IV.

Ad ogni modo i vini greci ed i latini serbarono la loro fama anche

nell'età di mezzo e costituirono i due tipi commerciali del prodotto. I

centri greci più accreditati di produzione erano la Romelia, Creta e

Cipro, e la qualità preferita, la Malvagia; i migliori centri latini

erano i marchigiani e i calabresi (Tropea e Cotrone) e stimavasi assai

la Vernaccia, tanto cara a papa Martino IV, che v'affogava dentro «le

anguille di Bolsena». I prezzi tornarono miti. Un barile di vino greco

nel secolo XIV s'aveva su per giù per una lira fiorentina. E sì che

c'erano i dazi, la cui commisurazione era determinata secondo criteri

differenziali non solo di qualità, ma anche di nazione, essendo i

Veneziani ed i Genovesi meglio trattati, negli scali di Levante, de'

negozianti di qualsiasi altra nazionalità. Però erano dazi lievi.

Generalmente l'entrata e l'uscita del vino erano colpite con una tassa

dal 2 al 5 per cento _ad valorem_, ed i diritti più elevati cadevano

sulla Vernaccia. In qualche scalo cotesta misura era superata d'assai;

ad Alessandria d'Egitto, per esempio, il dazio sul vino era del dieci

per cento e a Tunisi dell'undici. Ma erano eccezioni.

Più del commercio internazionale era in verità impacciato lo smercio

interno, ove fiorivano le Corporazioni. In Francia, come tutti sapete,

l'ordinamento delle Maestranze ebbe norme rigide dettate da' canoni

d'una pessima politica economica, secondo la quale l'esercizio di

qualunque mestiere, arte o professione era un privilegio regale

conceduto a questo o quel cittadino dalla benevolenza del sovrano. Verso

la fine del secolo XIII Parigi aveva 51 mercanti di vino (_bufetiers_),

3 sensali da vino e 4 gridatori, tutti patentati e privilegiati. Il

gridatore aveva il diritto esclusivo di girare per le piazze e bandire

il vino dell'osteria tale o tal'altra. Gli osti, o tavernai che fossero,

non potevano ricorrere per cotesto servigio ad altri e dovevano, a

richiesta del _crieur_, dargli un campione ed indicargli il prezzo.

Il costume de' banditori del vino esisteva anche in Italia ed in certi

paesi ha durato un gran pezzo. Tra' ricordi della mia fanciullezza c'è

il gridatore del vino che vedevo a Bari la domenica. Lo chiamavano

_Calandriedd'_ e si metteva sulle piazze e crocicchi, celebrando con una

monotona cantilena il vino della bettola del tale o tal'altro oste,

mostrando e facendo assaggiare il campione. Come il regime corporativo

si andò perfezionando, così crebbero i vincoli. In Francia si vendevano

uffici di ispettori delle taverne, rotolatori di botti, sensali,

commissionari, esercenti, saggiatori, negozianti di vino. Vi fu un tempo

in cui la tassa di entrata nella Corporazione de' Vinai era di 800 lire

tornesi, delle quali due terzi circa andavano all'erario pubblico,

rimanendo il resto alla cassa sociale.

Ma un guaio ancora più grosso sopravvenne quando, sotto l'influenza del

sistema Mercantile, s'aggravarono i dazi doganali. Io credo che

l'egregio prof. Lessona mi permetterà di applicare a cotesti dazi

l'arguta denominazione con la quale egli annunciò il tema della sua

splendida conferenza, perchè in verità i dazi, o signori, sono veri e

propri _nemici del vino_.

Il Vino: Undici conferenze fatte nell'inverno dell'anno 1880 · 第 17 / 33 题