riposare un momento: e sedutasi in terra volgeva le pupille umide
verso Firenze, dalla quale s'eran dilungati poco più di mezzo miglio.
L'atmosfera occupata da una nebbia rada nelle parti superiori del
cielo, e fitta soltanto all'orizzonte, era debolmente rischiarata
dalla nuova luna che stava per tramontare. Essa appariva rossiccia e
senza raggi, poco più alta degli edifici e delle torri della città,
la quale si mostrava quasi una massa bruna ed addentellata, senza
che nessun fuoco, nessun lume interrompesse quell'uniforme oscurità,
senza una voce, od uno strepito qualunque che richiamasse l'idea della
vita. Cosicchè un poeta avrebbe potuto dire ch'essa stava pensosa
del fato che le sovrastava.... Soltanto il fragore sordo e lontano
delle acque che rompevano contro la pescaja de' mulini de' Serristori
feriva l'orecchio della Lisa e le empievano il cuore d'un senso di
terrore inesplicabile, del quale eran causa ed effetto a vicenda gli
angosciosi pensieri che l'agitavano. Finchè era rimasta in Firenze,
benchè cacciata di casa sua, le era però sempre sembrato di rimanere
unita con qualche vincolo ad essa ed alla sua famiglia: potea sempre
creder possibile una riconciliazione. Ora le pareva avere colla sua
partita rotto l'ultimo filo che la congiungesse ancora a' suoi, alla
sua patria, alle amiche della fanciullezza, a quelle care e perenni
memorie dei luoghi ove si provarono le più pure gioje, ed i più brevi
affanni della vita. Allevata ne' pensieri d'amor di patria, avvezza
fin da fanciulla a detestarne i nemici, e coll'orecchio ancor pieno
de' vituperosi nomi che dal padre e da' fratelli udiva porre a chi si
mostrava avverso alla dottrina del Frate ed alla libertà, non riusciva,
malgrado il suo amore per Troilo, nè a scancellare dal suo cuore le
prime impressioni dell'infanzia, nè a sradicarne quegli effetti che
le eran però sembrati belli e santi per tanto tempo, e che l'amore
avea sopraffatti senza poterli interamente distruggere. Si trovava ora
ribelle al padre, ribelle e nemica alla patria. Si sentiva inseguita
dalla maledizione di Niccolò, da quella di tutti i virtuosi cittadini
che rimanevano tra quelle mura a cadervi o di fame o di ferro,
guardando la torre di Palazzo vecchio, nella quale s'era avvezzata
a personificare, per dir così, l'idea del popolo e della libertà
fiorentina, le parea vedere un fantasma vendicatore che spiasse la
sua fuga per giungerla poi e punirla con qualche nuova e più tremenda
sventura.
E se distogliendo la mente da queste lugubri immagini, voleva
rasserenarla nel pensiero di Troilo che stava per rivedere, le veniva
turbata questa speranza da un dubbio non ammesso dal suo cuore, ma
che importuno s'ostinava però sempre a volervi entrare, e le diceva:
«Sei tu certa della sua fede? Sei tu certa che egli t'accolga? Puoi tu
confidar tanto in lui, che da più d'un anno non t'ha nè scritto, nè
fatto dir parola del fatto suo?»
Questo tormentoso sospetto la trafisse in guisa che dovè alzarsi e
proseguire la via, non potendo patire tanta incertezza, e bramosa
d'uscirne presto e ad ogni costo. Dopo non molto trovarono il
navicello, v'entrarono, e non senza gran fatica per la forza della
corrente, si trasferirono all'altra sponda. Usciti all'asciutto,
ripresero il lor cammino all'insù lungo la riva, per condursi dietro
la collina ove siede la villa, allora de' Guicciardini, detta la
Bugia. Quando a Fanfulla parve tempo, lasciato il fiume, volsero a
man ritta, e traversata la strada d'Arezzo presero per gli uliveti a
salir il dosso del colle. Egli aveva in animo di scendere poi in val
d'Ema, e risalire a S. Margherita a Montici, chiesetta ov'eran le bande
di Sciarra Colonna, non molto discosta dal pian de' Giullari, che
potea dirsi il cuore degli alloggiamenti, essendo stanza del principe
d'Orange.
