Tutte le surriferite sperienze, che concorrono a farmi giudicare la

capacità del mio Conduttore di 96 piedi prossimamente eguale alla

capacità di una boccetta di 4 pollici in quadro d'armatura, mi piace

poi di variarle con altre boccette di maggiore, e di minor capacità.

Dunque prendendone una di 3 pollici solamente d'armatura, ed una pur

anche di più di 4 ma di vetro assai grosso, osservo che comparte più

che la metà della carica al Conduttore, e che questo all'incontro

comparte meno della metà della sua a tal meschina boccetta: così poi

dopo sì fatta distribuzione prevale sempre la scossa del Conduttore a

quella della boccetta. Tutto l'opposto avviene quando sperimento con

boccie di 5 di 6 di 8 pollici in quadro di superficie armata. Queste

si portano via a proporzione più della metà della carica che abbia

il Conduttore; e della carica che abbiano esse non ne danno che una

parte minore della metà a quello: coerentemente le scosse loro sono

di maggior polso ec. Quando poi si provocano alla scarica boccia, e

Conduttore elettrizzati contrariamente (suppongo ad egual tensione)

nel più capace, o sia questo il Conduttore, o sia la boccia, non vien

già distrutta tutta la carica: ma vi rimane un residuo più o meno

grande a proporzione che è più, o meno grande la differenza; e nel men

capace, non solamente viene a perdersi per l'intero la primiera carica,

ma vi prende luogo una carica in senso contrario, che è la parte sua

proporzionale che gli tocca del sopraddetto residuo.

Sarebbe ora superfluo il fare ulteriori combinazioni di questa sorte;

ed io volentieri lascio a voi, Signore, di moltiplicarle, e variarle a

grado vostro colla soddisfazione di veder sempre i resultati rispondere

all'aspettazione, cioè a quanto dalla considerazione delle respettive

capacità eguali, o disuguali e dalla _tensione_ sempre eguale a cui

sorger dee l'elettricità nel comunicarsi dal Conduttore alla boccia

o da questa a quello potete anticipatamente dedurre, e pronosticare.

Desidero grandemente che ne facciate presto alcuni saggi almeno, che

potranno bastare a voi dotato di tanta sagacità per tutto comprendere.

Non vi è duopo perciò di fabbricarvi a bella posta un Conduttore della

grandezza del mio. Ne avete uno capacissimo, bello e preparato, ed

è il lungo filo conduttore del vostro parafulmine. Ho ancora innanzi

agl'occhi come stanno colà dietro il giardino in quella vaga stanzetta,

ed entro quella bussola, che ha vetriata e porta che s'apre, il tutto

con somma eleganza disposto, come stanno, dico, i due campanelli tra

i quali giuoca il pendolino: e mi figuro non senza compiacenza di

veder voi impugnata una boccetta, portarla a toccar coll'uncino il

campanello, o filo proveniente dall'asta metallica, e con essa isolato,

mentre coll'altra mano toccate l'altro campanello, o filo deferente

continuo, che va a seppellirsi in terra, e che noi chiamiamo _filo

di salute_. Non dubito che tosto non troviate di proporzionare la

boccetta, ossia di sceglierne una di presso a poco eguale capacità al

vostro Conduttore; per riuscire a distruggere reciprocamente la carica

di quella coll'elettricità contraria di questo; e per confrontare il

valor delle scosse date dalle scariche intiere, e dimezzate dell'uno, e

dell'altra ec.

Non posso qui lasciare d'invitarvi ad osservar meco, come non è

assolutamente necessario perchè abbia luogo la compiuta scarica della

boccia di Leyden, e molto meno perchè si sperimenti la vera commozione,

che il fuoco vomitato dalla faccia ridondante ricorra per una serie

continuata di deferenti, ossia per il così detto _Arco conduttore_,

all'opposta faccia deficiente: come si è supposto, e tiensi comunemente

per indispensabile. È ben necessario, che il fuoco accumulato su quella

faccia abbia dove gettarsi, ossia trovi uno scaricatore di capace

sfogo, e che la faccia deficiente trovi pure un fonte onde trarre

a se il convenevole risarcimento. Di qui è che l'_Arco conduttore_

appresta opportunissimo mezzo alla scarica, che migliore non può

darsi, riunendo per tal modo le opposte faccie, che l'una supplir

possa al bisogno dell'altra facilmente, e pienamente. Ma pure esser

possono lo scaricatore della faccia ridondante, e il sovventore (se

mi è lecito così esprimermi) della faccia deficiente, un dall'altro

indipendenti, e separati affatto; e nulla meno dar luogo alla scarica,

o intiera, o dimezzata, e produrre la corrispondente commozione. E

non si è veduto negli sperimenti riportati di sopra? Nel 2.º e. gr.

