Pel resto del cammino non v'era altro pericolo fuorchè d'incontrare

qualche mano di scorridori; ma se erano imperiali Troilo aveva il nome

di quella notte, se fiorentini, Fanfulla si dava a conoscere, ed in

ogni modo eran certi di non capitar male, perciò lieti e contenti di un

così buon successo si fermarono un momento per lasciar riposar la Lisa,

poi messala a cavallo, tirarono innanzi verso Signa: passato quivi il

ponte, per S. Donato si condussero finalmente, a levata di sole, sani

a salvi a Firenze. Bindo, per la via era venuto camminando alla staffa

della Lisa, udendola raccontare i suoi casi, e tutto il successo di

quella sera, e non è da dire se essa magnificasse il valore e la bontà

del suo sposo; il quale, per salvar la vita d'un suo fratello, avea,

a suo credere, rinunziato alle splendide speranze che avean accennate

le recenti parole di Baccio, e che da quel tristo erano state dette

col solo fine di far apparire maggiore il sacrificio di Troilo, e

metterlo così in maggior vista di Niccolò, della sua famiglia e della

parte Piagnona. Il giovinetto, pien di gratitudine pel suo liberatore,

non si potea saziar di lodarlo, e diceva: che senza dubbio Niccolò, e

per un tanto servigio, e per essersi tolto dal combatter la patria,

venendo invece ad ajutarla, l'avrebbe accettato in grazia, e si sarebbe

così posto fine una volta a tanti dispiaceri: Troilo, che indovinava

quali dovessero esser i discorsi della Lisa, e li stimava utilissimi

ai suoi bisogni, per darle maggior campo, si teneva addietro con

Fanfulla, al quale con lunghi ragionamenti mostrava d'aver seguito sin

allora a malincuore la parte Pallesca, tiratovi da una certa fatalità,

e dall'esempio de' suoi maggiori, ma che d'or innanzi voleva esser

buon fiorentino, e tra ch'egli era bel parlatore, tra che l'altro era

uomo alla buona e lontano dai sospetti, gli riuscì facilmente tirarlo

interamente dalla sua, tantochè, prima ancora d'aver messo piede

in città, potea già vantarsi d'avervi tre persone che renderebbero

testimonianza al suo valore, al suo eroismo, ed alla sincerità della

sua conversione politica.

Entrati per porta al Prato, quando furono al fine di borgo Ognissanti,

la compagnia si divise. Bindo prese per Parione, e gli altri per

lung'Arno. Ma prima di lasciarli, il giovanetto, dopo aver ringraziato

Troilo, e dettogli che da lui riconosceva la vita, gli promise che

avrebbe con ogni studio e ad ogni suo potere procurato che venisse

accolto in casa con quell'onore e quell'affetto che meritavano i suoi

virtuosi portamenti.

Troilo, giunto alla porta della città, s'era chiuso nell'elmo, per

non esser riconosciuto prima di aver ricomprato il bando di ribelle,

pel quale, non avendo egli salvocondotto alcuno, era lecito ad ogni

uomo il manometterlo. Ora, accompagnata Lisa in casa la Niccolosa,

ove dimorasse frattanto che le faccende s'assestavano, non parendogli

d'andare addirittura al magistrato sui ribelli e confinati, prese

partito di ripararsi con Fanfulla in S. Marco, ove poteva rimaner

sicurissimo, mentre si sarebbe operato ch'egli venisse liberato dal

bando.

