Il generale inglese accorgendosi, che tal era la fortezza degli

alloggiamenti del nemico, che il cacciarnelo per una battaglia era una

cosa piena di grandissimo pericolo, e molto incerta nell'evento, fece

quella risoluzione, la quale per avventura avrebbe dovuto fare da bel

principio, cioè di andar a campeggiare alle spalle degli Americani posti

a Kingsbridge, ed obbligargli in tal modo a combattere con isvantaggio,

o a ritirarsi con perdita, o a rimanere con pericolo. A questo fine,

lasciato lord Percy con due brigate inglesi, ed una di Essiani negli

alloggiamenti di Harlem, acciò difendessero la Nuova-Jork, egli col

rimanente esercito imbarcatosi sui battelli e sulle piatte, ed entrato

prosperamente nel Sound per la Porta d'Inferno, andò a sbarcare a

Frogsneck vicino alla Terra di West-Chester situata sui confini delle

due province della Nuova-Jork e del Connecticut. Fu da alcuni biasimata

questa mossa dell'Howe; perciocchè il generale americano avrebbe potuto

con un improvviso assalto opprimere le genti lasciate a Harlem, ed

impadronirsi di nuovo della città di Nuova-Jork. Ma forse fece egli

fondamento sullo sbigottimento, in cui tuttavia si trovavano i

provinciali, e sulla presenza delle navi, le quali in ogni caso

avrebbero porto un sicuro asilo alle pericolanti schiere. Aveva anche

Howe molto fortificato il posto di Gowans-hill per proteggere la città.

Per impedire poi che il nemico non potesse valersi della navigazione del

fiume del Nort, e per mezzo di questo trar le vettovaglie dalla

Nuova-Cesarea, aveva ordinato, che tre fregate montassero su oltre i

Forti Washington e Lee, il primo posto sulla sinistra, ed il secondo

sulla destra riva del fiume. Il che eseguiron esse con molta destrezza,

nonostanti le artiglierie dei due Forti, ed i triboli, coi quali avevano

gli Americani cercato d'interrompere la navigazione. Il generale inglese

soprastò alcuni giorni a Frogsneck, sia per rifar i ponti, che dal

nemico stati erano disfatti, sia per aspettare un grosso rinforzo, che

gli doveva venire dall'Isola degli Stati. La strada da Frogsneck a

Kingsbridge è molto difficile per le continue macìe, e gli Americani

l'avevano anche rotta in molti luoghi. Washington, il quale aveva

adunato tutto il suo esercito a Kingsbridge, mandò avanti i soldati

leggieri per tribolar nel suo viaggio l'esercito nemico.

Ricevuti i rinforzi, l'Inglese si moveva da Frogspoint con tutto

l'esercito, e traversato alcuni luoghi detti Pelham-manor, andava ad

alloggiare nella Nuova-Roccella. Là si congiungeva con lui la seconda

schiera dei lanzi essiani, e waldecchesi guidati dal generale

Knyphausen, ed un reggimento di cavalli testè arrivato dall'Irlanda alla

Nuova-Jork. Siccome il principal fine della spedizione quello era di

tagliar a Washington la comunicazione colle province orientali, e se ciò

ottenuto, non volesse combattere, chiuderlo dentro l'isola della

Nuova-Jork, così bisognava occupar le due strade, l'una inferiore più

verso il Sound, e l'altra superiore, che l'una e l'altra guidano nel

Connecticut. La prima già occupavano gl'Inglesi; ma per intraprender la

seconda faceva mestiero traversar quella contrada difficile, che già

detto abbiamo, a fine di andar a pigliar il posto di White-plains, o sia

delle Pianure Bianche alle spalle di Kingsbridge. Al qual partito si

risolvette Howe, marciando però lentamente e con molta precauzione, dopo

di aver lasciato alla Nuova-Roccella i lanzi venuti ultimamente, per

tener le vie aperte, e sicurar le vettovaglie e le munizioni, che ogni

dì vi arrivavano.

