Il congresso, avendo ricevuto le novelle degli avversi procedimenti del

governo, e massimamente quelle della provvisione del commercio, e della

condotta delle genti tedesche, si persuase facilmente, che niuna altra

speranza era rimasta fuori di quella dell'armi. Senza metter tempo in

mezzo, volendo approfittarsi della rabbia eccitata nell'universale dei

popoli, fe' una gran calca a Washington, acciocchè, posti dall'un de'

lati tutti gl'indugi, e sprezzati tutti i pericoli, ad ogni modo

voltasse la mira principale a finir la guerra bostoniana, e cacciasse

via da quelle mura il nemico. Ei prevedeva benissimo, che di

quell'esercito si sarebbe avuto un vicino bisogno per opporsi in altri

luoghi all'armi britanniche, ed i disegni del nemico guastare nelle

altre parti dell'America. Non si dubitava punto, che gl'Inglesi

avrebbero fatto qualche forte impressione nei luoghi più deboli, e

temevasi principalmente della città della Nuova-Jork. Perciò se non si

levava quel nido agl'Inglesi, che sarebbe rimasto loro alle spalle, le

cose si sarebbero trovate in gravissimo pericolo. Ricevuti gli ordini, e

stimolato eziandio dalla necessità del frangente e dal desiderio della

gloria, andava Washington considerando i mezzi, i quali al desiderato

fine più sicuramente condurre il potessero. Ei non istava senza speranza

di poter dare alla città con prospero successo l'assalto. Quella parte

della cala di Boston, che è vicina a Cambridge ed a Roxbury, era gelata;

il che avrebbe grandemente facilitato l'impresa, e per valicar le

restanti acque sino alle mura di Boston, si aveva in pronto un gran

numero di battelli. Si avevano inoltre due batterie galleggianti situate

alle bocche del fiume di Cambridge. Sapevasi, che il presidio mancava di

munizioni da guerra, e ch'era molto estenuato dalle fatiche e dalle

malattie. Aveva poi anche il generale una grandissima confidenza posta

nel valore e nella costanza dei proprj soldati. Perciò pose in una

Dieta, che si fece di tutti i generali, il partito dell'assalto. Ward e

Gates, ambedue soldati di gran conto si opposero, affermando, che senza

mettersi ad un tanto rischio si poteva ottenere il fine di cacciar i

nemici da Boston con occupare le alture di Dorchester, le quali

signoreggiavano al tutto la città. Il partito non si ottenne; del che il

generale si mostrò molto mal contento, ma fu obbligato ad accomodarsi

all'opinione dei più. Si risolvette adunque di andar a prender il posto

delle alture; alla qual bisogna per conforto dei generali Ward, Thomas e

Spencer, era stata apparecchiata una gran quantità di fascine e di

gabbioni. Erano anche state condotte da Ticonderoga e da Crown-point

grosse artiglierie con una quantità sufficiente di obici e di bombarde.

Ei pare, che il generale Howe, il quale era di natura molto circospetta,

non abbia voluto prevenire, trovandosi troppo debole, questo disegno dei

provinciali, il quale dava loro sicuramente vinta tutta la guerra

dell'assedio. Eglino poi, per tenere attento da un'altra parte il

nemico, piantarono grosse batterie a riva il mare a Cobbs-hill, alla

punta di Lechmere, a Phipps-farm ed a Lambsdam in sul canto di Roxbury.

Incominciarono a trarre la notte dei due marzo con molta furia. Le bombe

cadevano frequenti nella città. Il presidio era tutto intento

all'ispegnere l'incendio delle case, ed in tutti quegli altri uffizj

fare, che sono necessarj in simili casi. Intanto si preparavano gli

Americani con grandissima non solo contenzione, ma allegrezza alla

fazione delle alture; ed a quest'uopo s'eran fatte marciare da' vicini

luoghi molte compagnie di milizie per ingrossar l'esercito. Sceglievano

i Capi la notte del quattro marzo; conciossiachè speravano, che la

ricordanza dell'uccisione dei loro seguìta ai cinque di marzo in Boston

nel 1770 avrebbe nuovo ardore aggiunto col desiderio della vendetta a

quegli animi già pur troppo inferociti. Venuta la notte nella sera dei

quattro, ogni cosa essendo all'ordine, procedevan gli Americani con

mirabile silenzio verso la penisola di Dorchester. La notte era

propizia, il vento favorevole, perchè non portasse al nemico quel poco

di strepito, che non si poteva schivare. Le strade facili pel gelicidio.

