pericolo. Avevano da fronte un esercito superiore in numero, e che
presto sarebbe loro venuto contro con una fortuna fresca. Le
fortificazioni erano di poco momento, e gl'Inglesi lavorando
indefessamente non avrebber penato molto a dar l'assalto con molta
probabilità della vittoria. Da due dì e due notti pioveva dirottamente,
sicchè ne eran guaste le armi e le munizioni. I soldati oppressi dalle
fatiche, scorati dalla sconfitta, condotti a mal termine dai tempi
contrarj avrebber fatto poca difesa. Le navi inglesi stavano sempre in
procinto per entrare nella riviera di Levante. Il che fin allora non
avevan potuto eseguire, impedite da un greco, il quale sin là per un
riguardo favorevole della fortuna verso gli Americani, aveva loro
soffiato contro. Ma il vento poteva mutarsi; ed una volta che gl'Inglesi
si fossero fatti padroni di quella riviera, non avrebbero i soldati del
congresso potuto conservare in facoltà loro il ritirarsi, e tutto
l'esercito avrebbe portato pericolo di dover arrendersi alla prepotente
forza dell'inimico. Fatta adunque una Dieta, i generali americani
determinarono di votar tostamente quel luogo, e ritirarsi nella
Nuova-Jork. Adunque, ogni cosa essendo in pronto, si prepararono alla
ritirata coll'attraversare la riviera sopraddetta. Il colonnello Glover
ebbe il governo dei vascelli e delle piatte pei trasporti. Il generale
Macdougall stava sopra l'imbarco, ed il colonnello Mifflin doveva
guidare la coda dell'esercito. Incominciarono a muoversi alle otto della
sera dei 29 con grandissimo silenzio. Ma non eran a bordo, che alle
undici. Un vento gagliardo, che soffiava allora da greco, ed il riflusso
facendo correre rapidissimamente le acque all'ingiù, impedivano il
passare. Già temevano di male. Ma poco dopo le undici cessava il greco,
e si metteva forte un libeccio. Davano allora pieni di allegrezza le
vele al vento, e passarono a Nuova-Jork. Parve, che la Provvidenza abbia
voluto dar favore alla impresa loro. Imperciocchè verso le due della
mattina si levò una folta nebbia (accidente insolito a quella stagione
in quelle contrade), la quale ingombrò tutta la Isola Lunga, mentre
l'aria era chiara dalla parte della Nuova-Jork. Washington esortato con
molta instanza da' suoi, perchè si riparasse tosto dall'altra banda, non
volle acconsentire, e fu fra gli ultimi a partire, quando già le ultime
genti erano arrivate a bordo. Erano in tutto nove migliaia di soldati.
Sgomberarono le artiglierie, le altre armi, le bagaglie, le munizioni e
tutta la salmerìa. Gl'Inglesi non n'ebbero sospetto, finchè la mattina,
fatto alta ora, e dileguata la nebbia, s'accorsero non senza somma
maraviglia della levata del campo, e che gli Americani già avevano posto
ogni cosa in salvo. Solo osservarono una parte della retroguardia
americana fuori di gittata in sui battelli, la quale era poco prima
ritornata sull'isola a fine di sgomberare alcune munizioni, che rimaste
erano indietro. Chiunque vorrà attendere a tutte le circostanze di
questo fatto, crederà facilmente, che niuna fazione militare fu mai da
capitani eccellenti eseguita, che meglio di questa stata sia immaginata,
nè con più prudenza condotta, nè che più prosperevole cielo abbia
favoreggiato.
Rimaneva da votarsi l'Isola del Governatore posta sulla bocca della
riviera di Levante, nella quale avevano le stanze due reggimenti con
molte artiglierie e munizioni. L'avevano gli Americani fortificata per
impedire agl'Inglesi il passo di quella riviera. Ma perduta l'Isola
Lunga non si poteva questo intento più oltre ottenere, ed il presidio
correva imminente pericolo di cader in poter del nemico. L'impresa di
votar l'Isola del Governatore riuscì anch'essa molto felicemente, mal
grado le navi inglesi, che vicine si trovavano. In tal modo tutta l'oste
americana dopo la sconfitta dell'Isola Lunga si trovò ridotta in quella
della Nuova-Jork.
