-- Cosa state facendo, signor Sconer? Sempre l'uomo georgico?
-- L'ho fatto, ohime, contessina; ma ora sto facendo le valigie. Ero
venuto qui a P*** per un certo affare, ma non si pote concludere. Lo
metteremo alla partita del passivo.
La contessina era venuta da me, questa volta, sola: senza il seguito del
poeta al guinzaglio.
-- Con quest'orribile caldo!
-- Vi disturbo, Sconer?
-- Lei mi perturba, non mi disturba. Certo io non la posso ricevere con
tutte le regole del protocollo. E tutto sottosopra qui.
-- Avete un bicchier d'acqua, Sconer?
-- Ma lei ha sete, lei e sudata, lei e venuta a piedi per quella strada
bruciata da questo terribile sole. (Era quasi mezzogiorno). -- Quando
penso che la pelle del suo adorabile volto, delle sue adorabili mani puo
oscurarsi, c'e da fremere per il rimorso.
-- Avevo i guanti e il velo.
-- Ah, meno male.
-- E poi io mi diverto nella gioia del sole.
-- Io no: d'estate preferisco l'ombra.
-- Io invece il gran sole; e d'inverno andare per la neve, quando tutto
e neve, sentir la gioia di affondare nella neve sino alla caviglia:
respirare la neve.
-- Allora preferisco il termosifone.
Ma perline di sudore le si venivano formando su la fronte. Ella estrasse
un moccichino di merletto del tutto insufficiente perche non era piu
grande della palma della mia mano. Allora io spiegai i miei bellissimi
fazzoletti. -- _Pardon!_ -- e ne posai uno delicatamente sul suo volto,
un altro su la nuca.
-- Voi, Sconer, mi velate come Iside.
-- Veramente io vorrei fare il contrario.
-- Siete ben temerario....
-- Conservero, contessina, questi fazzoletti imbevuti della di lei
persona. Ma dicevamo? Ah, l'acqua. L'acqua qui e in fondo al pozzo, e il
pozzo e cupo. Ma ora che ben mi ricordo, devono rimanere nella credenza
due avanzi di una stirpe infelice. Se lei puo sostituire l'acqua con lo
_champagne_....
(Sono proprio gli avanzi di quelle bottiglie di _champagne extra dry_
che mandai a prendere quel giorno per onorare Melai al pranzo; una delle
quali probabilmente ha servito ad alimentare quell'incendio che io
dovevo contemplare la mattina del sette giugno. Ah, povero mio
_champagne extra dry!_)
-- Probabilmente saranno calde, ma le facciamo subito _frappees_; le
mettiamo giu nel pozzo.
La contessina accetta con piacere.
Realmente nella credenza erano onestamente rimaste obliate le due
bottiglie dal collo d'argento.
La contessina si diverte. Vuole metter lei le bottiglie nel secchio, e
calar lei la fune.
-- Un momento, contessina.
-- Che cosa?
-- Eh, ma se caliamo le bottiglie cosi, dopo, quando il secchio e
nell'acqua, galleggiano e vanno via. E chi le ripesca piu? Bisogna
legarle al secchio.
E meravigliata.
-- Sempre cosi previdente, Sconer?
-- Sempre, contessina. Sistema della Casa.
Leghiamo, caliamo le bottiglie.
Ora i bicchieri. Nella credenza vi sono molti bicchieri, ma non le coppe
per lo spumante. V'e un cavatappi di stile antiquato, ma non serve.
E la prima volta che mi avviene di adoperare gli _oggetti consegnati
oggi sei maggio al cavaliere Ginetto Sconer_ dalla signorina Oretta.
Quante speranze, allora! Ma quel tempo e fuggito. Fiori la speranza al
tempo delle violette, e la speranza mori al tempo delle rose. Non
pensiamoci piu.
Tovagliolini non ve ne sono: ma tovaglioli molti. Ghiselda ne spiega uno
di lino grosso spigato.
-- Pare una tovaglia.
-- No, un tovagliolo. Ne abbiamo anche noi di cosi fatti alla nostra
villa delle Cipressine. Nostra? Credo che sia svanita la villa delle
Cipressine.
Fece un gesto con la mano, e vi soffio sopra come su una bolla di
sapone. -- Peccato! Ero nata la.
