giorno per giorno delle risoluzioni dalla parte nemica, s'era ingegnato
mantenere corrispondenza secreta con molti Palleschi: ma da costoro,
sospetti al reggimento, era o tardi o male informato, e giovavano poco
o nulla. Avrebbe potuto fare gran fondamento sopra Troilo, il quale, se
una volta gli veniva fatto d'entrare in casa Niccolò, ed affiatarsi con
esso, si sarebbe trovato per dir così nel cuore della parte Piagnona,
ed a portata di conoscerne i pensieri e le risoluzioni più secrete.
Ma poco sperava da questo giovine. Quantunque avesse promesso a
Malatesta di porsi a tale impresa, come vedemmo al capitolo VI,
quantunque neppure al Valori istesso non avesse disdetta la sua parola,
si mostrava però tutt'altro che smanioso di osservarla: ora trovava un
pretesto, ora un altro, moveva mille dubbj, e non si sapeva risolvere
a barattare la vita del campo un po' dura talvolta, ma pur libera,
piena di licenza e condita dai piaceri di cui godeva nella casa del
principe, col viver uggiuso e malinconico d'una città assediata, piena
di prediche, processioni e discipline, ove appunto gli sarebbe toccato
abitare nella casa più austera, e sotto l'uomo più temuto e più rigido
della parte Piagnona.
Se dunque Baccio Valori, con tanti pensieri pel capo, col contrastar
continuo a tanti diversi umori, vivea malissimo contento, e se ne stava
solo e malinconico, senza partecipare all'allegrezza ed ai solazzi che
l'attorniavano, non è da farne maraviglia, invece è da ringraziare
Iddio, che in questo mondo si duri più fatica talvolta a far il birbone
che ad esser galantuomo.
In quella, posto fine al giocar di spada, una frotta di que' giovani
entrarono nella sala, e facendo tra loro non so che baje, se ne vennero
a furia e schiamazzando verso il cammino, e trascorrendo all'impazzata,
urtarono malamente il seggiolone sul quale sedea Baccio. Egli si volse
stizzito e brontolando, mentre Troilo accostandoglisi, diceva ridendo:
--Non v'adirate messer Baccio, e cacciate codesti pensieri, chè il viso
ogni giorno vi s'allunga d'un braccio.... non sapete voi che cent'anni
di malinconia non pagano un quattrin di debito?--
--Tu sei un gran pazzo, e se attendessi ad altro che a queste bajate,
e' sarebbe pure il tuo meglio. Ora siedi qui un momento, chè dovresti
però esser stracco al diavoleto che avete fatto finora.--
--Stracco? Mai, messer Baccio, e se volete che tiriamo quattro
stoccate, voi ve n'avvedrete.--
--Non m'affastidir il cervello col malanno che Dio ti dia,.... ch'io
non ho il capo a motteggi.--
Poi con miglior viso ed in suono quasi di preghiera seguitava:
--E a Firenze insomma, quando pensi d'andarvi? Tu promettesti pure al
sig. Malatesta ed a me!.... Sia pure quanto ci bisognerebbe averci un
uomo da potersene fidare!....--
--Aspettate messer Baccio, rispose il giovine strascinando un altro
seggiolone vicino al suo, e sdrajatovisi colle gambe tese e le braccia
aperte, ho già capito, che avete sullo stomaco un sermone e volete
liberarvene.... Eccomi qua, son pronto a riceverlo, vi sentirete meglio
dopo.... dite pur su, ora che ho assaggiato questo seggiolone vi so
dire ch'io non mi moverò di quel pezzo.
