VII.

A un tratto il professor Axerio tornò in sè. Come dinanzi all'ostacolo

si rompe la corsa del cavallo, così il furor bestiale del professor

Axerio dette giù a vedere il Buondelmonti sparir nella villa

sconosciuta. Anche prima, quando l'aveva visto entrar nell'albergo,

era rimasto un momento titubante, ma ora dinanzi a quella villa

chiusa e quasi invisibile nelle tenebre della notte, una folla

d'interrogazioni invase la sua mente e gli impedì di muover ancora un

passo. Come entrarvi? Come dimandare alla porta del Buondelmonti? Chi

insomma gli aveva detto che fra la moglie sua e il Buondelmonti ci

fossero relazioni tali da permettere all'uno di far visita all'altra a

quell'ora di notte? Di chi non poteva esser quella villa? Tutte queste

interrogazioni arrestarono l'Axerio e lo fecero ritornare in sè. Egli

comprese che il solo mezzo per non scoprir se la moglie fosse in quella

villa era di presentarsi alla porta in quel momento, perchè quando pure

ci fosse, il Buondelmonti avrebbe negato e avrebbe respinto l'intruso,

mentre altrove, il giorno dopo, lontano di lì, a quattr'occhi, era uomo

da dire per conto suo a grinta dura: — Così è!

A un tratto si sentì un balzo al cuore pensando che cosa poteva esser

successo se avess'avuto il tempo di farsi avanti al Buondelmonti sulla

soglia dell'albergo, oppure l'avesse raggiunto nella via, o si fosse

presentato alla porta della villa. Il Buondelmonti avrebbe indovinati

i sentimenti che nutriva contro la moglie, si sarebbe accinto a

difenderla e glie l'avrebbe sottratta per sempre. Voltò per la via

donde era venuto e fu sì forte la paura che si mise a fuggire.

Dopo allentò il passo e attraversò quella parte solitaria della città

per tornare a casa. Camminando pensava al da farsi per il giorno

seguente e prima di tutto si propose di scrivere al Buondelmonti

per aver con lui un abboccamento e cercar di conoscere lo stato vero

delle cose. Ora vedeva chiaro e netto: tutto quello che aveva saputo,

che credeva d'aver saputo dal Porrèna; tutto quello che aveva visto,

che credeva d'aver visto seguendo il Buondelmonti; tutto quello che

egli aveva sospettato, che credeva di poter sospettare ripensando

a certi ricordi del viaggio, non era il fatto. Il fatto di cui egli

realmente stava in possesso, era questo e nulla più: una certa sera

sua moglie l'aveva respinto, egli le aveva usata violenza ed essa il

giorno dopo era sparita. Ciò che il Porrèna gli aveva non raccontato

ma semplicemente accennato, poteva esser al massimo un fil di luce ed

egli non doveva far altro che seguirlo, e perciò bisognava veder il

Buondelmonti, ma fingendo di non sospettar nulla. Bisognava servirsi

del Buondelmonti soltanto per giungere alla moglie. E quindi si

sarebbe presentato a lui ma come ad un amico per chiedergli lume e

poi vedere che cosa ne sarebbe venuto. Egli sapeva fino a che punto

fosse uomo di carattere aperto e ardito e se lo rappresentava dentro

di sè quale tante volte sull'«Atlantide» l'aveva avuto faccia a faccia

in discussioni talvolta aspre. Ora ne rivedeva il viso più mutevole

dell'onda ai soffii del vento, ai più leggieri moti del pensiero e

dello sdegno. Un uomo simile era incapace d'infingersi.

Quando il professor Axerio giunse a casa, era già notte tarda; tutti

i servitori s'eran coricati e soltanto la cameriera l'aspettava nel

giardino. Egli la scorse seduta sulla soglia della porta nell'ombra

delle palme e delle altre piante. E la rimbrottò, sì perchè l'aspettava

nel giardino e non dentro, sì perchè gli altri servitori s'eran

coricati. Egli aveva rancore contro di lei perchè era stata la prima ad

annunziargli la sparizione della moglie e soprattutto perchè una volta

era allegra e loquace e da quel giorno non aveva riso nè parlato più.

