Io mi piaccio sovente di far sentire la vera e forte commozione che

dà il mio gran Conduttore, e vedere a un tempo come, e quanto il

foco elettrico presceglie la strada dei migliori deferenti, e la

segue religiosamente per il corso continuo fino al grande universale

ricettacolo, con questa sperienza ch'è altrettanto bella quanto

eloquente. Una persona posa la mano su d'una tavola, ove è fisso ad

una piccola lastra un capo del fil di ferro, che dopo varj giri sul

pavimento della stanza posta al terzo piano della casa, mette fuori

della finestra, e lungo i muri prostrato per alcune centinaja di piedi,

va finalmente coll'altro capo a terminare in un pozzo. La persona posa,

come dicea, la mano sulla tavola in modo che le mancano solo alcune

linee per toccare coll'estremità delle dita il detto filo, o lastra.

Un'altra persona portatasi a basso in vicinanza del pozzo spezza

colaggiù il filo di ferro, e i tronchi capi impugna uno colla destra,

l'altro colla sinistra. Così stando le cose disposte, dico alla prima

persona che cavi con la mano che tiene in libertà la scintilla dal

gran Conduttore: ed ecco che la scintilla si ripete, e balza piena,

e vigorosa dalla punta delle dita posate sulla tavola alla lastra, o

filo di ferro, quand'anche sia distante di più di un mezzo pollice, e

fin d'un pollice intiero, intantochè risente la persona medesima nelle

braccia, e nel petto una potente commozione; ed una simile niente o

poco minore sente pur l'altra persona rilegata presso al pozzo.

Tutte queste prove, ed altre molte, che tralasciar mi conviene adesso,

si uniscono a dimostrarci, che la quantità di fuoco elettrico, che

rapidamente, e a un colpo, diciam così, invade ed attraversa il corpo,

è la cagion vera, e propria della commozione: che questa corrisponde

appunto, e a pelo a tali due condizioni della dose di elettricità

accumulata da una parte, e dello sfogo che trova dall'altra. Non accade

più dunque di mettere studio a rintracciare altra cagione, di ricorrere

ad una maniera particolare d'agire del fuoco elettrico nella scarica

delle lamine isolanti, ad una supposta reazione a qual siasi non intesa

energia. Non ci è altra energia che quella, che chiamo _tensione di

elettricità_, che è poi lo stesso che lo sforzo di spingersi fuori:

il quale sforzo o tensione non può esser maggiore nella faccia della

lastra caricata di quello sia nel Conduttore che gli dà tal carica.

Inezie poi sono il tirare in campo dell'immaginarie oscillazioni delle

parti di tali lamine, l'ideare di posta la fabbrica di tali parti, la

configurazione dei pori, e somiglianti cose. Il giusto e il vero punto

è di cercare come tanta quantità di elettricità raccoglier si possa

sulla faccia di una lamina isolante armata, come abbia sì prodigiosa

capacità un quadro di pochi pollici, quanta appena si trova in un

Conduttore di molti piedi. Del qual problema io trovo la spiegazione

chiarissima nella teoria delle atmosfere elettriche, essendo una

conseguenza dello scaricarsi del fuoco proprio che fa una faccia in

ragione, che la faccia opposta si carica dell'altrui. Ma di ciò avrò

luogo di parlare più di proposito.

Qui mi giova insistere ancora, mostrando la scintilla e scossa di un

semplice Conduttore non differire per alcun'accidente che sia dalla

scintilla e scossa della boccia di Leyden, se non dal più al meno; e

nemmanco tanto, ove sol diasi tal grandezza al Conduttore, che divenga

in ragione di capacità eguale ad una delle due superficie armate della

boccia. A quest'intendimento io andrò prima togliendo certe apparenti

differenze, che più sembrano saltare all'occhio; indi seguirò a fare un

compiuto parallelo combinando in vari modi l'esperienze. Che sì, che

arrivo a convincer voi pure, Signore, come mi son convinto io stesso,

che l'esperimento della commozione non è più proprio alla boccia, o

al quadro magico, di quello sia al Conduttore semplice? che una grossa

piena di fuoco comunque, e da qualunque parte si scarichi rapidamente,

e ad un tratto produce nel corpo che attraversa l'effetto di cui ora si

tratta?