Per la rotta dell'Isola Lunga forte sbigottirono gli Americani, e le
cose loro grandemente impericolosirono. Fin allora si eran dati a
credere, che il cielo avrebbe costantemente dato favore alle armi loro;
e per verità le cose sino a quel dì erano loro successe assai
felicemente. Ma siccome quelli, che innanzi queste rotte non erano stati
assueti a sentire l'acerbità della fortuna, di troppo confidenti
ch'erano nella prospera, troppo dichinati diventarono nell'avversa.
Avevano eziandio persuaso a sè stessi, che il personal coraggio
convenientemente sopperisse alla mancanza della disciplina, ed erano
giunti a tale, che quasi tenevano a vile, e si facevan beffe della
disciplina europea. Ma ora, che con tanto danno avevano sperimentato,
quanto efficace questa sia nelle battaglie giuste, divennero del tutto
sbaldanziti, e perdettero ogni confidenza in sè stessi; e siccome prima
credevano, che il valore senza la disciplina potesse far ogni cosa, così
adesso pensavano, potesse nulla. Temevano ad ogni passo di qualche nuovo
tranello, di qualche agguato, di qualche aggiramento. Quindi è, che
perdutisi d'animo diventarono anche più negligenti negli ordini loro. Le
milizie massimamente, siccome soglion fare per lo più i soldati
raunaticci, quando vengono le avversità ed i tempi forti, diventavano
ogni dì più tumultuarie ed intrattabili. Nè contente al voler fare a
modo loro nel campo, se ne andavano a centinaia, ed intieri reggimenti
disertavano per ritornarsene alle case loro. L'esempio divenne anche
pregiudiziale ai reggimenti di ordinanza, i quali più renitenti si
mostravano, ed ogni dì vieppiù si assottigliavano pei disertori. Avevan
essi la condotta per un solo anno, ed alcuni per poche settimane; e la
speranza di poter tosto, ritornando alle case loro, riveder i parenti e
gli amici, operava in modo, ch'evitavano i pericoli. Dapprima l'ardore e
l'entusiasmo eran venuti sopra a questi domestici desiderj; ma ora,
perduto colla contraria fortuna quello zelo, ritornavano, e più vivi e
più vaghi, che mai stati fossero, alle menti loro si appresentavano. Si
sfidavano anche, se non della fede, della perizia dei generali loro, ed
ogni cosa pareva presagire una totale dissoluzione. Così gli Americani
stupefatti a questi colpi della fortuna, ed insoliti ad assaggiargli, vi
si aggiravano dentro quasi come perduti. Washington s'affaticava
coll'esortazioni, coi conforti e colle promesse d'impedir un tanto
disordine. Nel che se non riuscì, come avrebbe voluto, ottenne però più,
che non avrebbe creduto. Molti rimanevano vinti dall'autorità sua, e
dalla benevolenza che gli portavano. Ma intanto non aveva tralasciato di
scrivere al congresso, con parole gravissime accontandolo della
miserabil condizione del suo esercito, e instando grandemente, che,
posto una volta fine alle condotte mensuali ed annuali, si fermassero i
soldati per tutto il corso della guerra. Assicurava, ch'egli opinava
forte, che sarebbe l'americana libertà in grandissimo pericolo posta, se
la difesa sua non si commettesse ad un esercito, il quale dovesse durare
sino al termine di tutta l'impresa. Secondavano i desiderj e le instanze
del generale tutti i migliori capitani, che si trovavano allora in
