infiniti gl'inganni che per esse poteva fare altrui; ma c'era pure
chi, come san Martino, sapeva scovarlo sotto le forme più inusitate
e più ingannevoli. Scoperto, il diavolo travisato si dileguava
improvvisamente, o riprendeva l'aspetto suo consueto.
Questa era la natura fisica del diavolo: della morale non parlo ora,
giacchè noi la vedremo esplicarsi nei capitoli seguenti. Dirò solo che,
contro alla sentenza di san Tommaso d'Aquino, il quale non gl'imputa
altro peccato che la superbia e l'invidia, la opinion popolare ha
regalato al diavolo tutti e sette i peccati capitali.
CAPITOLO III.
NUMERO, SEDI, QUALITÀ, ORDINI, GERARCHIA, SCIENZA E POTENZA DEI DIAVOLI.
Parlar del diavolo, come se il diavolo fosse uno solo, non è esatto:
i diavoli erano molti, e quando si dice diavolo, al singolare, s'ha a
intendere il principe loro, oppure s'ha a intendere la diabolica razza
tutta intera, collettivamente presa, e rappresentata dall'individuo.
I diavoli, non solo erano molti, ma erano innumerevoli. Si ammetteva
generalmente dai teologi che degli angeli la decima parte si fosse
ribellata a Dio; ma ci fu chi non si contentò di una supputazione così
vaga, e sottopose il popolo infernale a regolare censimento. Un teologo
più diligente degli altri, approfondito l'esame della cosa, trovò che i
diavoli dovevano essere non meno di 10,000 bilioni.
Per tanta gente ci voleva del posto, e perciò le sedi dei diavoli erano
due, la sfera dell'aria, e l'inferno; quella perchè avessero agio di
tentare e tormentare i vivi, questa per punizione lor propria, e perchè
dessero ai morti il meritato castigo. La sede aerea era loro concessa
solo fino al dì del giudizio: pronunziata la finale sentenza essi
dovevano tutti stiparsi in inferno per non uscirne più mai.
I diavoli non erano tutti di una qualità e di una condizione. C'erano
diavoli acquatici, che si chiamavano Nettuni; ce n'erano di quelli
che abitavano nelle spelonche e nelle selve, ed erano detti Dusii;
c'erano gl'Incubi, i Succubi, ecc. Inoltre non tutti avevano le
stesse attitudini: questo riusciva meglio a far la tal cosa; quello
riusciva meglio a far la tal altra. Di qui la divisione del lavoro e
la necessità di un certo ordinamento sociale. Parve a taluno che fra
i demonii, i quali appunto personificano il disordine e la confusione,
un ordinamento così fatto non ci dovesse, nè ci potesse essere; ma tale
non è la opinione di san Tommaso e dei teologi più accreditati, i quali
vogliono ci sia una gerarchia fra i diavoli, come c'è una gerarchia
fra gli angeli rimasti fedeli. Anzi la gerarchia dei diavoli parrebbe
più salda e più intera che non quella degli angeli, perchè, mentre
quelli hanno un capo che sta sopra tutti, ed a tutti comanda, questi
non l'hanno, o l'hanno solamente in Dio, che è monarca universale e non
loro soltanto. Principe e monarca dei diavoli è Beelzebub, secondo si
afferma negli Evangeli di Matteo e di Luca, e si tiene dai teologi in
generale; ma bisogna dire che qualche incertezza regna a tale riguardo.
Alcuna volta comparisce capo Satana, alcun'altra Lucifero, e Dante,
forse per tôrsi d'impaccio, fa di Satana, di Lucifero, di Beelzebub un
solo e medesimo diavolo, contrariamente alla opinione di altri, che ne
fanno tre diavoli distinti e non eguali in potenza fra loro.
Di ordini diabolici si parla già nel così detto Libro di Enoc,
anteriore al cristianesimo, e se ne parla poi nel Nuovo Testamento.
San Tommaso fa espressa menzione di diavoli superiori ed inferiori
e di ordini gerarchicamente costituiti, senza entrare per altro
in troppi particolari. Ma un tale riserbo, se poteva convenire ai
teologi in genere, non conveniva ai demonografi in ispecie, e a quanti
attendevano a studio o a pratica di magia. A tutti costoro importava di
conoscere esattamente la gerarchia diabolica, e insieme la condizione
e le operazioni di ciascun ordine in essa compresa, anzi, quando
fosse possibile, di ciascun singolo demonio. Del resto il principio
dell'ordinamento non fu da tutti inteso ad un modo, e se alcuni Padri
pensarono che gli ordini si distinguessero secondo le varie specie di
peccati che i demonii promuovono, altri credettero si distinguessero
secondo il grado della potenza e la qualità dell'azione.
