--Non ora, figliuolo, chè non è lecito l'intrattenersi in convento a

notte avanzata, e poi, sarà forse meglio che solo, ed in quiete, tu

faccia codesta lettura. Come poi abbi dato convenevole sfogo a codesta

tua giusta passione, taccia ogni pensiero de' tuoi mali privati, a

fronte del grande e virtuoso pensiero della patria: essa ha mestieri

di uomini forti e non inviliti dal pianto. Le tue forze, la tua vita,

non tua ma di questa città, non si disperdano inutili, mentre è tempo

d'usarle in suo benefizio. Lamberto! coll'arme in mano, a fronte de'

nemici.... là ti vuole Iddio; là, tua madre dal cielo t'addita il tuo

luogo! Combatti e muori per la libertà di questo popolo; e renderai più

onore alla memoria di essa che non con un mare di lacrime. Oh figlio!

Iddio nell'ira sua ha rammentato i peccati de' nostri padri.... il

grido delle nostre iniquità è salito fino al suo trono.... debbon esser

lavate, lavate col sangue. Ora va, chè a quest'ora nessuno di fuori

dovrebbe trovarsi in convento: e già troppo sei soprastato.--

Le fiere parole del frate, tanto simili a quelle udite poco innanzi da

Niccolò, e che parevano quasi racchiudere una rampogna, fecero levar

il capo al giovine. Una vampa di caldo gli salì alle gote, strinse la

mano a Fra Zaccaria, e nel guardarlo, un baleno di sdegno gli corse tra

ciglio e ciglio: ma rimessosi tosto, gli disse:

--Io avevo bisogno de' vostri conforti per quanto s'attiene alla mamma.

Iddio vi rimeriti, che per le vostre parole son tornato in vita.

Ma quanto alla patria, io son Fiorentino, e posso dir d'esser dei

Lapi!.... Addio Fra Zaccaria, il resto ve lo dirà chi avrà tra qualche

giorno vedute l'opere mie.--

Uscì così dicendo. Quando fu di nuovo in piazza S. Marco si fermò,

ed alzate le mani al cielo, disse: «Dio, ti ringrazio!» Gli parve

sentirsi salir dal petto più libero il respiro, scorrer più spedito

il sangue, e star più franco sulle ginocchia. Ma quel foglio che

teneva in mano voleva leggerlo, e tosto, ed esser solo, che nessuno

venisse ad interromperlo. Era un bujo grandissimo (allora in Firenze

non eran lampioni, ora sul tardi si spengono ma pur vi sono. È sempre

un progresso) si guardò intorno se apparisse da lungi la lampada di

qualche madonna. Vide il chiarore di quella che è sul canto di via

Larga, e che v'era anco in quel tempo.

Quantunque racchetato in gran parte per le parole del Fivizzano, pure

una voce interna e severa non restava d'accusarlo dicendo: «Gli uomini

t'assolvono, ma Iddio vede che in cuore ti nacque però il dubbio di far

errore lasciando tua madre! Prevedesti possibile ciò che è avvenuto

pur troppo! Eppur partisti!» Si sentiva bisogno d'una espiazione: ed

il dolore amarissimo del tradimento della Lisa, gli si mutava, per dir

così, in altrettanta dolcezza pensando «questo castigo m'è dovuto!»

e pregava Iddio, dicendo: «se mai per effetto dell'umana fragilità

la povera mamma fosse rattenuta fra quelle anime che ancora non sono

ammesse alla visione divina, accetta le mie pene in di lei suffragio,

fa patir me solo in questa vita, e rendila felice nell'altra!» Poi

pensando a quel foglio desiderava trovarvi qualche comando, arduo,

doloroso; e qualunque potesse essere, si disponeva ad eseguirlo

scrupolosamente con gioja, con quell'impeto proprio d'un'anima incapace

di venir a patti col dovere, colla coscienza, incapace di soddisfarsi

co' palliativi, e spinta per natura sua a cercare in ogni azione ciò

che la virtù ha di più grande.