Pareva probabile che Troilo, come gentiluomo e lancia spezzata, vi
stesse ancor egli, o almeno fosse facile trovarne ivi le tracce. Ma
più s'accostavano al termine del loro viaggio, e più Fanfulla sentiva
anch'esso crescere il sospetto che avessero a far un buco nell'acqua.
Quando furono in luogo d'onde non rimaneva che a salire l'ultima
pendice per trovarsi a S. Margherita.
--Orsù, disse Fanfulla, fermiamoci qui un momento, riposatevi un altro
poco, chè questo salir e scendere vi debbe avere stracca assai bene. E
poichè, la Dio grazia, non s'è incontrato nessuno per ora, combiniamo
il modo d'uscire ad onore di quest'impresa.
Così dicendo si cavò di tasca un pane ed una zucca piena di vino, e
porgendo alla donna l'uno e l'altra diceva:
--Questo vi rinfrancherà gli spiriti.--
--A tutto avete pensato! disse la Lisa, che, non usa a que' disagi, si
sentiva sfinita; e veniva sbocconcellando un po' di pane: vi bevve su
qualche sorso di vino, che non poteva questo ristoro essere offerto in
momento più opportuno.
Ma a Fanfulla non bastava restituire alle sue membra un po' di vigore,
ed avrebbe voluto trovar modo di fermarle l'animo, e prepararla pel
caso che Troilo avesse avuto o a ributtarla del tutto, o almeno a
rivederla in modo che venisse poi a significare il medesimo. Andava
studiando le parole, ed alla fine diceva:
--Eccovi, madonna Lisa, il mio pensiero. Quando sarem presso a S.
Margherita voi vi rimarrete appiattata tra quegli ulivi; io andrò
innanzi, e trovato ch'io l'abbia, farò di condurvelo, ma.... è meglio
che non gli dica chi siete.... e poi bisogna prepararsi.... già sapete,
i soldati in tempo di guerra hanno tutto dì mille sciagure alle
mani.... supponete nella giornata, verbigrazia, qualche faccenda sia
andata male e si rimane stravolti.... salta la stizza per nulla....
l'ho provato anch'io.... ma non è da farne caso. Egli potrebbe aver
per male che vi fussi posta a questo rischio, con un bambino di così
poca età.... potrebbe dirvi qualche mala parola.... armatevi dunque di
pazienza, e fate di prenderlo pel verso suo.... chè a star tutto dì con
tante libbre di ferro sulle spalle, alla pioggia, al freddo, tra mille
malanni, si prende un fare un pò ruvido.... ma voi, con que' vostri
modi amorevoli, non vi sarà difficile.... e poi, già potrei ingannarmi,
ed anzi spero, e credo, che non gli parrà vero ritrovarvi dopo tanto
tempo.--
E tra se stesso aggiungeva:
--Fa soltanto ch'io ti possa condurre fuori del campo, poi, se nulla
nulla ti vedessi uscir de' termini, so io come si fa ad insegnarti la
buona via.--
Ed era tanto l'amore che avea posto alla Lisa, sentiva tanta pietà de'
suoi casi, che s'era promesso, ove la cosa voltasse al peggio, di farne
una delle sue, e non era muso a mancar di parola.
Ripresero il viaggio, e dopo una mezz'ora di salita, trovandosi a
un mezzo tiro d'archibuso da santa Margherita, parve a Fanfulla
tempo di fermarsi; trovò una siepe molto a proposito per servire di
nascondiglio, e vi fece ficcar la Lisa procurando di aprirle il varco
colle mani nel folto de' rami.