Quando l'Axerio rincasava non poteva vederla senza sentirsi rimescolare

il sangue, perchè gli pareva una muta accusatrice; pensava che essa

forse aveva assistito alla partenza della moglie, e che forse la moglie

le s'era confidata; pensava questo l'Axerio a vedere la donna e aveva

rancore contro di lei e in quel rancore ogni volta che rincasava, si

rinfocolavano il suo odio e il suo furore contro la moglie. Così fu

e più forte anche quella notte. Rimbrottata la donna che non rispose,

il professor Axerio andò nelle sue stanze, si mise una giacchetta più

leggiera, si rinfrescò le mani e la faccia con acqua, s'accorse d'aver

fame, chiamò la donna e le ordinò di preparargli un po' di cena. La

donna andò in fretta, egli uscì a passeggiare nel giardino e poco

dopo si mise a tavola. Mentre mangiava sbirciava di tanto in tanto

la donna che stava immobile in un angolo voltando un po' la faccia

verso una parete con quella speciale ostinazione che indica malanimo

contro chi non si guarda. Osservandola il professor Axerio pensava alla

moglie e dentro di sè provava un piacere nuovo perchè gli pareva di

esser vicino finalmente a rivederla. Egli mangiando studiava i modi di

giungere a questo per mezzo del Buondelmonti. Una sera, si ricordava,

sull'«Atlantide» aveva avuto una discussione col Buondelmonti. A

voce alta quella sera aveva lungamente sostenuto che ognuno doveva

preparare in sè e negli altri col buon esempio l'avvento di una umanità

migliore. Ognuno doveva domar le sue passioni per cooperare a rendere

più piccola nelle future generazioni umane quella parte animalesca

con cui l'uomo ha avuto origine. Ognuno doveva accrescere in sè il

patrimonio dello spirito, della ragione, della bontà, dell'amore e

della pietà; perchè dall'uomo presente sorgesse il solo superuomo che

bisognava invocare, non quello di certa filosofia moderna ma il suo

opposto, una sorta di superuomo angelico. E siccome il Buondelmonti

aveva continuato a sorridere a capo basso sotto l'ombra della sua bella

chioma, l'altro aveva continuato a gridare: — Preparate le vie del

Signore, preparate le vie del Signore! — E aveva preso a celebrar tutte

quelle istituzioni e tutti quei sodalizi contemporanei che secondo

lui preparavano quelle vie, cioè l'avvento di una umanità migliore:

molte istituzioni e sodalizi filantropici e altri d'altra natura, ma

che gli parevano affini, per il femminismo, per il libero pensiero,

per il vegetalismo, per l'arbitrato internazionale e la pace perpetua.

Egli aveva gridato che faceva parte, com'era vero, di tutte quelle

istituzioni e di tutti quei sodalizi. Ora mangiando se ne ricordava e

andava pensando di cominciar così il suo discorso al Buondelmonti il

giorno dopo: — Vengo a mostrarle non più a parole ma a fatti l'altezza

delle mie dottrine alle quali ho conformato tutta la mia vita! Io sono

stato sempre un paladino d'ogni genere di libertà, della libertà di

coscienza, di quella della vita umana. Io non mi smentirò! Mia moglie

s'è ripresa la sua libertà. Venga per sentirsi dichiarare che io non

posso far altro che chinare il capo e per regolare di comune accordo il

nostro avvenire. — Così avrebbe parlato al Buondelmonti e gli pareva la

buona via per riuscire. Studiava, studiava i modi per riaver la moglie

dinanzi a sè, foss'anche per pochi istanti. Egli non pensava più a

ricondurla stabilmente sotto il tetto coniugale; ciò che ei voleva era

ben poco, ma era tutto per lui: riaver la moglie dinanzi a sè gli occhi

negli occhi, la donnetta sommessa che era fuggita via di soppiatto,

riaverla dinanzi a sè e dirle qualcosa. Che cosa le avrebbe detto? Non

sapeva, ma qualcosa da alleggerirsi il cuore per tutti quei giorni di

supplizio.

Continuava a cenare masticando lentamente. Teneva i gomiti appuntati

sulla tavola e ogni tanto si dava un'occhiata alle mani bianchissime

e delicate che si stropicciava l'una con l'altra dinanzi alla barba.

Sbirciò la cameriera e a un tratto gli parve da un moto delle labbra

che avess'intenzione di parlare, ma quella volse altrove la faccia.