Voglio prendere da Voi medesimo, giacchè succintamente ed elegantemente

più d'ogn'altro l'avete notate le pretese differenze. Ecco come

vi esprimete alla tesi XIII della vostra lodatissima Dissertazione

«Quantumcumque electricum fluidum in uno corpore, si vitrum excipias,

condensatum fuerit, et quantumcumque in altero rarefactum, corpus

per quod aequilibrium restituitur commotionem nunquam experitur;

validissimae quidem, crepitantes, pungentes, lucentes, magnaque e

distantia prodeuntes erumpunt scintillae, sed absque illo singulari

commotionis sensu, qui facile cognoscitur, difficile describitur.

Nec in doloris quantitate stat differentia sed in ipso genere sensus;

levissima enim commotio a fortissima scintilla omnino differt, licet

haec plus doloris, quam illa afferat» Riguardo dunque a ciò che

concerne quel genere _singolare di senso_, a cui si è appropriato

il nome abbastanza spiegante di _commozione_, altro non occorre che

richiamarvi alle sperienze, che ho sopra descritte, ed invitarvi a

ripeter tali prove. Aggiungerò qui solo che la scossa che si rileva

dal mio gran Conduttore è così simile a quella di una boccetta di

Leyden, che può ingannare qualunque fosse più versato nelle sperienze

elettriche. Vorrei che Voi foste qui, caro Signore (come nella scorsa

state vi foste, e lasciato mi avete belle speranze sì allora, che il

seguente autunno, quando fui io a ritrovarvi a Ginevra di rivedervi

un'altra volta a Como), e vi farei sentire delle scosse, che non

potreste distinguere d'onde vengano, se da una boccetta carica, o dal

mio Conduttore semplicemente, no, non potreste distinguere, fuorchè

veggendo ciò che passa, e non veggendo nulla e. g. stando lontano dalla

stanza ove io opero, e tenendo Voi due fili di ferro un colla destra,

un colla sinistra, dovreste giocare a indovinare, e sì sbagliereste

sovente.

Ma dunque non sarà vero ciò che dite, che a qualunque gran segno

sia condensato il fluido elettrico in un Conduttore, e rarefatto in

un'altro, il corpo per cui passando rimettesi in equilibrio non prova

punto quel genere singolare di senso, che diciam commozione? Sì sarà

vero dei Conduttori ordinarj, che non siano di grande capacità; non

però di Conduttori capacissimi. Ecco che i due gran piatti d'Epino

uno carico di fuoco, l'altro spogliato portano una vera commozione a

chi tocca questo, e quello insieme. Ma anche senza il contrapposto di

due contrariamente elettrizzati, ecco il mio Conduttore lunghissimo,

che dà una commozione pur vera verissima a chi ne provoca la scintilla

comunicando semplicemente con la terra umida, o immediatamente, o per

mezzo di un filo di ferro.

Ho detto che la vostra asserzione sarà vera quando si esperimenti sopra

Conduttori non molto capaci quali si adoprano d'ordinario. Ad ogni

modo se il Conduttore non sia dei più piccoli, se sia un cannone e.