Washington stava attento al pericolo che correva; e, conosciuta

ottimamente l'intenzion del nemico, determinò di abbandonar col grosso

del suo esercito l'alloggiamento di Kingsbridge. Perciò girando col

sinistro corno, andò con questo ad occupar le Pianure Bianche, mentre il

diritto alloggiava sulle alture di Valentine's-hill presso Kingsbridge,

e la battaglia di mezzo senza interrompimento guerniva le alture, che si

distendono da Valentine's-hill alle Pianure Bianche. Quivi attendeva a

fortificarsi sollecitamente. In tal modo si trovò l'esercito americano

attelato paralellamente al fiume Brunx, che lo fasciava da fronte, e lo

separava dall'inglese, il quale marciava all'insù sopra la sinistra riva

di questo fiume. Aveva di dietro il grosso fiume del Nort, per mezzo del

quale dalle parti superiori, non avendo sin là potuto penetrar le

fregate inglesi, riceveva le vettovaglie. Col corno sinistro poi

occupava la superiore via del Connecticut, per la quale anche gli

pervenivano abbondantemente i viveri e le munizioni. Lasciò sufficienti

presidj a Kingsbridge, a Harlem e nel Forte Washington, abbenchè in

questo contro sua voglia. Intanto mandava spesso i corridori sul Brunx

per ritardar le mosse del nemico. Onde seguivano frequenti abboccamenti

tra l'una parte e l'altra, nei quali, sebbene per l'ordinario i reali

rimanessero superiori, servivano però maravigliosamente a cancellar la

paura negli Americani, i quali ogni dì pigliavano più animo addosso ai

nemici. Finalmente, approssimandosi il nemico alle Pianure Bianche,

Washington ristrinse subitamente il suo esercito, e, abbandonati gli

alloggiamenti, che aveva lunghesso il Brunx, tutto lo raunò in un forte

campo su certe alture, presso le Pianure medesime, a fronte

degl'Inglesi. Il suo destro fianco era protetto dal Brunx, il quale co'

suoi rivolgimenti fasciava anche da fronte il destro corno. Il centro

era quasi paralello al fiume, ed il sinistro corno posto quasi ad angolo

retto sul centro, e per conseguente quasi paralello al destro, si

distendeva verso tramontana sulle colline, quanto era necessario per

guardare i passi verso le regioni montagnose superiori, alle quali

l'esercito avrebbe potuto ritirarsi. Ma siccome il destro corno, come

quello che in una regione più piana e meno difficile era posto, si

trovava in maggior pericolo, così giudicò opportuno di mandar ad occupar

un monte, un miglio circa distante dal campo, per una grossa banda di

soldati condotti dal generale Macdougall. Questi vi si afforzarono, come

meglio per la brevità del tempo potettero.

Stando in tal condizione l'esercito americano, arrivarono gl'Inglesi a

sette o otto miglia distante dalle Pianure Bianche, e si apparecchiavano

ad assalirlo. La mattina dei 28 ottobre le genti divise in due schiere,

la dritta guidata da Clinton, e la sinistra da Heister marciavano alla

battaglia. A mezzodì, cacciate e ributtate indietro tutte le scolte e

guardie nemiche dai primi feritori inglesi ed essiani, compariva

l'esercito inglese avanti il campo americano. Incontanente si diè mano

al trarre delle artiglierie, sebbene con poco effetto. Gl'Inglesi

pigliarono tosto gli ordini, e talmente disponevano le genti loro, che

la dritta occupava la strada che conduce a Merrineck, un miglio circa

distante dalla battaglia di mezzo degli Americani; mentre la sinistra,

posta ad egual distanza dall'ala dritta di quelli, toccava il Brunx.

Il generale inglese, veduta l'importanza del posto pigliato da

Macdougall, e persuasosi, che non si sarebbe potuto assalir con frutto

il fianco destro del nemico esercito, il quale solo si poteva assaltare

essendo l'altro situato in luoghi più forti, determinò di sloggiarnelo.

Ordinò ad una squadra di Essiani sotto l'obbedienza del colonnello

Ralle, che guadasse il Brunx, e, fatta una giravolta, andasse a noiar il

fianco del generale Macdougall, mentrechè il brigadier generale Leslie

con una brigata d'Inglesi e di Essiani gli darebbe la battaglia da

fronte. Pervenuto Ralle al luogo indicato, Leslie dopo d'aver traversato

il Brunx assaltò furiosamente gli alloggiamenti di Macdougall. Le

milizie andarono tosto in volta; ma i regolari resistettero

gagliardamente. Anzi un reggimento marilandese condotto dal colonnello

Smallwood, ed un jorchese dal colonnello Ratzemar saltati fuori dalle

trincee animosamente andarono ad affrontar a piè della collina il

nemico. Ma oppressi dal numero cedettero, e si ritirarono. Salivano

quindi con mirabile intrepidità gl'Inglesi e gli Essiani, e, superati a

viva forza i nemici contrastanti, s'impadronirono del monte.