--Tu scherzi, Troilo, e s'io parlo è per il tuo bene.--E postagli una
mano sulla spalla guardandolo fisso, seguitava, abbassando la voce:
--Ah, pazzo che sei! Ma non sai tu che un'occasione come questa di
guadagnarsi la grazia di papa Clemente e de' signori Medici, molti la
comprerebbero ad ogni prezzo: ed avrebbero a gran ventura che capitasse
loro alle mani, e tu....--
--Ed io.... ed io non la rifiuto, rispose Troilo, dimenandosi sul
seggiolone con mostra d'impazienza, siete curioso anche voi... È presto
detto andar a Firenze, da Niccolò.... eccomi qua, son diventato
Piagnone! Sì.... e lui senz'altro mi crederà.... mi metterà in casa....
saprò tutto.... troverò subito modo di farvi sapere i suoi secreti....
eh! messer Baccio, voi viaggiate per le poste....--
--Che vi sia qualche difficoltà non lo nego: ma gli affari del mondo
non si fanno da sè.... e convien durar fatica e farli noi. E se tu
non te ne dai maggior pensiero di quello che n'abbi preso sin ora, al
sicuro rimarremo sempre aspettando la manna ci caschi dal cielo.... se
non vi fossero difficoltà e pericoli neppur ti sarebbero stati promessi
i ricchi premj....--
--Oh! quanto a questo, interruppe Troilo, io li avrò molto ben
guadagnati. Pensa che diletto!.... abitare con Niccolò!.... sarà
tutt'uno come stare di casa alla buca di S. Antonio. A proposito, e'
converrà che mi rimetta in esercizio di dir orazioni.... bisognerebbe
aver alla mano qualche passo, qualche profezia del Frate, ora, ora: una
me la ricordo.
--_Florentia renovabitur_ e poi _flagellabitur_... no, tutt'al
rovescio.... Si principia col _bastonabitur_, e qui ci ha azzeccato....
Ah! e poi.... vi par egli uno scherzo? andarmene, Dio sa per quanto
tempo, a far, niente meno, il marito innamorato e fedele. Se il papa è
galantuomo per questa sola merito il cappello!--
--Eh via! tristaccio, che costei, ho udito dire, è pur bella di molto:
ed ora è un pezzo che non la vedi, e ti parrà quasi una novità.--
--Sì, quasi, bene avete detto!--
--E poi confortati, che quando saremo padroni di Firenze, e' sarà
d'uopo di metter giudizio, ti troverò io una fanciulla, di tal casata,
e con tanta dote, che me ne saprai il buon grado. Oh! insomma.....--
--Insomma andrò, andrò. Già è tutt'una... son condannato a udir
sermoni; qui, da voi, in Firenze, da' frati. Se non foss'altro, per
variare, voglio udire i loro, chè i vostri, messer Baccio mio buono, mi
son cominciati a venir a noja assai bene.--
A questo punto molti di que' gentiluomini si ristrinsero intorno
al cammino. Essi sapevano che da qualche tempo il Valori tentava
inutilmente di spinger Troilo a questa nobil impresa, e n'era stato tra
loro spesse volte ragionato, e motteggiato non poco. Ora Troilo, dopo
aver annunciato che finalmente s'era risoluto partirsi, disse:
--Sarà però bene fare un pò di prova del discorso ch'io terrò in
Consiglio grande per celebrare la mia conversione.--
E salito in piedi sul seggiolone, con voce flebile e nasale cominciò
così:
--Un raggio della divina grazia, signori osservandissimi, un
raggio della grazia celeste, prestantissimi magistrati, sceso su
questo indegno capo per intercessione del nostro beato e santo Fra
Jeronimo, venne, popolo eccellentissimo, lanajoli, setajoli, speziali
nobilissimi, beccai, muratori, tintori, conciatori, illustrissimi
ed eccellentissimi, venne finalmente a diradare quelle tenebre per
le quali miseramente camminando, ingannato dagli scellerati esempj e
consigli di quell'empio, ribaldo, pravissimo e detestabile uomo, d'ogni
nefando, turpe ed abbominevole peccato di messer Baccio Valori....--
