Il congresso decretò in onore di Riccardo Montgommery, uomo presso gli

Americani di laudatissima memoria, si procacciasse da Parigi, o da

qualche altro luogo della Francia un monumento con una accomodata

inscrizione tramandatrice a' posteri delle virtù e dell'eroiche doti

dell'animo suo. Così il congresso coll'esempio di quella dei morti

stimolava la virtù dei vivi; e generalmente si può dire, che, siccome

per l'ordinario gli autori delle rivoluzioni dei popoli più volentieri e

più spesso adoperano i tristi, che i buoni, sia perchè, quelli sono i

primi a far maggior rombazzo, o sia perchè, lasciandosi essi solamente

guidare all'interesse proprio, più pieghevoli e più arrendevoli sono,

che non gli altri alle voglie di coloro che governano, così il congresso

americano, la via tutta contraria seguendo, più adoperava e più onorava

i buoni che i tristi. Che poi questi ultimi ai tempi della rivoluzione

in America più che altrove fossero radi, e gli altri più copiosi, noi

non ardiremmo di affermare. Bene ci pare, che, se non mancarono presso

gli Americani di quei tempi i vizj procedenti dalla cupidigia del

guadagno in sul mercatare, non abbondaron però quelli, che hanno la

origine loro nel lusso, nella lussuria e nell'ambizione di soprastare.

Nè era ancora appo i medesimi venuta meno l'autorità della religione, o

si era la medesima corrotta; nè giunto l'annuale di lodar a scandalo i

vizj, o di burlarsi della virtù. Nè a minor ammirazione alle virtù di

Montgommery si levarono le menti inglesi, che le americane. Nel

Parlamento stesso i più acconci oratori tanto di bene e di lode ne

dissero, che gli scrittori delle antiche storie non fecero di vantaggio

verso i più riputati uomini dell'antichità. In ciò andarono a gara il

colonnello Baré, che con parole orrevoli e molto dogliose lamentò la sua

morte; Burke e Fox, il quale giovanissimo, com'egli era, dava saggio già

fin d'allora di quell'uomo, ch'egli era, e che poi fu. Lord North gli

riprendeva agramente, dicendo: che non era da comportarsi, che tante

lodi date fossero ad un ribelle. Concedeva egli, essere stato

Montgommery prode, capace, umano, generoso; ma contuttociò stato essere

un prode, capace, umano, e generoso ribelle. Citò poscia quel verso

dell'Addisson nel Catone, che significa: _Maledette le sue virtù, che

soggiogato hanno la sua patria!_ Al che rispose con bellissimo porgere

Fox; che poco si curava egli di purgare l'eccellente personaggio dalla

nota di ribelle testè datagli; perciocchè non era essa un certo segno di

disonore. I grandi stabilitori della libertà, continuava, i salvatori

della patria loro, i benefattori dell'umano genere sono stati in tutte

le età chiamati ribelli; e che quella costituzione stessa, per la quale

avevan essi la facoltà di potere in quella Camera sedere, da una

ribellione si doveva riconoscere. Aggiunse quei versi del principe dei

poeti latini: _Sunt hic etiam sua proemia laudi, Sunt lacrimae rerum, et

mentem mortalia tangunt_.

Ma ritornando ora, dove ci richiama l'ordine della storia, le disgrazie

del Canadà furon compensate dai prosperi successi ottenuti sotto le mura

di Charlestown nella Carolina Meridionale. Avevano i ministri

determinato di fare un grande sforzo contro le colonie meridionali;