Continuarono però gli Americani a trarre per qualche tempo di dietro le

muricce ed altri luoghi vicini. Il che ritardò il progresso degli

assalitori. Putnam, ch'era stato inviato in aiuto, non arrivò in tempo.

Perdette l'una parte e l'altra in questo fatto assai gente.

Aspettava Washington con grand'animo ne' suoi alloggiamenti il vicino

assalto, e già aveva fatto sgombrar dietro i malati e le bagaglie. Ma,

essendo trascorsa una gran parte del dì, l'Inglese determinò di

aspettare il seguente. Perciò fe' alloggiar i suoi a gittata di cannone

del campo americano. Washington usò l'opportunità della notte per

fortificar vieppiù i suoi alloggiamenti, e per ritirar indietro a luoghi

più forti l'ala sinistra, la quale, per la perdita del monte, era

diventata più esposta alle offese. La mattina, Howe, considerata la

fortezza di quelli, si fermò, prima di dar la battaglia, a voler

aspettar l'arrivo di alcuni battaglioni, ch'erano stati lasciati alla

Nuova-Jork sotto i comandamenti di Percy, e d'alcune altre compagnie da

Merrineck. Essendo questi rinforzi giunti al campo la sera dei trenta,

intendeva di andare all'assalto la mattina seguente. Ma piovve la notte

e pioveva la mattina tuttavia sì fuor di misura, che ne fu rotto il

disegno. Intanto il generale americano, il quale considerava con molta

prudenza i pericoli, ed era alieno di tentare senza grandissima speranza

la fortuna di una battaglia campale, fatto considerazione eziandio, che

gl'Inglesi avevano già piantato quattro o cinque batterie, e che

potevano, girando sul destro fianco di lui, andarsi ad impadronir di

certi colli, che gli stavano a ridosso, la notte del primo novembre mutò

l'alloggiamento, ed andò a porsi in certi luoghi più alti nelle

vicinanze di North-Castle, non senza prima però aver posto il fuoco al

villaggio delle Pianure Bianche, siccome anche a tutte le case ed ai

foraggi, che dentro il campo si ritrovavano. Mandò tostamente una grossa

banda di soldati ad occupare il ponte sul fiume Crotone, pel quale si ha

la via alle parti superiori dell'Hudson. Gl'Inglesi entrarono l'indomani

nel campo americano.

Avendo il generale inglese veduto che l'Americano fuggiva la battaglia,

e che non si poteva in quel luogo urtare per la fortezza degli

alloggiamenti senza evidente pericolo e grave danno de' suoi, si

risolvette a torsi giù del seguitarlo, e si voltò a volersi render

affatto padrone dell'isola della Nuova-Jork. Principalmente gli stava a

cuore il Forte Washington, il qual era il più forte baluardo della

medesima. Tuttavia, quantunque il luogo, dove questa Fortezza era

murata, fosse molto aspro e difficile ad ascendersi, le fortificazioni

sue non erano tali, che potessero resistere ai colpi delle grosse

artiglierie; nè per la strettezza non era capace di più di mille

difensori, abbenchè nell'opere esteriori, dalle quali era circondato,

soprattutto a ostro verso la Nuova-Jork, potesse dar luogo a molti più.

Dubitando Washington di quello, che avvenne, aveva scritto mandando al

generale Greene, che comandava in quei contorni, esaminasse molto bene;

e se trovasse, che il Forte Washington non fosse abile a sostener

l'assalto, il facesse votare incontanente, e la guernigione trasportasse

sulla destra riva dell'Hudson. Ma questi, o sia che giudicasse per la

fortezza del luogo, e pel buon animo della guernigione, si potesse tener

lunga pezza, o che non volesse coll'esempio della ritirata sbigottir di

più i già troppo rimessi animi degli Americani, deliberò di voler

persistere nella difesa. Al qual partito tanto più volentieri

s'appigliò, che credette, sarebbe sempre fatto abilità alla guernigione

di ritirarsi sicuramente al Forte Lee situato sull'altra riva del fiume.