La parte migliore, più nobile del suo cuore provava questi affetti,

formava questi propositi: ma nell'altra più inferma, ove trovan sempre

ricovero le passioni, benchè domate, si racchiudeva pur sempre come in

una trincea l'immagine dei suo amore perduto, pronta ad uscirne ove

appena trovasse libero il campo.

Egli era giunto intanto a portata della lampada. Aprì il foglio, lo

baciò, e principiò a leggere. Diceva così:

«Sono parecchi mesi ch'io non so più nulla del fatto tuo. Ma Iddio non

vorrà che sii capitato male. Tu tornerai, e non troverai più mamma tua,

che a Lui non piacque ch'io t'aspettassi se non in paradiso, e tanto

spero dalla sua misericordia. Ora mi vien meno la vita: poche parole

dunque. Tieni a mente, figliuolo, che il tuo primo debito è verso il

nostro signore Iddio e la sua santa Fede: poi verso la tua patria:

nell'amore di essa è racchiusa ogni virtù, che i virtuosi cittadini, e

non altro, fanno le città felici e potenti» (questi pensieri, che forse

al lettore parranno superar l'ingegno d'una contadina, s'erano impressi

nella mente della Nunziata nel suo praticare in casa di Niccolò.)

«Ricordati sempre del babbo, e della mamma tua, che s'ingegnò allevarti

onoratamente secondo le sue povere facoltà, e non potendo lasciarti

di molta roba, ambedue ti lasciarono, la Dio mercè, un buon nome,

tantochè non t'abbi mai a vergognare di loro: e per quanto s'appartiene

a te, fa in modo che pei tuoi portamenti sia benedetta sempre la loro

memoria. Se Iddio ti vorrà salito a maggior fortuna, non ti levare

in superbia, e rammentati, che anche tu sei nato di poveretti. Ama e

soccorri dunque i poveri, e de' ricchi tieni quel conto che è dovuto,

e non più. Della Lisa io ne feci sempre giudizio, quale venne poi

raffermato dai fatti. Fin dal principio, lo sai, codesto tuo amore

non mi finiva di piacere. Pure non ti volli contristare. Ora Iddio te

ne ha sciolto, conosco di quanto dolore ciò ti sarà cagione, ma ho

ferma fiducia che tutto quanto è accaduto sarà per tua gran ventura.

Io te lo dicevo pure, che la Laudomia era il fatto tuo! Ora, non per

comando, ma per consiglio, ti conforto quanto posso a porre in essa il

tuo amore. Prego Iddio che la faccia tua moglie; nè saprei qual maggior

bene desiderarti. Addio, figliuol mio buono. Troppe cose vorrei dirti,

ma la lena mi vien meno. Che tu sii benedetto nel nome del Padre, del

Figliuolo e dello Spirito santo.»

«La mamma.»

E questa firma avea con grande stento voluto pure scriverla essa di sua

mano.

Chi potrebbe dir con parole la piena d'affetti che innondò il cuore

del povero giovane a questo punto? Se, o lettore, avesti madre, che

per una intera vita non abbia pensato che al tuo solo bene, non abbia

avuto cuore che per istudiar di giovarti, se essa fu il tuo conforto,

la tua guida, la tua provvidenza, e se questa madre tu l'hai perduta,

non hai bisogno che ti si spieghi ciò che dovè provare il cuor di

Lamberto leggendo quel foglio. Se invece Iddio non te la tolse, nessuna

spiegazione potrebbe bastare. Possa il supremo tra i dolori esser per

te lungamente un mistero!