Ora tiriamo su le bottiglie.
La vista dell'acqua gelida nel secchio la attrae, vi immerge la mano,
raccoglie l'acqua nella conca della mano e si diverte a farla cascare.
-- Sa come Pindaro chiama l'acqua?
-- Mi dispiace....
-- E sa come la chiama S. Francesco? "Umile e casta!"
-- Oh, infelice! Ma noi berremo _champagne_.
Stappo: il tappo salta. Pum! Lo _champagne_ ci spruzza, ma la contessina
beve.
-- Delizioso bere -- esclama -- quando si ha sete.
Questo lo so anch'io.
-- Un biscotto, Sconer?
-- Ce n'erano tanti, e cioccolatini anche. Ora piu niente! Ma lei ha
fame, contessina!
-- Mio Dio, si.
Guardo con stupore quella meravigliosa creatura, sottoposta anche lei
alla legge della fame: ma sono cose che avvengono a mezzodi. Mi balena
una idea luminosa.
-- Contessina, se noi facessimo colazione?
-- Qui?
-- Si, contessina.
-- Qui all'aperto? Vicino al pozzo? Sotto quest'ombra? Ah, delizioso!
-- Tanto piu, contessina, che il pozzo agisce da termosifone
refrigerante. Gia, ma non c'e niente da mangiare. Un momento, pero.
Esco, trovo Lisetta, le racconto il caso, e la prego di portare qualche
cosa: ma subito.
Ritorno.
-- Occorrera un piatto, delle posate -- dico alla contessina.
(Ecco li la credenza con gli oggetti consegnati al fu cavalier Ginetto
Sconer).
-- Faccio io -- dice lei.
Vuole lei preparare la tavola e mi impone la ubbidienza.
-- Contessina -- dico tuttavia -- se vogliamo (ma come si puo dire
questa volgare parola, _mangiare_?) fare un piccolo _lunch_, io credo
che sia meglio metter prima fuori la tavola e preparare poi.
Trasportiamo un piccolo tavolino vicino al pozzo, presso la siepe,
all'ombria. Dopo di che, ella mi ordina di stare seduto. Rabbrividisco
di piacere al suo ordine. Mentre ella va e viene e porta le stoviglie,
io la ammiro.
-- Contessina -- dico -- mi permetta di farle un complimento. Lei mi
ricorda quelle meravigliose cameriste che si trovano nei romanzi del mio
amico Lionello.
Ride.
Si vedevano, mentre lei va e viene, quelle due cosine gelatinose che
danzavano. Ah, l'estate, col velo che a pena portano le signorine, e una
stagione terribile!
-- Contessina, mi permette un altro complimento?
Ella portava due modeste scarpette di color grigio, che delineavano la
forma del piede cosi dolcemente come una sementina di popone, e due
roselline di perle erano il solo ornamento.
-- Contessina -- dissi -- sinora ho creduto che i tacchi alla _Louis
Kenz_ rappresentassero la piu alta espressione della moda, ma lei mi fa
ricredere. Le sue scarpette sono i guanti _gris-perle_ delle sue
incomparabili estremita.
Si ferma, mi guarda con quei suoi occhi, e dice:
-- Sa che lei, Sconer, dice delle sciocchezze?
-- Tutto puo darsi, contessina.
Ho la sensazione del vuoto.
Mi tornano a mente le parole di Maioli: che Ghiselda e la piu bella nave
che sia stata varata nell'oceano femminile. Che io sia gia trasportato
nell'oceano? Ho paura e nel tempo stesso sento una gioia, una gioia che
mi raddoppia la vita. Dio mio, che sia il bacillo dell'amore di cui
parla il dottor Pertusius? Salvami, dottor Pertusius! No, lasciami
morire. E cosi dolce morire cosi. L'universo mi guarda attraverso gli
occhi di lei; la sua capellatura d'oro mi soffoca. Calmiamoci, Ginetto
Sconer. Dissi allora:
-- Io non dimentichero mai, contessina, questo giorno inaugurale.
-- Perche, signor Sconer?
-- E me lo domanda? Essere servito a tavola da lei! Mi permetta che noti
questa data memorabile: quindici giugno! Essa fara da contrappeso ad
altra data infelice.
-- C'e tutto in tavola, vero? -- mi domando sorridendo.