Ma Washington, temendo di qualche sinistro, ed avvisandosi molto bene,

che gl'Inglesi non si sarebbero rimasti alla presura del Forte, ma che,

valicato il fiume, e preso col medesimo impeto il Forte Lee, il quale

non era difendevole lungo tempo, avrebbero corso tutta la provincia

della Nuova-Cesarea, lasciato il generale Lee colle genti appartenenti

alle province orientali sulla sinistra riva dell'Hudson, e pigliati i

luoghi forti verso il fiume Crotone, e particolarmente a Peek's-hill

presso l'Hudson medesimo, valicò questo fiume col grosso dell'esercito,

e andò a congiungersi con Greene negli alloggiamenti del Forte Lee. Il

generale Lee medesimo teneva ordine di venir rattamente a raggiugnerlo,

ove il nemico, superati i Forti, avesse corso sulla destra riva del

fiume. Scrisse poi al governatore della Nuova-Cesarea, facesse sgombrare

ai luoghi più lontani le vettovaglie, e chiamasse sotto le insegne tutte

le milizie. Fatti tutti i preparamenti, che meglio per lui si potevano,

Washington aspettava, e diligentemente spiava, quali avessero ad essere

le mozioni del nemico.

Intanto Howe, fatto marciare dalla Nuova-Roccella il generale

Knyphausen, gli aveva ordinato, s'impadronisse di Kingsbridge. Il che

eseguì egli senz'avere incontrato resistenza alcuna, essendosi gli

Americani, che guardavano quel luogo, ritirati al Forte Washington. Per

la qual cosa le genti di Knyphausen entrarono nell'isola della

Nuova-Jork, ed andarono ad osteggiare il Forte dalla banda di

tramontana. Poco stante l'istesso generale inglese, lasciati gli

alloggiamenti delle Pianure Bianche, e costeggiando l'Hudson menava il

rimanente dell'esercito a Kingsbridge, e poneva il campo sui colli di

Fordham con aver l'ala sua dritta prossima a questo fiume, e la sinistra

al Brunx. Così stando le cose, si apparecchiarono i regj a dar la

batteria al Forte Washington, nel quale, ed in tutte le sue

appartenenze, si trovavan bene da tre migliaia di soldati sotto i

comandamenti del colonnello Macgow, esperto, animoso e prudente

capitano. Fattagli la chiamata, rispose, volersi difendere. I soldati

regj ivano all'assalto divisi in quattro schiere. La prima da tramontana

guidata da Knyphausen, e composta di Essiani e Waldecchesi, la seconda

da levante condotta dal brigadier generale Matthew, nel quale vi erano i

fanti leggieri inglesi, e due battaglioni delle guardie. Questi dovevano

assalir le trincee, che dal Forte Washington si distendevano sin presso

questo fiume. La terza, la quale doveva passare il fiume più sotto, che

la seconda, ed era capitanata dal colonnello Stirling, doveva, sbarcata

che fosse, assaltar il Forte più verso ostro. Ma quest'era un assalto

simulato. La quarta finalmente, che obbediva agli ordini di lord Percy,

molto grossa, era ordinata a far il suo sforzo contro il fianco australe

del Forte. Tutte erano fornite di buone ed ottimamente ministrate

artiglierie.

