizio, messer Troilo.... che qui non si scherza! non
ci mancherebbe altro, che il vecchio, o que' grugni di lupi manari
de' fratelli se n' avvedessero!.... eppure, a non voler morire di
seccaggine in questo mortorio, bisognerà ajutarsi in qualche modo, e
così, per far ora trovar qualche trastullo.... la cosa è difficile,
è vero... ma alle cose facili, in fatto di donne, Troilo non ci s'è
messo mai.... e se mi riuscisse, m'avrebbe a far di berretto più d'
uno, là in campo; che le figlie di Niccolò de' Lapi son altra maggior
cosa che non quelle loro sguajate di che si vanno vantando tutto
giorno!....Insomma, vedremo! me ne son riuscite dell'altre; fa che
nulla nulla quest'assedio s'allunghi, e col tempo e la pazienza....
e se questi arrabbiati seguitano a dir davvero, come nell'assalto di
stasera, e' ci sarà da spingere.... eppoi, io credo che quando i nostri
saranno in piazza, e' converrà loro mettere il campo sotto questa casa,
a volerla avere.... hai veduto come lavora qui il nostro messere!....
In un baleno, il serraglio, il ponte, la casa piena di picche,
d'archibusi, di balestre, che pareva il mastio di castello al tempo
del sacco[45]. E messer Baccio, che lo vuol vivo nelle mani! bisognerà
discorrer con Niccolò!»
Verso il fine di queste parole il ribaldo avea cominciato a sbadigliare
e stirarsi, chè gli era pur venuto sonno: stette un altro poco
pensando, e ruminando più di tutto sul fatto di Laudomia (che davvero
ci duole figurarci la sua pura immagine dipinta nella mente di questo
sciagurato, ma il raggio del sole si riflette pure nel più sudicio
pantano senza macchiarsi), poi s'acconciò sul guanciale e presto rimase
addormentato.
Non molto dopo, quando mancava un'ora all'incirca al far del giorno,
si destò Niccolò, chè aveva, come accade ai vecchi, il sonno breve, e
l'ebbe quella notte più del solito, non potendo esser tanto padrone
di se stesso che il pensiero d'aver Troilo in casa non gli riuscisse
molesto, e pieno d'indefinibili sospetti: ma quando voleva chiarirne
l'origine, non la sapeva trovare, e si perdeva in mille dubbi, ognun
de' quali era lieve per se stesso, ma tutti insieme uniti si facean
gravi e lo metteano in pensiero. La sua riunione colla Lisa, il ritorno
in Firenze ed alla parte popolare, erano stati coloriti in modo di
togliere ogni adito alla diffidenza, ma i ribaldi, per quanto siano
sottili ed astuti, hanno però sempre in fronte un marchio indelebile,
(Dio ne sia lodato e ringraziato) che in modo più o meno evidente,
li tradisce: e la frode, per quanto s'ingegni coprirsi o celarsi
colle veste della verità e della schiettezza (ci si perdoni la strana
espressione) ha sempre indosso un tanfo che la fa riconoscere: ma poco
giova, chè gli uomini dabbene pel timore d'ingannarsi, e di far torto a
chi fosse innocente, non consentono a questi indizj, cercan prove; ed
il birbone intanto gliela ficca, come pur troppo accadde a Niccolò, il
quale pensando e ripensando ai portamenti di Troilo, non pensava dove
intaccarlo, e dovea ridursi a dire «sarà immaginazione, o forse per
l'odio gli portavo da tanto tempo.... ma non mi finisce di piacere.»
