Ma, chiarita la independenza, e diventando da un altro canto le cose

della guerra molto strette, aveva il congresso giudicato, cosa

conveniente fosse il mandar uomini di maggior autorità, acciocchè

rappresentando questa solenne ambascierìa tutto l'aspetto della

repubblica rendessero al re Luigi testimonio di una singolare affezione

e reverenza. Facessero anche ogni opera, perchè quello che non era che

un semplice desiderio, diventasse volontà efficace, e l'intenzione si

convertisse in atto. Per la qual cosa il congresso nella sua tornata dei

26 settembre chiamò commissarj alla Corte di Francia Franklin,

Jefferson, e Deane, uomini tutti di gran maneggio e di giudizio fino. Ma

essendosi scusato Jefferson, ebbe lo scambio in Arturo Lee. Il mandato

loro fu di continuar a far procaccio di armi e di munizioni, di ottener

licenza dal governo di allestir a spese degli Stati Uniti nei porti

francesi alcune navi da guerra per correre addosso alle proprietà

inglesi; e finalmente di tenere con uffizj ed offerte spesso sollecitato

il governo di Francia, acciò concludesse un trattato d'alleanza, del

quale il congresso aveva fatto una bozza, e rimessa ai commissarj.

Avevano anche nel mandato medesimo di operar in modo, che la Francia

accomodasse gli Stati Uniti con un presto di dieci milioni di franchi; e

quando non se ne potessero ottenere altrettanti, se ne avessero almeno

sei, o finalmente al postutto quattro. Sopra ogni cosa, procurassero,

che la Francia riconoscesse pubblicamente la independenza degli Stati

Uniti. E siccome sapeva il congresso, che quello che teneva sospesi gli

animi dei principi a non voler far sì tosto questa riconoscenza, si era

il timore, che gli Americani gli abbandonassero ad un bel bisogno, ed

all'antica obbedienza ritornassero, così ordinò a' suoi commissarj,

facessero ogni opera per persuadere al Re Cristianissimo, che gli Stati

Uniti non erano mai per ritornare sudditi al Re della Gran-Brettagna; e

che di niuna cosa, ch'egli per questa pia causa si promettesse delle

forze ed opera loro, non sarebbe per ritrovarsi in alcun tempo

ingannato; che mai non avrebbero conceduto agl'Inglesi nissun traffico

esclusivo, o maggiori vantaggi, o privilegj di commercio, che ai sudditi

della Francia concessi non fossero. Volle ancora, che offerissero ed

ottenessero, che nel caso di guerra tra la Francia e la Gran-Brettagna,

gli Stati Uniti e la Francia si obbligassero a dinunziarsi

vicendevolmente i negoziati tendenti alla pace, i quali potrebbero

nascere, acciocchè l'una parte e l'altra potessero, quando il volessero,

entrarvi. Sollecitassero una nuova provvisione di venti o di trentamila

archibusi con una certa quantità di artiglierie e gran copia di

munizioni, da essere ogni cosa conviata dalle navi francesi sino in

America; il quale convoglio però far si dovesse a spese degli Stati

Uniti. E per aggiungere negli animi francesi alle speranze dei vantaggi

da ritirarsi dall'unione con essi Stati anche il timore dei danni da una

nuova congiunzione loro coll'Inghilterra, comandò il congresso a' suoi

mandatarj, artatamente andassero spargendo, che malgrado la buona

volontà degli Stati Uniti, non potevano però essi colle sole forze loro

resistere alla prepotente forza della Gran-Brettagna lungo tempo; che ci

era pericolo, se abbandonati fossero a loro medesimi, fossero per la

necessità delle cose costretti a cedere, e che per la conquista

ottenesse il governo britannico ciò, che la volontà loro non avrebbe mai

potuto consentire. Rispetto poi alla Spagna, a fine di scemar il timore,

ch'ella aveva della ribellione nelle sue proprie colonie,

l'assicurassero con quelle più efficaci protestazioni, che migliori

immaginar sapessero, che mai in nissun caso avrebbero le colonie

spagnuole ricevuto dagli Stati Uniti molestia alcuna. Finalmente

stessero vigilanti per penetrare, se mai covasse qualche nuovo trattato

in Europa per inviar nuovi soldati mercenari a danni dell'America. E

quando tale fosse il caso, si studiassero con ingegno di ottenere dalla

Corte di Francia, che s'intromettesse per istornare un sì pernizioso

disegno.