Giunti ambedue alla porteria, disse Fanfulla mentre picchiava:

--La meglio sarà andare a Fra Benedetto; egli è più amorevole di tutti,

e senza dubbio si prenderà a petto questa faccenda.... Quando può far

piacere egli va a nozze.... chè di quest'altri frati non si può dir

così di tutti.... e molti hanno sempre a mente la notte che fu dato

l'assalto al convento, e per loro un Pallesco e il diavolo è tutt'una

cosa.--

In quella il portinaio aprì, e riconosciuto il suo antico amico e

compagno, disse levando le braccia:

--Oh, ben venga il nostro Fra Bombarda! Era un pezzo che non ci venivi,

e quasi quasi si cominciava a dubitare.--

--Eccomi vivo e sano, la Dio grazia, rispose Fanfulla, e non vengo

solo.... ho bisogno di far motto a Fra Benedetto.... vedi qua, ho fatto

un novizio.--

Il portinajo guardando Troilo tutto armato, che gli si vedevan a

malapena gli occhi, diceva, mentr'essi s'avviavano:

--Un novizio del tuo taglio! se non erro. Eppure, col vento che tira,

e' farà più bisogno corazze che tonache.

Saliti, trovaron il buon vecchio nella sua cella, sul solito

seggiolone, col suo S. Agostino aperto davanti, coi soliti occhiali

sul naso, proprio come Fanfulla l'aveva lasciato l'ultima volta, che

pareva non si fosse mai mosso. Entrando, e vedendolo, non potè a meno

di non pensare in cuor suo: «Domando io se questo si chiama vivere!

Tanto sarebbe nascer fungo!» Baciata poi la mano al suo superiore,

che con modi amorevoli l'accoglieva, e s'era alzato così un poco

per abbracciarlo, gli presentava Troilo, dicendogli chi egli era,

narrandogli tutti i diversi accidenti pei quali era qui venuto, la

liberazione di Bindo, la risoluzione presa di accostarsi alla parte

Piagnona, e la sua riunione colla Lisa, alla quale non mancava ormai se

non l'assenso di Niccolò.

--Egli, proseguiva, non vorrà ributtare chi gli ha campato il

figliuolo.... ma se pure bisognasse, noi siam venuti a richiedervi d'un

poco di favore. Se voi vorrete parlargli, egli non vi potrà dir di no.--

Troilo allora, trattosi l'elmo, e mostrandosi in viso tutto raumiliato

e contrito, cominciò a parlare con tanta passione ed apparenza di

verità del suo amore per la Lisa, del dolore col quale ricordava la

vita passata, del proposito fermato di renderla migliore in avvenire,

in una parola, seppe così bene far del Piagnone, che Fra Benedetto

rimase pienamente convinto della sua sincerità, e promise di far tutto

il possibile onde aggiustar i fatti suoi con Niccolò e colla Signoria.

--Qui non c'è da metter tempo in mezzo, disse alzandosi, e prendendo

in un angolo un suo bastoncello; voi trattenetevi in convento.... Fra

Giorgio!.... quantunque abbiate ora più del soldato che del frate,

siete però di casa: vi lascio dunque in custodia questo gentiluomo.....

fatelo rinfrescare, e mi confido tornarmene fra non molto con lieta

novella.... Quel buon Niccolò! diceva alzando gli occhi al cielo, egli

è pure il grand'uom dabbene.... un po' ruvidotto alle volte, non si può

negare.... ma uno di quelli della stampa antica.... il maggior amico

che abbia questo convento.... vorrei vederlo in pace una volta....

sarebbe tempo, che n'ha avuto de' dispiaceri!.... Sì, sì, speriamo

bene; ora la cosa è ridotta al punto che, per onor di mondo, egli non

può voler altro di quello vorremo noi.--

Uscito dal convento, ed affrettando i passi quanto glielo concedeva

la vecchiaja, fu in breve al portone de' Lapi. In casa non era che

Laudomia, il padre, e, giuntovi da pochi momenti, il giovinetto Bindo,

pel quale, non avendone avuto notizia dal giorno innanzi, erano stati

in grandissima apprensione. Appena arrivato, era subito ito da Niccolò.

Egli l'aveva accolto con faccia turbata, e con aspre parole, dalle

quali traspariva però l'allegrezza che egli sentiva, di vedersi

davanti sano e salvo quello tra i suoi figli che solo gli sapea far

dimenticare talvolta la sua consueta rigidità; e pel quale vedendolo in

così tenera età esporsi a tanti pericoli, tremava più che per gli altri.

