--Ora ve lo dico, messer Benedetto, e non l'andiamo allungando tanto

che si faccia dì chiaro, e v'abbiano a veder uscir di qua.... Troilo

dunque vide questa figliuola di Niccolò, che ha nome Lisa, ad una festa

delle potenze, prima che i Medici se n'andassero--Scoprì chi ell'era,

rintracciò la casa, e tanto seppe fare e dire, che la fanciulla

s'innamorò di lui. Ma in Firenze non ci fu mai conclusione di trovarsi

insieme--Niccolò andò colla famiglia ad un podere ch'egli ha presso il

Poggio a Cajano. Troilo, che era al Poggio coi signori Alessandro ed

Ippolito, non potendo per nulla voltar la Lisa alla sua volontà--chè la

fanciulla avea messo il piede al muro di voler essere sposata--Troilo,

dico, fece motto a' sig. Medici, dolendosi d'esser uccellato, e, come

accade tra giovani, posta la cosa in riso, e venuti in gara di vincer

questa prova, si disposero di far alla figlia ed a Niccolò insieme la

più nuova, la più piacevol beffa che voi udissi mai. Troilo diede a

credere alla Lisa com'era contento torla per donna, ma, sotto colore di

temer che Niccolò non fosse mai per acconsentire ad un tal parentado,

se non isforzato dalla necessità, disse conveniva far la cosa

segretamente. La Lisa benchè a malincuore pur vi si piegò.--Ordinarono

ch'ella dovesse trovarsi una mattina per tempo ad una pieve discosta

un miglio dal Poggio,--fecero in modo che il pievano non fosse in

casa--Colà un tal Michele, palafreniere di Troilo, si vestì coll'abito

del prete, in rocchetto e stola....

A Malatesta crescevan le risa a mano a mano che veniva narrando questo

vituperoso fatto, parendogli la più gentil burla del mondo....

--E fece lo sposalizio, con tutte le cerimonie che gli erano state

insegnate... He', he', he',... che pazzi! che pazzi!... E' sarà

stato un bel fare.... chi sapeva la cosa... non iscoppiare! he',

he', he'.... La Lisa fu contenta e gabbata... ed i signori Medici ne

fecero maravigliosa festa, e n'ebbero a ridere per più dì... He', he',

he'....--

Messer Benedetto, malvagio per natura, nemico poi di Niccolò per motivi

che vedremo in appresso, rideva anch'esso d'un riso a scosse che gli

faceva saltellare il ventre, come fosse andato a cavallo di trotto.

Però quando udì che in quest'inganno entravano cose di chiesa, s'andava

scontorcendo, diceva di no colla testa, ma pur veniva facendo qualche

sogghigno sotto i baffi.

Qui non avrebbe avuto bisogno di far l'ipocrita, ma chi n'ha contratto

l'abito finisce col farlo senza accorgersene.

--Oh.... oh... disse finalmente con un certo suo viso malinconico,

questa poi... è un po' grossa!... Una profanazione!... In taverna co'

furfanti, dice il proverbio, ma lascia stare i santi.--

Malatesta volse l'occhio in giro per la camera com'avesse cercato

scoprire se v'era nessuno: poi volto al dottore disse:

Messer Benedetto, qui siamo soli sapete! Dunque non mi venite a far

il Piagnone... Con me è fiato sprecato. Ci conosciamo. Se il diavolo

n'avesse a portar uno di noi e' si troverebbe impacciato a conoscere

il più tristo. Quando sarete in piazza fate del Fra Girolamo quanto

volete, ma qui, carte in tavola.--

Messer Benedetto sentendosi trafiggere disse in cuore «Mi sta bene» ma

tacque.

