i ministri contro l'America, col quale speravano, oppressi con una
insuperabil forza gli Americani, e posto un subito fine alla guerra, le
passate incertezze ed i lunghi indugiamenti emendare. Da fronte
l'esercito principale guidato dai fratelli Howe, l'uno e l'altro
capitani eccellentissimi di terra e di mare, dovevano far impressione
nella provincia della Nuova-Jork, debole per sè stessa e, siccome piena
d'isole e di grossi fiumi, e distendentesi in una lunga costiera, molto
esposta alle offese di un nemico, il quale, siccome gl'Inglesi erano,
prevalesse in sulle armi di mare. Abbondavano in quello le armi e le
munizioni, ed i soldati ardevano di grandissimo desiderio di far qualche
segnalata pruova in servigio del Re. Alla qual cosa non solo erano
gl'Inglesi incitati per la rabbia loro contro il nemico, ma ancora per
l'emulazione che avevano verso i Tedeschi, stimando a diminuzione della
loro quella confidenza, che in questi aveva il governo collocato.
Volevan dimostrar a tutto il mondo, ch'essi soli senza l'aiuto di quei
lanzi sarebbero stati capaci a soggiogare l'America. I lanzi dall'altra
parte, che non si tenevano, e non erano in fatti da meno degl'Inglesi,
non volevano a patto nissuno scomparire, sicchè si dovevano aspettare
dagli uni e dagli altri gli estremi sforzi. Quando poi, domata la
provincia della Nuova-Jork, si avesse un piede fermo in America, piccoli
presidj, protetti massimamente dalla poderosa armata, avrebbero bastato
per guardarla dagl'insulti del nemico; e l'esercito avrebbe potuto
sicuramente procedere alla conquista delle altre vicine province. Poteva
esso, stantechè la Nuova-Jork tiene il miluogo delle province americane,
volgersi, come più opportuno creduto avesse, o a destra per portar la
guerra nel Connecticut ed in tutta la Nuova-Inghilterra, o a stanca per
correre la Cesarea, e, questa attraversata, minacciare la città stessa
di Filadelfia. Facil cosa era eziandio col mezzo delle fregate e degli
altri legni minori non solo tenere aperta la comunicazione tra l'una
parte e l'altra dell'esercito sulle due rive del fiume del Nort, ma
ancora valicarlo secondo il bisogno, e trasportar prontamente e
facilmente le genti dall'una delle sue rive sull'altra. In somma questo
posto della Nuova-Jork, sia per la natura sua, o si voglia considerare
il grosso e frequente navilio, del quale erano gl'Inglesi forniti, era
quasi come un nido sicuro, donde, e dove potevano ed infestare i vicini
luoghi, ed assalir il nemico a posta loro, e portar le armi, dove più
loro quadrava, ed offender con successo, e ritirarsi senza pericolo. Per
le quali cagioni intendevano di far di quella città la principale sedia
della guerra. Al che si aggiungeva, che per l'abbondanza dei leali
eranvi in essa più, che in qualunque altra città di America le parti del
congresso inferme. Nè si dee passar sotto silenzio una cosa di somma
importanza, la quale era, che, se il generale Carleton, superati i
laghi, siccome si sperava, penetrato fosse sino alle sponde del fiume
Nort, esso puntando all'ingiù, ed il generale Howe all'insù avrebbero
potuto l'uno coll'altro congiungersi, e tagliar in tal modo del tutto la
comunicazione tra le province della Nuova-Inghilterra poste sulla
sinistra riva, e le altre del mezzo, e le meridionali situate sulla
destra del medesimo fiume; il ch'era stato sempre il più favorito
disegno dei ministri. Finalmente si era considerato, che l'Isola-Lunga
separata soltanto da quella della Nuova-Jork per la riviera detta
dell'East o sia di levante, era di per sè stessa molto fertile, e,
siccome abbondantissima di biade e di bestiami, capace da sè stessa ad
alimentare il più grosso esercito. Credevasi oltre a ciò che gli
abitanti suoi molto fossero inclinati alla causa reale. L'impressione
poi, che l'esercito dell'Howe avrebbe fatto sulle coste della
Nuova-Jork, doveva essere nel medesimo tempo secondata dalla parte del
Canadà, siccome abbiam detto, da Carleton, che guidava dodici in
tredicimila soldati di fiorita gente; e dalla parte delle province
meridionali dal generale Clinton, il quale doveva assalire Charlestown.