America, sicchè finalmente fu vinta l'ostinazione del congresso; il
quale deliberò, dovessesi creare un esercito stanziale, in cui i soldati
si conducessero sino al fine della presente guerra, e fosse composto di
ottant'otto battaglioni da levarsi in ciascuna provincia all'avvenante
delle facoltà loro; tre nel Nuovo-Hampshire, quindici del Massacciusset,
due nell'Isola di Rodi, otto nel Connecticut, quattro nella Nuova-Jork,
altrettanti nella Nuova-Cesarea, dodici nella Pensilvania, uno nella
Delawara, otto nella Marilandia, quindici nella Virginia, nove nella
Carolina del Nort, sei in quella del Sud, ed uno nella Giorgia. Per
indurre poi la gente a pigliar soldo decretò ancora, che sarebbe dato un
caposoldo di venti dollari al momento della ferma, e si promisero alcune
porzioni di terre vacanti agli uffiziali ed ai soldati; cinquecento acri
al colonnello, quattrocento al maggiore, trecento al capitano, dugento
al luogotenente; cencinquanta al banderaio; ai bassi uffiziali e soldati
cento ciascheduno. Ma essendosi incontrata molta difficoltà nel trovar
le condotte per tutto il tempo della guerra, fu poscia emendata questa
risoluzione, e si fece abilità al condurre, o per tre anni, o per tutta
la guerra, dimodochè per le ferme di tre anni non avessero nissuna
ragione di pretendere alle terre. Questo fu molto utile provvedimento.
Così si vede, che la sventura è buona maestra ai popoli, e che se quelle
nazioni, che s'invaniscono nella prosperità, si atterrano o si smodano
nell'avversità, quelle altre, che usano modestamente la buona fortuna,
si fanno assennate nella contraria.
Il generale Howe volendo usare la riputazione, che si tira dietro la
vittoria, e valersi di quell'impressione, che doveva aver fatto,
credendo, che gli Americani sbattuti da tante avversità dovessero
oggimai avere pensieri più umili e più disposti ad accettare le
condizioni dell'accordo, mandò il generale Sullivan al congresso, acciò
gli esponesse, che quantunque non potesse trattar con esso, come con un
corpo politico, desiderava ciò nondimeno di abboccarsi con qualcheduno
de' suoi membri, riputati, come privati gentiluomini, in quel luogo,
ch'essi stessi sapessero indicare. Annunziava, ch'egli ed il suo
fratello l'ammiraglio avevano il mandato amplissimo per compromettere la
controversia nata tra la Gran-Brettagna e l'America con condizioni
profittabili ad ambedue, per le quali ottenere, aveva questi indugiato a
partire ben due mesi, in guisa che non aveva potuto arrivare prima, che
non fosse chiarita la independenza. Concludeva con dire, ch'ei
desiderava, che si fermasse un accordo ora, che nissun fatto, che
decisivo fosse, aveva avuto luogo, e che non poteva sospettarsi, che
l'una parte o l'altra fossero a ciò costrette dalla necessità; che se il
congresso consentiva a pigliar assetto coll'Inghilterra, molte cose, che
nemmeno addomandate si erano, sarebbero concesse; e che se dopo
l'abboccamento vi apparisse qualche probabile speranza di composizione,
sarebbe l'autorità del congresso riconosciuta, o altrimenti l'accordo
non sarebbe fermato. Così i commissarj largheggiavano di parole, volendo
in su quella prima giunta intonare l'inglese giogo più soave.