--Insomma, proseguì Malatesta, Niccolò non seppe mai nulla di questo

matrimonio. Dopo non so che tempo la Lisa partorì un figliuolo e

coll'ajuto d'una sua sorella, che venne posta a parte del segreto,

quando all'altra cominciò a crescer il corpo, la cosa succedette tanto

copertamente che nessuno della casa se n'avvide.--Troilo in tanto per

la guerra che s'aspettava, se n'era ito onde unirsi a' Palleschi: e

non ha pensato più nè alla Lisa nè a Niccolò, nè a cotali sollazzi.

Il fanciullo, dic'egli, debb'esser in qualche casa di Firenze, ma non

sa dove. Ora e' bisogna trovarlo e far che Niccolò sappia tutto.

Piagnone, o non Piagnone, e' converrà bene che sia contento d'aver

Troilo per genero, anzichè veder vituperata la figliuola.--

--E Troilo è egli disposto di mettersi in questo gineprajo?--

--E' non voleva, e mi faceva il fanciullo, ma io l'ho svilito molto,

e gli ho fatto intendere che queste coscenze e queste fedi son cose

da morir di fame.... Eh! vi so dir io che si farà un valentuomo. I

gattini al dì d'oggi, aprono gli occhi per tempo.--Ora dunque sono da

fare due cose.... e voi come fiorentino, pratico della terra, potrete

di leggieri.... onde tocca a voi.... Ecco: La prima sapere chi tiene il

fanciullo ed in qual casa egli stia. La seconda far che Niccolò sappia

ogni cosa.... oppure.... che so io?.... si potrebb'anco far che gli

portassero il fanciullo in casa, all'impensata,... insomma pensatevi

voi. O egli vorrà coprir la cosa ed avrà di grazia accettar Troilo;

o nasceranno scandali, farà un diavoleto del trentamila, dirà una

villania da cani alla figlia, le darà, la caccerà di casa, ed allora la

Lisa dovrà volgersi a Troilo, e quando al vecchio si sia freddato il

primo furore, l'avrà a mangiare a modo nostro s'egli crepasse.--

--Bene, bene, tutte cose non molto difficili; lasciatene la cura a me.--

--Ora andatevene per amor di Dio, che a momenti dovrebbero sonar dodici

ore (le 7). Animo, e prudenza. Dio v'ajuti.--

I due ribaldi si separarono.

Il dottore per certi bugigattoli riuscì in istrada. Malatesta rimase

co' suoi dolori, e forse col piacere d'averne preparati di peggio a

tanti sventurati.

CAPITOLO VII.

La sala ove Malatesta avea costume di tener consiglio, ed accogliere

chi veniva a visitarlo, che noi diremmo sala di ricevimento, era un

gran stanzone verso strada, ornato di pitture a fresco del Francia

e di Pietro Perugino: riceveva la luce da sei finestre, e sotto il

parapetto d'ognuna sorgean di qua e di là due sedili di mattoni coperti

d'una lastra di marmo; nel mezzo della parete in fondo era una specie

di zoccolo, o basamento di legno nel quale stava fitta la bandiera di

Malatesta, di qua e di là v'eran disposte a guisa di trofei molte sue

armature, mirabili soprattutto per la tempra, e per la leggerezza,

qualità necessaria onde le potesse indossare un uomo cotanto indebolito

dalle infermità.

Era l'uso che ogni mattina a levata di sole i capitani di guardia

alle porte della città mandassero a Malatesta uno de' loro ufficiali,

a riferirgli se vi fosse stato nulla di nuovo durante la notte, e ad

intender gli ordini per la giornata. A quest'ora si trovavan costoro

già tutti radunati nell'anticamera, e come appunto in quel frattempo

eran cominciati gli spari dell'artiglieria del campo, s'eran affacciati

alle finestre che guardano verso Ponte alle Grazie ragionando tra loro

di questi rumori.