Così essendo le forze americane divise, ed i Capi loro come soprappresi
ed aggirati da tanti assalti, non si dubitava, che la fortuna dovesse al
tutto e tostamente a favor dell'armi britanniche inclinare. Ma accadde
in questo ciò, che suole addivenire di tutti gli umani disegni, quando
sono troppo avviluppati, e di troppe parti composti; perciocchè, se una
se ne conduce a buon fine, le altre difettano; e, guastata per
conseguente tutta l'opera, non si ottiene il finale intento. Della qual
cosa si doveva altrettanto più nella presente bisogna temere, che non
solo si avevano a superare gli ostacoli frapposti dagli uomini, ma
ancora quelli dei venti e delle stagioni. Poichè non si poteva sperare,
che la natura stessa delle cose a quest'impresa servisse in guisa, che
tutti e tre gli eserciti, giusta la mente degl'intraprenditori,
giugnessero nel prescritto tempo al divisato campo, e gli uni cogli
altri opportunamente cooperassero. Era anche da dubitarsi, che tutti
fossero per esser vittoriosi. Il che per altro era necessario per
l'intiera giudicazion della guerra. Avvenne adunque da una parte, che i
venti contrarj ritardarono sul mare il corso delle navi dell'ammiraglio
Howe, sicchè tanto indugiarono ad arrivare, ch'era già fatta, siccome
raccontato abbiamo, con infelice successo la fazione di Charlestown. E
dall'altra le difficoltà incontrate nel passare i laghi del Canadà
arrestarono del tutto i progressi di quell'esercito, sicchè non potette
in quest'anno valicargli per recarsi sulle rive del fiume del Nort.
Quindi ne derivò, che Washington non solo non fu obbligato ad indebolir
di più il suo già debole esercito delle coste col mandar soccorsi verso
la Carolina Meridionale o verso il Canadà, ma ancora quelle genti
stesse, le quali con tanto valore avevano difeso Charlestown, o furono
mandate in aiuto dell'esercito che difendeva il passo dei laghi, o furon
fatte venire in rinforzo dell'esercito principale. Ma nonostante tutti
questi mancamenti si aveva buona speranza, che l'esercito solo di Howe
fosse abile a vincere la guerra. La quale speranza, se non era senza
ragione, chi non vede, che, se i ministri ed i capitani inglesi, invece
di aver disseminate e sparse in tre lontani luoghi le forze, le
avessero, soltanto lasciate le sufficienti guernigioni ne' posti
opportuni, tutte raccolte in un solo, e quivi fatta la massa generale,
corsi fossero così grossi e potenti contro l'esercito americano, ne
avrebbero non solo facilmente, ma fors'anche sicuramente avuta la finale
vittoria? Gli Americani dal canto loro non avevano niuna diligenza
lasciata indietro per resistere alla piena che loro veniva addosso. Ma i
provvedimenti non riuscivano eguali nè ai desiderj, nè agli sforzi loro,
nè al pericolo che sovrastava. Aveva bensì il congresso ordinato, che si
fabbricassero piatte, foderi armati, galee, ed altre batterie
galleggianti per la difesa del porto della Nuova-Jork, e delle bocche
dell'Hudson. Ma invano si poteva sperare, che questi deboli apparati
potessero ostare con qualche successo al prepotente navilio inglese.
