capacità del mio Conduttore di 96 piedi prossimamente eguale alla
capacità di una boccetta di 4 pollici in quadro d'armatura, mi piace
poi di variarle con altre boccette di maggiore, e di minor capacità.
Dunque prendendone una di 3 pollici solamente d'armatura, ed una pur
anche di più di 4 ma di vetro assai grosso, osservo che comparte più
che la metà della carica al Conduttore, e che questo all'incontro
comparte meno della metà della sua a tal meschina boccetta: così poi
dopo sì fatta distribuzione prevale sempre la scossa del Conduttore a
quella della boccetta. Tutto l'opposto avviene quando sperimento con
boccie di 5 di 6 di 8 pollici in quadro di superficie armata. Queste
si portano via a proporzione più della metà della carica che abbia
il Conduttore; e della carica che abbiano esse non ne danno che una
parte minore della metà a quello: coerentemente le scosse loro sono
di maggior polso ec. Quando poi si provocano alla scarica boccia, e
Conduttore elettrizzati contrariamente (suppongo ad egual tensione)
nel più capace, o sia questo il Conduttore, o sia la boccia, non vien
già distrutta tutta la carica: ma vi rimane un residuo più o meno
grande a proporzione che è più, o meno grande la differenza; e nel men
capace, non solamente viene a perdersi per l'intero la primiera carica,
ma vi prende luogo una carica in senso contrario, che è la parte sua
proporzionale che gli tocca del sopraddetto residuo.
Sarebbe ora superfluo il fare ulteriori combinazioni di questa sorte;
ed io volentieri lascio a voi, Signore, di moltiplicarle, e variarle a
grado vostro colla soddisfazione di veder sempre i resultati rispondere
all'aspettazione, cioè a quanto dalla considerazione delle respettive
capacità eguali, o disuguali e dalla _tensione_ sempre eguale a cui
sorger dee l'elettricità nel comunicarsi dal Conduttore alla boccia
o da questa a quello potete anticipatamente dedurre, e pronosticare.
Desidero grandemente che ne facciate presto alcuni saggi almeno, che
potranno bastare a voi dotato di tanta sagacità per tutto comprendere.
Non vi è duopo perciò di fabbricarvi a bella posta un Conduttore della
grandezza del mio. Ne avete uno capacissimo, bello e preparato, ed
è il lungo filo conduttore del vostro parafulmine. Ho ancora innanzi
agl'occhi come stanno colà dietro il giardino in quella vaga stanzetta,
ed entro quella bussola, che ha vetriata e porta che s'apre, il tutto
con somma eleganza disposto, come stanno, dico, i due campanelli tra
i quali giuoca il pendolino: e mi figuro non senza compiacenza di
veder voi impugnata una boccetta, portarla a toccar coll'uncino il
campanello, o filo proveniente dall'asta metallica, e con essa isolato,
mentre coll'altra mano toccate l'altro campanello, o filo deferente
continuo, che va a seppellirsi in terra, e che noi chiamiamo _filo
di salute_. Non dubito che tosto non troviate di proporzionare la
boccetta, ossia di sceglierne una di presso a poco eguale capacità al
vostro Conduttore; per riuscire a distruggere reciprocamente la carica
di quella coll'elettricità contraria di questo; e per confrontare il
valor delle scosse date dalle scariche intiere, e dimezzate dell'uno, e
dell'altra ec.
Non posso qui lasciare d'invitarvi ad osservar meco, come non è
assolutamente necessario perchè abbia luogo la compiuta scarica della
boccia di Leyden, e molto meno perchè si sperimenti la vera commozione,
che il fuoco vomitato dalla faccia ridondante ricorra per una serie
continuata di deferenti, ossia per il così detto _Arco conduttore_,
all'opposta faccia deficiente: come si è supposto, e tiensi comunemente
per indispensabile. È ben necessario, che il fuoco accumulato su quella
faccia abbia dove gettarsi, ossia trovi uno scaricatore di capace
sfogo, e che la faccia deficiente trovi pure un fonte onde trarre
a se il convenevole risarcimento. Di qui è che l'_Arco conduttore_
appresta opportunissimo mezzo alla scarica, che migliore non può
darsi, riunendo per tal modo le opposte faccie, che l'una supplir
possa al bisogno dell'altra facilmente, e pienamente. Ma pure esser
possono lo scaricatore della faccia ridondante, e il sovventore (se
mi è lecito così esprimermi) della faccia deficiente, un dall'altro
indipendenti, e separati affatto; e nulla meno dar luogo alla scarica,
o intiera, o dimezzata, e produrre la corrispondente commozione. E
non si è veduto negli sperimenti riportati di sopra? Nel 2.º e. gr.