Questi, per quell'intimo senso che rende accorti i fanciulli de'

pensieri e dell'inclinazione de' loro parenti, temeva meno d'ognuno

la collera e la faccia severa di Niccolò, e sapendo con destrezza

governarsi secolui ne' momenti di burrasca, senza cercar ora di

scusarsi, gli domandava perdono di essersi messo, senza sua licenza,

ad una così difficile impresa; ma, diceva, non aver potuto reggere al

desiderio di vendicar ad un tempo la città e la sorella: e narrandogli

ingenuamente tutto quanto gli era succeduto, quando fu a raccontar che

già stava col laccio alla gola salendo la scala del patibolo, il povero

vecchio, ch'era pure stato in vita sua, saldo a cotante scosse, non

potè non lasciarsi cader colle braccia sul collo del figlio, ed una

tinta rosata ravvivò per qualche momento il pallore abituale delle sue

guance.

E con impaziente smania domandò chi l'avea liberato. Udì il nome di

Baccio Valori, e fatto scuro nel volto, disse fra sè stesso: «Dio mio,

sia fatta la tua volontà!» chè vi volle un atto di rassegnazione assai

potente per fargli sopportare l'idea di aver un cotant'obbligo a quel

traditore; seguitò Bindo a dir della sua prigionia e dell'inevitabil

morte alla quale era destinato.

--Ma, soggiungeva, da questa m'ha campato? --Troilo.--

A tali parole, a questa nuova vergogna, Niccolò non si potè più tenere:

--Troilo, tu dici, Troilo t'ha campata la vita?.... Ma Dio mio, Dio

mio, che cos'ho io fatto che tutte l'onte s'abbino a cumular sul mio

capo! E tu, codardo, non iscegliesti morir mille volte?.... Non lo sai

che si muore? che la morte o prima o poi non si può fuggire?... ma che

l'infamia si può fuggire.... e che è infamia il tener la vita da chi

ha tradita la patria.... da chi ha vituperato quel sangue che ti corre

nelle vene, da chi ha calpestato nel fango questi capelli bianchi?....

e co' suoi portamenti ha detto a te, ai tuoi fratelli, e a tutti noi,

che siamo un branco di vili, e quest'onta ce l'ha scritta in fronte,

sulle mura di questa casa, sullo scudo che tenete in braccio, e che io

vi diedi senza macchia ed onorato? Tuttociò non lo sapevi?..... e mi

torni vivo alla presenza?

CAPITOLO XIX.

A queste rigorose parole, profferite senz'arrestarsi punto con voce

concitata ed occhi fulminanti, Bindo avea tentato inutilmente d'opporre

qualche sillaba. Venir chiamato codardo da quel solo al quale non potea

risponder col ferro gli riusciva troppo dolorosa ed insopportabil cosa,

chè quantunque fanciullo non era di meno terribil natura del padre:

onde alzato arditamente il viso rispondeva:

--Questo traditore che voi dite, questi che ci ha fatto oltraggio, io

me n'andai senz'altra compagnia che la mia spada, in mezzo ai nemici

per ammazzarlo. Avrò errato a non chiedervene licenza, ma non fu atto

di codardo, credo io. Quand'egli venne a cavarmi di prigione, dormivo.

Svegliato all'improvviso, neppur lo riconobbi. Uscii, trovai la Lisa,

e seppi da lei che Troilo ravveduto si disponeva a venir con noi, e

combatter d'ora innanzi per la libertà di Firenze....--

--Troilo in Firenze?--disse Niccolò con maraviglia grandissima.