Gli Essiani condotti da Knyphausen dovevano traversare un bosco assai

folto, in cui alloggiava il colonnello Rawlings col suo reggimento di

corridori. Seguiva tra gli uni e gli altri un ferocissimo affronto, nel

quale i primi provarono un danno assai grave. Perciocchè gli Americani

appiattati dietro gli alberi e le rocche, traevano alla celata, e

sicuramente. Ma infine, fatto un grande sforzo, riuscirono gli Essiani

su d'una difficile, e molto erta cresta, dalla quale di forza cacciarono

i nemici, di modo che fu fatta facoltà alle schiere, che venivan dietro,

di sbarcar alla libera. Il colonnello Rawlings co' suoi si ritirò a tiro

del cannone del Forte. Dal canto suo Percy si era impadronito di un

puntone esteriore, sicchè diè facoltà alle genti di Stirling di poter

isbarcare. Il che fatto, con mirabil costanza montando per l'erta,

pervenne alla sommità di un monte, dove fece molti prigionieri,

nonostante l'ostinata difesa loro. Il colonello Cadwallader, che stava

alle difese in questa parte, si ritrasse anch'esso al Forte. In questo

mezzo Ralle, il quale guidava la destra squadra della schiera di

Knyphausen, superati con valore incredibile tutti gli ostacoli, si era

sì fattamente approssimato al cassero, che piantò il suo alloggiamento a

cento passi del medesimo. Quivi venne poco stante a congiungersi con

esso lui Knyphausen medesimo colla sinistra squadra, sbrigatosi

dagl'impedimenti incontrati nel bosco. Così, perduti, non però senza

gloria, tutti i gironi esteriori, si trovava la guernigione tutta

incastellata. In tale stato di cose gli assalitori intimarono a Macgow,

dovesse arrendersi. Avendo egli già quasi logoro tutte le munizioni, e

nuocendo alla difesa l'istessa moltitudine dei difensori in un luogo

così stretto, si accorgeva benissimo, che non avrebbe potuto sostenere

l'assalto. Perciò si arrese a patti. Il presidio, che sommava a duemila

seicento soldati, incluse le bande paesane, rimase prigioniero di

guerra. Morirono dal canto dei provinciali pochi; circa ottocento da

quello dei reali; la maggior parte tedeschi. Così coll'acquisto del

Forte Washington venne in potere delle genti del Re tutta l'isola della

Nuova-Jork.

Volendo Howe usar pienamente questa sbattuta degli Americani, ed

impedirgli, che non rifacessero testa, raunata una grossa banda di circa

sei migliaia di soldati sotto la guida di Cornwallis, le fe' valicar il

fiume del Nort a Dobbsferry, e correre contro il Forte Lee, sperando

d'intraprendere tutta la guernigione, che entro vi si trovava.

Consisteva essa in duemila soldati. A mala pena si potettero salvare,

abbandonato il Forte, tostochè intesero il caso del Forte Washington, ed

ebbero i primi avvisi del passare e della forza del nemico. Le

artiglierie, le munizioni, le bagaglie, e massimamente le tende, perdita

gravissima, vennero in mano dei vincitori. I vinti si ritirarono al di

là dell'Hackensack. I vincitori potevano andare a percuotere nelle parti

più interne della Cesarea.

Da questa avversa fortuna dell'esercito americano, e massimamente dalla

perdita dei due Forti Washington e Lee, e dall'assalto così feroce dato

al primo, ne nacque subito grandissima mutazione di cose. Si

manifestarono quegli effetti, che la stessa battaglia così infelice

dell'Isola-Lunga non aveva potuto operare, vale a dire la dissoluzione

dell'esercito. Le milizie correvano difilate ed alla sfuggiasca alle

case loro; i soldati stessi d'ordinanza, quasi disperati delle cose, si

sfilavano anch'essi, e disertavano alla giornata. In questo periodo

della guerra pareva la fortuna americana affatto disperata. L'esercito

di Washington restò si dimagrato, che, se arrivava, più non passava i

tremila combattenti, e questi sconfortati, e quasi affatto perduti

d'animo in una contrada piana e sfogata senza istrumenti da trincerarsi,

senza tende in una stagione sì rigorosa, ed in mezzo a popoli poco

zelanti, anzi avversi alla repubblica. Doveva il capitano del congresso

fronteggiare un esercito vittorioso e grosso di più di ventimila

soldati, tutti gente disciplinata, ed usa alle guerre, il quale condotto

da capitani eccellenti, e volendo usare la caldezza della vittoria lo

perseguitava alla distesa; ed intendeva di por fine, spegnendo le

reliquie dell'esercito repubblicano, quei dì medesimi alla guerra. Si

aggiungeva a queste difficoltà, che, quantunque gli Inglesi non

abbondassero, non mancavano però di alcune torme di cavalleggieri, i

quali correvano la contrada; mentrechè Washington non aveva altri

cavalli fuori di alcune piccole e cattive bande del Connecticut guidate

dal maggiore Shelden. Il quale difetto, in quelle campagne piane e

cavalcherecce, di quanto danno e pericolo fosse per riuscire, nissuno è,

che non lo veda. Nè meglio era fornito di artiglierie, che di cavalli;

che anzi di coteste armi tanto necessarie si trovava in grandissimo

bisogno. Queste genti poi erano la più parte milizie, quasi tutte della

Nuova-Cesarea, le quali, o nella fede balenavano, od eran disiose di

ritornarsene, in tanto pericolo, alle case loro, desiderando di campare,

se possibil fosse, le sostanze ed i parenti dalle imminenti calamità.

