Non ascoltando i consigli degli amici, io me ne andai il giorno dipoi,
secondo il solito, al quartiere, e secondo il solito, non vi rinvenni
alcuno. Facendo necessità virtù, mi misi a girellar per la piazza,
molto più deserta dell'ordinario. I volontarii erano stanchi e dopo
essersi battuti, come leoni sul campo, avevano anche ragione, se
voleano riposarsi: si sapeva che i nostri esploratori erano giunti
fino a Messigny senza rintracciare il più piccolo vestigio
dell'inimico, e il Garibaldino ha un'avversione pronuziatissima per
far l'eroe per chiassata. Tutti coloro che han fegato sono
scansafatiche per eccellenza: può sembrare alla prima un'assurdo, ma
ho provato che è vero.
Dopo poco rintoppai il nostro tenente Ricci, che aveva domicilio e
stanza d'ordini su quella piazza.
--Il generale è contentissimo di voi--Mi disse con la soddisfazione
sul volto--Dovreste fare un ordin del giorno?
--Chi?... io?
--No... Miquelf...
--O non sei tu il comandante il deposito?
--Che deposito d'Egitto!--e qui una bestemmia in Romagnolo--io non ne
voglio saper nulla... che faccia lui, che sa tutto--e qui una litania
d'improperi alle spalle del sottotenente.
Era sempre così; una lotta continua, un ricambiarsi perpetuo
d'impertinenze, che ci facevano godere amenissime scene: Miquelf non
sapeva l'Italiano, il Ricci non conosceva neanche di vista il
Francese, per cui noi si rideva e le cose del deposito andavano a
vanvera.
Dopo essermi assicurato che nulla di nuovo eravi al quartier generale,
lasciai il mio tenente, e presi la _Rue Condè_.
Vidi alle cantonate delle città una nuova sentenza della corte
marziale; questo tribunale, istituito dal dittatore Gambetta,
continuava a terrorizzare l'esercito, e solo, mercè l'influenza
benigna di Garibaldi, ora si addimostrava assai più benevole di quando
fu impiantato; sul principio non erano che sentenze di morte: per il
nonnulla più piccolo non si esitava a decretare la fucilazione di un
soldato: in Autun fu ucciso perfino un volontario, che, affamato,
aveva rubato una gallina... A Digione per colpe così gravi, ci si
contentava di mandar l'uomo in galera! Lo spirito bizzarro dei
Garibaldini però aveva ridotto a materia di scherzo questo tribunale
il cui nome faceva venir la pelle d'oca ai birbanti. Il gran giudice
veniva chiamato _Bertoldino_: il codazzo dei sommi consulenti erano
additati come le comparse della giustizia, o come le guardie di
sicurezza della libertà. Guardia di sicurezza nel linguaggio di uno
scavezzacollo significa, un animale irragionevole che ha del
pagliaccio e delle birbante, del coniglio e dell'uccello da preda,
sempre ridicolo e spregevole specialmente poi quando vuol fare l'eroe.
Leggevo la sentenza, quando mi sentii battere sulla spalla e vidi Tito
Strocchi con un berrettino da sottotenente.
--Mi rallegro!--Esclamai, stringendogli la mano.
--Cosa vuoi?! Bisogna rassegnarsi: con questo alluvione di gradi non
ci è ombrello che tenga.
--Ma tu te lo meriti--Interruppi io, volendo far rimarcare all'amico
la sua troppa modestia--Ti hanno promosso per il tuo contegno del
ventitrè?
--Sì... anzi volevano in tutti i modi portarmi da Garibaldi, ma io mi
vergogno.
O anima eccezionale!... O vera mosca bianca in quel turbinio di
ambiziosi sfacciati!... Il vero merito è modesto, ed è abbastanza
soddisfatto dalle voce della coscienza. Battano pur la gran cassa i
ciarlatani e gli eroi di professione, facciano pubblicare ai quattro
venti le loro mirabili gesta, chi ha fatto realmente il proprio dovere
non si cura se l'opinione pubblica fischi od applauda, troppo è
convinto che quest'opinione ha avuto sempre un ghigno per il grande,
una lode e un'applauso pel miserabile.
*Digione era allegra: un'insolito viavai di gente percorreva le
strade: le donne venivano sull'uscio delle botteghe per vederci
passare e tutte avevano un sorriso, un complimento per noi... per
niente non avevamo debellato i più celebri soldati della Pomerania!...
Oh! giorni!... O dolcezze perdute, o memorie!... Dirò con quel povero
Renato così tradito dalla moglie e da Piave!
Vicino alle caserme osservai un'affaccendarsi e un movimento
indicibile. Si temeva forse che i Prussiani ci riattaccassero? Nemmeno
per sogno! Si trattava di armare tutti i soldati, a qualunque corpo
appartenessero, colle carabine _Remington_ e in quell'ora appunto si
distribuivano quest'armi.