Avute tutte queste istruzioni partirono i mandatarj americani. Arrivava

Franklin addì 13 dicembre a Nantes, e poco poi a Parigi. Da molto tempo

non era in questa città capitato un uomo, che più di questo e venerando

fosse, e venerato, o si consideri l'età sua, che già era oltre i

settant'anni trascorsa; o l'eccellenza dell'ingegno, o la vastità della

dottrina, o la fama della virtù. Nè medesimamente di lunga pezza era

stata tra gli uomini francesi, naturalmente molto avidi di novità,

tant'aspettazione, come in questi dì. Pareva, che di altro non si

parlasse fra di loro, di altro non si scrivesse, ad altro forse non si

pensasse, che a questa medesima causa americana, la quale tutti

universalmente lodavano ed ammiravano. Giunto adunque l'inviato

americano, se i popoli lo riguardassero, se con ogni curiosità le

parole, gli atti e le opinioni ne spiassero, non è da domandare. Nè si

potrebbe negare, che non abbia molto acconciamente quella via seguita,

che alla condizione della sua patria, ed alla sua propria ottimamente si

convenivano; Si dimostrava egli, ed in ogni luogo si appresentava come

un cittadino d'un'infelice patria agli estremi casi ridotta dalla

britannica crudeltà. Con quelle canute chiome, ed in quell'età ormai

caduca, venuto essere a traverso un mare smisurato a raccomandare la

causa di lei a coloro, che soccorrer la potevano. Non mai sì pietosa

opera, come questa, essersi offerta a compire alla generosità francese;

esser la Francia l'avvocata dei miseri, la difenditrice dei

perseguitati, la protettrice degli oppressi; quella guerra essere per la

parte britannica crudele; quel sangue sparso dagli Americani innocente;

sperar essi nel patrocinio del Re ritrovare alcun rifugio alla loro

misera e travagliata fortuna, e potersi un dì ridurre a vita tranquilla

e sicura. Si ritraeva poscia alla villa di Passy, posta presso le porte

di Parigi, dove pareva, deplorasse in quel secesso i duri casi

dell'America. Si spargeva la voce, se a caso o a studio non saprei, che

il governo inglese aombrasse per la vicinanza di lui, ed al francese

domandasse, lo facesse allontanare. Quindi nacque fra i popoli quella

compassione, che si ha di satura verso la virtù perseguitata. Tutti

perciò lo guardavano con maggior curiosità; e ne' suoi passeggi, dove

gli facevan l'accompagnatura molti fra i suoi paesani stati prima o

manomessi crudelmente, o proscritti dal governo britannico, siccome pure

nelle brigate sì pubbliche che private, e nelle adunanze delle accademie

dei dotti, dove interveniva spesso, si facevano le affoltate per

vederlo. Su pei canti si vedevano i ritratti di Franklin, dipintovi con

aspetto venerabile, e con vestito, come si suol fare, anzi un po'

strano, che no. Viveva poi a Passy con una certa semplicità, che molto

ritraeva da quella degli antichi filosofi; ed i suoi arguti motti, e le

gravi sentenze facevan sì, che molti a Socrate lo somigliassero. Così il

nome di Franklin era in bocca di tutti; e la moda, che sì spesso aggira

i cervelli francesi anche nelle cose più leggieri, s'era questa fiata

volta ad un oggetto molto grave, e degno d'osservanza. Ma egli intanto,

contento all'aver guadagnata l'attenzione, ed eccitata verso la patria

sua la compassione di quegli spiriti parigini cotanto gentili e ben

creati, a questo non si ristette; che anzi con eccellente industria, e

con molta segretezza andava presso i ministri, dai quali era udito con

allegra fronte, avanzando la causa dei suoi mandatori. Nel che faceva

grandissimi frutti, e si speravano dalla Francia di breve pubblici ed

efficaci ajuti.

Ma in questo mezzo, essendosi la fortuna tanto contraria dimostrata

nella Nuova-Jork, e nella Cesarea agli Americani, trovandosi le cose

loro di tal maniera afflitte, che non che altro l'istessa città capitale

della lega portava grandissimo pericolo di cader in mano del vincitore,

temette il congresso, che tosto che le infelici novelle fossero

pervenute in Francia, si raffreddassero le pratiche già incominciate coi

governi francese e spagnuolo da' suoi delegati; e che questi governi

dubitando della prossima rovina dell'America, e della costanza degli

Americani, non si ritraessero. Per la qual cosa deliberò di fare alla

Francia ed alla Spagna nuove e più gagliarde protestazioni tendenti a

far credere, di voler ad ogni rischio nella intrapresa via continuare,

ed a far loro più grassi partiti, quando a favor suo si discoprissero.