Quei pochi soldati stanziali, che pure continuavano sotto le insegne, la

maggior parte compivano le ferme col finir dell'anno; e si temeva, che

anche questo rimasuglio d'esercito avesse fra pochi dì intieramente a

risolversi. Nè in tanta depressione di fortuna poteva il generale

americano sperare di ricevere pronti o sufficienti rinforzi, essendo nei

vicini luoghi sbigottite fuori di misura le popolazioni, dimodochè

ciascuno temendo per sè, non voleva andare a soccorrer gli altri. Quei

pochi reggimenti di ordinanza, i quali ancora si trovavano nei luoghi

vicini al Canadà o erano là necessarj per arrestar i progressi del

nemico, o erano anch'essi soggetti ad una vicina dissoluzione pel finir

delle ferme. A tanti mali veniva ad arrogersi il pericolo delle

sedizioni da parte dei mali affetti, i quali in varj luoghi chiamavano

il nome dell'Inghilterra, ed una massimamente era vicina a rompersi

nella Contea di Montmouth in questa provincia stessa della

Nuova-Cesarea, di maniera, che fu egli obbligato a separare dal già

troppo debole esercito una parte de' suoi, mandandogli contro quei

popoli tumultuanti. Imperciocchè essendo ai leali per la presenza

dell'esercito regio vincitore fuggita quella paura, che avuto avevano

de' libertini, cominciarono a sputare contro ad essi quel veleno, che

s'avevano fin là tenuto nel petto. Questa disposizione dei popoli a

levarsi in capo, ed a far novità contro l'autorità del congresso, e

quest'aura favorevole della vittoria determinarono di voler usare i

commissarj inglesi. Perciò i fratelli Howe mandarono un bando,

copiosamente spargendolo per tutto il paese. Comandavano a tutti coloro,

i quali tenevano l'armi in mano, di sbandarsi, e di ritornar alle case

loro; ed a quelli, che tenevano i magistrati civili, di cessare, e di

spogliarsi dell'usurpata autorità. Offerivano nel medesimo tempo il

perdono a tutti coloro, i quali nello spazio di sessanta giorni avanti

gli uffiziali civili o militari della Corona si rappresentassero,

dichiarando di voler usare il benefizio dei perdoni, e promettendo ad un

tempo di voler alle leggi obbedire, ed alla reale autorità

sottomettersi. Ebbe questo bando l'effetto, che i commissarj inglesi se

n'erano promessi. Una moltitudine di persone di ogni ordine, ma più di

quei della più infima plebe, o dei più ricchi, che di coloro, che si

trovavano nella mezzana condizione constituiti, i quali per lo più

tennero il fermo, accettando la mansuetudine del vincitore, correvano

ogni giorno a chieder le perdonanze, ed a sottoscrivere la leanza.

Parecchj fra costoro eran di quelli, che avevano nello stato popolare

avuto i principali maestrati, stati essendo membri, o del governo

provinciale, o della congregazione di sicurezza, o dei tribunali di

giustizia. Si escusavano essi, e si offerivano dicendo, che quello che

fatto avevano, lo avevan fatto per fin di bene, e per ovviar agli

scandali maggiori ed inconvenienti, che nascer potevano, ed ancora

tirativi dai parenti e dagli amici, senza aver potuto ricusare. E chi

avesse la loro prima arroganza veduta, e la presente sommessione e

mansuetudine, e con quanta umiltà favellassero, loro esser quei medesimi

cittadini mai credere potuto non avrebbe. Ma gli uomini amano meglio

leggieri, o simulatori esser tenuti, che caparbj e contumaci; e molto

preferiscono scampar il danno con vergogna, che sopportarlo con virtù.

Nè solo queste cose giravano nella Nuova-Cesarea, dove per la presenza

dell'esercito vittorioso era maggiore il pericolo, ma ancora dalla

Pensilvania veniva la gente ad umiliarsi presso i commissarj, ed a

promettere obbedienza e fedeltà. Vennervi fra gli altri i Galloway, la

famiglia degli Allen, ed alcune altre fra le più ricche e riputate.

L'esempio diventava pernizioso, e se ne dovevano temere i più

pregiudiziali effetti. In questo modo precipitavano con impeto

grandissimo le cose dell'America, calamità sopra calamità continuamente

accumulandosi. Pareva vicina l'ultima rovina. Gli uomini più prudenti

cominciavano a non conoscere alcun fine lieto all'impresa, e già

predicevano il prossimo fine della guerra, e la totale obbedienza delle

colonie.

Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2 · 第 23 / 30 段