--Egli v'è tornato con noi, ha riconosciuto il suo torto, e non ha

altro desiderio che di mostrarsi buon cittadino, lavarsi della macchia

di traditore e ottener la grazia vostra....--

--La grazia mia! disse Niccolò con sorriso amaro: poi rimasto un

momento pensando, proseguiva: cancelli le sue ribalderie passate, torni

al suo dovere, ponga la vita per questa sventurata patria, ed allora

egli avrà la grazia di Dio che val più della mia.--

--E la vostra insieme--disse Fra Benedetto, che entrando avea

udite quest'ultime parole e indovinato, vedendo Bindo, e notando

l'alterazione dei visi d'ambedue, a chi si dovessero riferire. Accolto

cortesemente da Niccolò, e sedutosi, soggiungeva:

--Io vengo a rallegrarmi con voi di due cose: l'una, che un figlio

ribelle ed empio di questa città ritorni ora ravveduto a soccorrerla.

D'un tale esempio in questi momenti è da tenere gran conto.... così

ce ne fosser molti, ciò crescerebbe a noi riputazione, e la terrebbe

ai nemici. L'altra, che Iddio v'abbia aperta una via di tor di mezzo

ogni scandalo, e di mostrare che voi trattaste la Lisa con estrema

rigidità, non tanto per l'offesa fatta a voi quanto per quella fatta

alla patria, col dare la mano di sposa a chi le era nemico. Messer

Niccolò, io vengo, com'è mio uffizio, a portarvi parola di pace,

e chiedervi perdono per parte di Troilo e della vostra figliuola.

Questa sottomissione serve a riparar l'ingiuria che v'hanno fatta:

Troilo saprà poi egli ammendar quella ch'ei fece alla patria, e s'egli

dapprima vi fece oltraggio, ora v'ha pur salvato Bindo dalla morte.

Iddio, giusto e terribile, accoglie chi di cuore si pente, egli fa

maggior festa d'un peccator convertito, che di novantanove giusti,

messer Niccolò, vorreste voi correggere, infermare i suoi giudizj,

mostrarvi più implacabile dell'istessa Eterna Giustizia?--

Il vecchio pensoso non rispondeva nulla, e colla mano alla barba, gli

occhi a terra e le ciglia aggrottate, veniva considerando se dovesse

tanto fidarsi di se stesso, da concedere che un uomo del quale non

avea avuto sin allora il maggior nemico gli venisse alla presenza. Gli

pareva cosa tanto enorme, e gli capitava addosso così inaspettata, che

era pur naturale vi volesse qualche tempo per avvezzarsi alla sua idea.

Ascoltando il cuore soltanto, avrebbe risposto al frate con un rifiuto

netto; ma anche prima d'udirlo, se avesse avuto il tempo di fermar un

momento il pensiero, si sarebbe col suo buon giudizio persuaso presto

che Troilo, rimesso in patria e divenuto buon cittadino, Troilo, al

quale era debitore della vita del figlio, non poteva più trattarsi come

Troilo Pallesco; e tosto o tardi, dacchè non si potea però togliere

ch'egli non fosse marito della Lisa, sarebbe bisognato perdonargli e

riceverlo in grazia.

Udendo com'era passata la cosa, e l'uccisione del soldato, non gli

pareva ragionevole il dubitare della sua sincerità, e non essendo il

vecchio per natura suo uso a tergiversare, disse finalmente:

--Chi è amico di questo popolo, e combatte per la sua libertà, non può

esser mai nemico di Niccolò de' Lapi. All'ingiuria ch'egli mi fece,

ora, lo conosco, è contrapposto un gran beneficio; poi ad ogni modo,

a fronte della calamità pubblica, debbon tacere gli odj privati, essi

terrebber divisi gli animi, quando più è necessario che si mantengan

uniti....