Scrisse ai suoi delegati, assicurassero di nuovo quei governi, che gli

Americani s'erano fermi a voler mantenere ad ogni evento la

independenza. Comandò loro, ponessero ogni studio, perchè la Francia si

discoprisse ad ogni modo contro la Gran-Brettagna con assaltar

l'Elettorato d'Hannover, o quell'altra parte dei dominj britannici, che

più opportuna sarebbe creduta sia in Europa, che nell'Indie orientali od

occidentali. E per questo ottenere più facilmente, facessero certo il Re

Cristianissimo, che in caso, che Sua Maestà denunziasse la guerra alla

Gran-Brettagna, congiungerebbero gli Stati Uniti le forze loro colle sue

per conquistar le isole di Terra-Nuova e del Capo-Brettone, e che,

ottenuto l'intento, si escluderebbero per sempre dalle pescagioni del

merluzzo su per quelle spiagge i sudditi del Re britannico, e quei di

qualunque altra nazione, dimodochè solo gli Americani ed i Francesi

avrebbero il diritto di esercitar quelle pescagioni; che il Re

Cristianissimo possedesse in piena proprietà la metà dell'isola di

Terra-Nuova, purchè egli fornisse all'uopo gli Stati Uniti del

necessario navilio per soggettar la provincia della Nuova-Scozia; e che

questa medesima provincia coll'isola del Capo-Brettone, e la rimanente

parte della Terra-Nuova fossero ridotte sotto l'imperio della

repubblica. Quando poi le mentovate offerte non bastassero a persuader

la Francia alla guerra, proponessero di più, che gli Stati Uniti erano

pronti a consentire, che tutte quelle isole inglesi dell'Indie

occidentali, le quali nel corso della guerra conquistate fossero dalle

forze unite della Francia e dell'America, cadessero in assoluta

proprietà del Re Cristianissimo; e che a questo fine avrebbero essi

somministrato le provvisioni a proprie spese, e sino al valsente di due

milioni di dollari, come pure sei fregate allestite e fornite di tutto

punto, e pronte a mettere in mare. Che avrebbero in somma tutta quella

assistenza data in queste spedizioni, che a buoni e fedeli alleati

meglio si convenissero. Che finalmente avrebbero stipulato, che tutto il

traffico, che si sarebbe fatto all'avvenire tra gli Stati Uniti e le

Antille, sarebbe esercitato dalle navi dei sudditi di Sua Maestà

Cristianissima e degli Stati Uniti. L'animo poi del Re Cattolico

volevano si tentasse con promettergli, caso dinunziasse la guerra alla

Gran-Brettagna, di aiutarlo a ridurre in sua potestà la città ed il

porto di Pensacola. Gli si proponesse ancora di concludere cogli Stati

Uniti un trattato di alleanza e di commercio somigliante a quello, che

al Re Cristianissimo era stato proposto. Aggiunsero all'uno ed all'altro

Re, che quando fosse vero, come già n'eran pervenute le novelle, che il

Re portoghese avesse con insulto da' suoi porti cacciato, o confiscato i

vascelli americani, e quando ciò fosse cosa grata alla Francia ed alla

Spagna, avrebbero gli Stati Uniti a quel Re intimato la guerra.

Nè qui si ristettero in questa bisogna i pensieri del congresso.

Mandarono commissarj alle Corti di Vienna, di Prussia e di Toscana,

nelle quali non si vedevano male disposizioni verso l'America, anzi

molti segni d'istimare la salvezza della repubblica. Volle, che que'

sovrani fossero accertati della determinazione degli Stati Uniti a voler

persistere nell'independenza. Gli piacque ancora, che questi commissarj

usassero ogni studio loro, perchè le sopraddette Corti, ma specialmente

l'Imperatore di Germania, ed il Re di Prussia s'intromettessero, perchè

non fossero mandati a' danni dell'America altri soldati mercenarj

tedeschi o russi. Ebbero anche in mandato di proporre alla Corte di

Berlino un trattato di amicizia e di commercio, quando ciò non

dispiacesse ai Re, Cristianissimo e Cattolico.

