sorella si sforzava però di nasconderli, e di scusare il creduto
cognato; e talvolta trasportata dal desiderio non si potea risolvere a
crederlo ribaldo e sciagurato a quel segno.
Quantunque s'ingannasse, poichè è impossibile immaginare più vile
ribalderia di quella colla quale avea tradita la Lisa, pure non era
forse nato per esser uno scellerato, ed avrebbe per avventura avuti
i semi di molte virtù se non gli avesse soffocati un vizio più di
tutti pericolosissimo, la vanagloria. Questa passione la più credula
ed al tempo stesso la più fallace conduce l'uomo direttamente al
fine opposto di quello che gli promette, soprattutto s'appiglia ai
cervelli leggieri. Troilo per sua disgrazia se l'era dato vinto fin da
fanciullo: e trovandosi presto in compagnia d'uomini tra i quali il
vizio fruttava onore, la virtù dispregio, si diede a quello non tanto
per propria inclinazione quanto per vanagloria.
Il tradimento fatto alla Lisa venne da lui ordito e condotto a fine per
potersi vantare d'aver vinta una prova. Vero è ch'egli in principio
l'amava, o piuttosto (per non profanare una tal parola) gli era
piaciuta la sua bellezza: forse lasciato ai propri pensieri, non si
sarebbe mai condotto a farle cotale inganno: ma uccellato da compagni,
che lo deridevano avesse tanti rispetti ad una popolana, figlia d'un
Piagnone sagrificò barbaramente ad una meschina vanità l'onore di
quell'infelice, e la pace d'una famiglia onesta e dabbene.
Ora che il lettore ne conosce le tristi vicende, torniamo ove Niccolò
sedeva fra suoi nella forma descritta al principio del capitolo
antecedente.
CAPITOLO X.
Posto fine al ragionamento ch'egli avea tenuto sotto voce col
Castiglione, il conversare divenne generale, e si ravvolgeva sugli
affari del Governo, e sui partiti da prendersi, che quivi sotto
l'influenza de' Frati di S. Marco, e di Niccolò, quasi in anticipazione
delle pubbliche discussioni, si concertavano.
Come accennammo al capitolo V, era stato mozzo il capo al Cocchi per
inconsiderate parole a pro de' Medici. Messer Ficino Ficini, caduto
nello stesso errore, fu preso, posto al tormento, e condannato alla
medesima pena. La sentenza doveva eseguirsi appunto in quell'ora, nel
cortile del bargello, a lume di torchj, ed il discorso tenuto da messer
Bernardo con Niccolò s'era aggirato sul caso di costui. Poco stante
un tavolaccino della Signoria bussò alla porta di casa i Lapi; fu
introdotto, entrato, si volse a Niccolò e disse:
--Il magnifico gonfaloniere vi fa sapere che in questo momento è stato
mozzo il capo a messer Ficino; è morto molto da buon cristiano.--
--Stà bene, rispose il vecchio senza scomporsi, ed il tavolaccino uscì.
Ma gli astanti, e le donne più di tutti, si scossero a quest'annuncio,
e premurosamente tutt'insieme domandarono per qual causa si fosse fatta
cotal uccisione.
--Un nemico di meno a questa città, rispose Niccolò; egli fu tanto
ardito di dire pubblicamente che Firenze era stata meglio sotto le
palle che a popolo: chi si mostra traditore colle parole sarà da
aspettare venga ai fatti?