perciocchè si erano dati a credere, e non senza ragione, che in quelle

più che nelle settentrionali fossero frequenti gli amici

all'Inghilterra, i quali non avrebbero tralasciato di mostrarsi vivi,

tostochè l'esercito del Re fosse comparso gagliardo su quelle coste, o

fatto si fosse padrone di qualche posto d'importanza. Speravano allora

coll'aiuto dei leali, e colle proprie forze di potere il pristino ordine

di cose ristabilire in queste province; e che dalle medesime sarebbero

corsi da fianco a danno di quelle del miluogo e delle settentrionali, le

quali assalite da un grosso esercito alle spalle dalla parte del Canadà,

e da un altro egualmente forte da fronte verso la marina, non avrebbero

potuto far resistenza, e sarebbe convenuto agli Americani stare a posa,

ritornando all'antica obbedienza. Intendevano, che si facesse impeto

primamente, siccome più debole dell'altre, nella Carolina del Nort, e

quindi voltare le armi contro la Carolina Meridionale e contro la

Virginia secondo l'inclinazione delle cose. Quindi è, che l'armata che

doveva trasportar le soldatesche destinate a questa fazione, era partita

dai porti d'Inghilterra e d'Irlanda prima dell'altre, e che il generale

Clinton, il quale con un'altra buona mano di genti doveva dalla

Nuova-Jork venire a congiungersi coi nuovi ajuti, era già arrivato al

capo Fear dopo di aver tentato invano la Virginia. Ma dall'un canto

l'impazienza dei leali della Carolina Settentrionale nell'aver voluto

sorgere prima del tempo aveva guasto l'impresa e prodotto la rovina

loro. Dall'altro i venti contrari e le burrasche avevano contro ogni

aspettazione tanto ritardato il corso dell'armata, la quale sotto gli

ordini dell'ammiraglio Peter-Parker veleggiava alla volta del capo Fear,

che non potette arrivarvi, se non molto spazio dopo il convenuto e

sperato tempo, ed allorquando i leali erano già stati oppressi, e quando

gli abitanti dell'una e dell'altra Carolina stavano non solo avvisati,

ma già avevano fatto tutti i provvedimenti alla resistenza. Certa cosa

è, che, se i leali della Carolina del Nort avessero qualche tempo

indugiato prima di prorompere, o che il mare fosse stato più propizio

agl'Inglesi, le cose del congresso avrebbero portato verso ostro

grandissimo pericolo. Arrivarono verso il finire d'aprile od il

cominciar di maggio al capo Fear le navi di Peter-Parker con molte genti

da sbarcare, e coi generali Cornwallis, Vaughan ed alcuni altri, dove si

congiunsero col Clinton, il quale, siccome anziano, ebbe il governo di

tutta l'impresa. Per la ostinata resistenza dei Virginiani, e per le

disgrazie che testè afflitto avevano i Caroliniani del Nort volti a

favor dell'Inghilterra, non si poteva sperar di far frutto alcuno in

queste due province, e non vi rimaneva altro buon partito fuori di

quello di voltarsi contro la Carolina Meridionale. Nel che si aveva

anche questo vantaggio, che una volta superata e presa la città di

Charlestown si avrebbe avuto agevolmente l'entrata aperta all'acquisto

di tutta la provincia, impauriti i popoli dalla perdita della capitale,

ed essendo piana ed esposta alle correrie di un nemico attivo e

disciplinato. Nè si poteva credere, che l'impadronirsi di Charlestown

fosse opera molto difficile, essendo questa città posta sulla costiera.

Fatta la risoluzione, si apparecchiarono gl'Inglesi ad eseguirla. Ma i

Caroliniani non erano stati oziosi nel procurar le difese, tanto per

tutta la provincia, quanto particolarmente per la città. Avevano i Capi

del popolo, siccome abbiam già notato, molto affortificato l'isola di

Sullivan, lontana a sei miglia da quella punta di terra, che vien

formata dalla congiunzion dei due fiumi Ashley e Cooper, sulla quale

siede la città di Charlestown. Quest'isola è sì vicina al canale pel

quale si va a Charlestown, che da essa coi tiri delle artiglierie si

possono danneggiar le navi, che tentassero di passare. Il Forte Moultrie

stato era armato con trentasei pezzi di grossa artiglieria e ventisei di

minore. Il Forte stesso poi era costrutto con una sorta di legno del

paese, che gli abitanti chiamano _palmetto_, ed è sì spugnoso e sollo,

che l'impeto delle palle vi si rompe dentro, e se fan buca, non fan

rovina. Si chiamarono con grandissima sollecitudine le milizie da tutta

la provincia alla difesa della città. Nello spazio di pochi giorni il

presidio sommava a seimila soldati, se non disciplinati, certo molto

ardenti. Il reggimento stanziale della Carolina Meridionale fu mandato a

presidiar il Forte Johnson, situato sull'isola James, distante a tre

miglia da Charlestown, dal quale si poteva trarre a gittata nel canale.

