CAPITOLO XIV.

Ed eccoci all'Epopea. O giorni sublimi, che resterete onorati fino a

che il cuore dei generosi palpiterà alla memoria delle azioni

magnanime e dei leggendarii eroismi, al rammemorarvi qual fremito

nuovo non m'infondete in tutte le fibre!.. La penna trema nelle mie

mani: troppo sono inferiore all'alto subietto!.. Eschilo solo, il

possente cantor di Prometeo, potrebbe degnamente parlare di voi,

giovani, cui rodeva il cuore, più tenace del favoloso avvoltoio

l'inestinguibile desio di redimere l'Umanità: ma ad Eschilo

sorridevano intorno le Grazie, abitatrici perenni degli incantati

recessi della poetica Grecia, ma ad Eschilo ritornato dal

combattimento non faceva difetto l'applauso ed il conforto dei suoi

cittadini entusiasti, mentre noi, privi della scintilla creatrice del

Genio, scriviamo tra gente che non comprende virtù, che ha pronti per

noi i dardi avvelenati del sarcasmo e della maldicenza, che, sempre

presta a giudicare una intrapresa dall'esito, corona di lauro e porta

in trionfo i fortunosi al Campidoglio, ed accenna ai disgraziati la

vicina rupe Tarpea.

Oh!.. questa umanità che dava in premio a Socrate la cicuta, a Dante

l'esilio, a Galileo la tortura, la prigione a Camoens, il rogo a Huss

e a Savanarola, e la forca a Jon Brownh, questa umanità può e deve

serbare un assoluto silenzio sulle eroiche vittime della Borgogna:

meglio così; il piagnisteo di plebi codarde, sarebbe un insulto a quei

prodi, e dalle loro ossa sorgerebbe una rampogna all'ingnavia dei

contemporanei; quando i vivi son morti, parlano un'eloquente

linguaggio gli estinti; qualche volta un cimitero ha demolito una

reggia. Giunto a questo punto supremo dei miei meschini ricordi,

quanto mi grava il non aver sortito dal caso una di quelle

intelligenze, che, come aquile, si elevano al disopra dello stupido

gregge degli umani! Qui cade ogni scetticismo, qui ogni dubbio non che

follìa sarebbe delitto. Esiste, esiste la fede, l'abnegazione, la

virtù anche in questo secolo nel quale ci s'inchina ai subiti

guadagni, alle problematiche fortune, all'oro, nel quale si calcolano

i benefizi di una battaglia da quanto rialza la borsa.

Io ti ho veduta, o sacra primavera d'Italia: io ti ho veduta affrontar

sorridendo la morte, correre incontro ai cannoni con la stessa

vaghezza con cui una fanciullina corre a cogliere un fiore,

accompagnare con guerresche canzoni il fischio delle palle, perdere

l'ultima stilla di sangue, col volto ispirato, coll'occhio raggiante,

come chi sa di riabilitare, morendo, l'umanità che lo spregia: io ti

ho veduta e d'ora in avanti in mezzo alle delusioni continue, alle

ambizioni codarde, ai vaneggiamenti ridicoli di questa società trista

ed ipocrita, il tuo glorioso ricordo infonderà nuova lena al mio

spirito, mi raffermerà sempre più in quei santi principii che mi sono

di guida, mi farà affrontare, se pur ne è duopo, a mia volta la

morte... La morte?.. Oh! ben felice chi la può incontrare col vostro

eroismo!

Calate, o corvi dall'alte montagne e dalle folte foreste vicine... i

re della terra vi apprestano per oggi un sontuoso banchetto: i re

della terra son vostri degni fratelli, e non si mostreranno oggi

dammeno della fama di splendidi, per cui l'inalzano a' sette cieli i

cortigiani ed i giornalisti venduti. Da una parte è l'avvenire, la

gioventù! dall'altra il passato, il calcolo freddo, impassibile come

il destino.