Tutti abbassato il viso e lo sguardo, tacquero. Fra Benedetto alzò gli
occhi al cielo con un sospiro raffrenato. Le due giovani colle due mani
abbandonate sul lavoro guardavan sgomentate or gli uni or gli altri. Il
Ferruccio scostandosi dal cammino e buttandosi su una sedia diceva:
--Così avessimo stiacciato il capo al serpe, come ora si cerca di
stiacciargli la coda, e la città non sarebbe a questi termini,... ma
gli uomini pagano spesso i loro errori colla vita, ed i popoli colla
libertà. Se alla calata di re Carlo nel 94, Piero e' suoi consorti, e
tre anni sono Ippolito ed Alessandro si fossero non cacciati ma spenti,
si risparmiava il sangue di molti con quello di pochi.... I Pisani ci
dicon ciechi per via delle colonne di S. Giovanni! Han ben altre e più
potenti cagioni di chiamarci tali!.... Non abbiam saputo vedere che
per i Medici il più sicuro confino e in S. Lorenzo!....[21].
Alle rigide parole del Ferruccio, che pur troppo avevano in se una
parte di vero, tutti rimasero pensosi e muti per qualche minuto. Era
venuta intanto l'ora in cui per costume della famiglia si faceva in
comune la preghiera della sera. Alzossi Niccolò, si volse a Bindo, il
quale inteso il cenno uscì e poco dopo introdusse una brigata di operai
e di fattorini del fondaco di Niccolò che avean costume ritrovarsi
a queste preghiere, e che s'inginocchiarono taciti e riverenti in
sull'uscio. Il vecchio trasse d'un forziere un libro di preci, e
porgendolo a Fra Zaccaria gli disse:
--Più d'una volta in tempi men tristi il nostro glorioso Fra Girolamo
fece l'uffizio che state per far voi;.... quanto sovente qui in questa
camera ci diceva: «figliuolo, verranno i flagelli, converrà patire,
combattere, ma poi _Florentia renovabitur_»!.... La prima parte della
profezia è avverata, preghiamolo ora c'impetri da Dio l'adempimento
della seconda; ottenga pace e libertà questo popolo, e chi combatte per
esso incontri gloriosa vittoria, od onorata morte.
--_Amen_, rispose Fra Zaccaria. Prese il libro, e postosi ginocchione
sotto la nicchia ov'eran le ceneri del Savonarola, gli altri si
inginocchiarono intorno per la camera. Dopo le solite orazioni pregò
per le anime di coloro che già avean lasciata la vita nell'assedio,
e più particolarmente per quella di Baccio. Niccolò, al nome del
figliuolo, fu visto congiunger le mani in atto di fervida preghiera, ed
alzar gli occhi al cielo pieni d'una serena rassegnazione.
Fra Zaccaria intanto per le parole dette poco prima dal vecchio, e
per la vista della tonaca di Fra Girolamo, nella quale fissava gli
sguardi, si sentiva ribollire in cuore più fervidi i pensieri di Dio e
della patria. Per l'uso continuo avea facile il dire all'improvviso,
chè niuno ebbe allora più di lui dalla natura l'eloquenza ardita e
concitata del tempo, e l'animo inclinato ad usarla. Nel finir la
preghiera il suono della sua voce si veniva facendo più alto; finita
che l'ebbe, senza volgersi nè interrompersi proseguiva dicendo:
--No, non saranno disperse dai venti le tue parole, o glorioso Fra
Girolamo, ed i nemici di chi confida in Dio diverranno polvere e
cenere. _Exurgat Deus et dissipentur inimici ejus_! Ecco già s'adempion
le tue profezie! La mano di Dio già s'aggrava sulla sventurata Firenze.
Ora è tempo d'esclamare al Signore, di spargersi di cenere, di correre
a penitenza. Ora è tempo d'armarsi di costanza e fortezza, onde
impetrare che s'avveri la misericordia, come s'è avverato il flagello.
Volgiamci all'unico re nostro, e nostro Signore Gesù Cristo....