A queste parole si levò tant'alto lo schiamazzare ed il ridere, che il
sermone venne interrotto, ed i giuocatori affastiditi si volgevan di
mal umore, ma il Principe fece ben presto cessar il fracasso, alzando
il capo e pronunciando con voce forte questo solo monosillabo:
--Paix!--
Il quale fece in un attimo acquetare ogni rumore; tantochè potè udirsi
chiarissima la voce d'un servo che disse d'in sulla porta:
--Messer Troilo! un fanciullo domanda di voi.--
--Fallo entrare,--rispose il giovane senza mutar luogo; e venne tosto
introdotto un ragazzo, il quale disse:
--Una donna, che vorrebbe parlar con voi due parole tosto, vi manda
dicendo, che v'aspetta qui sulla strada di Baroncelli.--
Troilo scese in fretta dal suo pergamo dicendo: --Signori, il sermone a
un'altra volta.... le dame non s'hanno a far aspettare.--Poi con viso
serio aggiungeva:--È però una gran seccaggine che queste benedette
donne abbiano a venir fino in campo a darmi noja.... Eh! ma.... le
compatisco....--
E dato un gran sospiro:
--Ecco quel che accade ad essere un bel giovane... Andiamo, fanciullo,
mettiti avanti ed insegnami la via. I suoi compagni gli davan la baja
e lo complimentavano sulla sua ventura, ed il Valori gli diceva,
seguitandolo verso l'uscio:
--Sta a vedere ch'è la Lisa!--
--Sarebbe cacio sui maccheroni; ora s'io mi appongo, e se
quest'occasione ti si para innanzi, sappi usarla chè buon per te!--
Troilo uscì, ed invece della Lisa trovò Bindo, il quale più volonteroso
che savio, s'era posto in animo di far le vendette della sorella fin
dal giorno della sua cacciata di casa, nè mai fin allora s'era trovato
libero di mandare ad effetto questo suo disegno.
Se Troilo fosse andato solo forse gli sarebbe riuscito, ma egli
nell'avviarsi fe' cenno a quattro soldati di tenergli dietro, e la cosa
finì appunto nel modo narrato alla fine dell'antecedente capitolo.
Quando il giovinetto fu menato prigione e si trattò d'impiccarlo,
Troilo avrebbe potuto di leggieri campargli la vita, dicendo una parola
all'ufficiale che aveva la cura di mantener quieto il campo, e punir i
disordini e le risse. Fu anzi sul punto di risolversi, poi disse fra se:
--Lascialo impiccare! ciò potrà per avventura liberarmi da questa
maladetta andata in Firenze.--
--A quel poltrone di Baccio non verrà più in capo, cred'io, mandarmi in
casa di chi avrà avuto il figlio impiccato per cagion mia.--
Così lasciato la piazza s'avviava lentamente verso la villa
Guicciardini. Ma Baccio, che dubitava potesse da questo fatto nascere
occasione favorevole a' suoi disegni, e che non era uomo a trascurare
le piccole cose, sapendo che dalle piccole nascon talvolta le grandi,
non s'era contentato d'aspettare il suo ritorno, ma uscito poco dopo
ne veniva verso piazza, e s'imbattè in uno di quei soldati che avendo
ajutato a prender Bindo se ne tornava narrando il caso a chi veniva con
lui.
Il Valori domandando con premura che fosse accaduto, e saputa appena
la cosa, e che si stava per impiccare il figlio di Niccolò, si cacciò
a correre quanto poteva, e giunse per fortuna appunto in quella che il
povero fanciullo con un piè sul primo scaglione stava per salire il
secondo.
Parve a tutti cosa grandissima vedere il Commissario del campo
comparire in quel luogo, aprendosi a furia la strada tra le genti colla
voce a colle spinte, onde il carnefice soprastette all'esecuzione, ed
il Valori, fatto sciogliere e liberar dal laccio il giovinetto, che
pure aveva il viso bianco come un panno lavato, gli fece animo con
umane parole, dicendogli non dubitasse di nulla, e presolo per la mano
lo condusse fuori di quella calca.