Tra quegli arbusti erano di molti pruni, de' quali per l'oscurità non
potè accorgersi se non quando si sentì punger le dita; ma il peggio fu,
che un di que' pruni, quando egli ritrasse la mano colla quale l'avea
scansato, tornando colla sua elasticità al luogo di prima, venne a
percuotere con forza sulla gota del fanciullo. Sino a quel punto era
stato quasi sempre portato da Fanfulla, ed il movimento dell'andare
l'aveva addormentato, ma ora, graffiato da quelle spine, si svegliò e
si cacciò a gridare quanto ne avea nella gola. Gli posero ambedue con
gran fretta le mani in sulla bocca, ma, parte pel riguardo di non lo
soffocare, parte perch'egli si scontorceva, non poterono vietare che
quella voce non si sentisse dall'alloggiamento del Colonna.
Fanfulla, guardando all'insù, scorse a un tratto per l'uliveto andar
intorno ed agitarsi molti punti lucidi a guisa di lucciole, e come
pratico, s' accorse che eran soldati colle corde[35] de' loro archibusi
accese che venivano alla volta del grido.
I loro passi e le voci ben presto risuonavan vicine, ed un soldato
spagnuolo gridava innanzi agli altri con certe sue risa goffe. [36]
--_Ahora, ahora, voy á darle tal santiguada á este niño, que no ha de
despertarse hasta el día del juicio._
--_Teneos_, gridava un altro, _veamos ántes.... podría ser alguna dama
principal de esta tíerra, que se huyese, y me gustaran mas sus
florines, que los cascos de este hideputa..... no parecce sino que
ya se le salen las tripas? I que gargaata que tienes hijo mio!_
Soggiungeva un terzo.
--Oh! cagnaccio, i' giucherei il capo contro un morso di berlingozzo
ch'egli è figlio d'un frate, e' par che canti messa.. ora ora,
naccherino, ecco la pappa e 'l bombo.
Se Fanfulla fosse stato solo, avrebbe subito saputo quel che era da
fare. Si sarebbe scagliato a capo sotto tra costoro colla spada nella
destra e la daga nella manca, e addio, a rivederci, si sarebbe trovato
presto o fuor d'impaccio o all'altro mondo. Ma qui bisognava lavorar di
politica. Disse alla Lisa che badava a stringersi al petto il figlio,
raccomandandosi l'anima a Dio:
--Non dubitate, e lasciate fare a me--poi volto allo spagnuolo che
giungeva pel primo: [37] --_Detengase, señor caballero_ (i soldati
italiani d'allora sapeano quasi tutti lo spagnuolo, per l'istessa
ragione che venticinque anni sono essi sapeano il francese)
_Detengase.... somos pobres gitanos, y veniamos al campo para sonar y
tener regocijadas á v.m.!..... Somos pobres ahora..... però éramos
ricos no hay mas que un momento.... llevábamos un bolsillo con cien
florines... y algunos saldados alemanes que se andaban por ahi nos le
han quitado.... los majaderos me han despolvoreado las espaldas a mi
con sus alabardas, y á esta pobrecita le han dado un recio bofeton que
ha cogido aun á este niño,... Allá allá, miren entre los árboles, aun
los veo que se van á priesa..... alcancenlos por dios, y del bolsillo
nos darán lo que quisieren.--_
I soldati s'accostarono, e considerando, per quanto permetteva
l'oscurità, il povero vestire di Fanfulla e della donna, toccato il
liuto ch'egli aveva a tracolla, dieder fede alle sue parole. Egli
intanto, simulando passione grandissima, badava a stimolarli che presto
seguissero la pesta di quelli che l'aveano svaligiato, non restando
d'accennar colla mano giù alla china tra quegli ulivi, e giurando che
ancor li scorgeva:
--Fate presto, ragazzi, per amor di Dio.... che senz'altro gli
arriverete.... quello che ha agguantata la borsa, affinchè lo
conosciate, è un ometto mingherlino, ed ha in mano la forcina senza
l'archibuso, e in tutto son cinque o sei non più.--
Nell'indicare però la parte ove dicea scorgere questi soldati, aveva
avuto riguardo a sceglier quella opposta alla via che si disponeva
tenere appena fosse rimasto libero. Conoscendo poi la gelosia e
l'inimicizia che bolliva tra le varie nazioni ond'era composto
l'esercito imperiale, i cui soldati non poteano accostarsi ai
quartieri gli uni degli altri senza che succedessero baruffe, pensò di
metter questo assassinamento sulle spalle ai tedeschi.
