CAPITOLO XXVI.

Prima di terminare il racconto è necessario che io parli della seconda

brigata, comandata dal Lobbia, di questa brigata che, quantunque

lontana dalle altre e perciò non abbastanza rammentata nelle molte

memorie che si son pubblicate sulla campagna di Francia, non si è meno

coperta di gloria, nè ha meno faticato delle altre. I dati della

relazione che io farò ai miei lettori, mi furono forniti a Chalons da

un distintissimo ufficiale di stato maggiore che era al seguito del

colonnello Lobbia, e il pubblico avanti di parlare del nostro

soggiorno in quella città, poiché avendo fin'ora discorso di guerra e

dovendo d'ora in là discorrere di pace, qui mi sembrano nel posto più

adatto.

Sul finire del dicembre, erano in Soulieu il colonnello di cavalleria

Bossi, il maggiore Farlatti con uno squadrone di Guide e una piccola

compagnia di pionieri comandati da Kauffman: questa spedizione aveva

per scopo di danneggiare le comunicazioni dei Prussiani, appunto sulle

famose linee che dovevano servire all'esercito di Manteuffel per

venire a combattere le truppe di Bourbaki.

Oltre ad altri ingegni di guerra, il capitano Kauffman avea con se due

furgoni pieni di materia incendiaria e di dinamite, che dovevano

servire a una importantissima operazione della quale si faceva un gran

segreto; e che consisteva noi far saltare un _tunnel_ della ferrovia

di Strasburgo.

Pare che tra Kauffman e Bossi non s'intendessero molto e le operazioni

non procedendo, come avrebbero dovuto, Garibaldi richiamò quest'ultimo al quartier generale e diede un tale incarico al colonnello di

stato maggiore Lobbia, nominandolo brigadiere e destinandolo al

comando della seconda brigata.

Questa era costituita nel modo seguente:

Stato Maggiore Uff. 7 Uom. 14

Genio » 3 » 20

Guide » 9 » 150

_Francs tireurs de la Bigorde_ » 3 » 35

_Égalitè_ » 12 » 175

_Chasseurs d'Orient_ » 16 » 270

_Marin_ » 4 » 55

_Atlas_ » 4 » 60

_Guerillas Marseilles_ » 18 » 280

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Uff. 75 Uom. 1059

Lobbia partì da Autun, conducendo con se per ufficiali di stato

maggiore il capitano Pozzi ed i tenenti Scipione, Primerano e Bonomi:

partì secoloro il signor Visitelli, corrispondente del _Dayl Neuw_. Il

capo squadrone Castellazzo partiva per Chatau Chinon, Clamecy e

Vermenton, incaricato di tenere relazione tra la brigata Ricciotti e

Lobbia e sorvegliarne le operazioni, servendosi dei telegrafi e di

tutti gli altri mezzi che le sottoprefetture e i sindaci dovevano

mettere a di lui disposizione.

Da Autun la seconda brigata si portò a Soulieu per Lucenay, quindi a

Precy e a Vitteau. La marcia è lunga e fu resa più disagevole

dall'immensa quantità d'impedimenti che venivano dietro ai soldati e

che occupavano a dir poco tre chilometri di spazio: carri con gli

equipaggi dei soldati, barrocci, trabiccoli dei vivandieri... donne...

insomma una vera marcia di barbari!

Le compagnie dei _Francs tìreurs_ erano scarse: ve ne erano persino di

dieci uomini, ma anche queste avevano tre o quattro ufficiali... già,

se durava un altro pochino la campagna di Francia avremmo finito

coll'avere diecimila generali e nemmeno una tromba!...

Mentre Lobbia marciava verso Vitteau, Ricciotti aveva che fare coi

Prussiani di Montbard. Questo paese era difeso da 4000 uomini e 6

pezzi di cannone. L'ardimentoso figlio di Garibaldi tentò l'assalto,

il giorno 6 di gennaio. Sul più bello dell'impresa egli però si vide

accerchiato dai Prussiani che in forza di 2000 uomini avevano intanto

marciato sopra a Semour. Ricciotti tenne fermo fino alla sera, e

ritiratosi a Montfort per sentieri appena tracciati, potè sul mattino

eludere la vigilanza dei nemici che lo volean prigioniero e si ritirò

sano e salvo presso Les Lommes.