Ricordati, esclamiamo, che questo popolo t'ha scelto per solo suo
re[22] Vedi che i tuoi nemici già vengono per toglierti il regno, per
porsi sul tuo glorioso trono, fatti scudo a questo popolo che non vuol
esser d'altri che tuo. Non sei tu quel Dio forte e geloso che s'adirò
contro Israele quando chiedeva un re? Non sei tu quello stesso che
al profeta Samuele diceva _Non enim te abjecerunt sed me, ne regnem
super eos_! Non sei tu quel Dio che volendo usare agli ingrati ebrei
un'ultima misericordia, dicesti loro per mezzo del Profeta:
_Et constituet sibi tribunos et centuriones, et aratores agrorum
suorum, et messores segetum, et fabros annorum et curruum suorum._
_Filias quoque vestras faciet sibi unguentarius, etc._
Son pur queste, seguiva, le tue minacce contro chi si volea sottrarre
al tuo imperio: Sii tu dunque giudice, o sommo Iddio, fra te ed il tuo
popolo, e s'egli combatte per obbedire a te solo, per non piegare il
ginocchio a Dagon ed a Belial, combatti dunque con noi, salvaci dalla
spada degli Amorrei e degli Amaleciti, _Exurge, exurge Domine_, e sian
dispersi i tuoi ed i nostri nemici.--
Queste parole dette in modo quasi profetico, potenti perchè profferite
da chi li credeva, destarono fra gli astanti un fremito d'approvazione.
Niccolò, che si sentiva ancor nelle vene il calor de' trent'anni ove
si trattasse di patria e di Palleschi, afferrò pel braccio il Ferruccio
e diceva fremendo:
--No, perdio, non c'entreranno in Firenze que' maladetti; e finchè
vivrete voi, fortissimi giovani, finch'io sarò vivo, le Palle non
cacceranno il Giglio. Co' nemici di fuori la spada, con quei di dentro
la mannaja. Ben c'insegnava il nostro Fra Girolamo nella congiura
di Bernardo del Nero, come si tolgon di mezzo i traditori. Vollero
guerra a morte, e se l'abbiano, ed il loro scellerato sangue ricada
sovr'essi!....
--Guerra a morte, ripeteva ferocemente il Ferruccio, odio e maledizione
eterna a tutti i Palleschi! Così potessi con questa (e batteva
sull'elsa) spaccare il cuore di quanti sono dentro e fuori le mura!--
Niccolò, i suoi figli ed il Castiglione risposero a queste parole di
sangue con un riso sinistro. Fra Benedetto pensò sospirando:--In che
tristi tempi mi tocca a vivere!--Fra Zaccaria ebbe appena con un primo
moto del volto mostrato d'approvare il Ferruccio, che tosto mutato viso
abbassò le ciglia e tacque.
Ma chi sentì poi adatto darsi come una coltellata nel cuore fu la
povera Lisa, e serrando le ciglia malamente verso il Ferruccio stava
per dirgli--«Si può esser buon cittadino senza aver animo e parole di
beccajo» Ma la divina Laudomia che avea letto nel suo cuore, conoscendo
quanto dovessero offenderla cotali discorsi, e quanto fosse facile
che nell'opporvisi cadesse in qualche imprudenza, si fece coraggio, le
tagliò la parola, e con quel suo modo tutto dolcezza disse:
--Messer Ferruccio, anch'io amo la patria e mi tengo buona cittadina;
anch'io spero che le vostre spade ajutate dal favore che Iddio promette
alla giustizia salveranno la nostra città dalle mani de' Medici e
d'ogni altro tiranno, ma se credo lecita ad un cristiano la brama di
venir liberato da chi cerca d'opprimerlo; se credo permesso, anzi opera
santa, ributtar colle ferite e le morti gl'inimici della patria, non
trovo che il nostro divin Redentore ci abbia permesso d'odiarli, di
godere ne' loro strazj, di rallegrarci della loro morte per piacer di
vendetta. Non dite voi il _Pater noster_, messer Ferruccio?--
Il Ferruccio e gli altri rimasero senza saper che rispondere a queste
mansuete parole, e per verità oppor loro una buona ragione non era cosa
facile; Fra Zaccaria poi, che aveva bensì un'anima tutta fuoco per
le sue opinioni politiche, ma era al tempo stesso uomo leale, severo
e virtuoso, cui eran sorti in cuore i medesimi pensieri di Laudomia
senz'essersi attentato a palesarli, disse volgendosi a Fra Benedetto:
--Quello che dovevamo dir noi ministri dell'evangelio, l'ha detto la
Laudomia. Iddio parla spesso per bocca dell'innocenza; egli sia quello
che ti benedica buona fanciulla.--
Laudomia arrossì, e tacque, e la Lisa di, nascosto le prese una mano,
se l'accostò alle labbra ringraziandola così alla mutola d'aver tanto
appuntino indovinato il suo cuore.