il fuoco scaricato dalla faccia interiore della boccetta nel gran

Conduttore non ricorre già alla faccia esteriore, con cui il detto

Conduttore, siccome isolato, non ha comunicazione veruna, ma s'arresta

in quello, che ha giusto capacità di riceverlo tutto, anzi meglio

bisogno. D'altra parte la faccia esteriore cava tutto il fuoco di cui

è bisognosa dal magazzino universale, ossia ampio ricettacolo della

terra, che può fornirgliene qualunque gran copia: lo caverebbe eziandio

da un Conduttore isolato, quando fosse di sufficiente capacità, ed

elettrizzato per eccesso sì che ridondasse di fuoco tanto appunto

quanto è il difetto di essa faccia esteriore. Così discorrete per gli

altri esperimenti in cui la scarica della boccetta sopra il Conduttore

isolato non si fa intiera, ma o per metà, o più, o meno secondo le

respettive capacità. Concludiam dunque che, sebbene le due faccie di

una boccia, o d'un quadro contrariamente elettrizzate dipendono una

dall'altra rispetto a ciò che non può la faccia caricata per eccesso

dismettere nè tutto nè molto del fuoco che vi è stato accumulato, se

corrispondentemente, e al tempo medesimo l'opposta faccia deficiente

non ricupera il fuoco onde è stata spogliata, sebben, dico, questo dare

e ricevere debbano proceder di paro, pure ciascuna faccia la fa da se

in questo senso, che una scarica il fuoco sovrabbondante dovunque le

si apre sfogo, come, e quanto può; l'altra tira a se il fuoco di cui

abbisogna da dove può, e quanto può.

Ma che? Non è provato che il fuoco scaricato da una faccia affetta di

portarsi alla faccia opposta? Che vi si porta per la strada più breve,

o men resistente? Non trascorre egli realmente l'_Arco conduttore_,

la catena di persone ec.? È provato sì, che una corrente di fuoco esce

da una faccia, e che una corrente entra nell'altra; ma non già che sia

quell'istesso fuoco che parte da un termine, e arriva all'altro. Si può

ben dire che una corrente raggiugne l'altra in guisa che si riuniscano

in una sola; ma neppur ciò succede sempre, e non è punto necessario

per effettuarsi la scarica. Abbiam veduto e. gr. che una corrente

termina nel Conduttore isolato, e l'altra corrente vien su dalla terra.

Consideriamo ora per poco anche l'esperimento che ci si obbietta della

catena di persone. Siano le persone _a b c d e f g h i l m n o_, che

tutte si dan mano, e delle quali la prima impugna il fondo della boccia

di Leyden, e l'ultima s'accinge a tirar la scintilla dall'uncino. Io

tengo che all'atto stesso che _o_ riceve il fuoco lanciato dall'uncino

ossia scaricato dall'interior superficie della boccia, _a_ ne fornisce

tosto del suo alla faccia esteriore: tosto, dico, senza punto aspettare

che quel fuoco scaricato sopra _o_ pervenga per la strada _n m l_ ec.

ad esso _a_. È ben vero che cotesto fuoco invade tale strada, cioè

passa da _o_ in _n_ in _m_ ec., intantochè a risarcire la perdita

di _a_ accorre nuovo fuoco da _b_, a questo da _c_, e così seguendo;

vero è che è un solo il corso se non si considera che la direzione:

ma essendochè si eccita di quà, e di là simultaneamente, e principia a

due capi il moto, non si può dire a rigore una sola corrente, bensì due

cospiranti in una. Ne viene da ciò, che se l'estrema rapidità con cui

scorre, e trapassa il fuoco ci lasciasse accorgere della successione

delle scosse da una in altra persona, troveremmo, che non sieguono già

l'ordine _o n m l_, ma bensì che si fanno sentire simultaneamente prima

ai due estremi _o_, ed _a_, indi a _n_ e _b_, _m_ e _c_; procedendo

così verso il mezzo della catena.

