È stato dimostrato, e niuno più de' Fisici Elettrizzanti dubita,

essere la capacità de' Conduttori in ragione non già della massa, ma

del volume, e superficie di essi. Tralle altre la bella, e originale

sperienza di Franklin della catena ammucchiata, e accolta in un catino

elettrizzato, la quale quando esce fuori, e si dispiega nell'aria

accresce capacità al Conduttore, e come vi ricada ne lo riduce

all'angusta capacità di prima[42] ma singolarmente, e soprattutto

le sperienze fatte intorno al così detto _pozzo elettrico_ di cui

Voi foste il primo, o Signore, a darci una bella analisi[43], ci

fan vedere, e toccar con mano come l'elettricità sull'esterna faccia

solamente de' Conduttori si dispieghi[44]. Quindi è che nelle nostre

macchine per uso de' Conduttori comodi a un tempo, e capaci soglionsi

in oggi adoperare grossi cilindri, e sfere vuote d'ottone (giacchè il

fargli massicci a nulla giova), cannoni grossissimi di latta, ovvero

anche di cartone ricoperto di foglietta metallica, o carta dorata ec.

In somma si cerca che il volume sia grande, cioè ampia la superficie

del Conduttore qualunque siane la figura, salvochè puntuta, ed

angolosa: poichè ben ci è noto per altro principio, come, e quanto le

punte, e gli angoli favoriscono la dispersione dell'elettricità.

Ma niuno si è ancora avveduto, che io sappia, (o se per avventura

taluno ne ha dato un cenno, lungi è troppo che siasi la cosa posta

nel lume che merita) che di due Conduttori di egual superficie fra

loro quello abbia maggior capacità, che di tal dato volume più gode

in lunghezza, che in larghezza, o in grossezza. Eppure la differenza

è notabilissima. Alcune sperienze intorno all'azione dell'atmosfere

elettriche mi hanno condotto a questa scoperta, e a stabilire le

seguenti proposizioni, cioè: che la grossezza di un Conduttore

conferisce molto meno che la lunghezza alla capacità di lui, che la

figura sferica non è la più vantaggiosa a tale oggetto; che lo è assai

più la cilindrica: che però anche riguardo ai cilindri se non può dirsi

assolutamente superfluo il dare ad essi un gran diametro in grossezza

(come fassi comunemente co' cannoni di latta, o di cartone destinati

ad uso di _gran Conduttori_), è però un meschino vantaggio, che se ne

ritrae, e incomparabilmente minore di quello che trarrebbesi, se in

luogo di grossezza gli si desse un equivalente in lunghezza: che in

una parola poco importa che il Conduttore sia grosso, ma molto che sia

lungo.

Per comprovare le asserite cose con delle sperienze che fossero

decisive, ho preso tre cilindri di legno, il primo della lunghezza di

un piede, e del diametro di 4 pollici; il secondo lungo il doppio, e

la metà men grosso; il terzo lungo otto volte più, e altrettanto men

grosso: cioè quello ha 2 pollici di diametro con 2 piedi di lunghezza,

questo 8 piedi di lunghezza con 6 linee di grossezza. Ciascheduno di

questi tre cilindri ha dunque un'egual superficie, cioè di un piede

quadrato, senza contare però quella delle teste, per cui il vantaggio

sta dalla parte del cilindro più grosso. Sono poi tutti similmente

inargentati, e bruniti, e così resi buoni Conduttori. Or giusta la

legge generalmente stabilita, che la capacità de' Conduttori siegue la

ragione delle superficie, dovrebbe poter ricevere, e contenere tanto

l'uno, quanto l'altro di tali cilindri un'eguale dose di elettricità;

anzi un poco più il cilindro più grosso, per conto della maggiore

superficie, che, come si è detto, si trova avere alle due teste. Ma la

cosa non và così: il cilindro grosso 2 poll. e lungo 2 piedi riceve una

quantità notabilmente maggiore di elettricità di quello che ne riceva

il cilindro grosso 4 poll. e lungo solamente un piede. Il cilindro

poi grosso appena 6 linee, ma in compenso lungo 8 piedi, si carica

incomparabilmente più che questo, o quell'altro, e più che ambedue

gl'altri insieme.

