All'epoca del nostro racconto il viottolo pel quale vi si giunge dal

piano de' Giullari era chiuso tra due file di cipressi, per mezzo le

quali la Lisa e Fanfulla venivan camminando, preceduti da Michele, che

con una lanterna illuminava la via. Giunti in casa, e nella camera ove

Troilo dormiva, disse il servo:

--Madonna, il padrone m'ha comandato ch'io facessi ogni vostro

volere.... già e' non accadeva... io che gli sto vicino di dì e di

notte, so ben io.... infin quando dorme, vedete, egli ha sempre in

bocca il vostro nome.... ancora jer notte, senza andar più in là.... lo

sentii... credo che sognasse.... e gridava «Io voglio la Lisa mia! Se

non la riti trovo io morrò senza manco nessuno!»

È facile l'immaginare quanto dolci suonassero al cuor della giovane

i discorsi di quel mariolo. Malgrado la lunga via, ed il disagio

sofferto, non le pareva a quel punto sentir più stanchezza, e col bimbo

in collo che le dormiva su una spalla andava girando per le camere;

e considerando il disordine grandissimo ch'era là dentro, diceva

sorridendo a Fanfulla:

--Si vede bene che qui non son donne! Guardate, poverino, egli ha un

letto che un cane non ci dormirebbe.--

E nel dir queste parole, dato a Fanfulla il bambino, si poneva

sollecita a rassettar le coltri, rimboccar le lenzuola, osservar che

pendessero uguali e simmetriche da tutte le parti, con quel fare

di superiorità incontrastata che è proprio delle donne in queste

occasioni. Rifatto il letto a suo modo si volgeva al resto della

stanza, ove non eran che poche sedie ed una tavola, ingombrate in modo

di biancheria, panni, guanti ed altre robe, che molte eran cadute a

terra. Le sole armi tutte riunite insieme pendevano forbite e lucenti

lungo la parete. Era sulla tavola una specie di valigetta mezzo aperta.

La Lisa per fortuna non pensò nè a toccarla nè a guardar che cosa

contenesse; avrebbe forse in esse trovato materia di gravi obbiezioni

alle parole udite poco prima dal servo.

Finito di metter in ordine, e coricato nel letto il fanciullo, diceva,

guardandolo dormire riposatamente:

--Oh! vedete, Fanfulla, se questa cosa non par proprio condotta da Dio!

Jer notte egli ebbe a morire.... e stasera, con tutto il disagio ed il

freddo di questo viaggio.... e' par che non abbia avuto mai male! Da

quanto tempo me lo diceva il cuore, che a venir qui sarebber finiti

tutti i miei guai!--

Il seguito di quest'istoria mostrerà quanto sia un bel fidarsi di

quel benedetto cuore, che però moltissimi, e le donne più di tutti,

ascoltano qual consigliero e profeta infallibile.

Troilo frattanto spiccatosi dal Valori se n'era venuto a casa diviato;

ed entrando nella camera, ov'era atteso con tanto desiderio, buttò su

una sedia cappello e pastrano, e mettendo un respiro libero, disse con

grande allegrezza:

--Finalmente eccomi da te! e qui, viva Dio, non avrò più nè

commissario, nè principe, nè altro malanno che mi venga ad

intorbidare.... ma da quanto vedo (e dava un'occhiata in giro) è facile

accorgersi ch'io non son più in balìa di quel disutilaccio di Michele,

che mi tiene questa camera com'una stalla. Lisa mia, tu sei sempre a un

modo, sempre amorevole, sempre un'angioletta!--

Poi presole le mani, e guardandola fissa nel viso, che per le

moltiplici commozioni di quella sera se l'era infocato, e non appariva

smunto e sparuto quanto lo era in effetto, le diceva:

--Brava, Lisa mia! Tu m'hai voluto uccellare, è questo quel viso tanto

munto, tanto brutto....? un pò dimagrata lo sei, ma ora ti ristorerai

d'ogni affanno.--

--Oh! amor mio, dicea la Lisa fuor di se, è proprio vero? Siam proprio

riuniti? Mi par un sogno.... mi par d'impazzare certi momenti.... se

fosse un sogno, oh, poveretta me quando mi destassi!--

Alzatasi poi, e condotto Troilo vicino al letto, soggiungeva:

--Vedi il povero Arriguccio nostro! Che viso patito, coll'ossicine a

fior di pelle! Tu t'aspettavi fosse più grande, più bello eh? Ho fatto

assai a tenerlo vivo; non avevo più latte!.... Oh! che giorni, che

notti ho passate! ti narrerò tutto, ma ora non voglio pensar che al

presente.... il passato è passato, e per sempre!--

Fanfulla, per non turbar quei primi momenti ch'egli stimava egualmente

dolci per ambedue, s'era fin qui tenuto in disparte: comparve intanto

Michele con un pò di cenetta; sederono tutti e tre, e mangiarono

lietamente. Troilo allora volgendosi a chi era stato scorta alla sua

donna, e che al viso ardito, al parlare, alle cicatrici ond'era segnato

gli pareva uomo diverso da quello che dinotavano i panni ond'era

vestito, gli diceva:

--Neppur ho avuto tempo di rendervi quelle grazie che merita la gran

cortesia usata da voi alla mia Lisa....--

--Oh! Troilo mio, interruppe essa, egli ha fatto tanto per me, che s'io

gli dessi il sangue neppur potrei compensarlo.--

--Sappiate, madonna, rispose Fanfulla, che in tutta la vita mia,

vecchio come sono, io non ebbi mai il maggior piacere di questo ch'io

provo stasera vedendovi contenta, e ridotta in luogo sicuro con vostro

marito. Oh! che diavolo vi vien in mente di parlar di cortesia,

di compensi? Con me non ci voglion queste novellate, buone pei

cortigiani..... e la prima volta che v'occorra nulla, m'avete a dire

«Qua la tua pelle, chè mi bisogna» questo sarà il mio guiderdone.--

A queste parole Troilo stava per rispondere, pensando al tempo stesso

venir con bel modo a domandar chi egli fosse, chè pur si sentiva una

gran curiosità di saperlo, ma entrò in camera Michele tutto ansante,

chè aveva fatto le scale correndo, e disse:

--Messer Troilo! è qui il sig. commissario che vi vuole, e sale da

voi.--Il giovane mostrando maraviglia, e contorcendosi sulla sedia con

impazienza, diceva:

--È pur una gran cosa ch'io non possa godermi in pace un momento....

questa è pur una gran noja!.... Animo, fagli lume, e fallo entrare.

Volto poi a' suoi commensali, proseguiva: Già sarà per qualche

malanno.... non ne mancan mai. Entrate tutt'a due in quella cameruccia

e badate a non farvi sentire, che guai se vi vedesse! e' vorrebbe

sapere chi siete.... poi, talvolta da solo a solo potrò sbrigarmene più

presto.--

Fanfulla e la Lisa alzatisi in fretta presero un lume e si ritrassero

in uno stanzino attiguo.

Poco stante entrò Baccio, e mentre Troilo gli facea riverenza,

dicendogli ad alta voce: «Qual buona faccenda vi conduce qui a

quest'ora?» con un cenno dell'occhio e della mano gli mostrava che la

Lisa era nel camerino.

Baccio rispose con uno sguardo, e, sedutosi, cominciò a parlare,

procurando alzar la voce abbastanza da poter essere udito da essa.