Si è preteso, che quantunque lunga sia una tal catena di persone,

tutte risentano la commozione egualmente forte: la verità è però,

che a proporzione che la boccetta è più piccola, e meno carica, e

d'altra parte più grande è il numero delle persone, quelle di mezzo,

e a misura che si trovano men vicine alle faccie della boccia, cioè

ai capi dell'una e dell'altra corrente, risentono minore la scossa.

Così esser dee nella mia ipotesi. Il fuoco scaricato dall'uncino, che

non è poi molto copioso, essendo la boccetta piccola, invade la prima,

seconda, terza persona, si diffonde a tante, che trova già quasi comodo

e sufficiente ricetto nella capacità delle medesime, e in varj sfoghi

quà e là nel pavimento ec.: comincia dunque a farsi men grossa la

corrente; meno per conseguenza scuote ed urta come più avanti procede,

e giugne alle persone che stanno verso il mezzo della fila. Avviene lo

stesso all'altra parte della fila: la persona che ne è capo comincia

essa a somministrare il suo fuoco alla faccia esteriore della boccia

che impugna: subentra la seconda a sollievo della prima, e così via via

contribuiscono le altre; però gradatamente meno; atteso che qualche

soccorso di fuoco viene anche dal pavimento su per i piedi di quelle

prime persone, sicchè alle altre consecutive verso il mezzo della fila

resta a dar tanto meno: dunque anche queste poco saranno scosse. Or a

quelli che volessero ancora attenersi all'idea comune della corrente

che muove soltanto da una faccia, e procede ordinariamente senza

punto deviare fino all'opposta faccia della boccetta, io domanderei:

ond'è dunque che le persone sono meno scosse quanto più sono vicine al

mezzo dell'arco che formano? E perchè mai, se la scossa propagandosi

si debilita, non la sentono minore piuttosto quelle che son di là del

mezzo, ed ultime verso la faccia negativa della boccetta?

Voglio render la cosa anche più evidente. Separiamo in due serie la

lunga catena di persone; ossia formisi una fila dritta _a b c d — e

f g h_ rotta nel mezzo: _d_ impugni una boccia fortemente carica, ed

_e_ che gli sta a fronte, e vicino ne provochi la scarica toccandone

l'uncino: tutti sono in piedi sul pavimento asciutto. Or se fosse

obbligato il fuoco vomitato dall'interior superficie della boccia

a recarsi per la strada la più spedita alla superficie esterna

che ne è digiuna, come si è stabilito per legge, e si pretende che

immancabilmente succeda, dovrebbe dunque passar più per i piedi della

persona e che tocca l'uncino, e per il pavimento portarsi ai piedi di

_d_, e venir su per essa alla faccia esteriore della boccia, intatte

lasciando le altre persone _f g h_, che restano dietro, e fuori affatto

di strada. Che dirassi dunque s'io mostro che si diparte appunto dalla

via segnata per seguire la traccia di quelle persone, che siccome corpi

deferenti gli offrono un discreto sfogo; e che il fuoco che accorre

alla faccia esteriore della boccetta si ricava da un altro fonte? Così

è: il fuoco scaricato della faccia interna scorre manifestamente da _e_

ad _f g h_, portando una discreta scossa a tutte queste persone, cioè

alla mano con cui si tengono, e al collo del piede; e balzando anche

con visibile scintilla ove non si tocchino l'una l'altra, ma tengansi

colle mani o co' piedi molto appressate; e finalmente va a perdersi

nel comune ricettacolo. Similmente _d_ che primo fornisce il fuoco di

cui abbisogna la faccia esteriore, ne ripete da _c_, e questo da _b_,

da _a_, e tutti ne ritraggono dal suolo: il che si fa sensibile colla

scossa che riportano coteste persone, e visibile se si vuole pur anche

colle scintille. Dirassi forse, che il fuoco scaricato dall'interno

della boccia siegue la fila delle persone _e f g h_, e poi dall'ultima

di queste passa all'ultima parimenti dell'altra fila, cioè ad _a_,

onde giugnere per _b c d_ all'amata faccia esterna? Ma oltrechè non

si accorda questo colla scossa che sentono al collo del piede tutte o

quasi tutte le persone, come s'intenderà che scelga il fuoco un lungo

tratto di pavimento asciutto, e resistente, anzichè il più breve tra

_e_ e _d_? E come andrà colla legge, con cui si vuol obbligare a far

in ogni caso per la via più spedita, e meno resistente il circuito da

una superficie all'altra? Eh diciam dunque che altra è la corrente che

parte dall'uncino della boccia, e scorrendo le persone, e qualsivoglia

altro buon deferente che incontra va a perdersi nel comune ricettacolo;