Suonava la mezzanotte alla torre di Palagio, e Lamberto era immobile

nel luogo stesso, ginocchioni col capo appoggiato al muro:, e dopo un

pianger lungo e dirotto, ripensando quanto di soave, di tenero era

in quel foglio, sentiva cessar a mano a mano la procella che l'aveva

agitato, e spandersi nel cuore una pace, una tranquillità mesta bensì,

ma rassegnata confidente. Incapace poco innanzi di riflettere e di

risolvere su nulla, ora invece a poco, a poco, quasi al diradarsi

d'una tenebrosa caligine, cominciavano le virtù dell'anima a poter

discernere, combinare le idee. Di tanti affetti impetuosi, uno solo

rimaneva vivo e potente, quello di seguire in tutto i voleri, i

consigli della madre. Darsi alla virtù, alla patria, a Laudomia.

Ma poteva egli sperare d'aver così tosto ad offrirle un cuore libero

e degno di lei? Sospirava agitato da questo dubbio, che a quel

punto, meno che mai, gli era possibile conoscer sè stesso, i suoi

affetti, i suoi desiderj. Prevedeva una vita d'affanni e di travagli,

ma togliendosi tosto dal volerli conoscere o numerare, e risoluto

d'incontrarli, qualunque fossero, trovava finalmente riposo nell'idea

consolante d'un santo dovere adempiuto. Si preparava a soffrire con

quella prontezza e quella gioja che la religione sola può dare, perchè

essa sola è potente abbastanza sul cuore dell'uomo per convincerlo

che il soffrire è un bene; essa sola invece d'insegnargli a fuggire

il dolore, o a sopportarlo con superba ed impaziente rassegnazione,

gli apprende ad esserne lieto ed a trovarvi un guadagno. Essa sola è

guida e compagna all'uomo nei giorni della sventura, e riporta il vanto

d'impedire ch'egli divenga un istrumento inutile o dannoso all'umanità.

Questo sentire, che tolse Lamberto dal buttarsi al disperato, e lo

rese invece, come si vedrà in appresso, un operoso e forte cittadino,

dominava il suo animo, perchè gli uomini di quel secolo ottenebrato pur

troppo di tanto sangue e tanti delitti, ignoravano però quello di negar

fede a tutto, fuorchè all'oro ed ai diletti che si compran con esso.

Aveano, è vero, odj, amori eccessivi e furibondi, ma ciò appunto,

perchè credevan vi fosser cose che meritassero o gli uni o gli

altri. Il soffio avvelenato dell'indifferenza, del dubitare, ammesso

come un, principio, non aveva agghiacciato quei cuori: essi poteano

palpitare liberi e sicuri, per quella fede che s'aveano scelta, poteano

sagrificar tutto per seguirla e farla trionfare, potean dire colla

fronte levata: «Noi crediamo che al mondo vi sian cose più alte, più

degne, più stimabili delle ricchezze, de' comodi, de' piaceri» senza

il sospetto che l'ironia rispondesse alle loro parole, che il loro

nobile sacrificio venisse accolto col sorriso dello scherno e della

compassione.

Fortuna per Lamberto di non esser nato 300 anni dopo, e per conseguenza

di non aver avuto la tentazione d'imitare certi eroi che la letteratura

moderna sembra offrirci quali modelli di fortezza, di pensar magnanimo

e di ardito operare.

Colpito dalla sventura, tradito ne' suoi affetti più cari, avrebbe

pensato che la vita è un viaggio senza meta, la virtù un'illusione, il

praticarla una fatica senza compenso; avrebbe veduto nell'umanità un

branco di vili o di scellerati, nella morte il termine del soffrire, e

dopo la morte il nulla.

Forse si sarebbe ucciso, forse si sarebbe scagliato come una fiera

sugli uomini, sarebbe divenuto scellerato per vendicarsi di loro;

avrebbe adorato come suo idolo il superbo diletto di calpestarli, ed

infine avrebbe detto a se stesso: «io solo sono generoso, io solo sono

potente contro la sventura, io valgo più di tutti!»