-- Si, manca una cosa e poi c'e tutto.
-- Ah, i fiori, mancano i fiori.
C'erano ancora dei gigli nel giardino: li coglie, cioe li vuol cogliere,
ma il fusto resiste.
Allora io levo dall'astuccio il mio temperino d'argento, faccio scattare
la lama, offro.
-- Ma lei ha tutto, Sconer!
-- Tutto, contessina.
Cosi ella taglia i gigli. Li aspira, e sospira: -- Ah, deliziosi i
gigli! Sentite, Sconer!
-- Si, deliziosi: ma hanno dentro l'inconveniente di quella cosina
gialla. Vede?
E pulisco la cosina gialla che si e attaccata su la punta del mio naso,
e -- _pardon!_ -- anche sul suo.
-- Piuttosto -- dico -- cogliamo delle rose.
Colgo una rosa, la odoro, ma vedo venir fuori due bestie. Orrore! La
contessina ride, ma io scuoto la rosa e schiaccio le due bestie.
-- Cosa avete fatto, Sconer! Voi avete ucciso due bellissime cetonie.
-- Ma perche erano entrate dentro le mie rose?
-- Per amarsi -- disse la contessina -- e le rose sono il loro talamo
profumato.
-- Fortunate le cetonie -- sospirai io.
Ella prende la rosa, e coi gigli la mette entro una caraffa, e questa
dispone su la tavola. Dice: -- Ora c'e tutto!
-- Mi dispiace -- dico io --, ma manca sempre una cosa.
-- Dio mio! Che cosa? -- Cerca, non trova.
-- Il sale, contessina.
*
La Lisetta viene, intanto, con una fiamminga di fette di prosciutto,
cosi roseo, cosi spirituale che penso anch'io ai misteri della natura,
che ha creato una bestiaccia tanto immonda, per fornire a noi un cibo
tanto distinto. La contessina si siede, mangia. Come e interessante
vederla mangiare! Una rosea fetta scompare nella rosea bocca. Sembra che
mandi giu dei _fondants_.
-- Ma sapete, Sconer, che questo _jambon_ e delizioso?
-- Lo credo. (Deve essere il fratello maggiore del porcelletto della
signora Caramella).
-- Ma mi permetta: non teme lei che a mangiare cosi le possa far male al
corpo?
-- Male al corpo, Sconer? In che modo? Io non mi sono mai accorta di
avere un corpo.
-- Io, si.
Sospirai profondamente.
-- Dunque, contessina, deliziosa l'acqua, delizioso il vino, deliziose
le cetonie, delizioso il prosciutto: tutto delizioso....
-- Ah, si, Sconer; forse anche la morte, deliziosa; ma non ne ho la
sensazione: mi pare di non dover morir mai.
-- Anch'io, contessina. Cioe, deliziosa la morte no; ma voglio dire che
anch'io ho la sensazione di non dovere morire mai. Cosi che se noi due
fossimo marito e moglie, non moriremmo mai.
-- Ah, ah, ah! -- Da in uno scoppio di risa sconcertante che le si vede
sino alla gola.
-- Come Filemone e Bauci.
Non conosco questi signori, ma mi pare che lei prenda la cosa in giuoco.
Ma si fa seria d'un tratto e dice:
-- Mio Dio, cosa stiamo facendo, Sconer?
-- Stiamo facendo colazione, contessina.
-- Ma e compromettente!
-- Magari fosse, contessina.
-- Ma lei e davvero audace!
Io sospiro.
Lei torna a dare in un altro scoppio di risa.
Io sono disorientato. Qui sta per succedere qualche cosa di
straordinario. E il sole che l'ha indorata? lo _champagne_ che l'ha
eccitata? Non so: ma questa donna e titanica, folgorante. E la gioia
trionfante.
Vivere con lei, viaggiare il mondo con lei sempre in un delizioso
_tete-a-tete!_ _Sleeping car_, _Excelsior hotel_, _Palace hotel_.
D'estate al Capo Nord, d'inverno, _orient-express_, in Egitto, su quei
battelli che solcano il Nilo, come in quel quadro che c'e Cleopatra.
-- Ma che cosa ha lei, Sconer?
-- Sogno, contessina.
Questa donna e famelica. Ridendo, mentre io sogno, ha mangiato tutto il
porcelletto. Che cosa devo darle ancora?
