«Noi adunque rappresentanti degli Stati Uniti di America in generale

congresso convenuti, appellandone al supremo Giudice del mondo della

rettitudine delle nostre intenzioni, in nome e per l'autorità del buon

popolo di queste colonie, solennemente pubblichiamo e dichiariamo, che

queste unite colonie sono, e di diritto esser debbono liberi ed

independenti Stati: che assolute sono da ogni leanza verso la Corona

britannica; e che ogni politica congiunzione tra queste e lo Stato della

Gran-Brettagna è, ed esser dee totalmente disciolta; e che, siccome

liberi ed independenti Stati, hanno elleno piena potestà di romper la

guerra e di concluder la pace, di far le alleanze, di stabilire il

commercio, e di tutti quegli atti, e cose fare, che agl'independenti

Stati di diritto appartengono. E per l'eseguimento di questa

dichiarazione, ponendo tutta la nostra speranza e fede nella protezione

della divina Provvidenza, noi scambievolmente impegniamo l'uno

all'altro, e l'altro all'uno le nostre vite, le nostre sostanze ed il

nostro onore[1]».

Tale è stata la dichiarazione dell'independenza degli Stati Uniti

d'America, la quale se era, come pare, necessaria, non era però senza

pericolo. Imperciocchè sebbene le cose erano a tal condizione ridotte,

che la maggior parte degli Americani o la desideravano, o non la

contrastavano, ciò nondimeno molti o apertamente la disapprovavano, o

nell'animo loro la detestavano. E ciò che riusciva di maggior pericolo,

si era, che gli avversarj massimamente in quelle province abbondavano,

nelle quali si sapeva, che gli Inglesi avrebbero fatto una gagliarda

impressione. Gli eserciti americani erano deboli, l'erario povero, gli

ajuti esterni incerti; e che l'ardore dei popoli avesse a continuarsi,

molto era da dubitare. Si sapeva da un altro canto, che l'Inghilterra si

era ferma ad ogni modo a voler usar tutta la forza sua per ridur le

colonie all'obbedienza, innanzi che esse vieppiù sì confermassero nella

resistenza, od entrassero nelle alleanze coi principi forestieri. Nè non

era da temersi, che, se le armi americane, siccome più probabile pareva,

fossero state perdenti in su quei primi principj i popoli ne avrebbero

accusata l'independenza; ed isbigottiti essendo, sarebbero, come soglion

fare, coi desiderj loro molto più indietro tornati, che prima voluto non

avrebbero. Quando s'incomincia a disperare, non si fa fine alle

concessioni. Ma giacchè la guerra era inevitabile, e che ogni accordo

era impossibile per l'ostinazione delle due parti, si trovava il

congresso nella necessità di risolversi; non che credesse, che a

qualunque partito si appigliasse, non vi fosse pericolo; ma amò meglio

abbracciar quello, ch'era più risoluto, che non l'altro di continuar

nella pretensione della rivocazione delle leggi, ch'era pieno di

incertezza. Poichè quali fossero appunto le leggi da rivocarsi, non era

ben chiaro. Alcuni volevano, si annullassero tutte le leggi fatte dal

1763 in poi; alcuni non tutte quelle, ma solamente una parte; chi questa

e chi quell'altra; e finalmente vi erano di quelli, che non istavano

contenti nemmeno alla totale rivocazione, ma volevano, se ne rivocassero

alcune più antiche. Altri poi nel corso della querela avevano mosso

alcune cose del tutto impossibili ad ottenersi dalla Gran-Brettagna. Nè

si può negare, che la dichiarazione dell'independenza non fosse alla

natura stessa delle cose conforme; poichè i tempi non avrebbero

lungamente comportato, che un popolo numeroso, ricco, armigero ed

avvezzo alla libertà da un altro assai lontano, e non troppo più grande

dipendesse. Ogni cosa già si volgeva all'independenza; e questa è stata

forse la più secreta cagione, per la quale i ministri inglesi si erano

determinati a voler porre un più duro freno in bocca agli Americani.

Egli è vero ancora, che i principi forestieri non avrebbero consentito a

fornir gli ajuti, ed a far lega con coloro, i quali tuttavia si

confessassero sudditi di un altro regno; mentrechè si poteva sperare,

che fossero per praticare, e per concludere con quelli, che ad ogni

patto si eran risoluti a voler diventare una nazione franca ed

independente. Nel primo caso nemmeno la vittoria, nell'ultimo non che la

vittoria, ma solamente la difesa, ed il bilicar coll'armi la fortuna

avrebbe procurato le leghe.