Poi, come animoso, e che non avrebbe temuto di cento uomini, non che
d' uno, soggiungeva: «Alla fine sarà quel che Dio vuole, ed il tempo
chiarirà ogni cosa» e per distogliere la mente da queste angosciose
idee cominciò a vestirsi, chè già a molte chiese veniva suonando l'ave
maria del giorno. Fatta poi la sua preghiera, innanzi alla nicchia ov'
eran le ceneri di Fra Girolamo, accese alla lampada, che v' ardeva
dì e notte, una candela, ravvivo il fuoco del cammino, e sedutosi si
diede a pensare come potesse venir presto a capo del suo disegno di
maritar Laudomia a Lamberto, parendogli, quando ciò gli avvenisse,
aver provveduto, per quanto si poteva in quel tempo, al bene ed alla
salvezza della figliuola. Risolse anzi di non metter tempo in mezzo ed
aprir al giovine l'animo suo quel giorno istesso: stava però in due,
o di parlargli o di scrivergli, prese partilo alla fine di averne
seco ragionamento, stimando così più facile lo scoprire l'intimo de'
suoi pensieri, chè non avrebbe voluto facesse forza in nessun modo al
proprio cuore, spinto forse dal desiderio di compiacerlo.
Intanto a poco a poco s'era fatto giorno, e Niccolò sentiva su in alto
della casa, madonna Fede che andava trafficando per le sue faccende:
fattosi dappiede alla scala, la chiamò, e le disse, che le mandasse
Lamberto, come fosse desto: egli era già in piedi e vestito, onde
scese tosto e si presentò al vecchio, che fattoselo seder vicino, e
guardandolo amorevolmente, dopo alcune parole, come per avviare il
discorso, gli disse:
--Ora ascoltami, Lamberto: Se questa città non fosse in tanto pericolo,
come essa è, o tu non fossi di casa, come tu sei, nè più nè meno
ormai degli altri miei figliuoli, io non sarei mai per dirti cotanto
apertamente quello che ti dirò or ora. Ma questi rovinosi tempi non
comportano indugio, nè con te accade far troppi rigiri di parole, chè
assai ci conosciamo l'un l'altro. Tu sai, ed io non lo dimentico,
l'obbligo grandissimo ch'io ebbi a Piero tuo padre; e ti devi
rammentare, che volendotene dare quella maggior prova ch'io potevo, ed
essendomi avveduto del tuo amore per la Lisa, io ti tenni un giorno tal
discorso da farti conoscere quanto l'avevo caro.
Iddio poi volle tribolare te e me, e le cose sono andate come tu sai.
Ma fatti animo, chè forse è stato pel tuo meglio: che tu meriti altra
donna che codesta pazzarella. Io ti tengo di troppo alto pensare;
perchè io dubiti ti possa esser rimasta in cuore la menoma favilla di
quell'amore che le portasti, dopo i modi ch'ella ha tenuto con te.
Ora dunque, senza allungarla di più, pensa Lamberto, che un'altra
figliuola mi rimane, pensaci: ed insieme sappi, che Niccolò chiuderebbe
gli occhi in pace, se morendo potesse riposarsi nell'idea che
Laudomia non resta sola, e senz'appoggio, in tempi così tristi.... Io
sono schietto con te.... più forse che non si converrebbe ne' casi
ordinarj.... Siilo tu con me,.... non parli tu col padre tuo? con
quello che non avrà bene nè riposo finchè non ti veda contento?--
La commozione di Lamberto, che era venuta sempre crescendo a mano a
mano che Niccolò parlava, non ebbe più misura a queste parole dette in
suono così tenero; gli prese una mano, se la strinse alle labbra, e
rimasto così un momento rispose:
--Oh! pensate s'io non voglio essere schietto con voi!.... e vi dirò
tutto addirittura.... senza neppur ringraziarvi prima come dovrei....--
E qui cominciando da' quei primi tempi, quando avea, ancor fanciullo,