Queste furono le risoluzioni prese dal congresso in fortificazione dello

Stato in tanto pericolo delle cose sue. Nel che si vede, ch'ei trattava

colla medesima costanza i negoziati co' principi e niente più pigramente

provvedeva alle cose, che appartengono all'esercizio della guerra. Non

solo ei non fece alcuna vista di voler abbandonar il proposito

dell'independenza, o di calare a qualche accordo coll'Inghilterra, ma

neanco nissuna proposizione, od offerta fece ai principi forestieri, la

quale dimostrasse la disperazione, o si sconvenisse ad uno Stato

ottimamente constituito, forte ed independente. Per verità alcuni membri

del congresso posero in questa occorrenza certi partiti, che minor

costanza e fiducia dinotarono. Conciossiacosachè taluno fosse diventato

fautore, che si facesse abilità ai commissarj presso la Corte di

Francia, offerissero di trasferire, a favor di questa tutto quel

monopolio di commercio, di cui aveva goduto l'Inghilterra; altri, che le

si proponesse il monopolio d'alcuni capi di commercio, ed altri ancora

una lega offensiva e difensiva. Ma vinse la fortuna della repubblica, la

quale l'aveva a migliori condizioni destinata; e tutte queste proposte,

contraddicendo la più sana e la miglior parte dei membri del congresso,

non si ottennero. Nissuno non vedeva, che se accettate si fossero,

avrebbero, mostrando disperazion delle cose, un tutto contrario effetto

partorito a quello, che gli autori loro ne aspettavano. Perciocchè la

Francia aveva ben altri e più forti motivi, che questi non erano, per

romper la guerra alla Gran-Brettagna, i quali avrebbero bastato per

indurla a pigliar tal partito, solo che gli Americani si dimostrassero

costanti nel proponimento loro, e con forti animi, e con ogni sforzo la

guerra esercitassero.

Queste instruzioni del congresso inviate a' suoi commissarj furono per

via intraprese dagl'Inglesi, i quali le fecero pubblicare. Del che non

si mostrò malcontento il congresso. Perciocchè non dubitava, che il

dimostrare con tanta efficacia, che continuasse in tutti la medesima

prontezza a non voler tornare sotto l'obbedienza britannica, mentre la

fortuna loro era condotta a tanto bassamento, convincesse coloro fra i

principi europei, i quali lo sceveramento dell'Impero britannico

desideravano, ch'era tempo, che si discoprissero, acciocchè quello, a

che gli Americani non volevano consentire, l'inferiorità delle forze

loro e la conquista non se lo facessero.

Ma qualunque fossero la costanza del congresso, o l'opportunità delle

sue proposte ai principi forestieri, poco si poteva sperare, che in

tanto pericolo delle cose sue acconsentissero questi al venire a parte,

abborrendo ciascuno dal prender briga di ripescar coloro che sommergono.

Certo poco profittan le parole, quando elleno non sono dalle buone armi,

e dal favor della fortuna accompagnate. E così deboli erano le speranze,

alle quali si atteneva sul finire del presente anno il destino

dell'America, che si doveva ragionevolmente credere, che due o tre notti

fredde, che si fossero messe, fatto gelar le acque della Delawara,

avrebbero posta in mano degl'Inglesi, senza che gli Americani opporvi si

potessero a patto nissuno, la città capitale di tutta la lega. E quando

questa gelata contro il solito della stagione non avesse avuto luogo, la

più gran parte del già sì debole esercito di Washington si sarebbe

risoluta pel finir delle ferme nell'uscir dell'anno. Nè si poteva

credere, che in tanta avversità nuovi soldati venissero a pigliare il

luogo di quelli, che se ne andavano. In questo stato di cose altro non

si poteva aspettare, che un soggettamento senza ostacolo delle province

più aperte, e che, ritiratisi i miseri avanzi dell'esercito americano ai

luoghi più forti, nelle selve e nelle montagne inaccessibili, nascesse

una guerra guerriata, la quale nulla potrebbe importare alla somma

dell'impresa. Ma Washington non si disperava; e prima che, o il

gelicidio sopraggiungesse, o finissero le ferme dei soldati, volle con

audace e ben ponderato consiglio far nuova pruova della fortuna della

repubblica, con affrontar un nemico vittorioso e forte, il quale a

tutt'altro pensava fuori che a questo. Del che debbono i posteri suoi

avergliene una eternal riconoscenza; imperciocchè da questa improvvisa

fazione cambiossi ad un tratto, e fuori di ogni aspettazione la

condizion della guerra, ed incominciò la vittoria ad inclinare alle

parti americane. Aveva egli osservato, che Howe, o fosse per procurare

a' suoi soldati alloggiamenti più comodi in quell'aspra stagione, o per

impedire, come si credette, il reclutar degli Americani, o che

giudicasse in modo la guerra vinta, ed i nemici inabili a qualunque

sforzo, aveva troppo distese le ali del suo esercito, occupando tutta la

provincia della Nuova-Cesarea, e la riva sinistra della Delawara da

Trenton sino a Burlington. Aveva le sue stanze a Trenton il colonnello

Ralle, valoroso capitano di Essiani colla sua brigata di fanti, ed

alcuni pochi cavalleggieri inglesi, e cinquanta stracorridori, che

sommavano in tutto a quattordici o quindici centinaia di soldati.