In oggi chi troverà il sistema di distruggere reggimenti intieri in un

colpo avrà lauri, corone, commende ed archi trionfali... i medici

condotti, questi poveri figli della scienza che sfidano l'inclemenza

delle stagioni, i disagi delle montagne, stentano la vita e maledicano

la fecondità delle loro compagne di sventura e di triboli... oh, è pur

giusta la giustizia dei re, ma qualche volta può anche sbagliare i

suoi calcoli!

Il progresso infrange l'edifizio granitico inalzato dall'oscurantismo

e sorretto dalla violenza: il progresso debella ogni ostacolo,

apparisca pur formidabile. Quando si fora il Moncenisio e si taglia

l'istmo di Suez, potrà l'umanità soffermarsi difaccia alla barriera di

un privilegio, più d'ogni altro schifoso, perché tenuto su da

baionette tuttora rosseggianti di sangue? Che si coronino adunque

d'elleboro, che danzino, come pazzi, sull'orlo della voragine, che si

inebrino ai baci comprati delle loro Odalische, che votino

allegramente quei calici dove il rosso licore dovrebbe rammentar loro

il sangue di popolo, da loro indegnamente versato... il _Dies irae_ ha

da giunger per tutti, la scienza ha già segnato nell'aule dei re il

_Mane, Tekel, Fares_, ed incapaci di rinvenire nell'estremo momento il

coraggio di Sardanapalo, noi li vedremo ricchi accattoni girellare nel

mondo, sfuggiti da tutti come belve feroci, impotenti e rabbiosi!..

Brillava ancora qua e là per il cielo qualche stella, che man mano

sbiancandosi andava a svanire nell'infinito come un generoso proposito

di una anima debole, e noi eravamo al quartier generale. Passammo lì

molte ore senza alcuna novella, quando ci fu detto che anche per quel

giorno non eravi alcuna cosa di nuovo; ma che però, stessimo pronti

per il domani che nel domani avremmo avuto una grande, una decisiva

battaglia. Rossi, Piccini, gli altri nostri amici della Compagnia

Genovese, ci confermarono l'esattezza di ciò che si sentiva e

tutt'insieme giurammo di pigliare la sera una sbornia solenne, per

rassomigliare almeno in qualche cosa a Leonida e ai suoi trecento

spartani che, come ognuno sa, banchettarono allegramente prima di

farsi incontro alle tremende falangi di Serse, dandosi appuntamento

pel dì dopo all'inferno... e nessuno di loro mancò alla propria

parola... Beati quei tempi!

Sul mezzogiorno però a tutti i canti della città suonarono le trombe;

i soldati furono in fretta e in furia mandati fuori della città... il

cannone tuonava: questa volta ci si era davvero.

Tutti si corse come un sol uomo, al palazzo della prefettura: là

trovammo il nostro tenente Ricci--Si vuole andare--Gridammo a coro

pieno--Andremo, rispose lui, anche senza arme, e poco dopo tutti ci

movemmo, senza curarsi nemmeno di avere un fucile.

Passammo dalla Porta sant'Apollinare dove trovammo Bordone con tutti i

suoi ufficiali: prendemmo a passo di corsa un viottolo, desiosi di

anticipare il momento, che anelavamo da sì gran tempo. Ad ogni minuto

il rimbombo dell'artiglieria, rassembrava una voce potente che ci

accusasse di essere lontani dal pericolo: i circostanti campi erano

ghiacciati: ghiacciati i fossi che fiancheggiavano la via, eppure si

sudava, eppure il cuore ci batteva forte forte nel petto e noi avevamo

la lingua fuori. Ad ogni colpo un sol grido elevavasi da tutti noi, un

sol grido che chiaramente mostrava la nostra animazione, la nostra

bramosia, il grido di: Avanti!

