Americani di laudatissima memoria, si procacciasse da Parigi, o da
qualche altro luogo della Francia un monumento con una accomodata
inscrizione tramandatrice a' posteri delle virtù e dell'eroiche doti
dell'animo suo. Così il congresso coll'esempio di quella dei morti
stimolava la virtù dei vivi; e generalmente si può dire, che, siccome
per l'ordinario gli autori delle rivoluzioni dei popoli più volentieri e
più spesso adoperano i tristi, che i buoni, sia perchè, quelli sono i
primi a far maggior rombazzo, o sia perchè, lasciandosi essi solamente
guidare all'interesse proprio, più pieghevoli e più arrendevoli sono,
che non gli altri alle voglie di coloro che governano, così il congresso
americano, la via tutta contraria seguendo, più adoperava e più onorava
i buoni che i tristi. Che poi questi ultimi ai tempi della rivoluzione
in America più che altrove fossero radi, e gli altri più copiosi, noi
non ardiremmo di affermare. Bene ci pare, che, se non mancarono presso
gli Americani di quei tempi i vizj procedenti dalla cupidigia del
guadagno in sul mercatare, non abbondaron però quelli, che hanno la
origine loro nel lusso, nella lussuria e nell'ambizione di soprastare.
Nè era ancora appo i medesimi venuta meno l'autorità della religione, o
si era la medesima corrotta; nè giunto l'annuale di lodar a scandalo i
vizj, o di burlarsi della virtù. Nè a minor ammirazione alle virtù di
Montgommery si levarono le menti inglesi, che le americane. Nel
Parlamento stesso i più acconci oratori tanto di bene e di lode ne
dissero, che gli scrittori delle antiche storie non fecero di vantaggio
verso i più riputati uomini dell'antichità. In ciò andarono a gara il
colonnello Baré, che con parole orrevoli e molto dogliose lamentò la sua
morte; Burke e Fox, il quale giovanissimo, com'egli era, dava saggio già
fin d'allora di quell'uomo, ch'egli era, e che poi fu. Lord North gli
riprendeva agramente, dicendo: che non era da comportarsi, che tante
lodi date fossero ad un ribelle. Concedeva egli, essere stato
Montgommery prode, capace, umano, generoso; ma contuttociò stato essere
un prode, capace, umano, e generoso ribelle. Citò poscia quel verso
dell'Addisson nel Catone, che significa: _Maledette le sue virtù, che
soggiogato hanno la sua patria!_ Al che rispose con bellissimo porgere
Fox; che poco si curava egli di purgare l'eccellente personaggio dalla
nota di ribelle testè datagli; perciocchè non era essa un certo segno di
disonore. I grandi stabilitori della libertà, continuava, i salvatori
della patria loro, i benefattori dell'umano genere sono stati in tutte
le età chiamati ribelli; e che quella costituzione stessa, per la quale
avevan essi la facoltà di potere in quella Camera sedere, da una
ribellione si doveva riconoscere. Aggiunse quei versi del principe dei
poeti latini: _Sunt hic etiam sua proemia laudi, Sunt lacrimae rerum, et
mentem mortalia tangunt_.
