Giovanna stava lavorando nel suo salotto, aveva incominciato un ricamo
per Piero ed era tant'occupata in questo lavoro che non sentì entrare
il marito. Costui aveva per Giovanna un sentimento non di marito
e neppure d'uomo ma di grand'uomo, il sentimento che può avere un
grand'uomo per una cosa di secondaria importanza. Alcune volte però
tornando dalle sue fatiche professionali aveva piacere di riveder sotto
il tetto domestico la leggiadra moglie e così fu quella sera.
Inavvertito le si accostò alle spalle e mettendole una mano intorno al
volto l'attirò a sè e si chinò per baciarla; ma Giovanna saltò in piedi
e balzò all'indietro rimanendo nell'atteggiamento dell'animale spaurito
sulle difese. L'Axerio le conficcò gli occhi in faccia e la scrutò
lungamente a barba bassa. Poi disse:
— Che novità è questa?
E dando una spallata s'avventò verso la propria camera.
Infatti c'era una novità: da mezz'ora appena Giovanna aveva lasciato
Piero e quel giorno era stato il primo del loro amore. Giovanna era
tutt'occupata nel lavoro che aveva cominciato per lui, stava tutta
raccolta intorno al pensiero di lui col piccolo capo ridente sulle
agili dita e gli parlava con ogni punto che metteva. Sentiva per
sè e per la sua persona qualcosa di nuovo come accade alla donna
in principio d'amore: le pareva che la sua persona si fosse un po'
distaccata da lei e nello stesso tempo fatta più intima, simile ad una
cara amica ritrovata dopo tanto tempo. Quand'era entrato il marito
e la aveva toccata ed essa era balzata in piedi dallo spavento e
riconosciutolo, lo spavento s'era mutato in ribrezzo.
Il marito nella propria camera continuò a domandarsi:
— Che novità è questa?
E andava su e giù tenendosi stretta nel pugno la lunga barba nera da
cui schizzavan fuori due zigomi color cadavere, movendoglisi negli
occhi una losca collera. Andava su e giù a grandi passi con la barba
nel pugno e si domandava: — Che novità è questa? — Ma non sapeva che
pensare. Soltanto, la propria grandezza gli stava presente come non mai
e gli diceva: — Com'è possibile che quella donnetta abbia fatto questo
a te? Che è successo? È impazzita? — Spinto dalla collera e dalla
curiosità tornò dalla moglie.
Questa pure s'era ritirata in camera sua e s'era coricata, e appena
sentì aprir la porta e vide comparire il marito, balzò su dal letto,
poi ricadde giù, nè più si mosse. Quegli le disse:
— Mi spiegherai un po' che hai stasera.
E cominciò a spogliarsi aggiungendo:
— Non rispondi? Hai perduto la voce?
Ma Giovanna non rispondeva. S'era tirate le coperte fin sopra alla
bocca e fissava il marito con gli occhi sbarrati. E quegli seguitava:
— Che cosa sono questi capricci? vediamo un po'.
E più Giovanna taceva, più l'Axerio si sentiva crescer la collera
contro di lei. La collera gli portava via le vesti di dosso e dalle
mani, gli sbatteva la barba sul torace cadaverico ed irsuto. Finchè si
coricò accanto a lei.
E la mattina se n'andò per le sue faccende. La sera poi verso la solita
ora tornò a casa e la cameriera gli disse:
— La signora è uscita stamani e non s'è ancora rivista.
Il professore Axerio ripensò a quello che era successo la notte e si
disse: — È fuggita? — Ma si padroneggiò, non domandò nulla, e mormorò
soltanto:
— So, so.
Ed entrò nel suo studio rivedendo dentro di sè le facce di maggiorenti
della colonia, di grandi brasiliani amici suoi, e dicendosi:
— Come nasconderò loro questa fuga?
Rimase nel suo studio, al suo tavolino fin all'ora del desinare, e
ogni momento aspettava di sentir il passo della moglie e ogni momento
quell'uomo si diceva:
— Farà parlare di me?
Ma venuta l'ora del desinare si padroneggiò, si sedette a tavola e
mangiò senza che un pel di barba gli si movesse sotto gli occhi de'
servitori. A un certo punto la cameriera che gli aveva dato l'annunzio,
gli domandò:
— Il signore può dirmi se la signora torna stasera?
