Si è domandato[47]: l'elettricità naturale ha ella l'indole

dell'elettricità di semplice Conduttore, o piuttosto quella di

boccia di Leyden? Il fulmine si comporta come scintilla scagliata

semplicemente da un Conduttore elettrizzato, o come scintilla scaricata

da una lastra isolante armata? Gli effetti poderosi delle scariche, il

senso particolare della commozione, che produce, non vi ha dubbio, il

fulmine, è in grado molto superiore a quello di qualunque gran quadro,

e batteria, le scintille stesse che dà il filo del para-fulmine, le

quali appunto come la scintilla cavata dalla faccia d'un gran quadro

non hanno bisogno che d'esser lunghe poche linee per farsi sentire

rabbiose alla pelle, e scuotere ben anche tutta la persona, facean

propendere a questa seconda opinione. Ma il non concepirsi come siegua

scarica vera di lastra isolante armata, per mezzo di arco conduttore,

da una all'altra faccia opposta, nel valicare che fa semplicemente il

fuoco della saetta il tratto d'aria dalla nuvola alla terra; e la forma

guizzante della scintilla, quale i semplici Conduttori, e non le boccie

o quadri armati ci sogliono far vedere, portavano a non riconoscere

nel fulmine, il quale appunto affetta un cotal guizzo, altro che una

scintilla scagliata da un gran Conduttore fortemente elettrico. Or

finalmente in questa opinione dovran riunirsi tutti i voti, e sciolto

rimarrà il problema, or, dico, che e commozione, e qualunque altro più

valido effetto nella prepotente forza de' Conduttori d'immane capacità

riscontrato abbiamo.

Son giunto al termine dell'argomento che mi son proposto in questa

lettera, che è la capacità de' Conduttori semplici; e però quì finisco.

Passerò, se vi piace, in un'altra alla capacità de' Conduttori

_conjugati_ (come a me piace di chiamarli) e progredirò pur anche

all'elettricità che s'imprime sulle faccie delle lastre isolanti

trattando della durezza loro a lasciarsela affiggere, e tenacità a

conservarla una volta che sia affitta. Il campo è bello, e vasto:

abbraccia tutta la teoria delle cariche, e delle scariche con quella

dell'elettricità già detta _Vindice_, che meglio io amo di dir

_permanente_, quindi tutti i fenomeni dell'Elettroforo ec. Procurerò

d'esser men prolisso che in questa, e con una materia tanto più vasta,

la lettera riuscirà meno lunga.

Como 20 Agosto 1778.

DEL CONDENSATORE

_ossia del modo di render sensibilissima la più debole Elettricità sia

naturale sia artificiale_

_MEMORIA_

_Letta nella Società Reale di Londra_

_DIVISA IN DUE PARTI_

DEL CONDENSATORE[48]

_PARTE I._

1. Un apparecchio, che portando a uno straordinario ingrandimento

i segni elettrici fa sì, che osservabile divenga, e cospicua quella

virtù, che altrimenti per l'estrema sua debolezza sfuggirebbe i nostri

sensi, ognun comprende di quale, e quanto vantaggio sia per riuscire

nelle ricerche sull'elettricità, e massime intorno alla naturale

atmosferica, la quale, come sappiamo, non in ogni tempo, anzi assai

di rado, allora solamente cioè che il Cielo è ingombro di nuvoloni

scuri, e tempestosi, avviene che ci si renda sensibile ne' conduttori

ordinari non molto elevati, e appena è che in altri tempi ne mostri

qualche indizio in quelli elevatissimi, o ne' _cervi volanti_ portati

all'altezza di più centinaja di braccia. Or un tale apparecchio, mercè

di cui un conduttore atmosferico, anche di non grande elevazione, vi

dia segni ad ogni ora e in ogni costituzione di tempo, molto chiari

e distinti di quel qualsisia picciolo elettrizzamento che in lui

induce l'atmosfera, ecco io ve lo presento nel mio elettroforo: in

quella semplice macchina, che è ormai nelle mani di tutti, e che se

altro pregio pur non avesse, verrebbe abbastanza raccomandata agli

elettricisti per questo che lor offre facile mezzo di spiare la più

languida, e impercettibile elettricità sì naturale che artificiale,

con tirarla sopra di se, ed accumularla al punto di promoverne, e

invigorirne per singolar maniera i segni.