Questo provvedimento fu commendevolissimo: con tante specie di fucili,
così differenti tra loro il provveder le cartucce per tutti, era una
cosa assai malagevole: di più, mi pare averlo detto altra volta, le
carabine _Wincester_ esigevano una pratica d'armi, una avvedutezza in
chi le possedeva, come non si può che raramente trovare in un corpo di
giovinetti, la maggior parte dei quali è inesperta al maneggio delle
armi; nè minori cure esigevano le _Spencer_, per cui si trovò nei
combattimenti chi dopo tre o quattro colpi si ridusse
all'impossibilità di tirare. Il _Remington_ non offre difficoltà
alcuna, nè alcun pericolo in chi lo maneggia. Il provvedimento adunque
fu magnifico: peccato che fosse preso, quando, pur troppo, non aveva
ad esservi alcun bisogno di armi. È una cosa buffa: Mi rammento che
anche in Tirolo si cominciò a cambiare gli schioppettoni dei
volontarii in buone carabine di precisione, quando era già segnato
l'armistizio. Son le solite cose che toccano a quel povero uomo di
Garibaldi.
Al quartier generale mi si notifica che dopo tre giorni è stato
rinvenuto il cadavere del prode Bossak, e che gli si apprestano
funerali solenni: non funerali preteschi, veli, che di tali
sciocchezze all'armata dei Vosgi non se ne facevano di certo, ma
invece un'accompagnatura con tutta la pompa che si conviene ad un
generale morto in battaglia. Al quartier generale saluto
affettuosamente il capitano Bacherucci, il cui battaglione della
legione Barelli, si è coperto di gloria a Talant, sostenendo sulle
prime ore della sera l'urto formidabile degli irrompenti battaglioni
Prussiani e scaricando fino all'ultimo colpo: fa parte di quel
battaglione anche il capitano Romanelli d'Arezzo, giovine veterano
della guerra dell'Indipendenza, e patriotta di tempra Spartana; è
l'uomo più piccolo dell'armata dei Vosgi, ma forse dei più grandi per
coraggio: mi dicono che in faccia al fuoco ha voltato il cappotto
dalla parte della fodera rossa ed in tal modo ha sostenuto per più di
mezz'ora l'ostinato fuoco di fila delle compagnie nemiche.
Un altro capitano, Nizzardo credo, che è lì con gli amici, con una
franchezza piuttosto brusca, senza conoscermi, mi stringe forte forte
la mano e mi dice: finora credevo che le Guide non fossero buone che a
farsi vedere per i caffè, o a far la corte a queste pettegole... ma
l'altro giorno, vi ho vedute come noi col fucile, tra il fischiar
delle palle, bravi figliuoli, vi rimetto la stima.
Ritrovai molto dopo questo capitano, ma, con mia grande meraviglia, lo
riconobbi accanito più di prima nel suo odio contro le Guide. Le penne
dei nostri cappelli erano il suo cauchemar. Bisogna sentire che cosa
non ne diceva!... E se la bravura del nostro corpo si doveva
argomentar dalle nostre penne, convengo che l'amico non avea tutti i
torti. Mai collezione più originale può essere veduta nel mondo! Chi
ne aveva una lunga lunga: chi così piccola che per vederla ci volevan
le lenti d'ingrandimento: chi le aveva rossa, chi nera, chi verde ed
uno perfino se l'era messa celeste: aggiungete il colore sfacciato dei
molti cordoni che ornavano la nostra uniforme, eppoi ditemi, se
capitando in pieno veglione a un teatro, non ci era proprio da
scambiarci per una mascherata.
--Se fossi io nei piedi del Generale--Borbottò lasciandomi il vecchio
ufficiale--vi pianterei tutti nel treno.
--Io mi augurai che quel vecchio non diventasse mai un pezzo grosso
nella nostra piccola armata.
Ritorno a bomba per far sapere ai lettori che la legione Ravelli, che
noi non incontrammo nel combattimento si era comportata strenuame.
Ravelli era stato leggermente ferito, erano morti gli ufficiali Giomi,
Mauroner, Falchiero, Leviski e molti altri di cui non so i nomi;
stragrandi erano state le perdite della bassa forza.
Lasciai gli amici e il capitano e mi avviai verso casa. Per quel
giorno la repubblica non era in pericolo. Mi fermai a dire due
sciocchezze con la tabaccaia; la Luisa mi rimproverò perché io era
uscito, io le accennai che ritornavo in casa; ci si bisticciò, si fece
la pace, si rise eppoi andai in camera a scaldarmi.
Non sentendo più dentro me alcun'indizio di malattia, la sera me ne
andai al solito _Restaurant_; vi entrai tristo: ripensavo che l'ultima
volta ci ero entrato insieme con Rossi!