donato a Laudomia l'amor suo, gli facea l'istoria degli affetti, delle
impressioni diverse che avea provate sino al momento del suo ritorno:
dipingeva il rammarico, la terribile angoscia sofferta, pensando a sua
madre; narrava del ragionamento avutone con Fra Zaccaria, della lettera
ch'ella gli avea lasciato, ed aggiungeva:
--Oh sì! Il primo, il sommo de' miei desiderj, la sola speranza ch'io
scorgessi nel futuro, fu tosto di poter ottenere quel bene di che voi
mi parlate. Ma coll'animo in tanta agitazione, tenevo questa speranza
per illusione, ne diffidavo come d'un inganno. Oh! per giungere a
tanto,.... perchè venga meno anco il conforto dello sperare bisogna pur
esser misero! Vedevo difficoltà, ostacoli in tutto.... tremavo d'aprire
di nuovo il cuore a quest'affetto,.... (s'io mi trovassi deluso,
pensavo, sarebbe troppo!....) A quest'affetto che, ora lo conosco, è
stato il primo, il solo della mia vita che mai potrà cancellarsi.... io
credetti averlo volto altrove.... oh, come mi sono ingannato!.... mi
pare ora come se mi destassi da un lungo sonno.... Oh! ma chi può dirsi
degno di Laudomia...? di quell'angiolo! chi potrebbe tanto presumere di
sè da sperarne l'amore!--
Da molto tempo Niccolò non avea provata gioja eguale a quella che
sentiva in questo momento. Le calde parole del giovane gli mostravano
che l'adempimento del suo desiderio non sarebbe costato nè a Laudomia
nè a Lamberto, ed avrebbe anzi stabilita la felicità d'ambedue. Gli
venne sulle labbra di dirgli «consolati dunque ch'ella t'ama» si
rattenne però, frenato da un cotal senso d'alterezza, da un riguardo
per la figlia, che non ardiremo chiamare eccessivo; e pensò: «Ormai
la cosa non può fallire: sarà miglior partito lasciar che s'intendano
tra loro.» Posta di poi una mano sulla fronte al giovane, gli diceva
sorridendo:
--Eh via! ti pare? Un soldato par tuo dubitare tanto di se?... Tutti
due alla fine siete miei figliuoli, non è dovere ch'io favorisca più
l'uno che l'altro, e perciò ti dico: se merita il tuo amore, tu meriti
il suo.--
--Oh, che dite mai! rispose Lamberto scrollando il capo, e rimase
pensoso.
Ma s'egli amava Laudomia, come in effetto l'amava più di quel che sel
pensasse egli stesso, a che rimaner sospeso e pensoso? Se da quello che
ci siamo ingegnati descrivere sin qui sul fatto di Lamberto, ha potuto
il lettore comprenderne l'animo e la natura nobile, e dilicata fino
allo scrupolo, non troverà strani i pensieri che in quel momento lo
combattevano.
Appunto perchè l'amor di Laudomia era il primo ch'egli avesse provato,
il solo che meritasse veramente di riempire un cuore qual era il suo,
e perchè ora risorgeva più possente dopo le vicende che l'avean bensì
represso, ma estinto non mai, stava il valoroso giovane più timoroso di
non avere ad offrirle un cuore tanto puro, tanto immemore d'ogni altro
affetto, quant'ella gli pareva meritare.
Rammentando Selvaggia ed i suoi pietosi casi, si sentiva ancora
commovere sin nel profondo, e questa giusta compassione, degna d'ogni
anima gentile, questa premura (come non sentirla!) che provava per una
infelice che tanto disperatamente s'era abbandonata all'amor suo, il
povero Lamberto le scambiava con affetti d'altro genere, e sospirando
pensava: «Sarei io tanto sciagurato d'offrire a Laudomia un cuore ove
rimanesse vestigio dell'immagine d'una....» e non poteva sostenerne
l'idea nè compiere la frase.