Ma ritornando ora, dove ci richiama l'ordine della storia, le disgrazie
del Canadà furon compensate dai prosperi successi ottenuti sotto le mura
di Charlestown nella Carolina Meridionale. Avevano i ministri
determinato di fare un grande sforzo contro le colonie meridionali;
perciocchè si erano dati a credere, e non senza ragione, che in quelle
più che nelle settentrionali fossero frequenti gli amici
all'Inghilterra, i quali non avrebbero tralasciato di mostrarsi vivi,
tostochè l'esercito del Re fosse comparso gagliardo su quelle coste, o
fatto si fosse padrone di qualche posto d'importanza. Speravano allora
coll'aiuto dei leali, e colle proprie forze di potere il pristino ordine
di cose ristabilire in queste province; e che dalle medesime sarebbero
corsi da fianco a danno di quelle del miluogo e delle settentrionali, le
quali assalite da un grosso esercito alle spalle dalla parte del Canadà,
e da un altro egualmente forte da fronte verso la marina, non avrebbero
potuto far resistenza, e sarebbe convenuto agli Americani stare a posa,
ritornando all'antica obbedienza. Intendevano, che si facesse impeto
primamente, siccome più debole dell'altre, nella Carolina del Nort, e
quindi voltare le armi contro la Carolina Meridionale e contro la
Virginia secondo l'inclinazione delle cose. Quindi è, che l'armata che
doveva trasportar le soldatesche destinate a questa fazione, era partita
dai porti d'Inghilterra e d'Irlanda prima dell'altre, e che il generale
Clinton, il quale con un'altra buona mano di genti doveva dalla
Nuova-Jork venire a congiungersi coi nuovi ajuti, era già arrivato al
capo Fear dopo di aver tentato invano la Virginia. Ma dall'un canto
l'impazienza dei leali della Carolina Settentrionale nell'aver voluto
sorgere prima del tempo aveva guasto l'impresa e prodotto la rovina
loro. Dall'altro i venti contrari e le burrasche avevano contro ogni
aspettazione tanto ritardato il corso dell'armata, la quale sotto gli
ordini dell'ammiraglio Peter-Parker veleggiava alla volta del capo Fear,
che non potette arrivarvi, se non molto spazio dopo il convenuto e
sperato tempo, ed allorquando i leali erano già stati oppressi, e quando
gli abitanti dell'una e dell'altra Carolina stavano non solo avvisati,
ma già avevano fatto tutti i provvedimenti alla resistenza. Certa cosa
è, che, se i leali della Carolina del Nort avessero qualche tempo
indugiato prima di prorompere, o che il mare fosse stato più propizio
agl'Inglesi, le cose del congresso avrebbero portato verso ostro
grandissimo pericolo. Arrivarono verso il finire d'aprile od il
cominciar di maggio al capo Fear le navi di Peter-Parker con molte genti
da sbarcare, e coi generali Cornwallis, Vaughan ed alcuni altri, dove si
congiunsero col Clinton, il quale, siccome anziano, ebbe il governo di
tutta l'impresa. Per la ostinata resistenza dei Virginiani, e per le
disgrazie che testè afflitto avevano i Caroliniani del Nort volti a
favor dell'Inghilterra, non si poteva sperar di far frutto alcuno in
queste due province, e non vi rimaneva altro buon partito fuori di
quello di voltarsi contro la Carolina Meridionale. Nel che si aveva
anche questo vantaggio, che una volta superata e presa la città di
Charlestown si avrebbe avuto agevolmente l'entrata aperta all'acquisto
di tutta la provincia, impauriti i popoli dalla perdita della capitale,
ed essendo piana ed esposta alle correrie di un nemico attivo e
disciplinato. Nè si poteva credere, che l'impadronirsi di Charlestown
fosse opera molto difficile, essendo questa città posta sulla costiera.
Fatta la risoluzione, si apparecchiarono gl'Inglesi ad eseguirla. Ma i
Caroliniani non erano stati oziosi nel procurar le difese, tanto per
tutta la provincia, quanto particolarmente per la città. Avevano i Capi
del popolo, siccome abbiam già notato, molto affortificato l'isola di
Sullivan, lontana a sei miglia da quella punta di terra, che vien
formata dalla congiunzion dei due fiumi Ashley e Cooper, sulla quale
siede la città di Charlestown. Quest'isola è sì vicina al canale pel
quale si va a Charlestown, che da essa coi tiri delle artiglierie si
possono danneggiar le navi, che tentassero di passare. Il Forte Moultrie
stato era armato con trentasei pezzi di grossa artiglieria e ventisei di
minore. Il Forte stesso poi era costrutto con una sorta di legno del
paese, che gli abitanti chiamano _palmetto_, ed è sì spugnoso e sollo,
che l'impeto delle palle vi si rompe dentro, e se fan buca, non fan
rovina. Si chiamarono con grandissima sollecitudine le milizie da tutta
la provincia alla difesa della città. Nello spazio di pochi giorni il
presidio sommava a seimila soldati, se non disciplinati, certo molto
ardenti. Il reggimento stanziale della Carolina Meridionale fu mandato a
presidiar il Forte Johnson, situato sull'isola James, distante a tre
miglia da Charlestown, dal quale si poteva trarre a gittata nel canale.