Ma il piatto vuoto del porcelletto di madama Caramella mi fa sovvenire
che esistono anche le pesche della medesima. Lei le ha contate: lo so.
Ma non importa.
-- Un momento, contessina -- dico.
Mi allontano, ed eseguisco la requisizione delle pesche: un atto audace,
non diro come furto; che, dopo tutto, vada per i miei cioccolatini che
la signorina Oretta infilava nella bocca di quel signore; ma perche
correvo il rischio di essere sbranato da cane Leone.
Ritorno con le pesche.
Alla vista delle pesche, la contessina e presa da gioia saltellante. --
Lei e ben gentile, Sconer. Lei lo sa che io adoro le pesche? _Tu la
persica che si spicca e ne cola il succo giulio, dammi._
Io do le pesche.
_Lei_, _voi_, _tu!_ ecco, siamo passati al _tu_! Oime, no!
-- Sapete, Sconer, chi dice cosi? E un grande poeta che dice cosi.
Sentite che profumo -- dice, e me le mette sotto il naso, le pesche!
Povero Ginetto!
-- Permettete, Sconer?
Ne prende una e la morde; immerge quei denti nella carne della pesca.
-- Contessina -- supplico -- non faccia cosi.
-- Le vengono i brividi, Sconer?
-- Direi di si.
-- Anche mamma non puo vedere.
-- Veramente io.... non e per le ragioni di mama!
Mi fissa un momento sorpresa; con quelle labbra sanguinanti dalla pesca.
-- Voi siete molto sensibile, Sconer!
-- Tanto, contessina.
Qui sta per succedere qualche cosa che decidera della mia vita. Anch'io,
come madama Caramella, come tutti, entro in guerra.
E se lei non distingue l'attivo dal passivo, che importa? Maioli,
Maioli, tu stai per guadagnare l'automobile. Che fare? Gettarmi ai suoi
piedi? Peccato! Adesso non usa piu.
Mentre pensavo cosi, mi sorprendono queste parole di lei.
-- Sapete, Sconer, che sono venuta qui anche giovedi scorso? Ma mi hanno
detto che voi eravate assente.
-- Infatti son dovuto andare a Genova per un certo affare di oggetti
preziosi.
-- Commerciate anche in oggetti preziosi?
-- Ohime, si.
Vado a prendere la borsetta, la apro. Ella vi immerge la mano. Esamina:
scruta, pesa. Dice:
-- Molto bello. Avevamo anche noi tanta di questa roba.
-- Questi orecchini di brillanti -- dico -- mi sembrano quasi degni di
lei. Mi piacerebbe provare.
-- E inutile: non ho il lobo forato. Non credete?
Ella piego la testa da un lato e, gorgogliando un caro riso, concedette
alla mia mano di sollevare la impareggiabile seta dei suoi capelli,
affinche io constatassi che il lobo non era forato. Ma nel toccare quel
cosino dell'orecchio, elastico e dolce, io rabbrividii.
-- Allora quest'anello, contessina.
-- Oh si, questo smeraldo incastonato all'antica mi piace.
-- Permette -- domandai allora -- che lo mettiamo in opera?
Mi porse la mano. Io provai le dita e infilai l'anello nell'indice:
rabbrividii per la seconda volta. Appressandomi, sentii il calore
profumato di carne del suo alito.
Si contemplo la mano un po' meditabonda.
-- Ne aveva uno cosi anche mama, con uno smeraldo anche piu cupo. Ma io
non ci tengo piu ai gioielli.
-- Nemmeno io, contessina, benche oggi l'investimento del capitale in
preziosi sia molto indicato. Sarebbe come una lirica del capitale! Ma le
confesso che tengo di piu assai alla mia modesta palazzina in Milano, al
mio modesto appartamento.
E io le parlai allora della mia palazzina in Milano, mia proprieta; del
mio appartamento in istile _Louis Kenz_, ma con tutto il _comfort_
moderno. -- Tutto, tutto, c'e tutto, ma manca solamente una cosa....
Ella mi ascoltava pensosa.
Mi attendevo questa deliziosa domanda: "Che cosa le manca, caro
Sconer?".
E invece venne fuori quest'altra domanda: -- Sapete quello che accade a
Cioccolani?