Agitato la sera antecedente da queste angustie non era riuscito a
superarle, nè a distinguere il reale dall'immaginario, chè il giudicare
è incerto ed offuscato quando le passioni sono in tempesta. A questo
punto però la gioja intima ed immensa, provata alle parole di Niccolò,
fu come un raggio che gli rischiarò l'animo, e dovette avvedersi quanto
profondamente vi fosse radicato l'amor di Laudomia. Così dopo un
momento rasserenatosi tutto in viso, si volse a Niccolò che attento lo
guardava non senza maraviglia, e gli disse:
--La troppa opinione appunto che avete di me è quella che mi pone in
pensiero.... ma qualunque io mi sia, meritevole o no della grazia
vostra, voglio che voi mi conosciate meglio.... che sappiate tutto....
mi parrebbe tradirvi se vi tenessi celato un solo pensiero.... voi poi
siate mio giudice....--
Lamberto allora narrando sin dal principio tutto quanto si riferiva a
Selvaggia, apriva interamente il suo cuore a Niccolò, mostrandogliene
con intera schiettezza i dubbj, i timori, gli affetti; ed il vecchio,
che dall'esperienza d'una lunga vita trascorsa tra vicende ed uomini
d'ogni maniera, aveva conosciuto quanto sian rari quelli che in fatto
d'amore e di donne danno retta agli scrupoli, s'avvide quanto gran
tesoro verrebbe a posseder Laudomia divenendo donna di chi pareva
proprio formato da Dio sul di lei stesso modello. E quando il giovane
ebbe posto fine alla sua, si può dir confessione, gli prese il capo tra
le mani, e, baciatolo in fronte con effusione di tenerezza, gli disse:
--Va, che s'io avessi dovuto crearti apposta, per farti sposo di
Laudomia, io non avrei saputo immaginare la metà di quel che tu
vali.... io leggo nel tuo cuore più che non vi leggi tu stesso.... tu
ami Laudomia.... e se di quell'altra sventurata non sentissi pietà
non saresti quel Lamberto che sei... Orsù, sta di buona voglia, e se
saprai (come non ne dubito) rendere a Laudomia accetto il tuo amore,
sappi insieme, che prima di morire potrò aver ancora per cagion tua
un momento di bene, in mezzo a tanti mali che ci minacciano.... chè
io, vedi, non sono ormai per campare un pezzo, ma di ciò non ho un
pensiero, quando sia certo che tu rimani a guardia e a consiglio
di questa mia casa: chè io mi fido di te, più che d'ogni altro,
Lamberto!--
CAPITOLO XXI
Nel dir queste parole Niccolò s'era fatto grave nell'aspetto; rimasto
sopra di se un momento, proseguiva:
--Dacchè siam venuti su questo ragionamento, sappi ch'io fo capitale
di te pel tempo in cui non sarò più di questo mondo. Averardo è
animoso, amante della patria, ma soverchio feroce: ed il furore suole
offuscar la prudenza: Vieri, buon cittadino e valente anch'esso, ma
leggiero: Bindo è fanciullo. Ed ora questo Troilo ci s'aggiunge.,..
io non diffido di lui.... ma egli era Pallesco; i suoi maggiori ed
esso, insino a ieri, furon sempre nemici nostri e di questo stato....
egli è seme di traditori!.... Forse ho io il torto di porre innanzi
cotali sospetti.... A ogni modo m'hai a promettere, che pel futuro, tu,
Lamberto mio, avrai di questa casa e de' miei figliuoli quelle cure
che io ebbi di te fanciullo, e spenderai a loro benefizio il senno e
la prudenza di che per avventura sei fornito meglio di loro. Me lo
prometti, Lamberto?--
--Oh, babbo, ma pensate s'egli accade ch'io vi faccia codesta promessa!
Quel poco ch'io sono, e tutto il bene ch'io ho, non lo tengo forse da
voi e da' vostri..., e potreste dubitare....--
Gli occhi ed il viso del giovane esprimevano tanta passione nel dir
queste parole, che Niccolò riprese tosto:
--Tu dici il vero, non occorron promesse tra noi.... io ti leggo in
cuore, ed ove tu legga altrettanto nel mio, vedrai quanta fede io
riponga in te... se ti parlai a quel modo fu soltanto affinchè le mie
parole ti rimanesser poi sempre più vive e presenti nella memoria.