Il secondo e terzo reggimento occupavano l'isola di Sullivan, il
secondo, di cui era colonnello Guglielmo Moultrie, il Forte, il quale
poi dall'onorata difesa ch'ei vi fece, fu chiamato col suo nome. Le
altre genti pigliarono i posti più opportuni; le contrade prossimane
alle acque abbarrate, i fondachi sulla riviera atterrati, e nuove
trincee construtte a riva. Nissuno vi era, che non avesse dato di mano o
all'armi, o alla pala, o alla marra. I Neri, che si eran fatti venire
dalla campagna, secondavano mirabilmente i Bianchi nell'affortificar la
città. Il generale Lee, nel quale i popoli avevano grandissima fidanza,
era capitano generale di tutte le genti; e se gli altri erano ardenti,
nissuno dubiti ch'ei nol fosse molto più. La rabbia, che da lungo tempo
aveva concetto contro il governo inglese, l'amor della gloria ed il
voler riuscire all'aspettazione universale attizzavano continuamente
quell'animo già di per sè stesso smisurato. Rutledge, uomo di
grandissima dependenza nella provincia, si affaticava anch'esso
moltissimo per animare i popoli alla difesa. Il suo esempio e le
esortazioni sue facevano mirabili effetti. Ognuno stava con grand'animo
e con non minore speranza ad aspettar l'assalto. Intanto arrivava la
flotta britannica, e sorgeva in sull'ancore a tramontana dell'isola
Sullivan. Le navi armate in guerra erano il Bristol e lo Sperimento di
cinquanta cannoni, quattro fregate, l'Attiva, l'Atteone, il Solebay, e
la Sirena di 28, la Sfinge di 20, l'Amicizia di 22, e due altri legni
minori da otto, tra i quali una detta il Fulmine, nave da bombarde. Cosa
di somma difficoltà era il valicare lo scanno per entrar nel canale di
Charlestown, massimamente pei vascelli più grossi. E non fu senza gran
fatica, che gl'Inglesi riuscirono a far entrare il Bristol e lo
Sperimento, quantunque alleggeriti gli avessero col tor via le
artiglierie e le altre cose da carico. Diedero nonostante nelle secche,
e fecero vista di rompersi; ma la perizia degli uffiziali inglesi la
perseveranza dei marinari gli preservarono. Si apparecchiavano
gl'Inglesi a dar la batteria al Forte Moultrie, per poter, superato
quello, andar sopra la città sicuramente. Quivi il generale Clinton
mandò fuori un cartello o bando, il quale per mezzo di un trombetto
introdusse nella città, e col quale rammemorando il sovvertimento di
ogni ordine civile, che nella Carolina esisteva, e la tirannide
stabilita nelle mani dei congressi, delle congregazioni e simili altri
maestrati insoliti e contrari alla britannica costituzione, ammoniva,
prima di procedere alle estremità, e scongiurava i Caroliniani,
ritornassero all'antica obbedienza, e con pacifici modi la vendetta di
una nazione irritata e potente allontanassero. Offeriva nello stesso
tempo il perdono a tutti quelli, che, poste giù le armi, si
sottomettessero. Questo bando riuscì del tutto inutile. I generali
inglesi per impadronirsi del Forte di Moultrie avevan disegnato di
operar in tal modo, che mentre le navi lo assalivano da fronte colle
artiglierie, una grossa banda di soldati inglesi, i quali a questo fine
si erano sbarcati nell'Isola Lunga, situata a levante di quella di
Sullivan, avrebbe traversato lo stretto braccio di mare, che l'una
dall'altra divide, e che si credeva facilmente guadoso, e venuta
sull'ultima avrebbe assalito il Forte alle spalle per la parte di terra,
dove le difese erano molto deboli. Tanta era l'opportunità di questo
disegno, che l'istesso Lee, dubitando dell'esito, opinava, si votasse il
Forte, e si attendesse solamente alla difesa della città. Ma gli uomini
di Charlestown, i quali temevano fuori di misura le bombe, si
risolvettero a voler tentare ad ogni modo la difesa del Forte. Essendo
ogni cosa in pronto dall'una parte e dall'altra, la mattina dei 28
giugno la nave il Fulmine, protetta da un altro legno armato, andò a
pigliar posto, e cominciò a gettar bombe dentro il Forte, mentre la