A mezzo chilometro dalla città, incominciammo a trovare delle guardie

mobili, o appiattate, o che si ritiravano: noi non facemmo loro alcun

rimprovero, ma invece con la più buona maniera del mondo, si

richiedevano del loro fucile. Molti lo diedero assai volentieri; molti

altri, inorridisco a dirlo, ce la venderono: pochi, messi su

dall'esempio, ci seguitarono. E intanto pochi passi ci mancavano

ancora per arrivare a Fontain; una salita, molto erta, e ci si era;

facemmo quella salita di corsa.

Al limitare del paese, due palle attraversarono la via; i più giovani

abbassarono istintivamente la testa, noi godemmo per aver raggiunto

finalmente la meta. Fontain era desolato: chiuse tutte le case, non un

abitante per le due o tre vie che costituiscono questa borgata.

Prendemmo la prima strada che ci si parò innanzi alla vista, ed

arrivammo ad una piazzetta, che è proprio sotto alla piccola collina,

sulla quale è situata la chiesa. La mitraglia imperversava, al nostro

arrivo: i piccoli muri che custodivano i vicini giardini, erano

battuti, scalcinati, rovinati addirittura da quest'uragano di nuovo

genere: andare in mezzo alla spianata sarebbe stato impossibile; meno

male che fu l'affare di pochi secondi!... Addossati a una cancellata

di un giardino, lì trovammo Kane, Niklatz è le altre due guide che

erano state attaccate al seguito del generale Bossak..

Kane mi trasse dapparte, e mi sussurrò negli orecchi: Si crede morto

Bassak: è da stamani che noi non l'abbiamo veduto....

Montammo su alla chiesa, una sezione d'artiglieria stava ai due lati

della modesta parrocchia; il colonnello Olivier, assisteva alle

operazioni dei suoi cannonieri: e a pochi passi da lui, con un sangue

freddo invidiabile, col suo breviario sotto il braccio se ne stava il

prior di Fontain. Il fuoco degli assalitori era diminuito; di tanto in

tanto qualche nuvoletta di fumo appariva improvvisamente sul

Orizzonte, e qualche scaglia veniva a cadere ai nostri piedi.

--Datemi un po' il canocchiale--Domandai a un'artigliere, un bellissimo

giovane.

--Tenete mi disse e non fu capace di darmelo che una palla gli faceva

schizzare il cervello... Fu l'unica palla di fucile che sentimmo

ronzare in Fontain,

Intanto un vivissimo fuoco di moschetteria cominciò a sentirsi dalla

parte della vicina Talant. Talant e Fontain son due collinette

isolate, che si elevano in una estesa pianura, frastagliata qua e là

da piccoli rialzi, e nel cui fondo è il piccolo paese di Daix, che era

stato sgombrato al mattino da due battaglioni di guardia mobile che

l'aveano in custodia. I Prussiani si erano spinti verso Fontain, poi

ritirandosi con una mossa improvvisa, si erano ricostituiti dietro il

villaggio di Daix, per piombare in grandi masse sopra Talant: per

conseguenza il fuoco di fronte a noi potea dirsi quasi cessato; mentre

cominciava, e senza posa, sulla nostra sinistra.

--Che facciamo?--Domandammo al Ricci.

--Andiamo laggiù...

E tutti scendemmo la strada e per far più presto entrammo nei campi:

lì cominciò la bella sinfonia delle palle... Addio Italia, pensammo

tra noi, addio occupazioni della nostra vita scapata... un grido ci

tolse alle reflessioni... il povero Gaido, colpito in mezzo del cuore,

cadeva a pochi passi da noi.

Si procede... riscontriamo un ferito che vien trasportato a braccia

alla vicina ambulanza... _Ciao_ ragazzi, ci dice, _viva la Repubblica_

e noi si procede ancora e vediamo il prode capitano Vichard, capo di

stato maggiore del Bossak, dilaniato da cinque ferite.

--Portalo all'ambulanza--Mi grida il tenente.

--Ma...

--Poi ci raggiungerai... tu sai dove siamo!

