della vittoria a fine di spirar coraggio e maggior caldezza agli animi
de' sbigottiti popoli. Perciò fecero marciare a guisa di trionfo i
soldati cattivi, le armi e le insegne conquistate per le vie di
Filadelfia. Ciò nonostante, tanto era spaventoso ai popoli d'America il
nome di questi Tedeschi, che molti si eran dati a credere nel momento
stesso, in cui andavano i vinti a processione per la città, che questo
fosse un inganno dei Capi per aggirargli; stimando, fosse impossibil
cosa, che i lanzi fossero stati superati dai soldati americani.
Degl'Inglesi non temevano altrettanto; perchè gli conoscevano; ma di
questi forestieri assai, siccome l'uomo suol più temere delle cose
ignote; e poi la lingua loro strana, le maniere affatto nuove, gli abiti
diversi generavano lo spavento. Ma quando si accorsero, esser vera la
cosa, non si potrebbe con parole descrivere, quanto si rallegrassero a
sì insperato accidente, e si confortassero quei popoli; e siccome prima
gli stimavan da più, così ora gli tenevan da meno degl'Inglesi. E
brevemente da quest'affare di Trenton cominciò a variarsi la condizione
delle cose, sicchè quei, che quasi disperati erano, diventassero
confidentissimi. Nè minor maraviglia provarono gl'Inglesi a così subito
ardimento, ed a questi nuovi rigogli di un nemico, il quale credevano
vinto e disfatto. Non potevano restar capaci, come una gente, che
nell'arte della guerra era tenuta fra le prime, fosse stata obbligata a
cedere ad una milizia raunaticcia, male armata, e peggio disciplinata.
Quindi, come si fa nelle disgrazie, i rimproveri, le accuse ed i
sospetti erano frequenti; che il generale inglese avesse ordinato i
quartieri del suo esercito troppo larghi; che Ralle mal si fosse
consigliato, trovandosi più debole, a lasciar l'alloggiamento, ed uscir
alla carica; che fossero stati a sì mala guardia; e che invece di star
alle poste iti fossero scorrazzando a saccomanno. Comunque ciò sia, ogni
cosa in moto nell'esercito britannico. Donop, udite le novelle, temendo
di sè, e de' suoi, si ritirò più che di passo per la via d'Ambuosa, ed
andò a congiungersi col generale Leslie a Princetown; ed il generale
Grant, il quale con il grosso dell'esercito stanziava a Brunswick, si
condusse pur esso ad accozzarsi colla vanguardia a Princetown. Il conte
di Cornwallis medesimo, il quale si trovava alla Nuova-Jork in procinto
di far vela per l'Inghilterra, sentito l'impensato accidente, se ne
tornò speditamente nella Nuova-Cesarea.
Ma intanto gli Americani, ripreso ardire, correvano all'insegne, e
l'esercito di Washington si trovò talmente ingrossato, ch'egli alzò
l'animo a maggiori pensieri, e credette poter tentare qualche cosa sulle
rive della Nuova-Cesarea. Perciò ordinò a Cadwallader, che, valicato il
fiume, andasse a pigliar un posto forte dall'altra parte, dimodochè però
procedendo con molta cautela, evitasse i casi improvvisi. Mifflin con un
grosso polso di bande pensilvanesi s'era accostato al generale Irwin, e
l'uno e l'altro passarono il fiume. Poco poi seguitò Washington
medesimo, e si fece la massa di tutte le genti a Trenton. Quivi le genti
della Nuova-Inghilterra, compiute le ferme, se ne volevano andare; ma
colle preghiere, e con un caposoldo di dieci dollari ciascuno, i più
furon fatti rimanere. Il nemico, che si era fatto forte a Princetown,
deliberò di non perder tempo, e di andar ad assalire Washington ne' suoi
alloggiamenti di Trenton, prima ch'ei ricevesse nuovi rinforzi, e forse
anche sapendo e sperando, che pel finir delle ferme si sarebbe una parte
del suo esercito sbandata.