il fuoco scaricato dalla faccia interiore della boccetta nel gran
Conduttore non ricorre già alla faccia esteriore, con cui il detto
Conduttore, siccome isolato, non ha comunicazione veruna, ma s'arresta
in quello, che ha giusto capacità di riceverlo tutto, anzi meglio
bisogno. D'altra parte la faccia esteriore cava tutto il fuoco di cui
è bisognosa dal magazzino universale, ossia ampio ricettacolo della
terra, che può fornirgliene qualunque gran copia: lo caverebbe eziandio
da un Conduttore isolato, quando fosse di sufficiente capacità, ed
elettrizzato per eccesso sì che ridondasse di fuoco tanto appunto
quanto è il difetto di essa faccia esteriore. Così discorrete per gli
altri esperimenti in cui la scarica della boccetta sopra il Conduttore
isolato non si fa intiera, ma o per metà, o più, o meno secondo le
respettive capacità. Concludiam dunque che, sebbene le due faccie di
una boccia, o d'un quadro contrariamente elettrizzate dipendono una
dall'altra rispetto a ciò che non può la faccia caricata per eccesso
dismettere nè tutto nè molto del fuoco che vi è stato accumulato, se
corrispondentemente, e al tempo medesimo l'opposta faccia deficiente
non ricupera il fuoco onde è stata spogliata, sebben, dico, questo dare
e ricevere debbano proceder di paro, pure ciascuna faccia la fa da se
in questo senso, che una scarica il fuoco sovrabbondante dovunque le
si apre sfogo, come, e quanto può; l'altra tira a se il fuoco di cui
abbisogna da dove può, e quanto può.
Ma che? Non è provato che il fuoco scaricato da una faccia affetta di
portarsi alla faccia opposta? Che vi si porta per la strada più breve,
o men resistente? Non trascorre egli realmente l'_Arco conduttore_,
la catena di persone ec.? È provato sì, che una corrente di fuoco esce
da una faccia, e che una corrente entra nell'altra; ma non già che sia
quell'istesso fuoco che parte da un termine, e arriva all'altro. Si può
ben dire che una corrente raggiugne l'altra in guisa che si riuniscano
in una sola; ma neppur ciò succede sempre, e non è punto necessario
per effettuarsi la scarica. Abbiam veduto e. gr. che una corrente
termina nel Conduttore isolato, e l'altra corrente vien su dalla terra.
Consideriamo ora per poco anche l'esperimento che ci si obbietta della
catena di persone. Siano le persone _a b c d e f g h i l m n o_, che
tutte si dan mano, e delle quali la prima impugna il fondo della boccia
di Leyden, e l'ultima s'accinge a tirar la scintilla dall'uncino. Io
tengo che all'atto stesso che _o_ riceve il fuoco lanciato dall'uncino
ossia scaricato dall'interior superficie della boccia, _a_ ne fornisce
tosto del suo alla faccia esteriore: tosto, dico, senza punto aspettare
che quel fuoco scaricato sopra _o_ pervenga per la strada _n m l_ ec.
ad esso _a_. È ben vero che cotesto fuoco invade tale strada, cioè
passa da _o_ in _n_ in _m_ ec., intantochè a risarcire la perdita
di _a_ accorre nuovo fuoco da _b_, a questo da _c_, e così seguendo;
vero è che è un solo il corso se non si considera che la direzione:
ma essendochè si eccita di quà, e di là simultaneamente, e principia a
due capi il moto, non si può dire a rigore una sola corrente, bensì due
cospiranti in una. Ne viene da ciò, che se l'estrema rapidità con cui
scorre, e trapassa il fuoco ci lasciasse accorgere della successione
delle scosse da una in altra persona, troveremmo, che non sieguono già
l'ordine _o n m l_, ma bensì che si fanno sentire simultaneamente prima
ai due estremi _o_, ed _a_, indi a _n_ e _b_, _m_ e _c_; procedendo
così verso il mezzo della catena.
