IX.

Era figlio unico di un ricco signore. Amato ciecamente come tutti i

figli unici e per essere egli cagionevole di salute, otteneva sempre

dal padre tutto quanto gli potesse venire in mente di desiderare. Il

sospetto geloso di Guido aveva indovinato il vero. Quel giovane era

stato preso della bellezza di Maria, vedendola ogni giorno al lavoro

presso alla finestra. La fanciulla, per lungo tempo non s'era neppure

accorta di quel volto d'uomo, che stava con tanto d'occhi ardenti

a contemplarla; avvistasene poi una volta, senza affettazione, come

senza turbamento, aveva tirate le tendine per mettersi al riparo dalla

curiosità di quegli sguardi, e per un poco aveva continuato a far

così, sempre che vedesse comparire la faccia di quel giovane. Ma un dì,

guardandolo ella per caso un po' più attentamente, vide sulla faccia

di quello sconosciuto tanto cordoglio e sì modesta e calda preghiera,

che la ne sentì una viva pietà, e senza darvi nè importanza, nè pure

un pensiero, finse d'allora in poi non avvedersi più della presenza

di colui, e lasciò che il giovane la contemplasse a suo bell'agio. Ed

egli, forse temendo che tanta ventura gli venisse nuovamente ritolta,

se ne abusasse o troppo scopertamente ne usasse, prese il costume di

stare nascosto dietro la tenda e non apparire alla scoperta che di

tratto in tratto, beatissimo allora quando lo sguardo della ragazza,

alzandosi dal lavoro e andando sbadatamente in giro, veniva a cadere

su di lui. Un giorno finalmente quel giovane disse a suo padre che

se non isposava quella ragazza, sarebbe infelice per tutta la vita.

Il padre, sapendo che la fanciulla era povera e di umil nascita,

dapprima contrastò e volle tentare ogni possibil mezzo per isviare il

figliuolo da tale idea; ma il giovane, che era innamorato assai più

che non si credesse, sempre stette fermo al suo proposito, tanto che

i suoi, entrati in timore per la salute di lui, decisero finalmente di

contentarlo.

“Quella ragazza sarà tua sposa;” gli disse il padre. “Sta' di buon

animo e Dio te la mandi buona.”

Il giovane fu per isvenire dalla contentezza, e buttandosi al collo del

genitore, lo ringraziò vivamente più coi baci e con le lacrime che con

le parole.

Codesto intimo dramma aveva avuto luogo senza che dalla famiglia di

Maria nulla se ne sapesse, eccetto la muta contemplazione del giovane,

della quale da ultimo erasi accorto Guido. Ed ecco che pochi giorni

dopo quell'ora di spasimo e di esaltazione, mercè cui lo scultore aveva

conosciuto tutta l'estensione e la profondità dell'amor suo, rientrando

in casa il nostro protagonista incontrò un vecchio signore affatto a

lui sconosciuto, che usciva: Guido si affrettò ad entrare nel salotto,

dove trovò sola sua madre, evidentemente sopra pensiero.

“E Maria?” domandò egli.

“È nella sua stanza:” rispose la madre. “Ho avuto adess'adesso un

colloquio a cui non era conveniente che ella assistesse.”

Guido sentì stringersi il cuore da un doloroso presentimento.

“Un colloquio?” balbettò egli. “Con chi? E a qual proposito?”

“Anzi t'aspettavo con molto desiderio per discorrerne teco,” seguitava

la madre. “Non hai visto, entrando, un signore che si partiva di qui?”

“Sì, ebbene?”

“È il signor X....; ed è venuto a domandarmi per suo figlio, un unico

figliuolo, la mano di Maria.”

“Ah!”

Guido si appoggiò sul marmo del caminetto, e per caso alzò gli occhi

allo specchio ond'era sormontato; egli si vide così pallido che non osò

più voltarsi, per timore che la madre s'accorgesse del suo turbamento.

Dopo un poco, chiese con voce che si sforzò a tutto suo potere di

render ferma:

“E tu, che cosa gli hai risposto?”

“Che avrei consultato Maria, e che noi non avremmo fatto che quanto

ella volesse.”

“Hai risposto eccellentemente:” sussurrò Guido, a cui pareva mancare la

voce; e poi, sedendo presso il camino, si curvò sopra i tizzoni ardenti

che si mise a tormentare con le molle.

Anna continuava:

“A dir vero, le convenienze ci sono tutte. Lo sposo è ricco, giovine,

amatissimo da suo padre, e questi me lo affermò innamorato alla follia

della nostra Maria....”

Le molle caddero dalle mani di Guido.

“Innamorato! Innamorato!” diss'egli con voce stizzita, smozzicando

le parole fra i denti. “Bel merito! bel merito!... E chi sa che razza

d'amore!... Una fiammata che la possessione estingue, non una di quelle

passioni....”