E ciò si avverte, per mostrare se Fanfulla era poi tanto pazzo come
hanno voluto far credere i malevoli e gl'invidiosi.
In conclusione, que' soldati dettero nella ragna. È vero, che per
quanto guardassero in giù tra gli alberi non pareva loro scoprir nulla
che si movesse o avesse forma d'uomo, ma pensarono, costui avrà occhi
migliori, o sarà come i gatti, che ci vedono allo scuro. Insomma
(e tutta questa scena fu quanto il dire un avemaria) si mossero in
frotta, a salti, giù per l'uliveto, bravando e giurando con terribili
bestemmie, che se potevano metter l'ugne addosso a que' poltroni
tedeschi gli avrebbero tutti tagliati a pezzi. «Oh! vedete, ladroni
scomunicati! Insin qui vengono a far bottino!.... fin sotto il nostro
capo!» e non restando di correre, s'allontanarono ben presto, tantochè
cessò il rumore de' passi, il suono delle voci, e Fanfulla mise un
respiro libero, e disse ridendo:
--Buona caccia, giovanotti! Ora, madonna, leviamci di qui prima che
ritornino.--
La povera Lisa, più morta che viva per quello spavento, conosciuta
però la necessità di salvarsi mentr'era tempo, uscì di quella siepe,
e messasi in piede a stento, prese la via, sorretta da Fanfulla, che
coll'altro braccio portava il bambino ormai racchetato. Mutato il primo
pensiero, risolsero di venirsi accostando più che potessero al pian
de' Giullari ed alla villa de' Guicciardini, abitata dal principe, e
come a Dio piacque, venne lor fatto di giungere senz'altro accidente a
piè del muro di una delle prime case.
Qui non era siepe, ma un monte di saggine secche, ove la donna potè
nascondersi, e questa volta ebbe gran cura al fanciullo che non venisse
tocco nè offeso.
Fanfulla allora fattole nuovamente animo s'avviò solo per andar
in cerca di Troilo, e trovata la strada, si condusse presto sulla
piazzetta che è nel centro del casale.
Essa avea la figura d'un triangolo, contornata di casucce di contadini
da due lati, il terzo era occupato dalla facciata della chiesuola, la
sola che fosse in paese: nel mezzo un pozzo sotto una tettoja, e da
un lato eran rizzate una trave con una carrucola per dare i tratti
di fune, e le forche, dalle quali era ben raro il giorno che non si
vedesse spenzolare qualche disgraziato, qualche contadino colto sul
fatto di portar vettovaglie a Firenze, qualche spia, e talvolta soldati
rei di lesa disciplina, che a voler reggere un esercito in quel secolo
bisognava spesso lavorar di corda, nè l'_etichetta_ militare aveva
ancora stabilito che morir appeso offenda l'onore, e morir fucilato lo
lasci illeso. Ma bisogna compatire i poveri cinquecentisti, essi avean
forse l'idea che la vergogna stia nel delitto e non nella pena.