--Fra Benedetto! voi conoscete Niccolò da cinquant'anni, conoscete i

miei pensieri, e quanto abbia curato sempre l'onore di questa povera

casa! Io non mi sarei mai immaginato che m'avesse a succedere quello

che m'è accaduto!.... Iddio vide ch'io meritavo questo castigo! Ora

egli vuole che il sacrificio si consumi, sia fatta la sua volontà...--

E rimasto sopra di se un momento, soggiunse:

--Io perdono a Troilo ed alla Lisa.---

--Messer Niccolò, disse il frate ponendogli sul braccio una mano: Iddio

si ricorderà di queste vostre parole, ed io che vi conosco, come voi

dite, so quel che vi costano, e perciò quello che valgono.--

Così dicendo s'alzava per tornare a S. Marco, non vedendo l'ora di

portare a Troilo questa buona nuova; Niccolò lo rattenne. Al punto di

fare alla patria il sacrificio d'un odio cotanto radicato ed acerbo,

al punto di accogliere qual figlio uno di quella parte la quale gli

avea sempre contrastato il più impetuoso de' suoi desiderj, quello di

veder Firenze libera e felice, e gliel'avea contrastato con modi ora

astuti, ora violenti, ma scellerati sempre, si sentiva bisogno d'un

ultimo sfogo, e di versare nel petto d'un amico l'amarezza onde il

suo traboccava. Fatto seder di nuovo Fra Benedetto, diceva scrollando

il capo, e saettando a quando a quando certe terribili occhiate che

mettevano paura al mansueto religioso:

--Sì, gli perdono! L'ho detto, e basta, ma mi costa! non lo nego, mi

costa, e molto! Pensate, Fra Benedetto, che non v'è stata sventura,

non v'è stato danno o ruina di quante hanno percosso la nostra città,

e questa mia casa dal 34[40], quando ritornò Cosimo sino ad oggi, che

non ci sia venuta da quei perfidi Palleschi. Per loro l'ossa di messer

Cione mio padre giacciono in terra straniera! Per loro non istette

che non fossimo preda di re Carlo nel 92! Per loro questo popolo già

tanto religioso e costumato, corrotto da pessimi esempi, s'è ridotto

di sorte che ormai Firenze è fatta un postribolo! Per loro fu arso

e saccheggiato Prato nel 12: da questi sozzi, vituperati ribaldi fu

morto quel mirabile e santissimo Fra Girolamo, ed ora non contenti di

metter essi le mani violente nel sangue della misera patria, chiamano

in soccorso persino i barbari che gli ajutino a lacerarla.... e

questo ribaldo papa benedice le spade destinate a trafiggere i suoi

concittadini e a desolar quella terra che gli fu madre!.... Non dovrei

parlar più di questo Troilo, poichè ho stabilito di perdonargli, ma con

voi, Fra Benedetto! da 50 anni siamo amici! Egli è pur forza ch'io lo

dica per l'ultima volta, egli m'ha troppo assassinato!--

Tacque un momento; poi con un sospiro disse risolutamente:

--Orsù, questa sera voi farete di condurmeli tutt'a due; voglio che ci

si trovino i miei figliuoli, e Lamberto, che anch'esso lo tengo per

tale. Io so che le case degli Ardinghelli andarono a sacco, e furon

parte rovinate: vo' mostrargli ch'io non fo le cose a mezzo. Venga ad

abitar nella mia finchè egli abbia dove andare.... già ormai questa era

troppa casa a sì poca famiglia.--

Fra Benedetto contentissimo dell'ottimo fine di questa pratica, dopo

aver grandemente commendata la determinazione cotanto magnanima di

Niccolò, tolta licenza se ne tornò a S. Marco, e trovato Troilo, gli

fece intendere che la sera istessa l'avrebbe condotto dal suocero, che

da quel momento l'accettava per figlio e dimenticava tutto il passato.

Non è a dire se il giovine si mostrasse contento e grato al buon frate

di cotanto beneficio. Mancava ora che dai magistrati egli venisse

liberato dal bando. Fra Benedetto scrisse una lettera ad Alessandro

d'Antonio Scarlattini, uno de' cinque sindachi de' rubelli; Fanfulla

tolse il carico di portarla, e messosi per la via non tardò molto a

ricomparire con risposta favorevole, per la quale Troilo ribenedetto

potè uscire sicurissimo dal convento a ritrovar la Lisa, che tutta

ansiosa lo stava aspettando, e fu per morir dall'allegrezza, udendo con

quanta felicità venissero a terminarsi tutti i suoi dispiaceri.