S'accorse che s'avviava per una strada inopportuna e s'interruppe.

Riprese le molle e ricominciò a battere con rabbia sopra i tizzoni.

“Ricco!” soggiunse. “La gente quando ha detta questa parola, crede

aver detto tutto. Eh!... in un matrimonio, c'è ben altro eziandio a cui

badare.”

“Hai ragione,” disse Anna, “ma nel nostro caso la famiglia è affatto

onorevole, e sul conto del giovane credo che non si possa dire che

bene.”

“Uhm!”

“Come! Avresti udito qualche cosa non buona di lui?”

“No, no,” s'affrettò a risponder Guido, che sentì subito una gran

vergogna de' fatti suoi.

Anna ripigliava:

“Del resto ne possiamo discorrere a bell'agio tutti insieme. Se tu

credi, sveleremo subito la cosa a Maria.”

“Sì, sì, come vuoi:” disse Guido con una nascosta agitazione. “Anzi tu

dici bene, è meglio parlargliene al più presto.”

Fu mandata a chiamare la ragazza.

Ella venne tosto col suo passo leggero e l'andatura graziosamente

spigliata in una noncuranza piena di garbo.

Anna sedeva sopra una poltrona in faccia alla finestra; Guido su una

seggiola bassa, accosto accosto al camino. Guardò egli di sottecchi la

fanciulla che s'avanzava, e poi curvandosi, sul focolare si rimise a

percuotere con più violenza i tizzoni.

“Maria,” disse la madre di Guido, facendole cenno che sedesse, “abbiamo

da parlarti di cose importanti che ti riguardano.”

“Me?” interrogò la ragazza stupita; e poi tosto, vedendo il mal

governo che Guido stava facendo del fuoco, si rivolse a lui con piglio

graziosamente autorevole: “Guarda se questo è modo di assettare il

fuoco!... Hai mandato la cenere fin qui sul tappeto!”

Guido gettò via le molle e appoggiate le gomita sulle ginocchia, con

le mani si reggeva la faccia; Maria prese la spazzola del cammino e

levò via con tutta cura la cenere sparsa; poi andò a sedersi sopra

uno sgabello ai piedi di Anna, pigliò fra le sue e ritenne la mano

che questa le tendeva, e guardandola con que' suoi occhi limpidi e

sgranati, le disse:

“Parlate pure; vi ascolto.”

“Si tratta della cosa più importante per una ragazza:” cominciò Anna

sorridendo: “d'un matrimonio per te; e noi dobbiamo chiederti la tua

volontà a tale riguardo.”

Maria non manifestò la menoma commozione; dopo il suo solito glaciale

sorriso, metà superbo, metà incredulo disse pacata:

“Un matrimonio per me? È un'idea che mi riesce affatto nuova, a cui non

ho vòlto mai la mente.... Perchè un matrimonio?... Uscire da questa

casa io, per entrare in un'altra del tutto estranea, in mezzo ad

estranei?... Voi mi domandate intorno a ciò la mia volontà quale sia?

Che cosa posso io volere, io che non conosco nulla della vita e non so

nulla del mondo?”

Anna le spiegò in breve come realmente fosse nel destino della donna

il farsi sposa e madre; le rivelò qual fosse il partito proposto, quali

vantaggi avesse, quali fossero le buone qualità del giovane e le felici

condizioni del casato, e concluse con le seguenti parole:

“Io t'ho posto innanzi tutta la verità delle cose perchè tu ti potessi

decidere con piena conoscenza di causa. Certo a noi dorrà grandemente

il perderti, mentre, tu lo vedi, t'amiamo come figlia e sorella e sei

tanta parte della nostra famigliuola; ma tu non hai da consultare che

il tuo interesse e il tuo bene, e quando noi ti vedremo felice saremo

lieti, per quanto ci abbia a costare il separarci da te.”

Maria aveva ascoltato il discorso della cugina, immobile e

indifferente, come se le si parlasse di cose risguardanti tutt'altri

che lei. Quando Anna ebbe finito, ella chinò il capo, quasi per

raccogliersi in sè, e lasciò andare la mano della cugina che teneva

ancora fra le sue.

Guido, che fino allora era stato colla faccia chiusa fra le palme,

sollevò la testa e volse uno sguardo ansioso verso la ragazza, di cui

attendeva la risposta.

“E così,” cominciò poi Maria a dire lentamente, “voi mi consigliate ad

acconsentire?”

Guido diè un balzo e parve voler prorompere con vivaci parole, ma si

contenne.

“Noi non vogliamo influire sulla tua decisione, nè in un verso, nè

nell'altro,” disse Anna, “ma è nostro obbligo il metterti sott'occhio

le cose come stanno.”