Ripensò alla moglie e gli parve più di prima di essere vicino a

rivederla. A un tratto la donna ruppe il silenzio e gli domandò con mal

celata ostilità:

— Il signore può dirmi se la signora rimarrà assente ancora qualche

tempo?

— Ancora — rispose il professor Axerio, finì in fretta di cenare,

lasciò il salotto, tornò in camera, tornò nel giardino, riafferrato

dalle immaginazioni criminali. Andava su e giù per il giardino e

rivedeva se medesimo in atto di soffocare la moglie nello stesso loro

letto, rivedeva attraverso le tenebre della notte il precipizio del

Silvestre. Andava su e giù inchiodandosi col mento la barba sul petto,

gli occhi atterrati dinanzi al suo passo, e il cuore gli balzava

invocando la vendetta che da tanti giorni cercava. Ma ad un tratto il

professor Axerio si scosse a quelle immaginazioni, perchè gli pareva

d'esser vicino a riveder la moglie ed aveva paura di commettere il

delitto che era punito dalla legge civile. La belva feroce che era

in lui, invocava la vendetta, ma l'uomo ebbe paura di commettere

un delitto che sarebbe stato scoperto, e si sforzò di scacciare le

immaginazioni criminali.

Si coricò tardissimo e continuamente, mentr'era steso in letto, gli

ritornavano per la mente ingombra quelle immaginazioni ed egli le

scacciava, si dibatteva sotto le coltri, mandava gemiti e mugolii tra

la barba rabbuffata, soffriva orribilmente, perchè gli pareva di dar

ascolto a quelle immaginazioni e di perdersi. Poi si quietava e con

un piacere che non aveva mai provato, pensava alla sua professione di

medico e chirurgo. Vedeva se medesimo in atto di accostarsi alla moglie

con una goccia di liquido sulla punta di un ago. Gli pareva d'esser

in mezzo all'oceano. Vedeva quello che avrebbe potuto fare senza alcun

suo rischio, gli pareva, un'altra notte in mezzo all'oceano. La moglie

dormiva, egli s'accostava, la toccava appena ed essa sarebbe passata

dal sonno alla morte.

La mattina, levatosi, invece di scrivere al Buondelmonti pensò

di telegrafargli chiedendogli un colloquio per il giorno stesso e

nelle ore pomeridiane ebbe la risposta affermativa. Il Buondelmonti

l'attendeva all'albergo quella stessa sera.

Il professor Axerio si vestì per tempo accuratamente. Mentre stav'in

piedi dinanzi alla toelette e si guardava nello specchio aggiustandosi

qualcosa indosso, fra gli altri oggetti della sua persona sparsi sul

tavolino davanti a sè vide la rivoltella che portava sempre adosso per

difesa, da perfetto uomo civile e borghese il quale calcola e prevede

tutto, anche l'aggressione da parte di qualcuno dei suoi simili, e

s'approfitta di tutto ciò che la legge concede. Il professor Axerio

aveva sì forte l'istinto della propria conservazione, stimava sì

preziosa la sua propria esistenza che il portare la rivoltella era da

lui considerato non come un diritto, ma come un dovere. Quella sera

però gli parve una cosa nuova e gli fece un effetto che non gli aveva

fatto mai. La prese in mano e tenendosela dinanzi alla barba la guardò

a lungo domandandosi se anche quella sera doveva portarla con sè.

Decise di sì perchè quella sera doveva veder soltanto il Buondelmonti

e si sentiva forte abbastanza per resistere a quella tentazione,

non correva affatto il rischio di servirsi dell'arma contro di lui,

altrimenti avrebbe commesso un assassinio. Se la mise in tasca ed uscì.

Per la via aveva tutta la mente invasa dal pensiero di sua moglie e

senza saper perchè riandava i lontani giorni in cui l'aveva conosciuta.