Aveva egli anche decretato, che tredici migliaia di milizie provinciali
andassero a congiungersi coll'esercito principale di Washington il
quale, conosciuto per tempo il pericolo della Nuova-Jork, era andato ad
alloggiar in quei contorni; e che di più si mettesse in ordine un
esercito di diecimila soldati, il quale, stanziando nelle province del
mezzo, dovesse servire alle riscosse. Eransi diligentemente fortificati
con trincee e con artiglierie tutti i posti più deboli, ed una grossa
schiera alloggiava nell'Isola-Lunga a fine di proibire dallo sbarcar
gl'Inglesi, o di difenderla contro gli sbarcati. Ma l'esercito del
congresso non era a gran pezza abile a sostenere il peso di tanta
guerra. La mancanza delle armi vi era grande, e le malattie molto
frequenti e gravi. Quantunque poi per le continue istanze del generale
le milizie accorse fossero dalle vicine province, ed alcuni reggimenti
d'ordinanza chiamati dalla Marilandia, dalla Pensilvania e dalla
Nuova-Inghilterra fossero venuti a congiungersi coll'altre genti,
dimodochè si annoveravano in tutto l'esercito ventisette migliaia di
soldati, tuttavia non vi si poteva fare su gran fondamento, essendovene
ben tutta una quarta parte impedita dalle malattie, ed altrettanta
mancante delle necessarie armi. La maggior parte erano gente
indisciplinata e tumultuaria, che in un fatto d'armi giusto avrebbero
fatto cattiva pruova. Queste cose, che in tanto pericolo ponevano la
causa americana, si dovevan riconoscere parte dalla mancanza della
pecunia, che impediva il congresso e gli altri Capi della lega a poter
soldar genti, e fornirle di tutte le cose necessarie all'uso della
guerra; parte dalla grettezza loro, la quale faceva sì, che, volendo
essi trasportar la parsimonia della pace nell'esercizio della guerra,
andavano molto lenti nello spendere; e parte ancora dall'opinione molto
radicata in loro del pericolo pella pubblica libertà degli eserciti
stanziali, la quale gli aveva anche indotti nella credenza che possibil
fosse di apparecchiar ogni anno un esercito atto e fatto a poter
resistere alle armi nemiche. Forse ancora, e senza forse, molti andavano
a rilento nel correre all'armi e nel far le provvisioni convenevoli;
perciocchè speravano, che per mezzo della potestà dei commissarj
inglesi, i quali non solo erano capitani di genti armate, ma eziandio
pacieri, si sarebbe potuta la lite amichevolmente terminare.
Quest'esercito, tale qual egli era, stava accampato in modo, che
difender potesse comodamente i luoghi più esposti alle offese. Quella
parte, che stanziava nell'Isola-Lunga obbediva ai comandamenti del
maggior generale Greene; ma essendo egli malato ebbe lo scambio nel
maggior generale Sullivan. Il grosso occupava l'isola della Nuova-Jork,
che doveva esser la prima dell'americane province ad esser percossa
dagl'Inglesi, e due piccole bande difendevano l'Isola del Governatore,
ed il luogo detto Paulus-Hook, situato rimpetto la Nuova-Jork sulla
destra riva dell'Hudson, o sia fiume del Nort. Le milizie jorchesi
capitanate dal generale americano Clinton alloggiavano sulle rive del
Sound verso la Nuova-Roccella, ed i due Chester da levante e da ponente.
Perciocchè si temeva, che l'inimico sbarcato con buon nervo di gente
sulla settentrionale riva del Sound corresse a Kingsbridge, o sia ponte
del Re, ed impadronitosi di quel luogo serrasse al tutto l'esercito
americano nell'Isola della Nuova-Jork.
Stando le cose in questi termini, pronti gli uni ad assalire, e gli
altri a difendersi, e tutti a fidare alla fortuna delle battaglie il
destino dell'America, i commissarj inglesi prima di venirne all'armi
vollero usare la pacifica facoltà della quale erano investiti. Per la
qual cosa lord Howe aveva già fin dal mese di giugno, navigando sulle
coste del Massacciusset sulla nave reale l'Aquila, mandato per parte del
Re una lettera a tutti i governatori, ch'erano stati cacciati dalle
province loro, ingiungendo, la pubblicassero e propagassero in mezzo ai
popoli con tutti que' mezzi, che più opportuni e più efficaci
credessero. Annunziava la facoltà, che il Re aveva dato ai due
commissarj di concedere generali o particolari perdoni a tutti coloro, i
quali, in mezzo ai tumulti ed ai disordini di quei tempi, scostati si
fossero dalla leanza e dall'obbedienza dovute alla Corona, e
desiderassero, ritornando al debito loro, di raccogliere i frutti della
reale clemenza. Dichiarava ancora, ch'era fatta ad essi abilità di
chiarire qualunque colonia o provincia, o contea, o città, o porto, o
Terra riposte nella pace del Re; nel qual caso s'intendeva, che tutte le
penali leggi fossero senz'altro verso le medesime cessate. Prometteva
finalmente, che si sarebbero meritamente riconosciuti i servigi di
coloro, i quali contribuito avessero a ristorare l'autorità del Re.