Affinchè la cosa principale ch'egli voleva fosse ascoltata dalla

giovane, paresse venirgli detta a caso, e come si narrerebbe un fatto

di poca importanza, disse a Troilo, che il principe l'avea mandato per

commettergli un incarico di gran momento, e da tenersi segretissimo,

che per allora non voleva dirgli altro, ma si trovasse la mattina

appresso armato, a cavallo, sulla piazzetta del Pian de' Giullari,

e sarebbe stato mandato a tal impresa che, riuscendo, buon per lui;

moltiplicava poi le carezze e le buone parole con dirgli, ch'egli

era molto innanzi nella grazia del principe, e sapendo mantenersela

n'avrebbe potuto ricavar onore ed utile grandissimo. Passando poi

da questi ad altri ragionamenti, fatti come per ozio, diceva, quasi

rammentandosi a un tratto:

--Oh, a proposito, sai! quel giovanotto di stasera.... quello ch'io ho

campato dalle forche, ad istanza tua, e' me ne sa male, ma per lui non

c'è rimedio.... quel che non è stato stasera sarà domattina.--

--Oh! come?--disse Troilo.

--Che vuoi? Il principe non so da chi ha saputo la cosa; e' dice che

non è per sopportar questi assassinamenti.... tanto più, quando gli

hanno detto ch'egli è figliuolo d'un Piagnone, di quel Niccolò de'

Lapi.... (A questa parola un grido soffocato s'udì nella cameruccia

vicina); «quell'arrabbiato, egli ha ordinato, s'impicchi domattina...»

e quando ha detto voglio... già sai, è tutto inutile; per un verso e'

dice bene, se non si castigasse l'insolenza di costui, avremmo sempre

a guardarci la vita contro questi traditori.... anzi, come il carcere

costaggiù presso la villa è pieno, il giovinetto è stato condotto a

questa Torre, e chiuso per stanotte sotto la volta qui al terreno.--

Troilo allora con grandissima istanza si poneva a pregar il Valori che

volesse interceder per lui e trovar modo a salvarlo.

--Ascoltami, rispondeva Baccio asciutto asciutto, tu daresti del capo

nel muro. Ma se vuoi dar retta a me, di questo fatto non t'impicciare,

che una tanta premura pel figlio d'un Piagnone, non mi sa troppo di

buono. Io ti voglio bene, e però non dirò nulla, ma avverti a quel che

tu fai, Troilo!--

Così dicendo s'alzò, ed uscito seco scese le scale; quando furono in

parte da non poter essere uditi dalla Lisa si cacciarono a ridere, e

Baccio diceva:

--Hai tu inteso il grido, quando dissi Niccolò de' Lapi? io ho colto

dove posi la mira. Or bene, eccoti qua cento scudi d'oro, e la lettera,

sii avveduto, chè buon per te; già feci motto qui al conte Piermaria

che dirà ai suoi uomini d'obbedirti in tutto, e preparati a far questa

difficile impresa, degna d'un paladino della Tavola Rotonda... e potrai

dire a Niccolò «Ecco il figliuol vostro liberato per virtù del mio

fortissimo braccio! miglior salvocondotto non lo potresti avere.... e

sappimene grado. Addio.»

Troilo, risalito in camera, trovò la Lisa, che tutto sossopra e

piangendo gli si buttò al collo esclamando:

--Oh Dio, Dio! che ho io inteso? C'è qui un mio fratello?.... e si vuoi

farlo morire? Oh, dimmi presto! chi è? come?... per qual cagione? non

si potrà salvarlo! ma qual è, qual è de' miei fratelli?--

--È Bindo, rispose Troilo, mostrando anch'esso grandissimo turbamento,

pur troppo è Bindo,.... benedetto ragazzo!.... è stato tutto per

volerti troppo bene,.... e però gli perdono, e vorrei salvarlo a

costo....--

E qui si batteva la fronte col pugno in atto disperato; poi narrava

alla Lisa tutto il fatto, soggiungendo:

--Io non t'ho detto nulla.... prima, neppur v'è stato tempo....

poi, lo tenevo campato, e speravo domattina poternelo mandar libero

a Firenze.... ma ora, come si rimedia.... oh Dio, Dio! che orrenda

cosa!--e colle mani ne' capelli dava in nuove smanie.