Era nel primo tempo della sua carriera e incominciava a farsi largo

nel pubblico, quando una volta da Roma dove abitava con la famiglia

d'origine napoletana, era stato chiamato per un'operazione a Firenze

e quivi in casa d'un amico medico aveva conosciuta la signorina

Giovanna Prali, una giovinetta con un'aria ancora puerile, e gli era

piaciuta fortemente. Di lì a poco tornato per un congresso a Firenze

aveva rivista più volte la signorina Prali, aveva saputo che era

molto ricca e invaghitosene con ardente desiderio l'aveva chiesta in

moglie. Si ricordava del giorno che era andato in casa de' parenti

per la conclusione. L'avevano fatto passare in un salotto e da una

stanza attigua aveva sentito la voce della signorina Prali esclamare

ripetutamente con un accento di meraviglia e d'allegria: — Quell'uomo,

quell'uomo! — Poi era entrata la madre e dopo qualche momento lei

stessa con gli occhi raggianti della stessa allegria e della stessa

meraviglia che avevano risonato poco prima nella sua voce. Il professor

Axerio si ricordava del giorno delle nozze e di quando la sera eran

rimasti soli. Si ricordava d'averle ricoperto tutto il viso pallido

e tremante con la sua barba. E riprovava la sensazione che aveva

provata allora, quando poi aveva affondato e riaffondato la sua barba

insaziabile nel petto di lei fragile come quello d'una bambina. E

ora ne rivedeva i piccoli pugni che s'eran levati per discostarlo.

Un momento essa gli aveva tirato la barba e gli aveva fatto un po' di

male; egli s'era irritato e l'aveva vinta con brama e con ira. Poi i

giorni seguenti tutte le volte che tornava di fuori, al solo vederla

diventava tutt'ardore. Essa se ne stava seduta nel suo salotto o

altrove e quando appariva lui, faceva gli occhi spauriti, ma lui dava

in una risata, la prendeva sulle braccia come una bambina e la portava

correndo nella loro camera. Ora il professor Axerio si ricordava di

quei giorni, si ricordava di quanto aveva provato allora e tanto più

si accendeva il suo odio contro la moglie. Giunse all'albergo dove

alloggiava il Buondelmonti.

Alla porta avendo dimandato di lui gli fu risposto:

— Il signore l'attende.

E fu introdotto nel suo salotto.

Di lì a qualche momento un'altra porta che l'Axerio non aveva vista,

s'aprì e comparve il Buondelmonti. Questi lo squadrò da capo a' piedi,

non gli stese la mano e soltanto gli fece cenno di sedersi.

Sedutisi tutti e due, l'Axerio incominciò:

— Spero che Lei possa darmi qualche lume....

— Su che? — domandò il Buondelmonti e rimase a fissare l'Axerio

chinandosi sulla vita e allungando la faccia verso di lui. Al contrario

era manifesto che l'Axerio cercava le parole per continuare a fingere.

Riprese:

— Noi non avevamo avuta in Italia una lunga consuetudine d'amicizia,

ma fra tutti gli italiani che sono qui, Lei è quello che conosco

meglio.... abbiamo fatto il viaggio insieme.... Ho alta stima del suo

ingegno e del suo carattere. Tutte queste cose Le spiegheranno perchè

ho pensato di rivolgermi a Lei; molto più che Lei era anche buon amico

della signora Axerio.

A quest'ultime parole il Buondelmonti si drizzò sulla vita e spinse il

capo all'indietro. Allora l'Axerio disse:

— Lei sa dove si trova la signora Axerio?

Il Buondelmonti tacque un momento come consigliandosi tra sè e sè e poi

rispose:

— Lo so.

E s'alzò in piedi.

Anche l'Axerio s'alzò in piedi e rimasero tutti e due muti l'uno di

fronte all'altro. Il Buondelmonti fissava l'Axerio con aperta ostilità,

la testa un po' in avanti. L'Axerio trovò ancora la forza di pensare

che attraverso il suo nemico che ormai gli stava dinanzi in atto di

sfida, bisognava raggiungere la moglie. Nello sforzo di padroneggiarsi

gocciava sudore dalla fronte. Gli zigomi irti gli lustravano in

mezzo al negrore della barba e de' capelli. Ogni tanto si passava il

fazzoletto sulla fronte. Finalmente disse:

— Signor Buondelmonti, vuol portare alla signora Axerio il mio

consiglio, la mia preghiera di ritornare sotto il tetto coniugale?

Il Buondelmonti non rispose subito. Continuava a fissare l'Axerio con

la testa in avanti, nè un muscolo della faccia sotto l'ombra della

chioma gli si moveva. Finalmente disse battendo forte le sillabe come

per conficcarle nel cuore del nemico:

— Non posso fare ciò che Lei mi chiede.

— Oh!... Perchè? — disse l'Axerio e parve che mandasse un gemito.

