II.

Gianni Limosa aveva molti meriti: capelli neri a spazzola; barba corta

all'inglese; abiti che rivelavano il tipo, quasi scomparso ai nostri

giorni, del gentiluomo campagnolo, ma abiti di stoffa costosa e di

bella fattura; muscoli temprati agli esercizi del corpo; un naturale

buon umore e bastevole intelligenza e cultura perchè egli non si

confondesse in conversazione alcuna. Dei contadini, fra cui viveva

otto o nove mesi dell'anno senza orgoglio e senza abbassarsi troppo,

o degli amici e delle amiche che trovava ai campi di corse, chi mai se

lo sarebbe imaginato timido e trepidante? Bisognava vederlo tirare ai

piccioni! saltar le _siepi_! guidare Luisella!

Però egli meritava anche scusa, tant'era graziosa e sagace quella

signora Claudia; con certi modi ingenui e volontari da far girar la

testa a ben altri che a uno _sportman_ non filosofo! Nè Claudia stentò

molto a introdurre il povero Gianni in un dialogo per cui egli credè

meglio finirla e confessarsi innamorato cotto.

— Sissignora! Io sono un uomo alla buona, franco, robusto, sano. Non

leggo romanzi, io! E non avrei mai creduto d'innamorarmi fino a questo

punto.

— Di chi?

— Oh bella! Di lei!

Gianni rispose con voce un po' aspra, perchè il cuore gli picchiava

il petto; e con la sinistra accomodava la barba, mentre Claudia,

niente affatto meravigliata, restava con la testa appoggiata al divano

mostrandogli, senza volere, la bianca gola e sorridendo d'un'ironia

lieve, non priva d'indulgenza.

— Povero Limosa! — ella disse poi. — Non conosce neppur tutta la

gravità del suo malanno! Perchè, scusi, se non è sano chi legge

romanzi, non sarà sano neppure chi è innamorato come nei romanzi e come

dice di essere lei.

Egli mormorò:

— Già, mi contraddico; non capisco più nulla!... Tanto più che io amo

non da eroe, ma da onest'uomo; disposto a qualunque sacrificio.

— Bravo! E quale sarebbe il sacrificio più grande?

— .... Rinunciare alla mia libertà!

Il modo con cui fece l'offerta e il tono che aveva imposto alle parole

un peso maggiore a quello stesso ch'egli v'attribuiva, ottennero dalla

signora una risata schietta.

— Dio mio! Ma il sacrificio della propria libertà è il più piccolo, il

più semplice, il più naturale per l'amore, cioè per il matrimonio! È

necessario; se no, il matrimonio non sarebbe un legame!

— Ebbene — disse rosso in volto Limosa —, io farò di più: rinuncerò

ai cavalli, alla caccia, alla campagna; andrò nel bel mondo; leggerò

dei romanzi; cercherò duelli; farò della politica; ascolterò concerti

wagneriani; ballerò la season....

— Inutile, povero Limosa!

— Perchè lei non mi amerà mai? mai?

Che impeto nella dimanda! che passione, che disperazione nel secondo

«mai!»

Allora Claudia abbassò il capo, coprendosi la faccia con le mani,

ascoltandosi e riflettendo; indi scosse il capo a viso scoperto.

— Io — disse — potrei rinunciare a tutto: ai cavalli, al mondo, ai

romanzi, ai concerti, alla _season_....; a tutto, fuorchè alla mia

libertà!

— Come? — esclamò pieno di gioia Limosa, dopo aver riflettuto anche

lui. — Voi, dunque?... Voi..., lei.... Amandomi lei non rinuncerebbe

alla sua, alla nostra libertà? Voglio dire che se poteste non

rinunciare alla vostra libertà, voi forse...?

Non solo Claudia, ma nessun altro ci avrebbe capito nulla; o avrebbe

capito che il cervello a quell'infelice gli aveva dato la volta.

Tuttavia la signora strinse le ciglia quasi dubitasse d'un'offesa e

attendesse un opportuno schiarimento.

— Sì! — egli dichiarò. — Non son io che lei odia; non è l'amore che lei

odia: è il matrimonio!

E pareva aggiungere: «Quando tutto l'ostacolo stesse qui, non ci vedrei

tante difficoltà a superarlo.»

Ma la signora con voce e attitudine convenevoli alle parole, eppure

quasi benigna:

— Io non odio nulla e nessuno, amico mio; solo, non ho voglia d'amare,

perchè più mi piace viver libera; nè una donna come me intenderebbe

l'amore senza il sacrificio assoluto e.... legale della propria

libertà. Chiaro?

A ogni parola la faccia di Limosa era andata acquistando una linea di

mestizia; sicchè all'ultima rassomigliava, lui, a Iacopo Ortis, ma in

barba corta all'inglese.

— .... Perciò, amico mio..., lasciate.... (dolcemente ella cedette al

_voi_).... lasciate questo discorso; e piuttosto facciamo una partita

a scopa.