Si è preteso, che quantunque lunga sia una tal catena di persone,
tutte risentano la commozione egualmente forte: la verità è però,
che a proporzione che la boccetta è più piccola, e meno carica, e
d'altra parte più grande è il numero delle persone, quelle di mezzo,
e a misura che si trovano men vicine alle faccie della boccia, cioè
ai capi dell'una e dell'altra corrente, risentono minore la scossa.
Così esser dee nella mia ipotesi. Il fuoco scaricato dall'uncino, che
non è poi molto copioso, essendo la boccetta piccola, invade la prima,
seconda, terza persona, si diffonde a tante, che trova già quasi comodo
e sufficiente ricetto nella capacità delle medesime, e in varj sfoghi
quà e là nel pavimento ec.: comincia dunque a farsi men grossa la
corrente; meno per conseguenza scuote ed urta come più avanti procede,
e giugne alle persone che stanno verso il mezzo della fila. Avviene lo
stesso all'altra parte della fila: la persona che ne è capo comincia
essa a somministrare il suo fuoco alla faccia esteriore della boccia
che impugna: subentra la seconda a sollievo della prima, e così via via
contribuiscono le altre; però gradatamente meno; atteso che qualche
soccorso di fuoco viene anche dal pavimento su per i piedi di quelle
prime persone, sicchè alle altre consecutive verso il mezzo della fila
resta a dar tanto meno: dunque anche queste poco saranno scosse. Or a
quelli che volessero ancora attenersi all'idea comune della corrente
che muove soltanto da una faccia, e procede ordinariamente senza
punto deviare fino all'opposta faccia della boccetta, io domanderei:
ond'è dunque che le persone sono meno scosse quanto più sono vicine al
mezzo dell'arco che formano? E perchè mai, se la scossa propagandosi
si debilita, non la sentono minore piuttosto quelle che son di là del
mezzo, ed ultime verso la faccia negativa della boccetta?
Voglio render la cosa anche più evidente. Separiamo in due serie la
lunga catena di persone; ossia formisi una fila dritta _a b c d — e
f g h_ rotta nel mezzo: _d_ impugni una boccia fortemente carica, ed
_e_ che gli sta a fronte, e vicino ne provochi la scarica toccandone
l'uncino: tutti sono in piedi sul pavimento asciutto. Or se fosse
obbligato il fuoco vomitato dall'interior superficie della boccia
a recarsi per la strada la più spedita alla superficie esterna
che ne è digiuna, come si è stabilito per legge, e si pretende che
immancabilmente succeda, dovrebbe dunque passar più per i piedi della
persona e che tocca l'uncino, e per il pavimento portarsi ai piedi di
_d_, e venir su per essa alla faccia esteriore della boccia, intatte
lasciando le altre persone _f g h_, che restano dietro, e fuori affatto
di strada. Che dirassi dunque s'io mostro che si diparte appunto dalla
via segnata per seguire la traccia di quelle persone, che siccome corpi
deferenti gli offrono un discreto sfogo; e che il fuoco che accorre
alla faccia esteriore della boccetta si ricava da un altro fonte? Così
è: il fuoco scaricato della faccia interna scorre manifestamente da _e_
ad _f g h_, portando una discreta scossa a tutte queste persone, cioè
alla mano con cui si tengono, e al collo del piede; e balzando anche
con visibile scintilla ove non si tocchino l'una l'altra, ma tengansi
colle mani o co' piedi molto appressate; e finalmente va a perdersi
nel comune ricettacolo. Similmente _d_ che primo fornisce il fuoco di
cui abbisogna la faccia esteriore, ne ripete da _c_, e questo da _b_,
da _a_, e tutti ne ritraggono dal suolo: il che si fa sensibile colla
scossa che riportano coteste persone, e visibile se si vuole pur anche
colle scintille. Dirassi forse, che il fuoco scaricato dall'interno
della boccia siegue la fila delle persone _e f g h_, e poi dall'ultima
di queste passa all'ultima parimenti dell'altra fila, cioè ad _a_,
onde giugnere per _b c d_ all'amata faccia esterna? Ma oltrechè non
si accorda questo colla scossa che sentono al collo del piede tutte o
quasi tutte le persone, come s'intenderà che scelga il fuoco un lungo
tratto di pavimento asciutto, e resistente, anzichè il più breve tra