[1777]
Adunque il dì due gennaio Cornwallis marciava coll'antiguardo sopra
Trenton, dove arrivò verso le quattro della mattina. Il retroguardo si
trovava a Maidenhead, Terra posta a mezzo cammino tra Princetown e
Trenton. Altri reggimenti erano sulle mosse da Brunswick per andar a
rinforzare l'esercito principale. Washington, trovandosi il nemico sì
grosso e sì vicino, ritirava i suoi alloggiamenti sull'opposta riva del
rio di Trenton, che chiamano anche Assumpink, dove, occupato e guardato
bene il ponte, attendeva a fortificarsi. Gl'Inglesi si attentavano di
passare in varj luoghi; ma sempre invano, trovandosi tutti i guadi
ottimamente custoditi. Si diè mano dall'una parte e dall'altra al trar
delle artiglierie, sebbene con poco frutto, stando forti gli Americani
nel loro vallo; il che durò sino alla seguente notte. Cornwallis
aspettava i rinforzi per andar all'assalto all'indomani; ma l'Americano
non intendeva di tirar un sì gran dado. Da un altro canto il ripassare
la Delawara, ch'era allora più che mai fosse ingombra di ghiacci, ed
avendo sì vicino e sì gagliardo il nemico, era impresa troppo piena di
pericolo, perchè tentar si potesse. Perciò si trovava di nuovo in
grandissima difficoltà. In questo stato di cose fece Washington una
molto audace risoluzione, e questa si fu, poichè si era condotto tanto
innanzi, che senza manifesto pericolo non poteva tornar indietro, di
abbandonar ad un tratto le rive della Delawara, e di portar la guerra
nel cuore stesso della Nuova-Cesarea. Avvisossi, che Cornwallis, siccome
pareva più verosimile, dubitando di esser tagliato fuori dalla provincia
della Nuova-Jork, e temendo forte per le canove, che abbondantemente ad
uso di tutto l'esercito britannico s'eran fornite in Brunswick, si
sarebbe anch'esso allontanato dal fiume, ed in tal caso la città di
Filadelfia sarebbe preservata, una gran parte della Nuova-Cesarea
ricuperata, e la guerra da difensiva cambiata in offensiva; il che
avrebbe dato nuovo animo all'universale dei popoli. Ovvero, persistendo
l'Inglese nel suo disegno, si sarebbe recato al di là del fiume, ed
impadronitosi di Filadelfia. Ma, qualunque avessero ad essere gli
effetti di questo sinistro avvenimento, sarebbe stato sempre miglior
consiglio il perder Filadelfia, conservando intiero l'esercito, che il
perder ad un tratto e quella, e questo. Fatta la deliberazione, la quale
fu approvata da una Dieta di tutti i capitani dell'oste, si pose tosto
mente a mandarla ad effetto. S'inviaron gl'impedimenti più sotto a
Burlington; e quando fu alta ora, cioè un'ora della mattina, non
buzzicandosi i nemici, gli Americani riaccesi i fuochi nel campo loro,
lasciate le guardie al ponte ed ai guadi, perchè secondo il solito
facessero la ronda, e battessero le strade, si difilarono con eguale, e
silenzio, e rattezza, passando per la via più lunga di Allenstown per
isbrigarsi dal rio, e schifar l'incontro del nemico a Maidenhead, verso
Princetown. S'eran posati quella notte in questa Terra tre reggimenti
inglesi, due dei quali già s'erano inviati a levata del sole per alla
volta di Maidenhead. Sopraggiungevano in questo mentre gli Americani, e
gli assalivano con molta vigorìa. Gl'Inglesi si difendevano con gran
valore, dimodochè le milizie americane, le quali erano andate le prime
all'assalto, si volgevano in fuga, e si ritiravano disordinate. In
questa prima affrontata fu ferito mortalmente il generale Mercer, mentre
faceva ogni sforzo per rannodar i suoi. Ma Washington, veduta la rotta
della vanguardia, e conoscendo ottimamente, che la perdita della
giornata sarebbe stata la totale rovina dei suoi, si spinse avanti colla
sua schiera composta di quelle genti, che avevano avuta la vittoria di
Trenton, e rinfrescò la battaglia. Sopraffatti i due reggimenti inglesi
dal numero e dalla furia del nemico, furon separati l'uno dall'altro, e
si trovarono in grandissimo pericolo. Il colonnello Mawhood, che ne
guidava uno, dopo d'aver sostenuto con maraviglioso ardire per un pezzo
il durissimo assalto, fatto un grande sforzo, e puntando colle baionette
ferocemente, si aprì la via per mezzo gli ordini delle schiere nemiche,
e si ritirò a salvamento a Maidenhead. L'altro, che era la retroguardia,
sostenuta lunga pezza la carica, non potendo aprirsi la via verso
Maidenhead, ritornò per la via di Hillsborough a Brunswick. Un terzo,
che si trovava tuttavia a Princetown, si ritirò anch'esso, dopo un
leggier conflitto, di gran passo a Brunswick. Morirono in questo fatto
degl'Inglesi da cento, e circa trecento furon fatti prigionieri. Dal
canto degli Americani pochi meno morirono. Ma tra questi il generale
Mercer, lodato ed esperto capitano della Virginia, lasciò grandissimo
desiderio di sè nell'animo di tutti, e principalmente in quello di
Washington, il quale lo riputava molto, e teneva caro. Dopo il
combattimento gli Americani fecero la mossa a Princetown.