Se alcun mi domandasse come accertar si possa, che uno riceva maggior

dose di elettricità, che l'altro, non avrei che a fargli provare la

scintilla di ciascuno di questi Conduttori caricato quanto più si può,

finchè e. g. ne spicca il fuoco spontaneamente nell'aria; sentirebbe

quanto la scintilla del cilindro lungo, e sottile è più scotente della

scintilla dell'altro corto, e grosso, e del mezzano ancora. Per Voi,

Signore, che sapete meglio di me giudicare dai moti di un Elettrometro

(mi servo ancor io come Voi di un semplice filo di lino teso

leggermente da una pallottola di sughero, e che pende lungo il dorso

d'un'assicella), che comprendete che quanto più di azione, e di giri

della macchina accade d'impiegare per far salire il pendolino ad una

determinata tensione, tanto maggiore vuol dirsi che sia la capacità del

Conduttore, basterà il dirvi, che appunto conviene aggirare la macchina

di più per il cilindro più lungo, e sottile; che quanta tensione eccita

per avventura un sol giro negl'altri grossi, non l'eccitano ancora

tre, o quattro giri nel detto cilindro lungo. Sapete altresì, che

appressando l'oncino di una boccia di Leyden carica ad un Conduttore

isolato, ne trae questo una scintilla proporzionata alla sua capacità.

Ora de' tre miei cilindri quello che riceve dalla boccia scintilla più

grande, e dimolto, egli è appunto il più lungo, e stretto.

Ella è dunque posta fuor d'ogni dubbio la prevalenza riguardo alla

capacità di quello tra i Conduttori di egual superficie, che supera

gl'altri in lunghezza, quanto ad essi è inferiore in grossezza:

prevalenza notabilissima, e che d'ora innanzi dovrà determinarci ad

abbandonare i grossi cilindri, o cannoni usitati, per sostituirvene

dei sottili ma altrettanto più lunghi; come sono i bastoni di

legno inargentati, che io adopro con ottimo successo, e con minor

dispendio. Ma non vi sarà poi limite alcuno da osservarsi circa questo

assottigliamento di Conduttori compensato per conto di lunghezza? Sì

vi è quello suggerito dalla facile dispersione dell'elettricità, che

spruzza da se nell'aria quando il cilindro non sia più grosso di un

grosso filo di ottone. Se tal dispersione non fosse, un sottil filo

di rame tanto lungo, che venisse ad avere la superficie di un piede

quadrato (supposto che il diametro fosse di 1/3 di linea, importerebbe

la lunghezza di 144 piedi) formerebbe un Conduttore molto superiore

al mio bastone di 8 piedi lungo, e 6 linee grosso. Senza dubbio, esso

sarebbe più capace; inquantochè a caricare di elettricità l'uno, o

l'altro fino a un determinato grado di tensione (marcata dal segno

a cui sale il pendolino dell'Elettrometro) s'impiegherebbe tempo ben

diverso, cioè assai più per caricare il filo; il quale conseguentemente

vibrerebbe a quel dato grado di tensione scintilla più grossa, e

scuotente. Un'esempio di questo lo abbiamo nel lungo filo, che dalla

spranga Frankliniana, o _parafulmine_ sia condotto in una stanza, il

qual filo elettrizzato, comecchè a piccola tensione, ci dà scintille

corte sì, ma rabbiose, e scuotenti, e di più per un po' di tempo

continue. Io mi sovvengo di avervi una volta detto, parlandomi Voi di

un tal fenomeno, che non vi parea facilmente esplicabile, come io avrei

creduto poterne rendere compiuta ragione, e piana, deducendola dalla

grande capacità di questo lungo filo, eccedente dimolto la capacità

degli ordinarj Conduttori. Certamente la notata disparità degl'effetti

non procede perchè l'elettricità instillata alla spranga, e al

filo dalle nuvole agisca in un modo suo particolare, o diversamente

dalla nostra elettricità artificiale. Il sospetto è vano. Provate ad

infondervi l'elettricità colla macchina ordinaria, o con una boccia

carica, e quinci a trarre dal filo le scintille; saranno non altrimenti

che quelle del temporale, pungenti, rabbiose sebben corte, e molte

seguentisi. Ma poi è da notare che siccome arrivata l'elettricità a

certa non molto grande tensione si disperde dal filo, a cagione di

sua troppa sottigliezza, e massime dalle scabrezze, che regnano quà,

e là, e toglier non si possono; così all'incontro il bastone di legno

inargentato della grossezza di 6 linee, purchè sia in tutta la sua

superficie ben liscio, e forbito, può esser caricato di più, cioè

elettrizzato a molta maggior tensione, non iscagliando esso il fuoco

in spruzzi spontanei se non dall'estremità, quando finalmente si trovi

estremamente carico; e neppur da queste, ove guarnite sieno di grosse

palle levigate.