E io e il Bocconi, preso a braccetto il Vichard, rifacemmo quella via

sempre in mezzo all'imperversar delle palle, almanaccammo una buona

mezz'ora per trovare questa benedetta ambulanza, e quando ci fummo

arrivati, fummo dolorosamente sorpresi nell'osservare, che punto più

esposto di quello alle palle era impossibile il ritrovare; lì ci era

addirittura una grandine e molti feriti, credo, vi ricevessero il

colpo di grazia.

Dopo poco raggiungemmo i compagni....

Ed ora spingiamoci sotto Talant, dove aveva da essere la sublime

ecatombe, dove Garibaldi in persona, a cavallo, in prima linea

capitanava il combattimento. Nei campi sulla destra del paese avevano

preso posizione, e si accingevano a rintuzzare l'assalto dei

Prussiani, la Compagnia Genovese (capitano Razzeto) i Cacciatori

Spagnoli, del cui capitano sono rincrescevole di non sapere il nome, e

gli Egiziani, comandati da Zauli. I cacciatori di Marsala erano in

sostegno di queste compagnie. La legione Tanara era dall'altro lato

della via, mentre Ravelli coi suoi era in riserva nel paese. Tutta la

terza e quinta brigata erano insomma lassù.

Dai vigneti, dalle ville poco distanti i Prussiani cominciarono un

fuoco d'inferno: gli alberi erano scheggiati ad ogni minuto; le siepi

si stroncavano, producendo un fracasso indescrivibile: ogni poco si

spengeva per sempre una generosissima vita; ogni poco erano gemiti,

strida, imprecazioni; gli strazianti lamenti degli uomini avevano

riscontro in que' dei cavalli... povere bestie innocenti, che ad ogni

poco cadevano stramazzoni per terra in quella grandinata di

proiettili, che di minuto in minuto raddoppiava d'intensità.

I nostri erano imperterriti come vecchi soldati: gli Spagnoli

ammirabili; nelle legioni Italiane non mancavano spiritosaggini, nè

arguzie..

--Guarda, se con quegli elmi non paiono civiconi del

quarantotto!--Diceva uno.

--Mirali bene... che vadano a godere della sua grazia di Dio!

--Coraggio amici, si gioca l'ultima carta... o si sballa o saremo

eroi.

Conforti reciproci, incoraggiamenti non mancavano certo in quelle file

che decimava la morte. I Prussiani avevano fatto delle feritoie in un

muro difaccia e con tutta la sicurezza possibile miravano come se

fossero al bersaglio.

Nella prima mezz'ora, Squaglia ebbe una palla in bocca che poco dopo

lo rese cadavere. Povero Squaglia!... Quasichè presentisse la morte

aveva dato a tutti i compagni la sua carta di visita con l'indirizzo

preciso della propria famiglia.

Canzio, come sempre elegantissimo, se ne stava in capo alla via,

puntando i nemici col canocchiale, indifferente come se puntasse una

bella donna al teatro. Canessa era a pochi passi da lui. Menotti,

Bizzoni, Tanara, Erba trapassavano recando ordini, incoraggiando col

loro contegno i più timidi in mezzo a quel turbine di palle di ogni

qualità, che ci aveva ridotti, alla lettera, sordi. Garibaldi esposto

come tutti gli altri, più di tutti gli altri alle micidialissimo

scariche del nemico, era sorridente, tranquillo e faceva nascere nel

cuore d'ognuno un sentimento tale di dignità e di rispetto che credo,

sarebbe stato per chiunque impossibile il mancare al proprio dovere.

I nostri si mandarono a dare due cariche alla baionetta, cariche che

furono ricevute accanitamente dal nemico... Quante nobili vite non

furono spente!.. Il terreno era chiazzato di sangue, ad ogni passo

impediva l'andare un cadavere, via via che si procedeva i morti erano

ammonticchiati l'uno sull'altro.