Dante chiama Lucifero imperatore del doloroso regno: per lui l'universo
si spartisce simmetricamente in tre grandi monarchie, la celeste in
alto, l'infernale in basso, l'umana tra le due, nel mezzo. Ma questo
concetto di un regno satanico non è un concetto proprio di Dante, e
neanche del medio evo, sebbene nel medio evo acquisti il massimo di
pienezza e di precisione. Esso già si trova negli Evangeli e negli
scritti di alcuni Padri, e di qui venne l'uso di attribuire a Lucifero,
quali insegne della sua potestà, scettro, corona e spada. In più di una
leggenda ascetica Satana appare seduto in un trono eccelso, cinto di
regia pompa, accompagnato da grande stuolo di ministri e di seguaci.
E si andò tant'oltre in questa fantasia da immaginare a dirittura
una corte satanica, simile in tutto alle corti dei gran principi
della terra. Nel libro magico di Giovanni Fausto, di quel Fausto la
cui formidabile istoria diede argomento al capolavoro del Goethe, si
legge che re dell'inferno è Lucifero, che Belial è vicerè, che Satana,
Beelzebub, Astarotte e Plutone sono governatori, che Mefistofele con
altri sei sono principi, e che nella corte di Lucifero si trovano
cinque ministri, un segretario e dodici spiriti familiari. In altri
libri magici e demonologici è fatto ricordo di duchi, di marchesi,
di conti infernali, e di ciascuno è detto appuntino quante legioni di
diavoli abbia sotto i suoi ordini.
Legioni e capi formano un esercito. I demonii sono di lor natura
spiriti militanti, e la milizia loro si contrappone alla milizia del
cielo. Qual meraviglia che una tal milizia s'immagini simile in tutto
alle milizie terrestri? Nella leggenda della beata Maria di Antiochia
si vede, di nottetempo, passar sopra un carro il re dei demonii,
circondato e seguito da innumerevole esercito di cavalieri. Pietro il
Venerabile (m. 1156) narra di una immensa turba di guerrieri diabolici,
armati di tutto punto, che passò una notte attraverso un bosco. E
quante volte non si videro le legioni armate trasvolar come nembi per
l'aria?
Se l'inferno era un regno, e se Satana aveva, come re, la sua
corte, non parrà strano che in tal corte si tenessero consigli, si
esaminassero questioni, si pronunziassero giudizii e sentenze, nè
che, di tanto in tanto, Satana, desideroso di svago, movesse con parte
de' suoi seguaci a qualche caccia furibonda traverso le foreste della
terra, sbarbando nel corso gli alberi secolari, e spargendo all'intorno
il terrore e la morte. Con meno impeto, ma non sempre con minor danno,
cacciavano in quei tempi i principi d'ossa e di polpe. Come re, Satana
pretendeva l'omaggio di chi si dava a lui.
Circa il sapere dei demonii i teologi non vanno troppo d'accordo,
sebbene si ammetta da tutti che l'intelletto loro siasi ottenebrato
dopo la caduta, di maniera che, se vince ancora, e di molto, l'umano,
è di gran lunga inferiore all'angelico. Conoscono le cose passate e
le presenti, anche più occulte; ma le presenti Dio può sempre, quando
il voglia, celarle loro. Alcuni Padri asserirono che Satana ignorò
molte cose attinenti a Cristo e al mistero della sua incarnazione,
o, a dirittura, che non riconobbe in Cristo il dio fatto uomo. Tale
ignoranza gli costò cara, perchè, procacciando egli la ingiusta morte
di lui, diè luogo all'opera della redenzione e compiè la propria
rovina. In fatti nell'Evangelo di Matteo, Satana dice a Cristo: “Se sei
figliuolo di Dio fa che queste pietre si convertano in pani;„ parole
che mostrano come egli non abbia sicura contezza di colui che tenta.