La grossezza dunque di sei linee ne' bastoni di legno inargentati io la

trovo più che sufficiente per l'elettricità, che vi si voglia portare a

qualunque tensione. Del resto tutto quello di ampiezza che uno cerchi

di dare alla superficie del Conduttore, acciò divenga capace di una

gran dose di elettricità, vuol essere in pura lunghezza. Dietro una

tale idea io mi son procacciato un Conduttore, che riceve una strana

quantità di elettricità, e da cui si cava una scintilla intollerabile,

che scuote fortemente tutta la persona. È fatto questo gran Conduttore

di 12 bastoni di legno della succennata foggia, e grossezza, cosicchè

in 96 piedi di lunghezza non ha di superficie in tutto che 12 piedi

quadrati. Non eccede pertanto la mole di un cilindro, che fosse lungo

solamente 6 piedi, ma grosso 8 pollici; le quali misure se le abbia

un cannone di latta o di cartone dorato, tiensi per uno dei Conduttori

assai capaci. Ma troppo sorpassano quei bastoni disposti in lunga fila

un tal grosso cannone nella quantità dell'elettricità che ricevono,

e degl'effetti che producono veramente poderosi. Colla mia macchina a

disco di cristallo, quando anche agisce vigorosamente, fa bisogno per

portare l'elettricità nella lunga serie dei miei bastoni alla massima

tensione, di venticinque, o trenta giri, nulla meno di quanto ricercasi

per caricare fortemente una piccola boccetta di Leyden: laddove

quattro, o cinque giri solamente vi vogliono per eccitare la massima

tensione nel cannone di 6 piedi. Corrispondentemente chi si cimenta a

cavare da quelli, o da questo una scintilla col dito, sente l'enorme

differenza che vi passa; mentre comecchè tragga forte, e vivace

scintilla eziandio dal cannone, è però di gran lunga men grossa, piena,

e scuotente che quella dei bastoni.

Non vi dovrà esser più dunque, lo ripeto, chi proponendosi di avere

da un Conduttore effetti grandiosi, non voglia sostituire ai grossi

cannoni, sfere, ed altri corpi stati fin quì in uso, i miei bastoni

di legno inargentati, e disposti in lungo punta a punta. Se non che

il disporli in questa guisa, mi si dirà, non è sempre facile, anzi

neppur possibile, se non si fa in una stanza grande, o in un lungo

corridore; e diviene poi sempre imbarazzante. Certo ci fa bisogno

di una stanza grande anzi che nò, o della fuga di una galleria:

tuttavolta non si richiede che sia questa, o quella lunga tanto

quanto i bastoni tutt'insieme; giacchè non è necessario disporgli

tutti in una sola fila: si possono convenientemente ripartire in due,

tre, quattro file parallele in un piano orizzontale, a misura che la

stanza o il corridore è largo; e inoltre sotto le prime altre file si

possono collocare, e dopo il secondo, il terzo ordine ec. secondochè

l'altezza della stanza può comportare. Basterà solamente che dall'una

all'altra fila passi la distanza di tre in quattro piedi: condizione

importantissima, di cui verremo tosto indagando la ragione. Nulla

poi di più facile che l'isolare perfettamente tutte quante le file,

sospendendole con cordoncini di tortiglia: quelle del prim'ordine

alla soffitta della stanza; quelle del secondo al prim'ordine ec. Un

colpo d'occhio alla Tav. II. figura 1. vi dà l'idea dell'accennata

disposizione. AA BB sono due file di bastoni sostenuti dalle cordicelle

_aaaa_ e _bbbb_ raccomandate alla soffitta. CC DD altre due file

appese al prim'ordine per le cordicelle _cccc_, e _dddd_, come il

second'ordine al primo, così il terzo al secondo, e al terzo il quarto

ec. si possono far succedere: e similmente, come di due file, così

di tre, di quattro e di quante più uno vuole si può formare ciascun

ordine, o piano. A far poi che tutte comunichino, e compongano un sol

Conduttore, basterà una verga metallica per ciascun ordine posata a

traverso il corso delle file dimodochè tutte insieme le tocchi, come

ABCD; e un'altra verga come BD che congiunga un piano coll'altro.