Ma egli non ebbe questi pensieri, che era ancor lontano quel secolo

in cui la poesia e le lettere doveano chiamar magnanimo e forte chi è

vinto dalle passioni: debole e dappoco chi n'è vincitore.

CAPITOLO XVI.

Poichè la Lisa ebbe visto chiudersele in faccia dal padre il portone

di casa; dappoichè la sua miseria, le sue preghiere, il suo pianto

tutto era stato inutile, si mosse, lenta e sconsolata, dopo essersi

un momento riposata sugli scalini del limitare, per tornare ove avea

lasciato il figlio. Colla sinistra veniva attenendosi ai muri, portava

nella destra il poco pane, nel quale erano, si può dir, numerati i

giorni di vita che rimanevano a lei ed al suo bambino, e con voce

sommessa andava dicendo: «Oh! debbe pur esser enorme il mio peccato!»

Giunta all'uscio della casetta in via Larga, udì il pianto del povero

Arriguccio, unito al cantar della vecchia, che non sapendo trovare

altro modo s'ingegnava così di racchetarlo. Salita a furia, trovava

in grembo alla Niccolosa l'affamata creaturina, che colle manine le

frugava ne' panni, aprendo le labbra aride, e cercando il seno. Gettò

su un desco la tovaglia col pane, si tolse in collo il figlio, sedette,

si scinse in un lampo, e trovò aver pure tanto latte da poterlo calmare

per un momento. «Oh, il mio sangue potesse far le veci del latte!»

diceva sospirando la misera madre.

La vecchia, alzato un de' capi della tovaglia, e vedendo il pane

arrecato:

--Questo, diceva, è pur qualcosa la Dio mercè! ma quanto durerà? Oh!

chi ve l'ha dato? dove fusti?.... siete uscita tanto in furia....--

--Dal babbo.--

--E nient'altro? Non v'è riuscito?....--

--Nulla, nulla. Io non ho più anima al mondo che si curi di me, che

m'ajuti. Oh! ma è vivo il padre di quest'innocente, s'io dovessi passar

tra le fiamme, io saprò giungere a lui: io glielo arrecherò.... è suo

sangue alla fine?.... se Fanfulla vorrà condurmi egli, se no, andrò

sola. Che cosa mi potrà succedere alla fine.... che m'ammazzino? E qui

non moriam forse di stento oncia a oncia?--

--Voi dite il vero, e, secondo me, qui non è tempo da perdere ed ogni

poco che si tardi, questo fanciullo è ridotto di qualità che l'ajutarlo

poi sarebbe inutile.--

Le due donne tacquero alcuni minuti, mentre il bambino tutto inquieto

per la scarsità dell'alimento, ora si staccava dal petto lamentandosi,

ora accarezzato dalla madre si lasciava riporre il capezzolo fra le

labbra, finchè dopo un lungo durare di queste angustie venne ricadendo

in quell'irritazione convulsa ond'era stato assalito in prima sera.

Apparvero i segni precursori del nuovo insulto, e la Lisa a darsi da

fare per ajutarlo, e piangendo diceva:

--Oh, Vergine Santa, aiutatemi! ecco che gli torna il benedetto[33].

Oh! questa volta sarà l'ultima, non saremo più a tempo.... si potesse

mandar per lo speziale.... avesse un qualche lettovaro!... oh!

correte.--

--Figlia benedetta, è suonata ora mezzanotte, e qui ser Nuto, al canto

alla macina, quand'è a letto non s'alzerebbe pel papa.--

--Ma provate almeno, che Dio vi rimeriti, volete voi lasciar morire

quest'innocente senz'aver mosso un dito?--

La vecchia, che non avrebbe messo un piè fuor dell'uscio sola, a

quell'ora, per guadagnar un regno, rimaneva ritta senza dar segno di

voler contentar la Lisa, e le veniva dicendo:

--E' mi par migliorato il fanciullo, voi vedrete madonna che non sarà

nulla.--

La Lisa, che non poteva sperare soccorso da costei, e non voleva

abbandonar il figlio in quel momento, si slanciò alla finestra dicendo:

--Oh! non passerà nessuno, che ci voglia ajutare?--

Guardò in istrada, era buja. Tese l'orecchio, nessuna pedata s'udiva.