_e_ e _d_? E come andrà colla legge, con cui si vuol obbligare a far
in ogni caso per la via più spedita, e meno resistente il circuito da
una superficie all'altra? Eh diciam dunque che altra è la corrente che
parte dall'uncino della boccia, e scorrendo le persone, e qualsivoglia
altro buon deferente che incontra va a perdersi nel comune ricettacolo;
altra quella che _simultaneamente_ move dalla terra medesima, e per il
canale d'altre persone, o d'altri deferenti mette capo nella esterior
superficie dell'istessa boccia: e in generale concludiamo che il fuoco
della faccia eccessiva si scaglia, e diffondesi ovunque trova sfogo;
ed altro fuoco accorre alla faccia difettiva indifferentemente da
ogni parte, da qual siasi corpo, o serie di corpi, che fornir gliene
possono. Vedrete anche quel fuoco vomitato spargersi quà, e là in varj
rami, ove le persone _f g h_, ed altri deferenti corpi, non in serie
ordinata seguente, ma chi da una parte chi dall'altra stiano d'attorno
alla persona _e_, che provoca la scarica dall'uncino, spargersi, dico,
in varj rami, e dissiparsi così nel suolo; e vedrete similmente su del
suolo sorgere e per varj rami o canali di corpi deferenti confluire
alla persona _d_ il fuoco che riacquista l'esterior superficie della
boccia: nè vorrete già credere che questa sia una continuazione di
quella corrente, anzi lo stesso fuoco che con circolo non interrotto
si sia recato dall'una all'altra faccia; ma bensì convenite meco che
ciascuna ha eccitato la sua particolar corrente entrante questa, quella
sboccante. Così poi svanirà la maraviglia di quei famosi sperimenti,
con cui si crede di far fare al fluido elettrico tutto intiero il
giro di un lungo corso di fiume, e d'un canale insieme da quello
derivato, col fare scendere un filo di ferro dal fondo d'una boccia
nel fiume, e scaricar per l'uncino l'interna superficie sopra un altro
filo metallico comunicante col canale. Svanirà la maraviglia fondata
sul supposto _circuito_ del fuoco elettrico: conoscendo noi ora come
non ebbe mai luogo in tali sperimenti cotesto circuito, abbenchè si
effettuasse la scarica, e riportassero la commozione le persone che
vollero provare ad interporsi si da una parte che dall'altra al filo
metallico, e all'acqua, toccando quello con una mano, e tuffando un
piede nell'acqua, o in altra equivalente guisa mettendosi di mezzo;
comprendendosi come il fuoco scaricato andò a perdersi nel canale, ove
dilagando il suo corso finì, e come finalmente a spese, dirò così, del
fiume fu somministrato il fuoco richiesto alla faccia esteriore della
boccia.
Tutti questi esempj, in cui le due correnti simultanee, quella del
fuoco effluente dalla faccia eccessiva della boccia, e quella affluente
alla faccia difettiva, si fanno manifestamente vedere distinte, e
non già riunite, e formanti un continuato corso, ma interrotte quando
più, quando meno, e quando affatto verso il mezzo della troppo lunga
serie de' corpi deferenti, o nel gran seno della terra; non deggiono
poi farci concludere (che sarebbe uno spingere la cosa troppo avanti)
che giammai una corrente non raggiunga l'altra: anzi ciò succede,
come di sopra ho accennato, nel modo ordinario di fare la scarica,
cioè quando l'arco conduttore non sia sterminato, ed ove formato sia
tutto di ottimi deferenti continui, la corrente di fuoco vomitato
dalla faccia ridondante della boccia, che lo invade ad un capo, non si
sparge allora e dissipa in molti altri rami, ma tutta insieme raccolta
lungo quel comodo canale tien dietro all'altra corrente similmente
raccolta che per l'altro capo di detto arco conduttore mette nella
faccia deficiente: le tien dietro, e la raggiugne, in guisa che si
riuniscon tosto, e formano un corso continuo in uno stesso canale.
Non vuole scordarsi finalmente, quello che ho pur detto di sopra, che
migliore sfogo non può trovare la faccia ridondante, quanto la faccia
deficiente; nè questa chi meglio la soccorra, che quella: e che l'arco
conduttore a tal vicendevole scarica, e soccorso appresta il mezzo
opportunissimo.