Ben s'intende, che i bastoni componenti ogni fila debbono toccarsi,

e restare uniti punta a punta; e comecchè ad ognuno possa suggerire

un qualche mezzo di ottener ciò, tuttavia non istimo superfluo di

accennare il mio, che è di ficcare sulla testa di un primo bastone

un pezzo di fil di ferro, il quale ne sporga un pollice o più, acciò

con tal parte sporgente entri in un foro praticato nella testa di un

secondo bastone, e così di seguito.

Or parliamo più di proposito della distanza delle file. È ella poi

richiesta assolutamente cotanto grande? E se in luogo di tre, o

quattro piedi si accostassero, a tre, o quattro pollici solamente

quale svantaggio ne verrebbe? Grandissimo: quello di ristringersi

incredibilmente la capacità del Conduttore. Di vero pare incredibil

cosa; perchè la superficie riman pur tutta di tutti i bastoni, come

prima. Ma conviene osservare, che non è più, come dianzi, tutta affatto

libera. Convien riflettere che per sì fatto avvicinamento vengono i

bastoni ad essere immersi nell'atmosfera elettrica, ossia sfera di

attività, un dell'altro. Ebbene questa atmosfera elettrica di uno che

fa ella sopra di un'altro corpo, che vi sia immerso? viene a portarvi

una tensione, o sia ad attuarvi una elettricità omologa, a un grado più

o meno intenso secondo che più o meno è avvolto in detta atmosfera,

secondo che vi si trova immerso più o meno profondamente, e vicino

al centro di attività. Questa è una verità di fatto; e non accade

quì rintracciarne la ragione, e il modo. Or quanto un corpo ha già

di tensione elettrica, tantomeno gli resta di capacità per ulteriore

elettricità omologa. Così dunque stando i bastoni tra loro poco

distanti, al primo infondervi l'elettricità, quel grado di tensione che

risultar dee per quella dose che ciascun riceve in proprio, s'accresce

dimolto per l'azione che vi giunge de' compagni; sicchè venendo di tal

modo attuati tutti a maggior tensione, tutti per conseguenza arrivano

più presto al termine della loro capacità. Se vi fosse il caso in

cui un corpo per parte unicamente delle atmosfere elettriche venisse

attuato alla massima tensione, non potrebbe quegli già più ricevere di

elettricità propria (ben s'intende _omologa_): o se acquistasse giusto

tanto di tensione, quanto ne ha il corpo attuante, non riceverebbe da

questo, neppur toccandolo, la più piccola scintilla, nè gli verrebbe

compartito punto di assoluta elettricità. E questo è giusto il caso

_del pozzo elettrico_, in fondo a cui _la secchia_ investita da tutti

i lati dall'atmosfera elettrica ne viene appunto _attuata ad egual

tensione_; e perciò nulla dal pozzo le si comparte della propria

elettricità.

Or si comincia a intendere perchè in un grosso e corto cannone, che

abbia non minor superficie, ed anche un po' maggiore di un lungo, e

sottil cilindro, più presto l'elettricità vi si porti alla massima

tensione, e per conseguenza non vi si possa accumular in così grande

quantità. Se idear vogliamo la superficie di quello divisa in tante

liste, o fasce longitudinali, potrem concepire ciascuna _attuata_ a

maggior tensione dalle aggiacenti: a tensione, dico, maggiore di quella

che la propria infusavi elettricità da se sola le porterebbe. Cosa

dunque ottiensi commutando con altrettanta lunghezza la grossezza del

Conduttore? Si riducono a meno le ideate fasce, si toglie via buona

parte delle atmosfere laterali, si libera, diciam così, se non da tutte

da molte forzate, e importune tensioni la superficie; e quinci vi riman

luogo a tanto maggior dose di elettricità propria, ed assoluta.