Volse il cuore e lo sguardo alla Madonna, ch'era poche braccia lontano,

e fissando l'occhio sotto la lampada, vide nell'ombra non so che

luccicare: strinse le ciglia, e s'accorse d'un uomo armato ginocchioni,

ed al vedere tutto attento a dire orazioni:

--Oh! pensava: egli è soldato; ma costì solo a pregare, a quest'ora,

e' non può esser se non un uom dabbene!--ed alzando la voce lo

chiamò:--Oh, quel soldato! Venite insin qui all'uscio, che Dio v'ajuti

e la Madonna.... noi siam due donne sole con un bambino che sta per

morire se voi non ci soccorrete.... Iddio si ricorderà di questa

carità.--

Il soldato a quel grido balzò in piedi con una prontezza che fe'

maravigliar la Lisa; pel bujo non lo poteva vedere, ma s'accorse al

suono de' passi, che s'era accostato sotto la finestra alta dalla via

circa un uomo e mezzo.

Tenendosi sicura del suo buon volere, lo pregava tutta affannata

di correr allo speziale e tornare presto con qualche medicina, e

v'aggiungeva molti ringraziamenti e benedizioni. Il soldato, senza

profferir parola s'avviò correndo.

--Neppur mi risponde! pensava la giovane, sarà buon segno, o

cattivo?--e tutta tremante teneva dietro al rumore de' passi che si

andava allontanando. Dopo un minuto, un picchiar furioso che udì venir

di verso lo speziale l'avvertì che il soldato pensava ad ajutarla.

Vi pensava il buon Lamberto che l'aveva tosto raffigurata; e nel primo

moto dell'ira e della sorpresa era stato per dirle: «Che importa a me

d'un figlio di traditori?» Ma raffrenatosi, e preso miglior consiglio,

fece in cuore questa preghiera. «Dio! rimetti alla mamma mia ogni suo

debito, com'io ora lo rimetto a costei.»

Lo speziale s'affacciò sonnacchioso, mandando il malanno a chi metteva

la strada a rumore, e giurando, s'egli non si partiva l'avrebbe

fatto pentire. Ma s'avvide che chi picchiava era coll'arme indosso,

ed udendosi dire: «Se tu non apri, spezial ribaldo, io ti butterò

l'uscio in mezzo alla strada.» Divenne come un agnellino, aprì, diede a

Lamberto un alberello che, gli promise avrebbe fatto l'effetto che si

voleva, ed egli presolo fu tosto sotto la finestra della Lisa, la quale

appena l'udì tornare scese, per incontrarlo, e l'aspettava sull'uscio

di strada.

--Oh! Iddio sia quello che vi rimuneri e vi faccia contento.... un poco

è migliorato il fanciullo... ma potrebbe ricadere.... Oh! valentuomo,

dacchè è tanta la vostra cortesia, un'altra grazia vi chieggo. Andate

ove alloggia la compagnia dell'Arsoli.... cercate d'una lancia ch'era

frate in S. Marco, ed ha nome Fanfulla, ditegli che per l'amor di Dio

venga qui appena giorno, ch'io ho grandissimo bisogno di parlargli.--

In così dire riceveva l'ampolla, e s'accorgeva che la mano del soldato

tremava. Non poteva vedergli il viso, chè avea abbassata la visiera,

ma scorgeva due occhi castagni che la saettavano in modo che quasi la

spaventava; udiva nel concavo dell'elmetto risuonar grave e frequente

l'anelito.

Rimase un momento sospesa.... le corse per la mente un sospetto....