“Bene,” disse Maria; e stata ancora un poco sopra sè, soggiunse poscia

con accento d'espansione più che non avesse avuto ancora mai:

“Non voglio dividermi da voi, Anna. Io non ho bisogno affatto di nuove

affezioni; anzi ne sono schiva.... Quando morì la mia povera nonna....

(vi dirò con tutta schiettezza cosa che non vi ho mai detta, solo

perchè non me ne venne l'occasione) quando morì quella santa donna, io

non era che una bambina; eppure v'era già qualche cosa in me che, non

dirò ragionasse, ma sentiva in un modo tutto suo particolare; ebbene,

allora, io mi dissi che non avrei amato più, che non avrei potuto amar

più nessuno al mondo come quella povera morta.”

Fece pausa un istante. Ella non aveva ancora parlato mai sì a lungo di

cosa che la riguardasse; e forse per la prima volta, dacchè Guido la

udiva, la voce metallica di lei aveva una vibrazione d'affetto.

Maria ripigliava:

“Perchè, vedete, io bisogna che ami a tutto mio modo, e sia amata

secondo un mio modo.... Quella povera vecchia nonna come sapeva amarmi!

Come mi pareva che sapessero amarmi le gole e il vento, i castagni e

gli abeti, i fiori selvaggi e i freddi ruscelli delle mie montagne!

Come le mie capre vagolanti sui ciglioni dei dirupi ed accorrenti alla

mia voce!”

Negli occhi suoi s'era acceso uno di quei lampi di sensitiva

intelligenza che accennai darle talvolta, quand'essa era bambina,

un'espressione ammirabile, lampi che s'erano fatti sempre più radi; le

ciglia le tremolavano, come sotto la pressione di lagrime ch'ella si

sforzasse di ricacciare indietro.

Quanto era bella in quel momento! Guido fu a un punto di gettarsele in

ginocchio dinanzi ed esclamare:

«Maria, t'amo a mille doppi, io; e saprò amarti più di tutto e di

tutti, e per tutta la vita!»

Fu la madre di lui che disse con accento di tenera rampogna e di

amoroso rimpianto:

“Oh che dunque noi non abbiamo saputo amarti, Maria?”

La fanciulla aveva già vinto quel po' d'emozione per tornare alla sua

calma abituale.

“Ah! non dico questo” esclamò, “anzi!... Statemi a sentir con pazienza,

e vedrete.”

Prese la mano di Anna, la baciò, e poi seguitò tranquillamente il suo

discorso.

“Dunque alla morte della nonna, io non credeva di poter rivoler bene

a qualcuno, e venni a star con voi (come forse ve ne sarete accorti)

con la malavoglia di chi soggiace ad una necessità. Non ci voleva

che la vostra bontà infinita, Anna, per vincere quella mia permalosa

rustichezza. Voi avete addomesticata questa creatura selvaggia, a

forza di benevolenza e di generosi riguardi. A mano a mano io mi sono

assuefatta a voi; senza volerlo, sorse in me per voi una parte di

quell'affetto che nutrivo per quella mia buona vecchierella che dorme

laggiù nel cimitero del nostro villaggio: e ora, Anna, vi voglio bene.”

Non aveva mai detto cotanto. Benchè la sua voce non fosse punto

commossa, pure c'era un non so che, leggiero, leggiero, ma

apprensibile, un'aura direi, un profumo di sentimento che Anna ne fu

tocca. Prese la testa della ragazza, che le sedeva sempre ai piedi, la

strinse a sè, e chinatasele sopra, la baciò, come avrebbe potuto fare

una madre. Maria si prestò a quelle carezze con passivo abbandono,

senza restituirle, sorridendo a suo modo, e lasciò il suo capo con muta

compiacenza riposare in grembo della cugina.

Di Guido ella non aveva parlato, nè pur fatto cenno, nè voltogli

uno sguardo, nè mostrato pure di ricordarsi che esistesse: eppure

l'innamorato artista, a due passi da lei, contemplandola rapito, le

mani giunte, sentivasi per quelle parole scorrere un fluido di soave

voluttà per tutte le vene.

Stata così un poco, Maria raddrizzava compostamente la persona, e

continuava:

“Ora abbandonarvi e vivere in nuovo ambiente, in nuove condizioni,

sarebbe per me una sventura. Ora sono certa che non amerò più altri che

voi, mia buona madre e amica e sorella e tutto.... Non mi scacciate dal

vostro fianco, e lasciatemi viver qui.”

Anna era per rispondere; ma Guido non glie ne lasciò il tempo.

“Sì, sì,” proruppe, “tu hai ragione. Non viviamo noi affatto bene

insieme? Perchè separarci?... Scacciarti, noi!... Ma tu ci sei

necessaria come l'anima della casa!... Ma se tu mancassi di qui, queste

pareti diverrebbero tetre, e queste stanze parrebbero un sepolcro....”