Il secondo e terzo reggimento occupavano l'isola di Sullivan, il

secondo, di cui era colonnello Guglielmo Moultrie, il Forte, il quale

poi dall'onorata difesa ch'ei vi fece, fu chiamato col suo nome. Le

altre genti pigliarono i posti più opportuni; le contrade prossimane

alle acque abbarrate, i fondachi sulla riviera atterrati, e nuove

trincee construtte a riva. Nissuno vi era, che non avesse dato di mano o

all'armi, o alla pala, o alla marra. I Neri, che si eran fatti venire

dalla campagna, secondavano mirabilmente i Bianchi nell'affortificar la

città. Il generale Lee, nel quale i popoli avevano grandissima fidanza,

era capitano generale di tutte le genti; e se gli altri erano ardenti,

nissuno dubiti ch'ei nol fosse molto più. La rabbia, che da lungo tempo

aveva concetto contro il governo inglese, l'amor della gloria ed il

voler riuscire all'aspettazione universale attizzavano continuamente

quell'animo già di per sè stesso smisurato. Rutledge, uomo di

grandissima dependenza nella provincia, si affaticava anch'esso

moltissimo per animare i popoli alla difesa. Il suo esempio e le

esortazioni sue facevano mirabili effetti. Ognuno stava con grand'animo

e con non minore speranza ad aspettar l'assalto. Intanto arrivava la

flotta britannica, e sorgeva in sull'ancore a tramontana dell'isola

Sullivan. Le navi armate in guerra erano il Bristol e lo Sperimento di

cinquanta cannoni, quattro fregate, l'Attiva, l'Atteone, il Solebay, e

la Sirena di 28, la Sfinge di 20, l'Amicizia di 22, e due altri legni

minori da otto, tra i quali una detta il Fulmine, nave da bombarde. Cosa

di somma difficoltà era il valicare lo scanno per entrar nel canale di

Charlestown, massimamente pei vascelli più grossi. E non fu senza gran

fatica, che gl'Inglesi riuscirono a far entrare il Bristol e lo

Sperimento, quantunque alleggeriti gli avessero col tor via le

artiglierie e le altre cose da carico. Diedero nonostante nelle secche,

e fecero vista di rompersi; ma la perizia degli uffiziali inglesi la

perseveranza dei marinari gli preservarono. Si apparecchiavano

gl'Inglesi a dar la batteria al Forte Moultrie, per poter, superato

quello, andar sopra la città sicuramente. Quivi il generale Clinton

mandò fuori un cartello o bando, il quale per mezzo di un trombetto

introdusse nella città, e col quale rammemorando il sovvertimento di

ogni ordine civile, che nella Carolina esisteva, e la tirannide

stabilita nelle mani dei congressi, delle congregazioni e simili altri

maestrati insoliti e contrari alla britannica costituzione, ammoniva,

prima di procedere alle estremità, e scongiurava i Caroliniani,

ritornassero all'antica obbedienza, e con pacifici modi la vendetta di

una nazione irritata e potente allontanassero. Offeriva nello stesso

tempo il perdono a tutti quelli, che, poste giù le armi, si

sottomettessero. Questo bando riuscì del tutto inutile. I generali

inglesi per impadronirsi del Forte di Moultrie avevan disegnato di

operar in tal modo, che mentre le navi lo assalivano da fronte colle

artiglierie, una grossa banda di soldati inglesi, i quali a questo fine

si erano sbarcati nell'Isola Lunga, situata a levante di quella di

Sullivan, avrebbe traversato lo stretto braccio di mare, che l'una

dall'altra divide, e che si credeva facilmente guadoso, e venuta

sull'ultima avrebbe assalito il Forte alle spalle per la parte di terra,

dove le difese erano molto deboli. Tanta era l'opportunità di questo

disegno, che l'istesso Lee, dubitando dell'esito, opinava, si votasse il

Forte, e si attendesse solamente alla difesa della città. Ma gli uomini

di Charlestown, i quali temevano fuori di misura le bombe, si

risolvettero a voler tentare ad ogni modo la difesa del Forte. Essendo

ogni cosa in pronto dall'una parte e dall'altra, la mattina dei 28

giugno la nave il Fulmine, protetta da un altro legno armato, andò a

pigliar posto, e cominciò a gettar bombe dentro il Forte, mentre la

restante armata si faceva avanti. Verso le undici il Bristol, lo

Sperimento, l'Attivo ed il Solebay attelatisi di fronte incominciarono a

trarre furiosamente contro il Forte. La Sfinge, l'Atteone, e la Sirena

andarono a fermarsi verso ponente tra la punta dell'isola Sullivan, e la

città, parte per poter colle artiglierie strisciar all'indentro le

fortificazioni, e parte per impedir la comunicazione tra l'isola e la

terraferma; la quale cosa avrebbe dall'un canto impedito la ritirata

alla guernigione, e dall'altro i soccorsi di uomini e di munizioni, che

le si sarebbero potuti mandare. In questo modo si proibiva ancora ai

Caroliniani di potere con brulotti ed altri ingegni militari disturbar

l'assalto. Ma questo disegno per l'imperizia dei piloti riuscì vano. Le

tre navi diedero nelle secche su d'un renaio chiamato _Middle-Grounds_,

e quantunque per l'incredibile industria dei marinari, e non senza grave

danno, due ne fossero di nuovo tratte a galla, ciò non di meno non

potettero eseguire l'intento dei capitani, sia perchè l'ora era divenuta

tarda, sia perchè pel danno ricevuto non potettero convenientemente

ritirarsi. L'Atteone arenò, e l'indomane fu arso. In questo mezzo la

battaglia si era sboglientata orribilmente tra le altre quattro navi ed

il Forte, il Fulmine dopo di aver gettato meglio di sessanta bombe, si

trovò talmente danneggiato, che cessò il trarre. Ma le altre

continuavano; e se gagliardo fu l'assalto, non fu meno forte la difesa.

