CAPITOLO XXIV.

Tutto era calmo: il rumore dei nostri squadroni e dei nostri sproni

turbava soltanto il sepolcrale silenzio in cui erano avvolte le poche

vie di Chagny: nella quiete quasi lugubre di quella serata a mille

doppi sembrava più potente il rumore prodotto da noi, e ripercosso

dall'eco: s'illuminò qualche finestra, ma per pochi minuti: il

pacifico cittadino, rassicurato che non vi era nulla a temere,

spengeva il lume e tornava di certo a gustare il calduccio delle

coltri, quel calduccino che io cominciava a vagheggiare come un sogno

irrealizzabile.

Con molta fatica si perviene a trovare la _Mairie_: meno male che le

finestre sono illuminate. I nostri capi, riflettiamo fra noi, avranno

telegrafato, e gli alloggi saranno già pronti. Le nostre induzioni

erano, come d'ordinario, falsissime.

--Dove è il _Maire_?... Domandiamo a un villanzone che scaldandosi le

mani alla stufa andava tanto in brodo di giuggiole da non avvedersi

nemmeno che noi eravamo entrati.

--Son io--Ci risponde questo con certo sussiego. Cosa desiderano?

--Cosa desideriamo?.... Ci vuoi poco a capirlo!... Un biglietto

d'alloggio.

--_Sapristi_!,.. Vi pare ora conveniente?

--Siamo arrivati ora!...

--Ma ora dormono tutti:

--Poco importa!... Li sveglieremo.

--Ma... guardino!

--Pretenderebbe che sì dormisse in strada?..

--Dopo quello che si è fatto per voi?--Aggiunse un amico in pretto

Livornese--Ah! Francesi, Francesi, se si fosse, mondo birbone, soldati

del vostro schifoso imperatore o del papa...

Il Maire confuso, senza capire un'acca all'ultimo discorso, andò a un

tavolino per stendere i famosi biglietti.

Un urtone spalanca la porta, ed un'altra mandata dei nostri si butta

addosso al tavolino.... I nuovi venuti son la bellezza di diciassette,

tra cui una vivandiera.

--_Sapristi_--Ripete il sindaco con voce stizzita--_C'est impossible

loger tout ce mond là!..._

Descrivere il bailamme che succede a tale esclamazione sarebbe cosa

impossibile: tutti parlano a un tempo, tutti intendono snocciolare le

loro brave ragioni, e quel pover'uomo, che rappresenta l'autorità,

pare il sor Cecchino.

--Ecco come ci ricompensano--Continua a vociare il Livornese.

--Vogliamo giustizia--Interrompe un altro.

--Io voglio soltanto un alloggio....

--_Vous étes un cochon..._

E giù di seguito sullo stesso tenore. Io e Bocconi arriviamo a

strappare di mano il primo biglietto vergato e via di galoppo...

--_Rue Saint Antoin?_--Domandiamo al primo che passa.

--_C'est là bas._--Questo ci risponde e va via a passi concitati.

Arriviamo alla destinazione: Numero 41 si picchia: silenzio glaciale:

si ripicchia, la stessa accoglienza: allora pedate; è poco anche

questo: son morti dunque in questa casa? Si sfoderano gli squadroni e

si comincia una sinfonia infernale alla porta del mal capitato, che il

municipio ci aveva destinato per ospite.

--_Mon Dieu_--strilla una voce femminea--_Il y a donc de Prussiens?_

--Siamo Italiani... il cittadino Bicornet abita qui?

--Sì cittadini... ma è a letto!

--Si svegli!

--E cosa volete?

--Abbiamo il biglietto d'alloggio...

--_C'est impossible!_.. Noi abbiamo di già uno zuavo...

--Solite storie!... Aprite o vi sfondiamo la porta!

--_Nom de Dieu!_... veniamo, veniamo.

Non ho mai veduto in mia vita una fisonomia più ridicola di quella del

cittadino Bicornet. Cogli occhi tuttora fra il sonno, con un berretto

da notte dal quale scappavano fuori due orecchi che non avrebbero

minimamente stuonato sulla testa di un coniglio, il povero diavolo,

basso e traccagnotto come un fattore ti dava l'idea di Don Bartolo,

quando rimane immobile coma una statua nel finale del primo atto del

Barbiere di Siviglia.

--Cittadini... fratelli... amici... Italiani... sul mio onore è

impossibile che vi possa albergare.

--E perché?

--Guardate... e, se siete giusti, giudicherete da voi stessi.

Guardammo: in quella miserabile stamberga difatti noi non scorgemmo

che un meschino lettuccio, su cui era disteso un bel giovine dalla

barba bruna, probabilmente lo zuavo, il quale aveva tuttora il braccio

al collo; una vecchiarella sdraiata su di un pagliericcio alzò la

testa al nostro arrivo e ci guardò con occhi stralunati.

--Signori--Ci disse il giovine--Il buon soldato deve aver sempre

rispetto... Guardate se il mio ospite non vi diceva la verità...

--Non ve la rifate con noi, ma col _Maire_, perché c'invia qui, quando

ci siete voi.

--Il _Maire_ l'ha presa con noi--Borbottò il buon'uomo--Al principio

della guerra ebbe il coraggio un giorno di mandarmene quindici!

--E noi che faremo?--Domandammo in tuono di compassione a Monsieur

Bicornet.

--Aspettate--Disse questi dopo aver riflettuto--venite con me alla

_Mairie_ e vi fo fare un biglietto per un mio amico.

--Tentiamo anche questa.--Riflttemmo noi due e col buon'uomo rifacemmo

i nostri passi.

Il _Maire_ non oppose alcun osservazione al cambiamento dell'alloggio,

e noi insieme con Bicornet, andammo in fondo al paese in una meschina

casupola, alla cui porta il nostro accompagnatore bussò

replicatamente. Quello che doveva albergarci era un macchinista della

ferrovia; egli ci accolse con un sorriso gentile, e, appena passati,

si mise a rifarci un lettuccio che era a un lato della stanza, mentre

nel fondo della medesima dispiegava tutta la sua pompa un letto

nunziale, dalle cui coltre vedemmo scappar fuori una testa di donna,

giovine certo, bella non sì poteva propriare, poiché il lumicino che

era stato acceso al nostro arrivo non aveva la potenza di rischiarare

quella stanza, quantunque la fosse stretta e corta come una carcere.

Rifatto il letto, il macchinista con franchezza tutta popolana ci

disse: Ora spogliatevi e dormite, che dovrete averne bisogno.... Buona

sera!

Lo spogliarsi in faccia a una donna che ci vedeva per la prima volta,

ci arrecava un certo fastidio: pure la necessità era troppo imperiosa,

e dopo pochi minuti noi stiravamo le nostre membra intirizzite sotto

le lenzuola.

Il sonno si ostinava a non venire, quasichè il caso volesse proprio

farci assistere a un tormento di nuovo genere, al supplizio di Tantalo

riveduto e corretto per conto nostro.... Prima delle dolci parole tra

i coniugi, poi uno scoccar di baci....

Noiato dalla scena che rappresentavo, feci un solennissimo starnuto;

ahi non bastò; degli interrotti sospiri....

Diedi nel braccio al Bocconi, egli era desto come me, e finimmo con

un'omerico scoppio di risa.

D'allora in poi fu silenzio e noi attaccammo un sonno magnifico!

Da Firenze a Digione: Impressioni di un reduce Garibaldino · 第 27 / 33 题