Ora dunque ascoltami: tieni a mente, che questa casa venne in qualche
riputazione, e si mantenne onorata e sicura attenendosi alla nostra
santa religione ed alla libertà di questo stato popolare; le quali
cose non è possibile che stieno l'una senza l'altra. Religione senza
libertà, non sarà religione, ma frode ed ipocrisia. Cristo re nostro
non morì forse egualmente per tutti? Non volle egli che ci tenessimo
in conto di fratelli? non maledisse forse i violenti, i superbi,
coloro che s'innalzano sulle rovine dei deboli, che occupano il loro
avere, i loro diritti, che li costringono a porre in proprio benefizio
le fatiche e la vita? E quelli che operano in codesto modo chi sono
eglino, se non i nemici della religione ed al tempo stesso della
libertà? Quel che più nuoce poi si è, che queste male operazioni le
cuoprono col manto della fede. Quali furono i portamenti dei Medici
e di tutti i Palleschi? Quale il loro intendimento nell'edificare
conventi, stabilir regole di frati, dotar chiese ed ospedali? Il fatto
l'ha dimostrato.
Libertà poi senza religione, se pur fosse possibile stabilirla, non
potrebbe durare, e saria spenta da qualunque tra' cittadini salisse in
maggior grado degli altri, o per ricchezze, o per potere, o per ingegno
ed astuzia, che non avendo il freno della religione, non sarebbe schivo
dal farsi ingiusto e violento, ed occupar lo stato.
Sia dunque sempre vostro primo pensiero mantenerle ambedue, chè ove
queste sian salve, sarete salvi ancora voi, e non altrimenti.
Ma non i soli Palleschi sono i nemici da temersi. Io veggo serpeggiare
un rumore per la città che mi tiene in sospetto. La setta di Niccolò
Capponi, la setta de' grandi, che vorrebbe ristretto in pochi il
reggimento, se venisse a farsi più potente, potrebbe arrecare a questo
popolo altrettanto danno di quello che si teme da' Palleschi e dai
nemici di fuori. Per ora costoro mostrano tener pel popolo: ma sarà
egli da fidarsi di loro? in ogni tempo, e presso tutti i popoli, i
grandi per nobiltà e ricchezza ebber sempre volto l'animo a ristringer
lo stato, sperando così accrescer codesti beni, o goderne meglio e
più sicuramente; e per questi motivi nelle mutazioni e ne' contrasti
cittadineschi inclinaron sempre piuttosto alla tirannide che alla
libertà. E converrà aver loro gli occhi addosso, Lamberto. Io ne tenni
già ragionamento con questi nostri uomini di stato, e gli ho trovati
nella medesima opinione. Ora ho voluto farne motto anche con te,
affinchè un giorno, quando abbi ad esercitare alcun magistrato (allora,
la Dio grazia, sarà sciolto quest'assedio, la città viverà libera e
felice, ed io non vi sarò più) quando t'avvenisse esser de' rettori
del popolo, ti torni a mente questo ricordo di Niccolò, e lo usi in
beneficio della patria. E sappi, Lamberto, che in popolo omai corrotto,
quale è il nostro pur troppo, le buone leggi ed i buoni ordini poco
giovano, anzi nulla, ove non si vieti ai grandi ed ai ricchi di
ristringersi e far setta tra loro. Che vale in fatti, che ad eleggere
i magistrati, i rettori, e tutti coloro che debbon fare e mantener le
leggi, si richieggano i voti d'uomini liberi, se questi si vendono, e
se i petenti li comprano?
Però, te lo ripeto, guardati da costoro, che sono i più pericolosi
nemici del viver libero, che da principio non si possono frenare perchè
non apertamente colpevoli, ed alla fine perchè troppo potenti.