--Questa sola mancava! diceva Baccio tra' denti, pensando al pericolo
corso di mandar per la morte di Bindo tutto il suo disegno a monte; e
siccome i tristi tra loro si conoscono, sospettò al primo qual fosse
stato il calcolo di Troilo nel permettere questa uccisione. E tirando
pur sempre verso la villa, con Bindo per la mano, diceva in cuor suo:
--Troilo, Troilo! Tu sei volpe giovane! ed io volpe vecchia; se me
l'appicchi mio danno!... ma io mi conforto che l'andrà a mio modo e non
al tuo.--
Giunto in casa consegnò ai suoi servi il giovinetto onde lo
confortassero con cibo e vino, e gli preparassero un letto; ed egli,
rassicuratolo di nuovo con amorevoli carezze, se ne tornò nella sala
ove poco stante comparve anche Troilo.
--Se non ero io, disse Baccio battendogli sulla spalla, a quest'ora
tuo cognato tirava de' calci al vento.... ora ringraziami, ch'io t'ho
campato d'un gran pericolo, che insieme con quel fanciullo sarebbero
morte tutte le tue speranze di guadagnarti la grazia del papa.--
--In verità ch'io v'ho un obbligo grandissimo, rispose Troilo con un
viso marmoreo, (se l'espressione è lecita) sul quale era impossibile
scorger traccia di quel che realmente pensava in quel momento.
Impossibile ai più; ma non a Baccio, che benissimo indovinò i suoi
pensieri, e sotto i baffi si rise di lui.
Fanfulla frattanto, che avea visto prepararsi il supplizio del
giovinetto, e poi capitar ivi con tant'impeto il commissario stesso
a liberarlo, gli tenne dietro, quando uscì dalla folla, e giunse
all'alloggiamento del principe un momento dopo ch'egli v'era entrato.
Un famiglio pregato da Fanfulla andò nella sala ov'era la brigata, e
disse a Troilo:
--Sta qui fuori un uomo.... pare uno zingano, che dice avrebbe a farvi
motto, per parte d'una gentildonna di Firenze.... e non vuoi dir chi
sia....--
--Oh! insomma, rispose Troilo, io credo che stasera e' voglian la baja
del fatto mio! digli che vada al bordello lui ed essa....--
--No, no, aspetta, interruppe il Valori, e preso sotto braccio il
giovane lo strascinò fuori dicendogli: Eh, non andar tanto a furia!
udiamolo prima. Giunti nell'anticamera ov'era Fanfulla, Baccio fece
le viste di andare oltre, e si nascose dietro una portiera d'arazzo
per poter udire ogni cosa. Fanfulla, fatta riverenza a Troilo, gli
disse come una gentildonna, ch'egli dovea molto ben conoscere, s'era
partita da Firenze apposta per venirlo a trovare, e che l'aspettava
poco discosta. Interrogato poi dal giovane chi fosse, che cosa volesse,
Fanfulla, con fare ambiguo e mezzo ridendo, gli diceva:
--Chi sia e che cosa voglia voi lo vedrete.... e non v'avrete a pentire
d'aver preso questo poco disagio di venir dove lei....--
--Oh, parlami chiaro!.... senti, uom dabbene, io ho certi
sospetti....dimmi, è ella la Lisa, figliuola di Niccolò de' Lapi?--
--Voi vi siete apposto, rispose Fanfulla, che credette legger sul viso
di Troilo pensieri favorevoli alle speranze della Lisa; venite dunque,
chè la poverina v'aspetta come un'angelo del cielo. Mentr'egli parlava,
il Valori, che gli rimaneva dietro le spalle, alzata la portiera badava
a far cenno a Troilo che andasse presto, ond'egli disse «moviamoci
dunque» e preceduto da Fanfulla uscì della villa, senza prender seco
altra compagnia, per esser la donna, al dir della sua guida, appiattata
là dentro l'ultima casa dalla terra ed a pochissima distanza.
Sarebbe cosa difficilissima voler determinare quale fosse l'animo di
Troilo in quel momento. I misteri del cuore umano sono tanto profondi,
ed il bene vi si trova misto col male in un modo così inestricabile,
che riesce talvolta assai arduo il giudicare anche i maggiori ribaldi.