Niccolò, era rimasto come assorto in un profondo pensiero, in quel
momento le passioni di parte, l'odio contro i Palleschi nutrito per
tanti anni durava fatica a reggersi contro la sublime mansuetudine che
suonava nei detti della figlia, le si accostò, le pose una mano sul
capo, e le disse:
--Che tu sii benedetta, cara, buona Landomia.
Persino il feroce Ferruccio (tanto è grande ed invincibile la forza
della virtù) fattosi dappresso alla giovane la stette guardando un
momento in atto di rispetto e di maraviglia, ma poi brontolando le
diceva:
--Voi parlate bene Laudomia, ma al modo in cui si vive oggi giorno, con
tutti questi perdoni ci farebbe poco frutto, se un nemico è in piedi,
ponilo a giacere se puoi, e quando è caduto non t'impacciar di levarlo
da terra, che chi spicca l'impiccato, l'impiccato impicca lui. Del
resto poi io son soldato e non chierico, amo la mia patria, sono nemico
de' suoi nemici. S'io potessi ammazzarli tutti non lascerei di farlo, e
del resto non m'intrometto in altro.--
--Non nego che si possa, che si debba ammazzarli talvolta, rispose
Laudomia alzando timidamente i suoi occhi azzurri e sereni sul volto
duro e torbido del feroce repubblicano, ma non si può forse al tempo
stesso piangere sulla dolorosa necessità che ci porta a versar tanto
sangue? Non si può forse sentir per loro pietà invece d'odiarli? Non
si può almeno pregar per loro, che morendo lasciano pur mogli e madri
sconsolate? Che hanno pur un'anima immortale da salvare o perdere
eternamente? Voi, Fra Zaccaria, diceste che ora è tempo di meritar
misericordia e perdono dal nostro Signore Iddio. Non vi par egli che,
invece di godersi nell'odio de' Palleschi, nell'immagine delle loro
membra palpitanti, sarebbe miglior via a meritar questa misericordia
il pregar per essi, il chiedere a Dio la forza di ributtarli bensì
e difendersi da loro, ma, nel mostrarsi buoni cittadini, di non
iscordarsi d'esser cristiani?--
A coteste parole quasi costretti da una forza invincibile, Fra
Zaccaria, il primo, e poi tutti gli altri, e perfin Ferruccio, caddero
ginocchioni. Alzò la voce il frate non più tremenda e sonora come prima
ma dolce e raumiliata.
--Dio di bontà, disse: _ex ore infantium et lactentium perfecisti
laudem_; una fanciulla ha dato gloria al tuo nome più di noi che pur
siam tuoi ministri.--
--Ora accogli questa nostra nuova preghiera, salva il tuo popolo
dalle violente mani de' malvagi; ma sovvienti che que' malvagi sono
più miseri di noi, poichè si chiariscono tuoi nemici e rinnegano il
tuo santo nome, rammenta che sono nostri fratelli, che tutti siamo
tuoi figli, rammenta che tutti a un modo ti costiam prezzo di sangue,
infondi adunque in loro sensi di giustizia, in noi di mansuetudine,
concedi ad essi il perdono, a noi la forza di accordarlo, e di
chiedertelo per loro.--
--Ti raccomandiamo, o Signore, più degli altri l'imperator Carlo
V, poichè egli è il nostro più fiero nemico! Ti raccomandiamo papa
Clemente. Ti raccomandiamo tutta la casa de' Medici....--
(Queste parole parvero tanto nuove, tanto enormi, che fecero riscuotere
ognuno).