Quale di questo sia la verità, egli è certo, che la dichiarazione fu

ricevuta da quei popoli con grandissimi segni di allegrezza. Nè si

trascurarono tutte quelle pubbliche dimostrazioni, che sono in

somiglianti casi solite a farsi dai governi per procurar presso i popoli

favore e grazie alle determinazioni loro. Fu bandita con molta solennità

a Filadelfia gli otto di luglio. Vi si fecero i fuochi, si spararono le

artiglierie; ed il popolo, come se impazzato fosse, era dappertutto in

gran galloria. Agli undici fu pubblicata nella Nuova-Jork, e con molto

apparato letta a ciascuna brigata dell'esercito americano, il quale

allora si trovava raccolto in quelle vicinanze. Fu udita con

acclamazioni ed applausi senza fine. La sera la statua del Re Giorgio

terzo, ch'era stata rizzata nel 1770, fu abbassata, e tratta pel fango

dai figliuoli della libertà. Deliberarono, che col piombo, col quale era

stata gittata, si facessero palle. Le quali cose, se si facevano contro

ogni civiltà, come è veramente, non si facevano però contro la ragione

di Stato; imperciocchè aizzavano i popoli, e gli facevan correre a quel

fine, che si desiderava. A Baltimore, essendovi l'independenza stata

bandita in presenza dei bombardieri e delle milizie, il popolo non

capiva in sè stesso dalla allegrezza. Si fecero molte salve, e le

acclamazioni ferivano l'aria, pregando tutti felicità ai liberi ed uniti

Stati d'America. La sera l'effigie del Re fu condotta a trastullo di

popolo per tutta la città, ed arsa poscia in un fuoco acceso a questa

bisogna. In Boston poi le dimostrazioni furono grandissime. Vi fu

bandita la independenza dal balcone del Palazzo in presenza di tutti i

maestrati civili e militari, ed al cospetto di un innumerabile popolo,

che vi era concorso sì dalla città stessa, che dal contado. Il presidio

stava affilato nella contrada del Re, che fu poi chiamata col nome di

contrada degli Stati, e diviso in tredici schiere per denotare i tredici

Stati uniti. Fatta a mezzodì la pubblicazione, seguirono gli evviva

popolari con un romore incredibile; e ad un dato segnale fu fatta dal

Fort-hill una salva di tredici colpi di artiglieria, alla quale

risposero a muta pure con tredici colpi quelle del castello, dell'istmo,

di Nantasket e della punta d'Alderton, siccome anche il presidio stesso

con una salva di moschettate, andando in giro l'una dopo l'altra le

tredici schiere. Convennero poscia i maestrati e molti gentiluomini a

banchettare nella sala del Consiglio, dove invitandosi l'un l'altro

fecero brindisi alla prosperità e perpetuità degli Stati uniti

d'America; al congresso americano; al generale Washington; al prospero

successo dell'armi degli Stati uniti; alla caduta dei tiranni e della

tirannide; alla propagazione della civile e della religiosa libertà;

agli amici degli Stati uniti in tutte le parti del mondo. Suonavano

intanto le campane a gloria; l'allegrezza era universale, ed i

festeggiamenti senza fine. La sera furono abbassate tutte le insegne del

Re, o marzocchi, o scettri, o corone, che si fossero, e furon tutte

spezzate od arse nella contrada degli Stati. Ma nella Virginia i

rallegramenti che vi furono, non si potrebbero con sufficienti parole

descrivere. Il convento virginiano decretava, che nelle pubbliche preci

si omettesse di pregare pel Re. Ordinava, che nel gran sigillo della

repubblica di Virginia si raffigurasse la virtù, siccome Genio della

repubblica, vestita alla foggia delle Amazzoni, la quale si appoggiasse

con una mano su d'una lancia, e coll'altra tenesse una spada, e col piè

calpestasse la tirannide rappresentata da un uomo prostrato, accanto la

corona cadutagli di testa con una catena rotta nella manca, ed un

flagello nella diritta. Nell'esergo si leggeva la parola _Virginia_, ed

all'intorno dell'immagine della virtù quest'altre: _sic semper

tyrannis_. Sul rovescio si vedeva un gruppo di figure. Quella di mezzo

rappresentava la libertà colla sua bacchetta e col pileo. Dall'un de'

lati stava Cerere colla sua cornucopia in questa mano, ed in quella una

spica di frumento, dall'altro l'eternità col globo, e colla fenice.

