La notte mi sono sognata la contessina. Io ero un pascia, come si vede
in quel quadro dove c'e un pascia turco sul trono che compra le schiave
nude. Io comperavo Ghiselda: palpavo, esaminavo bene. Davo a Maioli, che
era il negriero, un numero considerevole di quei fedeli amici che sono i
biglietti da mille. Lei era umile e muta, vestita soltanto con la sua
capigliatura: una cosa da fare impazzire!
Mi stavo vestendo al mattino, e il cameriere mi recapita questo
biglietto: "Caro Sconer, donna Ghiselda vi fa l'onore di esservi guida
nella visita ai monumenti e dintorni. Tenete pronta automobile ore
quattordici. Maioli".
"E va bene -- dico --. Passeremo una bella giornata".
Macche! Mi hanno fatto consumare due latte di benzina, col prezzo che
costa oggi, e non mi sono divertito niente.
Ecco come sono andate le cose.
Alle due mi vedo arrivare la contessina, Maioli e un terzo individuo:
una specie di nanerello, che mi arrivava appena alla spalla, con un
abito sport, color kaki.
"Cioccolani," mi dice la contessina, presentandomi costui. Soltanto
Cioccolani! Il nanerello si limita a piegare la testa, come se gliela
avessero tirata giu controvoglia con lo spago. Maioli mi spiega che quel
signore mi onora di essere la guida artistica. E va bene. Dico: "prego,"
e lui non si fa pregare: prende posto accanto alla contessina, e prende
il comando lui dell'automobile.
Si comincia il giro artistico: chiese, battistero, chiostri, palazzi,
conventi, ecc. Ecco, diro: a me non importava niente di vedere queste
cose, ma gia che la proposta veniva da loro, cortesia voleva che
avessero dovuto dare le spiegazioni. Invece, come se io non ci fossi
stato! In ogni luogo dove andavamo, gran discussioni fra di loro, tanto
che una volta venne fuori un prete a sgridare.
A me dicevano: "Guardi li! Vede questo? Vede quello?" Intanto nelle
chiese e tutto scuro e non si vede niente: e poi a me cosa importava? Il
bello poi era questo che, quando Maioli mi diceva: "Guardi in su,
divino, ah! giottesco, oh! Pinturicchio, abside" che so io, sentivo loro
due che ridevano, e lui che ripeteva: "Dinamite, dinamite!"
Mi accosto e guardandolo dall'alto della mia persona, gli domando: --
Dinamite, e perche? -- Egli leva verso di me la sua faccia impertinente
e dice: -- Per buttar giu tutti questi cimiteri del passato, che mettono
il loro _tabu_ su l'avvenire. Lei e forse di opinioni contrarie?
-- Si figuri! Per me si accomodi pure. Anche noi, a Milano, abbiamo i
futuristi che la pensano come lei.
-- Superati, oramai -- mi risponde.
-- Ah, benissimo.
-- Sconer, Sconer, -- mi dice Maioli commosso -- guardi lassu quel
trittico. Divino, oh!
-- Non si metta a piangere, Maioli, e mi dica piuttosto: quella _mezza
cartuccia_ chi e?
-- Un artista.
-- Un architetto?
-- No.
-- Un pittore?
-- No: un poeta.
-- E del paese?
-- Una gloria paesana.
-- Ma cosa fa? come vive?
-- Un grande poeta.
Questa e stata la gita artistica ai monumenti. A me fu riserbato
l'ufficio di dare le mance.
*
Dopo, e venuta la gita pei dintorni. Lui, la guida artistica, da gli
ordini. Era quasi piacevole sentirlo, con una calma che pareva lui il
proprietario dell'automobile, comandare: "Velocita, velocita". E volta
di qua, e volta di la, su, giu, gran velocita. "Velocita! Oh, salire al
Carro di Boote! infrangersi a Vega!" sentivo che diceva alla contessina.
La contessina agitava con la mano una lunga rama di rose, e diceva
anch'essa: "Velocita!"
Un momento, perche l'automobile e mia.
Biagino, il mio _chauffeur_, era fuori della grazia di Dio. Prendo posto
vicino a lui, perche se mettiamo sotto qualcuno, chi ci va di mezzo sono
io.
Era supponibile che li, nella campagna, dovessero andar d'accordo:
perche la campagna e quella che e.
Ma niente affatto! -- La natura -- gridava il poeta -- bisogna
violentarla, prenderla a calci e a pugni.
-- Ma no! accarezzarla -- diceva Maioli.
-- Ma no, Maioli -- dice lei. -- Soltanto la violenza e dinamica. _Stop!
stop!_ -- grido poi.
-- Fa il piacere, ferma -- dico a Biagino. Ci fermiamo.
-- Sentiamo lei, signor Sconer -- dice la contessina, -- che e un'anima,
direi cosi, vergine: che cosa vede?
-- Io?
-- Si, signore -- dice la contessina, -- che cosa vede davanti a se?