restante armata si faceva avanti. Verso le undici il Bristol, lo
Sperimento, l'Attivo ed il Solebay attelatisi di fronte incominciarono a
trarre furiosamente contro il Forte. La Sfinge, l'Atteone, e la Sirena
andarono a fermarsi verso ponente tra la punta dell'isola Sullivan, e la
città, parte per poter colle artiglierie strisciar all'indentro le
fortificazioni, e parte per impedir la comunicazione tra l'isola e la
terraferma; la quale cosa avrebbe dall'un canto impedito la ritirata
alla guernigione, e dall'altro i soccorsi di uomini e di munizioni, che
le si sarebbero potuti mandare. In questo modo si proibiva ancora ai
Caroliniani di potere con brulotti ed altri ingegni militari disturbar
l'assalto. Ma questo disegno per l'imperizia dei piloti riuscì vano. Le
tre navi diedero nelle secche su d'un renaio chiamato _Middle-Grounds_,
e quantunque per l'incredibile industria dei marinari, e non senza grave
danno, due ne fossero di nuovo tratte a galla, ciò non di meno non
potettero eseguire l'intento dei capitani, sia perchè l'ora era divenuta
tarda, sia perchè pel danno ricevuto non potettero convenientemente
ritirarsi. L'Atteone arenò, e l'indomane fu arso. In questo mezzo la
battaglia si era sboglientata orribilmente tra le altre quattro navi ed
il Forte, il Fulmine dopo di aver gettato meglio di sessanta bombe, si
trovò talmente danneggiato, che cessò il trarre. Ma le altre
continuavano; e se gagliardo fu l'assalto, non fu meno forte la difesa.
Gli Inglesi stessi ebbero ad ammirare l'americano valore in
quest'ostinato conflitto. La guernigione, che consisteva solamente in
pochi soldati di ordinanza e alcuni di milizia con incredibile audacia
insisteva, cosa, che non si sarebbe potuta credere così facilmente in
quelle genti, pressochè nuove sui cannoni, nonostante l'assalto
terribile degl'Inglesi. Traevano gli Americani di proposito deliberato,
ed imberciavano i nemici a sesta. Le navi inglesi ne ricevettero
infinito danno, e molti valorosi soldati ne furono uccisi. Il Bristol
più di tutti, essendovisi rotte le stacche del cavo, fu esposto per
qualche tempo alle palle nemiche talmente, che ne fu vicino ad esser
rotto e fracassato del tutto. Il capitano Morris, che lo padroneggiava,
toccate molte ferite, e morti quasi tutti i suoi, che si trovavano sul
ponte, rimasto pressochè solo non voleva consentire lo portassero sotto,
finchè una palla gli levò una gamba, ed allora fu tolto via senza
speranza di vita. L'Ammiraglio stesso Peter-Parker rilevò una
contusione. Lord Campbell, quegli stesso, ch'era stato governatore della
colonia toccò una ferita, della quale qualche tempo dopo morì. La
perdita del presidio fu di niun rilievo. Intanto si rallentò prima, e
poscia cessò affatto il trarre degli Americani; perciocchè eran venute
loro meno le munizioni; la qual cosa diè per un tempo agl'Inglesi la
speranza della vittoria. Ma, ricevutone altre, rinfrescaron la battaglia
colla medesima furia che prima. Durò essa sino alle sette della sera,
allorquando, accorgendosi gl'Inglesi che facevan poco frutto, avendo le
navi loro guaste e sconquassate, e non vedendo comparire i loro dalla
parte dell'Isola Lunga, dopo d'aver fatto l'estremo di lor possa, si
risolvettero ad abbandonar l'impresa. Avrebbero voluto i generali
Clinton e Cornwallis traversare il braccio, che le due isole Sullivan, e
Lunga tra di loro disgiunge, e venuti sopra la prima, assalire il Forte
Moultrie alle spalle, come era stato il disegno. Ma le acque, siccome fu
scritto, si trovarono contro ogni aspettazione sì profonde, che non fu
fattibile il valicarle. E da un'altra parte, quando anche quest'intento
loro avessero ottenuto, avrebbero probabilmente incontrato sulle rive
dell'Isola Lunga sì duro intoppo, che rimasti non ne sarebbero in
capitale. Conciossiacosachè il colonnello Thompson con trecento dei