E intanto si avvicinava la sera; e un'acqua fine fine ci filtrava

nell'essa; fu allora che vidi Mis Wite Mario passeggiare

intrepidamente lì proprio in prima fila con un sangue freddo da fare

invidia a un vecchio soldato; chiunque ha preso parte alle tremende

giornate di Digione, deve serbare eterna memoria di questa eroina, che

abbiamo veduta trasvolarci davanti, come un'esempio vivente di quanto

può fare una donna animata da generosi propositi; lei hanno ammirata

al proprio fianco i combattenti, lei hanno salutata come affettuosa

sorella i feriti; lei hanno riverito gli stessi nemici, in mezzo ai

quali passava dalle nostre file, per poter recare un sollievo a chi

era in angustie, per potere avere informazioni sicure su certe cose

che rimanevano al buio.

Mai la morte ha mietute tante vite magnanime in pochi momenti, come

quella sera a Talant. Gli Spagnoli si erano ridotti ad un piccolo

nucleo ed avevano perduto i loro ufficiali, lo stesso era

degl'Egiziani il cui prode tenente Zauli giaceva ferito; morto il

bravo tenente Gniecco dei Genovesi, ed esanimi al suolo giacevano già

Salomoni, Imbriani, Settignani, e Pastoris.

L'ecatombe stava per compiersi: a quelli in prima linea mancavano le

munizioni, e l'ostinatezza dei Prussiani raddoppiava: mentre difatti

essi avevano sgombrato quasi tutto l'esteso terreno che ci stava

dicontro, si agglomeravano in faccia a Talant, a Talant i di cui

difensori oramai potevansi calcolare a poche centinaie. Avevano i

nostri avversarii occupata una cascina al disotto del paese, e si

avanzavano a pelettoni serrati, e tirando su noi con una continuità

straordinaria.

Vien dato al battaglione dei Cacciatori di Marsala l'ordine di

avanzarsi e di caricare il nemico. Lo strenuissimo Perla col volto

raggiante, con piglio da infonder coraggio ad un morto si pone alla

testa. Genovesi, Egiziani, Spagnoli, quelli delle altre legioni, tutti

si raggranellano dietro di lui, tutti sono ansiosi di morire da forti

o di veder rinculare il nemico. Molti non hanno più cariche molti sono

sfiniti dalla stanchezza, molti non resistono più in mezzo a quella

desolazione e vanno incontro a una palla tanto per finirla una volta

con questo mondo codardo; avanti, gridano gli ufficiali, avanti

ripetono i più animosi, avanti grida nel cuore l'amore dell'umanità e

della repubblica, avanti la voce del dovere e tutti, come un sol'uomo,

si accingono alla titanica impresa. Cinquecento cori battevano in

quell'istante all'unisono!...

_Viva la Repubblica, viva Garibaldi_... giù la baionetta ed a passo di

corsa contro i soldati di re Guglielmo. Il fumo impedisce la vista: in

quella penombra, prodotta anche dall'ora divenuta tarda, ad ogni

secondo si vedono guizzare immense strisce di fuoco; si procede

pestando i cadaveri e seminando a ogni poco di nuovi cadaveri il

suolo; i Prussiani essi pure si avanzano, ma lentamente; il cozzarsi è

divenuto inevitabile e sarà un cozzo tremendo.

Lo slancio dei nostri è impetuoso... troppo impetuoso: Perla, il

veterano di tutte le campagne dell'indipendenza stramazza per terra

mortalmente ferito: Cavallotti è morto; moribondo il tenente Rossi di

Lodi: i soli cacciatori di Marsala hanno 17 ufficiali fuori di

combattimento. I Prussiani si asserragliano in due casette; vien dato

anche ai nostri l'ordine di ritirarsi; rimanendo la sola legione

Ravelli a guardia di Talant...

--Vieni via--Grida il Piccini al Rossi, quando tutti si erano

ritirati.