Forse al punto di por mano irremissibilmente a quest'opera tenebrosa la
sua coscienza mandava l'ultimo grido. L'idea di riveder quella misera
che avea tanto patito per lui, che tutta si rimetteva nell'amor suo:
d'accoglierla fra le sue braccia, e quel suo stesso confidente amore
farlo servir di rete ove rimanesser colti i suoi più cari, e cadessero
così in mano de' loro implacabili nemici, tutto ciò era talmente vile
ed orrendo, che non era possibile, per quanto fosse ribaldo, vi si
accingesse con animo freddo e tranquillo. Ma la voce del suo buon
angelo non potè farsi dar retta da lui tutto invaso dal desiderio
d'una grandezza futura, che tratto tratto gli s'affacciava vivissimo;
dall'orgoglioso pensiero che gli persuadeva esser male assai leggiero
l'ingannar una fanciulla popolana quando n'andava lo stato e la fortuna
d'un gentiluomo. Quel momento d'incertezza e di rimorso, se pure
n'ebbe, passò come un lampo: fermò l'animo anticipatamente per non
lasciarsi commovere da qualunque cosa potesse udir dalla Lisa, e per
acquetarsi interamente, diceva in cuor suo: «Che gran danno avrò io
poi fatto a costei? aver un fanciullo da un gentiluomo! quasi ciò non
accada ogni giorno! ma io non farò come molti altri, e le darò tanti
danari che bastino a trovarle un marito suo pari.»
Mentre Troilo veniva camminando con questi pensieri, la Lisa, che
aspettava col cuore tremante da una mezz'ora in circa, stimando invece
fosser già trascorse due ore almanco, stava timorosa di qualche nuova
disgrazia. Sul punto di riveder quello che avea cotanto amato, il suo
cuore, cacciando tutt'i sospetti, s'era inebbriato della sola idea di
giunger pur una volta ad essere tra le sue braccia. Ma la poverina
s'affliggeva pensando: «Dio sa come mi troverà! I dispiaceri, lo
stento m'hanno tanto consumata!.... Oh! che cosa pagherei d'esser
bella come era una volta!» E per fare almeno tutto il possibile, si
veniva racconciando alla meglio i capelli, e spogliatasi una vestaccia
che s'era messa per aver sembianza di zingana, rimaneva coi panni
che si trovò aver indosso quando uscì della casa paterna, i soli
che possedesse dappoi, e procurava disporli con buon garbo più che
potesse: e in tutti questi rassettamenti usava gran riguardo di non
far rumore, temendo a ogn'ora di venire sentita o scoperta.
Finalmente ode passi d'uomini sulla strada, tende l'orecchio rattenendo
l'anelito; i passi s'accostano, varcano una siepe, e si dirigono alla
sua volta: l'oscurità impediva di discernere chi li movesse, ma ben
tosto udì la voce di Fanfulla che diceva:
--State di buona voglia, madonna, eccolo lui in persona.--
La giovane si volle alzare, ma le forze le mancarono, cadde sulle
ginocchia, dicendo:
--Oh! Troilo mio, t'ho pur riveduto prima di morire!--
Il giovane raccoltala da terra se la stringeva al petto, con parole di
tanta tenerezza, così appassionate, che la Lisa per poco non gli rimase
in braccio svenuta.
Conoscendo noi l'animo di chi le proferiva non ci regge il cuore di
riferirle.