-- La strada, che se non stiamo attenti....
-- No, io parlo del paesaggio.
-- Ah!
Era verso le sei e mezzo: il sole tramontava con un bel tempo di maggio:
c'erano belle collinette verdi; su le collinette, belle casettine
bianche con le finestre aperte, e una gran pace.
-- Cosa vedo? delle case su la collina -- rispondo.
-- Guardi bene.
-- Guardo bene: case su la collina.
-- Questa e la prima sensazione -- dice la contessina: ma lei si
concentri e avra una seconda sensazione. In altre parole, se lei fosse
pittore che cosa dipingerebbe?
-- Casette su la collina -- dissi io.
-- Ma non vede -- insistette la contessina -- qualche altra cosa
fluttuare nell'atmosfera?
-- Mi dispiace; ma non vedo.
La guida artistica fece un gesto d'impazienza. Cominciava a diventare
seccante quel signore.
-- Scusate -- dice Maioli, -- anch'io non vedo che casette su la
collina....
-- Perche lei e vecchio -- salta su a dire la guida artistica. -- Il suo
occhio non e ne piu ne meno di una macchina fotografica: lei non ha
sensazioni: lei non vede il movimento vibrante. Le casette danzano in
lento ritmo, ma danzano: le finestre aperte esclamano per la
beatitudine: oh, oh, oh! Bisogna esprimere questa danza e questa
beatitudine. Io per esprimere quelle che quel signore (questo son io!)
chiama casette, farei una teoria di fanciulle ondeggianti in ritmo, che
con la bocca aperta per la beatitudine fanno oh, oh, oh!
La contessina e entusiasta.
-- E chi non ha questa sensazione -- conclude lui -- e un rinoceronte!
Lui parla con Maioli, ma pare che si riferisca a me. Mi pare che sia il
caso di rilevare l'offesa.
-- Si -- dico -- signore, per me e indifferente o casette o fanciulle.
Ma lei mi sembra che conosca poco la modestia.
-- La modestia? Ah, ah, ah!
Tutti e due si mettono a ridere come matti.
Vorrei sapere cosa ho detto da far ridere a quel modo.
*
Questa e stata la gita artistica; per effetto della quale l'anima saggia
di Ginetto Sconer ha preso sempre piu il sopravvento. Con quella gita mi
e stato fornito una specie di campionario di quello che sara la mia casa
quando essa diventera il _rendez-vous_ delle piu spiccate personalita
dell'arte e della politica.
Il giorno seguente prendo le mie informazioni: ed ecco quello che
risulta. La contessa vecchia e stata di una galanteria cosi generosa che
ha distribuito i suoi favori, oltre che ai cavalieri, anche alla
fanteria di casa: il conte, padre, si e occupato, a Montecarlo, della
liquidazione del suo patrimonio. Il figlio Desiderio, ufficiale di
cavalleria, seguirebbe, se potesse, le vie paterne. Ultima speranza, il
matrimonio con una figlia di un ricchissimo formaggiaio. Ma e sfumato
anche il matrimonio, perche i genitori della ragazza hanno fatto capire
che in tempo di guerra un ufficiale puo morire, e percio non si fanno
nozze con prospettiva di funerali. Vi e gente che ha ancora la testa su
le spalle.
Rimane il palazzo, coperto di ipoteche, rimane il sangue blu, benche
molti dicano che il sangue blu del padre non c'entra. Rimane Grifone,
cavallo nero e storico, che, con finimenti d'argento, trascina su la
vecchia carrozza la vecchia contessa.
Quanto poi alla contessina, chi sostiene che le manchi qualche altra
cosa oltre alla totalita del sangue blu; chi si limita alla mancanza di
un venerdi.
Ora anche Ginetto Sconer, per quanto sensibile, ha la testa su le spalle
e, fra le orecchie, il cervello.
-- Caro conte, -- dico a Maioli -- mi dispiace: il matrimonio non e una
lirica ma un poema continuativo. Ho pensato, e rifiuto.
(Esclamazione di meraviglia).
Proseguo: -- Potrei dire che la merce non e uguale al campione.
(Esclamazioni di sdegno).
-- Ma non e per questo. Lei voleva _cacciare l'articolo_, come dicono a
Milano. Lei mi ha parlato del sangue blu, ma non mi ha mica detto che e
un sangue blu mezzo matto, che non sa cos'e il preventivo, e cos'e il
consuntivo.
-- Ma che linguaggio e questo? -- esclamo Maioli. -- Io vi facevo
capitano della piu bella fregata che sia stata varata nell'oceano
femminile, e voi mi parlate di consuntivo e di preventivo.
-- Si, per essere poi silurato!
-- Voi siete un uomo glaciale, un calcolatore! ma voi sarete punito!
L'amore concede le sue gioie supreme soltanto a chi e pronto ai supremi
cimenti. Voi siete un pusillanime. Non sarete mai amato, mai!
E mi volto le spalle.
Quell'uomo e idiota e terribile.