CAPITOLO XX.

Le Case.

Differenza tra le case pompejane e romane — Regioni ed Isole —

Cosa fosse il _vestibulum_ e perchè mancasse alle case pompejane

— Piani — _Solarium_ — Finestre — Distribuzione delle parti della

casa — Casa di Pansa — Facciata — La bottega del _dispensator_ —

_Postes, aulæ, antepagmenta_ — _Janua_ — Il portinajo — _Prothyrum_

— _Cavædium_ — _Compluvium_ ed _impluvium_ — _Puteal_ — Ara dei

Lari — I Penati — _Cellæ_, o _contubernia_ — _Tablinum, cubicula,

fauces, perystilium, procœton, exedra, œcus, triclinium_ — _Officia

antelucana_ — _Trichila_ — Lusso de’ triclinii — Cucina — Utensili

di cucina — Inservienti di cucina — Camino: v’erano camini allora?

— Latrina — Lo xisto — Il crittoportico — Lo _sphæristerium_,

la _pinacoteca_ — Il _balineum_ — L’_Alæatorium_ — La _cella

vinaria_ — Piani superiori e recentissima scoperta — _Cœnacula_ —

_La Casa a tre piani_ — I balconi e la _Casa del Balcone pensile_

— Case principali in Pompei — Casa di villeggiatura di M. Arrio

Diomede — La famiglia — Principio costitutivo di essa — La nascita

del figlio — Cerimonie — La nascita della figlia — _Potestas,

manus, mancipium_ — _Minima, media, maxima diminutio capitis_ —

Matrimonii: per confarreazione, uso, coempzione — _Trinoctium

usurpatio_ — Diritti della _potestas_, della _manus_, del

_mancipium_ — _Agnati, consanguinei_ — _Cognatio_ — _Matrimonium,

connubium_ — _Sponsali_ — Età del matrimonio — Il matrimonio

e la sua importanza — Bigamia — Impedimenti — Concubinato —

Divorzio — Separazione — _Diffarreatio_ — _Repudium_ — La dote —

_Donatio propter nuptias_ — Nozioni sulla patria podestà — _Jus

trium liberorum_ — Adozione — Tutela — Curatela — Gli schiavi —

Cerimonia religiosa nel loro ingresso in famiglia — _Contubernium_

— Miglioramento della condizione servile — Come si divenisse

schiavo — Mercato di schiavi — Diverse classi di schiavi —

Trattamento di essi — Numero — Come si cessasse di essere schiavi

— I clienti — Pasti e banchetti romani — Invocazioni al focolare —

Ghiottornie — Leggi alla gola — Lucullo e le sue cene — Cene degli

imperatori — _Jentaculum, prandium, merenda, cœna, commissatio_ —

Conviti publici — Cene sacerdotali — Cene de’ magistrati — Cene

de’ trionfanti — Cene degli imperatori — Banchetti di cerimonia

— _Triumviri æpulones_ — _Dapes_ — Triclinio — Le mense —

Suppellettili — _Fercula_ — Pioggie odorose — Abito e toletta da

tavola — Tovaglie e tovaglioli — Il re del banchetto — Tricliniarca

— _Coena recta_ — Primo servito — _Secunda mensa_ — Pasticcerie e

confetture — Le posate — Arte culinaria — Apicio — Manicaretto di

perle — Vini — Novellio Torquato milanese — Servi della tavola:

_Coquus, lectisterniator, nomenclator, prægustator, structor,

scissor, carptor, pincerna, pocillator_ — Musica alle mense —

Ballerine — Gladiatori — Gli avanzi della cena — Le lanterne di

Cartagine — La partenza de’ convitati — La toletta d’una pompejana

— Le _cubiculares_, le _cosmetæ_, le _calamistræ, ciniflones,

cinerarii_, la _psecas_ — I denti — La capigliatura — Lo specchio —

Punizioni della toaletta — Le ugne — I profumi — _Mundus muliebris_

— I _salutigeruli_ — Le _Venereæ_ — _Sandaligerulæ, vestisplicæ,

ornatrices_ — Abiti e abbigliamenti — Vestiario degli uomini —

Abito de’ fanciulli — La _bulla_ — Vestito degli schiavi — I lavori

del gineceo.

Conosciuta che abbiamo la vita publica de’ Romani, se non desunta

interamente da quanto offrirono gli scavi di Pompei, certo tuttavia

avvalorata e grandemente da essi, facciamoci ora a chiedere ai medesimi

tutto quanto ha tratto alla vita privata. Entriamo nelle case di

Pansa e di Sirico, di Cornelio Rufo e di Caprasio Primo, di Olconio

e di Giulia Felice, non che de’ molti altri facoltosi pompejani:

affacciamoci anche alle più modeste ed a quelle dell’uomo del popolo e

interroghiamo. Quelle mute rovine ne avranno di eloquenti rivelazioni

a fare. Collo ajuto degli scrittori di quel tempo indovineremo l’uso

d’ogni singola stanza, come con essi ci siam resa ragione d’ogni altra

cosa, che siam venuti fin qui discorrendo, e risaliam dopo alle più

elevate considerazioni toccanti la famiglia e il costume, gli usi e le

consuetudini. Ampio è codesto argomento che piglio a svolgere; ma vedrò

modo di rapidamente farlo.

Avanti tutto, esaminiamo, o lettore, la casa, nel suo materiale.

