SANTINA.... Che mi avessi rotto una gamba piú tosto,...
GERASTO. (Mi avessi rotto il collo io!).
SANTINA.... Sventurata me!...
GERASTO. (Anzi me!).
SANTINA.... che non si trova piú sciagurato uomo!
GERASTO. (Che non si trova la piú fastidiosa e bizarra diavola di te!
E il peggio è che bisogna farle carezze contro mia voglia, per non
farla suspetta del fatto. Orsú, bisogna far buon animo, come si avesse
a tòrre una medicina). Ben trovata la mia moglie carissima, non posso
tenermi che non ti baci un par di volte per amorevolezza!
SANTINA. «Chi ti fa quello che far non suole, o t'ha ingannato o
ingannar ti vuole».
GERASTO. Non si può star sempre ad un modo, moglie mia cara.
SANTINA. Oh come odori di muschio, mi pari una profumeria.
GERASTO. Passando per la bottega di maestro Cesare profumiero, mi
spruzzò un poco d'acqua nanfa sul volto.
SANTINA. Non so chi mi tiene la lingua.
GERASTO. Lasciamo il ragionar di questo adesso. Maritata che sará
nostra figlia con questo romano, ci vogliam menare una vita la piú
felice del mondo.
SANTINA. Come será questa vita felice?
GERASTO. Maritaremo subito Fioretta e la caveremo di casa, che non è
buona per servire: è troppo delicata, pare una gentildonna; ne
troveremo una piú rustica, che possa spezzar legna, carriarle, far la
bucata, star in cocina e sovra tutto, bisognando, toccar delle
bastonate.
SANTINA. Fioretta l'ho maritata giá.
GERASTO. L'ho maritata io con un mio amico con men di dugento ducati
di dote.
SANTINA. Io con men di cento.
GERASTO. Io con men di cinquanta.
SANTINA. Io con men....
GERASTO. Lasciami finir di parlar, se vuoi. Colui se la torrá nuda.
SANTINA. Questo mio gli fará la sovradote.
GERASTO. Il mio gli dará cento ducati di piú.
SANTINA. Il mio, dugento.
GERASTO. Il mio....
SANTINA. Anzi il mio....
GERASTO. Tu non sai che voglio dire, e passi innanzi.
SANTINA. E tu dici prima che altri risponda.
GERASTO. Hai detto?
SANTINA. Sí bene.
GERASTO. Invano hai detto, perché l'ho maritata io prima che tu.
SANTINA. Io l'ho maritata e dato la mia fede, né posso contravenire al
giuramento.
GERASTO. A te non sta maritarla, ma al padron della casa.
SANTINA. Impácciati tu di maschi, che a me tocca la cura delle femine.
GERASTO. Tu non ti intendi di matrimoni, a pena sai filare; attendi a
filare.
SANTINA. E tu attendi a medicare. Ma qualche cosa ci è di sotto: non
stimi ch'io abbi prima pensato a quello che tu pensi? Se tu mi
tenti...
GERASTO. Che cosa?
SANTINA. Vuoi che dica?
GERASTO. Di' tosto.
SANTINA. Quella...
GERASTO. Chi quella?
SANTINA.... che tu sai...
GERASTO. Che so io?
SANTINA. Tu non sai chi dico io, eh?
GERASTO. Ben fu grande la mia sventura aver te per moglie! che
seccaggine, che febre, che inferno è questo? Che sia maladetto
colui..., non lo voglio dire.
SANTINA. Che si fiacchi il collo chi fu il primo a farne parola!
GERASTO. Che fussi piú tosto morto che incorso in simil sciagura!
SANTINA. Non è stata né sará mai la piú infelice femina di me per
esser maritata a tal uomo! Mira a chi ho data cosí bella dote e cosí
grande intrata...
GERASTO. Tanto grande che la metá mi soverchieria; me ci affogo
dentro.
SANTINA.... e bella e profumata,...
GERASTO. Puzzulente piú d'una carogna.
SANTINA.... senza quello che vi vien dietro, ché me l'hai guasto e
consumato.
GERASTO. Menti per la gola! parla piú chiaro, bestia!
SANTINA. Non m'hai guasto e consumato tutto il correrio che hai avuto
dietro la dote?
GERASTO. Quattro stracci fradici.
SANTINA. Non sono io nobile? non sei tu un povero medicaccio?
GERASTO. Se non fusse stato per me, i tuoi parenti sarebbono morti
mille volte di fame.
SANTINA. Or vo' cominciare a farti conoscere chi son io.
GERASTO. O misero me, quando questi sassi si rompono di stracchezza,
ella adesso vuol cominciare! quando finirá, se adesso comincia? in
ogni modo, tu hai da star di sopra.
SANTINA. Forse non son io la peggior femina trattata del mondo?
GERASTO. Ti batto, forse?
SANTINA. Guai a te, se avessi tanto ardire!
GERASTO. Di che dunque ti lamenti?
SANTINA. Mi fai star tutta la notte in un canton del letto, sola; e se
per disgrazia ti tocco le gambe, subito:--Fatti in lá, che mi rompi il
sonno, mi fai caldo.--Io non sono storpiata né mi puzza il fiato.
GERASTO. Tanti figli che abbiam fatto, dimostrano se ti abbi trattato
male.
SANTINA. Questo fu cosí nel principio.
GERASTO. Or son vecchio, la complession non mi aiuta: vuoi che mi
muoia?
SANTINA. Ci è altro sotto: lasci il tuo terreno incolto per cacciar il
vomero nell'altrui terreni; ma s'io me ne accorgo, farò le mie
vendette.
GERASTO. Su su, finiamola, ché saresti per durarla tutto oggi. Dove ti
eri avviata?
SANTINA. Io non ho da uscire, vo' tornarmene a casa.
GERASTO. Entriam, su presto.