Queste scritture trapelavano in mezzo ai popoli portatevi frequentemente
dai tamburini; ed il generale Washington mandò al congresso speditamente
quelle, ch'erano state indirette ad Ambuosa. Questi con generoso
consiglio risolvette, si stampassero nelle gazzette, acciocchè i buoni
popoli degli Stati uniti (quest'esse sono le parole della risoluzione)
potessero esser informati della qualità dei commissarj, ed intendessero,
quali fossero i termini, coi quali sperava la Corte della Gran-Brettagna
d'intrattenergli e di disarmargli; e fossero anche i più ostinati
convinti, che nel valor delle mani loro tutta consisteva le speranza di
salvar le loro libertà.
In questo mezzo un trombetto aveva portato una lettera di lord Howe
indiritta al signor Giorgio Washington senza più. Il generale non la
volle ricevere, allegando, che quei, che l'aveva scritta, non aveva il
suo pubblico grado espresso; e che come privata persona non poteva, e
non voleva alcun commercio di lettere, o altro intrattenere col capitano
del Re. Il congresso molto commendò Washington; e di più stanziò, che
niun capitano generale, o altro comandante qualsivoglia dell'esercito,
ed in nissuna occasione, stesse a ricever lettere, o altri messaggi da
parte del nemico, cavatone solo quelli, che nella soprascritta notato
avessero il grado di ciascheduno.
I commissarj inglesi non avrebbero voluto per causa di un cirimoniale
interrompere affatto col generale americano quelle pratiche, dalle quali
aspettavano qualche frutto. Contuttociò non potevano consentire a
riconoscere in Washington il grado del generalato, siccome quello, che
stato gli era, siccome pensavano, conferito da una illegittima autorità.
Immaginarono adunque un mezzo termine col far la soprascritta così: _al
Signor Giorgio Washington_, etc., etc. Inviarono la lettera per mezzo
del colonnello Patterson, aiutante di campo nell'esercito britannico. Fu
intromesso al generale Washington, al quale favellò col titolo di
eccellenza. Questi lo ricevette molto cortesemente, ma però con molto
sussiego. Scusò Patterson la difficoltà della soprascritta con dire, che
questi modi si usavano tra gli ambasciatori, quando non erano ben
riconosciuti i gradi. Aggiunse, che i commissarj lo tenevano in
grandissima stima, e che non avevano avuto in animo di pregiudicare alla
sua dignità. Concluse dicendo, che l'aggiunta degli eccetera avrebbe
tolte tutte le difficoltà. Rispose l'Americano, che quando si scrive ad
una persona constituita in grado, si dee far menzione di questo;
senzadichè la lettera sarebbe privata, e non pubblica; ch'egli era vero,
che gli eccetera comprendevano ogni cosa; ma ch'era vero ancora, che non
ne escludevano nissuna; e che quanto a lui, non avrebbe mai consentito a
ricevere alcuna lettera spettante al suo uffizio, dove il grado suo
notato non fosse. Riprese le parole Patterson, dicendo, che non voleva
instar più; e si parlò quindi dei prigionieri di guerra da ambe le
parti. Poscia l'Inglese fece una gran calca di parole, discorrendo della
bontà e della benevolenza del Re nell'aver eletti a pacieri il lord, ed
il generale Howe; che questi, siccome avevano le facoltà amplissime,
così ancora un grandissimo desiderio di poter accordare le differenze
nate tra i due popoli; e ch'ei bramava molto ardentemente, che questa
sua visita fosse l'incominciamento della concordia. Replicò Washington,