Gli Inglesi stessi ebbero ad ammirare l'americano valore in

quest'ostinato conflitto. La guernigione, che consisteva solamente in

pochi soldati di ordinanza e alcuni di milizia con incredibile audacia

insisteva, cosa, che non si sarebbe potuta credere così facilmente in

quelle genti, pressochè nuove sui cannoni, nonostante l'assalto

terribile degl'Inglesi. Traevano gli Americani di proposito deliberato,

ed imberciavano i nemici a sesta. Le navi inglesi ne ricevettero

infinito danno, e molti valorosi soldati ne furono uccisi. Il Bristol

più di tutti, essendovisi rotte le stacche del cavo, fu esposto per

qualche tempo alle palle nemiche talmente, che ne fu vicino ad esser

rotto e fracassato del tutto. Il capitano Morris, che lo padroneggiava,

toccate molte ferite, e morti quasi tutti i suoi, che si trovavano sul

ponte, rimasto pressochè solo non voleva consentire lo portassero sotto,

finchè una palla gli levò una gamba, ed allora fu tolto via senza

speranza di vita. L'Ammiraglio stesso Peter-Parker rilevò una

contusione. Lord Campbell, quegli stesso, ch'era stato governatore della

colonia toccò una ferita, della quale qualche tempo dopo morì. La

perdita del presidio fu di niun rilievo. Intanto si rallentò prima, e

poscia cessò affatto il trarre degli Americani; perciocchè eran venute

loro meno le munizioni; la qual cosa diè per un tempo agl'Inglesi la

speranza della vittoria. Ma, ricevutone altre, rinfrescaron la battaglia

colla medesima furia che prima. Durò essa sino alle sette della sera,

allorquando, accorgendosi gl'Inglesi che facevan poco frutto, avendo le

navi loro guaste e sconquassate, e non vedendo comparire i loro dalla

parte dell'Isola Lunga, dopo d'aver fatto l'estremo di lor possa, si

risolvettero ad abbandonar l'impresa. Avrebbero voluto i generali

Clinton e Cornwallis traversare il braccio, che le due isole Sullivan, e

Lunga tra di loro disgiunge, e venuti sopra la prima, assalire il Forte

Moultrie alle spalle, come era stato il disegno. Ma le acque, siccome fu

scritto, si trovarono contro ogni aspettazione sì profonde, che non fu

fattibile il valicarle. E da un'altra parte, quando anche quest'intento

loro avessero ottenuto, avrebbero probabilmente incontrato sulle rive

dell'Isola Lunga sì duro intoppo, che rimasti non ne sarebbero in

capitale. Conciossiacosachè il colonnello Thompson con trecento dei

primi feritori del suo reggimento, il colonnello Clarke con dugento

regolari della Carolina Settentrionale, ed il colonnello Horry con

dugento uomini delle bande paesane della Carolina Meridionale, e la

compagnia dei corridori di Racoon con alcune bocche da fuoco avevan

pigliati tutti i posti sull'estremità a levante, e diligentemente gli

guardavano. E' pare, che piuttosto le difese apparecchiate dagli

Americani, che la difficoltà del guado, abbia impedito i generali

inglesi dal tentare il passo; poichè ei non si può credere, che

uffiziali esperti, come questi erano, si siano rimasti per ben nove

giorni nell'Isola Lunga, senza sperimentare, qual fosse la profondità

dell'acque, ed accertarsi, se esse erano guadose, o no, molto tempo

prima della battaglia. Nè meglio si può restar capace, come sia

