Anna scrisse al signor X... essere determinazione di Maria di rimaner
per allora ragazza.
A questa risposta fu tanta l'afflizione del giovane innamorato
che il padre volle tentare ancora di smuovere la giovinetta dalla
presa risoluzione; e il giorno dopo si presentò alla casa di Anna,
supplicando lo si lasciasse parlare colla fanciulla. La madre di
Guido ben rispose che questo era affatto inutile, nè le pareva di
tutta convenienza; ma l'altro insistendo caldamente, perchè non
si sospettasse della sincerità della data risposta, Anna finì per
acconsentire al domandato colloquio.
Quando furono in presenza e soli il signor X... e Maria, il primo
cominciò a domandare alla ragazza se proprio secondo il volere di lei
era la fattagli risposta, ed essa ciò affermando con fredda dignità.
“Ma perchè?” interrogò il signor X... con calore. “Quale ragione può
ella avere.... Oh mi dica liberamente tutto! E se io potrò mai far
cosa che la possa far cambiare di risoluzione, qualunque ella sia, si
accerti che la farò ad ogni costo.”
“La ragione,” rispose tranquillamente la fanciulla, “è questa sola: che
io sto bene così come mi trovo e non amo cambiare di condizione e di
stato.”
Questa ragione non era tale da appagare il padre del giovane
innamorato, epperò insistette con più forza, soggiungendo che si
trattava della vita d'un uomo, che suo figlio era a tale che, privo
di lei, non voleva viver più; conservasse per carità, per amor di
Dio, l'unico figliuolo ad un padre oramai vecchio; non avrebbe dovuto
pentirsene a nissun modo, avrebbe avuto dall'amore del giovane, dalla
riconoscenza di lui che la supplicava il più ampio compenso.
Il povero padre s'era commosso sino alle lagrime, e ad aggiunger forza
alle sue preghiere accennava volersi mettere in ginocchio innanzi alla
ragazza; essa ne lo trattenne.
“Io sento per suo figlio la maggior compassione; ma non devo tuttavia
ingannarlo.... Suo figlio, non l'amo; e non mi pare nè prudente nè
onesto dare a chi non s'ama la nostra vita e prendere la sua.”
“Lo amerà dipoi....”
“E se no? Non conviene giuocare l'esistenza di due individui
sull'incerta posta d'un avvenire poco probabile. Pare a lei che suo
figlio medesimo avrebbe ad esser felice quando non si sentisse amato
come certo desidera, com'è suo diritto, come n'è ben degno?”
“Ciò vuol dire ch'ella ama qualchedun altro!”
Maria volse al suo interlocutore la fronte sicura e lo sguardo
limpidissimo, senza traccia del menomo turbamento.
“No,” diss'ella, “nè so pure se amerò mai uomo al mondo. Ma questo
è certo che non darò la mia mano se non a chi abbia già saputo
acquistarsi tutto il mio cuore.”
Fece un inchino per significare che il colloquio aveva da esser finito
e nulla più era da dirsi fra loro due. Il signor X... se ne partì
disperato: e mentre usciva per una porta, si precipitava da un'altra
nel salotto Guido, il quale, colla febbre addosso, aveva udito,
origliando, i tenuti discorsi.
“Maria!” esclamò egli correndo presso la fanciulla e pigliandole una
mano che baciò con passione. “Maria, tu sei un angelo.”
Essa tolse via lentamente la mano da quella di Guido, guardando con
istupore lo acceso volto di lui.
“Perchè mi dici tu codesto?” domandò con accento di gelato riserbo.
Guido rimase impacciato, non sapendo più nè che rispondere, nè che si
fare. Maria tenne alquanto fissi su di lui gli occhi suoi con una certa
curiosità scrutatrice senza aggiunger altro; poi s'avviò lentamente: ma
quando fu all'uscio, e già aveva la mano sulla gruccia della serratura,
si volse indietro e disse:
“Tu hai ascoltato il mio colloquio con quel signore?”
“Sì,” rispose Guido, abbassando il capo vergognoso.
“Hai fatto molto male:” pronunziò Maria col tono d'un precettore che
rampogna un allievo, e sparì, tra i battenti dell'uscio; ma se Guido
avesse levato gli occhi a quel punto, avrebbe visto sulle labbra di
lei un certo sorrisetto, che non indicava disdegno e che era forse meno
indifferente del solito.
Pochi giorni dopo, il signor X... partiva con suo figlio per un lungo
viaggio, nell'intento di svagare l'addolorato giovane.
Guido lo annunziò a Maria, la quale, come al solito, lavorava alla
finestra del salotto.
“Ah!” fece la fanciulla con tutta tranquillità: “poveretto!”
“Tu lo compatisci?” esclamò con gelosia l'artista che teneva fisso lo
sguardo sui lineamenti della fanciulla.
“Sì; lo vedevo tutti i giorni là davanti con una faccia così sofferente
e così mesta che, davvero, a non averne compassione, bisognerebbe esser
peggio che insensibili.”
“Hai ragione. Anch'io lo compatisco e dimolto. Ma ne sai tu il perchè?”
“Perchè?” domandò Maria alzando gli occhi dal lavoro e fissandoli in
volto a Guido.
Questi aveva il cuore che gli palpitava forte forte, e le labbra che
gli tremavano nel rispondere.
“Perchè t'ama non riamato....”
Si tacque di subito, come se a proseguire gli mancassero la voce e la
forza.
Maria non disse nulla; riabbassò il suo sguardo, e la mano corse
spedita come prima sul suo lavoro.