che non aveva nissun mandato a tal fine; ma che gli pareva bene, da
quanto se n'era inteso, che i commissarj avessero solo la facoltà di
concedere i perdoni; che quei, che errato non avevano, non abbisognavan
di perdono; ch'erano sempre stati gli Americani amatori del giusto e
dell'onesto, e che difendevano ciò, che credevano ai loro indubitabili
diritti appartenersi. Questo, disse Patterson, sarebbe troppo vasto
campo di discussione; e protestando anche, gli increscesse assai, che la
stretta osservanza delle formalità interrompesse il corso di un affare
di sì gran momento, chiesta licenza, se n'andò. In tal modo si partirono
l'un dall'altro senza aver fermo alcuna cosa, e ritornarono le cose al
primo desiderio di guerra. Imperciocchè dall'un canto il congresso
conosceva ottimamente, che non poteva senza vergogna dalla sì fresca
risoluzione dell'independenza rimuoversi; dall'altro dubitava, che le
proposizioni dell'Inghilterra non avessero altro veleno nascosto, che le
non dimostravano. Il congresso fe' pubblicare colle stampe le cose dette
da una parte, e dall'altra durante l'abboccamento.
I generali inglesi, veduta l'ostinazione degli Americani, e deposta ogni
speranza di concordia, volgevano tutti i pensieri alla guerra; e si
determinarono a non più metter tempo in mezzo alla prima mossa d'arme.
Per assicurarsi poi sulle prime di un posto, che servir potesse al
bisogno di ritirata, ed abbondevolmente somministrasse le vettovaglie
per una sì poderosa oste, si fermarono a voler tentar l'Isola-Lunga,
nella quale eziandio per l'ampiezza sua potevano far pruova di tutta
quella perizia nell'armi per cui si credevano sopravanzare, e
sopravanzavano invero gli Americani. Adunque il giorno ventidue di
agosto, ogni cosa essendo in pronto, e la flotta approssimatasi alla
costa occidentale dell'isola presso alle strette, che chiamano Narrows,
e dov'essa più s'avvicina all'Isola degli Stati, tutte le genti
trovarono quivi un accomodato e facile sbarco tra le ville di Gravesend
e del Nuovo-Utrecht, senza che gli Americani opponessero veruna
resistenza. Una grossa parte dell'esercito americano sotto l'obbedienza
del generale Putnam stava accampata a Brookland, ovvero Brooklin in una
parte dell'isola stessa, ch'è formata a foggia di penisola. Aveva egli
l'entrata in questa penisola gagliardamente fortificato con fossi e
trincee, e teneva il suo sinistro corno volto al golfo di Wallabond, ed
il destro era assicurato da una palude presso un luogo chiamato
Gowans-Cove. Dietro di sè aveva l'Isola del Governatore, e quel braccio
di mare, che l'Isola Lunga divide da quella della Nuova-Jork, pel quale
all'uopo avrebbe facilmente potuto valicare alla città di questo nome,
dove si trovava l'altra parte dell'esercito, e lo stesso generale
Washington. Questi, veduta vicina la battaglia, non cessava di esortare
i suoi; serbassero gli ordini, stessero forti, si ricordassero, che nel
valore loro, in quelle destre posta era l'unica speranza, che rimanesse
alla libertà americana; che per loro stava, che le case loro, i campi,
ogni proprietà non diventassero preda dei barbari; difendessero con
animi inviti i padri loro, i figliuoli, le spose dagl'insulti di una
soldatesca efferata; che l'America risguardava in quel dì i suoi diletti
campioni, e dall'operare loro aspettava o la salute o la morte.