--Ti raccomandiamo tutti i nostri nemici, i Palleschi....--
La povera Lisa, che stava ginocchioni col viso nascosto nelle palme
sentiva a questa preghiera due rivi di pianto scenderle per le mani e
le braccia.
--Ti raccomandiamo finalmente tutti coloro che ci hanno fatto o
vogliono farci ingiuria. Salga, o Iddio, questa nostra preghiera sino
al piè del tuo trono, ed a norma delle tue promesse c'impetri quella
misericordia e quel perdono che non abbiamo negato ai nostri fratelli.--
Finita questa orazione tutti s'alzarono con viso sereno e contento,
che tale è il primo frutto d'una vittoria riportata dalla carità sulle
passioni dell'odio e del furore di parte.
--Ecco la Trojana che suona, disse messer Bernardo[23], è tempo di
andarci con Dio.--
Voltosi poi alla Laudomia le disse sorridendo;
--Non anderò agli Otto a dir loro quali preghiere ci avete fatto fare
stasera, chè non vorrei credessimo tutti dormire a letto, ed avessimo a
dormire al bargello....--
Salutato poi Niccolò, uscirono tutti. I frati s'avviarono al convento,
egli a casa sua, ed il Ferruccio disse voler arrivar insin in palagio
per non so che faccende egli avea col gonfaloniere.
Le cose accadute in questa serata aveano versato un po' di balsamo nel
cuor della Lisa. Avvezza a non udir parlar de' Palleschi che nel modo
con che si parlerebbe di fiere, pieni sempre gli orecchi di parole
di sangue contro di loro, s'era sentita ricrear il cuore dal suono
di quella preghiera, come da una celeste rugiada; senza saper essa
stessa ben definire quali speranze potesse accogliere, le pareva però
di veder come un primo albore d'un men tristo avvenire. Salì in camera
colla Laudomia, vi si chiuse, e quando fu ben sicura di non esser
sovrappresa, corse nella stanza vicina alla culla del suo bambino; e
lo trovò che dormiva riposatamente. Nel voltolarsi come soglion fare i
fanciulletti di poco tempo avea disordinato il lettuccio. Una picciola
gambetta tonda e bianca con un piedino color di rosa, usciva fuori
dalie coperte; le braccia stavan buttate uno in qua l'altro in là con
certe manine piccine e grassotte, ed il petto colmo e tondo, splendeva
così candido e pulito che pareva un raso, e proprio rubava i baci.
La povera madre s'abbandonò tutta sulla culla, guardando però di non lo
svegliare, ed aprendo la porta a mille affetti che aveva dovuto tutta
la sera tener racchiusi nel cuore, cominciò a piangere dirottamente.
Racquetatasi poi a poco a poco, diceva al fanciullo, che s'era pur
risentito, aveva aperti gli occhi, e colle manine s'andava ora
prendendo un piedino, ora accarezzava il mento della Lisa.