Questa proposta dei commissarj inglesi, la quale non saprei dire, se più
dimostrasse in essi la speranza o la disperanza della vittoria, e che
probabilmente, non avendo mandato sufficiente a concedere tutte quelle
condizioni che offerivano, mettevano in campo per far nascere le Sette,
o per dar pasto al nemico, acciò rallentasse gli apparati della guerra,
tenne però molto sospeso il congresso. Il rifiutarla senz'altro avrebbe
alterato gli animi di molti, ed il consentire ad entrare in negoziato
sarebbe stato un far credere, che la determinazione loro a voler
l'independenza era rivocabile; e che già sbigottiti incominciassero a
cedere all'avversa fortuna. Perciò per salvar una cosa e l'altra,
quantunque credessero, che que' commissarj non vi andassero di bello,
pigliarono una via di mezzo, e risposero per mezzo di Sullivan, che il
congresso, essendo il rappresentante dei liberi ed independenti Stati
dell'America, non poteva convenientemente mandar alcuno de' suoi membri
per conferire con chicchessia, altro, che nella pubblica qualità loro;
ma che siccome desiderava, si accordasse la pace con ragionevoli
condizioni, avrebbe mandato deputati, affine di conoscere, se i
commissarj avessero facoltà di trattare, e quali fossero le facoltà loro
o le proposizioni, che a questo fine sarebbero per fare. Mandarono anche
dicendo a Washington, che se i commissarj inglesi movessero qualche
pratica presso di lui, dovesse rispondere, che gli Stati uniti
d'America, i quali avevano pigliato le armi per difendere le vile e le
libertà loro, avrebbero volentieri consentito alla pace, purchè ne
fossero ragionevoli i termini, ed in iscrittura inviati al congresso.
Così parevan voler l'independenza, ma non però insistere sulla medesima,
come una condizione indispensabile alla pace, a fine di tenersi una via
aperta, se le cose dell'armi succedessero maggiormente avverse. Furono
dal congresso mandati ad udir le proposte dei commissarj, Beniamino
Franklin, Giovanni Adams, e Edoardo Rutledge, tutti e tre zelanti
avvocati dell'independenza. Seguì l'abboccamento gli undici di settembre
nell'Isola degli Stati rimpetto Ambuosa. Parlò il primo l'Howe, dicendo,
che quantunque non potesse risguardar sopra di essi, se non come sopra
privati gentiluomini, tuttavia, avendo egli la facoltà di poter praticar
con tutte le persone autorevoli nelle colonie intorno la pace, molto si
rallegrava di poter con essi conferire intorno quest'oggetto. Risposero
gli Americani, che, poichè erano venuti per udire, gli considerasse
pure, come meglio gli piacesse; che in quanto a sè medesimi non potevano
in niun altro grado riputarsi, che in quello, del quale stati erano dal
congresso investiti. Ricominciò Howe, ritornassero le colonie alla
leanza ed obbedienza verso il governo della Gran-Brettagna, e fossero
sicure, che si scopriva nell'animo del Re una ottima mente per la
concordia; che si sarebbero emendati gli atti offensivi del Parlamento,
siccome pure le istruzioni date ai governatori. Replicarono gli
Americani, raccontate prima le tiranniche provvisioni del Parlamento, e
le inutili supplicazioni delle colonie, che il ritornar sotto il dominio
della Gran-Brettagna non era cosa, che si potesse più oltre aspettare;
che gli Stati uniti d'America desideravano di comporre le cose loro
coll'Inghilterra, e che se questa aveva il medesimo desiderio, avrebbe
egli più facilmente ottenuto dal suo governo il mandato di trattar con
quelli, come Stati independenti, che il congresso ottenuto avrebbe dalle
province quello di consentire alla sottomessione. Howe allora pose fine
al ragionamento con dire, gli doleva assai, non rimanesse luogo ad
aggiustamento. Riferirono i tre deputati al congresso l'esito
dell'abboccamento, osservando, che i commissarj non avevano il mandato
sufficiente, e che niun partito buono si vedeva dentro, nè alcuna certa
speranza si poteva collocare nelle offerte e promissioni fatte. Il
congresso approvò; e così fu staccata del tutto questa pratica
d'accordo, la quale dimostrò dall'un canto, che il congresso in ogni
fortuna la medesima disposizione d'animo conservando, nè cedendo punto
alla calamità de' tempi, si era risoluto di non accomodare i suoi
consiglj all'appetito de' suoi nemici; e dall'altro, quanto fosse il
governo inglese ingannato intorno le opinioni, che regnavano in America,
ed intorno i mezzi, che usar si dovessero per ritornarvi l'antica
obbedienza. Ma pare, che in questo rivolgimento sia stato il destino
delle cose, che i rimedj venissero sempre, dopochè il male era diventato
incurabile; e che quel governo, il quale per l'orgoglio suo non voleva
consentire nel buon dì alle utili concessioni, dovesse poscia, perduta
la occasione, sopportar il rifiuto delle inutili.