Sbarcati gl'Inglesi, prestamente procedettero avanti. Erano i due
eserciti separati da una giogaia di monti selvosi, la quale correndo da
ponente a levante divide in due parti l'isola, e la chiamano le alture
di Guana. Questa giogaia dovevan di necessità varcar gli Inglesi per
andar a trovare il nemico dall'altra parte. Ma tre sole vie davano il
passo, una più vicina alle strette; un'altra, che è quella di mezzo, la
quale passa per Flatbush, ed una terza finalmente più lontana a destra,
che traversa Flatland. In sulla cima poi dei monti si trova una strada,
che va per la lunghezza loro, e mena da Bedford a Giamaica, colla quale
le ultime due fra le sopraddette s'incontrano, e fan crocicchio su
quelle alture. Le tre vie corrono tra balzi e dirupi, e molti passi vi
sono difficili, stretti e forti. Il generale americano volendo il nemico
tenere su quei monti, gli aveva con ogni diligenza occupati e forniti di
soldati, dimodochè, quando ognuno avesse fatto il debito suo, sarebbe
riuscito agl'Inglesi molto difficile il passare. Sulla strada da Bedford
a Giamaica eran sì frequenti le scolte, che con grandissima facilità si
potevano tramandare le novelle di quanto fosse per succedere sulle tre
vie, dall'una all'altra. Il colonnello Miles col suo battaglione doveva
guardare la via di Flatland, e mandar continuamente corridori tanto per
questa, che per quella di Giamaica per sopravvedere, ed avvisare di ciò
che occorresse. In questa condizione di cose l'esercito britannico dava
all'erta marciando in sì fatta ordinanza, che la sua ala sinistra era
volta a tramontana, la destra a ostro, ed il villaggio di Flatbush si
trovava nel mezzo. Gli Essiani guidati dal generale Heister stavano in
mezzo; gl'Inglesi sotto i comandamenti del maggior generale Grant
formavano l'ala sinistra; ed altri reggimenti inglesi condotti dal
generale Clinton, e dai due conti di Percy e di Cornwallis componevano
l'ala dritta, nella quale avevano i capitani britannici posta la
principale speranza della vittoria. Quest'ala si avvicinava a Flatland.
L'intento loro era, che mentre gl'Inglesi condotti da Grant, e gli
Essiani dall'Heister tenevano a bada il nemico in sui passi delle due
prime vie, l'ala dritta girando e marciando per la terza di Flatland
andasse ad occupare il crocicchio, che questa fa colla via per a
Giamaica, e di là scesa nella pianura che si trova dall'altra parte dei
monti, percuotesse gli Americani di fianco ed alle spalle. Speravano,
che, siccome quel posto era il più lontano dal grosso dell'esercito
loro, le guardie sarebbervi state più deboli, e forse più negligenti; e
ad ogni modo non avrebbero potuto resistere ad una sì grossa schiera,
che loro veniva addosso. Quest'ala dritta degl'Inglesi era la più
numerosa, e tutta composta di gente eletta. La sera dei 26, guidando
Clinton la vanguardia, che consisteva in fanti leggieri, Percy la
battaglia, dove si trovavano i granatieri, le artiglierie ed i
cavalleggieri, e Cornwallis la retroguardia, dove erano le bagaglie,
alcuni reggimenti di fanti, e le più grosse artiglierie, si moveva tutta
questa parte dell'esercito britannico con mirabil ordine e silenzio
contro il nemico, partendo da Flatland, e traversando la contrada detta
New-Lots. Il colonnello Miles non istando quella notte a buona guardia
non si accorse dell'avvicinarsi del nemico, sicchè questi già era vicino
ad un mezzo miglio alla strada di Giamaica sulle alture, due ore prima
dello spuntar del dì. Quivi Clinton fece alto, e si dispose a dar
l'assalto. Incontratosi in una pattuglia americana la faceva prigione.
Nissune nuove pervenivano a Sullivan, che comandava a tutte quelle
genti, le quali erano fuori degli alloggiamenti di Brooklin, di ciò che
succedeva in questa parte. Trascurava egli di mandar oltre nuovi
speculatori. Forse credette, che gl'Inglesi dovessero fare il principale
sforzo loro contro l'ala sua dritta, essendo là la via più breve. Inteso
Clinton dai prigioni, che la via di Giamaica non era guardata,
essendogli balzata la palla in mano, si spinse avanti velocemente, ed a
un punto preso l'occupò. Poscia senza frappor tempo in mezzo, voltosi a
sinistra verso Bedford, andò ad impadronirsi di un importante passo, che
i generali americani avevano lasciato senza guardia. Questa cosa diede
affatto vinta la giornata agl'Inglesi. Seguì il conte di Percy colla sua
schiera, e tutta la colonna avendo scollinato, scendè pel villaggio di
Bedford nelle pianure ch'erano frapposte tra i monti e gli alloggiamenti
degli Americani.