Il buon Fanfulla a quegli atti strofinandosi le palpebre colla mano
ruvida, diceva:
--Sta a vedere che mi metto a piangere.--
Così passato quel primo momento, Troilo si recava in collo il
fanciullino facendogli infinite carezze, mentre la Lisa attaccatasi al
braccio del giovane e stringendosi a lui, gli diceva:
--Io, che temevo mi sgridassi d'esser venuta così di notte con questo
bambino!.... sciagurata, io doveva pur conoscerti, Troilo mio!
perdonami, ch'io ti feci questo torto. Oh! ma ora non pensiamo più a
nulla. Ci siam trovati! Non ci sono più guai per la povera Lisa tua,
tutto è dimenticato.... Era tempo!.... Ho sofferto tanto, sai!... ti
racconterò poi!.... Ma ora non ci penso più.--
E in così dire avviatisi tutti e tre per tornare in paese, seguitava la
Lisa con voce più bassa:
--No, non ci penso più, che l'animo si muta in un momento.... ma il
viso è un'altra cosa... quello della povera Lisa ti piacque un giorno!
oh, quanto ti parrà diverso! Non ti sbigottire, Troilo mio.... vedi,
ora che ho il cuore tanto contento.... in poco tempo.... tornerò come
prima.... abbi pazienza qualche giorno... e quando mi sarò rimessa, se
piacerà a Dio che pur mi trovi bella, io ti dirò: «È tutta opera tua,
amor mio!» Oh, poveretta me! Pensare che or ora mi vedrai in viso!....--
--Via, pazzerella, che sogni son questi, rispose Troilo sorridendo, tu
mi fai torto, e se non cacci codesti pensieri io m'adirerò.--
La povera Lisa paurosa di dir cosa che l'offendesse tacque all'istante,
e stringendosi al suo braccio, soggiunse soltanto:
--Oh, amor mio, hai troppo ragione! ed io son pazza a diffidare di te.--
In quella giunsero alla villa.
Baccio intanto, ammonito da quanto era successo poco prima rispetto a
Bindo, a tener d'occhio gli andamenti di Troilo, neppur in questa sua
seconda uscita non l'avea perduto di vista.
Lo trovarono in mezzo alla via, ed accostatosi a loro senza mostrar di
conoscere la Lisa e Fanfulla, o di curarsi di loro, disse a Troilo:
--Soprastate un momento, ch'io debbo dirvi cosa che importa.--
Troilo disse pianamente alla giovane:
--Costui è il commissario del campo.... non vorrei avesse a sospettar
chi tu sia.... chè qui si sta in gran gelosia de' Piagnoni, e di chi ha
che far con loro.... Fatti dunque in costà tu e quest'uom dabbene, ed
aspettatemi tanto ch'io gli abbia fatto motto.--
La Lisa volonterosa d'ubbidire, si staccò dal suo braccio, e passo
passo se n'andò in là nella parte più scura della strada, e Troilo
avvicinatosi al Valori, questi gli disse pieno d'allegrezza:
--È la Lisa?--
--È dessa.--
--Ora dunque, riprese Baccio, sappi che per dar miglior colore alla
tua partita dal campo, n'ho pensata una.... e non mi par cattiva.....
Basta, ora non è il tempo di mettersi in troppi discorsi.... Era qui
or ora il tuo servo.... trova mezzo di mandarla con esso lui al tuo
alloggiamento, e tu rimanti qui, e discorreremo.--
Troilo ritornato alla Lisa le disse:
--Per cosa che molto importa io non posso venir teco, vanne tu
coll'uomo che or ora ti manderò, e non dubitare. Se t'occorre nulla,
comandagli, ed egli ti provvederà d'ogni cosa.... Addio Lisa, sta di
buona voglia, ch'io penerò poco a raggiungerti.--
Lasciatala in così dire, trovò un suo famiglio per nome Michele,
quello stesso che, vestito da prete, l'avea ajutato a fingere il suo
matrimonio, e gl'impose conducesse la Lisa alla Torre del Gallo ov'egli
alloggiava, e la servisse di quanto le potrebbe bisognare in quel primo
momento.