II. In vero ogni volta che questi mancano nell'ordinario modo di

sperimentare, che nè scintilla scorgesi nè cenno benchè minimo di

attraimento, il dire che pur vi sia elettricità, fora un'asserzione

gratuita, anzi un giudicare contro ogni apparenza. Malgrado questo

non possiamo neppur dire accertatamente che punto non ve ne abbia:

e il concluderlo da ciò solo che niun segno per anco ci si mostra,

è un precipitare il giudizio; imperocchè chi ci assicura che qualche

elettricità ivi non si trovi realmente, ma così debole da non potere

attrarre tampoco un leggier filo? Or questo è che c'importa in molti

casi di sapere, specialmente quando si tratta di elettricità naturale.

Un conduttore atmosferico poco elevato non dà ordinariamente segni

come già si è detto, che quando gli sovrasta oscuro nembo: a cielo

coperto d'alte nubi sparse, o distese equabilmente, quando l'aria è

ingombrata da nebbie, in tempo di pioggia placida, ed anche dirotta,

tranne qualche rovescio improvviso, raro è che scorger vi si possa

alcun indizio di elettricità, e nulla mai a ciel sereno, sia placido,

sia ventoso. Stando pertanto alle apparenze, e al giudizio di un

elettroscopio comune, anche de' più sensibili, direbbesi che il

conduttore non è elettrizzato punto, e che per conseguenza non domina

elettricità di sorta ne' campi dell'aria poco alti ove quel conduttore

porta la testa. Eppure non è così: un altro elettroscopio di gran lunga

migliore, qual veramente può dirsi il nostro apparecchio, giacchè ne

adempie con tanto vantaggio le funzioni, ci fa vedere che da qualche

elettricità è pur sempre investito quel conduttore, avvegnachè ne si

mostri di per se affatto inerte: ci fa, dico, vedere e toccar con

mano ch'esso non ne è mai privo affatto; onde convien giudicare in

egual modo che non ne è mai priva l'aria che lo circonda. Ed ecco come

restiamo convinti che anche alla più bassa regione dell'atmosfera, e

fino a pochi piedi da terra s'estende l'azione costante, e perenne

dell'elettricità naturale. Cotal elettricità sebbene insensibile

rimanga finchè da quel tratto d'atmosfera si comunica soltanto al

detto conduttore, ove poi per mezzo di lui si comunichi insiememente

all'elettroforo nostro, si raccorrà entro a questo più facilmente, e in

maggior copia[49]; sì e per tal modo, che sorger quindi potranno i noti

segni di attrazione, e di repulsione sensibili abbastanza per dinotarci

senza equivoco non che l'esistenza, la specie ancora dell'elettricità,

cioè se _positiva_, o _negativa_. Che più? non mancherà talora di

comparire perfino qualche scintilluzza. Ogniqualvolta poi il conduttore

desse già di per se qualche segno, movendo alcun poco un leggier

filo, aspettatevi pure, col soccorso del nostro apparecchio, scintille

pungenti e ogn'altro segno vigorosissimo.

III. Ma veniamo senza più al modo di far servire all'intento cotal

apparecchio, a cui in questo caso meglio che il nome che altronde porta

di elettroforo, l'altro già indicato di _elettroscopio_, anzi pure

quello di _micro-elettroscopio_ potrebbe convenire. Ma io amo meglio

di chiamarlo _condensatore_ dell'elettricità, per usare un termine

semplice, e piano, e che esprime a un tempo la ragione, e il modo de'

fenomeni di cui si tratta come vedrassi nella 2.ª parte del presente

scritto. Tutto dunque si riduce a queste poche operazioni.

(A) Convien prendere un piatto d'elettroforo, che abbia l'incrostatura

di resina assai sottile, e a cui, o non sia stata dianzi impressa

alcuna elettricità, o se mai vi è stata, vi sia spenta affatto.

(B) A questa faccia resinosa immune da ogni elettricità si soprapponga

convenientemente il suo scudo (così io chiamo la lamina superiore

dell'elettroforo): cioè le si applichi cotal lamina o scudo in piano,

collocandolo nel bel mezzo in modo, che non tocchi in alcun punto

l'orlo metallico del piatto, ma rimanga isolato.