altra quella che _simultaneamente_ move dalla terra medesima, e per il

canale d'altre persone, o d'altri deferenti mette capo nella esterior

superficie dell'istessa boccia: e in generale concludiamo che il fuoco

della faccia eccessiva si scaglia, e diffondesi ovunque trova sfogo;

ed altro fuoco accorre alla faccia difettiva indifferentemente da

ogni parte, da qual siasi corpo, o serie di corpi, che fornir gliene

possono. Vedrete anche quel fuoco vomitato spargersi quà, e là in varj

rami, ove le persone _f g h_, ed altri deferenti corpi, non in serie

ordinata seguente, ma chi da una parte chi dall'altra stiano d'attorno

alla persona _e_, che provoca la scarica dall'uncino, spargersi, dico,

in varj rami, e dissiparsi così nel suolo; e vedrete similmente su del

suolo sorgere e per varj rami o canali di corpi deferenti confluire

alla persona _d_ il fuoco che riacquista l'esterior superficie della

boccia: nè vorrete già credere che questa sia una continuazione di

quella corrente, anzi lo stesso fuoco che con circolo non interrotto

si sia recato dall'una all'altra faccia; ma bensì convenite meco che

ciascuna ha eccitato la sua particolar corrente entrante questa, quella

sboccante. Così poi svanirà la maraviglia di quei famosi sperimenti,

con cui si crede di far fare al fluido elettrico tutto intiero il

giro di un lungo corso di fiume, e d'un canale insieme da quello

derivato, col fare scendere un filo di ferro dal fondo d'una boccia

nel fiume, e scaricar per l'uncino l'interna superficie sopra un altro

filo metallico comunicante col canale. Svanirà la maraviglia fondata

sul supposto _circuito_ del fuoco elettrico: conoscendo noi ora come

non ebbe mai luogo in tali sperimenti cotesto circuito, abbenchè si

effettuasse la scarica, e riportassero la commozione le persone che

vollero provare ad interporsi si da una parte che dall'altra al filo

metallico, e all'acqua, toccando quello con una mano, e tuffando un

piede nell'acqua, o in altra equivalente guisa mettendosi di mezzo;

comprendendosi come il fuoco scaricato andò a perdersi nel canale, ove

dilagando il suo corso finì, e come finalmente a spese, dirò così, del

fiume fu somministrato il fuoco richiesto alla faccia esteriore della

boccia.

Tutti questi esempj, in cui le due correnti simultanee, quella del

fuoco effluente dalla faccia eccessiva della boccia, e quella affluente

alla faccia difettiva, si fanno manifestamente vedere distinte, e

non già riunite, e formanti un continuato corso, ma interrotte quando

più, quando meno, e quando affatto verso il mezzo della troppo lunga

serie de' corpi deferenti, o nel gran seno della terra; non deggiono

poi farci concludere (che sarebbe uno spingere la cosa troppo avanti)

che giammai una corrente non raggiunga l'altra: anzi ciò succede,

come di sopra ho accennato, nel modo ordinario di fare la scarica,

cioè quando l'arco conduttore non sia sterminato, ed ove formato sia

tutto di ottimi deferenti continui, la corrente di fuoco vomitato

dalla faccia ridondante della boccia, che lo invade ad un capo, non si

sparge allora e dissipa in molti altri rami, ma tutta insieme raccolta

lungo quel comodo canale tien dietro all'altra corrente similmente

raccolta che per l'altro capo di detto arco conduttore mette nella

faccia deficiente: le tien dietro, e la raggiugne, in guisa che si

riuniscon tosto, e formano un corso continuo in uno stesso canale.

Non vuole scordarsi finalmente, quello che ho pur detto di sopra, che

migliore sfogo non può trovare la faccia ridondante, quanto la faccia

deficiente; nè questa chi meglio la soccorra, che quella: e che l'arco

conduttore a tal vicendevole scarica, e soccorso appresta il mezzo

opportunissimo.