Il professor Axerio con le mani pallide incrociate dinanzi alla
barba levò gli occhi in faccia alla donna perchè gli era parso che
avesse riso, e intanto pensava se dovesse rispondere di sì o di no e
giudicò che fosse più prudente rispondere di no. E allora la cameriera
aggiunse:
— Perchè la signora non ha preso nulla con sè, nè ha detto nulla a
nessuno. È sparita!
Ma il professor Axerio mormorò:
— So bene, so bene.
E fissava la donna come se fosse distratto.
Finito di desinare uscì per i dintorni della villa e spiava nella notte
lungo la strada se la moglie tornasse, ma non tornò, ed egli rincasò e
dopo aver parlato con qualche servitore si coricò. Non dormì ma piombò
in un torpore ingombro d'incubi: gli appariva la moglie caduta giù in
un precipizio del Silvestre e rimasta morta; gli appariva il corpo di
lei fatto a pezzi sui massi e i tronchi d'albero, in fondo in fondo, e
nessuno lo ritrovava. Rivedeva le facce de' maggiorenti della colonia,
dei grandi personaggi brasiliani amici suoi, e provava un gran sollievo
perchè il corpo della moglie non era ritrovato da nessuno; come se
avesse fatto cader lui la moglie in fondo al precipizio per vendicarsi.
La mattina però quando si fu alzato, aveva un solo desiderio, quello
che la moglie tornasse.
Invece ricevè per la posta una lettera di lei e in questa lettera essa
gli dichiarava, senza fare alcuna allusione alla violenza patita la
notte, che riprendeva la sua libertà per sempre come se mai gli fosse
appartenuta, come se mai l'avesse conosciuto.
Allora l'Axerio mandò un ruggito soffocato e addentò la lettera, perchè
sentì tutto il ridicolo che lo colpiva a un tratto. Il ridicolo colpiva
lui che sin a quel momento non aveva fatto altro se non portare se
medesimo in pompa magna per il mondo. Egli aveva avuto sempre somma
cura di apparire un modello di regolarità in ogni atto e detto agli
occhi del mondo come uomo, come professionista, come marito, come
cittadino. E per apparir così aveva sempre calcolato tutto, tutto aveva
fatto con calcolo a tempo debito. Per star bene nella compagnia del
maggior numero ben pensante, com'aveva scelte cert'opinioni politiche
e credeva nella futura solidarietà del genere umano, così aveva
brigato per ottener onorificenze e a tempo debito aveva preso moglie.
Il professor Axerio insomma aveva per fede che la sorte toccatagli
nascendo fosse di dare spettacolo di ciò che è un grand'uomo in un uomo
regolare, perchè egli era l'uomo civile e borghese per eccellenza. E
la gran barba era per lui il segno del privilegio; ei l'amava più di
qualunque altra parte della sua persona come quella che riuniva la
serietà dell'uomo regolare e la dignità del grand'uomo. Egli aveva
avuto dalla natura la gran barba per segno della sua dignità borghese
professionale, come, a male agguagliare, aveva avuto per la sua umanità
il sesso. Ma ora tutto andava in rovina nel modo più ridicolo. Il
professor Axerio fu invaso dalla paura del ridicolo.
E incontanente spinto da questa paura scese da Santa Teresa. Quando,
qualcosa di straordinario accadde dentro quell'uomo: ei trovò il modo
di metter d'accordo la paura del ridicolo col proposito di dare al
fatto domestico l'importanza di un avvenimento pubblico. E perciò corse
al palazzo d'un gran personaggio che conosceva e fattosi annunziare fu
subito ricevuto. Lo stesso personaggio che aveva un alto potere nella
repubblica, gli andò incontro fin sulla soglia del suo gabinetto con
tutte e due le mani tese festosamente. Ma appena l'ebbe invitato a
sedersi ed egli pure si fu seduto, s'accorse col suo occhio assuefatto
a legger dentro nelle intenzioni degli uomini, che gli stava dinanzi
uno che aveva da raccontargli qualcosa di grave. Il professor Axerio
avev'assunto un'aria solenne per far colpo, ma il personaggio afferrò
in lui un che di forzato e con un leggiero sorriso grazioso gli disse:
— Eccomi qui tutto per Lei se posso esserle utile in qualche cosa.