Disse il servo:
--Ponete mente, messere, che costei non mi avesse a riconoscere.--
--Eh! non c'è paura, rispose Troilo, prima ell'era tanto sbigottita
questa mattina, che neppur ti vide in viso: poi, è passato tanto
tempo, ed ora in abito così diverso e con quella gran barba che ti
lasciasti crescere, nemmeno il diavolo ti ravviserebbe. Oh! va, va, e
non dubitare.... nel parlarle abbi cura soprattutto di dirle quante
pappolate ti verranno in capo, per farla sicura ch'io non penso, non ho
pensato, e non penserò che ad essa.--
--Io ho inteso... Insomma, far con questa, come si va facendo con tutte
l'altre vostre ganze.--
--Appunto.--
Il servo si mosse ed il ribaldo padrone raggiunse il Valori, e tornati
nella sala, sedettero insieme al fuoco. Disse Baccio:
--Ora ascoltami bene, chè ormai se tu saprai fare, la cosa non può
fallire: ho riflettuto che se tu vai a Firenze colla Lisa non per
questo ti verrà fatto d'entrar in casa di Niccolò. Convien tu abbia
un qualche merito con esso lui. A quest'effetto Bindo ci servirà
maravigliosamente.--
E qui gli venne spiegando il nuovo inganno che avea immaginato,
del quale dovendo il lettore veder tra poco l'esecuzione, sarebbe
superfluo il discorrere adesso. Rimasero inoltre d'accordo de' segni
che Troilo avrebbe potuto fare dai tetti della casa di messer Benedetto
de' Nobili, della cifra da usarsi ove accadesse il corrisponder per
lettere, fissarono il luogo ove queste sarebber lasciate, e prese
da uomini che non doveano così neppur incontrarsi; e questo modo di
corrispondere avea il vantaggio grandissimo che, venendo a cader nelle
mani de' nemici uno di tali messi, anche volendo non poteva svelare chi
l'avesse mandato. Aggiunse poi Baccio moltissimi consigli, promesse e
conforti, e tra i quali l'ammonì a far gran capitale dei Frati di S.
Marco, e tenersi con loro più che potesse, stimando, com'era il vero,
che avessero autorità grandissima sull'animo di Niccolò.
--Io ti darò una letterina pel Nobili, che potrai cucirti ne' panni,
o nascondere agevolmente altrove. Orsù dunque, Troilo, mostrati
valentuomo, va col nome di Dio, che a pensare qual guadagno avrai a
fare con così poca fatica, davvero ch'io t'ho invidia. Or ora alla
Torre del Gallo ci rivedremo, ti porterò danari che bastino pel tuo
trattamento mentre sarai costà: intanto fa buona cera con madonna,
e tienla allegra, chè quest'allegria d'ora l'avrà a scontar anche
troppo.... ed io non son di que' tristi che godono di far patire senza
utile alcuno.--
Troilo dovette pur dire in cuor suo: «Tu sei il gran ribaldo!» S'alzò,
disse addio al Valori, e preso commiato dal principe s'avviava al suo
alloggiamento, considerando per via quanto fosse ben pensata la nuova
frode che gli avea comunicata il Valori, e sentendo per lui quella
riverente ammirazione che provano i birboni per chi è più birbone di
loro.
CAPITOLO XVIII.
Le colline che sovrastano a Firenze dalla banda di mezzodì, entrano
colle loro falde nella cerchia delle mura, tantochè dalla via de' Bardi
alla porta a S. Giorgio, la città si viene alzando quasi in anfiteatro:
fuori della terra sorge gradatamente il poggio ricco d'uliveti, di
vigne e di molte case sparse; a mezza costa siede Giramonte; e sulla
cresta del giogo d'onde si scende in val d'Ema, sta la Torre del Gallo,
ove il conte Piermaria di S. Secondo avea i suoi quartieri, e dove era
parimente alloggiato Troilo degli Ardinghelli.
Quell'edilizio non consiste in una sola torre, come parrebbe mostrare
il suo nome. Essa s'innalza sull'angolo d'una casa in forma di
rettangolo, con un cortile interno circondato da un portico: la torre,
alta due volte la rimanente fabbrica, è a molti piani; sulla cima un
terrazzo munito di merli, ov'è piantata un'asta colla banderuola di
ferro che ha la figura d'un gallo.