I demonii conoscono tutti i secreti della natura; ma conoscono essi
egualmente quelli dell'animo umano? Possono essi penetrare nell'intimo
della coscienza, spiare i pensieri e gli affetti nostri? Anche su ciò
le opinioni sono divise. Parve a taluno che se tale facoltà fosse loro
concessa, l'uomo sarebbe tutto in loro balía e senza possibile difesa
contro le suggestioni e le tentazioni. E in vero, fate che io abbia
cognizione piena e sicura dell'animo di un uomo, e quell'uomo, per poco
che l'ingegno mi ajuti, io potrò governarlo a mio modo. Perciò molti
affermarono che i demonii non possono veder l'animo umano, ma solo da
segni esteriori argomentano quanto in esso si muove, facendo così, con
accorgimento incomparabilmente maggiore, ciò che anche l'uomo può fare.
Altri invece pensarono che i demonii leggessero nell'animo nostro come
in un libro aperto, e di questa opinione è il principe dei teologi, san
Tommaso d'Aquino. Qualcuno prese la via di mezzo.
Così Onorio Augustodunense (m. dopo il 1130) pretende che i demonii
conoscano le male cogitazioni degli uomini, ma non già le buone. Fatto
sta che più di un povero esorcista, mentre si affaticava a cacciare
il diavolo fuori del corpo di un indemoniato, ebbe la mortificazione
di sentirsi recitare _coram populo_ dal maledetto la lista de' peccati
suoi più secreti, compresi quelli di pensiero.
Sanno i diavoli il futuro? Altra ingarbugliata questione. I più dei
teologi dissero che no, e con ragione, sembra; giacchè, se sanno il
futuro, come sanno il presente e il passato, in che mai la scienza
loro è diversa dalla scienza di Dio? E come può Dio patire che i
diavoli conoscano anticipatamente quant'egli sarà per fare nei secoli
dei secoli? Una tal cognizione non dovevano essi avere nemmeno prima
della loro cacciata dai cieli, perchè se l'avessero avuta, sapendo
come la cosa doveva andare a finire, non si sarebbero ribellati. In
fatti si dice che gli angeli buoni non hanno neppur essi cognizione
diretta del futuro, ma in tanto lo conoscono in quanto lo leggono nella
mente di Dio, e in quanto Dio concede loro sì fatta lettura. Anche in
ciò del resto si trova modo di conciliare le opposte ragioni. Origene
voleva che i demonii argomentassero il futuro dagli aspetti e dai
movimenti degli astri, opinione non troppo conciliabile, parmi, con
quella di Lattanzio, che dell'astrologia faceva appunto una invenzion
dei demonii. Sant'Agostino credeva che i diavoli non conoscessero per
vision diretta il futuro, ma in grazia della facoltà ch'essi hanno di
tramutarsi da luogo a luogo con più che fulminea velocità, e in grazia
ancora dell'acume dei loro sensi e del loro intelletto, potessero
argomentarlo, immaginarlo, indovinarlo. San Bonaventura afferma che non
conoscono le cose future contingenti, ma bensì quelle che obbediscono a
leggi certe, avendo essi pienissima notizia del corso della natura.
I diavoli avevano a mente dunque tutte le scienze, e gli è
probabilmente per ciò che la Chiesa non mancò mai, ogniqualvolta un
uomo di scienza fece manifesta a' suoi simili qualche gran verità, di
gridare: Dálli al diavolo! e di bruciarlo vivo potendo. Tuttavia Dante
nega che i demonii possano filosofare, _perocchè amore è in loro del
tutto spento, e a filosofare... è necessario amore_. Ciò non toglie
che lo stesso Dante faccia argomentare in assai buona forma il diavolo
che se ne porta l'anima di Guido da Montefeltro, indebitamente assolto
da papa Bonifacio VIII, e gli permetta di chiamarsi da sè stesso un
_loico_, non altrimenti che se fosse un dottor di Sorbona. Dicesi (e
il famoso Giovanni Bodin lo scrive nella sua _Demonomania_) che il
celeberrimo Ermolao Barbaro, patriarca di Aquileja (m. 1493), evocò una
volta un diavolo per sapere da lui che cosa Aristotile avesse inteso
di dire con la sua entelechia. Ad ogni modo, se ignaro della buona
filosofia, il demonio doveva essere assai versato nella sofistica, anzi
maestro d'essa; al quale proposito va ricordata la spaventevole storia
di quello scolare di Parigi, che morto, e andato a perdizione, apparve
all'esterrefatto maestro con indosso una cappa ricamata di sofismi,
storia narrata dal buon Passavanti ad ammonimento ed a confusione di
quanti non fanno buon uso del sillogismo.