Non ho voluto estendermi di più in questo campo delle atmosfere

elettriche oltremodo fecondo, e che mena diritto ai principali

fenomeni, e leggi dell'elettricità; ma ho preso soltanto ad esporre

in termini, e modi generali quello che ha una necessaria relazione

coll'oggetto, che mi era proposto. Troppo più diffondermi conveniva

se avessi voluto rimontare ai principj; ma scrivo una lettera, e

non un trattato; e la scrivo a Voi, Signore, a cui non fa bisogno

spiegare d'avvantaggio, e forse nemmeno tanto occorrea di dirne,

poichè sì fatta materia delle atmosfere elettriche, e foste dei primi

ad illustrare, e intendete più di me a fondo. Io poi destino per una

memoria a parte tutto quello che le mie osservazioni mi hanno insegnato

intorno all'azione delle atmosfere elettriche: delle quali mie

osservazioni, e idee alcune, e singolarmente quelle che riguardano la

virtù delle punte, già vi son note per vari discorsi che con voi feci

su tal soggetto le poche volte che ebbi il piacere di goder la vostra

conversazione.

§. 2. _Della commozione che può dare un semplice Conduttore._

Io non so che alcuno sia giunto ad ottenere da un Conduttore semplice

una commozione gagliarda in nulla dissimile da quella che dà la boccia

di Leyden, o il quadro magico: commozione cioè, che si faccia sentire

alle braccia, e al petto, che scorra per una lunga catena di persone

scuotendole tutte validamente ec. Mi è noto solamente che i Sigg.

Wilke, ed Epino sono riesciti a fare l'esperimento della _commozione_

con quei due larghi piani deferenti affacciantisi a poca distanza, uno

de' quali venendo elettrizzato _in più_, o sia infondendosi eccessiva

dose di fuoco, obbligava l'altro a spogliarsi in parte del proprio[45],

e so che si è voluto spiegare tal fenomeno coll'idea che si caricasse

propriamente una _lastra d'aria_ in simil modo che si carica una

lastra di vetro armata facendo appunto per la lastra d'aria officio di

armature gli stessi due piani deferenti. Ma io posso ora far vedere

che non vi è bisogno nè di lastra che si carichi, nè di tal doppia

armatura, nè in una parola della combinazione delle due contrarie

elettricità, perchè abbia luogo la vera commozione, e che un semplice

Conduttore, e solitario, sol che sia di sufficiente grandezza, basta

a produrla eguale, e nella qualità, e nella quantità a quella che ne

dà qualsivoglia boccia di Leyden, o quadro magico. E tanto ho predetto

innanzi che potessi verificarlo, come dipoi feci pienamente, sopra il

capacissimo Conduttore composto di dodici bastoni di cui ho parlato

ampiamente di sopra, e che all'oggetto principalmente di questa prova

ho voluto fabbricarmi.

Questi sottili bastoni disposti in una fila sola, ovvero in più, ma

colla necessaria distanza, come ho spiegato, i quali fanno in tutto

96 piedi di lunghezza, quando sono elettrizzati a dovere, se alzo il

dito per toccarli, vibranmi contro tal scintilla, che mi scuote tutto

il braccio singolarmente al gomito, e il collo di uno, o due piedi

insieme. Se un'altra, o più altre persone mi danno mano esse pure nelle

giunture delle braccia, e de' piedi simil scossa riportano. Fin quì

peraltro, come che sia già questa, a chi ben mira, e intende una vera

commozione, simile a quella che si rileva da una boccia ben carica, di

cui si tocca il solo oncino, stando essa col fondo posata sul pavimento

non molto asciutto, e stando la persona che tocca ella pure in piedi

sul pavimento medesimo, è ancora distante molto da quella violenta

scossa che si sente toccando l'oncino con una, e il ventre della boccia

coll'altra mano a un tempo. Volete dunque una scossa di tal polso

anche dal mio Conduttore? toccatelo con una mano, mentre coll'altra

toccherete un filo di ferro che va a terminare in un pozzo, o nella

terra umida, oppure senz'altro fate che sia ampiamente adaquato il

pavimento della stanza.