Il professor Axerio tirò fuori la lettera della moglie e passatavi
sopra l'unghia del pollice là dove c'era rimasto il segno del dente,
la porse al personaggio; il quale lesse, comprese, rilesse e facendo le
viste di non capir nulla, col solito sorriso domandò:
— Ebbene, professore, questa lettera?
— Questa lettera è della signora Axerio.
— Oh!
Il personaggio s'arrovesciò all'indietro sulla sedia e rimase a guardar
l'italiano con la bocca ancora arrotondata dall'esclamazione sotto
l'arco dei baffi. E l'italiano proruppe:
— Eccellenza, son venut'a pregarla d'aiutarmi a rintracciare la signora
Axerio!
E sua eccellenza di rimando:
— La ringrazio d'aver pensato a me.
E poi riprendendo il suo grazioso sorriso continuò:
— Naturalmente, la cosa è tanto delicata che non ardisco pregarla di
darmi particolari.
— Io stesso non riesco a spiegarmela. La signora m'è stata sempre
devota e sommessa.
— Non poteva essere altrimenti.
— Ieri le feci soltanto un'osservazione e ci fu tra noi qualche parola,
nulla più. Venni in città, al mio ritorno se n'era andata e stamani ho
ricevuta questa lettera.
— E non ha nessun sospetto....
— Sospetto?
— Dove possa trovarsi....
— Nessuno.
— Naturalmente, la cosa è molto delicata; le leggi della repubblica,
come Lei stesso può supporre, non ci permettono gran che, molto più
trattandosi d'una signora straniera. Se la signora si rifiuta di
tornare sotto il tetto coniugale, neppur nel Brasile si può in alcun
modo obbligarla.
— Neppur io intendo obbligarla. Ma intendo trovare, nella
peggior'ipotesi, una soluzione, e per il presente e per l'avvenire,
che mi metta al coperto da ogni menomazione della mia personalità nella
considerazione pubblica.
— Comprendo. Professore, mi lasci pensare al da farsi, perchè la cosa,
Le ripeto, è molto delicata, soprattutto trattandosi d'un uomo illustre
come Lei. Mi lasci pensare. Le manderò notizie in giornata a casa.
Così dicendo il personaggio guardava fisso fisso il professore
italiano, senza smetter di sorridere graziosamente. E poi riprese:
— Naturalmente non posso prometterle di far ricerche per tutto il
Brasile. Il territorio della nostra repubblica è per disgrazia così
vasto! Ma la signora non vorrà certo allontanarsi da Rio. Eccettochè
non prenda il volo per l'Europa e allora noi saremmo molto dispiacenti
se per questo dovessimo perdere anche Lei prima del tempo.
Il professore Axerio incominciò a sentirsi a disagio sulla poltrona,
perchè sempre più gli pareva che il personaggio con la sua grazia lo
burlasse fine fine. E tanto più quando gli disse:
— Mi permette una domanda? Lei certo è venuto qui non dall'uomo
pubblico, perchè la cosa sua non è materia di stato, ma dell'amico.
Ebbene, mi permette che Le dia un consiglio da amico? Cerchi anche Lei.
Ripassi con la mente le amicizie.... le amiche che la signora Axerio
può avere in Rio. Forse.... qualche amica potrebbe conoscere il suo
rifugio.
Il professor Axerio s'alzò, salutò, andò via, tornò a Santa Teresa, si
rinchiuse nelle sue stanze sentendosi inseguire dal ridicolo. Rinchiuso
dentro ripeteva fra sè:
— Oh se ti rimetto le mani addosso!
Per quella donna era stato burlato e da chi! Lui, lui burlat'in alto!
Ritrovarla, ritrovarla a ogni costo!
Volle almeno rivederne le stanze. Andò in punta di piedi e come un
ladro, perchè aveva paura de' servitori. Entrò nel salotto della moglie
e poi nella camera, se la raffigurava, gli pareva di rimetterle le
mani addosso. S'accostò al letto, la rivide come quando nell'accesso
della collera per provarle che era il padrone le aveva usato violenza.
Abbassò la barba sul letto con la gola gonfia di ruggiti come in quel
momento e si disse:
— Perchè non l'ho soffocata?
Lì dov'era il letto s'aprì un vuoto, ei rivide il corpo della moglie
giù in fondo al precipizio del Silvestre e gli attraversò il cervello
un fantasma che gli saziò il cuore: vide se medesimo di notte in atto
di portar via il corpo morto da quel letto fin all'orlo del precipizio.