Il naso sul mento e il mento sul petto, Gianni, quando rispose, disse

con un sospiro che venne fuori dal broncio:

— Non conosco le carte!

— Nemmeno avete imparato a conoscerle? — ella domandò tra

compassionevole e ironica, secondo la sua usanza.

Allora egli proruppe:

— Per l'addietro vi dicevo: non so giocare; oggi, signora, vi dico:

nemmeno conosco le carte! e me ne vanto!

— Oh oh!... Ma dunque che fate assistendo alle nostre partite? a che

pensate?

La passione lo rese eloquente e furente.

— A voi penso! Io vi guardo; vi studio; vi esamino; vi giudico; entro

in voi; scappo disperato; mi perdo.... Oh che martirio amarvi e vedervi

con le carte in mano! Un supplizio! Diventate cattiva e debole; perfida

con chi vince; lusinghiera con chi vi fa vincere....

— Limosa!

— Quante volte soffro io più di voi a vedervi palpitante, tremante,

pallida in attesa d'un colpo di fortuna! Quante volte vi ho sorpresa

con occhi pieni di fiamma interrogare, invitare, accarezzare un

compagno più brutto del demonio! Quante volte ho dovuto augurarmi

d'essere io il _re bello_, che vi rallegrava, o l'_asso di bastoni_ o

_il bagattino_!

— O l'_angelo_, o il _diavolo_, bugiardo che siete! — esclamò giuliva

la signora. — Conoscete fino i tarocchi!

Ma l'altro seguitava a infuriarsi:

— Quante volte ho pianto, ho quasi pianto a vedervi consumare in tal

modo gioventù, bellezza, salute, intelligenza, anima! Ma io che vi

amo tanto, io giudico che anche questa è una colpa, perchè è questo

esecrabile vizio, questa obbrobriosa catena che v'impedisce di amare e

di rinunciare alla vostra libertà. Vergogna!

A questo punto Gianni s'aspettava che ella rispondesse un «grazie» per

canzonatura, o che inferocita lo mettesse alla porta; tanta foga egli

aveva data all'invettiva. Al contrario, fredda e severa, Claudia parlò:

— Il vostro rimprovero è ingiusto. Non mi offende: mi affligge; e non

vi perdonerei se non vi credessi innamorato perbene e troppo inesperto

nell'amore onesto.

Bel colpo!; che Gianni ricevette senza ribattere.

— Sapete voi perchè gioco? — ella continuava.

Cosa poteva saper lui, che non sapeva neanche perchè si fosse

innamorato così?

— .... Gioco perchè l'alcoolismo in una donna è turpe; perchè se sono

religiosa, non sono bigotta, non ipocrita nè egoista; perchè (e qui la

bella voce s'inteneriva), perchè quando mio marito m'ebbe abbandonata

sola al mondo, io, che l'amavo perbene, non gli sarei sopravvissuta e

mi sarei lasciata struggere dal dolore se non avessi trovato scampo

e consolazione in una passione onesta. Inebriarmi? Schiodar Cristi?

Mai! Il mio Vittorio m'aveva insegnato lui il _faraone_, il _macao_,

il _tresette_, i _tarocchi_, la _scopa_!... — E sgorgarono le lagrime;

piovvero lagrime sul fazzoletto.

— Perdono, perdono! — scongiurava Limosa, pari a un eroe da romanzo,

afferrandole una mano e coprendola di baci; mentre si chiedeva: «Debbo

mettermi in ginocchio?»

— .... Perdonatemi! — riprese. — La colpa è proprio della mia

inesperienza! Se io fossi avvezzo a innamorarmi, non invidierei le

carte e non desidererei per me quel che date a loro; mi negherei il

diritto di ingelosire; riconoscerei il mio torto di amarvi tanto; mi

persuaderei ch'è pazzia voler persuadere una donna che.... che.... Mi

fate impazzire! Parola d'onore, impazzisco!

In fatti si stringeva il capo tra le mani. Onde, al suo solito modo,

Claudia un po' s'affliggeva e un po' godeva.

— Allontanatevi, amico — ella consigliò buona buona. — Guarirete.

— Allontanarmi? Ma se per venire dalla mia villa alla vostra non ho

cavallo che corra abbastanza! Se fin Luisella mi sembra una tartaruga!

— Distraetevi.

— Già, mi distrarrò! — egli disse alzandosi e sospirando. — Mi

distrarrà o il vino, o la religione, o.... una rivoltella!

— Limosa! Gianni! — gridò impaurita la signora trattenendolo. — Che

discorsi sono questi? Fermatevi, Gianni, per carità!

Egli la guardava tra minaccioso e meravigliato che ci fosse da

spaventarsi in quella maniera. Finchè lasciò trarsi per il braccio,

dolcemente.... Dove?... A un tavolino.

— Sedete! Ubbidite!

Ubbidì.

— Ora — ella conchiuse ridente, bellissima — v'insegnerò io, signorino,

come si gioca a scopa!

Novelle umoristiche · 第 10 / 52 题