g. lungo quattro, o cinque piedi, ed anche meno, e lo elettrizzerete

a una gran tensione a segno che esplorandolo vi dia quelle scintille

che dite strepitose pungenti, e vibrate a gran distanza, nulla più

avrete a fare per rilevarne una commozione leggera sì, ma pur vera

commozione, che di toccare col dito di una mano il filo di ferro

che mette in terra umida, mentre con un dito dell'altra eccitate dal

Conduttore sì fatta vivace scintilla: vi sentirete ambe le dita punte,

e scosse le articolazioni di esse, e fino la giuntura della mano col

braccio. Se la scossa non arriva al petto, e ne anche fino ai gomiti,

non vi arriva neppure quella di una boccetta di Leyden molto piccola,

e leggermente carica. Ciò proviene in ambi i casi dalla scarsa dose di

fuoco elettrico che si scarica a traverso del vostro corpo, giacchè

è poca la quantità di elettricità accumulata là nel Conduttore non

molto grande, quì nella boccetta piccolissima. Che? non si può fare una

boccetta di così miserabile capacità per essere piccola oltremodo, o di

vetro assai grosso, che caricata quanto mai può portare giunga tutta

al più a squotere le prime articolazioni delle dita, ed anco meno di

queste, cioè a farsi appena sentire con leggera puntura all'estremità

del dito mignolo con cui si tocchi la sua esterior veste, intantochè

dall'uncino si trae la scintilla, alquanto più pungente, e assai più

vivace? Or così meschina commozione, che appena può dirsi tale non

mancherà di darvela pure un Conduttore semplice di meno che discreta

mole, un cilindro di un piede, o poco più, se lo esplorerete mentre

in egual modo con la punta del dito mignolo toccate il filo deferente

che va nel pozzo. Che se (per rimontare omai dagli ultimi termini a

cui abbiam portato la commozione, sì della boccia che del Conduttore

a gradi superiori) a proporzione che la boccetta è più capace, e più

carica, viene a portare la scossa più in su alle giunture delle dita,

a quella della mano col braccio, ai gomiti, agli omeri, al petto,

tanto e nulla meno giunge a fare un semplice Conduttore a misura che

esso pure è più ampio e capace. Così quattro dei miei bastoni che

vengono a dare 32 piedi di lunghezza fan già sentire la commozione

fino ai gomiti, quale, e quanta la può far sentire una boccetta che

abbia sol 2, o tre pollici in quadro di superficie armata, o ben 5, o

6, se il vetro è grosso (si sa che più lo strato isolante è grosso, e

meno di carica può ricevere, il che pure si spiega colla teoria delle

atmosfere elettriche): i dodici poi bastoni insieme, che fanno piedi

96 mi portano la commozione fino al petto, come ho detto e ridetto

più volte, commozione non men grave di quella che mi dà una lastra

di vetro discretamente sottile di 4 poll. in quadro di superficie

armata. Dal che vedesi ancora più particolarmente, come l'ampiezza

del Conduttore semplice dee essere stragrande comparativamente alla

grandezza della boccia per venire ad avere una capacità eguale. La qual

cosa per ridirlo quì ancora s'intende a maraviglia nella teoria delle

atmosfere elettriche; e sarà a suo luogo spiegata. Vengo ad un'altro

passo che mi offrite nella nota alla tesi XII. «Omnia phaenomena,

quae attentus miratur observator, dum ingens lagena, vel magna tabula

magica oneratur, ostendunt electricum fluidum a globo suppeditatum,

incognitae impulsionis actione, totis viribus ruere in vitrum aquae

vel metallo suppositum. Etenim lentissime interea ascendit subereus

electrometri globulus, brevissimae sunt scintillae ex propagatore,

et omnino diversae ab eis quae absente phiala educuntur. Hae scilicet

albae unicam explosionem, unicum crepitum cum unica punctione edunt.

Illae rubellae, plures simul ad exiguam distantiam exeuntes, digitum

cum acerbo dolore continuoque sibilo rodunt, quasi aegre, et invite

amatam vitri superficiem desereret fluidum electricum. Quis nitidam

illorum factorum dedit explicationem? Nemo, ut opinor. Desunt adhucdum

sat magno numero collectae observationes, desunt experimenta». Or io

mi lusingo di avere le desiderate esperienze ed osservazioni prodotte,

tali che vi soddisfacciano pienamente. E già voi vi aspettate ciò

che io voglio dire, che sì fatte men reali che apparenti differenze

son nate dall'essersi presi per termine di confronto Conduttori non

abbastanza capaci, e bocce capaci di troppo. Infatti mettendocisi

innanzi un gran fiasco, od un vasto quadro magico, quale sterminato

Conduttore convien porgli in confronto? Giudicatelo da ciò che il mio

lungo 96 piedi non ha più di capacità di una boccettina, o lastra di

vetro di 4 pollici in quadro di superficie armata. Prendete dunque

a rifare l'esperienze con boccetta non più grande, e con Conduttore

non più piccolo dei divisati, e si ridurranno le apparenze tutte

ad una ammirevole perfetta eguaglianza. Vedrete nell'infondere

l'elettricità eziandio al Conduttore solitario, come lentamente ascende

l'elettrometro, nè più, nè meno di quel che succede nel caricare in

luogo suo la boccetta: come vi vuole presso a poco egual numero di giri

della macchina per portar quello ad una certa tensione, e per portarvi

questa.