La prima osservazione che si presenta è quella, che abbiamo insieme già

fatta, parlando nel capitolo dell’Arti dell’Architettura: la piccolezza

cioè, di esse, della quale a stento possiamo capacitarci, accostumati

come siamo ad ammirare la vastità de’ palazzi de’ nostri grandi, e

l’ampiezza pur delle nostre case. Ricorderà il lettore che non solo

credetti attribuire questa piccolezza delle case pompejane alla vita

che que’ cittadini facevano frequentemente in istrada e in piazza, ma

piuttosto alle abitudini, alle tradizioni ed al gusto de’ Greci che

vi si conservavano. Ecco perchè mai si terrebbe ad esempio una casa

pompejana, per formarsi un’esatta idea di una casa romana. I Greci

studiarono più presto le bellezze delle forme architettoniche, che lo

splendore della grandezza seguìta da’ Romani. Questi d’altronde non

avrebbero potuto colle anguste abitazioni greche mantenere il costume

superbo d’essere sempre seguiti e corteggiati da una folla di clienti,

d’essere sempre assistiti e serviti da una quantità di servi. Alla

finezza del gusto finalmente sopperirono i Romani colla magnificenza.

Colle case pompejane pertanto argomentiamo in quelle vece solamente

come potessero essere le case di Pericle e di Aristide, di Socrate e di

Platone, di Atene, di Sparta e di Corinto.

Contuttociò, la distribuzione delle parti puossi dire comune tanto

alle case greche che alle romane; suppergiù una casa pompejana è

distribuita come era una casa romana, eccettuata l’ampiezza maggiore

di quest’ultima; come pure si possa dire che visitata una casa,

siensi visitate tutte, perocchè a un di presso siano tutte egualmente

conformate: nelle sole decorazioni consistendo per avventura la

differenza.

Un’altra diversità si riscontra per avventura nel mancare le case

pompejane di _vestibulum_. Tal nome non davasi già a quella parte della

casa che così designiamo oggidì, ma bensì come raccogliesi da Vitruvio

e da Aulo Gellio[57], a quella corte o piazza che stava avanti alla

casa, od a qualunque altro grandioso edificio, subito sulla fronte

dell’entrata principale, lo che ottenevasi col prolungare le mura

laterali al di là della facciata dell’edifizio, come del resto suole,

di frequentemente vedersi massime ne’ palazzi di campagna, chiuse

per lo più cotali corti o piazzali da muri o cancellate, od anche

determinate da albereti. In Pompei, città di terz’ordine, adagiata su

d’un pendio, che non poteva disporre di larghi spazi, che le case erano

piccolette, non vi potevano essere vestiboli nel senso che assegnavasi

allora ad essi, convenienti questi ad edifici piuttosto grandiosi.

Pare per altro dal luogo stesso di Vitruvio che in greco dicendosi

_prothyra_ i vestiboli che sono avanti alle porte, e _prothyra_ da’

Romani quelli che in greco si dice _diathyra_, cioè cancello o riparo,

vestibolo potesse essere detta pur quella parte subito successiva dove

stava l’ara o focolare, di cui dirò fra breve, se si deve aggiunger

fede ad Ovidio:

_Huic quoque vestibulum dici reor: inde precando_

_Adfamur Vestam; quæ loca prima tenes_[58].

Or venendo a dire dell’altezza delle case di Pompei, se in Roma si

spinse talmente la fabbrica delle case fino ad esservi undici piani,

tal che Augusto fosse costretto a rendere un editto che conteneva

l’ardimento degli architetti acciò non varcassero l’altezza di settanta

piedi, e Trajano a ridurla a sessanta, per la maggiore sicurezza e

salubrità: in Pompei, sa già il lettore, come quasi tutte le case

sembri non abbiano avuto che il pianterreno e un primo piano, che

appellavano _solarium_, onde il nostro solajo. Taluna appena, come

vedrà più avanti, si riconobbe aver avuto due piani e il solajo.

Qui altra osservazione è dato di fare avanti queste casette pompejane,

prima di mettervi il piede: la mancanza, cioè, assoluta di finestre

sulla via. Poteva ciò essere l’effetto delle imposizioni che

gravitavano su di esse; ma più perchè la casa tenevasi per santuario

chiuso all’occhio profano; perocchè le imposte gravi, non avrebbero

trattenuto gli Olconj e i Pansa, e i tanti altri maggiorenti dallo

averle. Del resto anche nell’interno le camerette il più sovente

ricevevano luce dall’uscio e da lucernari dall’alto. La luce piovente

dall’alto era anche in Roma in quasi tutte le case: avvertimento

codesto non inutile pel giusto collocamento de’ capolavori dell’arte

antica, e pel modo più sicuro di apprezzamento.

Sa già del pari il lettore come Pompei si dividesse in regioni,

_regiones_, e queste in isole, _insulæ_, le quali assumevano il nome

del proprietario principale delle case o dell’unica casa onde si

costituiva, come questa di Pansa, che invito il lettore a visitare come

esempio di tutte nella via delle Terme.

Scoperta dal 1811 al 1814, si ritenne appartenente a Pansa, edile,

poichè un’iscrizione dipinta su di una spalla o pilastro della porta

così dicesse:

Pompei e le sue rovine, Vol. 3 (of 3) · 第 3 / 55 题