I capitani inglesi, non avendo potuto fermar cogli Americani alcuna
cosa, e perturbate tutte le speranze dell'accordo, voltarono tutti i
pensieri alla guerra. L'esercito reale si trovava separato
dall'americano per la sola riviera di Levante, la quale continuandosi
coll'Harlemereek sta in mezzo tra l'Isola Lunga, e la Morrissonia da una
parte, e l'isola della Nuova-Jork dall'altra. L'intendimento loro era di
sbarcare in qualche parte di quest'ultima, dove fossero le difese più
deboli, ed il nemico meno attento. A questo fine le navi inglesi
andavano girando attorno, e minacciando ora questo luogo, ora
quell'altro, per tener sospeso in tutti il nemico, e poter poscia più
sicuramente far impeto in un solo. Una parte della flotta, girando
intorno l'Isola Lunga, era comparsa nel Sound, golfo assai largo, che
quest'isola divide dalle terre del Connecticut, e comunica colla riviera
di Levante per mezzo di uno stretto canale, il quale, assai pericoloso
essendo a navigare ed infame per naufragj, fu chiamato Hellgate, o sia
porta d'inferno. Quivi si erano gl'Inglesi impadroniti dell'Isola di
Montesoro, dove avevan rizzato una batteria per batter quella che i
provinciali avevano sull'altra riva del fiume a Hovenshook. Due fregate,
passando tra l'Isola del Governatore ed il Red-Hook, erano entrate nella
riviera di Levante, senza ricevere alcun danno dalle artiglierie
nemiche, ed erano sorte fuori del tiro di queste vicino ad una isoletta.
Il grosso poi dell'armata inglese stava sull'ancore presso l'Isola del
Governatore, pronta ad assalir la città stessa della Nuova-Jork, o di
entrare nella riviera di Levante, od in quella del Nort. Intanto
traevano continuamente le artiglierie inglesi ed americane da una riva
all'altra, e seguivano spessi abbattimenti pel possesso delle isolette
poste dentro il primo di questi fiumi, cercando gl'Inglesi
d'impadronirsene, il che era necessario ai loro ulteriori disegni, e gli
Americani di difenderle. Ma sia perchè le artiglierie dal canto dei
primi meglio fossero ministrate, sia perchè avevano i soldati più
confidenza della vittoria, e sia principalmente pell'aiuto delle navi,
ne andavano per l'ordinario colla migliore, dimodochè, occupate tutte
quelle isole, che più accomodate erano ai bisogni loro, eransi
gl'Inglesi aperta la via pel fiume.