--Come si rimedia? gridava la Lisa disperata, ma in qualche modo si

rimedia!.... si trova una via.... ce ne sono tante.... Ma non capisci

che Bindo non può far questa morte.... che non è possibile.... che

sarebbe un orrore troppo grande.... per cagion mia.... il suo sangue

mi cadrebbe sul capo a me.... a te.... sul capo di quel povero bambino

che è là! Ma non è vero che non c'è rimedio.... oh! sì, Troilo....

dimmi che c'è.... che l'hai trovato.... siete due uomini, ci son io....

io.... io sola farò per tre.... oh! ma è troppo.... che io avessi

all'anima anche il sangue di questo fanciullo! è troppo, è troppo....--

--Chetati Lisa, in nome di Dio,--diceva Troilo abbracciandola.

--Chetatevi, diceva Fanfulla, chè con queste smanie si farà poco

frutto.... pensiamo... e forse... mi son trovato in peggiori

imbrogli!.... ma vedete, col gridar non si fa nulla.--

--Non grido, rispondeva la giovine tutta tremante, no, ecco, sto

zitta.... v'ubbidisco.... ditemi voi quel che debbo fare.... ma

salvatemi Bindo.... non è egli vero che l'avete trovato il modo?... oh!

se sapeste, una povera donna che è già con tanti rimorsi, ed ora avrò

anche questa uccisione... oh, ma parlate una volta! non avete cuore,

non avete pietà nessuna!...--

Troilo s'era posto a sedere col capo tra le mani. Alzato in piedi ad un

tratto, e presa pel braccio la Lisa disse risolutamente.

--Sì, perdio, v'è il rimedio.... uno solo, e bisogna adoperarlo. Lisa!

io ti sacrifico più che la vita! stanotte fra tre ore.... quando

tutti dormono, rimane soltanto un uomo di guardia al portone.... so

la camera di quello che ha la chiave del carcere..., con questa daga

l'ammazzo:.... all'altro faccio lo stesso.... se la cosa mi riesce, e

non può fallire, domattina saremo tutti salvi a Firenze.--

La Lisa non potè formar parole, ma gli si buttò tra le braccia,

stringendolo e baciandolo pel petto e per la faccia dove le veniva:

quando si fu racchetata, Troilo se la fece seder vicina, poi proseguiva:

--Da gran tempo, Lisa mia, io mi sentivo spinto a lasciar questo campo.

I miei maggiori furon tutti Palleschi, ed anch'io lo era, venni a

questa guerra, onde i Medici fosser rimessi, ma non pensando mai che

questo bastardo di questo papa volesse, com'ora si è conosciuto, la

total rovina della patria nostra. Non è ora il tempo di spiegarti

a minuto quali siano stati i miei dubbj, le mie incertezze; quanto

sia stato contrastato dall'amor di parte per un verso, dell'amor

tuo e della città nostra per l'altro. Questo solo ti dico, che mi

sono risoluto in tutto combatter per Firenze e non contr'essa, e

quest'occasione presente io la credo mandata da Dio per darmi l'ultima

spinta.

--Oh! non dir altro, Troilo mio, ch'io non reggerò a tanta allegrezza.

Che potrà dir il babbo quando conosca questo tuo proposito.... Oh Dio!

questa è una felicità troppo grande.... e quel poverino cacciato dal

nonno, che non avea più nè casa nè tetto!... questa è opera tua, Dio

grande, benedetto! Io non meritavo tanto bene.--

--Ora, disse Fanfulla, che tutto si mette per la buona via,

non gettiamo il tempo in ismanie ed in allegrezze, e pensiamo

all'essenziale.--

--Sì, sì, disse la Lisa; e volgendosi a Troilo tutta contenta

soggiungeva: sai, ove accada dover menar le mani per salvarci, questo,

che ti par un paltoniere con quel sajaccio logoro (e batteva colla mano

sulla spalla di Fanfulla) questi, vedi, si sa ingegnare anche lui.--

Ed aprendogli i panni sul petto gli scopriva il giaco ond'era armato.