La comunicazione con un tal filo metallico, od altro buon deferente

continuo che porti giù nell'ampio universale ricettacolo della terra è

necessaria per dare il libero sfogo all'eccessiva dose di elettricità

che si trova accumulata nel capacissimo mio Conduttore: sfogo, che

il solo pavimento poco deferente allorquando è asciutto, non concede

che a piccola quantità di fuoco, una grande non trasmettendola che

successivamente, e a stento. Una prova ben chiara di ciò è che se si

sperimenti sopra uno dei soliti Conduttori piccoli, o mezzani, ed anche

competentemente grandi, avverrà che per via di una sola scintilla, che

un'uomo comunicante semplicemente col pavimento, ne cavi, scintilla

che ei sente unicamente sul dito che ne vien colpito, o poco più in là,

avverrà dissi che si spogli quel Conduttore di tutta quell'elettricità

che contiene, la quale elettricità comunque portata alla massima

tensione, è tuttavia in poca dose, attesa l'angusta capacità di tal

Conduttore. All'incontro se sia questo assai capace, come lo è il

mio, esplorandolo col dito, o con un pezzo di metallo, dopo la prima

scintilla gagliarda, scuotente discretamente il braccio e il collo del

piede, si estrarranno replicate altre scintille assai più piccole,

ma tuttavia pungenti. Non così però se il pavimento sia abbastanza

umido, o meglio se chi esplora il Conduttore tocchi a un tempo il

fil di ferro suddetto che va a terminare sotto terra: in tal caso una

sola scintilla, che porta una scossa altrettanto più forte, disperde

quasi tutta l'elettricità. Vedesi dunque chiaramente come il pavimento

asciutto, il quale niuno o almeno non sensibile ritardo apporta al

passaggio del fluido elettrico, quando è in discreta copia, l'apporta

poi notabilissimo quando la piena ne è soverchiamente grossa. Il che

ancor meglio si vedrà, se farassi che una, due, o più persone tocchino

la mano, la gamba, il collo, o qualunque altra parte non troppo coperta

dalle vesti di colui che si accinge a trarre la scintilla dal gran

Conduttore, o senza anche toccarlo, gli presentino a piccolissima

distanza la punta del dito; imperocchè all'atto che egli provocherà

sopra di se la scarica, scosse verranno con esso lui le altre persone

eziandio, e balzerà visibilmente la scintilla dalla mano, dal collo

ec. di quello alla punta del dito di queste. La stessa sperienza, e al

modo stesso succede, se in luogo di trarre la scintilla dal mio gran

Conduttore, si cava dall'oncino di una boccia fortemente carica. E in

questa, e in quella esperienza l'eccessiva quantità di fuoco, che si

affolla nella persona che la riceve immediatamente dal Conduttore o

dalla boccia non potendo pervadere liberamente e tutto a un tratto il

pavimento, schizza quà e là, e si sparge in vari rami, gettandosi di

preferenza ne' corpi più deferenti, che trova più a portata di fargli

strada, più capaci ec. Se vi avrà a cagion di esempio una ringhiera di

ferro, e la tocchi con una mano chi tragge la scintilla con l'altra dal

Conduttore, sarà scosso nelle due braccia non più nel collo del piede.

Se comunichi con tai ferramenti non immediatamente, ma per mezzo di una

catena di persone, la scossa si propagherà egualmente a tutte. Questa

poi sarà più grande a proporzione che il corpo deferente a cui comunica

la persona, o la catena di persone sia più ampio, e sia deferente

più perfetto. Così umettando bene ed ampiamente il pavimento della

stanza, massime se è terrena, la corrente del fuoco non si dirigerà

più per gran parte verso la ringhiera che sia piantata in un muro

secco, comunque la tocchi uno della catena; ma meglio passerà già per i

piedi nel pavimento, e la scossa si sentirà più violenta al collo del

piede, e fin sopra al ginocchio. Così andate discorrendo per le varie

disposizioni che incontrar si possono. Avrete sempre più, o meno valida

scossa a norma dello sfogo, che si apre, e potrete indovinare qual

direzione prenderà la scossa medesima. Ma perchè sia intera, e valida

quant'esser può, cosicchè dia al petto, bisogna stabilire, come ho già

detto, una comunicazione con corpi deferenti tale, che libero e intiero

sfogo conceda a tutta la copia di elettricità accumulata nel gran

Conduttore, sicchè a un colpo solo si scarichi. E questa comunicazione

non si ottiene mai così bene, come mandando un filo metallico dalla

stanza fino in fondo di un pozzo, o a seppellirsi nella terra umida.

Collezione dell'opere del Cavaliere Conte Alessandro Volta - Tomo I, Parte I · 第 10 / 17 段