Il generale americano aveva munito le due rive della isola della
Nuova-Jork con numerose artiglierie, e fattevi in differenti luoghi
fortificazioni. Aveva 4,500 soldati nella città, 6,500 a Harlem di
rincontro alle bocche del Sound, e dodicimila a Kingsbridge, Terra posta
all'estremità dell'isola, dove si era molto affortificato, per conservar
libera la comunicazione colla terra-ferma, ed impedire che il nemico,
fatta una improvvisa correria in quel luogo, non lo rinserrasse del
tutto dentro l'isola medesima. Ma stava in grandissima apprensione per
la città, ed incominciava a dubitare di non poterla conservare nella
divozione della lega. Essendosi il nemico fatto forte nelle parti
settentrionali dell'Isola Lunga, ed avendo la signoria del Sound, era da
temersi, ch'egli, o sbarcasse molto grosso sul mezzo fianco dell'isola
della Nuova-Jork, appunto verso le bocche del Sound, nel qual caso il
presidio della città, e tutte le vicine bande, non avendo più scampo
alcuno, avrebber dovuto arrendersi; ovverochè, traversato il Sound e la
Morrissonia, andasse a pigliar porto colla più gran parte del suo
esercito alle spalle di Kingsbridge. Nel qual caso avrebbe mozzato
affatto la comunicazione agli Americani dall'isola alla terra-ferma, e
sarebbero stati obbligati, o di arrendersi a patti, o di combattere una
battaglia, nella quale avendo gli Inglesi la elezione del luogo e del
tempo, ed essendo gli Americani ancora sbigottiti dalla recente
sconfitta, sarebbero questi secondo ogni probabilità stati perdenti. Nel
quale evento la fortuna americana non avrebbe più potuto risorgere,
tanto per lo scoraggiamento, che ne sarebbe nato degli uomini, quanto
per la perdita delle armi, della munizioni e delle bagaglie. Aveva
perciò Washington fatto consapevole de' suoi timori il congresso,
pregandolo, fosse contento d'informarlo, quale intendesse, avesse ad
essere il destino della città, quando fosse obbligato ad abbandonarla.
Al che rispose il congresso umanamente, si conservasse intiera e salva.
Fatta poscia una Dieta dei primarj capitani, pose il partito, se si
dovesse senz'altro indugio votar la città; e si vedeva chiaramente,
ch'egli inclinava al sì. Molti portavano la medesima opinione per le
ragioni sopraddette, e meglio ancora, perchè il ritirarsi più indentro
nelle terre sarebbe un privar il nemico del vantaggio, ch'egli aveva
grandissimo, delle sue flotte. Altri si opponevano, perchè credevano,
che il difender la Nuova-Jork avrebbe fatto consumar il tempo al nemico,
e che intanto sarebbe trascorsa la stagione del guerreggiare. Pensavano
ancora, che il votarla sarebbe stato segno di troppa viltà; cosa, che
sarebbe riuscita di troppo gran pregiudizi sulle opinioni dei soldati e
dei cittadini. Prevalse la sentenza di questi, e fu vinto il no. Ma
finalmente, ingrossandosi vieppiù gl'Inglesi alle bocche del Sound, ed
essendosi fatti molto forti nell'isola di Montesoro e di Buchanan, fatta
un'altra consulta, si determinò, che non solo era prudente, ma ancora
necessario di votar la Nuova-Jork. Si diè pertanto tostamente mano al
rimover di là per la via del fiume del Nort i malati, le bagaglie e le
munizioni, le quali si portarono molto in su sopra le coste della
Nuova-Cesarea. Dopo alcuni dì anche il presidio avrebbe abbandonata la
città, lasciandola del tutto in balìa del nemico.