Appena aprii l'uscio, sentii un grand'urlo un urlo, come di chi prova
paura. Mai erami successo in tutta la vita di venire accolto in quel
modo nè sapea farmene ragione, per quanto mi scervellassi. L'urlo era
stato proferito dalla proprietaria, che finora si era mostrata
gentilissima ed educatissima a nostro riguardo.
--O non siete morto?--Mi disse finalmente di dietro il banco l'ostessa.
--Ma io credo di no!--Risposi immediatamente.
--È impossibile!--Questa replicò, turandosi gli occhi, quasiché si
trovasse al cospetto di un'ombra.
Non starò a riportare tutte le spiegazioni; basti il sapere che gli
amici mi avevano dato per morto, onde assister più tardi a questa
burletta,
«_On est toujours trâhi, què par les siens_.
Come eran lunghe le serate a Digione! Cosa fare?... Gli altri
ammazzavano il tempo col fare frequenti libazioni in onore del
generoso paese che ci ospitava e del vino che produceva: io non era in
stato di farlo: mi misi a chiacchiera colla padrona ed insieme
combinammo che le avrei insegnato la lingua italiana.
Io non so chi abbia inventato l'accento; ma vi assicuro che, se gli
arrivassero le maledizioni che dentro di me gli scagliai nel mio
periodo magistrale, egli chiederebbe un permesso al Padre Eterno per
fare una scappatina nel mondo di qua, onde sfidarmi a duello... fu una
vera desolazione!... Dite lunedì--dicevo alla mia graziosa scolara; e
lei: _Lunedi_: dite casa, e lei _casà_; in sette o otto lezioni insomma
non arrivò che a proferire la sera che noi partimmo: _Buonà serà_.
Povero fiato!... È vero che se ci si perdeva di fiato, ci si
risparmiava di borsa, e quello che nelle prime sere io ed i miei
compagni si pagava tre franchi, nelle ultime si pagava un franco e
mezzo e anche meno.
A proposito di mangiare devo far notare ai gastronomi che avessero
intenzione di andare a Digione due grandi inconvenienti: primo la
eterna zuppa, che come in tutta la Francia, si mangia
indispensabilmente, quasichè non vi fossero fabbricatori di paste:
secondo l'ora regolare, indiscutibile del _dejuner_ e del pranzo. Un
povero disgraziato che capita in città dopo le undici, abbia pure le
saccoccie rigurgitanti di maranghi, farà la fine del conte Ugolino.
Dopo aver provato all'albergatrice che almeno per ora non ero anche
morto, ce ne andammo al _café de la Paix_, dove un subisso di mobili
raccontavano _mirabilia_ degli ultimi fatti. Tra questi predominava un
capitano lungo come una pertica, elegante come un perfetto _dandy_.
--Guarda ha la croce di Mentana!--Mi dice all'orecchio il furiere
Quaranta che in quella sera ci aveva accompagnato.
--Lascialo stare--Gli risposi io immediatamente, ma conoscendo l'umor
delle bestie, fino da quel momento previdi dei guai.
Godo dire che i miei amici furono delicatissimi e che per parte nostra
non sarebbe nato certamente diverbio di sorta. Si lasciaron cadere
inosservate le solite fanfaronate francesi, si lasciò correre su certi
eroismi di cui si facevano belli questi Don Chisciotte da dieci al
centesimo; ma quando in mezzo all'attenzione generale, il gallonato
cosaccio si lasciò scappare di bocca: _Les Garibaldiens sont dès
aventuriers_, ci alzammo tutti contemporaneamente da sedere e ci
avvicinammo a questi guerrieri da caffè.
Scommetto che il capitano non ci aveva veduti: me lo fa credere la sua
fisonomia pallida e sconvolta, che fece, appena che ci vide vicini.
--_Rèpetez, Monsìeur, ce que vous aves dit?_--Urlò come un indemoniato
il Quaranta.
--_Je vous assùre..._
--_Ah.. lache_--E un potente manrovescio fe' capitombolare sotto il
biliardo lo spilungone.
Ci si era: battaglia campale: volavano banchetti, tazze, piattini: fu
rotto uno specchio e chi sa quanti bicchieri: le guardie mobili sul
primo tennero fermo, poi, peste e malconcie, se la diedero a gambe. Al
capitano fu perfino tolta la sciabola; gli fu levata dal petto la
croce e gli fu battuta sul naso. Che gusto schiaffeggiare un'eroe di
Mentana, sputare in faccia a un difensore del papa!.. E come se ne
andò scorbacchiato e confuso!... Traballava come un briaco e non si
azzardava ad alzar gli occhi. Noi eravamo rimasti padroni del campo:
in cinque avevamo messo in fuga una ventina di _moblots_. Che bella
vittoria! E dire che la padrona pretendeva che le si rifacesse le
spese dei danni, che aveale recato il combattimento!... Da quando in
qua il vincitore paga qualche cosa dopo una battaglia? Nella terra di
Brenno, si dovrebbe conoscere il tradizionale: _Veh victis_!