Quella piazzetta per la quale al dì d'oggi si passeggia ad ogn'ora
liberamente, incontrando soltanto o contadini tranquilli, e che vi
rispondono cortesemente in quella loro armonica e corretta lingua, o
brigate di cittadini villeggianti ne' contorni; quelle casucce che
presentano oggi giorno l'immagine della povertà quieta e contenta;
quegli usci ingombri di bambini di tutte le misure, di donne che
attendono all'utile e pulito lavorìo dei cappelli di paglia; tutto,
al punto che vi giunse Fanfulla, era pieno di genti strane, di
disordine, di schiamazzi. Il suolo fangoso, immondo, pesto pel gran
passare d'uomini e cavalli: le case piene di soldati, le mura sudice ed
affumicate, la chiesuola ridotta una taverna, e la piazza ingombra di
frascati sotto i quali eran vivandieri con pane, grasce, barili di vino
ec., ed avean rizzata quivi la loro bottega con assai buon giudizio,
sapendo che la vista della corda e delle forche, era un ottimo trattato
di mnemonica per quegli avventori che potessero scordarsi di pagare.
Mentre Fanfulla s'aggirava considerando a chi gli convenisse dirigersi
per domandar di Troilo, udì levarsi un bisbiglio tra la gente,
s'accorse d'un agitarsi di persone nel lato ov'eran le forche, e vide
poi che appoggiatavi una scala saliva un uomo ad acconciare il laccio,
e preparar l'occorrente per far giustizia. Accostatosi per curiosità,
vide poco lontano dal patibolo a piè d'un muro la persona che pareva
destinata al supplizio. Era una donna, colle mani legate dietro le
reni, e, posta ginocchioni a piedi d'un cappuccino, si confessava.
Fanfulla si maravigliava che avessero ad impiccare una femmina, ma gli
crebbe la maraviglia vedendo che di sotto i panni le spuntava fuori il
fodero d'una spada.
Nel momento che stava per domandare qual fosse il delitto di costei,
vide venire un caporale, che facendosi far luogo tra gente e gente,
s'appressò ad uno de' soldati che guardavano la paziente, e gli domandò
per qual cagione s'impiccasse codesta donna.
--Dite pure codesto giovane, rispose il soldato ridendo. È stato un
caso bizzarro.... io non c'ero... ma qui il Fruga ci s'è trovato....
egli, ch'è fiorentino, dice che lo conosce questo garzoncello.... e la
casata sua.... egli è figlio d'un piagnone, d'un setajolo...--
--Ma che ha egli fatto insomma....--riprese il caporale con impazienza.
--E' dicono che ha voluto ammazzare un tal messer.... che so io?
Troi.... Trojano.... il nome non importa.... ch'è lancia spezzata qui
del signor principe. Questo gentiluomo debbe aver fatto forza ad una
sorella del giovine, ed egli per farne vendetta se n'è venuto in campo
sull'imbrunire vestito da donna, e appostatosi in un luogo fuor di
mano, ha mandato un fanciullo a questo gentiluomo dicendogli, che una
giovine voleva dirgli due parole.... capite il mariuolo! perchè non
entrasse in sospetto e venisse solo. L'altro è venuto, ma dietro, un
po' lontano, aveva quattro soldati.... appena trovata quella ch'egli
credeva donna si sente gridar da essa «difenditi, traditore!» e mette
fuori tanto di stocco; il gentiluomo caccia mano alla spada e ribatte
appena due o tre colpi, che que' suoi bravi correndo saltan alle spalle
e sulle braccia del giovine! L'hanno legato, e qui or ora mastro
impicca gli serrerà il gorgerino.--
Il caporale scuotendo il capo ed alzando le spalle, come volendo dire:
«Tutto qui questo gran caso!» se n'andò pe' fatti suoi.
Fanfulla rimase pensoso, chè gli pareva (quantunque non avesse potuto
raccapezzare i nomi) questo negozio avesse che far colla Lisa, ed
intanto appiè del patibolo v'era proprio il povero Bindo che si
preparava da buon cristiano all'ultimo viaggio.
CAPITOLO XVII.