(C) Così congiunti essendo, si adattino sotto al filo conduttore

dell'elettricità atmosferica in guisa, che lo scudo venga toccato dove

che sia dal detto filo, esso solo lo scudo, e in niun modo il piatto.

(D) In questa situazione si lascino le cose per un certo tempo, finchè

lo scudo possa aver raccolta competente dose di quell'elettricità, che

dal filo conduttore gli viene molto lentamente instillata.

(E) Da ultimo sottraggasi al contatto e influsso del filo conduttore lo

scudo tuttavia unito al suo piatto e combaciante la faccia resinosa;

indi si disgiunga anche da questa, levandolo in alto al consueto modo

per il suo manico isolante: e allora sarà che se ne otterranno gli

aspettati segni cospicui di attrazione, di ripulsione, e di qualche

scintilla eziandio, di pennoncelli ec. nel tempo che il conduttore di

per se non giunge a mostrar nulla, o appena un'ombra di elettricità.

IV. Ho detto (§. prec. e D) che il filo conduttore debbe toccare lo

scudo per un certo tempo. Quanto però, non è facile il determinarlo,

dipendendo ciò dalle circostanze. Talora vi abbisogneranno 8, 10, e

più minuti, quando cioè il conduttore da per se solo non fa vedere il

minimo segno d'elettricità; altre volte più poco. Che se un debole

indizio pur vi comparisse, tantochè un leggier filo facesse cenno

d'esserne attratto, basteria in tal caso lasciar in contatto di esso

conduttore il nostro scudo sol pochi secondi, per abilitar questo a dar

segni molto vivaci.

V. Una cosa si vuol osservare rispetto al filo conduttore medesimo, ed

è ch'egli sia ben continuo, e se è possibile d'un pezzo solo dall'alto

al basso fin dove viene a comunicare collo scudo: cioè si deve evitare

assolutamente ogni interruzione, e il più che si può ancora le semplici

giunture ad anello od uncino; per la ragione che ciascuna di tali

giunture portando un qualche impedimento al passaggio dell'elettricità,

avvenir può che quella che contrae il conduttore in alto s'arresti,

ne giunga al luogo desiderato, cioè fino allo scudo. Così succederà

diffatti ogni qual volta l'elettricità è debolissima, se in luogo d'un

filo metallico continuo, una catena di più anelli da quello pendente

venga a toccare cotesto scudo. Non si creda per questo che una sola

giuntura o due possano egualmente ed ognora impedire la riuscita;

ma ne verrà sempre del pregiudizio: e qualora l'elettricità fosse

estremamente debole, potrebbe sì per l'indicato difetto mancare del

tutto l'esperimento.

VI. Riguardo all'elettroforo da adoperarsi altre osservazioni

rimangono, di cui ora mi convien parlare. E la prima accennata sopra

(§. III. lett. A) si è che lo strato resinoso importa molto che sia

sottile, avendo io sempre provato che quanto più lo è tanto maggior

dose di elettricità permette, anzi fa che si raccolga nello scudo

cui porta indosso, di quell'elettricità, dico, che gli s'infonde

o dall'atmosfera per mezzo del filo conduttore, o da qualsivoglia

altra potenza elettrica. Se fosse pertanto stesa la resina alla

spessezza d'un quarto di linea, o non maggiore di una mano di vernice,

riuscirebber le prove ottimamente; siccome all'incontro essendo grossa

un pollice o più, riuscirebber malissimo.

VII. In secondo luogo la superficie di essa resina debb'essere quanto

è possibile piana, e liscia, e piana e liscia similmente l'inferior

faccia dello scudo, sicchè vengano a combaciarsi bene (ivi lett.

B). È noto quanto un miglior combaciamento favorisca gli effetti

dell'elettroforo; ond'ebbi ben ragione di raccomandar questa come

una delle principali condizioni nella descrizione che pubblicai a

suo tempo di tal mia macchina. Ma è ancor più grande il vantaggio che

risulta da un ampio, e perfetto combaciamento allorchè l'istesso nostro

apparecchio fa funzione di condensatore.