Nelle parole del vecchio era una tal effusione di confidenza, che
Lamberto, parte maravigliato, parte commosso, non batteva palpebra,
e tutto riverente lo stava ascoltando:, a questo punto però non potè
tenersi di non esclamare:
--Dio mio! se voi foste all'ultim'ora non potreste parlare
altrimenti.... oh! perchè tenermi cotali discorsi? Io non son tale
d'aver mai in Firenze autorità nessuna, ma ciò dovesse pure avvenire
un giorno, avanzerà tempo, la Dio mercè, perchè possiate reggermi ed
ammonirmi al ben fare co' vostri consigli.
--Forse ci avanzerà questo tempo che tu dici: ma ci potrebbe anco venir
meno. Ti voglio a buon conto dar questi ricordi oggi, che più che mai
mi sembri divenuto mio figlio: mio buon Lamberto, lo veggo, t'attristan
le mie parole.... ti fanno il senso d'un'ultima dipartenza, m'è caro
il tuo amore, lo sa Iddio, ma questo è tempo di virili pensieri, non
di deboli affetti; prima o poi tutti dobbiamo andarcene, ed il quando
poco importa: ma assai importa a me che la morte non mi colga tanto
improvviso ch'io non abbia disposto tutto quanto è in poter mio a pro
della città e di questa mia casa. Or va, che Dio ti benedica mille
volte!--
Lamberto uscì dalla camera pieno il cuore di gratitudine, e, se era
possibile, di più alta venerazione per Niccolò; pieno del pensiero
di Laudomia, e formando mille disegni sul modo d'aprirsele una volta
interamente. Non avrebbe tardato un momento a cercar di lei; se non che
giunse in quella l'avviso, che dovesse, ognuno per non so che motivo di
non grave importanza, raccogliersi in piazza sotto il suo gonfalone,
per la qual cosa i giovani di casa i Lapi uscirono, e per tutto quel
giorno più non poteron tornare.
Ma prima di sera Laudomia già s'era trovata da sola a solo col padre,
il quale non le nascose il ragionamento ch'egli avea tenuto con
Lamberto, e, pieno d'allegrezza, la fe' sicura dell'amor suo. Sul
volto di Laudomia apparve una luce di gioja così serena, così pura a
quelle parole, che ben mostrava quanto divina cosa sia l'amore quando
nessuna colpa lo macchia, nessun timore l'attrista, nessun rimorso
lo turba. Essa alzò al cielo gli sguardi umidi, giungendo le mani e
stringendosele al seno in atto tenero e riconoscente, e nel suo cuore
la gratitudine verso Dio, l'amore per Lamberto si fusero in un solo
affetto, ineffabile ed ardente, che per un momento cangiò il di lei
pallore in un leggiero incarnato, mentre con voce tremula disse:
--Povero Lamberto! lo sapevo!--
Niccolò se la strinse al cuore e la baciò in fronte, poi soggiunse:
--Io però non volli scoprirgli quel ch'io t'avevo letto nell'animo, nè
dirgli che tu l'amassi.--
Laudomia gli alzò in viso gli occhi, e, tutta attonita, disse in modo
cotanto ingenuo e candido che mosse il vecchio ad un sorriso:
--Oh, perchè non dirglielo, s'egli è pur così vero? povero Lamberto!