A levata del dì, accortosi Cornwallis, che gli Americani avevano
abbandonato il campo di Trenton, e conosciuto tostamente, qual fosse il
disegno loro, levatosi anch'esso dal suo si avviò molto tostamente verso
Brunswick, temendo delle bagaglie e munizioni che ammassate vi erano.
Arrivò alla coda dell'esercito americano a Princetown. Washington si
trovava di nuovo in grave pericolo. I suoi soldati erano aggravati dal
sonno, non avendo dormito le due notti precedenti, ed oltreacciò stanchi
dalle fatiche, afflitti dalla fame, pressochè nudi in quella sì aspra
stagione. Aveva alle spalle un nemico, che lo perseguitava, possente di
numero, fresco dal riposo, abbondante di tutte le cose. In tal
condizione, non che potesse sperare di continuar ad offendere, doveva
recarsi a gran ventura, se potesse a luoghi forti e sicuri ritirarsi.
Per il che, lasciata la Terra di Princetown, s'incamminò rattamente
verso le parti superiori e montagnose della Cesarea; e per ritardare il
nemico ebbe rotti i ponti sul fiume Millstone, che corre tra Princetown
e Brunswick. Quindi, valicato il fiume più grosso detto il Rariton,
andava a porre gli alloggiamenti a Pluckemin, dove le sue genti si
riconfortarono dalle sofferte fatiche e dai corsi pericoli. Ma
trovandosi molto debole, ed assottigliandosi il suo esercito ogni dì di
vantaggio pel numero degli ammalati e degli andantisi, deliberò di
accamparsi più in su in un luogo più sicuro. Perchè, dopo che ebbe per
la necessità delle cose tentato colle precedenti fazioni la fortuna, gli
piaceva il procedere sicuramente, e l'uscire il meno che potesse dalla
potestà di sè medesimo. Si ritirò a Morristown nell'alta Cesarea.
Cornwallis, non credendo di poter seguitar il nemico con frutto su per
quelle balze, si avviò a Brunswick, dove trovò il generale Matthews, che
aveva avuto una gran battisoffiola, e già aveva incominciato a sgomberar
le bagaglie e le munizioni. Ma Washington, ricevuti alcuni racimoli di
nuove fanterie, e riconfortati i suoi, fra breve uscì di nuovo alla
campagna correndo tutto il paese sino al fiume Rariton; che anzi,
valicato questo, ed entrato nella contea di Essex, s'impadronì delle
Terre di Newarck, di Elisabetta, e perfino di Woodbridge, di maniera,
che ei signoreggiava tutta la costa della Cesarea, che guarda l'Isola
degli Stati. E seppe così bene, e tanto acconciamente pigliar i posti,
ed affortificargli, che i regj non ebbero ardire di tentare di
sloggiarnelo. In cotal modo l'esercito britannico, il quale aveva corso
vittoriosamente tutta la Cesarea sino alla Delawara, e ridotto in così
imminente pericolo la città stessa di Filadelfia, si trovava ora
ristretto nei soli due posti di Brunswick, e di Ambuosa, i quali
eziandio per la sola via del mare potevano colla Nuova-Jork aver
comunicazione. Così da un esercito presso che ridotto allo stremo fu
salvata Filadelfia, preservata la Pensilvania, ricuperata la Cesarea
quasi tutta, ed il suo avversario vittorioso e potente in istretti
termini confinato; e non che osasse offendere, ridotto alla necessità
del difendersi.