Ma se i demonii non avevano a sapere di filosofia, parrà strano a
taluno ch'ei potessero saper di teologia, e avere a mente le Scritture,
e disputar dei misteri con quella stessa chiarezza e precision di
concetti che si ammira nei teologi di professione. E pure è così.
Infinite volte, per bocca degli indemoniati del cui corpo s'erano fatti
padroni, essi citarono luoghi dell'Antico e del Nuovo Testamento,
recarono in mezzo opinioni e sentenze di Padri e di Dottori della
Chiesa, proposero quesiti imbarazzanti, con non piccola vergogna di chi
standoli a udire, o pretendendo di scongiurarli, si avvedeva di saperne
assai meno di loro. In una delle Visioni di San Furseo, i demonii
disputano assai dottamente con gli angeli di peccati e di penitenza,
citano le Scritture, e non si mostrano men buoni dialettici che teologi
amplissimi. Altri esempii simili non mancano: si sa che il diavolo
disputava assai acremente di teologia con Lutero.
Del resto non bisogna credere che tutti i diavoli avessero lo stesso
sapere e fossero tutti d'una levatura. C'erano anche tra loro i più
e i meno dotti, come c'erano i più e i meno avveduti. A suo luogo
c'imbatteremo nel diavolo sciocco ed ignorante, concetto non così
irragionevole come parrebbe a prima giunta. Se a un diavolo un certo
sapere riusciva più gradito di un altro poteva, sembra, approfondirsi
in quello. Cesario narra di un diavolo consigliere, per nome Oliviero,
il quale era assai buon causidico. Altri diavoli si dilettavano più
delle cose naturali, e questi ajutavano a cuocer filtri, a trasmutar
metalli e a compier altre così fatte bisogne.
Chi dice scienza dice potenza, e però non deve far meraviglia che i
diavoli potessero grandi cose. Certo, anche la loro potenza aveva dei
limiti; ma dov'eran essi? difficile il dirlo con esattezza. Matteo
chiama Satana uno spirito potente, e, in verità, non a torto. La sua
potenza non è paragonabile alla onnipotenza di Dio, ma è pur grande
e formidabile. Ribelle, è vinto, e la vittoria non gli sorriderà più
mai; ma tuttochè vinto, risorge e si vendica. Egli penetra nella felice
dimora dei primi parenti e v'introduce il peccato; turba l'armonia
dell'opera divina e v'introduce la morte. Egli attossica il mondo e lo
fa apostatare da Dio; egli diventa il signore e l'arbitro di questo
mondo pervertito, _princeps hujus sæculi_. Si dice, è vero, che egli
tanto solo può quanto Dio gli permette; ma bisogna riconoscere che
molto Dio gli permette, e che quanto egli opera, opera in virtù di
una forza che è in lui, che è connaturata con lui. Quanto è di male al
mondo viene in principio da lui, e l'eccesso del male fa ingigantire
il concetto della sua potenza. E questa sua potenza, l'opera della
redenzione che doveva fiaccarla, non l'ha fiaccata. Si narra che il
diavolo apparve una volta a sant'Antonio e gli disse essere ingiuste
le maledizioni che senza fine gli uomini scagliavano contro di lui,
poichè, regnando Cristo, egli non poteva più nulla. Ma il diavolo che
così diceva mentiva. Col paganesimo cessava forse il suo pieno dominio
sopra la terra, non cessava già la potenza. Cristo l'ha vinto, ma
non l'ha disarmato, ed egli rappicca incontanente la zuffa, e corre
novamente la terra per sua, disputando anima per anima al vittorioso
avversario questa misera umanità. Egli popola di schiavi il suo regno,
e passati più e più secoli dalla morte del redentore chi mai, guardando
questo povero e tribolato mondo direbbe di trovarsi in un mondo
redento?
La potenza dei demonii è grande, così sulle cose della natura, come su
quelle della umanità, e l'esercizio di tale potenza è loro agevolato
da facoltà portentose. Essi possono, in un baleno, volare da un termine
del mondo all'altro, profondarsi nell'acqua e nella terra, compenetrar
gli elementi.