In questo mezzo il generale Grant per intrattener il nemico, acciò non
volgesse l'animo alle cose che succedevano sulla via di Flatland, e per
fargli credere, che gl'Inglesi intendessero di voler forzar il passo
sulla dritta del campo americano, si era mosso a mezza notte, ed aveva
assalito i Jorchesi ed i Pensilvanesi che lo guardavano. Questi andarono
in volta; ma arrivato il generale Parsons, ed occupata una eminenza,
rinfrescò la battaglia, e sostenne le cose, finchè venne in aiuto Lord
Stirling con 1500 de' suoi. Qui si menava le mani gagliardamente; e la
fortuna non inclinava nè da questa parte, nè da quella. Gli Essiani
ancora avevano dato l'assalto dal canto loro sin dallo spuntar del
giorno; e gli Americani condotti da Sullivan in persona sostenevano
valorosamente l'impeto loro. Nel medesimo tempo le navi inglesi, dopo
fatte alcune mosse, assalirono furiosamente una batteria posta a
Red-Hook, a fine di tribolare l'ala destra del nemico, che combatteva da
fronte contro Grant, e sempre più allontanarlo dal pensar alle cose, che
seguivano in sull'ala sinistra ed in sul mezzo. Ciò nonostante gli
Americani sostenevano con grandissimo ardire la carica dei nemici, e
tuttavia combattevano ostinatamente, ignorando, che tanto valore, e sì
fatti sforzi tutti erano indarno; poichè già era la vittoria posta in
mano degl'Inglesi. Sceso Clinton nella pianura, e girando sul fianco
sinistro degli Americani, percosse di costa coloro che sostenevano la
pugna contro gli Essiani. Aveva anche prima mandato più oltre una grossa
schiera, acciò, fatto un più ampio giro, assaltasse gli Americani alle
spalle. Accortisi questi, dall'arrivo dei primi corridori inglesi, di
quello ch'era, e del pericolo in cui si ritrovavano, suonarono a
raccolta, e si ritirarono con buon ordine verso il campo, conducendo
seco loro le artiglierie. Ma incontratisi coll'altra schiera delle genti
reali, che aveva girato loro alle spalle, e che con molta furia gli
caricò, furono rincacciati indietro, e ributtati in certe selve. Quivi
s'incontrarono di nuovo negli Essiani, e così furon mandati dagli
Essiani agli Inglesi, e da questi a quelli parecchie volte con infinita
perdita loro. In tale disperato frangente dopo di essere stati in tal
modo abburattati buona pezza, alcuni dei loro reggimenti con incredibil
valore puntando, si aprirono la via in mezzo alle schiere nemiche, ed
arrivarono agli alloggiamenti di Putnam. Altri trovarono scampo nelle
profonde selve. L'inegualità de' luoghi, la frequenza dei ridotti, ed il
disordine delle schiere fecero di modo, che si mantennero per parecchie
ore molte particolari zuffe, nelle quali dal canto degli Americani
morirono assai soldati. Sconfitta l'ala sinistra, e la battaglia
dell'esercito americano, gl'Inglesi volendo averne una compiuta
vittoria, spintisi a corsa furono tosto addosso ed alle spalle dell'ala
dritta, la quale, ignorando tuttavia l'infelice evento dell'altra,
seguitava a combattere contro il generale Grant. Finalmente, ricevute le
novelle, si ritirarono. Ma incontratisi negli Inglesi, alcuni cercarono
scampo nelle vicine selve, ed altri tentarono di varcar la palude di
Gowans-Cove. Qui alcuni annegarono nell'acque; altri affogarono nella
mota; ed alcuni pochi ebbero agio, quantunque perseguitati acerbamente
dal nemico, di rifuggirsi nel campo. Perdettero in questo fatto gli
Americani meglio di tremila combattenti tra morti, feriti e prigionieri.