M'accorgo d'aver fatta una ben lunga digressione; la quale però può

sembrare non del tutto inutile, nè molto lontana dal mio proposito;

giacchè serve a mostrare come il fuoco scaricato dalle bocce, o quadri,

non altrimenti che quello scagliato da un semplice Conduttore, si getta

nel modo che può, e quanto può dovunque gli si apre sfogo: come affetta

di preferenza quelle vie, che glielo concedono più libero, scorrendo

per un sol canale, se quinci un intiero scarico gli si appresta, o

diramandosi in molti se la sua piena è ritardata, e rotta da corpi od

affatto impermeabili, ovver poco deferenti, che lascian sì passare una

piccola copia di fuoco, ma non una grande a un tratto: come scuote i

corpi che attraversa più o men fortemente in ragione che la corrente

sua è più o meno riunita e rapida; come, infine, tutto quello succede

al fuoco scaricato dalla boccia, che succede al fuoco lanciato da un

semplice Conduttore che sia abbastanza capace, ed egualmente carico.

Checchè ne sia che io abbia poco o molto deviato dal mio cammino,

riprendendolo ora, terminerò il proposto confronto della capacità dei

Conduttori semplici colle boccie o quadri armati, soggiugnendo alcune

considerazioni sul possibile ingrandimento dei Conduttori a segno di

emulare non che le scariche delle grandi giare, e tavole magiche, ma

delle più potenti _batterie_.