E l'altro incalzando:

— Perchè in tutto quello che è accaduto, io approvo la signora.

— Oh! — gemette l'Axerio, si portò una mano agli occhi, la lasciò cader

giù lungo la barba e parve che vacillasse come uomo che è colpito al

cuore.

Pure trovò ancora la forza d'aggiungere:

— Lei conosce i miei principii morali; ne abbiamo parlato anche durante

il viaggio. Ma Lei forse ignora fino a che punto sono la regola della

mia vita. Se la persona che ha abbandonato il tetto coniugale senza

lasciar traccia di sè, volesse venir ad un colloquio, saprebbe che io

non desidero altro se non trovare di comune accordo la maniera più

conveniente per riconoscerle definitivamente quella libertà che s'è

ripresa da sè.

Ma il Buondelmonti vedeva dinanzi a sè soltanto l'uomo che aveva per

violenza posseduta la donna amata. Accecato dall'ira gli s'accostò, gli

buttò sulla faccia:

— Ciarlatano!

All'improvvisa ingiuria l'Axerio barcollò balbettando sillabe senza

nesso. Ma l'altro l'incalzò, continuò:

— Inutile, altre parole. Quella persona scrisse l'ultima sua volontà,

nè ha nulla da mutare. E ci son io a difenderla. Uomo per uomo.

Il professor Axerio si discostò un po', abbassò la testa e la barba

come l'ariete che sta per dar di cozzo e fece l'atto di avventarsi,

ma il Buondelmonti l'afferrò e lo trattenne per un braccio. Così per

qualche momento rimasero i due uomini l'uno nella morsa dell'altro,

senza muoversi. I loro petti quasi si toccavano, ma i loro occhi

non si fissavano e guardavano basso. C'era fra loro la lotta per la

ragione più feroce, la donna, ma qualcosa di più feroce ancora c'era

fra loro. Tutte le discussioni simili a risse a stento represse che

avevano fatte sull'«Atlantide», si rinfocolavano ora nel loro sangue.

Tutto il disprezzo e tutto l'odio di razza che si avevan l'uno contro

l'altro, ma che allora si eran dovuti tante volte ringoiare, ora

stavano per poter prorompere. Per tutte le loro idee, per il sangue che

avevan nelle vene, per tutto quello che avevan detto e fatto durante

tutta la loro vita, erano nemici mortali l'uno dell'altro. Erano due

uomini, di lotta entrambi, ma avversi, l'uno naturale e forte solo

della sua forza, l'altro assuefatto a farsi armi d'ipocrisia di tutte

le istituzioni della civiltà. Le due teste quasi si toccavano. Senza

muover la sua nè liberare il braccio l'Axerio con l'accento che vuol

lacerare il cuore del nemico, disse finalmente:

— Sei tu che mi tieni mia moglie.

L'altro rispose a bassa voce:

— Sono io.

— Voglio riaverla.

— No.

Allora i due uomini s'azzuffarono. A un tratto si riaprì la porta donde

era comparso il Buondelmonti, dalla soglia partì un grido e Giovanna si

precipitò nel salotto.

— Piero: — gridò Giovanna.

Allora il professor Axerio mandò un ruggito di vittoria e fulmineamente

la rivoltella gli brillò nel pugno. Egli aveva afferrata l'occasione

del delitto impunito, del delitto sancito dall'eroico borghese:

dell'uccisione degli adulteri colti in flagrante. Mandò un altro

ruggito e agitando spaventosamente la barba tese il braccio.

Il Buondelmonti vide, si gettò fra Giovanna e l'Axerio, fu colpito in

pieno petto e stramazzò a terra.

Allora la donna s'abbandonò sull'uomo che essa amava chiamandolo per

nome. L'Axerio le fu sopra e tirò. Essa ripeteva ancora:

— Piero!

L'Axerio tirò ancora, ancora, ancora, chino su di lei, con la barba nei

suoi capelli. Ed essa ripetè ancora:

— Piero!

Finchè la sua voce s'estinse.

Il professor Axerio, mentre d'ogni parte dell'albergo accorrevan

persone, fuggì per il corridoio con la rivoltella ancor fumante dinanzi

alla barba ruggente:

— Mi tradivano! Mi tradivano!

La Patria lontana · 第 10 / 18 题