--Povero Arriguccio, passerino mio, amore della madre.... sai.... hanno
pregato anche per te finalmente, hanno pregato anche pel babbo. Poi
volgendosi a Laudomia le diceva:
--Sai che sono stata per isvelare ogni cosa? Quando Fra Zaccaria ha
detto preghiamo pei nostri nemici Palleschi, c'è mancato un pelo che
non abbia detto:--Preghiamo dunque per mio marito.--
--Davvero non so che mi ti dire, rispose Laudomia, in certi momenti
anch'io quasi quasi penserei che fosse il nostro meglio.... ma pure,
misura sette, e taglia uno....--
--Più ci penso e più mi pento di non averlo fatto.... vedi che vita
di sospetto viviamo; sempre così non è possibile di durarla, senzachè
ben sai per la natura mia quel finger continuo, quel coprire, quel
dissimulare è cosa troppo dura ed insopportabile.... sono stata una
dappoca a non saper cogliere quel momento che si trovavan avere il
cuore un po' men duro del solito. S'io avessi parlato, allora per forza
conveniva che il rumore fosse men grande se non volevano smentire le
loro parole e le loro orazioni.--
Laudomia non partecipava che sino a un certo punto a questa speranza;
il suo chiaro discernimento le mostrava che era un mal fidarsi di
un momento di commozione, e che non bisognava creder per questo che
cuori indurati nell'odio e nella vendetta si potessero così tosto ed
interamente cambiare; perciò disse alla sorella:
--Lisa mia, quanto a questo lo sa Iddio che cosa sarebbe accaduto, e
per me, siccome non mi son mai attentata a darti un consiglio (fuorchè
quel primo), così neppur ora non mi vi attento; quel che ti posso dire
si è, che qualunque cosa risolva, mi avrai sempre pronta per ajutarti,
reggerti, consolarti, per quanto mi durino le forze e la vita. Lo sai
pure ch'io vivo del bene che mi vuoi, del bene che mi vogliono i miei
di casa, che non conosco, non comprendo altra gioja fuori di quella
d'essere amata, e di pensare a procurar il bene, la contentezza, la
pace di chi mi ama.--
La povera Laudomia pensava forse nel secreto del suo cuore a Lamberto
nel dir codeste parole, ma non osando fermare troppo il pensiero in
lui, riportava sulla Lisa e sulla sua famiglia quegli affetti che pur
volevano un oggetto sul quale fermarsi.
Lisa intenerita le si gettò al collo dicendo:
--Io credo che gli angioli non abbiano il cuore fatto altrimenti dal
tuo. Così ti avessi dato retta quella mattina sul tornar di chiesa....
ma dopo mi pareva ogni giorno più difficile: che vorrà dire che stasera
invece mi sento spinta con tanta forza a confessare, a svelare ogni
cosa?---
--Iddio talvolta, rispose Laudomia, ci pone in cuore ciò che farebbe
per noi.--
--Orsù, disse Lisa risolutamente, vo' fare ciò ch'Egli m'ispira.
Domattina non saranno uscite ancora di mente al babbo le parole
dicesti, le preghiere di Fra Zaccaria; basterà ch'egli mi punisca
d'avergli avuto sì poco rispetto, d'essermi maritata senza sua saputa,
ma non vorrà rinnegar quel perdono che ha poche ore prima implorato
pe' suoi nemici, non vorrà rinnegarmi per figlia, cacciarmi soltanto
perchè un Pallesco è divenuto suo genero. E poi ci butteremo a' suoi
piedi con Arriguccio, lo pregheremo come si prega Iddio; Iddio non nega
il perdono, potrà egli negarlo? La speranza è un male che facilmente
s'appicca; se pure si può dire un male anche quando è fallace. Laudomia
si persuase alla fine anch'essa che dopo un primo impeto di sdegno le
cose si sarebbero pur potuto assestare. Lisa sedutasi accanto alla
culla si recò in grembo il fanciullino e scopertosi il seno glielo
porse, dicendo:
--Prendi angioletto, e voglia Dio che quando sarai fatto grande, siano
spente queste maladette parti.--
Il bambino suggendo avidamente il latte, la Lisa gli dicea sorridendo:
--Avrei pur bisogno mi lasciasti un po' di forza per domani.... ma
Iddio me la darà.---
Appoco appoco il fanciullino veniva chiudendo gli occhi, e la madre
dondolando colla sedia, canterellava sottovoce una canzoncina, onde
s'addormentasse del tutto. Laudomia, ritta dietro la sorella, gli
veniva intanto ravviando i capelli, e finalmente glieli serrava in una
reticella per la notte.