«questo tremito! questo volersi nascondere.... fusse Troilo! che

essendo tenuto nemico nella città, e dubitando in casa vi fosse forse

altra gente non si volesse scoprire; badava a guardarlo, a misurarne

la statura, e le pareva tutto riscontrasse.... Oh! s'è pur ricordato

di me, del nostro Arriguccio.... non fu speso indarno il mio amore....

senz'altro è desso;» e finalmente colle puppille umide e la voce mal

ferma gli diceva:

--Fate ch'io sappia ora a chi ho un cotanto obbligo.... alzate almeno

cotesta visiera.... parlate, dabben giovane.... oh! parlate, ch'io

quasi già credo d'aver indovinato.... il mio cuore mi dice ch'io non

m'inganno... voi potete parlar senza sospetto... noi siamo proprio

sole.... io ed una povera vecchia... in questa casa, non è da dubitar

di nulla.--

E s'illuse in modo con quest'immaginazione, che spento ogni dubbio,

disse con voce bassa, ma piena di passione e d'allegrezza:

--Ah! sì, tu sei Troilo! ti sei pure rammentato un tratto della tua

Lisa!.... io lo sapevo.... io non ho dubitato mai della tua fede, sai!

oh! parla, parla, chè tu mi fai morire....--

Essa vide il soldato porre la mano alla visiera, alzarla lenta lenta,

scoprirle una sembianza pallida che al primo non riconobbe, e s'arretrò

sbigottita.--

--Voglia il cielo, disse il giovane, che la fede di Troilo giammai vi

venga meno, ma egli però è in campo, e combatte contro la patria....

Chi vi ha ajutato ora è Lamberto.--

Lisa a queste parole s'attenne all'uscio per non cadere. Quando volle

parlare era rimasta sola.

L'indomani a punta di giorno Fanfulla picchiava all'uscio suo.

La trovò piena ancora d'agitazione pel pericolo del suo bambino, e

per l'improvviso comparire di Lamberto. Appena vide quello che con

tanto affetto l'aveva soccorsa ne' suoi maggior bisogni, dopo molte

grate parole, gli scoperse l'animo suo protestando che in nessun modo

si sentiva di sopportar più codesta vita, e voleva ad ogni costo, e

comunque potesse, andar in campo, e rimettersi col figlio nelle mani

di Troilo. Pregava Fanfulla volesse esser sua guida, senza ch'egli

riuscisse a persuaderla de' pericoli cui s'esponeva, tra' quali stimava

grandissimo (benchè non l'accennasse) quello d'esser ributtata da

Troilo, che si sentiva da tutti un ribaldo, e che probabilmente avrebbe

usato ogni opera per sottrarsi all'adempimento de' suoi doveri. Tutta

l'eloquenza, tutte le preghiere di Fanfulla furon vane, e quando,

per far ogni prova, le volle dire in nessuno modo non l'avrebbe

accompagnata (non sapea che cervellino avesse costei) essa, senza

turbarsi, e rendendogli quelle grazie che meritavan l'amorevolezza sua

e le sue premure, gli disse: «Dunque, addio; Dio vi dia ogni bene.

Anderò da me.»

Fanfulla, che avea parlato a quel modo soltanto per rimoverla dal suo

proposito, e che piuttosto di abbandonarla nel pericolo ci avrebbe

rimessa la vita, sospirò, ripetendo la sua frase prediletta: «Proprio

tutte a me m'hanno a toccare» e poi soggiunse «Madonna, valetevi di me

come di cosa vostra.»

Allora cominciarono d'accordo a combinare il modo che convenisse tenere

per uscir dalla città e condursi al campo. Quanto all'uscire non v'era

difficoltà, chè le porte sulla destra d'Arno eran rimaste aperte, ma

bisognava trovar modo di passare il fiume, e poi d'introdursi negli

alloggiamenti salvando la donna dalla licenza de' soldati, de' quali

si raccontavano tante gran cose, che tutto il contando all'intorno era

rimasto affatto vuoto di abitatori.