Tra questi ultimi si contarono il generale Sullivan medesimo, ed i
brigadieri generali lord Stirling; e Woodhull. Quasi tutto il reggimento
della Marilandia, nel quale erano entrati i più riputati gentiluomini
della provincia, fu tagliato a pezzi. Sei bocche da fuoco vennero in
poter dei vincitori. La perdita degl'inglesi fu di poca importanza, non
arrivando a quattrocento tra morti, feriti e prigionieri. Certamente
fecero in questa giornata gli Americani grande errore, poichè furono
obbligati a combattere con una parte delle forze loro contro tutte
quelle del nemico. Non usarono quella diligenza ch'era richiesta per
venire in cognizione della quantità delle genti sbarcate; nè fecero
correre dai loro sufficientemente le strade a far la scoperta,
massimamente sul sinistro fianco, donde venne il pericolo; nè con
opportune guardie fornirono i passi difficili sulla strada per a
Giamaica. Alcuni bucinarono eziandio, quantunque leggermente, di
tradimento in coloro, che avevano in cura di guardargli. Ma egli è
certo, che peccaron meglio di negligenza, che di mal animo. Il
colonnello Miles poi era tale, che non lasciava luogo a sospetto. Ei
pare bensì, che Sullivan, o troppo confidente, o troppo rilassato, non
usasse quel rigore, di cui era mestiero in una occorrenza tanto
principale per impedire le pratiche, ed opprimere i trattati, che i
leali tenevano cogl'Inglesi; sicchè erano questi diligentemente
informati dei luoghi più deboli, e della negligenza, alla quale stavano
le guardie. Gl'Inglesi e gli Essiani combattettero non solo con valore,
ma ancora con una foga ed una rabbia incredibile per emulazion tra di
loro, e per volersi levare le antiche macchie dal viso.
Il generale Washington era passato durante la battaglia dalla Nuova-Jork
a Brooklin, e veduta la distruzion de' suoi; dicesi esclamasse
fortemente in segno di grandissimo dolore. Poteva egli, se avesse
voluto, trar fuora i suoi dagli alloggiamenti, e spingerli in soccorso
di quelli, ch'erano alle mani col nemico. Poteva altresì far venire
improvvisamente le restanti genti della Nuova-Jork, e comandar loro,
entrassero a parte della battaglia. Ma con tutti questi rinforzi il suo
esercito non sarebbe stato di gran lunga eguale a quello degl'Inglesi; e
l'aura della vittoria, che già del tutto spirava favorevole a questi, ed
il maggior ardire e disciplina loro ebbero ogni speranza tolto di poter
ristorare la battaglia. Se avesse dato dentro, egli è probabile, che
tutto l'esercito sarebbe stato a quel dì distrutto, e l'America ridotta
a soggezione. Gli si dee perciò molta lode per non essersi lasciato in
sì grave occorrenza trasportare ad un poco prudente consiglio; e per
avere sè stesso ed i suoi serbato, ai casi avvenire, ed alla miglior
fortuna.
Erano gl'Inglesi venuti in tanta baldanza per la recente vittoria, che
seguendo subito la fortuna vincitrice volevano dar la battaglia al campo
americano. Ma il generale inglese, rattenuto e prudente capitano,
ossiachè credesse, che gli Americani fossero dentro più forti veramente
di quello che non erano, o considerando che l'avuta vittoria gli avrebbe
senza altro rischio dato in mano la città della Nuova-Jork, che era il
principale oggetto della spedizione, contenne il furore de' suoi.
Accampossi poscia a fronte degli alloggiamenti nemici, e la notte dei 28
sboccò a seicento passi di un bastione sulla sinistra. Intendeva di
approssimarsi colle trincee, e di aspettare, che pel tempo l'armata
cooperasse dalla parte del mare coll'esercito di terra.