Ma studiando indefessamente, sin quasi ad ammalare di neurastenia, otto
giorni dopo Gianni aveva imparato anche gli altri giochi d'ingegno e
d'azzardo che appassionavano la signora Verbani, e s'era deliberato a
questi termini: «O io rovinerò lei, o lei me; e verrà il giorno che,
per rimorso, o per gratitudine, o per necessità, Claudia maledirà le
carte e un prete benedirà il nostro amore.»
Con Luisella, la puledra, Gianni Limosa non sarebbe venuto mai a un tal
patto:
«io accopperò te; o tu, me.»
Intanto gli amici vecchi e brontoloni, che dalle ville intorno si
recavano dalla Verbani per le partite diurne e notturne, cedettero ogni
primato al nuovo competitore e, invidiando, assistettero ai singolari
certami per cui boni da cento lire sostituirono nelle poste quelli
da dieci. Benevola, pur troppo, e d'accordo col proverbio (_fortunato
in amor...._) la fortuna assisteva Gianni Limosa, a cui sarebbe parso
meglio rovinarsi; poichè vincendo temeva guadagnarsi anche l'antipatia
della signora. E alle occhiate di sfida e di corruccio sempre
rispondeva con occhiate dimesse, a rassegnazione e a doglianza, come
a ripetere: «Io v'amo!» Ella aveva talvolta sorrisi di scherno e lampi
d'odio. Ma poscia la fortuna si stancò di favorire chi non la curava,
anzi l'incolpava di danni; e Claudia vinse; vinse tanto, in poche
settimane, che la somma, sebbene profusa in beneficenza, scandalizzò la
compagnia e il mondo intorno.
Godeva Gianni di quelle voci avverse; ne accrebbe la gravità vendendo,
quasi per bisogno, due cavalli; inoltre un giorno, senza bisogno,
chiese quattrini in prestito a uno di quegli amici ostili. Repugnanza
e rimorso non tardarono quindi ad abbattere la gentile colpevole, e le
partite a scopa moderate a poche lire tornavano alla memoria di lei
come, dopo il fallo, il bene della virtù perduta. Ah retrocedere! Ah
limitarsi alle pure briscole!
Ma Gianni, ch'era sano, robusto e caparbio, procedeva nelle scope, e
peggio.
— Quest'inverno vado a Montecarlo — le disse un giorno.
— Non voglio! — ella esclamò. — La _roulette_ è stupida.
Ah sì? Egli tacque dicendo press'a poco con gli occhi:
«La _roulette_ è stupida? E la _briscola_ no? e il _macao_? e la
_scopa_? e la _bestia_? e io? e voi? Non comprendete dunque il vostro
lungo delitto? il mio lento suicidio? Non potremmo fare qualche altra
cosa di meglio?»
Seguì un giorno nuvoloso; di un nuvolo coerente e indifferente, in
quella tinta grigia, di latta, onde par greve sino la luce; e solo, a
quando a quando, snebbiava un po' di pioggia; minuta, silente, inutile
pioggia. Mortificate, le piante del giardino non muovevan foglia; senza
tremito eran le frange degli abeti; senza voci gli alberi e il tetto;
senza volo gli uccelli; senz'anima la vita; senza vita l'universo;
senza l'universo.... Una giornata insomma o da briscola o da suicidio.
Ebbene, chi lo crederebbe?...
Claudia mormorò:
— Non ho voglia di giocare, oggi!
E a Gianni, riavutosi dallo stordimento repentino, non parve vero
d'esclamare:
— Facciamo qualche altra cosa!
— Chiacchieriamo.
Egli tacque.
— Non andate a Erba, quest'anno?
— No: _Gringoire_ s'è azzoppato.
— E Luisella?
— Non è da corsa a galoppo: l'ho allevata al trotto; e non la sciuperò
mai in un ippodromo.
— È buona..., lei?
— Oh sì!
— Senza vizi?
— Un tempo adombrava delle biciclette: adesso, più.
— Bella, è bella — dovè ammettere un po' a malincuore Claudia. Indi
chiese: — Siete venuto qua con lei? con la _charrette_?
— Sì.
Che capriccio le veniva? Andò alla finestra; disse:
— Se non piovesse..., vorrei conoscere anch'io le virtù di Luisella.
— Facciamo una trottata! — gridò Gianni.
Il cielo, a sua consolazione, si rischiarava; non sgocciolava più.
— Posso fidarmi?
— Di Luisella? Garantisco!
— E di voi?
Da uomo leale Gianni tacque prima di portare una mano al petto; ma poi
rispose: — Sì.
.... Andarono per la diritta via, che la puledra, con trotto uguale,
ampio e sonante, sorpassava recando nella _charrette_ il signore e la
signora.