Non dubitando che, se vi fosse nulla di grave dovesse tosto giungere

un qualche messo a darne l'avviso, badavano attenti ora dalla parte

di S. Niccolò, ora dal Ponte se ne comparisse alcuno. Ma in tutta la

piazza per quanto potea correr l'occhio, non v'era anima viva: pioveva,

e fra il tempo, la solitudine, il gusto di far anticamera, e quel

brontolamento cupo e lontano delle artiglierie era di quelle mezz'ore

che mettono l'uggia addosso ad ognuno.

A un tratto ecco sboccare dal Ponte alle Grazie un frate di S. Marco

che a vedere come menava la gamba per la melletta, si dovea dire che la

tonaca poco gli desse impaccio.

I soldati di tutti i tempi e di tutte le nazioni (almeno così crediamo)

hanno avuto sempre una decisa vocazione per dar la baja e farsi beffe

del prossimo. Tra loro un frizzo costa alle volte una buona stoccata,

perciò prima di parlare ci pensano; ma se incappano in uno che non

sappia e non voglia rispondere agli scherzi cogli stocchi, allora

lascia far a loro.... Tanto poco è vero che l'uomo sia per natura

animale generoso.

Visto adunque appena quel benedetto Frate, tutti a ridere e

schiamazzare.

--Ecco la nuova!--Ecco il corriere. Ecco il corriere della

scomunica!--E il Frate avanti. Quando poi fu sotto alle finestre e che

invece d'andar al suo viaggio infilò il portone, crebber le risa e

l'allegrezza, e di più pensarono, per far ora intanto che Malatesta ci

fa aspettare, e per passar la seccaggine, ci sollazzeremo a dar la baja

a questo frate. Ma il frate poteva star alla barba a tutti loro poichè

egli era il nostro amico Fanfulla.

Entrato in cortile, e veduto ragazzi di stalla che strigliavan

cavalli sotto il portico, soldati di qua, archibusi e picche di là, e

respirando quell'atmosfera soldatesca s'era sentito come ad allargare

il cuore. Qualche risata alle sue spalle s'era bensì potuta notare, e

qualche piacevolezza sulla sua tonaca gli era pur giunta all'orecchio:

ma in quel momento, contento com'era e pieno del suo disegno, non si

sarebbe volto se gli fosse scoppiata una mina alle spalle. S'aggiunga

poi che, strada facendo, non aveva perduto il tempo, ed era venuto

combinando un pezzo d'eloquenza, col quale potesse farsi onore, e

degnamente esporre la sua domanda al capitano de' Fiorentini; e questo

lavorìo gli teneva troppo occupata la mente perchè potesse curarsi

d'altro.

Giacchè siamo su questo discorso, faremo sapere al lettore che Fanfulla

era sottoposto anch'esso a quella fatalità che sembra portar tutti gli

uomini da qualcosa a pretender poco nell'arte che sanno e molto in

quella che non sanno. Ed egli appunto che era buon soldato, pretendeva

invece d'esser bel parlatore, soltanto perchè durante la vita fratesca

a furia d'udir sermoni, di leggere libri d'ogni materia, conversar coi

frati, e con quanti capitavano in convento, s'era mobiliata la memoria

di qualche centinajo di frasi, di sentenze, di periodi bell'e fatti; ma

mobiliata, s'intende, come può esserlo una bottega d'uno stipettajo o

d'un rigattiere.

Salì le scale, entrò nell'anticamera salutando la brigata ed

accostandosi all'usciere gli disse:

--In grazia, quando si possa, vorrei dire due parole a S. Mag.--

--Il vostro nome?--

--Fra Giorgio da Lodi di S. Marco.--

--Aspettate. Ma vi so dir che ci sarà tempo... vedete quanta gente è in

anticamera.--

Fanfulla senza risponder altro si mise a sedere accanto ad una tavola,

e v'appoggiò un braccio, distese le gambe, e dimenando piano piano

la punta de' piedi col mento all'aria, senza guardar in faccia a

nessuno, rimase tutto assorto nel pensiero della sua arringa. Non era

malcontento tutt'insieme del modo col quale l'aveva combinata, ma

avrebbe ancora voluto farvi entrare qualche parte di filosofia, come

scrive di aver fatto il Cellini, quando parlava con Paolo III, del

modo di tingere un diamante: ognuno s'avvede quanto in ambedue i casi

la filosofia venisse a proposito; e tanto più quella di Fanfulla che

consisteva in qualche idea di fisica, vera o falsa non importa, ed in

qualche sogno d'astrologia.