Troilo, l'andava squadrando con maraviglia, ed essa:

--Vuoi che ti dica chi è? Niente meno che Fanfulla da Lodi, uno de'

tredici di Barletta, e il più bravo di tutti....--

--Voi mi fate troppo onore, madonna.--

--Che ne dici? ho io avuta buona compagnia a venir qui?--

Troilo, che avea inteso nominare costui per uno de' più arrischiati

demonii che fossero allora tra' soldati, e sapeva benissimo tutto il

fatto di Barletta, si mostrò contentissimo di conoscerlo, e d'aver un

tanto ajuto, ma nel suo interno pensò: «Qui ci vorrà gran giudizio.»

Dapprima non sapendo chi si fosse, e tenendolo un qualche bottegajo

di Firenze, avea divisato condurlo seco alla finta uccisione del

carceriere, pensando: Egli rimarrà indietro pauroso, e vedendomi menar

il pugnale narrerà ch'io veramente l'abbia morto, e me n'avrà maggior

fede egli, e quanti l'udranno in Firenze raccontar questo fatto;

ora, saputo chi egli era, disse «S'io lo conduco meco egli è muso da

tagliarmi a pezzi tutta la guardia della porta, e succeda poi quel che

vuol succedere.» Perciò, quando Fanfulla, imbaldanzito sempre più per

le lodi della Lisa, e contento d'aver da fare qualcosa dell'arte sua,

disse:

--Messer Troilo, quantunque sia opera non troppo lodevole dare a chi

non se l'aspetta, pure in questo caso, che esce dagli ordinarj, se

volete, io v'ajuterò a spacciar uno di que' ribaldi, ed anche tutti e

due.--

Troilo lo ringraziò, dicendogli: non esser prudenza andar più d'uno

a questo fatto, che tutto dipendeva dal non esser sentiti, e perciò

ne lasciasse ad esso solo il carico, come a pratico della casa, e del

resto non dubitassero.

Era un'ora dopo la mezzanotte, e fra tre ore avean risoluto por mano

all'impresa, calcolando di poter esser sul far del giorno già assai ben

lontani dal campo. Troilo, avendo a dar sesto a tutto quanto occorreva

perchè la cosa andasse netta, persuase alla Lisa di gettarsi sul letto

a riposare il poco tempo che le rimaneva. La giovane se ne sentiva

grandissimo bisogno ed acconsentì. Quando si fu coricata, Troilo la

coperse col suo mantello ed uscì promettendo sarebbe tornato più presto

che potesse; aggiungendo non istesse in pena se avesse tardato, chè

senza alcun fallo, per l'ora stabilita, sarebbe venuto a levarla.

È pur una gran fortuna che sia negato all'uomo conoscer il futuro!

Que' pochi momenti di felicità che si godono di quando in quando e ci

ajutano a sopportare i dolori della vita, sarebber perduti, o almeno

ridotti a un piccolissimo numero. La povera Lisa, che dopo tanto

soffrire si riposava ora col suo bambino sul letto di suo marito, che

avea temuto non riveder mai più, o rivedendolo, esserne ributtata; che

godeva dell'impensata gioja di ritrovarlo, non solo amorevole e fedele,

ma di vederlo deciso ad abbandonare quella parte per la quale sarebbe

stato sempre nemico a suo padre ed alla città, se avesse potuto legger

nell'avvenire, conoscere il cuore di quello che ora le era cagione di

tanta dolcezza, si sarebbe scagliata fuor di quel letto come da un nido

di vipere, e anche questo poco conforto, questa breve pausa, sarebbe

stata negata a quella misera, cui rimaneva pur ancora tanto a soffrire.