--Io, diceva Fanfulla, mi metterei indosso la mia tonaca di frate,

e sotto le mie buone armi; e voi, madonna, se si potesse trovare un

abito da monaca....[34], ed alle scolte diremmo che andiamo cercando

l'elemosina pel convento.... e poi..... ma a proposito!..... e il

bambino..... monache co' bambini in collo e' non s'usa, e frati molto

meno. Si potrebbe dire d'averlo trovato per via... eh! no, no... la

cosa va zoppa. Pensiamo dunque. Se voi pure trovaste una tonaca da

fraticello.... da novizio.... eh! ma peggio.... v'è sempre questo

benedetto fanciullo! Peccato che i frati non abbian moglie!... E tre:

vestirci da zingani? allora ci cape quanti bambini vogliamo. Sì,

sì, questa è la meglio. Costoro si caccian per tutto, e nessuno dà

loro noja. Lasciatemi fare, troverò chi m'impresti un qualche sajo

lacero; troverò un liuto, e voi ingegnatevi d'aver qualche cencio da

mettervi indosso e in capo un fardelletto legato sulle spalle, e fate

di tingervi codesto viso bianco, e coteste manine, che a fargliela ai

soldati, ve lo dico io, bisogna saperla lunga. Orsù, madonna, state di

buona voglia, ch'io vi ci menerò a ogni modo; verso le ventitrè vengo a

levarvi, in un pajo d'ore, se piace a Dio, avrem fatta la bisogna. Ora

dunque a rivederci.

Fanfulla toltosi di quivi andò in cerca d'un pescatore e l'indusse a

condurre un suo navicello un miglio più su della porta S. Niccolò ove

gli avrebbe aspettati per traghettarli all'altra sponda.

All'ora fissata si condusse alla Lisa; messosi indosso un buon giaco

con maniche di maglia, una daga ed una mezza spada accanto, coprì

quest'arme con un sajaccio logoro, ed il capo con un cappello a larghe

falde che nascondeva però una cuffia di ferro, e detto addio alla

Niccolosa s'avviarono, che il cielo cominciava a divenir fosco. Usciron

per Porta la Croce, e volti a manritta giunsero in riva d'Arno, il

quale per le piogge scorreva assai ben gonfio, e seguitando taciti

la ripa del fiume venivan risalendo contro la corrente. Ad ora ad

ora s'incontravan passi difficili; più d'una gora che sboccava in

Arno dette loro grande impedimento. Allora il buon Fanfulla si recava

sul braccio ritto la donna, sul sinistro il fanciullo, ed entrando

nell'acqua a passi lenti e studiati, li trasportava sulla ripa di là.

--Quanti disagi vi tocca a soffrir per noi!--diceva la Lisa tutta

commossa: ed egli, che in 53 anni d'una vita travagliata da mille

perversi accidenti non avea mai saputo che fosse la malinconia (salvo

negli ultimi tempi che passò in S. Marco) rispondeva:

--Eh! madonna, per intaccarmi il cuojo ci vuol altro che quattro gocce

d'acqua e un po' di mota. Io, vedete, son fatto come i ciuchi, che alla

stalla s'ammalano, e perchè stiano di buona voglia,... lavorare, e

picchiate.--

Poi vedendola stanca ed afflitta si studiava di farle animo dicendo:

--Voi che non siete uscita mai del carruccio del babbo, vi parrà gran

cosa questo andar così di notte par questi luoghi, ma non dubitate,

siete in compagnia di chi vi difenderebbe contra cento. Che volete? Chi

non muore convien che abbia travagli. A tutti ne toccano. Ed io, che

ne so qualche cosa, vi dico, che appunto quando pare che il mondo ci

rovini addosso, in un baleno la ruota dà una volta, si muta il vento,

ed eccoci scampati...--

Niccolò de' Lapi; ovvero, i Palleschi e i Piagnoni · 第 17 / 51 段