Rimasti così un poco a far festa e rallegrarsi insieme, Troilo se ne

uscì dicendo che trovandosi colle sole sue armi, e non avendo panni

civili voleva andare a rivestirsi per potersi presentare decentemente

la sera, ed avviatosi verso Calimala, veniva per istrada cercando il

modo di poter senza dar sospetto trovarsi con messer Benedetto de'

Nobili per dargli la lettera di Baccio, e conferir seco sugl'interessi

della parte Pallesca.

Messer Benedetto stava appunto di casa in una delle vie che da Calimala

sboccano sul corso degli Adimari. Troilo, passando davanti all'uscio

suo, lo trovò chiuso:, alle finestre non era persona. Andò innanzi

alle sue faccende, e in una bottega di sarto vicina pochi passi trovò

panni quali s'usavano in quel tempo da' soldati: una cappa chiamata

alla spagnuola, cioè colla cappuccia di dietro, calza tagliata al

ginocchio con cosciali fregiati di velluto, ed in capo un tocco.

Scelse colori oscuri pensando «questo zazzerone[41] di Niccolò, mi

troverà più a suo modo così.» Quando fu rivestito, legò tutte insieme

le sue armi, dicendo avrebbe mandato per esse, e mentre attendeva

ad assettarle, venne appiccando ragionamento col sarto per veder di

scoprire dove messer Benedetto si riparasse, che non avrebbe voluto

entrargli in casa così alla scoperta, ma neppur s'arrischiava domandar

di lui direttamente; perciò, dopo un lungo giro di parole, compose

una sua novella, che veniva di Bologna per una lite che gli era mossa

da certi mercanti, e gli conveniva cercar di un dottor di legge per

consiglio, e pregava finalmente il sarto se ne conoscesse alcuno

valente glielo insegnasse. Questi, come Troilo sperava, propose tra

primi Messer Benedetto, e disse che se non lo trovasse in casa, era

sicuro incontrarlo alla stamperia del Giunta, in faccia alle scalere

di Badìa[42], o all'osteria del Porco, o in sulla bottega di Benvenuto

Orafo in Mercato nuovo.

Troilo vi si condusse, e trovò sulla porta molti giovani ed omaccioni

tutti della milizia dei quartieri, che ogni giorno vi praticavano,

dilettandosi di veder lavorare il Cellini, ed intrattenendosi con esso,

chè s'era messo in ordine anch'egli sotto il suo gonfalone, e diceva

tante gran cose, che pareva volesse egli solo ingojarsi l'esercito

imperiale. Quando Troilo vi capitò, era tra loro un gran bisbiglio,

perchè Benvenuto s'era partito di nascosto d'ognuno e correva voce

fosse tornato a Roma. Chi diceva che bisognava farlo raggiungere,

chi voleva gli fosser saccheggiate le sue robe, altri gridava «E'

converrebbe impiccarlo» ed i più, concordavano che si dovesse bandire;

questo subuglio venne a proposito per Troilo, che vide messer Benedetto

tra costoro, e potè accostarsegli senza che alcuno ponesse mente al

fatto suo. Fattosegli dappresso, disse, guardando il cielo: «Domani

pioverà» (era accordo fatto tra il Valori e messer Benedetto, che

questa frase servisse a fargli riconoscere coloro che venivano da parte

del primo, e de' quali potea fidarsi) messer Benedetto si scosse a

queste parole e gli venne in mente fosse Troilo appunto, che da molti

giorni aspettava: guardandolo attentamente gli parve ravvisarlo, chè

non s'era imbattuto più in lui da molti anni, ed anche allora non lo

avea conosciuto se non di veduta.

Trattosi seco un po' in disparte, e saputo ch'egli era desso, gli

diceva:

--Non è bene che noi pratichiamo insieme.... ma per poterci parlare

sicuramente ti farai scrivere tra' fratelli della buca di S.