Il montar dunque lentissimo dell'elettrometro quando al vostro

Conduttore annettete il gran vaso di vetro, o quadro magico non

proviene dalla capacità stragrande di tal quadro o vaso. Un Conduttor

semplice lungo tante migliaja di piedi, che agguagliar potesse tale

capacità, vi mostrerebbe sicuramente il medesimo, richiederebbe un

egual numero di giri per venire all'istesso punto di tensione; siccome

darebbe puranche le medesime brevi, rossiccie, mordenti scintille

accompagnate da quel continuo sibilo, che provate nell'esplorare il

quadro che si và caricando. Sì: lo smisurato Conduttore che io dico vi

darebbe somiglianti brevi, rossiccie, acerbe scintille, esplorandolo

prima che vi giungesse l'elettricità a molta tensione; poichè giunta a

tal segno sia in Conduttore piccolo, sia in grande, sia anche in una

boccia, ne balza allora una scintilla chiara e vivace a più, o meno

grande distanza: scintilla pungente solo la pelle, se da Conduttore

non molto grande proviene, ma scuotente braccia, e gambe se da

amplissimo Conduttore, o da boccia procede; dopo la quale scuotente

scintilla, le anzidette piccole rabbiosette a provarsi rimangono. Tali

scintille replicate, e continue per alcun tempicciuolo, le dà già il

mio Conduttore lungo 96 piedi, come nel raccontarvi disopra le prime

prove ho spiegato; e le dà anche più mordenti il lunghissimo filo di

ferro del _para fulmine_ come pur si è detto, e Voi stesso, o Signore,

provato avete, e ci avete fatto sopra di molta riflessione, più ancora

crescono, se unisco, come tal volta mi diletto di fare, detto filo

del parafulmine alle mie serie di bastoni per farne un sol Conduttore.

Che se non sono tuttavia così rabbiose, nè durevoli tanto, quanto le

scintille che si cavano dal gran Quadro, non cedono punto a quelle di

una discreta boccetta esplorata all'istesso modo, e bastano a farci

presumere quali sarebbero se il Conduttore fosse ancora di molto più

grande. Imperciocchè se da uno di pochi pollici di lunghezza (quale io

credo che voi solo adoperato abbiate) elettrizzato a forte tensione

ottener non si può che una o due scintille chiare e spiccate, che

dissipano a un tratto tutta la di lui elettricità, tanta non essendo,

che il pavimento comechè asciutto apportar le possa notabil ritardo;

all'incontro da un Conduttore lungo presso a 100 piedi, a piccola

tensione di elettricità, si cavano, pria che se ne spogli affatto,

replicate scintille; già viene da se, ed ammetter ben dobbiamo, che

un Conduttore otto, o dieci volte più capace ancora, elettrizzato

similmente a piccola tensione, ci scarichi una pioggia frequente e

lunga di tali scintille viepiù rabbiose, e stridenti.

Ho avuto occasione di notare più volte che una piccola boccetta

di pochi pollici di superficie armata è capace di tanta dose di

elettricità, quanta appena ne può contenere un Conduttore semplice

lungo molti piedi, ed ho anche più determinatamente fissato, che il mio

Conduttore di 96 piedi equivale a 4 pollici in quadro di superficie di

vetro armata più, o meno, secondochè il vetro è più o men grosso. Or

mi resta a spiegarvi più particolarmente le prove con cui confronto

io le respettive capacità del Conduttore, e del vetro armato. Si

riducono queste propriamente a due. Una è di osservare quanto convenga

somministrare di elettricità colla macchina al Conduttore, e quanto

alla boccetta per portarli a un determinato grado di tensione: ciò che

si misura presso a poco dai giri che si deggiono far fare al disco,

o globo della macchina nell'un caso, e nell'altro per far salire

l'elettrometro ad un dato segno. L'altra prova è di confrontare, per

quanto il senso giudicar ne può, il valore della commozione quando

proviene dalla boccetta carica, e quando dal Conduttore elettrizzato.