Tutte queste sì inaspettate fazioni acquistarono grandissima riputazione
al capitano del congresso, e tutte le nazioni, non che l'americana,
furono soprapprese da non poca maraviglia. Ognuno lodava la prudenza, la
costanza e l'ardimento del generale Washington. Tutti lo chiamavano il
salvatore della sua patria; tutti lo pareggiavano coi più riputati
capitani dell'antichità, e specialmente col nome di Fabio americano lo
distinguevano. Era egli nelle bocche di tutti gli uomini, e nelle penne
degl'ingegni più elevati. I maggiori personaggi di Europa fecero con
esso lui ogni uffizio di lode e di congratulazione. Così non mancarono
al generale americano nè una insigne causa da difendere, nè l'occasione
di acquistar gloria, nè l'ingegno per usarla, nè la fama che lo
esaltasse, nè tutta una generazione d'uomini atta e molto ben inclinata
a celebrarlo.
Il congresso poi, preso maggior confidenza in lui, ed avendo veduto, che
per opera sua già s'era risvegliata la fortuna della repubblica,
decretò, che nelle consultazioni fatte nelle Diete militari non
foss'egli obbligato alla pluralità dei voti, nè al parere degli
uffiziali generali, coi quali opportuna cosa credesse il consigliarsi.
Volle anzi, che in ogni caso seguisse quei consigli, che di per sè
conoscesse, poter ritornare a maggior benefizio dell'impresa. Ritornò il
congresso a Filadelfia, intendendo di vieppiù riconfortare i popoli.
Le cose intanto continuarono nel medesimo stato tutto l'inverno, e la
maggior parte della primavera. Seguivano però spesse scaramucce tra le
due parti, le quali altro effetto non partorivano, che quello di
tribolare ed istancar l'esercito britannico, e di dar nuovo coraggio
agli Americani. Erano, siccome abbiam detto, le genti del Re ristrette
nelle due Terre di Brunswick e di Ambuosa, donde poco s'ardivano di
saltar fuori, e non potevano non che buscare alla scapestrata,
foraggiare senza pericolo. Perchè non solo la gente assoldata di
Washington, ma gli abitatori stessi della Cesarea a grandissima rabbia
commossi dalle enormità commesse, principalmente dagli Essiani, e parte
anche dagl'Inglesi, prese le armi, saltavan fuori dalle case loro e dai
luoghi opportuni alle insidie, e le bande scorrazzanti con subiti
assalti opprimevano. Quei, che non potevano portar le armi, facevan
l'uffizio di spie, di maniera, che appena, i regj incominciato avessero
una mossa, i repubblicani n'erano informati, e si apparecchiavano a
sturbarla. Questo tanto cambiamento nell'animo dei Cesariani, i quali,
subito dopo le fazioni della Nuova-Jork, dimostrati si erano favorevoli
alle armi del Re, debbesi alla barbara ferità, colla quale i soldati del
Re la guerra esercitavano, intieramente riputare. Si levò in America un
romor universale contro le crudeltà, gli ammazzamenti, i ratti, le
rapine del distruggitore esercito; le quali se convien credere, siano
state esagerate, forza è pur confessare, siano state la gran parte vere.
Questi Essiani naturalmente feroci, per niente avvisantisi nè di
umanità, nè di non umanità, nissun modo conoscendo, che violento non
fosse, nè altra sorta di guerra, che quella di ridur tosto col maggior
possibil danno sì pubblico che privato il nemico a divozione, non
mettevano nissun freno alle voglie loro, nè nissun fine alle
devastazioni. Fu scritto da alcuni, che fosse nata tra questa gente
zotica una opinione, che quelle terre che in America conquistassero,
avessero a diventar loro proprie, e perciò riputassero i possessori di
queste, come naturali nemici loro, che bisognasse spegnere ad ogni modo.