Essa invece, ignara del futuro, si sentiva finalmente, dopo tante

procelle, nascer in cuor una calma serena e confidente; le pareva

agevole, ridotti che fossero a Firenze, riacquistar la grazia del

padre pel mutamento di Troilo, del quale pensava fosse dovuto a lei

tutto il merito, e sperava dover anzi trovar presso Niccolò maggior

favore di prima. Il cuore le prometteva ogni bene, e la poverina,

secondo il solito, gli dava retta. Abbandonandosi tutta a questi

sogni di felicità, si veniva a poco a poco addormentando, mentre

Fanfulla seduto all'altro capo della camera, volgendole le spalle,

s'era posto a recitar salmi ed orazioni, memore degli ultimi ricordi

di Fra Benedetto. Per vincere il sonno, che pure l'aggravava, si

teneva sulla vita, senza appoggiarsi, colle mani intrecciate fra la

ginocchia pronunciando sotto voce bensì, ma spiccato e presto presto;

poi, a poco a poco, il moto della labbra diveniva meno rapido, le

palpebre gli s'abbassavano, il capo e la persona s'andava sbilanciando

in avanti, finalmente perdeva l'equilibrio del tutto, ma riavendosi

tosto, riprendeva la prima posizione, col muover delle labbra, ed in

questa alternativa veniva passando un tempo che Troilo impiegava ben

altrimenti.

Sceso dalla sua camera andò in quella del conte di S. Secondo, posta

al terreno, e, come a persona intrinseca ed alla quale non eran celate

le deliberazioni anche importanti del papa e del commissario, gli fa

palese tutto quel che si stava preparando, onde meglio colorire la sua

andata a Firenze, richiedendolo al tempo stesso volesse agevolargli

questo suo disegno. Il Conte udì il tutto, nè gli parve trovar nulla

da mutare a questa trama, fuorchè una sola cosa che non gli finiva di

piacere, ed era il dar ad intendere alla Lisa e al suo compagno di aver

ad ammazzar due uomini, e che ciò non fosse vero, almeno per uno, e per

ragione adduceva, che potea benissimo per mezzo di qualche prigione,

o in altro qualsivoglia modo, venirsi a saper a Firenze questo fatto,

e che nessuno v'era rimasto ucciso, e ciò verrebbe talvolta a generar

sospetti sulla sincerità di Troilo, e sulla cagione che gli avea fatto

abbandonare il campo.

Questi conosceva che l'obbiezione non era senza fondamento, ma rimaneva

sospeso, senza poter immaginare come fosse possibile riparare a

quest'inconveniente. Il conte lo tolse d'impaccio dicendogli: «che tra

suoi uomini ve n'era uno grandissimo amico d'Anguillotti da Pisa[39],

che l'avea confortato fuggirsi, ed egli sapendo certissimo che gli

aveva promesso di far le sue vendette, s'era risoluto comandare al suo

sergente, che alla prima fazione gli facesse dare un'archibusata per

levarselo d'innanzi, ed aggiungeva: senza tenerlo più a disagio, te lo

farò metter di guardia al portone, e così avanzerà tempo di quello che

già in cuore gli avevo promesso. Un po' prima un po' dopo sarà tutt'una

per lui.»

--Quando sia così, e che a voi non importi, anzi abbiate motivo di

mandar costui alla morte, conosco anch'io, che la cosa si farà con

maggior apparenza di verità.--

Quanto al carceriere, che il conte Pier Maria non volea s'uccidesse,

essendo uomo da fidarsene, lo fe' chiamare, e in presenza di Troilo

l'avvertì, che nella notte questi sarebbe entrato in camera sua per

la chiave; se fosse venuto solo gliela desse, ed allora non era

difficoltà, se (per preveder tutti i possibili) avesse avuto un

compagno, Troilo fingerebbe di piantargli un pugnale nel petto, ed egli

mostrasse di dar i tratti senza gridare, come accade a chi è ferito in

parte molto vitale.