Al cominciare di quest'istessa sera, mentre la Lisa con tanto disagio
e pericolo usciva di Firenze per cercare di Troilo, egli se ne stava
contento e senza pensieri nella villa Guicciardini a cena col principe
d'Orange e con un monte di capitani e di gentiluomini, che vi passavano
il tempo lietamente quando i doveri militari non li chiamavano altrove:
vi trovavan ricca mensa, carte e dadi, e quanti trattenimenti eran
comportabili co' luoghi e col tempo che correva. Quantunque per la
grettezza di papa Clemente fosse in quell'esercito gran penuria di
danaro, e che i soldati pel difetto delle paghe vivessero nello stento
sempre, e spesso s'ammutinassero, i capitani avevan però bastante
giudizio per regolar le cose in modo da non patir mai, essi almeno,
nè fame, nè sete, ed anzi aver sempre preparata una buona tavola. Su
questo punto della tattica militare, sembra che tutti i gran capitani
siano andati sempre d'accordo, prima e dopo l'invenzione della
polvere, ed il principe d'Orange, che nella sua fresca età di 27 anni
era uno de' più arditi ed esperti di cui faccia menzione la storia,
neppur in questa parte non rimaneva addietro dagli altri.
La villa de' Guicciardini, in buon essere ancora ai nostri giorni, è
posta sulla strada che dal pian' de' Giullari conduce a S. Margherita
a Montici. Essa consiste in due fabbriche a due piani, quadrate e
piuttosto nane: due muri merlati le congiungono, e lasciano in mezzo un
vano che serve di cortile. Nel muro verso strada è il portone coll'arco
e gli stipiti a bugnato. Le finestre del terreno, disposte con bella
proporzione ed a piacevoli distanze secondo lo stile Bramantesco, son
munite di grosse ferriate, che dal cornicione sovrapposto scendono ad
appoggiarsi su un largo davanzale petto da due mensole. Nella fabbrica
posta a manca di chi entra pel portone di strada, era alloggiato il
principe insieme co' suoi gentiluomini e paggi, in quella a mano ritta
erano i servi colle bagaglie ed i cavalli.
Nel cortile, illuminato dalla luce rossiccia di fiaccole resinose,
molti vasi d'agrumi ricoverati ivi da giardinieri della villa per
salvarli dall'accetta dei soldati, servivano di rastrello alle alabarde
de' lanzi che tenevan la porta. Fuori di questa, lungo i muri, molti
cavalli colle briglie e le selle, guardati da' valletti, aspettavano
i loro padroni. Questi, dandosi allora buon tempo tra i dadi e le
bottiglie, vicini ad un buon fuoco, in sale ben riparate, tutte
scintillanti di lumi, avean del disagio, del freddo, della noja che
soffrivan per loro uomini e bestie, appunto l'istesso pensiero che
prende un lord inglese d'una carrozza a nolo che l'aspetti alla porta
d'un ballo in un ambiente di 15 gradi sotto lo zero.
Finita la cena, sparecchiata la tavola, vennero le carte ed i dadi.
Il principe vestito d'una cappa di velluto cremisi foderata di vajo,
sotto la quale non avea altro che farsetto e calzoni di pelle di dante,
per poter presto ad ogni bisogno indossare l'armatura, giuocava al
_Lansquenet_ con D. Ferrante Gonzaga, il Co. di S. Secondo, Pier Luigi
Farnese ed una decina di ufficiali spagnuoli e tedeschi. Egli si teneva
davanti un mucchio di fiorini d'oro; ne poneva una manciata ad ogni
posta, e comunque la fortuna decidesse, il suo volto rimaneva sempre
ugualmente altero ed impassibile; chè gli statuti cavaliereschi, e le
massime in vigore tra la nobiltà, volevano si giocasse largamente, si
perdesse con indifferenza e si pagasse senza ritardo.
Per osservar queste leggi, un giorno tra gli altri, al dir del Varchi,
egli dovè dare a' suoi compagni di giuoco il danaro che papa Clemente
gli avea mandato per le paghe dell'esercito. I soldati morivan di fame,
ma il debito d'onore era soddisfatto. Tra i due mali si scelga sempre
il minore.