egli l'avrebbe avuto caro.--
--L'avrà più caro assai udendolo dalla tua bocca--rispose Niccolò, poi,
presa una mano della figlia tra le sue, proseguiva con un affetto che
sul suo volto, abitualmente severo, riusciva più commovente:
Laudomia mia, tu sei giunta al passo più grave ed importante della vita
d'una donna. In questa occasione, più che in ogni altra, ti gioverebbe
aver viva tua madre, ma, poveretta! tu l'hai perduta!... dal cielo
almeno ella ti benedica e preghi per te; e s'io non sapessi pienamente
far le sue veci, l'amore grandissimo ch'io ti porto, o meglio forse la
di lei mente, di lassù m'ispirino que' consigli e que' pensieri che
più fanno ora al tuo caso. Tu vedi in quanti pericoli s'avvolga questo
popolo; in giorni più lieti, l'essere sposa ad un uomo come Lamberto ti
prometterebbe una vita piena d'allegrezza. In questi invece io prego
Iddio, ed egli sa con che cuore! di farti contenta, di raccogliere sul
mio capo ogni sventura, purchè s'allontani dal tuo, ma sarà ascoltata
la mia preghiera?.. nei casi dunque che minacciano la nostra città,
armati di fortezza, Laudomia, chè forse e' ti farà mestieri, sta
preparata ad ogni fortuna, e ferma l'animo in modo che tu sappi in
tutte mostrarti degna della tua fede, della tua patria, di quel sangue
che ti corre nelle vene, e ch'io vi trasfusi, la Dio grazia, libero ed
onorato....--
Qui il vecchio si fe' ad un tratto scuro nel volto, serrò le ciglia, ed
alzando il pugno chiuso in atto di minaccia, esclamava:
--Ah, Lisa! Lisa! Se non eri tu, questo vanto sarebbe più pieno!....--
Sentì in quella sulla sua mano gelida il tocco delle labbra tiepide di
Laudomia, vi sentì il caldo d'una stilla di pianto.... ricompose il
volto, e proseguì:
--E per mostrarti degna figliuola di Dio, e di Firenze, può nascer tale
occasione che ti costi assai caro, Laudomia! Il primo tuo pensiero,
il primo tuo affetto tra le creature viventi debb'essere d'or innanzi
Lamberto, ma devi pure ad esso anteporre Iddio e la patria, che in
certo modo fanno una cosa sola, poichè il bene dell'una, non mai va
disgiunto dal volere dell'altro. Pensa, figliuola, che viviamo in tempi
ove per la salute pubblica, quel Lamberto che ami, che sarà presto il
padre dei tuoi figli, il tuo solo sostegno, l'unico conforto che ti
rimanga dopo me, dovrai vederlo cacciarsi tra le ferite e le morti con
occhio sereno! dovrai tu stessa spingerlo ne' maggiori pericoli! pensar
ogni volta che ti lascerà, _sarà forse l'ultima!_ e non piangere, non
dolerti, non tornar troppo agli abbracci, alle carezze, non dirgli
di quelle parole che sgorgan pronte ed impetuose dal cuore in tali
occasioni, ma che scuotono, rendono men sicuro l'ardire, perchè troppo
rammentano le dolcezze della vita quando appunto più importa l'averla
in dispregio.
La patria ne' suoi pericoli assai chiede agli uomini, ma più forse
talvolta alle donne. Agli uni il sangue e la vita propria, alle
altre quella de' loro cari. Gli uni incontran la morte nel fervor
della battaglia, agli occhi de' cittadini e de' nemici, bollenti di
furore, d'amor patrio e di gloria; le povere donne, sole, chiuse nel
silenzio della casa, debbono udir lontano il fragor de' colpi, gli
urli dei combattenti, pensare: in questo punto forse cade il marito,
il padre, il fratello.... tra gli uni e le altre chi ha più mestieri
di fortezza, di sicurtà d'animo?.... Tu piangi, povera Laudomia?....
Non per sbigottirti od affliggerti io ti ho dipinti i cimenti ai quali
sarai posta, ma perchè sappi quali sono i doveri d'una donna: d'una
moglie in una città libera, perchè li pensi, li mediti, conosca quanto
siano sacri ed importanti, fermi l'animo e lo disponga ad adempierli
virtuosamente, e ti sostenga il nobil pensiero, che a mantener la
libertà di un popolo, a produrre azioni grandi e generose, hanno
grandissima forza le donne, purchè sappiano e vogliano usarla; e tu,
son certo, vorrai e saprai.--