La natura corporea è ad essi in particolar modo soggetta. Non si
dimentichi che parecchie sètte di eretici considerarono la materia
quale fattura di Satana, e che come più, nell'idea religiosa, si
faceva vivo il contrasto fra materia e spirito, e la materia veniva in
concetto di vile o di corrotta, più le fantasie dovevano inchinare a
vedere nella natura il gran laboratorio, il regno proprio di Satana.
Le ragioni per cui pajono sì rari e sì esigui nel medio evo i segni
di quel particolare sentimento che noi chiamiamo ora sentimento della
natura, sono certamente parecchie; ma non può mancare fra esse il
sospetto e il terrore che della natura si aveva come di cosa, se non
prodotta da Satana, almeno contaminata da lui. Il peccato che corruppe
i primi parenti pervertì, nel tempo medesimo, la natura, e se l'umanità
fu redenta da Cristo, la natura non fu redenta.
Il fuoco, che ebbe in India antichissimi adoratori, e che il mito
ellenico immaginò rubato a Giove dall'audacia di Prometeo, il fuoco è
il proprio elemento dei demonii. Ma noi abbiam veduto che i demonii
hanno una delle lor sedi nell'aria; perciò ragion vuole che anche
sull'aria essi esercitino il loro formidabile dominio. I teologi sono
generalmente concordi nell'ammettere che essi possono a lor piacimento
(salvo sempre il voler divino) suscitar venti impetuosi, addensar le
nubi, vibrar le folgori, rovesciar sulla terra a torrenti le acque del
cielo. L'urlo della bufera è fatto di grida di demonii inviperiti. San
Tommaso dice, gli è vero, che tali sconvolgimenti son da essi prodotti
soltanto _artificialiter_, e non _naturali cursu_; ma in pratica
viene ad esser lo stesso. Nell'Antipurgatorio Dante fa raccontare
a Buonconte da Montefeltro, morto a Campaldino, come il corpo suo,
che dopo la battaglia non si trovò, fosse travolto dalle acque di
una ruinosa procella suscitata dal diavolo. Ai demonii fu attribuita
facoltà di provocare tutti in genere i fenomeni atmosferici, e Tommaso
Cantipratense credeva opera loro le illusioni della Fata Morgana.
Non minore potestà avevano i demonii sopra la terra, ed è cosa
ragionevole se si pensa che nel centro della terra appunto si poneva
l'inferno. I terremoti erano, o potevano essere, opera loro, e così
ancora le eruzioni vulcaniche, e i vulcani si credeva generalmente
fossero bocche e spiragli dell'inferno. Quando un diavolo frettoloso
voleva prendere la via più diritta per far ritorno alla sua buja
magione, ordinava alla terra di aprirsi, e spariva nella voragine
spalancata come in un trabocchetto di teatro.
Ma non tutte le cose in natura erano egualmente soggette alla potestà
dei demonii: ce n'erano alcune le quali obbedivano loro interamente,
e si facevano, senza contrasto, strumento e ricettacolo della
loro malvagia potenza; ce n'erano altre le quali mostravansi loro
risolutamente contrarie. La fantasia e la superstizione trovarono in
così fatte credenze abbondantissimo pascolo. I demonii prediligevano
i luoghi solitarii e spaventosi, i monti dirupati, le foreste dense
e tenebrose, le spelonche, i precipizii, e ciò perchè in cotali
luoghi la potenza loro era più intera ed irresistibile. Già gli ebrei
consideravano il deserto come la propria stanza degli spiriti malefici,
e tutti sanno a quali e quante angherie e vessazioni diaboliche
soggiacessero nel deserto gli anacoreti. Alcune piante, come per
esempio, il noce e la mandragora, si può dire che appartenessero al
diavolo, mentre altre, come l'aglio, gli erano del tutto nemiche.
Il carbone, la cenere gli conferivano, ma il sale gli toglieva ogni
vigore, e lo stesso dicasi di alcune gemme. Gli animali anch'essi non
si comportavano con lui tutti ad un modo: il rospo era un suo buon
servitore, e il gallo un suo grande avversario.