addivenuto, che, veduto gl'Inglesi, che o le acque dello stretto non si

potevano valicare, o che gli Americani sull'isola Sullivan erano

talmente forti ed affortificati, che non si poteva sperare di

sloggiarli, si siano rimasti tuttavia nell'Isola Lunga, e non abbiano

fatto la risoluzione di trasportare sulle barche, che avevano in pronto,

le genti loro, ed in qualche altra parte dell'isola Sullivan isbarcarle.

Certo sonvi nati in questo fatto molti accidenti, dei quali non si può

chiaramente conoscere la ragione. Checchè di questo pensar si debba,

gl'Inglesi, fattosi notte, si ritirarono, e la mattina del domane le

navi loro tutte eran già lontane a due miglia dall'isola. Alcuni giorni

poi, rimbarcate le genti, si avviarono alla Nuova-Jork, dove si

aspettava anche con tutto l'esercito, ingrossato dai freschi aiuti

venuti d'Inghilterra, il generale Howe. In cotal modo si terminò

l'assalto dato dagli Inglesi al Forte Moultrie, e le cose della Carolina

furono poste per allora in sicuro stato. Il Forte fu poco danneggiato,

sia perchè le palle volarono troppo alte, sia perchè la spugnosità delle

legna, colle quali era costrutto, aveva diminuito l'effetto loro. In

questa battaglia furon notati alcuni fatti da parte degli Americani, che

dimostrarono una grandissima ostinazione, e non sono soliti a

manifestarsi, se non se ai tempi delle rivoluzioni politiche degli

Stati, allorquando gli animi sono a molto ardore concitati. Si ricordò,

che un Jasper, sergente in una compagnia di granatieri essendo stata

rotta l'asta dello stendardo americano, il quale sventolava in sul

Forte, e questo caduto a terra, saltasse giù, e presolo ed attaccatolo

al frugatoio d'un cannone, e tenendolo in mano montasse di nuovo sul

parapetto, e nel suo luogo il ricollocasse, quantunque attorno di lui

molto frullassero le palle del nemico, che contro gli traeva a pruova.

All'indomani il presidente Rutledge lo presentò con una spada,

commendandolo molto, e pubblicamente. Il sergente Macdonald ferito

mortalmente, e già essendo vicino al fine della sua vita, non cessava di

gridar ai suoi, combattessero, stessero fermi nella difesa della patria

e della libertà. Questi esempj si ricordavano con molta lode, e con

ornate parole nei diarj, che si stampavano, e nelle brigate sì private

che pubbliche. Per questi prosperi successi i pensieri, ed i desiderj

degli Americani si accendevano maggiormente. Avendo i Caroliniani

conosciuto per pruova, di quanta utilità fosse riuscito il Forte

Moultrie, e da un'altra parte di quanta difficoltà fosse il mandarvi

rinforzi per causa del mare, risolvettero di congiungere con un ponte

l'isola Sullivan colla terraferma. Questa insigne e difficile opera fu

condotta a buon fine dal generale Gadsden, zelatore grandissimo della

libertà, ed uno degli uomini più riputati della provincia. Il congresso

rendette con solenne decreto pubbliche grazie al maggior generale Lee,

al colonnello Moultrie, al colonnello Thompson, ed a tutti gli uffiziali

e soldati, che avevano combattuto con sì mirabile coraggio, e con tanto

amore della patria loro in quell'ostinata battaglia.

Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2 · 第 17 / 30 段