Mona Fede strascinando certe sue pianelle si dava da fare per ammannire
i letti delle due giovani, porre la culla d'Arriguccio accanto a quella
di Lisa.
--Aveva ascoltata attentamente la discussione tra le due sorelle, ma la
conclusione ultima poco le andava a sangue: ricordando la parte avuta
nel caso della Lisa, già le pareva aver addosso Niccolò con tutta la
casa; onde, quando tacquero, con molti sospiri e molti scrollamenti di
capo, pur seguitando ad ammannire l'occorrente per la notte cominciò a
brontolare:
--Hum! Dio faccia che la vada bene!.... è presto detto raccontare ogni
cosa!.... e poi? Se riesce a rovescio? Se succede qualche diavoleto
peggio?.. così almeno con un po' di riguardo si vive, stiamo in
puntelli è vero, ma insomma finora non è andata malaccio, e un giorno
o l'altro in qualche modo s'ha da trovar la via d'uscir da questo
gineprajo.,.. ma almeno, per amor di Dio, non gli stessi a dire, che
v'ho tenuto mano, che sono stata io.... lo sapete anche voi, io non ci
ho che far niente!....--
--No, no, non gli dirò nulla, rispose la Lisa sorridendo della paura
della povera vecchia.
--Già vi dico il vero, avrete un gran coraggio se vi basterà la vista
di dire a messer Niccolò «Son moglie di....» Uh vergine Santissima!...
solamente a pensarci.... è un grand'uomo dabbene, non c'è che dire, è
un santo, ma quando s'entra su certi particolari, e' diventa troppo
pessima bestia.... è un pezzo che sono in questa casa, e come l'ho
veduto io in certe occasioni, non l'avete veduto voi altre, avrebbe
fatto tremare il sig. Giovanni. Quando poi ci si mette di mezzo quella
diavoleria del Giglio e delle Palle.... allora salvatevi.... che io
poi non so capire che domin si vogliano Intendere: quel che so io è,
che quando era vivo il sig. Lorenzo, e i Fiorentini gridavano Palle,
il grano non istava a sette lire lo stajo, nè il vino a otto e nove
fiorini d'oro il barile, come oggi giorno. Del resto, i ricchi e i
signori hanno le loro fantasie, ed io in questo non c'entro.... ma
volevo dire a proposito di messer Niccolò, e di quando va in furia.....
Alla venuta de' Francesi nel novantaquattro.... voi altre eravate
ancora in mente Dei.... que' caporali dell'esercito, com'è usanza di
cotesta nazione, vagheggiavano le belle donne di Firenze: un certo
capitano de' Guasconi, proprio il nemico lo tentò di mettersi a
spesseggiare qui sotto i balconi per M. Fiore vostra madre. Un giorno
il padrone torna a casa e qui, proprio sul portone, se lo trovò tra'
piedi. Vi so dir che con due parole ed un certo viso che gli fece, il
capitano pensò bene provvedersi d'altro alloggiamento. Insomma, badate
al fatto vostro.---
--Fede, lasciami stare, già sono risoluta, e sai che non mi muto.--
--Eh lo so, lo so anche troppo.... Basta, Dio faccia che se ne indovini
una: ma da quel giorno che i leoni[24] s'azzuffarono, e fu morta la
leonessa, una che è una non ci è più andata bene nè per Firenze,
nè qui per la casa. Già l'ho sempre inteso dire a' vecchi, che per
questa città non è il più pessimo augurio.... e jer notte a aria
cheta si sentiva sin di qua il ruggito di quel leone grande che venne
colla giraffa, quando il soldano mandò a presentare il sig. Lorenzo
nell'88... quel povero animale lo saprà ben egli perchè grida a quel
modo.--
--Ed anch'io lo so, rispose la Lisa, e te lo dico subito, e' grida
perch'egli ha fame: ora che la carne d'asino vale un carlino la libbra
gli toccherà far magro scotto.--
--Sentite, sentite, s'è vero che non finisce mai d'urlare!....--