Mentre egli durava questa fatica, gli ufficiali che eran prima

affacciati, avevan volte le reni alle finestre, squadrato ben

bene il Frate, e trovandolo d'altra faccia e d'altri modi che non

s'aspettavano, si guardavano in viso l'un l'altro.

--Che te ne pare? diceva uno, di quella faccia di servo di Dio? non

istarebbe male sul collo d'un birro.--

--Diavolo! diceva un'altro, senz'un'occhio!... un taglio in faccia!

bisogna dire che quand'hanno a creare il priore, si dilettino a far

volar le scodelle, questi reverendi.--

--E' si sarà azzuffatto colla gatta in refettorio....---

--O sarà cascato per la scala di cantina.--

--O avrà creduto che qualche marito volesse chiudere un occhio, ed il

marito invece l'avrà fatto serrare a lui.--

E nel dir codeste pazzie, con molto sghignazzare, tutti avean gli occhi

addosso a Fanfulla.

Questi dapprincipio non badava loro nè punto nè poco, come colui che

aveva un pensiero importante pel capo che l'occupava, e che non essendo

mai stato uso a sentirsi uccellare, non s'immaginava vi potesse essere

chi si prendesse tanta sicurtà con esso lui. Pure alla fine messosi

in sospetto e dato retta un momento conobbe che l'avean proprio

colla persona sua: girando l'occhio vide non esservi altro frate in

anticamera; sentì quel certo moto del pericardio che si prova quando

salta la stizza; ma fresco ancora del sermone di Fra Benedetto, e dei

propositi formali di non tornare alle usanze antiche, disse in cuor

suo, soffiando pure un poco, e raccogliendo le gambe sotto la tonaca:

--Animo, Fanfulla, non ricominciar da capo colle tue!....--

Ed abbassati gli occhi s'ingegnò di prender un'aria modesta, che stava

bene a quel suo viso, come starebbero bene due baffi da granatiere sul

volto d'una Madonna di Raffaele.

Ma la beffa, il ridere, e le parole di scherno seguitavano: in tutta la

persona di Fanfulla non appariva altra dimostrazione di ciò che provava

nel suo interno, fuorchè un dimenar frequente delle ginocchia che

andavano in su e in giù col moto di un asinello che trotti: ma dentro

il sangue gli faceva come l'acqua d'una pentola che stia per levare il

bollore.

Sul suo capo stava fisso nel muro alto cinque braccia da terra un

di quegli oriuoli che si fanno movere coi contrappesi, e questi

penzolavano appunto a quattro dita dal naso di Fanfulla, che li

vagheggiava, come uno scolare vagheggia un grappolo d'uva al quale non

può aggiungere, e diceva tra i denti:

--Guardate se non pare che mi vengano sotto mano per dispetto, e per

uccellarmi anch'essi, ora che sanno che fo il santo e non li posso

adoperare! Fosse dieci anni fa! Cari i miei piacevoli, vedreste come ve

ne manderei un pajo sul groppone ad insegnarvi la creanza.--

E mentre con un sospiro dava a conoscere quanto a quel punto, l'impegno

di far il santo gli riuscisse malagevole, la sua mano quasi da se si

sollevava verso que' bei cilindri di piombo, che avrebbero potuto

servir così mirabilmente di projettili in quella circostanza, e gli

accarezzava facendoli girar tra le dita. Che tentazione tremenda!....

ma il lettore non si sgomenti, Fanfulla n'uscì vincitore.