Sentendo battere alla porta gridò:
— Che c'è?
E scagliò la barba contro la porta, gli zigomi irti e pallidi come due
mozziconi di ceri. Qualcuno entrò con un dispaccio. Sua eccellenza
annunziava che s'eran fatte le ricerche ma invano: per tutti gli
alberghi della città non esisteva traccia d'una signora italiana
giovane giunta il giorno avanti, sola, nella quale si potesse supporre
la signora Axerio.
Così la moglie gli sfuggiva dalle mani.
Ma esso gridò dentro di sè:
— La ritroverò io!
Si ricordò delle ultime parole di sua eccellenza:
— Forse qualche amica potrebbe conoscere il suo rifugio.
Risentì la beffa. Gli vennero in mente più nomi. A un tratto, come
lampo che scoppia di notte, fu presente al suo spirito il Buondelmonti,
e subito l'Axerio si ricordò d'una cosa che era successa sere
prima quand'erano stati insieme al Corcovado. Si ricordò che in
tutt'il tempo Giovanna e il Buondelmonti avevano parlato soltanto
fra loro; anch'allora l'aveva notato, un momento che que' due eran
rimast'indietro, ma subito s'era distratto e non ci aveva pensato
più. Subito si ricordò anche che la moglie una volta a tavola l'aveva
difeso, la volta che erano stat'insieme sulla cupola del palazzo
costruito dal Berènga. Egli n'aveva parlato male e la moglie l'aveva
difeso dicendo:
— Il signor Buondelmonti non è così. E del resto è amico tuo e mio e mi
dispiace sentirlo trattar male come tu fai.
E quand'egli le aveva dato di sciocca, essa aveva ribattuto:
— Ti ripeto che il signor Buondelmonti non è così. Lo conosco meglio di
te. È una grande anima.
E non aveva fiatato più.
A un tratto ritornò in ment'all'Axerio una folla di ricordi
dell'«Atlantide». Si ricordò d'una domanda che aveva fatto alla moglie
i primi giorni del viaggio:
— Perchè il Buondelmonti viene a Rio de Janeiro?
La moglie aveva risposto:
— L'avrai visto nei giornali. Viaggia per istudio.
Esso non ci aveva pensato più. Ma ora si ricordò di quella curiosità
che aveva avuto e d'altre. Un'altra volta aveva domandato alla moglie:
— Dove l'hai conosciuto il Buondelmonti?
Ed ess'aveva risposto:
— Ci conoscevamo sin da quando stavo a Firenze.
— Siet'amici d'infanzia?
— Sì.
Un'altra folla di ricordi ritornò in ment'all'Axerio. Si ricordò di
quando il Buondelmonti e lui sull'«Atlantide» tante volte s'eran
serviti della discussione come d'un mezzo per sfogar l'odio e il
disprezzo che si avevano l'uno contro l'altro. Si ricordò quando
per la prima volta aveva dovuto dentro di sè chiamar odio l'odio,
quand'attraversando il ponte dop'una delle solite discussioni aveva
scort'il Buondelmonti tra gli emigranti e aveva torti gli occhi da
lui per non salutarlo. E di tante e tant'altre volte si ricordò in
cui aveva trovat'insieme il Buondelmonti e la moglie a parlar tra
loro, aveva notato la differenza tra le relazioni sue proprie col
Buondelmonti e quelle della moglie, ma poi s'era distratto.
Ora l'Axerio per tutt'una notte e un giorno andò camminando nelle sue
stanze con la barba nel pugno e gli occhi a terra. Non pensava nulla
di preciso, ma non poteva scacciar dal suo cervello l'immagine del
Buondelmonti che vi s'era confitta dentro. E a poco a poco fu preso dal
desiderio di rivederlo e di parlargli. Non l'odiava più, non sentiva
più contro di lui nulla e solo non poteva far di meno di fissarne
l'immagine dentro di sè. Solo gli pareva come di ricordarsi vagamente
d'averlo odiato molto, e senza che quasi se n'accorgesse c'era in
lui come un vago desiderio che quanto poteva essere accaduto, fosse
accaduto, come per avere una ragione di riprender a odiarlo e perchè
qualcosa di terribile succedesse fra loro. Tanto una volta l'aveva
odiato.