La seconda brigata, a cui Castellazzo aveva comunicato l'ordine del

Generale di fare un movimento in avanti per distrigare Ricciotti, potè

continuare la sua via e di concerto colla quarta brigata che pur si

ritirava per la medesima strada verso Digione, potè manovrare così

bene da schiudersi l'adito in mezzo alle colonne nemiche che già si

avanzavano numerose per le vie di Chatillon, Aignay le Duc e Precy;

era una marcia difficilissima, di fianco, che avrebbe potuto

compromettere la sicurezza di quella brigata, se questa non avesse

avuto la precauzione molto giusta di proteggersi sul suo lato sinistro

per mezzo della cavalleria dì Farlatti che eseguì egregiamente questo

difficilissimo compito.

Al villaggio di Marai-sur-Tille la brigata Ricciotti si divise da

quella di Lobbia, essendo stata la prima richiamata a Digione e

dovendo proseguire la seconda per il compito a lei designato. Qui

raggiunse la colonna il capo squadrone Castellazzo. Egli veniva da

Grancey le Chateau, dove poco corse che rimanesse prigioniero colla

somma di 90,000 lire. Lobbia lo aveva infatti mandato a prender denari

a Digione, e aveva fissato di attenderlo a Grancey. Castellazzo

attendeva da parecchio tempo e nessuno arrivava: i Prussiani avendo

saputo dalle chiacchiere dei borghigiani qualche cosa, mandano

venticinque usseri nel paese; e, mentre il nostro amico aveva fatto

attaccar la carrozza, i cinque uomini dell'avanguardia nemica

annunciano al capoposto che non vi erano Garibaldini. Senza por tempo

in mezzo, senza aspettare che gli usseri si ricredessero dal loro

sbaglio, Castellazzo salta in carrozza, e prendendo un altra via gli

riesce di raggiungere il corpo. Erano novantamila lire che egli

salvava dagli artigli dei soldati di re Guglielmo: certo che se questi

l'avessero potuto immaginare, per un uomo solo erano capaci di

assediare il paese.

La seconda brigata da Maray-sur Tille si recò a Selongey diretta per

Langres. Siccome però numerosi si avanzavano i nemici dalla parte di

Grancey, minacciando di tagliare la strada di Prauthoy, Lobbia con

ottimo intendimento fe' fare alla sua truppa il giro di Fontaine

Francaise e di Champly recandosi a Chalindrey ed a Langres, dove

arrivò il 15 di gennaio, sempre attorniato dai Prussiani, con una

felicità veramente meravigliosa.

A Langres, dietro ordini del Generale, furono lasciati tutti i

bagagli, compresi i due furgoni di dinamite e il capitano Kaupffeman.

La brigata si pose a campo pei boschi di Bouchemin, di Marat e di

Faverolle, minacciando le comunicazioni prussiane di Chaumont, Arc en

Barroi, e Auberive sulle quali passavano le truppe dirette a Digione.

L'incertezza del generale francese Meyer, il quale negò ogni appoggio,

diede meno importanza di quello che si meritava, al movimento: avendo

perciò il brigadiere dovuto rinunciare all'idea di attaccare

Chaumont, occupato da 6000 uomini, troppi al certo pel di lui piccolo

effettivo, portavasi il 22 a Perrogney e Pierre Fontaine e, di lì

passando per Auberive, muoveva alla testa della cavalleria sopra il

villaggio di Germain per sorprendervi quel posto.

Tra i due paesi sono tre chilometri di scesa e tutto il terreno era

una crosta di ghiaccio: ad onta di questo la distanza fu percorsa in

una carica sola a carriera sfrenata: guai, se un cavallo fosse

caduto!... Non poteva fare a meno di succedere un monte generale, una

vera cuffia, come si direbbe in termine basso.

Il nemico che stava poco sulle intese, parve che non avesse nemmeno

tempo di montare a cavallo: gli Usseri Rossi si erano ammucchiati nella

scuderia; i meno, incerti se avessero a difendersi o a darsi

prigionieri, i più, cercando nascondersi in tutti i buchi e perfino

nel fieno.

Furono presi 12 uomini e 15 cavalli: gli uomini erano superbi: alti,

benissimo vestiti e riccamente equipaggiati: quasi tutti del Posen; le

loro pipe, pagate ben inteso a pronti contanti, furono i trofei più

ricercati della vittoria.

Dopo questo brillante episodio, Lobbia tornò a Auberive, da cui si

mosse dirigendosi verso Vaillant: a poca distanza da questo villaggio

giunse la notizia che il sindaco del medesimo veniva trascinato a

Prauthoy da una trentina di ulani: nuova carica sul ghiaccio: gli

ulani lasciano la preda e via a carriera verso Esnoms, e siccome chi

corre corre e chi fugge vola, quando i nostri arrivarono a quel paese,

i nemici erano già a Prauthoy.