I suoi avversarj intanto fatti più sicuri dal suo silenzio seguitavano:

la cosa cominciava a puzzar d'indiscrezione. Un soldatello giovanetto

smilzo e sbarbato volle anch'esso dir la sua sull'occhio del Frate; che

sentendosi pungere da un pazzarellino di quel taglio non la potè mandar

giù. Balzò in piedi, ridivenuto a un tratto il Fanfulla di una volta, e

movendosi lentamente verso il gruppo degli ufficiali, disse col modo di

chi proprio n'ha piene le tasche:

--E' vi dovrebbe ricordare, cari miei signori, di quel bel proverbio,

che ogni bel giuoco dura poco; e questo se non isbaglio principia a

durare assai..... E voi bel zittello (volto al giovanetto che avea

parlato l'ultimo) ingegnatevi di campare e di mettervi in corpo un

po' di ben di Dio, che a voler far il soldato con quelle spalle

d'attaccapanni, vi vedo e non vi vedo, tanto mi parete tisicuzzo, e

tristanzuolo.... e del resto poi sappiate che quest'occhio me l'ha

fatto schizzare la punta d'una picca spagnuola alla battaglia di

Ravenna; quando a voi la balia tirava su le brache...., che questa

tacca che porto nella memoria, la toccai per voler difendere quel

valoroso signore del re Francesco alla giornata di Pavia, quando la

balia dava a voi la pappa e le sculacciate.... che queste due dita sono

state seminate a Marignano per opera d'uno spadone a due mani d'uno

Svizzero d'Undervald, quando a voi la balia.... Ma l'ultima impresa di

questa benedetta balia se la disse Fanfulla, noi la lasceremo nella

penna, per brevità.

--Ora, seguiva, per non tenervi a disagio, vi dirò tondo come la bocca

d'un pozzo, che se non fossi frate, ed avessi ancora la mia pelle d'una

volta, già v'avrei chiamati qui fuor dell'uscio per dirvi una parolina

come s'usa tra soldati: ma trovandomi con questa tonaca indosso, almen

per ora, vi pregherò di farmi tanta finezza di lasciarmi pe' fatti

miei, che non son uso ad essere il trastullo delle brigate, e la

pazienza[17] l'ho soltanto sopra la tonaca.

A quest'intemerata costoro (ed il giovanetto più degli altri) rimasero

goffi ed isconfitti, come accade sempre a chi cerchi di sonare, e

invece sia sonato. Presero il partito che deve prender sempre in simil

caso chi ha un filo di giudizio, si diedero il torto, scusandosi il

meglio che poterono, ed il solo di tutti loro che non avea mai aperto

bocca sin allora, ed era uomo già innanzi cogli anni, disse ridendo:

--Quando stavo cogli spagnuoli ho imparato il proverbio che tal va....

_o tal cree tosar, y vuelve trasquilado_[18].

Con questa barzelletta la cosa si volse in riso. Ma lo sbaglio preso

destò in tutti gran curiosità di saperne più in là sul fatto d'un uomo

così strano. Lo pregarono però umanamente a voler palesare chi egli

fosse, ed alcuni, che s'eran trovati ai fatti d'arme accennati da lui,

instavano più degli altri attorniandolo.

Fanfulla, come tutti gli uomini attempati e che n'hanno passate di

molte alla vita loro, amava narrare e parlar di sè: onde senza farsi

pregare disse di dove egli era, nominò i suoi parenti, e quando

finalmente, dopo aver detto il suo nome aggiunse:

--Però tra soldati fui sempre chiamato Fanfulla...--

Scoppiò un Oh! generale di maraviglia e d'allegrezza; chè in quel tempo

insino i fanciulli sapevano della famosa disfida vinta dagl'Italiani

ventisei anni innanzi, e conoscevano i nomi degli uomini d'arme che

avevano combattuto in essa, i quali tra soldati erano tenuti in

grandissimo onore.