Alloggiava più sotto a poche miglia a Bordenton il colonnello Donop con

un'altra brigata di Essiani; ed ancor più in giù, distante a venti

miglia di Filadelfia, aveva i suoi quartieri un'altra schiera di Essiani

e d'Inglesi. Gli uni e gli altri stavano a mala guardia, sia perchè

conoscevano, esser il nemico non che debole, quasi affatto distrutto,

sia perchè per le passate rotte lo tenevano molto imbelle, e come

spogliato d'ogni onore della milizia. Il rimanente esercito si era

fermato in luoghi più lontani, e principalmente a Princetown, a

Brunswich e ad Ambuosa. Washington, considerata bene la larghezza degli

alloggiamenti del nemico, entrò in isperanza di potere con un improvviso

assalto opprimere quelle bande, le quali erano più vicine al fiume, e sì

dall'altre lontane, che non avrebbero potuto essere soccorse a tempo.

Perchè poi l'assalto procedesse con ordine, e partorisse maggior frutto,

distinse tutto il suo esercito, il quale per la più parte consisteva

nelle cerne della Pensilvania e della Virginia, in tre schiere, la prima

delle quali, ch'era la principale, dovesse varcar il fiume a

Mackenky's-ferry circa nove miglia sopra Trenton. Questa doveva guidar

egli stesso, accompagnato dai generali Sullivan e Greene, ed aveva seco

alcuni pezzi di artiglierie da campo. S'intendeva, ch'ella facesse

impelo contro Trenton. La seconda, che obbediva agli ordini del generale

Irwin, doveva traversar a Trenton-ferry un miglio circa sotto il borgo

di questo nome, ed arrivata sulla sinistra del fiume impadronirsi

spacciatamente del ponte posto sul rio di Trenton, e ciò per impedire

che il nemico, rotto che fosse a Trenton dalla schiera di Washington,

non potesse per questa strada trovare il suo scampo. La terza, ch'era

posta sotto i comandamenti del generale Cadwallader, doveva traghettare

a Bristol per andar a pigliar il posto di Burlington. La notte di Natale

fu destinata alla fazione. Preso, come si è detto, modo ad assalir il

nemico, procedevano gli Americani con mirabile silenzio ed ordine verso

la Delawara. Dicevasi ai soldati per tener fermi gli animi loro, e

deliberati al combattere, stessero obbedienti agli ordini, e nell'animo

forti; si levassero dal viso le macchie dell'Isola-Lunga, della

Nuova-Jork e della Cesarea; si poneva loro davanti la necessità, la

gloria, le magnifiche spoglie della vittoria; avvisassero, che quella

notte fatale doveva il destino della patria definire. S'infiammavano

d'ardentissimo desiderio della vittoria. Giugnevano tutto e tre le

schiere sull'imbrunire sopra la sponda del fiume. Aveva sperato

Washington di poterlo passare, e trasportar sull'altra riva le

artiglierie, prima che fosse fatto mezza notte, e perciò aver tempo di

sopraggiungere sullo spuntar dell'alba, e sorprendere il nemico a

Trenton. Ma essendo il freddo molto aspro, il fiume si trovò sì

fattamente ingombrato di grossi diacci, che non si potette por piede e

sbarcar le armi sull'altra sponda prima delle quattro della mattina.