Nell'esergo si trovavano scolpite queste parole: _Deus nobis haec otia

fecit_.

In somma tra mezzo a queste esultazioni nulla si lasciò indietro di

quello, che poteva indurre nei popoli favore e desiderio del nuovo

stato, ed odio e nimistà non solo contro la tirannide, ma ancora contro

la monarchia; sforzandosi i libertini di fare in modo, che non che l'una

coll'altra si confondesse nella mente dei popoli, ma vi nascesse inoltre

la opinione, ch'esse non possano scompagnarsi. In questo modo dall'un

canto i Capi dei libertini americani prima colle segrete mene, poi con

aperti andari, e finalmente con una molto opportuna e molto ardita

risoluzione; e dall'altro i ministri britannici, prima con avare ed

insolite provvisioni, poi coll'incertezza dei consiglj, quindi con

inumane ed esacerbanti leggi, e finalmente colla debolezza dell'armi

diedero origine ad un avvenimento, il quale produsse in ultimo un totale

sceveramento di un glorioso e possente Impero. Tanto sono gli uomini o

costanti nella libertà, od ostinati nell'ambizione, o timidi nei

consiglj, o più pronti ad avvertire il nemico colle minacce, che ad

opprimerlo coi fatti. Certo è, che mancarono nei ministri britannici

l'ingegno per prevedere, o la forza per provvedere; sicchè i tumulti

d'America e nacquero inosservati, e crebbero senza ostacoli, e tanto

ingrossarono, che come un fiume gonfiato dalle insolite piogge i non

sufficienti argini, ed i tardi impedimenti sopravanzarono tutti, e

strabocchevolmente superarono.

NOTA

[1] I membri, che allora componevano il congresso, e che tutti

sottoscrissero la dichiarazione, sono i seguenti.

_Nuovo-Hampshire._ — Josia Bartlett, Guglielmo Whipple, Matteo Thornton.

_Massacciusset._ — Samuele Adams, Giovanni Adams, Roberto Treat-Paine,

Elbrigo Gerry.

_Isola di Rodi._ — Stefano Hopkins, Guglielmo Ellery.

_Connecticut._ — Ruggiero Shermann, Samuele Huntington, Guglielmo

Williams, Oliviero Wolcott.

_Nuova-Jork._ — Guglielmo Floyd, Filippo Livingston, Francesco Lewis,

Luigi Morris.

_Nuova-Cesarea._ — Riccardo Stockton, Giovanni Witherspoon, Francesco

Hopkinson, Giovanni Hart, Abramo Clark.

_Pensilvania_ — Roberto Morris, Beniamino Rush, Beniamino Franklin,

Giovanni Morton, Giorgio Clymer, Jacopo Smith, Giorgio Taylor, Jacopo

Wilson, Giorgio Ross.

_Delawara._ — Cesare Rodney, Giorgio Read.

_Marilandia._ — Samuele Chase, Guglielmo Paca, Tommaso Stone, Carlo

Caroll di Carollton.

_Virginia._ — Giorgio Ughte, Riccardo Enrico Lee, Tommaso Jefferson,

Beniamino Hamson, Tommaso Nelson minore, Francesco Lightfoot Lee,

Cartero Braxton.

_Carolina Settentrionale._ — Guglielmo Hooper, Giuseppe Hewes, Giovanni

Pena.

_Carolina Meridionale._ — Edoardo Rutledge, Tommaso Heyward minore,

Tommaso Lynch minore, Arturo Middleton.

_Giorgia._ — Button Gwinnet, Limano Hall, Giorgio Walton.

