Quando lesse il bando dell'espropriazione, in fondo al salone, alla
luce del gas dovuto accendere in quel tristo pomeriggio di novembre,
Salvatore avrebbe avuto voglia di strapparsi i capelli, non soltanto
per il danno, ma anche perchè aveva a malaugurio di lasciar la casa
dov'erano morti i suoi, dov'egli stesso era cresciuto e contava di
morire.
— Io che non volli venderla quando almeno potevo cavarne un utile, me
la vedo ora toglier di mano per un pugno di soldi!
Agostino aveva anche lui il muso lungo, come se sentisse il peso di
quella disgrazia, e non diceva nulla.
— Insomma, non è morto nessuno! — esclamò Fanny che s'annoiava a sentir
piagnistei. — Case non ne manca, in città.
— È per l'affezione, capisci...
— Ed io qui mi son sentita opprimere, se lo vuoi sapere! — gli
spiattellò lei chiaro e tondo.
Salvatore la strinse fra le braccia, amorosamente.
— Perchè non lo hai detto prima? Hai ragione, povera figliuola.
Insomma, qui o altrove, non saremo sempre insieme?
E le cercò subito un'altra casa, in via Santo Spirito, a due passi dal
salone, tutto contento di farle piacere e di trovarsela più vicina.
— Anche questa è riuscita — diceva Saverio Conterino. — L'amico gli ha
fatto levar la casa, ed ha spartito coi creditori!
Ognuno sapeva ora la disgrazia di Salvatore, la sapeva perfino Nardo,
il suo giovane di bottega; ma questi fingeva d'essere al buio e se in
sua presenza il discorso cadeva su quell'argomento, cominciava a parlar
d'altro. Egli pensava sempre all'avvenire, al salone che doveva aprire,
quando la sorte lo aiutasse, e non gli pareva impossibile che un giorno
o l'altro il principale si ritirasse dagli affari e gli lasciasse la
sua clientela.
Salvatore era più che mai contento di lui e ne faceva grandi elogi.
— Non puoi credere che bravo ragazzo — diceva a sua moglie. — Giovani
attivi e diligenti come lui non se ne trovano tutt'i giorni. Una vera
perla.
Fanny voleva conoscerlo, ma Nardo aveva soggezione e paura. Con
quell'imbroglio, chi sa come gli succedeva!... però non avrebbe voluto
dispiacere al principale. Così una sera che Salvatore se lo trascinò
dietro, non potè trovare nessuna scusa per rifiutarsi.
Fanny gli fece un'accoglienza delle più lusinghiere.
— Ho proprio piacere di avervi conosciuto. Salvatore non fa che
parlarmi di voi e dei vostri meriti.
— Tutta bontà del principale!
Ogni volta che egli tornava in casa di Salvatore, gli facevano ogni
sorta di complimenti; la signora, specialmente, non si occupava che di
lui. Il guaio era quando ci si trovava l'amico Agostino; allora Nardo
non osava parlare, Salvatore intavolava il discorso dei debiti, che la
vendita della casa non era bastata a coprire, e la signora smaniava.
— Alla larga! — pensava Nardo. — Bisogna farsela da lontano!
— Questo è il modo di trattare gli amici? — gli disse una sera Fanny,
in tono di rimprovero. E per tutto il tempo che stette lì, non gli levò
gli occhi d'addosso.
Nardo era sulle spine e non gli pareva l'ora di andarsene.
— Venite a trovarmi, domani — gli sussurrò lei, stringendogli forte la
mano.
Nardo, per le scale, aveva il viso in fiamme, e rideva:
— Guarda, guarda!...
La moglie del principale era una gran bella donna, non si poteva
negare; ma era ancor più bella la pace! Ed Agostino doveva essersi
accorto di qualche cosa; pareva l'avesse con lui e gli rivolgeva
certe occhiate che non facevano prevedere niente di buono. Che cosa
guadagnava a disgustarselo? Colui aveva sempre una grande influenza sul
principale, e poteva discreditarlo ai suoi occhi e fargli perdere il
frutto della sua bella condotta!