primi feritori del suo reggimento, il colonnello Clarke con dugento
regolari della Carolina Settentrionale, ed il colonnello Horry con
dugento uomini delle bande paesane della Carolina Meridionale, e la
compagnia dei corridori di Racoon con alcune bocche da fuoco avevan
pigliati tutti i posti sull'estremità a levante, e diligentemente gli
guardavano. E' pare, che piuttosto le difese apparecchiate dagli
Americani, che la difficoltà del guado, abbia impedito i generali
inglesi dal tentare il passo; poichè ei non si può credere, che
uffiziali esperti, come questi erano, si siano rimasti per ben nove
giorni nell'Isola Lunga, senza sperimentare, qual fosse la profondità
dell'acque, ed accertarsi, se esse erano guadose, o no, molto tempo
prima della battaglia. Nè meglio si può restar capace, come sia
addivenuto, che, veduto gl'Inglesi, che o le acque dello stretto non si
potevano valicare, o che gli Americani sull'isola Sullivan erano
talmente forti ed affortificati, che non si poteva sperare di
sloggiarli, si siano rimasti tuttavia nell'Isola Lunga, e non abbiano
fatto la risoluzione di trasportare sulle barche, che avevano in pronto,
le genti loro, ed in qualche altra parte dell'isola Sullivan isbarcarle.
Certo sonvi nati in questo fatto molti accidenti, dei quali non si può
chiaramente conoscere la ragione. Checchè di questo pensar si debba,
gl'Inglesi, fattosi notte, si ritirarono, e la mattina del domane le
navi loro tutte eran già lontane a due miglia dall'isola. Alcuni giorni
poi, rimbarcate le genti, si avviarono alla Nuova-Jork, dove si
aspettava anche con tutto l'esercito, ingrossato dai freschi aiuti
venuti d'Inghilterra, il generale Howe. In cotal modo si terminò
l'assalto dato dagli Inglesi al Forte Moultrie, e le cose della Carolina
furono poste per allora in sicuro stato. Il Forte fu poco danneggiato,
sia perchè le palle volarono troppo alte, sia perchè la spugnosità delle
legna, colle quali era costrutto, aveva diminuito l'effetto loro. In
questa battaglia furon notati alcuni fatti da parte degli Americani, che
dimostrarono una grandissima ostinazione, e non sono soliti a
manifestarsi, se non se ai tempi delle rivoluzioni politiche degli
Stati, allorquando gli animi sono a molto ardore concitati. Si ricordò,
che un Jasper, sergente in una compagnia di granatieri essendo stata
rotta l'asta dello stendardo americano, il quale sventolava in sul
Forte, e questo caduto a terra, saltasse giù, e presolo ed attaccatolo
al frugatoio d'un cannone, e tenendolo in mano montasse di nuovo sul
parapetto, e nel suo luogo il ricollocasse, quantunque attorno di lui
molto frullassero le palle del nemico, che contro gli traeva a pruova.
All'indomani il presidente Rutledge lo presentò con una spada,
commendandolo molto, e pubblicamente. Il sergente Macdonald ferito
mortalmente, e già essendo vicino al fine della sua vita, non cessava di
gridar ai suoi, combattessero, stessero fermi nella difesa della patria
e della libertà. Questi esempj si ricordavano con molta lode, e con
ornate parole nei diarj, che si stampavano, e nelle brigate sì private
che pubbliche. Per questi prosperi successi i pensieri, ed i desiderj
degli Americani si accendevano maggiormente. Avendo i Caroliniani
conosciuto per pruova, di quanta utilità fosse riuscito il Forte
Moultrie, e da un'altra parte di quanta difficoltà fosse il mandarvi
rinforzi per causa del mare, risolvettero di congiungere con un ponte
l'isola Sullivan colla terraferma. Questa insigne e difficile opera fu
condotta a buon fine dal generale Gadsden, zelatore grandissimo della
libertà, ed uno degli uomini più riputati della provincia. Il congresso
rendette con solenne decreto pubbliche grazie al maggior generale Lee,
al colonnello Moultrie, al colonnello Thompson, ed a tutti gli uffiziali
e soldati, che avevano combattuto con sì mirabile coraggio, e con tanto
amore della patria loro in quell'ostinata battaglia.