Girolamo[43]: io vi vo ogni sabato ed ogni vigilia di festa: per

riconoscerci, che tutti colà siamo col viso coperto dal cappuccio,

avverti ch'io farò un segno di croce colla mano nuda e mi metterò il

guanto tossendo tre volte: tu mi ti accosterai dicendo «egli è freddo.»

Ora scostati, e se mai c'incontreremo in luogo pubblico, non far le

viste di conoscermi.--

Troilo gli diede la lettera di Baccio e senz'altra parola si separarono.

Messer Benedetto, cui tardava leggerla, corse a casa, si chiuse nel suo

scrittojo a pian terreno, ed apertala, trovò che dapprima l'ammoniva

star cogli occhi addosso a Troilo, il quale di carattere leggiero e

facile a lasciarsi aggirare, correva rischio di venir sottomesso, e

forse mutato dall'autorità di Niccolò; gl'indicava poi la traccia da

seguirsi d'accordo con Troilo pel vantaggio generale della parte, e

finiva colle seguenti parole: «E quando la città sia in mano nostra,

che o prima o poi lo sarà, senza manco nessuno, lascio a voi la cura

che Niccolò non ci possa fuggire: e non dico altro, ch'io so a chi lo

raccomando.»

--Non dubitare!--Disse il Nobili buttando la lettera sotto il

camminetto ed osservando che tutta venisse ridotta in cenere.

--L'odio ch'egli avea contro Niccolò era nato molti anni addietro

da questa occasione: esercitando, messer Benedetto, non so che

magistrato, ebbe voce di non aver serbato le mani nette. Niccolò, al

quale era noto non esser quest'accusa senza fondamento, udendolo in

una pratica scagliarsi con troppo aspre parole contro un cittadino

caduto nel medesimo sospetto, lo riprese dicendogli «che a volersi far

tanto sicuramente accusatore altrui conveniva esser puro.» Il Nobili,

che sapeva di non esserlo, tacque, ma se la legò al dito: e da quel

simulatore grandissimo ch'egli era, seppe far tanto che, rappacificato

seco Niccolò, lo persuase a prestargli molte migliaja di scudi, coi

quali potè dar sesto alle cose sue, e turar la bocca a chi l'accusava.

Per mostrarsi grato, a uso dei ribaldi pari suoi, cercava ora la rovina

di Niccolò, non tanto per rubargli quei danari ch'egli aveva di suo,

quanto colla speranza d'ottenere, giungendo allo stato i Palleschi,

parte delle sue spoglie, e forse tutte: chè finito l'assedio, costoro

patteggiarono insieme gli esilii e le morti, ognuno de' proprj nemici,

nel modo istesso che Ottavio, Antonio e Lepido usarono al loro ritrovo

nell'isola del Reno.

Troilo intanto se n'era tornato a casa per aspettar l'ora d'andar

a S. Marco e levar Fra Benedetto e condursi tutti di compagnia a

casa i Lapi, ove anche Fanfulla (ci scordammo di dirlo) dovea venire

per volere del suo superiore, affinchè potesse al caso, render

testimonianza di tutto il fatto della Torre del Gallo. Quando Lisa lo

vide comparire tutto rivestito in un modo che dava buonissima grazia e

sveltezza alla persona, ed insieme avea una certa gravità composta, e

senza affettazione, disse tosto: «Oh quanto stai bene, Troilo mio!» poi

indovinando l'intenzione sua nella scelta de' colori, aggiungeva:

--Come ti vidi partito mi sovvenne ch'io ti avrei dovuto ammonire a

non porti indosso troppe gale come usano questi soldati, chè al babbo

poco gli vanno a sangue; non dovevo io sapere, pazzarellina, che il mio

Troilo non ha mestieri di queste saccenterie, e sa molto meglio di me

quello che si conviene? Oh! lasciamiti guardare!.... volgiti.... ora,

così.... Oh, chi è bello come te in Firenze?--

Niccolò de' Lapi; ovvero, i Palleschi e i Piagnoni · 第 21 / 51 段