Ma che trovandosi poscia ingannati della opinione loro, venissero in sul
saccheggiare ed abbottinare a guerra rotta le cose mobili. E si disse
ancora, che questi uomini trauzeschi con tanta ingordigia in ciò si
adoperassero, che finalmente ne diventasser sì ingombri di preda, che
fossero male atti alle fazioni militari. Questo desiderio del predare
accrescevano vieppiù gli Americani cogl'improperj contro gli Essiani.
Avvezzi alla libertà detestavano, ed abborrivano quest'imbestiati
mercenarj, i quali non contenti, dicevano, di sopportare il dispotismo
in casa loro, si facevano ancora per pochi denari gl'istromenti della
tirannide in casa altrui, venivano a tramescolarsi in una domestica
querela, dove non avevano interesse di sorta alcuna; che avevan lasciate
le case loro nel vecchio mondo per venir a far beccheria nel nuovo di un
popolo innocente e generoso, il quale non aveva fatto loro ingiuria
alcuna; che anzi aveva ricevuto in luogo di asilo, e confortato
ospitalmente una moltitudine degli antenati loro, che fuggivano una
tirannide simile a quella, che ora vorrebbon essi nell'America
stabilire. A queste parole i Tedeschi si accanivano vieppiù, e
dimostravan coi fatti la rabbia loro. Era un aspetto terribilissimo e
crudelissimo a vedere quella campagna fertilissima abbruciata e
danneggiata in ogni suo bene. Amici e nemici, repubblicani e reali,
tutti erano vittime di tanto furore. Sverginate le donzelle, svergognate
le spose nelle case, e sotto gli occhi dei padri e dei mariti loro.
Molte fuggivano spaventate nelle selve. Ma nemmen là potevan trovare
rifugio contro la bestiale lussuria dei barbari imperversati, che con
ogni diligenza le ricercavano. Le case arse o distrutte, i bestiami o
rapiti, o uccisi; ogni cosa disterminata. Il generale essiano de Heister
non che comportasse tant'enormità a' suoi soldati, dava loro la briglia
in sul collo; ed il generale inglese avrebbe voluto, ma non poteva
frenarle. Erano questi Essiani altrettanto numerosi, quanto gl'Inglesi
medesimi, e non si volevan disgustare. Quindi questa peste pel malo
esempio, e per l'impunità si appiccò alle genti britanniche, sicchè
facevano a gara colle tedesche nel rubare, rapire, violare, ardere, e
guastare. La Nuova-Cesarea ne fu sperperata in fondo. L'America fu
riempita di querele, e la fama di tante ingiurie si sparse per tutta
l'Europa con gran carico dell'Inghilterra. I popoli si raccapricciarono;
particolarmente i Francesi mansueti di natura, nemici agl'Inglesi,
favorevoli agli Americani. Dappertutto si diceva, essere rinati in
America per opera del governo inglese il gotico furore e la
settentrionale barbarie. Ma tanta immanità ritornò in capo, e riuscì
ancor più pregiudiziale agli autori, che non ai sofferitori. Gli amici
in America diventaron nemici, ed i nemici di maggior odio e desiderio di
vendetta si riempirono. I popoli correvano all'armi più unitamente, e
più volonterosamente per cacciar dalle terre loro, come dicevano, quegli
efferati ladroni. Così l'enormità dell'esercito del Re egual danno, e
forse maggiore arrecarono alla causa britannica, che non le armi stesse
di Washington e le risoluzioni del congresso.
Ma questa smania del far suo quello d'altrui aveva anche contaminato
l'esercito americano. Mandavansi a ruba le case, e le proprietà dei
miseri Cesariani sotto pretesto, che fossero leali. Soldati ed uffiziali
in questa brutta usanza si esercitavano. Così gli saccheggiavano gli
Essiani e gl'Inglesi, allegando, fossero ribelli; gli depredavano gli
Americani affermando, fossero leali. Sì oltre procedette la cosa, che
Washington, al quale queste cose infinitamente cuocevano, fu costretto
per raffrenare l'insolenza de' suoi e temperare un tanto furore, a
pubblicar un bando, le più severe pene minacciando ai commettitori di
tante mostruosità.