--Fammi utilizzare anche le ultime due cariche che mi sono

restate--Questi rispose... e si avanzò verso il nemico. Un vivissimo

fuoco di moschetteria, l'ultimo che si eseguisse in quel punto, uccise

il nostro amico diletto, il nostro compagno di tante sventure e di

tante peripezie. Nessuno più lo rivide: il giorno dipoi sapemmo da una

guida che egli era morto in conseguenza di tre ferite: due nel petto

ed una nella faccia.

Ci ritirammo; il cielo era ingombrato qua e là da densi nuvoloni; gli

alberi sembravano giganteschi; al fragore prolungato di poco fa era

succeduto un silenzio cupo, lugubre, interotto solamente a lunghi

intervalli da qualche colpo; rientrammo nella gran strada e qui un

viavai di carri, d'ambulanze, sopra uno dei quali vidi la simpatica

donnina che avevamo veduto dalla tabaccaia, e trasporti di feriti, e

imprecazioni di morenti, e un chiamarsi ad alta voce tra i carri e un

domandarsi informazione, accolte ora da sospiri, ora da bestemmie, ora

da un «meno male» proferito in senso stizzoso e soddisfatto; nei campi

adiacenti si vedevano a quell'incerto chiarore molti cadaveri; la luna

si mostrava timidamente in mezzo alle nubi. Mi venne in mente la

leggenda popolare che sostiene Caino esser stato relegato nella luna;

le macchie di questo pianeta mi sembravano in quella sera proprio gli

occhi di questo primo fratricida, che ora allegravasi a quella strage

fraterna.

Su un carrettone vedemmo insieme a tanti altri lo Stefani che era

stato ferito in un braccio; noi c'inoltravamo serii serii in mezzo a

quelle confusione; nessuno avrebbe potuto scherzare: un giovinetto si

azzardò di intuonar sottovoce una cantilena fu acremente ripreso:

erano troppi i morti che avevamo veduti a quell'ora, eran troppe le

perdite che ci facevano sanguinare l'anima a tutti e, ce lo perdonino

gli spiriti forti, noi si sentiva voglia di piangere. Io comprendo in

certi momenti l'indispensabilità di una guerra, comprendo che nel

fervore delle pugne ci s'inebrii più che se prendessimo parte a una

scena d'amore e di ardentissimo amore, ma, quando tutto ritorna nella

solita calma; quando girando gli occhi non vedi che informi ammassi di

carne che saran putrefatti tra poco, e che poco tempo fa sentivano,

amavano, speravano; quando ripensi al dolore, alla disperazione di

migliaia di madri e di vedove, se non detesti questa macelleria

d'innocenti, questa violazione delle più care affezioni e dei legami

più sacri, bisogna dire che la natura ti ha dotato di un cuore di

pietra!.. I Chinesi, che noi abbiamo avuto il coraggio di chiamar

barbari sino a questi ultimi tempi, fino dall'età più lontane, come

ci dice Laotsu, imponevano ai loro generali di mettersi in lutto,

appenachè avevano vinto una battaglia: noi che ci si becca il titolo

di umanissimi e di civilizzati inalziamo sulle nostre piazze monumenti

ai generali, anche quando hanno perduto, purché abbiano tirato a far

ciccia. Evviva la civiltà!

Entrati in Digione, con grandissima nostra sorpresa, trovammo aperte

tutte le botteghe; andammo alla solita trattoria... era quasi

deserta; quanti di quelli che erano soliti a frequentarci non avevano

lasciato la vita, nel breve volgere di otto o dieci ore!...

Ogni persona che entrava, erano domande, grida di sorpresa, strette di

mano: e solamente allora si cominciava a forza di racconti a sapere

gli episodi gloriosi del combattimento, le perdite che avevamo subito,

l'andamento preciso della battaglia.--Il tale...? domandava qualcuno;

è morto, gli si rispondeva; e il tale altro?... Morto anche lui... e

tutti a sforzarci a sorridere per far gli uomini forti, ma il sorriso

moriva sul labbro e ci si sentiva invece un groppo alla gola che ci

faceva discorrere stentatamente, e avremmo pianto così volentieri, se

il pianto non fosse qualificato per una debolezza da donnicciole.