Riguardo alla prima adunque se tanto vi vuole a un di presso di giuoco

della macchina per il mio gran Conduttore di 96 piedi quanto per una

boccetta di 4 pollici in quadro di armatura, conchiuderò che hanno

questo e quello presso a poco capacità eguale. E così è appunto: vi

sovviene che ho detto richiedersi da 25 in 30 giri del mio disco di

cristallo, quando l'elettricità è vigorosa, tanto per elettrizzare alla

massima tensione il Conduttore soprannominato, quanto per caricare il

più potentemente che far si possa una boccetta della suddetta misura.

Rapporto alla commozione ho detto tutto col dire, che si sente

egualmente valida data da quello, o data da questa: bene inteso che

la tensione sia in ambedue eguale. Perciò io soglio confrontare la

boccetta ed il Conduttore portati a quel grado di tensione in cui già

cominciano a spruzzare (una dal pomo, od uncini, l'altra da qualche

simil palla, od estremità ritondata) l'elettricità nell'aria. Anzi per

assicurarmi meglio che la tensione sia in amendue eguale, elettrizzo

unitamente boccetta, e Conduttore, indi ritirata quella da questo gli

esploro separatamente: quella nel modo solito impugnando il ventre,

e toccando con l'altra mano l'uncino; questo alla mia maniera, cioè

postandovi una mano per estrarne la scintilla, mentre coll'altra

impugno il filo di ferro che conduce in terra. In questa forma, e con

tali attenzioni provando io una scossa egualmente forte che l'altra,

eguale giudico la capacità del Conduttore, e quella della boccetta; il

che nuovamente confermo col variare in più belle maniere, e combinare

simili sperienze.

1.º Elettrizzo il Conduttore, e la boccetta ambedue alla massima

tensione, ma contrariamente, quello _per eccesso_, questa _per

difetto_. Toccando con una mano il filo di ferro, già tante volte

mentovato, che mette capo in terra, e che più brevemente chiamerò

d'ora innanzi _filo deferente_, e impugnando coll'altra la boccetta,

ne porto l'uncino contro il Conduttore: ecco scoppia forte scintilla;

ed io ricevo attraverso le braccia, ed il petto la commozione tanto

valida, quanto se scaricato avessi sopra il mio corpo immediatamente la

boccetta, o immediatamente ricevuto la scintilla del Conduttore. Dopo

esplorando e questo Conduttore e quella boccetta, trovo che non vi è

più nulla, o quasi nulla di carica in nessuno dei due.

Gli accidenti tutti di questo sperimento si spiegano da se, supposta

nel Conduttore e nella boccetta eguale la capacità. Siccome quanto

soprabbondava di fuoco nel Conduttore elettrico _in più_, tanto

ne mancava all'interior superficie della boccetta elettrica _in

meno_, ed altrettanto di bel nuovo ve ne aveva di accumulato sulla

superficie esteriore della medesima (conforme a quel che vuole la

teoria delle cariche); così coll'appressare l'uncino della boccetta al

Conduttore si diè luogo a questo di fare la piena scarica di tal suo

fuoco sovrabbondante, che giusto valse a risarcire tutto il difetto

dell'interna superficie della boccetta, la quale in conseguenza fu

obbligata a rilasciare dall'altra faccia esterna quella egual copia

di fuoco già accumulatovi, che detto abbiamo, a rilasciarlo sì ad

un tratto tutto questo fuoco scaricandolo nella mano impugnante la

boccetta, e mandandolo attraverso il mio corpo, e il filo deferente a

perdersi nel comun ricettacolo della terra.

2.º Replico la stessa sperienza, ma al rovescio, cioè elettrizzando

l'interiore della boccetta _in più_ e il Conduttore _in meno_. Istessa

commozione nel mio corpo; e istessa compita distruzione della carica di

elettricità, sì nella boccetta che nel Conduttore.