M'accorgo d'aver fatta una ben lunga digressione; la quale però può
sembrare non del tutto inutile, nè molto lontana dal mio proposito;
giacchè serve a mostrare come il fuoco scaricato dalle bocce, o quadri,
non altrimenti che quello scagliato da un semplice Conduttore, si getta
nel modo che può, e quanto può dovunque gli si apre sfogo: come affetta
di preferenza quelle vie, che glielo concedono più libero, scorrendo
per un sol canale, se quinci un intiero scarico gli si appresta, o
diramandosi in molti se la sua piena è ritardata, e rotta da corpi od
affatto impermeabili, ovver poco deferenti, che lascian sì passare una
piccola copia di fuoco, ma non una grande a un tratto: come scuote i
corpi che attraversa più o men fortemente in ragione che la corrente
sua è più o meno riunita e rapida; come, infine, tutto quello succede
al fuoco scaricato dalla boccia, che succede al fuoco lanciato da un
semplice Conduttore che sia abbastanza capace, ed egualmente carico.
Checchè ne sia che io abbia poco o molto deviato dal mio cammino,
riprendendolo ora, terminerò il proposto confronto della capacità dei
Conduttori semplici colle boccie o quadri armati, soggiugnendo alcune
considerazioni sul possibile ingrandimento dei Conduttori a segno di
emulare non che le scariche delle grandi giare, e tavole magiche, ma
delle più potenti _batterie_.
Un Conduttore fatto come il mio di molti sottili bastoni inargentati,
che sia lungo in tutto 96 piedi (prendiam cento per facilità del
calcolo) è capace di contenere tanto di elettricità quanto una lastra
di vetro di discreta spessezza avente di buona armatura 4 poll.; di
dare una commozione di egual polso; e di produrre altri effetti nulla
men validi. Per esser dunque equipollente a un quadro di 12 poll.,
cioè d'un piede quadrato d'armatura, dovrebbe essere la lunghezza
nove volte più grande, vale a dire presso a 900 piedi. Che bel
vedere allora con una scintilla veramente fulminante di tal semplice
Conduttore uccidere un uccelletto, fondere una sottil foglietta
d'oro! Ma, è cosa poi cotanto difficile il procacciarsi tanti bastoni
inargentati, e il disporli come conviene? Il disporli non già: che un
vasto portico quadrato, ovvero alcuni corridori seguentisi capir li
possono tutti in una sola fila. Se poi i portici, e corridori fossero
larghi discretamente, ed alti, si potrebbero tirare quattro ordini di
quattro file di bastoni per ciascuno sul modello della figura (vedete
la Tavola II.) in cui per minor imbarazzo abbiam disegnati due ordini
solamente, e due sole file per ordine, colla debita distanza d'una fila
dall'altra. Per tal modo avremmo un Conduttore, la di cui scarica,
e i di cui tremendi effetti agguaglierebbero quelli di una potente
batteria elettrica, qual è una che sia composta di 16 boccali di un
piede quadrato d'armatura ciascuno, ma costruita a dovere. La vostra,
Signore, formata di due campane di vetro, non credo che oltrepassi,
almen di molto, i 16 piedi quadrati d'armatura: eppur quali strepitosi
effetti non ne ho io stesso veduti, ed ammirati? Voi con essa fondete,
più, disperdete in faville un filo metallico non de' più sottili: voi
il fondete pur anche nell'acqua; e cento altre cose fate incredibili
quasi a chi non le ha vedute. Le grandi batterie di PRIESTLEY, e di
FONTANA, non so che facciano molto di più. Dunque anche il Conduttore
ch'io mi compiaccio di contemplare in immaginazione, composto di 16
file di bastoni lunghe 990 piedi ciascuna, fonderebbe, disperderebbe,
ammazzerebbe grossi animali; in una parola fulminerebbe. Ma io poi
non mi fo illusione fino al segno che speri di veder unqua messo in
opera un così sterminato Conduttore. Un WATSON forse sarebbe tentato
di farlo, egli che prolungò, ad altro intendimento (cioè per mostrare
l'estrema celerità con cui si comunica la virtù elettrica da un capo
all'altro d'un buon Conduttore comechessia lunghissimo), de' fili
di ferro, e delle corde bagnate, isolati tutti, a più di duemila
tese: a cui perciò scrivea il MUSCHENBROEK _magnificentissimis tuis
experimentis superasti conatus omnium_. Di vero non so fin dove
giungeranno i miei o gli altrui sforzi riguardo a fare dei Conduttori
oltremodo lunghi: che poi alla fine di poco utile sarebbero. Non di
utile alla pratica; perchè ciò che far si può colle boccie, quadri, e
batterie tanto più comode, a che cercare di ottenerlo in altro modo
con gravissimo dispendio, ed imbarazzo? Non alla teoria; attesochè
parmi, seppur troppo non presumo, di aver già fatto abbastanza per
quella, quando giunto sono col mio Conduttore di 96 piedi a dimostrare,
come la commozione, e ogn'altro effetto che produce la boccia o il
quadro armato, può produrre eziandio un semplice Conduttore: come a
tale effetto gli basti d'avere una conveniente capacità: e come questa
capacità è in lui più grande a misura che la sua superficie è più
estesa in lungo[46]. Dunque il contemplare anche solo in immaginazione
quello smisurato Conduttore, sarà vano, inutile, puerile? Non già; se
può somministrarci od agevolarne in qualche modo l'idea del gran potere
di una nuvola elettrica fulminante. Ecco l'idea suggeritami, e che
volgo in mente.