Mise fuori il capo dalla finestra d'una stanza e vedendo calar le ombre
della sera tra le piante del giardino si decise a scendere in città per
trovare il Buondelmonti.
Era già uscito nel giardino e camminava sempre a barba bassa, quando
vide venirsi incontro dalla via uno che non aveva visto da un pezzo.
Era Filippo Porrèna il quale non era più stato a salutar la signora
Axerio fin dall'ultimo loro incontro alla festa dell'«Operaio
Italiano». Il Porrèna s'accostò, salutò l'Axerio e gli domandò se
la signora era in casa. L'Axerio rimase qualche momento senza poter
rispondere, perchè il Porrèna era la prima persona del mondo che gli
si parava dinanzi per domandargli questo, e non era una persona ma
tutt'il mondo che gli era venut'incontro all'improvviso. Esso soffriva
orribilmente volendo e non potendo dare l'orribile risposta, perchè
doveva dire:
— Mia moglie non è in casa.
Si sentiva le fauci secche e la lingua come un boccone che non va giù.
Finalmente disse:
— Mia moglie non è in casa.
Aveva la barba distesa lungo il petto, le braccia distese lungo i
fianchi, gli occhi sbarrati e smarriti, era come il reo colto in
flagrante. Il Porrèna lo scrutò con occhio sagace scotendo un po' le
due rughe sul naso e subito riprese:
— Mi dispiace. Domani la signora sarà in casa?
— Non sarà in casa neppur domani — rispose d'un fiato l'Axerio, ma
appena finita l'ultima parola sentì che questa risposta era anche più
orribile della prima.
Allora il Porrèna ebbe un balzo al cuore e si domandò se davvero ci
potesse esser qualche legame fra quello che egli sospettava, e lo
stato dell'uomo che ora aveva dinanzi agli occhi. Anche la mattina in
città essendo entrato in un'agenzia di navigazione per prender notizie
d'un piroscafo col quale voleva tornar in Europa, vi aveva trovato
il Buondelmonti e in una signora velata che l'aspettava alla porta
dentr'una carrozza, aveva riconosciuto la signora Axerio. Perciò ora
scotendo più forte le due rughe sul naso disse:
— Allora mi procurerò un altro giorno il piacere di presentarle i miei
omaggi.
E subito aggiunse:
— Può darsi che l'abbia vista stamani?
— Dove? — sfuggì dalle labbra dell'Axerio.
— Nell'Avenida Centrale.
— Non so — balbettò l'Axerio non resistendo all'orribile martirio.
E l'altro subito aggiunse:
— Era certamente la signora Axerio.
L'Axerio avrebbe voluto domandar particolari, ma non aveva più forza
di vincer la vergogna, non aveva più l'uso della voce nè delle membra
e rimaneva tra le piante del giardino com'un cadavere messo in piedi,
coi capelli irti dal terrore.
E l'altro continuava a scrutarlo con lo stesso occhio sagace con cui
sull'«Atlantide» aveva notato la speciale intimità fra la signora
Axerio e il Buondelmonti, e poi il loro distacco a Rio de Janeiro,
quando lui medesimo aveva tentato d'insinuarsi nelle grazie della
signora, e poi il loro rappacificamento, quando lui era stato piantato
in asso sulla soglia dell'«Operaio Italiano» con suo gran dispetto. Ora
sentendosi fervere il cuore di risa vendicative, per cavar qualcosa di
più dalla bocca dell'Axerio gli ripetè:
— Era certamente la signora Axerio.
Ma l'Axerio non rifiatò.
Ma il Porrèna a veder quell'uomo avvilito con la barba morta, incalzò:
— Sa che riparto presto per l'Europa? Credo anzi che riparta anche il
Buondelmonti, perchè l'ho visto stamani in un'agenzia di navigazione
all'Avenida Centrale.
— Era con mia moglie? — avrebbe voluto dimandar l'altro, ma non ne
ebbe la forza. Chiuse gli occhi e quando li riaprì, si vide dinanzi
il Porrèna che gli trafiggeva la barba con un risolino acuto come uno
stile. Poi quegli stesagli la mano se n'andò via.