Ho detto che molto poteva Satana sulle coso della umanità, e a
persuadersene basta ricordare che la perdizione del genere umano fu
opera sua. Ma anche in ciò bisogna distinguere. La potestà sua sopra
l'umana natura, depravata dopo il peccato, era assai grande, ma non
isconfinata, non assoluta. C'è l'uomo fisico e c'è l'uomo morale;
c'è il corpo e c'è l'anima; e la potenza di Satana non si estendeva
sopra entrambi egualmente. Il corpo, altrimenti detto la bestia, è in
certo modo un amico, un vassallo di Satana, e ci furono degli eretici
i quali dissero chiaro e tondo che esso è fattura di lui e non di
Dio. Il corpo, che è la prigione dell'anima, e un perpetuo fomentator
di peccati, si piega docilmente ai voleri di chi non tende ad altro
che a corromper l'anima. Se tra l'anima e il corpo c'è la discordia
che tutti sanno, ne viene di conseguenza che il corpo è il naturale
alleato del diavolo. E il diavolo ne profitta. Il diavolo blandisce
il corpo e lo fa prosperare affinchè sempre più s'inorgoglisca contro
quella meschinella dell'anima, e le cresca addosso; egli ne aguzza
gli appetiti, ne inasprisce gli stimoli, ne corrobora le energie,
ne moltiplica le sfacciate richieste, tanto che l'anima perde la
bussola e si lascia trascinare a rimorchio. Ma può anche tenere il
modo contrario. Per far rinnegare all'anima ogni pazienza, per farla
invelenire e disperare, Satana può infestare il corpo di morbi, può
tribolarlo con mille accidenti, come fece a quel pover'uomo di Giobbe.
Le epidemie si credeva da molti fossero opera sua, e così ancora le
epizoozie.
L'anima era di solito meno soggetta, ma non però sottratta alla potenza
e agli influssi del diavolo. I teologi sono tutti d'accordo nel dire
che egli non può far forza alla volontà, che il libero arbitrio non
può essere manomesso da lui. Ma se era questa la regola, la regola
pativa eccezione. In fatti gl'indemoniati sono interamente in balía di
Satana, il quale fa loro dire e fare ciò che a lui piace; e secondo
una opinione molta diffusa sin dai primi secoli della Chiesa, erano
similmente in potestà di Satana gli scomunicati e tutti coloro che non
erano stati riscattati mediante il battesimo. Quanto agli indemoniati
la cosa può intendersi agevolmente, perchè il demonio non solo si
cacciava nei corpi, ma penetrava ancora le anime. Più difficile a
intendere è per contro come avvenisse questa specie di ipostasi o di
endosmosi diabolica.
Ma molto poteva il demonio anche sulle anime di coloro che non erano,
come gl'indemoniati, in sua potestà; al qual proposito bisogna aver
presente che ogni peccato commesso è come una porta aperta al nemico.
Il demonio suscita nelle anime pensieri riottosi, immaginazioni
scomposte, affetti disordinati, mille larve e cogitazioni di peccato;
egli le assalta nel sonno, quando il giudizio è offuscato, quando
la volontà è assiderata, e le insidia e le oppugna con visioni e con
sogni che si lasciano dietro turbamenti e sollevamenti pericolosi. Le
anime stesse dei santi non vanno immuni dal suo influsso; egli soffia
sopr'esse e le fa vacillare come fiaccole al vento.
La vita di ogni singolo uomo era per non picciola parte governata da
Satana; ma così ancora era quella delle nazioni e della intera umanità.
Dato che la storia sia opera della Provvidenza, bisogna concedere
che essa è pure opera di Satana; e veduto qual essa fu nel corso
dei secoli, è forza riconoscere che la parte di Satana è rilevante e
cospicua. E per vero i Padri e i Dottori tutti si dànno l'intesa per
dire che le false religioni sono inventate da lui, le scienze occulte
(e le non occulte?) trovate da lui, le eresie suscitate da lui; egli
getta i semi di tutte le discordie, suggerisce le congiure, matura le
ribellioni, prepara le carestie, promuove le guerre, mette in trono
i malvagi principi, consacra gli antipapi, detta i cattivi libri, e
negl'interstizii che lasciano tra loro le maggiori calamità, semina
incendii, ruine, naufragi, uccisioni, rapine, scandali e subissamenti.
Notisi che egli conosce ed ha in sua potestà tutti i tesori nascosti
nelle viscere della terra, ed è espressamente detto che l'Anticristo,
suo figliuolo e vicario generale, se ne servirà per farsi, quando sia
tempo, signore del mondo. Ora, tutti sanno che l'oro è un nerbo, non
soltanto della guerra, ma della storia in genere, ed è probabilmente
per torlo di mano al nemico che i papi cercarono sempre di arraffarne
quanto più fu loro possibile.