Un Conduttore fatto come il mio di molti sottili bastoni inargentati,

che sia lungo in tutto 96 piedi (prendiam cento per facilità del

calcolo) è capace di contenere tanto di elettricità quanto una lastra

di vetro di discreta spessezza avente di buona armatura 4 poll.; di

dare una commozione di egual polso; e di produrre altri effetti nulla

men validi. Per esser dunque equipollente a un quadro di 12 poll.,

cioè d'un piede quadrato d'armatura, dovrebbe essere la lunghezza

nove volte più grande, vale a dire presso a 900 piedi. Che bel

vedere allora con una scintilla veramente fulminante di tal semplice

Conduttore uccidere un uccelletto, fondere una sottil foglietta

d'oro! Ma, è cosa poi cotanto difficile il procacciarsi tanti bastoni

inargentati, e il disporli come conviene? Il disporli non già: che un

vasto portico quadrato, ovvero alcuni corridori seguentisi capir li

possono tutti in una sola fila. Se poi i portici, e corridori fossero

larghi discretamente, ed alti, si potrebbero tirare quattro ordini di

quattro file di bastoni per ciascuno sul modello della figura (vedete

la Tavola II.) in cui per minor imbarazzo abbiam disegnati due ordini

solamente, e due sole file per ordine, colla debita distanza d'una fila

dall'altra. Per tal modo avremmo un Conduttore, la di cui scarica,

e i di cui tremendi effetti agguaglierebbero quelli di una potente

batteria elettrica, qual è una che sia composta di 16 boccali di un

piede quadrato d'armatura ciascuno, ma costruita a dovere. La vostra,

Signore, formata di due campane di vetro, non credo che oltrepassi,

almen di molto, i 16 piedi quadrati d'armatura: eppur quali strepitosi

effetti non ne ho io stesso veduti, ed ammirati? Voi con essa fondete,

più, disperdete in faville un filo metallico non de' più sottili: voi

il fondete pur anche nell'acqua; e cento altre cose fate incredibili

quasi a chi non le ha vedute. Le grandi batterie di PRIESTLEY, e di

FONTANA, non so che facciano molto di più. Dunque anche il Conduttore

ch'io mi compiaccio di contemplare in immaginazione, composto di 16

file di bastoni lunghe 990 piedi ciascuna, fonderebbe, disperderebbe,

ammazzerebbe grossi animali; in una parola fulminerebbe. Ma io poi

non mi fo illusione fino al segno che speri di veder unqua messo in

opera un così sterminato Conduttore. Un WATSON forse sarebbe tentato

di farlo, egli che prolungò, ad altro intendimento (cioè per mostrare

l'estrema celerità con cui si comunica la virtù elettrica da un capo

all'altro d'un buon Conduttore comechessia lunghissimo), de' fili

di ferro, e delle corde bagnate, isolati tutti, a più di duemila

tese: a cui perciò scrivea il MUSCHENBROEK _magnificentissimis tuis

experimentis superasti conatus omnium_. Di vero non so fin dove

giungeranno i miei o gli altrui sforzi riguardo a fare dei Conduttori

oltremodo lunghi: che poi alla fine di poco utile sarebbero. Non di

utile alla pratica; perchè ciò che far si può colle boccie, quadri, e

batterie tanto più comode, a che cercare di ottenerlo in altro modo

con gravissimo dispendio, ed imbarazzo? Non alla teoria; attesochè

parmi, seppur troppo non presumo, di aver già fatto abbastanza per

quella, quando giunto sono col mio Conduttore di 96 piedi a dimostrare,

come la commozione, e ogn'altro effetto che produce la boccia o il

quadro armato, può produrre eziandio un semplice Conduttore: come a

tale effetto gli basti d'avere una conveniente capacità: e come questa

capacità è in lui più grande a misura che la sua superficie è più

estesa in lungo[46]. Dunque il contemplare anche solo in immaginazione

quello smisurato Conduttore, sarà vano, inutile, puerile? Non già; se

può somministrarci od agevolarne in qualche modo l'idea del gran potere

di una nuvola elettrica fulminante. Ecco l'idea suggeritami, e che

volgo in mente.

Suppongo che la nuvola, la qual profonde una strana copia di

elettricità al para-fulmine, cui pende sopra in alto, o che s'abbassa a

scaricare dove che sia un vero fulmine, non sia più lunga di 900 piedi,

larga altrettanto, e grossa sol 90. Qual immane dose di elettricità

non può essa contenere! Massime che potrebbe in lei crescere a molto

maggior tensione di quella che o i nostri vetri dar possono, o i

nostri Conduttori sopportare. L'eccessiva tensione dell'elettricità

delle nuvole a me sembra che venga infatti indicata dal giugnere la

loro sfera d'attività da così alto fino in terra. Ma posto anche che

l'elettricità della supposta nuvola non ecceda la tensione ordinaria

de' nostri Conduttori elettrizzati artificialmente: io considero uno

spazio d'aria così grande come la nuvola rappresentata; e calcolo che

vi potrei collocare 1000 file de' miei bastoni lunghe 900 piedi; in

guisa che resterebbero ancora discoste una dall'altra ben 9 piedi;

tanto cioè, che per l'azione delle atmosfere non s'impediscano

vicendevolmente di ricevere tutta quella dose di elettricità che

ciascuna fila può portare da se. Ogni fila dunque essendo lunga 900

piedi si caricherebbe come una tavola magica di un piede quadrato di

armature: sicchè tutte insieme quelle file varrebbero una batteria

elettrica di 1000 piedi quadrati di superficie di vetro armata. Abbiamo

noi l'idea pur solo degli effetti spaventevoli che produrrebbe una

tal batteria? Che sono mai a petto di questa quelle che si sono fin

quì vedute? Uno scherzo. Ma poi il complesso di tutte queste file di

bastoni in un sol Conduttore non ha maggiore capacità della nuvola,

che abbiam preso a considerare; anzi l'ha minore d'assai; perocchè

nell'intiera mole di essa non solamente altrettanti cilindri disegnar

si possono, e sono realmente compresi di vero corpo conduttore; ma

nella ideata distanza de' piedi da questa a quella fila più altre vi si

capiscono, o a dir più giusto migliaja, e migliaja di punti corporei

vi hanno, i quali tuttochè dalle circostanti atmosfere _attuati_,

pur nulla meno ricever possono qualche dose di elettricità propria.

In somma un corpo continuo, qual è la nuvola, ha maggiore capacità,

che tanti corpi staccati che formino un'egual mole. Nella figura

(Tavola II.) quelle quattro file di bastoni che formano gli angoli

d'un parallelepipedo non arrivano già a contenere tanto di elettricità

quanto un eguale parallelepipedo di superficie intiera (abbenchè la

maggior capacità di questo non corrisponda di gran lunga alla maggiore

sua superficie corporea, per la ragione che le parti prese di mezzo,

e attuate dall'atmosfera elettrica d'altre parti laterali possono

ricevere tanto meno di elettricità propria; come ho spiegato nella

prima parte di questa lettera). Che poter terribile di elettricità può

dunque avere questa nuvola? che immensa copia di fuoco contenere, e

lanciare, avendo anche poca tensione? Che poi, se l'elettricità vi è

portata a tensione non ordinaria? Che diremo delle nuvole grandi non

poche centinaja di piedi, ma migliaja di tese quadrate?

Collezione dell'opere del Cavaliere Conte Alessandro Volta - Tomo I, Parte I · 第 12 / 17 段