Suppongo che la nuvola, la qual profonde una strana copia di
elettricità al para-fulmine, cui pende sopra in alto, o che s'abbassa a
scaricare dove che sia un vero fulmine, non sia più lunga di 900 piedi,
larga altrettanto, e grossa sol 90. Qual immane dose di elettricità
non può essa contenere! Massime che potrebbe in lei crescere a molto
maggior tensione di quella che o i nostri vetri dar possono, o i
nostri Conduttori sopportare. L'eccessiva tensione dell'elettricità
delle nuvole a me sembra che venga infatti indicata dal giugnere la
loro sfera d'attività da così alto fino in terra. Ma posto anche che
l'elettricità della supposta nuvola non ecceda la tensione ordinaria
de' nostri Conduttori elettrizzati artificialmente: io considero uno
spazio d'aria così grande come la nuvola rappresentata; e calcolo che
vi potrei collocare 1000 file de' miei bastoni lunghe 900 piedi; in
guisa che resterebbero ancora discoste una dall'altra ben 9 piedi;
tanto cioè, che per l'azione delle atmosfere non s'impediscano
vicendevolmente di ricevere tutta quella dose di elettricità che
ciascuna fila può portare da se. Ogni fila dunque essendo lunga 900
piedi si caricherebbe come una tavola magica di un piede quadrato di
armature: sicchè tutte insieme quelle file varrebbero una batteria
elettrica di 1000 piedi quadrati di superficie di vetro armata. Abbiamo
noi l'idea pur solo degli effetti spaventevoli che produrrebbe una
tal batteria? Che sono mai a petto di questa quelle che si sono fin
quì vedute? Uno scherzo. Ma poi il complesso di tutte queste file di
bastoni in un sol Conduttore non ha maggiore capacità della nuvola,
che abbiam preso a considerare; anzi l'ha minore d'assai; perocchè
nell'intiera mole di essa non solamente altrettanti cilindri disegnar
si possono, e sono realmente compresi di vero corpo conduttore; ma
nella ideata distanza de' piedi da questa a quella fila più altre vi si
capiscono, o a dir più giusto migliaja, e migliaja di punti corporei
vi hanno, i quali tuttochè dalle circostanti atmosfere _attuati_,
pur nulla meno ricever possono qualche dose di elettricità propria.
In somma un corpo continuo, qual è la nuvola, ha maggiore capacità,
che tanti corpi staccati che formino un'egual mole. Nella figura
(Tavola II.) quelle quattro file di bastoni che formano gli angoli
d'un parallelepipedo non arrivano già a contenere tanto di elettricità
quanto un eguale parallelepipedo di superficie intiera (abbenchè la
maggior capacità di questo non corrisponda di gran lunga alla maggiore
sua superficie corporea, per la ragione che le parti prese di mezzo,
e attuate dall'atmosfera elettrica d'altre parti laterali possono
ricevere tanto meno di elettricità propria; come ho spiegato nella
prima parte di questa lettera). Che poter terribile di elettricità può
dunque avere questa nuvola? che immensa copia di fuoco contenere, e
lanciare, avendo anche poca tensione? Che poi, se l'elettricità vi è
portata a tensione non ordinaria? Che diremo delle nuvole grandi non
poche centinaja di piedi, ma migliaja di tese quadrate?