CAPITOLO XXIII.

Batteva mezzanotte e noi ci fermavamo a Chagny: non una persona era

nella stazione: Garibaldi e il suo seguito si ritirarono nella stanza

di aspetto dei viaggiatori di seconda classe.

Una guardia mi battè sulle spalle e accennandomi il Generale che

entrava in quella stanza, sorreggendosi al braccio del capitano

Galeazzi, con voce commossa mi disse: Cinque uomini, come quello, e la

Francia era salva! Per tutta risposta io gli strinsi calorosamente la

mano.

Il breve viaggio che avevamo dovuto fare in ferrovia era stato più che

sufficiente per aggrappirmi tutte le membra, poiché quel diabolico

freddo che ci aveva perseguitato, durante tutta la campagna, non aveva

la minima volontà di cessare; ci buttammo per questa potentissima

ragione nel caffè dove fortunatamente vi era una stufa, e cercammo di

riscaldarci alla meglio.

--E non potremo andare in città?--Azzardò qualcuno di domandare al

Ricci.

--Noi dobbiamo stare a guardia del Generale.

--E sia--Rispondemmo in coro, ordinando una, o più bottiglie di vino.

Poco dopo vedemmo Garibaldi che ascendeva la piccola scala, che è in

fondo al caffè della stazione di Chagny: l'uomo eroico ci volse uno

sguardo, uno di quelli sguardi mestamente soavi, nei quali è compreso

un poema: noi tutti lo capimmo alla prima e istintivamente ci levammo

il cappello: era impossibile non venerare l'eroe che per un'idea aveva

affrontato nella vecchiezza disagii, fatiche inesprimibili, era

impossibile non venerare l'uomo che così infamemente ricompensato,

collo sconforto nell'anima, aveva un'occhiata di conforto per noi:

quella semplice occhiata ci rendeva più grandi, più generosi. Ah!..

non mi scappi fuori una scuola novellina a sostenere che i popoli si

debbano solamente muovere per gl'interessi materiali: oh... non mi si

dica che il correre dietro ai sogni e alle generose utopie addimostra

un'ingenuità d'animo quasi primitiva!.. Io li capisco sogni siffatti,

io li capisco tanto, che ne sono entusiasta. Oh, mi si lasci morire

per una di queste generose utopie, mi si facciano provare tutte le

asprezze della vita disagiata del campo, tutte le emozioni di colui

che dice un addio per il vagheggiato ideale alle dolcezze della vita;

in oggi che si fa guerra ad oltranza alla poesia, oh, si lasci questo

piccolo scampo a chi vuole appartarsi da questa società di calunniati

e di calunniatori, di strozzini e di morti di fame, oh! ci si permetta

di utilizzare delle vite, forse disutili, per le nostre aspirazioni,

che si potranno mettere in ridicolo, ma sulla cui santità nessuno

onesto potrà nutrire sospetto veruno!

Erano passati pochi minuti, allorché un ufficiale ci notificò, che non

ordine ma desiderio del nostro generale era quello che si andasse a

riposare in città: tanto Garibaldi al contrario dei soliti generali

pieni di boria ha carità, dei suoi sottoposti!

Non vi sto a dire come questo desiderio corrispondesse al nostro, pure

tutti noi ad una voce dicemmo che nessuno avrebbe abbandonato quel

luogo, tenendosi tutti troppo onorati di mostrare al grande uomo,

quanto fosse la nostra riconoscenza e il nostro rispetto per lui.

--No, no--Ci ripetè l'ufficiale--Qui non vi è alcun pericolo: qui non

vi è bisogno di guardie: Garibaldi si avrebbe molto per male, se voi

non lo secondaste.

E allora?.... Via a rotta di collo in paese.

Da Firenze a Digione: Impressioni di un reduce Garibaldino · 第 26 / 33 题