Gli oggetti requisiti ed il sindaco rimasero a noi, e quest'ultimo

offrì in Vaillant un pranzo Lucullesco agli ufficiali di stato

maggiore.

La notte fa passata a Pierre Fontaine; il 25, avvisato che una

sessantina di Prussiani che facevano scorta a un centinaio di

prigionieri francesi, dirigevansi da Prauthoy sopra Auberive, il

colonnello Lobbia con cinque ufficiali del suo stato maggiore e con

una compagnia di _Francs Tireurs_ faceva un'imboscata nella foresta di

Mont'Avoir per sorprendere il convoglio: verso sera però gli

esploratori avvertirono che i nemici avevan presa altra strada, quella

di Grancey.

Avanti di continuare, sento il dovere di esporre un fatto che torna a

grandissimo onore del Lobbia. Allorchè nel giorno precedente imbandite

le mense, altro non si aspettava all'infuori che il colonnello si

assidesse nel posto d'onore, egli domandò se era stato pensato ai

prigionieri, ed avendo ottenuta una risposta negativa, energicamente

protestò, minacciando di non prender parte alla mensa, qualora non si

trattassero con umanità quelle povere vittime della fortuna guerresca;

nè qui si arrestò l'uomo generoso: a sua iniziativa fu fatta una

colletta tra gli ufficiali, colletta che fruttò un sette franchi a

testa pei prigionieri: e questi, vedendosi fatti segno di tal

gentilezza, sentendosi sempre palpitare il cuore anche sotto la tunica

di gregario, piansero, piansero come fanciulli e gridarono: Viva

Garibaldi, Viva l'Italia. Povera gente!... Lontana da suoi, in un

paese che del bene non gliene voleva dicerto, paurosa di tutto, al

balsamo della consolazione sentiva stemprarsi quel gelo, che le si era

voluto addensare sull'anima dagli stupidi ed infami regolamenti che

vorrebbero fare degli uomini la macchina più iniqua, che torturi la

povera umanità!

La notte Lobbia, Castellazzo, Pozzi e due ufficiali di stato maggiore

s'incamminarono verso Vaillant: gli altri li seguitavano a un

chilometro di distanza: giunti a due chilometri da Vaillant, quattro

ombre, silenziose come quell'oscurità, si avanzano... si dà loro

l'_alto_: Castellazzo si avanza arditamente, e domanda chi sono. Essi

esitano a rispondere. Pozzi grida: sono Prussiani, abbassate le

armi.... ed i quattro ubbidiscono senza far motto. Si disarmano e poi

vengono consegnati ad una compagnia che si avanza a passo di corsa.

Passata quella notte a Vaillant, l'indomani la brigata si portò di

nuovo a Pierre Fontaine e di qui passò ad Augeres, dove la sera del 27

arrivarono due compagnie di linea con parecchi ufficiali, inviati dal

generale Meyer onde coadiuvare i garibaldini nell'attacco di Prauthoy:

il rinforzo era comandato dal capitano Mas, vecchio soldato d'Affrica.

Fu tenuto consiglio di guerra nella stanza da letto del sindaco: vi

assistevano Lobbia, Castellazzo, Pozzi e altri due di stato maggiore.

Il Mas era un po' in bernecche, e invasato dai sacri furori che il Dio

Bacco suole prodigare ai suoi fedeli seguaci, si riprometteva con le

sue due compagnie di mangiare in un colpo tutti i Prussiani; domandava

soltanto un po' di tempo per far prendere il caffè ai soldati.

Castellazzo osservò che era assai meglio che lo prendessero dopo aver

mangiato i Prussiani, per aiutare la digestione..

Mas, con serietà imperturbabile, chiese allora che i suoi dipendenti

fossero messi al posto d'onore (all'avanguardia).

Lobbia accettò e commosso da tanto eroismo, fè la consueta _grimace_,

Castellazzo citò i versi del _Miles gloriosus_ di Plauto:

_...... virum

Fortem, atque fortunatum et forma regia, tum bellator Mars

Haud ausit dicere: neque aequiparare suas virtutes ad tuas_.

Il vecchio soldato non sapendo che si rispondere a quel complimento in

lingua a lui incognita; scambiando forse Mars per Mas fa' una gran

riverenza e si avvolse in dignitoso silenzio.

Alle 11 di sera tutti erano a cavallo: per sentieri tutti incrostati

di ghiaccio la brigata arrivò a Lucenay. Mentre sul viso dei

coraggiosi si leggeva chiaramente l'ansia, il desio prepotente di

misurarsi coll'inimico, i soldati di linea perdevano un tempo prezioso

a prendere il caffè e a fare il chilo.