Passato il fiume, la schiera si divideva in due bande, delle quali la

prima voltasi a diritta s'incamminava a Trenton per la via più bassa,

che corre a riva la riviera; e l'altra condotta dallo stesso Washington

camminava per la via superiore, o sia per la strada di Penington. E

siccome la distanza per a Trenton per queste due strade era ad un di

presso eguale, si credette, potessero l'una e l'altra banda arrivarvi

nel medesimo punto. Fu imposto loro, venissero tostamente, ed a prima

giunta alle mani, e, messe in fuga le prime scolte, corressero senza

frappor tempo in mezzo contro il grosso del nemico a Trenton, acciocchè

non avesse questi comodità di apparecchiarsi all'assalto. Facevano ogni

diligenza per arrivare prima del dì. Ma erano molto ritardati da un

grosso nevazìo, e da una pioggia grandinosa, che rendevano anche le vie

molto sdrucciolose. Arrivavano alle otto l'una e l'altra banda. Malgrado

tanti Impedimenti, e l'ora già tarda, non ebbero gli Essiani del Ralle

alcun avviso dell'approssimarsi del nemico. Gli Americani adunque venuti

sopra alla non pensata, fatto impeto nelle scolte, le mettevano in

rotta. Ralle mandava in soccorso il suo reggimento, acciocchè, ricevuta

la prima impressione, gli ritardasse, finchè il grosso avesse tempo di

ordinarsi alle difese. Ma la fuga dei primi sbaragliava anche gli ordini

dei secondi, e gli uni e gli altri si ritiravano a rotta al principale

alloggiamento. Il capitano tedesco, ordinati a molta fretta i suoi, gli

traeva fuori per dar la carica al nemico in luogo aperto. Ma ferito

mortalmente nel primo assalto, e affoltandosi gli Americani con molta

furia, i lanzi si voltarono in fuga, lasciando sul campo sei pezzi di

minute artiglierie. Si attentaron essi di scantonarsela difilatamente

per la via di Princetown. Ma, accortosi Washington del disegno, fatte

marciare rattamente alcune compagnie, che da fronte gli assalissero,

gl'intraprese. Accerchiati in tal modo da ogni parte i tre reggimenti

dei lanzi di Ralle, di Anspach e di Knyphausen furon costretti a por giù

le armi, e ad arrendersi a prigionieri di guerra. Alcuni pochi,

massimamente cavalleggieri, stracorridori, ed altri fanti più spediti,

in somma quasi cinquecento soldati, trovarono modo di scampare per la

via di sotto, che conduce a Bordenton. Un altro numero di Essiani, i

quali erano quella mattina usciti alla busca, e lontani dal campo, udito

il remore, e poscia la rotta dei compagni, se ne fuggirono a Princetown.

Aveva bene il generale Irwin fatto ogni sforzo per passare il fiume al

tempo prescritto, e poter quindi cooperare per la parte sua al

compimento di tutto il disegno. Ma tanto si erano in questa parte del

fiume accumulati i ghiacci, che la passata ne fu del tutto impossibile.

E perciò questa parte di Essiani ebbero la via libera per ricoverarsi in

salvo a Bordenton. L'istesso incontro ebbero i tentativi fatti dal

generale Cadwallader per valicar più sotto, ed andar a pigliare il posto

di Burlington, come n'era stato il pensiero. Perchè dopo di aver

trasferito sulla sinistra riva una parte delle sue fanterie, non si

trovò modo a portar oltre le artiglierie; e perciò inabili a far frutto

alcuno, e trovandosi in pericolo, furon di nuovo fatte venire sulla

diritta. Così una parte sola del disegno del capitano del congresso ebbe

l'esito che si aspettava. Ma da quello che si ottenne, si può

argomentare, che, se non correva in quella notte il verno sì aspro, e

tutte avessero la esecuzione loro avuta, tutte le bande regie, che si

trovavano nelle vicinanze del fiume sarebbero state attorniate e prese.

Pochi fra gli Essiani furono morti o feriti, non più di trenta o

quaranta. Ma i prigionieri sommarono a prima giunta a meglio di

novecento; poi, raccolti quei che si erano nascosti per le case, a

meglio di un migliaio. Ottenuto questo prospero successo, Washington si

ristette, non volendo perdere per imprudenza quel frutto, che con tanta

discrezione aveva acquistato. La forza delle sue genti non era tale, che

potesse resistere a quelle, che in poco d'ora avrebbero i capitani

inglesi potuto raccorre. Conciossiachè una grossa banda di fanti

leggieri aveva le sue stanze a Princetown, Terra distante a poche miglia

da Trenton; alla quale avrebbero potuto facilmente congiungersi la

brigata di Donop, ed altri battaglioni, che avevano gli alloggiamenti

nei circonvicini luoghi. Perciò abbandonato Trenton, e conducendo seco a

man salva i prigionieri, le conquistate armi e le bandiere, si ritrasse

sulla destra riva del fiume.

Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2 · 第 27 / 30 段