Provava questa il piacere d'un sollazzo fanciullesco e quegli d'un
rapimento giocondo; e l'uno sussurrava e l'altra ascoltava vezzose
apostrofi: — Biondina...; birichina...; capricciosa...; cattiva, etc.;
— mentre l'aria, risentita dell'autunno e rinfrescata dalla recente
pioggia, al veloce incontro suscitava nel loro sangue brividi di
delizia.
— Yop! Via, Luisella!
Luisella volava.
— Mi comprendete, oggi? — chiese Gianni, a un punto, con nuova dolcezza.
E Claudia:
— Comprendo il piacere d'aver domato così bene questa bella bestia.
— Oh c'è una gioia più grande: domare un angelo!
— Difficile impresa per un uomo!
— No: per un asino come me, che ha soggezione di voi anche oggi!
Gianni s'adirava.
— Un altro non si sarebbe messo una mano al petto....
— E io, allora, non mi sarei fidata. Dunque, buono! e.... sperate. Da
bravo! Dicono che Amore faccia miracoli.
Divina creatura! Quando parlava sul serio, non si poteva crederle; ma
quando scherzava, persuadeva.
Rassegnato, tratto tratto Gianni si specchiava negli occhi di lei,
ove gli pareva vedersi più vivo e più bello, o attendeva a vedere come
l'aria lusingava que' fini capelli biondi. Intanto Amore preparava il
miracolo.
Ecco: modestamente la signora, fra quelle carezze, e arditamente
Luisella, guardavano innanzi per la strada diritta e libera, mentre
Gianni guardava da un lato; e non si sa quale delle due prima,
Claudia.... — oh Dio!...: una bici.... — vide; e Luisella, a tal
vista — una bicicletta! — sbalzò, per voltare indietro...; voltò. Un
indefinibile, duplice grido: l'urto della ruota a un paracarri: la
fredda, rigida sensazione d'un istantaneo volo, d'un rapido rovescio,
d'una botta tremenda a terra per cui l'anima s'insaccasse e profondasse
nel corpo e il corpo si schiacciasse.... Tutto ciò in due secondi! La
catastrofe d'un sogno mortale; la realtà d'un salto mortale!
Dal cielo in terra! Gesummaria, che disastro! In terra, fermi, inerti,
tutti e due; anzi, tre, con la _charrette_ senza stanghe.
.... Nè prima Gianni ebbe certezza di non essersi rotto nulla, che si
vide appresso, morta, Claudia; vide quel della bicicletta accorrere a
loro; vide già lontana lontana correr via, maledetta!, Luisella; poi
non vide più che la signora, morta!
— Claudia! Claudia! — invocava disperato, anelante, bianco di terrore
in faccia, e tutto inzaccherato. Ma il ciclista giungeva avvertendo: —
Io medico! medico, io! —; e affannoso anche lui, colui s'inginocchiò
a slacciare il busto della poverina e a richiamarla in vita; mentre
Gianni, che non aveva mai vista una donna svenuta, si strappava i
capelli e ripeteva: — Morta!
Ma ecco il miracolo: rinvenne: sospirò: emise un gemito lungo....
— Rotta! — fece lo straniero nel deporla con cura.
Gianni lamentava: — Claudia! Claudia! Ah sì! la poverina s'era rotto
un braccio! Ora bisognerebbe descrivere l'animo di Limosa, in cui
combattevano e si confondevano la voglia di ammazzare il ciclista
a pugni, e dolore, amore, disperazione, speranza; bisognerebbe
rappresentarlo nell'angosciosa attesa della carrozza mandata a prendere
alla villa per un contadino; ma sarebbe cómpito arduo non meno che
rintracciar le parole italiane, francesi, tedesche con cui quel medico
straniero pregava la pericolata che facesse il piacere di ricuperare i
sensi per non ismarrirli di nuovo, subito dopo. Tre volte ella tornò in
sè a gemere, da sul cuscino, ch'era caduto con loro dalla _charrette_;
finchè alla quarta rimase, più dolente e piangente, in vita.
Adagiatala, quando Dio volle, su la carrozza — poichè il forestiero
raccomandava di portarla al luogo più vicino — la trasferirono senza
scrupolo a Villa Limosa. Del resto, il medico ciclista la credeva
moglie del signore. E con gran premura accertò Gianni che, fuori del
braccio, _votre femme_ non aveva patito danno notevole; e si compiacque
a fare lui, benissimo, la fasciatura; e lasciò qualche consiglio pel
collega italiano che arriverebbe dal paese; e dimandò, a solo compenso,
la firma nell'_album_ dei ricordi. Infine, lieto d'essere stato utile,
saltò in bicicletta e buon viaggio! — Al diavolo!
Era a quel che aveva detto e a quel che si seppe poi, un medico di gran
nome; il quale per provare i benefizi della ginnastica e per convincere
della sentenza _mens sana in corpore sano_ faceva il giro del mondo in
bicicletta.