Rimasti così d'accordo, Troilo, nel prender commiato, domandò al conte:

--Posso servirvi di nulla in Firenze? Ora ch'io divengo setajuolo, se

vi bisogna velluti, broccati, sciamiti, voi non mi farete torto eh? E

vi potrò dir presto quanto stanno il braccio.--

--Addio, addio pazzo. Ma se in un pajo di braccia di quale stoffa tu

vorrai, mi mandassi il capo d'Anguillotto, chi me lo portasse avrebbe

una mancia che lo ristorerebbe del disagio: digli però, che se il pane

non gli è venuto a noja, faccia di non venirmi nelle mani.--

Troilo uscì, e andò alla stalla ov'era il suo cavallo, gli pose sella

e briglia, e gl'involse l'ugne in certi stracci, onde il cavarlo fuori

non fosse sentito sul lastrico; ed avendo così preparato tutto, risalì

in camera, e trovò Lisa e Fanfulla addormentati: si pose pianamente

a sedere, e rimasto così una mezz'ora, quando gli parve il momento

risvegliò l'una e l'altro, e disse: «ora è tempo, prepariamoci.»

La Lisa fu tosto in piedi, e preso il fanciullino gli pose, così

addormentato com'era, il seno in bocca, onde svegliandosi non gridasse.

Troilo s'armò, ajutato da Fanfulla, poi prese una lanterna, che copriva

col pastrano, s'avviarono tutti e tre giù per la scala, in punta di

piedi, e, giunti al basso sotto il portico del cortile, disse Troilo:

«Aspettatemi qui, io vo per la chiave.» Voleva Fanfulla ad ogni patto

venire ad ajutarlo, dicendogli sotto voce: «gli metterò due dita al

collarino, che vi so dire l'azzitteranno subito» onde il giovane

conobbe sempre più quant'importasse l'andar solo, e con gran difficoltà

riuscì pure a liberarsi dal suo troppo zelante compagno, dicendogli;

«no, no, rimanete, piuttosto, se volete ajutarmi, quando mi vedrete

tornare, intanto ch'io cavo di prigione il giovinetto, voi gettatevi

sull'uomo di guardia, e fate che il primo colpo sia l'ultimo.» Si

mosse senza aspettar risposta, e dopo tre minuti, ricomparve, alzando

il braccio per mostrar la chiave. Fanfulla s'era intanto accostato

muro muro sin presso il portone, come un tigre che sta per iscagliarsi

sulla preda, e teneva nuda in mano una mezza spada larga, pesante e che

radeva: veniva a trovarsi tre passi lontano dal soldato di guardia, il

quale appoggiate le due braccia sulla bocca dell'archibugio, di tanto

in tanto abbassava il capo sonnecchiando, e scopriva così un palmo di

collottola. Vide venir Troilo, dette uno slancio menando un rovescio,

e la testa del soldato cadde da un lato, il corpo dall'altro. Fanfulla

forbita la spada sull'erba, la ripose nel fodero, e levando in ispalla

l'archibugio del morto, se n'andò colla Lisa innanzi sotto i cipressi,

in luogo coperto ed oscuro, ad aspettare. Troilo era sceso intanto

nel carcere, e trovato Bindo addormentato, lo svegliò, e gli disse di

seguirlo: il fanciullo, che avea creduto si venisse per ammazzarlo,

si mosse contento, e fu presto al fianco della sorella, che con

grandissima maraviglia riconobbe ed abbracciava, e che avvertendolo

prima ben bene a non alzar la voce, gli diede a conoscere, con brevi

ma caldissime parole, l'accaduto, ed il proposito fermato da Troilo,

facendone ambedue, per quanto il luogo lo concedeva, maravigliosa

festa. Comparve allora Troilo col cavallo a mano, e taciti, alla

sfilata, presero tutti insieme la strada che conduce a Baroncelli,

di dove avean intenzione, passando dietro Bellosguardo, di venire a

riuscire sulla strada di Pisa, e varcato Arno sul Ponte a Signa,

condursi per porta al Prato a Firenze.

Camminando con gran riguardo, e colla precauzione d'evitare i luoghi

ove alloggiavano bande di soldati, giunsero, senza cattivi incontri,

dopo due ore di viaggio, sulla strada di Pisa.

Niccolò de' Lapi; ovvero, i Palleschi e i Piagnoni · 第 20 / 51 段