Si accorse che nelle sue parole v'era troppo calore e nel suo accento

troppo impeto. Maria lo guardava con occhio fisso e freddo. Egli tentò

correggersi.

“Mia madre ha bisogno di te:” soggiunse. “Chi ti togliesse a lei,

la priverebbe del suo braccio destro. Resta con noi. Ti si offre la

ricchezza! che ne faresti tu così semplice e modesta? Credi a me,

che conosco il mondo. È ben altra cosa che i denari quella da cui si

può avere la felicità sulla terra. Noi ti ameremo come ti amava la

nonna.... di più ancora!... Che tu sii benedetta. Maria, per le parole

che hai pronunziate! A te devo in parte la guarigione di mia madre,

a te dovrò la contentezza della sua tarda età.... Oh te ne sarò tanto

riconoscente, Maria!...”

In queste parole, l'amore non osava levarsi la maschera, ma tutto pure

si faceva sentire nell'ardenza degli sguardi, nel suono della voce.

Anna ebbe per la prima volta sospetto del vero; Maria seguitava a

guardar Guido colla sua placida indifferenza.

“Or dunque è deciso;” ripigliava lo scultore, “questo matrimonio tu lo

rifiuti. Bisogna farglielo saper subito a quel tale.”

“Il signor X...,” disse Anna, “ripasserà domani.”

“E perchè obbligarlo a venire egli medesimo, quando la risposta ha da

essere sfavorevole?... Da' retta, mamma: il meglio è che tu subito, con

tutti i possibili riguardi, glie ne scriva.”

Anna avvolse il figliuolo, se così posso dire, con uno sguardo

scrutatore ed amorevolmente compassionevole insieme, poi disse a Maria:

“Ci hai tu pensato abbastanza? È questa una risoluzione definitivamente

presa, di cui tu non abbia a ricrederti, a pentirti?”

Maria scosse tranquillamente il capo.

“No cugina, non me ne pentirò mai.”

“Vuoi pensarci ancora?”

“È inutile. Dirò domani e doman l'altro e tutti i giorni di seguito

quello che ho detto oggi.”

“E sia! Quanto io desideri conservarti presso di me, non ho parole per

esprimertelo. La tua determinazione, io ne ho ferma fiducia, sarà per

il meglio di tutti.”

E mandò un'occhiata piena d'espressione verso Guido, il quale nella

sua contentezza, s'aggirava pel salotto, canterellando e fregandosi le

mani.

“Ora vanne un momento nella tua stanza. Maria,” soggiunse Anna, “ho

qualche cosa da dire a Guido.”

Questi, all'udire tali parole, si fermò su due piedi, come stupito,

e guardò con occhio di desiderio e di rincrescimento Maria, la quale

si alzava tranquilla tranquilla a suo modo e se ne partiva senza

aggiungere una parola.

“Guido!” esclamò la madre, quando Maria ebbe richiuso dietro sè

il battente dell'uscio: e la voce, con cui questa sola parola fu

pronunziata, era impressa d'immenso affetto.

L'artista che teneva ancora gli occhi fissi sulla porta per cui la

ragazza era uscita, si volse e vide la madre, tutta benevolenza e

pietà nel volto, tendergli ambedue le mani, sorridendogli, come solo sa

sorridere al figlio una madre.

“Mamma!” esclamò egli precipitandosi su quelle mani e coprendole di

baci. “Mamma mia!”

Anna levò via di sotto alle labbra del figlio la sua destra e

passandogliela carezzevolmente sulle chiome, gli disse con voce

commossa:

“Tu ami Maria!”

Guido le cadde in ginocchio dinanzi, e abbandonando il capo nel grembo

materno, rispose con tutta l'effusione dell'anima sua:

“Sì, l'amo!”

“Povero Guido!” disse Anna baciandolo in fronte. “Or qual proposito è

il tuo?”

“Che so io? Non ne ho nessuno. Quest'amore mi ha preso, senza ch'io

volessi, senza che me ne accorgessi. In esso sta ora la felicità della

mia vita. Se Maria non avesse da esser mia, non ti dirò che morrei

(sono uomo abbastanza per non dir più di queste esagerazioni) ma

sarebbe per me un insopportabile dolore.”

“Vuoi tu ch'io glie ne parli a Maria?”

“No:” esclamò vivacemente Guido, quasi tremando.

“Che cerchi almeno di scrutarne il cuore?”

“No, no: ho paura. Forse è meglio lasciarla ancora in

quell'intorpidimento dell'anima che ignora. Un giorno o l'altro il

cuore si desterà pure in lei. Il mio sogno è trovarmi in quel dì al

suo fianco e potere colla fiamma dell'amor mio comunicare a lei la

scintilla divina.”

Tre racconti: Il cane del cieco - Un genio sconosciuto - Galatea · 第 49 / 58 题