VIII. Da ultimo merita particolar attenzione quanto alla già citata

lett. A si è prescritto, cioè che alla faccia resinosa cui si applica

lo scudo, non dee trovarsi impressa alcuna elettricità. La ragione

per cui vuolsi che ne sia affatto priva ella è, che altrimenti

i segni dello scudo, allorchè s'alza, diverrebbero equivoci; non

essendo più la sola elettricità trasfusa in esso scudo dal conduttore

atmosferico quella che giuoca, ma insieme anche l'altra occasionata

dall'elettricità impressa, ed inerente alla faccia resinosa: quando

a noi importa di esplorare la sola prima, quella cioè sopravvenuta a

detto scudo.

Se dunque la faccia resinosa del piatto, di cui volete servirvi, è

rimasta sempre intatta, va bene. Ma se è stata già eccitata, e vi si

mantiene tuttavia qualche parte dell'impressa elettricità conviene fare

di tutto per ispegnerla; ciò che non è sì agevol cosa. Il passarvi

sopra un panno alquanto umido, applicandolo ben bene a tutta la

superficie, è un de' mezzi più efficaci ch'io mi abbia trovato; pur

non toglie talvolta che dopo qualche tempo lo scudo postovi sopra, e,

previo il solito toccamento, rialzato, non attragga sensibilmente un

filo. Lo stesso succede non di raro anche dopo aver tuffato tutto il

piatto nell'acqua, lasciatovelo un pezzo, e quindi fattolo rasciugare

all'aria. Lo squagliare la superficie della resina al fuoco o al

sole, è forse il più sicuro spediente per farne svanire tutta quanta

l'elettricità, sicchè non ne rimanga pur ombra o vestigio nella stessa

resina, rassodata che sia[50]. La maniera, più spedita è di far passare

sopra tutta la faccia della resina la fiamma di una candela, o d'un

foglio di carta acceso. A qualunque però di tali mezzi uno si appigli,

per accertarsi che l'elettricità sia spenta a segno che più non possa

aver parte alcuna l'azione propria dell'elettroforo negli effetti che

risultar debbono unicamente dall'elettricità infusa allo scudo dal

conduttore atmosferico, converrà far prima la prova di posare esso

scudo sulla faccia resinosa, toccarlo col dito, e rialzatolo quindi

al consueto modo, vedere che non muova neppure un sottilissimo pelo:

allora non producendo alcun effetto in qualità d'_elettroforo_, servirà

ottimamente all'altro uso, cui vien destinato, di _condensatore_

dell'elettricità.

IX. Se mi dimandasse ora a qual grado giunga nel descritto apparecchio

cotal condensazione dell'elettricità, cioè a quanto maggior forza

sorger possano i segni elettrici nello scudo quando s'alza, risponderei

che non è facile il determinarlo, dipendendo ciò da molte circostanze.

È però certo che, le altre cose pari, l'aumento è maggiore in ragione

che il corpo il qual fornisce l'elettricità allo scudo, si trova

avere più grande capacità. In secondo luogo a misura che la forza

elettrica impiegata è più debole, l'aumento che otteniamo è maggiore a

proporzione. Così vedemmo già, che se il conduttore atmosferico non ha

la forza di alzare d'un grado il pendolino dell'elettrometro, movendo

tutto al più un sottil pelo, potrà tuttavia abilitare lo scudo non che

a vibrar l'elettrometro a 60 e più gradi, ma a scagliare pur anche

vivace scintilla (§. 2 e seg.). Ma se l'elettricità nel conduttore

atmosferico sarà già discretamente forte a segno di dare qualche

scintilletta, di elevare l'elettrometro a 5 o 6 gradi lo scudo che

riceverà questa elettricità, darà egli è vero una scintilla assai più

forte, e l'elettrometro vibrerassi al più alto punto a cui mai salir

possa, che suol esser di 90 gradi nel quadrante elettrometro. Ad ogni

modo è visibile che la condensazione dell'elettricità è minore in

questo che nel primo caso; giacchè venne aumentata sì, ma non di 60

volte. La ragione è che al di là del massimo non si può andare, cioè di

quel grado a cui giunta l'elettricità si dissipa da se stessa aprendosi

il passaggio per tutto. Dunque a misura che la potenza elettrica, la

quale si applica allo scudo posato, è più vicina a tal sommo grado,

minor accrescimento può ricevere dall'apparecchio condensatore. Ma che

bisogno abbiamo noi allora di lui, e tutte le volte che l'elettricità

è già sensibile, e forte abbastanza? L'uso a cui vien destinato è di

tirare sopra di se, e raccolta in sufficiente dose, render sensibile

quella elettricità, che è languida affatto e impercettibile, finchè

rimane nel gran conduttore (§. I.).