E dopo, uno che si risvegliasse cieco, uno che si risvegliasse sepolto
vivo, soli potrebbero comprendere ciò che fu dell'Axerio. Perchè
quell'uomo s'era sempre creduto nato privilegiato, il primo degli
uomini: la sua professione era la prima, tagliar un arto per salvar un
uomo era rendere all'umanità il massimo servizio, perchè esso partiva
dal concetto che la vita dell'uomo è sacra. S'era sempre considerato il
primo professionista, della prima professione del mondo, vale a dire il
primo uomo, perchè egli era di coloro che nascono prima professionisti
che uomini; e se avesse dovuto riassumere in poche parole ciò che
pensava di se medesimo e del mondo, avrebbe detto: — Io sorrido di
degnazione al mondo che mi guarda con stupore! — Ma ora la moglie non
l'aveva forse tradito? Non l'aveva reso ridicolo dinanzi al mondo? La
bestia feroce che stava nel suo petto, mandò un ruggito.
Scese da Santa Teresa per parlare col Buondelmonti, ma ora non vedeva
più lui e soltanto per mezzo suo voleva ritrovar la moglie. La bestia
feroce gli mandava ruggiti dal fondo del petto, e la sua barba se uno
avesse potuto vederla nell'oscurità della notte, era terribile.
Poco dopo, il professor Axerio si trovava in città fermo su un
marciapiede, in vista dell'albergo dove alloggiava Piero Buondelmonti.
Passava poca gente, solo qualche rumore veniva dal mare vicino,
l'Axerio sotto l'ombra degli alberi che si levavano sulla piazza
guardava verso la porta dell'albergo illuminata, per vedere le persone
che entravano e uscivano. E quando passava qualcuno, si ritirava ancor
di più nell'ombra e si metteva una mano sulla faccia perchè aveva paura
d'esser riconosciuto.
Poco prima s'era presentato alla porta dell'albergo e aveva domandato
se il Buondelmonti era rientrato; essendogli stato risposto di no,
aveva domandato quando di solito rientrava e avuta la risposta se n'era
andato e poi subito tornato sui suoi passi s'era messo ad aspettarlo
sulla piazza.
L'aspettò a lungo. Vedeva un andare e venire di gente per la porta
dell'albergo. Dove poteva essere il Buondelmonti a quell'ora? Al
professor Axerio tornavano in mente le notizie che il Porrèna gli aveva
dato qualche ora prima dicendogli:
— Era certamente la signora Axerio stamani nell'Avenida Centrale.
E poco dopo aveva aggiunto:
— Ho visto stamani il Buondelmonti nell'Avenida Centrale.
Voleva certamente dire d'averli visti insieme. Dove poteva essere il
Buondelmonti a quell'ora?
A un tratto lo scorse proprio nel punto che metteva il piede sulla
soglia dell'albergo, si mosse, fu un momento, rivide il Buondelmonti
tornar fuori di nuovo e riprender la via donde era venuto.
Lo seguì.
Il Buondelmonti percorse quella via e poi un'altra e l'Axerio lo
seguiva a una certa distanza senza perderlo mai d'occhio. Seguendo
il Buondelmonti gli pareva d'avvicinarsi sempre più alla sua meta.
Lo vedeva andar avanti di passo eguale, piuttosto in fretta, senza
voltarsi nè a destra nè a sinistra, com'uomo che va per uno scopo.
Sempre più gli pareva d'avvicinarsi alla sua meta. Quella parte della
città era deserta a quell'ora di notte.
Il Buondelmonti giunse in una via tutta palme e molto oscura. Di là
dai tronchi delle palme s'intravedevano villini e giardini. L'ombra
del Buondelmonti quasi si perdeva nell'oscurità, spariva di tanto
in tanto fra' tronchi delle palme. L'Axerio accelerò il passo con
ansia avendo paura di perderlo di vista, camminò, camminò spingendo
la barba in avanti e giunse a pochi metri di distanza da lui, ne
sentì il passo, temè che quegli sentisse il suo. S'arrestò, lasciò
che quegli s'allontanasse, riprese a seguirlo con ansia, spingendo
la barba in avanti. Gli pareva che quello dovesse essere il luogo, ma
il Buondelmonti percorse tutta la via delle palme senza fermarsi e si
mise per un'altra anche più oscura. A un tratto sparì per un cancello
e un giardino, l'Axerio s'avanzò un po' e vide in mezzo al giardino una
villa. Pensò:
— Mia moglie è lì!
E rimase un momento con la barba terribile spinta in avanti nelle
tenebre.