FINE DEL LIBRO SESTO

LIBRO SETTIMO

[1776]

Dopo che noi siamo iti riscorrendo i due primi periodi di questa

ostinata contesa, il primo, nel quale i britannici ministri con insolite

leggi gli Americani offendevano ed asperavano, ed il secondo, in cui con

deboli consiglj, e colle insufficienti armi la guerra esercitavano,

l'ordine della storia richiede, che ci facciam ora a descrivere quelle

cose, che avvennero nel terzo, in cui, fatti risoluti, e messa in opera

tutta la forza loro, si proponevano di opprimere subitamente con un

gagliardo sforzo, e di soggettar l'inimico. Arrivava il generale Howe da

Alifax, e sbarcava il dì venticinque giugno colle sue genti a

Sandy-Hook, ch'è una punta di terra situata nell'entrar di quel golfo,

che si comprende tra la terra-ferma della Nuova-Cesarea, le foci del

fiume Rariton, l'Isola degli Stati, e la bocca della cala della

Nuova-Jork da una parte, e l'Isola Lunga dall'altra. Ai due di luglio

pigliava possessione dell'Isola degli Stati, sicchè e' si possa, o lodar

come coraggiosa, o biasimare come temeraria la risoluzione

dell'independenza presa in quei dì medesimi, in cui ogni giorno più

risuonavano i nimichevoli apparecchiamenti dell'Inghilterra, ed arrivava

l'esercito reale, e si metteva in punto per assalire con grandissimo

apparato di guerra le parti più deboli dell'America. Avrebbe voluto il

generale aspettar tuttavia ad Halifax l'arrivo dei rinforzi, che il suo

fratello l'ammiraglio doveva condurre dall'Inghilterra, acciocchè, tosto

arrivati entrambi nelle acque della Nuova-Jork, potessero metter mano

all'opera, e, fatto un subito impeto, por fine alla guerra. Ma

l'ammiraglio indugiava molto ad arrivare, e le stanze di Halifax erano

di molto incomodo all'esercito, essendovi le provvisioni scarsissime, nè

potendosi le genti tutte ricoverar a terra, dimodochè furon obbligate a

rimanersene stivate sulle navi. Finalmente inoltrandosi già molto la

stagione, e cacciato dalla necessità si era deliberato ad andar aspettar

il fratello ed i rinforzi nelle parti vicine alla Nuova-Jork, ed erasi

partito con tutto l'esercito e coll'armata condotta dall'ammiraglio

Shuldam. Nel tragitto si accozzaron con esso lui alcuni reggimenti, che

separati dai compagni per venti contrarj navigavano soli alla volta di

Halifax. Altri furono intrapresi dai corsari americani. Gli abitanti

dell'Isola degli Stati ricevettero il generale inglese con grandissime

dimostrazioni d'allegrezza, ed i soldati acquartierati qua e là nei

villaggi, trovarono ogni maniera di rinfrescamento; del che avevano

strettissimo bisogno. Quivi venne ad incontrarlo il governatore Tryon,

il quale diligentemente lo ragguagliò dello stato della provincia,

siccome pure delle forze e degli apparecchiamenti fatti dal nemico.

Molti Cesariani venivano ad offerirsi a pigliar soldo nelle genti del

Re, e gli abitatori stessi dell'Isola degli Stati bramosamente entravano

sotto le insegne, dimodochè si aveva la speranza, che, ove tutto

l'esercito riunito si muovesse all'assalto, e corresse le province, non

si sarebbe incontrato difficoltà nell'ottenere una compiuta vittoria.

L'ammiraglio Howe, toccato Halifax, e trovatovi una lettera del fratello

colla quale lo avvisava della sua partenza per alla Nuova-Jork, e

pregava, lo andasse a raggiungere, si mise tosto di nuovo al viaggio, ed

arrivava felicemente all'isola degli Stati il giorno dodici di luglio.

Quivi si congiunsero con loro le genti, che guidate dal general Clinton

ritornavano dall'infelice spedizione di Charlestown. Arrivavano anche

giornalmente i rinforzi d'Europa conviati dal comandante Hotham, sicchè

in poco tempo tutto l'esercito sommò bene tra Inglesi, Essiani e

Waldecchesi al novero di ventiquattro migliaia di soldati. Si aspettava

ancora un'altra coda di Essiani, ch'erano di fanti elettissimi, i quali

erano rimasti indietro, e come prima arrivati fossero, avrebbe sommato a

trentacinque migliaia di soldati, tutta buona gente, e della migliore di

tutta l'Europa. Non v'era stata mai in America dimostrazione di sì gran

moto; e quest'era il primo esercito di sì fatta forza, che mai si fosse

veduto in quelle contrade.

Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2 · 第 20 / 30 段