La spiegazione è pur quì chiarissima. Il fuoco eccessivo accumulato

nell'interior superficie della boccetta è appunto sufficiente a

compensare il difetto del Conduttore in cui si getta: ma ciò non

si fa senza che all'esterna faccia della boccetta medesima accorra

altrettanto fuoco, onde risarcirla di quello di cui si trova

spogliata: ed ecco appunto, che vi accorre venendo su dal grande

comune ricettacolo per il filo deferente, e per la persona che tocca

questo filo con una mano, e con l'altra impugna la boccetta. La

commozione pertanto, che è sempre l'effetto di una corrente di fuoco

che attraversa il corpo, e che è proporzionale alla copia di fuoco, e

alla rapidità con cui tragitta, ben si vede, che dee risentirsi quale

e quanta si proverebbe scaricando immediatamente la boccetta sopra il

corpo, o immediatamente ricevendovi la scintilla del gran Conduttore;

ed eguale in questo, come nel primo sperimento, giacchè la piena

essendo egualmente grossa e rapida, egli è poi tutt'uno che si diriga

dal braccio destro al sinistro, o dal sinistro al destro; che mova dal

Conduttore alla terra, o dalla terra al Conduttore.

3.º Carico or solamente la boccetta _per eccesso_, e impugnatala ne

porto l'uncino contro il Conduttore che non ha punto di elettricità nè

di una specie, nè dell'altra: con questo non si scarica la boccetta

che per metà; ed io riporto una commozione, che vale giusto la metà

di quella che mi avrebbe dato la boccetta scaricandola immediatamente

sopra il mio corpo. Tale scossa, che dico la metà men forte, è non

pertanto di qualche polso, e mi giunge discretamente grave ai gomiti, e

fino al petto, se la boccetta fu caricata a gran tensione.

Egli è evidente che l'interna superficie della boccetta dee scaricare

sopra il Conduttore tanto del suo fuoco eccessivo, quanto ve ne vuole

per ridurre in amendue l'elettricità ad un egual grado di tensione;

tutta la quantità pertanto del fuoco soprabbondante si distribuisce tra

i due a proporzione della rispettiva capacità. Se dunque si comparte

giusto per metà è questa una prova sicura che hanno la boccetta, e il

Conduttore una capacità eguale. E ciò è appunto che raccolgo da quella

scossa che ho detto equivalere alla metà della scarica totale; e ancor

più chiaramente confermo col residuo di carica che trovasi avere ancora

la boccetta, e con quella che ha acquistato il Conduttore, conciosiachè

esplorando la boccetta a parte, ricevo un'altra mezza scossa del valore

della prima, e una terza finalmente d'egual peso ne ricevo esplorando

similmente a parte il Conduttore.

4.º Or fò l'esperienza in senso contrario, elettrizzando cioè il solo

Conduttore _per eccesso_, e presentandoli l'uncino della boccetta non

punto carica. Con che acquista essa quella carica che può darle la metà

del fuoco sovrabbondante di quello che lanciasi all'interiore di lei

superficie, ed io riporto una corrispondente commozione per altrettanto

fuoco che si spinge via dalla faccia esteriore della boccetta medesima:

commozione che vale la metà di quella che mi darebbe la piena scintilla

del Conduttore scaricata immediatamente sul mio corpo. Così poscia

esplorando e la boccetta e il Conduttore, ciascuno a parte, rilevo,

come sopra, due altre scosse eguali alla prima, e tra loro.

5.º Gli stessi sperimenti 3.º e 4.º gli ripeto sostituendo

all'elettricità _di eccesso_ quella _di difetto_; e i resultati son

quali si devono aspettare. Io ho le tre scosse dimezzate (ciascuna cioè

che vale la metà della piena scarica che si eccitasse immediatamente

sul corpo): la prima nell'atto di provocare la scintilla tra l'uncino,

e il Conduttore, la seconda, e la terza nello scaricare il Conduttore e

la boccetta, ciascuno a parte.

Ho sempre inteso che in tali prove si tenga con una mano il filo di

ferro che conduce in terra, mentre con l'altra si provoca la scarica

del Conduttore, o immediatamente, o per mezzo della boccetta. Se la

persona non tocca in qualche modo a un buon deferente continuo, se

comunica solo col pavimento asciutto, od altri corpi poco deferenti, o

interrotti, la corrente di fuoco viene più o meno ritardata, tantochè

la scarica non si compie più ad un tratto, ma successivamente in tempo

comunque non grande; ciò che basta perchè la commozione si risenta

molto men valida.

Collezione dell'opere del Cavaliere Conte Alessandro Volta - Tomo I, Parte I · 第 11 / 17 段