X. Quando dunque il conduttore vi dà già da se solo segni abbastanza

distinti di elettricità, non accade ricorrere all'altro apparecchio.

Dirò di più che il farlo può produrre un grande inconveniente, ed

è, che per poco che l'elettricità di esso conduttore sia vigorosa, a

segno di dare qualche scintilla, avviene allora che facendogli toccare

lo scudo l'elettricità non si arresti in lui solo, ma che passi in

parte ad imprimersi alla faccia resinosa cui copre; onde in seguito

l'apparecchio prenda a fare le funzioni di vero elettroforo: ciò che

per le ragioni già dette (§. VIII) si dee con ogni studio evitare.

XI. Per prevenire un tal inconveniente ho pensato di surrogare al

piatto incrostato di resina, un piano che non fosse vero e perfetto

isolante, assolutamente impermeabile al fluido elettrico; ma tale

solamente che opponesse una discreta resistenza al suo passaggio; come

una lastra di marmo asciutta e politissima; un piattello di legno

similmente asciutto, ed arido, oppure incrostato di gesso, o meglio

ancora inverniciato; una tela incerata secca, e monda, od altro simile.

Alla superficie di tali corpi non avverrà d'ordinario che s'affigga

l'elettricità, potendo appiccata che sia scorrere, e trapassare per

entro ad essi; o se pur talvolta ve ne rimanesse un pocolino quasi

stagnante, sia questa passeggiera in brevi momenti svanita. Quindi è

che un tal apparecchio inetto alle funzioni d'_elettroforo_, non ce ne

darà i fenomeni; ma per questo appunto meglio servirà all'altro uso di

_condensatore_.

XII. Sostituendo così allo strato resinoso o a qualsivoglia altro

coibente perfetto un piano, o strato che sia mezzo tra coibente,

e deferente, cioè un corpo isolante molto imperfetto, e insieme

imperfettissimo conduttore, quali sono nelle divisate circostanze

gl'indicati corpi (§. prec.), non solamente si toglie o si fa minore il

pericolo di qualche elettricità che possa imprimersi, e restar aderente

alla superficie del piano, la quale renderebbe equivoche le sperienze

delicate; ma inoltre un notabile vantaggio da noi si ottiene, ed è, che

lo scudo posato su tai piani non affatto isolanti cava dal conduttore,

e si tira addosso maggior dose di elettricità, che se posato fosse

sopra uno strato resinoso, od altro perfetto coibente. E come detto

già abbiamo (§. VI.), che uno strato resinoso quanto è men grosso,

tanto più abilita la lamina che gli è sovrapposta ad arricchirsi di

elettricità; così tale strato ridotto ad una semplice vernice, o

intonaco di cera, l'una, e l'altra già men coibente della resina,

e infine ridotto a niente, sostituendovi soltanto una superficie

poco deferente, come quella del marmo, o del legno arido, offre alla

lamina metallica la più favorevole positura che mai aver possa, per

raccogliere nel suo seno abbondante elettricità.

XIII. Guardiamoci però nel voler ischivare la troppa coibenza di dare

nel poco, accostandoci ai deferenti perfetti, o quasi perfetti. Non

bisogna perder di vista, che la superficie del piatto dee opporre una

discreta resistenza al trapasso del fluido elettrico, per rattenere

una competente dose di elettricità nello scudo addossatole. (§. XI.) Nè

basta che ciò faccia per un qualche piccolissimo tempo; d'uopo essendo

non rare volte di tenervi confinata l'elettricità otto, dieci, e più

minuti, quanti cioè ne impiega il conduttore atmosferico a raccoglier

dall'aria ed infondere in esso scudo tal copia di elettricità, che

possa rendersi sensibile, e cospicua. (§. III. lett. D e IV.)