In questo mezzo i leali facevano vista di voler far novità nelle Contee
di Sommerset, e Worcester in su quel della Marilandia, ed in quella di
Sussex nello Stato della Delawara, siccome pure in su quel d'Albania e
nella contrada dei Moacchi. Vi si mandaron le soldatesche per fargli
stare in cervello. Il congresso decretò, si sostenessero, e si
confinassero a luoghi sicuri i sospetti. In questo tempo il generale
Heath, il quale stava alla guardia delle alture della Nuova-Jork, tentò
il Forte Independenza situato nelle vicinanze di Kingsbridge. Ma quei
che lo guardavano, risposero audacemente, e si preparavano alle difese.
Gli Americani disperando di far frutto per assalto, abbandonata
l'impresa, se ne ritornarono a luoghi alti e forti.
Non facendo sul principio di quest'anno Howe nissun moto, che potesse
dar sospetto agli Americani, ch'ei volesse di breve uscir a campo,
deliberò Washington di usar la presente quiete per liberar dal vaiuolo i
suoi, peste sì terribile a quei popoli. Era stato di questo malore
talmente afflitto l'esercito settentrionale nel varcato anno, che non
altro, se non se gli ostacoli incontrati sui laghi avevano impedito, che
l'esercito inglese non venisse sopra il fiume del Nort. Temevasi nel
presente di una simile calamità per l'esercito del mezzo. Deliberò
Washington di sottomettere tutte le sue genti, e tutti quegli aiuti, che
da varie parti gli pervenivano, ad un generale annestamento del vaiuolo.
La cosa fu con tanta prudenza condotta nel campo, che niuna occasione fu
offerta al nemico di poter far danno. Si ordinò nel medesimo tempo ai
medici dell'ospedale di Filadelfia, innestassero grado grado tutti quei
soldati, che dalle province meridionali erano inviati al campo, e che
venivano a far capo grosso in quella città. Negli altri luoghi di posata
le istesse cautele si usavano, in guisa che si ebbe ottenuto per le
vicine fazioni un esercito esente da un male, che di gravissimi pericoli
poteva diventar cagione. Da quest'esempio delle soldatesche nacque un
insigne benefizio a tutte quelle popolazioni; perchè imitandolo
generalmente, pochi furono coloro, che non usassero l'innesto, e appoco
appoco i popoli diventarono esenti da tal malattia.
Frattanto essendo già trascorsa la stagione sino più oltre di mezzo
marzo, e non potendo Howe uscir ancora a guerra campale per la mancanza
delle tende, e di altre bagaglie, che aspettava dall'Inghilterra,
deliberò di tentare almeno qualche spedizione, che potesse riuscire di
notabil danno al nemico. Avevano gli Americani durante l'inverno fatto
una molto considerabil massa di vettovaglie, di strami e di munizioni di
ogni sorta in quell'alta e montagnosa contrada chiamata Courtland-Manor.
La fortezza del luogo, la vicinità del fiume del Nort, l'opportunità di
poter ricevere dalle occidentali province tutte quelle cose, che là
inviate si sarebbero, e la facilità di farle pervenire all'esercito
cesariano, avevano persuaso ai Capi americani a fare su di quelle alture
la generale riposta. Giace poi più sotto sul fiume del Nort, distante a
cinquanta miglia dalla Nuova-Jork, una piccola Terra chiamata
Peek's-hill, la quale serviva di porto per ricevere le provvisioni, e
rimandarle all'esercito. Ma siccome assalire ad un tratto tutto il
Courtland-Manor era impresa, se non impossibile, molto difficile,
essendo il luogo fortissimo e ben custodito, così il Capitano britannico
si determinò a fare soltanto la fazione di Peek's-hill. Si avviarono
gl'Inglesi a quella volta per la via del fiume. Tostochè ebbero gli
Americani le novelle dell'avvicinarsi del nemico, stimandosi inabili al
resistere, e non isperando per la brevità del tempo rimuover le
munizioni, posto fuoco alle baracche ed ai magazzini, si ritirarono.
Giunti gl'Inglesi sbarcarono. Il danno fu grande; ma non tanto, quanto
se l'erano gl'Inglesi dati a credere, maggiore però di quanto
pubblicassero gli avversarj.