Fra i caporali che si trovavan costì ve n'era uno che avea militato

nell'esercito spagnuolo sotto Consalvo: era stato spettatore del

combattimento a Barletta, ed avea nome Boscherino. Aperse le braccia,

le gittò al collo di Fanfulla, dicendo:

--E chi diavolo t'avrebbe riconosciuto con questo fodero bianco e

nero.... Fanfulla frate! Oh! oh! oh! Prima di morire posso sperar di

vedere il Soldano cardinale! Ma abbi pazienza, lasciatelo dire, stavi

meglio colla daga sulle reni... E così non mi riconosci?... Si vede

bene che se non ho mutato pelle ho però mutato pelo. Boscherino?.... ci

siamo invecchiati, ma ancora le gambe ci portano.--

--Ci portano anche troppo, almeno parlo per me, rispose Fanfulla

raffigurando l'antico camerata e facendogli festa, se non mi portassero

tanto me ne sarei stato zitto e quieto in convento; e quando c'entrai,

fanno due anni, mi pensavo che mi fossero usciti per sempre i ruzzi dal

capo, chè con tanti malanni, e quell'ultima nespola del sacco di Roma

soprammercato, mi sentivo crocchiare come un tronco di lancia fesso...

Che vuoi? con due anni di quiete e ogni giorno tavola imbandita, son

tornato polledro.--

E qui cominciò tra i due amici un dialogo tanto pieno di _ti ricordi

di questo, ti ricordi di quest'altro_, che non la finivano più. Disse

alfine Boscherino dopo aver rammentati molti antichi compagni:

--E quel povero Ettore! Ti ricordi? Quel pazzo malinconico, si pensava

esser al tempo di Tristano e della regina Isotta!... far quella fine!

Ma se l'è proprio cercata col lanternino... Non voleva bere, figurati!

Io glielo dicevo, quando lo vedevo con quella faccia d'ammazzato....

Ettore, andiamo da... da... come diavolo avea nome quell'oste del Sole?

Ah! mi ricordo, Arsenico. Andiamo da Arsenico, gli dicevo: aveva un

trebbian di Dio, di quello che ci si schioppa la frusta.... che vuoi,

era come dirgli vola.... E tu non bere, dicevo io, e te n'avvedrai....

e difatti non dubitare che non mi ha voluto far bugiardo. E poi, a chi

dich'io? tu eri con lui nella compagnia, lo sai...--

--Lo so anche troppo, interruppe Fanfulla riprendendo la faccia modesta

e compunta, non me ne parlare. Io, pazzo da catena, fui allora causa di

tutto il male.... io indussi in errore quella povera donna....--

--Come? come?--domandò con premura Boscherino.

--Oh quanto poi al come, rispose l'altro, già t'ho detto che di tutto

questo fatto non ne voglio discorrere. Già son cose vecchie, ed al

fatto non c'è rimedio.--

--Sia per non detto, rispose sorridendo con un po' di stizza

Boscherino. E di quella Saracina se ne può discorrere? Come avea nome

quella bella moretta, con que' panni attorcigliati in capo?--

--Zoraide, rispose Fanfulla. Quanto a questa te ne dirò tanto che sarai

contento: ti ricordi al principio del pontificato di Giulio II quando

il Valentino era sostenuto in castello?.... Bene, allora....--Ma qui

l'usciere fatto un cenno a Fanfulla, che tutto infervorato in sul

raccontare non gli dava retta, se gli accostò, e tiratolo per la

manica gli disse, alzandogli un panno d'arazzo che pendeva avanti alla

porta della sala di Malatesta:

--Entrate Fra Giorgio.--

Con ciò fece due mali: Boscherino e i suoi compagni rimasero, come

qualcun altro, colla voglia in corpo di sentir che cos'era stato di

Zoraide; ed il buon Fanfulla, al quale per la quistione avuta con

que' caporali, e pe' discorsi fatti in appresso era uscita di mente

la sua parlata, non ebbe tempo a riordinare le idee e prepararle a

mostrarsi con un po' di grazia. Messo all'improvviso alla presenza

del capitano generale gli accadde all'incirca come accadrebbe ad un

cocchiere che, guidando quattro polledri bizzarri, avesse, o per sonno

o per sbadataggine, lasciato loro le redini sul collo; se a qualche

improvvisa cagione quelli si cacciano di carriera, gli tocca a dipanar

mezz'ora prima di giungere a far giocare i freni; e nella confusione,

credendo tirar a destra, tira a manca, e se una gran fortuna non

l'ajuta è certo di rompere il collo.

Ma Fanfulla fece esperienza che le gran fortune capitan di rado.

Sentendo che la sua arringa gli era andata in fondo alle calcagna,

si fece avanti col cuore d'un uomo che dovesse andare a combattere

disarmato. Pure, fatta di necessità virtù, e senza perdersi d'animo

interamente, salutò Malatesta con modo ossequioso ma disinvolto, e

disse, tossendo così un poco ogni tanto per acquistar tempo:

--Magnifico capitano, s'io ho preso il disagio di venirvi.... dirò

meglio, s'io son venuto a tenervi a disagio, n'è cagione un desiderio

che vi parrà forse disforme da questi panni ch'io vesto; ma s'egli

è vero ciò che affermano gli astrologi, non poter l'uomo sottrarsi

a quell'influsso col quale le stelle, o vogliam dire i pianeti, dan

norma sin dal suo nascere, e conducono con immutabil legge gli atti e

le operazioni della vita sua.... ovvero, come insegnano i filosofi ed

i fisici, non potersi cavar buon frutto dal legare a un giogo le tigri

cogli agnelli, chè ogni animale ha a fare il verso suo, e non è se non

stoltezza grandissima il voler ch'egli vada contro la sua natura, e chi

l'intende altrimenti, come dicon gli uomini volgari, dà a guardar la

lattuga al papero.... e per questo, com'io dicevo,.... son venuto....

perchè conoscendomi ancora molto atto, per amore della robusta

complessione mia, ad esercitare quest'arte per la quale sola m'hanno

inclinato i cieli, e visto il bisogno che in queste strettezze può

avere questa città, d'uomini che conoscano la nostra professione,....

che di detta professione se ne troverà talvolta di più esperti che

non son io, ma non mai chi l'abbia esercitata con maggior fede.... e

forse s'io non temessi di darvi noja potrei anche mostrarvi che quanto

all'esperienza.... e vi potrei narrare....--

Malatesta dava retta a Fanfulla, e l'avea fatto passare prima di

molt'altri, in grazia dell'abito di S. Marco che avea indosso, chè

allora in Firenze bisognava aver molti rispetti a questo convento; ma

vistolo poi con quel viso che a dir il vero aveva un po' del pazzo, ed

accorgendosi da quella sua strana filastrocca ch'egli doveva averne

qualche ramo, non ebbe tanta pazienza che lo lasciasse venir alla

conclusione, e, per levarselo dinanzi, gli tagliò la parola dicendogli,

con voce nella quale era minor cortesia di quel che fosse nelle

espressioni:

--Per esser voi di S. Marco, ed anche per la persona vostra, farò molto

volentieri ove possa.... quando però sappia quello che volete.... qual

è questa vostr'arte? che ancora me l'avete a dire.... forse siete il

padre cerusico del convento, e volete adoprarvi pe' nostri feriti?....

Ve ne saprò il buon grado....--

Fanfulla mezzo in collera disse tra denti:

--Oggi è il giorno che nessuno m'ha ad intendere.--

Poi ad alta voce:

Niccolò de' Lapi; ovvero, i Palleschi e i Piagnoni · 第 6 / 51 段