Per la sala alcuni, o seduti su larghi seggioloni a bracciuoli, o
passeggiando innanzi e indietro, conversavano, ridevano, parlavan di
caccia, d'amore, di fatti d'arme, di quistioni, di duelli, in una
camera vicina, molti de' più giovani attendevano a schermire, ed in
quel momento, fatto un cerchiello, badavano ad un assalto di spada
e pugnale, nel quale Troilo ed Alessandro Vitelli mostravano egual
destrezza, quantunque il primo fosse dai più giudicato averne la meglio.
Per le sedie e per le tavole stavan buttati alla rinfusa i cappelli,
gli elmi, i guanti, le spade ed i pastrani de' convitati; dal muro
dipinto a fresco, e scompartito in molte storie chiuse in cornici di
stucco a bassorilievo, pendevano armi, pennoni, bandiere ed arnesi da
guerra d'ogni maniera: ed i chiodi che le reggevano, piantati senza
riguardo nelle pitture, le avean tutte scrostate e guaste.
Nell'un de' lati s'apriva un largo ed alto cammino la di cui cappa
sporgeva molto innanzi, e posava su due figure di cacciatori ritte
contro gli stipiti, le quali tenevansi alla bocca una cornetta; il
cornicione che reggevano col capo e con un braccio era pieno di
bellissimi fogliami, d'animali e mascherine; ed al di sopra due ninfe
giacenti tenevan ritto tra loro uno scudo sul quale eran le tre
cornette de' Guicciardini.
Un uomo di mezzana statura, che mostrava nella persona una vecchiaia
anticipata, sedeva su un seggiolone al fuoco: solo, tutto assorto
ne' suoi pensieri, pareva non s'accorgesse, o non si curasse, delle
risa, del chiasso che si faceva intorno a lui. Vestiva il lucco ed il
cappuccio fiorentino, e col gomito appoggiato ad uno de' bracciuoli
reggendosi la gota col pugno chiuso, guardava fisso il serpeggiar
della fiamma, ed a seconda dei pensieri che lo travagliavano, ora
aggrottava le ciglia, ora così un poco scrollava il capo, e talvolta
a fior di labbra sorrideva, ma il suo ridere esprimeva tutt'altro
che allegrezza. Era costui messer Baccio Valori commissario pel papa
all'esercito imperiale. Uomo di acuto ingegno, pratico delle cose
di stato, avido di potere e tenuto astutissimo. Egli dovette però
accorgersi, dopo alcuni anni, che la più sottile astuzia sta nell'esser
uomo dabbene, poichè non riuscì alla fine a salvar il suo collo dalla
scure di Cosimo I.
Dalla riuscita dell'impresa di Firenze dipendeva l'adempimento delle
sue ambiziose speranze, o la sua totale rovina. Se la città veniva
espugnata e sottoposta al giogo mediceo, egli saliva ai primi gradi,
otteneva onori e ricchezze, egli allora era il buono, il prudente,
l'amico dell'ordine e delle leggi. Se in vece il popolo vinceva
e conservava la sua libertà, egli rimaneva col bando di ribelle,
spogliato dell'avere, e nella dispregiata condizione del traditore
deluso.
Ma per riuscire le difficoltà eran molte e gravissime. Egli doveva
tenere il campo abbondante di munizioni e vettovaglie, mentre al papa
per un lato incresceva lo spendere, ed il principe per l'altro non era
buon massajo, come vedemmo, neppur di quei pochi danari che tratto
tratto venivan pagati dalla camera apostolica. Nell'animo di Clemente
VII si era inoltre generato il sospetto che il principe d'Orange allo
stringer de' conti, intendesse far per sè l'acquisto di Firenze, ed il
Valori aveva l'incarico di tenerlo d'occhio per isventare al bisogno le
sue macchinazioni[38]. E finalmente, la parte de' Piagnoni, che s'era
sperato sbigottire col solo accostar l'esercito alle mura, si vedeva
ora invece tanto cresciuta d'animo, e tanto pronta alla difesa, che si
poteva ragionevolmente dubitare del fine di questa guerra.