II.

La Grecia, al suolo della quale s'adattarono benissimo così le viti

fenicie di Tiro e Sarepta, come le sire di Laodicea e Biblo (Latakié e

Gebail), diede molte cure alle vigne, sicchè ben presto divenne un paese

di grande esportazione. Troviamo menzionati in Omero due vini, i primi

venuti in fama tra gli elleni, il _Pramnio_ (Iliade XI, Odissea X) assai

generoso, che si faceva nel territorio di Smirne e il vino rosso e dolce

del monte Ismaro (Odiss. IX) nelle campagne tracie (Romelia), ove scorre

il fiume chiamato dagli antichi Ebro e adesso Maritza. Cotesto vino fu

detto poi _Maronèo_ da una piccola città sorta a piè dell'Ismaro e con

tal nome è ricordato da Plinio.

Con questi due s'inizia l'elenco dei vini greci, che andò via via

allungandosi, sicchè sarebbe malagevole e non senza noia esporlo qui. Mi

limiterò a mentovare quelli che ottennero più riputazione in commercio.

Ed erano, tra' vini di terraferma, oltre il Pramnio, il cui credito si

manteneva ancora nel primo secolo dell'êra volgare, il vino di Sicione,

e quelli di Mende e Schione, provenienti il primo dalle campagne della

riva destra del golfo di Corinto e gli altri due dalla penisola di

Cassandra, l'antica Pallene; tra' vini poi delle isole — e quasi tutte

ne producevano — il Chio, rosso, accreditatissimo (isola di Scio) e

quelli di Taso, Lesbo, Lemno, Cipro, Rodi, Creta (Candia), Icaria

(Nicaria) e Cos. Le colonie della Sicilia e della Magna Grecia diedero

anch'esse in seguito un largo contingente al commercio vinifero.

I prezzi naturalmente variavano secondo la qualità, ma in generale erano

piuttosto bassi. Per esempio, nel Vº secolo innanzi l'êra volgare i

concittadini di Socrate pagavano lire 2,36 al litro il vino di Chio, che

era il più costoso di tutti; nel IVº secolo un litro del vino di Mende

valeva lire 1,86 e Polibio assicura che a' suoi tempi (I secolo av. G.

C.) il vino comune greco s'aveva nella Lusitania (Portogallo) per

centesimi 2 ⅓ al litro.

Nell'industria enologica i greci divennero eccellenti; niun palato

pareggiava l'ellenico nell'_enogeustica_, vale a dire nella

degustazione. Vero è che, a temperare probabilmente la forza alcoolica

de' loro vini, ci mettevano acqua, e quel che è strano, acqua marina,

anzi Atene aveva istituiti alcuni ispettori (Enopti) con l'incarico di

multare chi nei banchetti mescesse vino puro. Non sembra però che, in

pratica, l'istituzione abbia fatto buona prova e non è difficile

intendere il perchè.

Ad ogni modo il commercio greco del vino era considerevolissimo.

Negozianti all'ingrosso (_enempori_) attendevano all'esportazione e

venditori al minuto (_enocápeli_) allo spaccio locale. Il trasporto per

mare si faceva con navi adatte specialmente a cotesto traffico

(_oinagogòn plion_), per lo più in otri di pelle caprina e talvolta in

anfore impegolate. Solo per le spedizioni in Egitto si adoperavano

brocche e questa particolarità depone, mi sembra, a favore del buon

gusto egiziano.

E poichè m'accade di menzionare un'altra volta l'Egitto, dirò che al

tempo dei Lagidi avevano acquistata qualche riputazione il vino bianco

di Mareotide, detto così dall'antico nome del lago Mariut presso

Alessandria ed il vino di Tamia, l'attuale Damietta.

Il Vino: Undici conferenze fatte nell'inverno dell'anno 1880 · 第 15 / 33 题