Dopo mille e mille sollecitazioni a partire, alla fine si avviarono:

si avviarono, ma con tale un passo da tartarughe, che invece di

arrivare, come era stato previsto, a Prauthoy alle quattro di notte,

ebbero il fresco cuore d'arrivarci alle sei del mattino.

Aveva preso stanza in questo villaggio il 2° battaglione del 61

reggimento Guglielmo di Pomerania: battaglione che apparteneva giusto

appunto, come rammenteranno i lettori, a quel reggimento che tanto era

stato battuto il giorno 23 alla masseria di Poully e la di cui

bandiera era già in nostra mano: 800 fanti, 50 cavalli e varii

cariaggi: tale era l'effettivo di cui disponeva il nemico.

Le compagnie di linea francese aveano avuto l'ordine di penetrare nel

villaggio, senza trar colpo; esse invece si fermarono a trecento passi

dal medesimo e per avvisare il nemico si misero a sparare alle

passere. Convenne allora far di necessità virtù: si spiegarono le

colonne e ci si accinse a dare l'assalto.

I Prussiani avevano occupate le case, il cimitero, la chiesa e di là

facevano un fuoco d'inferno.

Gli _Chasseurs de Lyon_ e le guide (per la maggior parte italiane) si

portarono eroicamente: qualche altra compagnia fe' il proprio dovere,

qualcuna, purtroppo, scappò, sparando all'aria, o, quel che è peggio,

addosso agli ufficiali di stato maggiore che cercavano arrestarle

nella corsa disordinata. Ad onta però di tal confusione la costanza

dei pochi prevalse e dopo quattro ore circa di fuoco, i Prussiani,

perduto il loro comandante e dopo aver lasciato sul campo un centinaio

tra morti e feriti si salvarono con dirottissima fuga pei campi. La

giornata era vinta.

Noi avemmo 49 morti e 62 feriti: gli avversarii oltre i morti e i

feriti, lasciarono nelle nostre mani 14 cavalli, 73 prigionieri, 14

cariaggi d'avena e di pane, una ingente quantità d'oggetti rubati tra

cui orologi, bauli e argenteria, 200 fucili, la contabilità, la cassa

con 1,500 talleri, un furgone da munizioni e diversi carri

d'ambulanza.

Tutto insieme fu uno dei fatti più brillanti della campagna di Francia

e se monsieur Mas, il _miles gloriosus_, avesse secondato a dovere il

resto della brigata, sarebbe rimasta prigioniera l'intera colonna

Prussiana.

Inutile il dire che Castellazzo in quel giorno si condusse da eroe:

chiunque l'ha veduto in altre campagne, può e deve giustamente

argomentarlo: Pozzi e Farlatti riscossero l'ammirazione di tutti, e

non ultimo certo tra i valorosi si addimostrò il signor Visitelli, il

corrispondente del _Dayly News_.

Per quel giorno e per la notte vegnente si trattennero gli stanchi

soldati in Prauthoy; il domani si portarono a Langres, onde

accompagnare i prigionieri, riportare la preda e apprestarsi a nuove

avventure. Il 31 Lobbia si spinse e Neully l'Eveque a 12 chilometri da

Langres: il nemico si era raccolto in forze a Montigny le Roi e la 2a

nostra brigata si preparava per andargli a fare una delle solite

visite, quando arrivarono anche lassù le prime notizie

dell'armistizio.

Il generale Meyer, protestando di eseguire scrupolosamente i decreti

del suo governo, non permise alcun movimento e così la brigata Lobbia

restò isolata dal rimanente dell'armata dei Vosgi, nè si seppe più

alcuna notizia di lei, fino a che il Castellazzo, travestitosi da

contadino, dando prova di un favoloso coraggio, traversò

imperterritamente le linee prussiane, e portandosi a Autun, venne di

là a Chalons-sur Saône, latore di notizie e dispacci.

Terminato che fu l'armistizio e conclusa la pace, la brigata Lobbia

con lascia passare Prussiano passò in mezzo alle schiere nemiche che

le resero gli onori militari: da Langres venne a Chalons, dove furono

tolti persino i mantelli alle Guide, che così bene avevano adempiuto

il loro incarico, che tanto si erano coperte di gloria per difendere

quella Repubblica Francese che ora in tal modo le ricompensava.

Da Firenze a Digione: Impressioni di un reduce Garibaldino · 第 29 / 33 题