Dal che facilmente s'intende quanta attenzione porre convenga, e

nella scelta del corpo da surrogarsi allo strato di resina, e nella

convenevole preparazione del medesimo: la quale preparazione consiste

generalmente in certo grado di essiccamento, che lo riduca allo stato

di _semicoibente_ nè più, ne meno. Ad ogni modo fia meglio peccare

per eccesso di coibenza, che per difetto; meglio prendere un piatto

qualsivoglia incrostato di resina, che un disco di legno nudo non

aridissimo, una lastra d'osso, od una di marmo comune non previamente

riscaldate al sole o al fuoco: giacchè niun osso, e pochissimi tra i

marmi ho trovato che valgano a tener confinata l'elettricità nella

lamina metallica che lor si soprappone, a tenerla, dico, confinata

sì, che non trapassi, oltre ad un minuto o due, quando abilitati non

vengano da un convenevole riscaldamento. Disposti però che siano in tal

modo, e ove singolarmente incontrata abbiasi ottima qualità nel marmo,

riescono a maraviglia, e sorpassano ogni aspettazione; onde sosterrò

sempre con ragione, che sì fatti piani di legno, d'osso, di pietra,

nudi come sono, e ancora notabilmente deferenti, meritano tuttavia

d'essere preferiti a un ordinario piatto d'elettroforo fornito del suo

strato resinoso.

XIV. Venendo ora più davvicino alla maniera, onde praticamente si può

ridurre il nostro apparecchio alla maggior perfezione, per ritrarne il

più gran vantaggio; dopo aver ricordato come conviene soprattutto che

la lamina metallica o scudo s'adatti bene a combaciamento col piano

sottoposto (§. III. lett. B e VII), soggiugnerò che per ottener ciò

nel miglior modo è bene d'applicarsi ad una lastra di marmo, e questa

insieme alla lamina o scudo metallico spianare ben bene, lavorandole

una sopra l'altra, finchè sian ridotte a tale perfetto combaciamento,

che ne nasca sensibile coesione tra loro.

Il marmo poi così lavorato si esponga per molti giorni al calore

d'una stufa, con che espellendosi l'umido di cui anche tali pietre

sono spesso imbevute, verrà esso marmo condotto a quello stato

d'imperfettissimo conduttore, che è l'ottimo per le sperienze di questo

genere (§. XII. e XIII.); e si manterrà tale per un pezzo, sol che non

resti lungamente esposto al grand'umido: giacchè quanto a quell'umidore

che può contrarre accidentalmente, e in poco tempo, non essendo che

superficiale, non verrà il nostro marmo a deteriorarsi notabilmente; e

basterà prima di sperimentare esporlo per alcuni minuti al sole, o pur

anche asciugarlo con un pannolino caldo.

XV. E quì giova avvertir di nuovo, che non tutti i marmi sono

egualmente buoni. In generale i più vecchi, e che da molto tempo sono

stati guardati dal grand'umido riescono incomparabilmente meglio

che quelli tratti di fresco dalla cava, o stati esposti lungamente

all'ingiurie dell'aria; onde i secondi principalmente han bisogno di un

buon essiccamento nella stufa, ed i primi appena. Ma oltre di ciò avvi

ancora notabilissima differenza tra una specie, e l'altra di marmo:

io ne ho trovato di tali, che senza riscaldarli nè tampoco asciugarli,

riescono sempre a maraviglia, e di tali altri, che anche con una tale

preparazione non corrispondono troppo bene; a meno che non si continui

loro il caldo durante il tempo dell'esperienze. Sopra tutti finora ho

trovato eccellente il bel marmo bianco di Carrara. Ciò non pertanto

io non so abbastanza raccomandare di riscaldare e questo, e gli altri

marmi, almeno un poco innanzi adoperarli: con che vantaggian sempre

per eccellenti che siano, ed essendo cattivi vengono a migliorarsi

insignemente, e ad agguagliarsi ben anco ai più buoni. Anzi posso

dire per esperienza che la maggior parte dei marmi di lor natura poco

buoni, ove siano ben riscaldati previamente, e in seguito si mantengano

tiepidi tutto il tempo dell'esperienza, prevalgono, se non a tutti, a

molti dei migliori non punto riscaldati.

Collezione dell'opere del Cavaliere Conte Alessandro Volta - Tomo I, Parte I · 第 13 / 17 段