Mentre queste cose si facevano con molto ordine dai soldati, e con molto
terrore dei cittadini della Nuova-Jork, ecco, che si levava un gran
romore per le ricevute novelle, che l'inimico sbarcasse nell'isola. I
soldati a molta fretta correvano a riunirsi coi loro nelle pianure di
Harlem. Nel mentre che le navi inglesi entrate nella riviera del Nort
per rivolgere a quella parte l'attenzione dei generali americani, ed
interrompere il trasporto delle bagaglie e munizioni, la prima schiera
dell'esercito inglese condotta da Clinton si era imbarcata in capo al
golfo di Newtown, e procedendo pel Sound, ed entrando nella riviera di
Levante per la Porta d'Inferno, navigato prima un poco all'ingiù, era
andata a sbarcare a Kippsbay a tre miglia distante dalla Nuova-Jork
verso tramontana. Erano in questo luogo più, che in qualsivoglia altro
deboli le difese, e le genti britanniche protette dalle artiglierie
delle navi pigliaron tutte terra senza quasi incontrar nissuna
resistenza. Non aveva tralasciato il generale americano, tostochè ebbe
avviso dello sbarcar degl'Inglesi, di mandar loro incontro le brigate
dei generali Parsons e Fellows, acciocchè riunite a quelle che
difendevano Kippsbay, sostenessero l'impeto del nemico. Ma quelle prima,
e poscia queste ancora si diedero vergognosamente alla fuga, nonostante
tutti gli sforzi dei capitani per ritenerle. Arrivato poi Washington
istesso le incorava e rannodava; ma, comparsa una banda di nemici, di
nuovo si scompigliarono e voltaron le spalle. Se gl'Inglesi senza metter
più lunga dimora al loro cammino si fossero spinti innanzi, avrebbero
senz'alcun dubbio intrapreso il presidio della Nuova-Jork, che si
ritirava. Ma ossiachè i generali inglesi non potessero restar capaci di
tanta viltà negli Americani, e temessero di cacciarsi in mezzo a due
schiere nemiche, ossiachè, come scrivono alcuni, gonfiati dal prospero
successo, si trattenessero a diporto per ben due ore in casa di una
gentildonna, certo è, che fu lasciato luogo a Putnam, che guidava il
presidio, di difilare, e d'andarsi a congiungere col rimanente
dell'esercito. Lasciarono però gli Americani in poter dei nemici le più
grosse artiglierie, molte bagaglie e munizioni, e massimamente le tende,
delle quali stavano in grandissimo bisogno. Dei soldati pochi mancarono,
e questi in una scaramuccia presso Bloomingdale.
L'esercito inglese, mandato una grossa banda a pigliar possesso della
città della Nuova-Jork, la quale può dare in ogni caso di fortuna
recapito ad un buon esercito, s'accampò presso il centro dell'isola,
avendo l'ala sua dritta posta a Horens-Hook sulla riviera di Levante,
mentre la sinistra toccava Bloomingdale presso quella del Nort,
occupando esso in tal modo tutta la larghezza dell'isola da una parte
all'altra, la qual è, di circa un miglio. Gli Americani poi si erano
molto affortificati a tramontana dell'isola, e massimamente a
Kingsbridge. Avevano anche un alloggiamento sulle alture di Harlem,
distante ad un miglio e mezzo dalle guardie inglesi. Un altro forte
passo occupavano tra Harlem e Kingsbridge, siccome pure una Fortezza
chiamata il Forte Washington sul fiume del Nort. In questo stato di cose
seguivano frequenti avvisaglie, nelle quali appoco appoco andavano gli
Americani ricuperando il coraggio, e s'avvezzavan di bel nuovo a
guardare in viso l'inimico. Washington molto desiderava, che i suoi si
mescolassero cogl'Inglesi in questi fatti. Uno fra gli altri ne seguì
molto grosso nelle pianure di Harlem, dove, spintesi troppo avanti pel
troppo ardore alcune bande d'Inglesi e di Essiani, furono prese alla
tratta in un agguato apparecchiato loro dagli Americani, e ne andarono
colla peggio. Washington molto commendò per lettere pubbliche il valor
de' suoi.
Pochi giorni dopo che la città della Nuova-Jork, tanto opportuna alle
cose d'America, era venuta in poter dei regj, arse per un fuoco acceso,
chi scrive da alcuni cittadini a bella posta, perchè gl'Inglesi non si
potessero prevalere delle stanze di tanta città, e chi a caso. Fu
scritto, che il fuoco si appiccasse in varj luoghi nel medesimo tempo, e
per mezzo di esche ingegnosamente preparate; il che negano gli
Americani. Poco mancò, tutta la città non fosse consumata dalle fiamme,
soffiando il vento forte, ed essendo l'aria secca. I soldati del
presidio guidati dal generale Robertson molto si adoperarono per
arrestar l'incendio; ed infuriati, com'erano, presi alcuni fra
gl'incendiarj, o che tali credevano, gli precipitavano a trabocco in
quelle fiamme, che accese avevano.