Le guide del generale Bossak ci annunziarono la morte di questo eroico

figlio della Polonia; come erano commosse via via che procedevano nel

loro racconto! Non era un superiore quello che avevano perduto, era un

fratello: Bossak aveva voluto dar loro di sua tasca ogni giorno il

doppio della paga che le ricevevano dal corpo; ogni giorno le voleva a

mensa con lui; il primo dell'anno fe' loro presente di qualche

marengo: una volta che la brigata mancava di viveri provvide, sempre a

sue spese, affinchè nessuno soffrisse la fame. La democrazia faceva

una perdita irreparabile con la morte di lui; figlio di una delle più

illustri famiglie Pollacche, si era posto a capo della rivoluzione nel

1864, ed esule in Svizzera confezionava le cartoline da spagnolette,

tanto per tirare avanti onoratamente la sua famigliola. Appenachè

seppe esser la Francia divenuta repubblica, si mise a di lei servizio,

e nella mattina di questo giorno glorioso, spintosi alla testa di una

ventina di guardie mobili, più arditamente di quello che sogliono fare

tutti i generali, aveva incontrato la morte, suggellando col sangue la

sua vita esemplare.

Verso le dieci io volli ridurmi a casa: la stanchezza mia è

indescrivibile; appena in strada incontrai i Carabinieri Genovesi:

saranno stati una trentina; gli Spagnoli che li seguiano erano tutt'al

più venticinque: quante vittime in quella giornata: quante nazioni non

affratellava quel sangue generoso sparso in prò di una repubblica!

Arrivato a casa, mi scinsi la sciabola: non guardai nemmeno una

vecchia bottiglia che ci aveva apprestato la padrona di casa, meditai

molto, riandai tutti i più piccoli episodii della strage a cui avevo

assistito, poi cominciai ad appisolarmi e un benefico sonno mi tolse

alle ansie, alle dolorose. ricordanze, alle considerazioni più o meno

filosofiche.

»_La gioia dei profani

» È un fumo passeggier._

Mi desto di soprassalto è sento di nuovo suonar delle trombe; credo

sul principio che ciò non sia che un giuoco della mia alterata

immaginazione: aguzzo l'orecchio, vò alla fine-* stra, la schiudo...

Non ci è che dire... sono trombe che ci chiamano un'altra volta a

raccolta--Ci siamo, dico tra me e non senza imprecazioni, mi ricingo

la durlindana e scendo in mezzo alla via. Doveva esser suonata di poco

la mezzanotte. I soldati si avviano verso la stazione; io tenni lor

dietro.

--Che ci è?

--I Prussiani si avanzano... hanno avuto rinforzi.

--O non si erano ritirati?

--Sì... ma ora ritornano.

--E noi?

--Si batte in ritirata.

--È impossibile... Garibaldi si farà ammazzare ma non vorrà dar loro

questa soddisfazione.

--Eppure vedrete... vi dico che si va a Lione.

--Smettete, pazzo!

--Non è vero!

--Se hai paura, và a letto.

--È impossibile!...

Insomma a forza di queste discussioni, si era giunti al cimitero che è

quasi difaccia alla ferrovia. Lì trovammo Garibaldi in carrozza, tutto

lo stato maggiore e alcuni battaglioni schierati. Degli scorridori

prendevano la via onde attinger notizie, o recar dei dispacci. Il

freddo era tremendo; tutti si batteva i denti, ci si strisciava le

mani, si passava infine un quarto d'ora più climaterico di quello di

Rabelais.

Fortunamente, dopo informazioni ricevute, il Generale ci rimandò tutti

a dormire: non era stato che un'equivoco, di cui noi avevamo pagato le

spese. Mezz' ora dopo, a dir molto, si dormiva di nuovo

tranquillamente.

Da Firenze a Digione: Impressioni di un reduce Garibaldino · 第 17 / 33 题