— Niente, cara signora; — pensava — non ne faremo niente!...
Come egli non andava in casa del principale, Agostino mostrava una cera
sempre più tranquilla e sodisfatta; e poichè la situazione di Salvatore
si andava complicando, Nardo si fregava le mani.
— I nodi debbono arrivare al pettine! — pensava. — Ma se io fossi nei
panni dell'amico, non mi farei più sbarbar da lui.
Invece, l'amico Agostino si metteva come prima in mano di Salvatore,
il quale gli veniva palpando delicatamente il collo e le guancie,
passandovi e ripassandovi il rasoio sottile e lucente, che sarebbe
bastato un piccolo movimento per segargli la gola.
Nardo aveva sempre gli occhi da quella parte, temendo da un momento
all'altro di veder scorrere il sangue.
— Ora lo scanna!... ora lo scanna!...
E si avvicinava alla porta, per esser pronto a chiamar gente.
Ma il principale non lo scannava, gli stava continuamente ai fianchi
e spartiva, si può dire, il sonno con lui, angustiato soltanto per le
strettezze in cui versava.
— Pensate sempre alla casa, con quella faccia lunga? — domandava
l'amico Agostino. — Ora il fatto è fatto, e bisogna stare allegri.
Domani tornerà Vito Lisani, con la moglie, e gli faremo una serenata;
venite anche voi, col mandolino; ci divertiremo....
— Vuoi che ci vada? — chiese Salvatore a Fanny.
— Pur di non trovarti sempre fra i piedi!....
Come Salvatore arrivò in casa di Giovanni Santoro, dove la comitiva
stava per mettersi in cammino, non vide l'amico Agostino.
— E Agostino, dov'è?
— Ora viene! — rispose Michele Calanna, ridendogli in faccia.
Sotto la casa di Vito Lisani la serenata faceva un baccano,
destando tutto il vicinato. Giovanni Santoro suonava l'organino,
instancabilmente, aprendo e chiudendo il mantice, e la compagnia
cantava a squarciagola:
— Non ti ricordi quand'eeri malaata,
Quand'io vegliavo vicino al tuo letto...
Salvatore, col mandolino sotto il braccio, come se fosse la scatola dei
rasoi, diceva ogni tanto:
— E Agostino, che gli è successo?
— Niente, ora viene! — E le risa interrompevano il canto.
— Tutte le feste al tempi-o,
Mentre pregavo Iddi-i-o...
— Io direi di andare a bere.
Nella bettola, in piedi, gridando e canticchiando, la comitiva si
dissetava. Salvatore rifiutava il bicchiere, ma gli amici insistevano:
— E un sorso.... e un altro.... e ora andremo a trovare Agostino!...
Ma Salvatore, un po' brillo, disse:
— Niente; io vado da mia moglie!
Gli amici lo presero in mezzo, tentando di persuaderlo, di trascinarlo.
— Vieni con noi; troveremo Agostino!..
— M'aspetta mia moglie!
Egli si svincolò, con uno sforzo disperato, girando per aria il
mandolino, e corse a casa. Bussò al portone, prima piano, poi forte,
poi tempestando; ma non aprivano ancora.
— Vengo!... vengo... — si sentiva la voce della serva.
Salvatore salì le scale, barcollando, ed entrò in camera, dove trovò
sua moglie levata, in camicia.
— È questa l'ora di tornare a casa? Briaco come un maiale? — cominciò
a gridar lei, guardando sotto il letto, con la coda dell'occhio.
— Noo.. non lo faccio più... — borbottava Salvatore; e come cercava di
baciarle la spalla che usciva nuda dallo sparato della camicia, quella
lo spinse nel camerino al buio.
— Giù le mani, maiale!... E impara a venirmi dinanzi in questo stato!
Chiuso a chiave, Salvatore picchiava discretamente:
— Apri, Fanniuccia... quegli ubriaconi volevano condurmi a mala
parte.... io non lo faccio più!...