Le batterie di Phipps-farm, e quelle di Roxbury fulminavano con un

rimbombo maraviglioso. Ottocento uomini d'antiguardo precedevano gli

altri; seguiva il carreggio cogl'istrumenti da trincerare. In terzo

luogo venivan i lavoratori in numero di dodici centinaia, guidati del

generale Thomas, ed in ultimo trecento carri carichi di fascine,

gabbioni e di manne di fieno. Quest'erano per difendere sui fianchi i

provinciali nel passare, e ripassare l'istmo di Dorchester, il quale

molto basso essendo poteva esser da ambe le parti strisciato dalle

artiglierie delle navi nemiche. L'impresa ebbe prospero fine. I

provinciali arrivarono sulle alture non solo senza offesa alcuna da

parte del nemico, ma ancora senza che questi ne avesse alcun sentore. Si

misero essi tosto a lavorare sì rattamente, che alle dieci della sera

avevan già costrutti due Forti atti a difendergli contro le offese delle

armi minute, e dei tiri a scaglia; uno sull'altura che è più vicina alla

città, e l'altro su quella che guarda verso l'isola del Castello. La

mattina, sendo scuro sulle alture, continuarono a lavorare, senza che si

facesse dal canto del presidio alcun motivo. Finalmente, diventata

l'aria chiara, ebbero a mirar gl'Inglesi non senza molta maraviglia le

nuove opere degli Americani. L'ammiraglio inglese, veduta la cosa,

protestò, che, se non si snidavano di là i nemici, le navi sue non

potevano senza un presentissimo pericolo di totale distruzione stanziar

più oltre nella cala. La città stessa era soggetta ad esser rovinata da

capo in fondo a posta dei provinciali. La comunicazione ancora, tra le

genti che guardavano le fortificazioni dell'istmo di Boston e le

restanti, molto difficile e pericolosa diventata. Le artiglierie nemiche

dominavano la spiaggia, dalla quale avrebbero dovuto gl'Inglesi

imbarcarsi nel caso della ritirata. Adunque nissun altro partito era

rimasto loro, che quello, o di combattere per isloggiar da quella nuova

stanza il nemico, ovvero d'abbandonar del tutto la città. Non esitò

punto Howe da quel capitano valoroso ch'egli era, a pigliare il primo, e

disponeva ogni cosa per l'assalto. Washington, accortosi del disegno,

preparava le difese. Le trincee si perfezionavano diligentemente, si

raccoglievano i soldati dai luoghi più vicini, e si accordavano segnali

da praticarsi su tutti i monticelli, i quali da Roxbury sino alla

riviera Mistica fanno, come se fosse, una corona su tutta la spiaggia

che guarda Boston; e ciò affinchè le novelle e gli ordini potessero in

un subito trasmettersi da un luogo all'altro. Andava dicendo a' suoi, si

ricordassero del giorno cinque di marzo. Nè solo apparecchiava i mezzi

di sostener la vicina battaglia e di ributtar il nemico; ma ancora

quelli di offenderlo e cacciarlo, se durante la battaglia o dopo di

essa, qualche buon'occasione avesse offerto la fortuna. Era il suo

pensiero, se il nemico nell'assalto di Dorchester, come sperava, avesse

toccato una rotta, che quattromila uomini scelti stessero pronti dalla

parte di Cambridge a montar sulle navi a quest'uopo state preparate, e,

traversato quel braccio di mare che sta in mezzo tra la terra-ferma e la

penisola, tentassero fra il tumulto e la confusione la Terra. Il

generale Sullivan comandava la prima schiera; Greene la seconda. Si

aspettava un altro fatto, come quello di Charlestown, ed un'altra

battaglia, come quella di Breed's-hill. Howe faceva far le scale per

iscalar le opere degli Americani. Ordinava, che una grossa schiera di

soldati guidati da lord Percy, entrati nelle navi da carico, che stavano

allestite nel porto, andassero ad approdare ad una bassa terra verso la

punta opposta all'isola del Castello. Già si movevano le schiere, e gli

Americani incitati dalla ricordanza del dì anniversario, e della

battaglia di Breed's-hill, siccome anche dai continui conforti dei

capitani, le aspettavano non solo senza tema, ma con allegrezza. Intanto

pel riflusso le acque diventaron sì basse, ed il vento incominciava a

trarre sì forte, che non si poteva valicare. Bisognò sostare per quel

dì, intendendo Howe di dar la battaglia all'indomani molto per tempo. Ma

succedeva la notte un temporale sì grosso, che le acque ne erano

agitatissime la mattina. Poi piovve dirottamente. Il generale inglese

non potè mandar ad effetto il suo disegno. Ma gli Americani, usando bene

l'indugio, avevano un nuovo puntone costrutto, e le altre fortificazioni

condotto a perfezione. Il colonnello Mifflin aveva apprestate molte

botti piene di sassi e d'arena, e collocate intorno le fortificazioni,

acciò, quando il nemico andasse all'assalto, rotolando con grandissima

furia in giù, rompessero gli ordini, e dessero luogo ai suoi di potersi

giovar della confusione. Osservate diligentemente tutte queste cose,

gl'Inglesi si persuadettero, ch'era divenuta impresa troppo pericolosa,

e quasi disperata il dar l'assalto, l'infelice evento del quale, o

solamente la vittoria piena di sangue, come quella di Breed's-hill,

avrebbero in troppo grave rischio poste le cose inglesi in America. Nè

non era da farsi stima, che quand'anche la battaglia fosse stata

prospera, la guernigione non era sì numerosa, che si avesse potuto

conservare senza pericolo la possessione della penisola di Dorchester,

dovendo essa di già custodire non solo la città, ma ancora la penisola

di Charlestown. La battaglia si poteva meglio fare, e la vittoria

desiderare, perchè le armi del Re non ricevessero percossa nella

riputazione, che per l'evento totale delle cose su quelle spiagge. Non

era perciò il frutto della vittoria eguale al pericolo della battaglia.

Si doveva anche far considerazione, che il posto di Boston non era gran

fatto accomodato alle future fazioni dell'esercito che si aspettava

dall'Inghilterra, e Howe medesimo aveva qualche tempo prima avuto

istruzioni dal lord Darmouth, uno dei segretarj di Stato, per votar la

città, ed andarsene a posare nella Nuova-Jork. Il che non potè eseguire

per non avere avuto a quel tempo alla mano il navilio sufficiente pei

trasporti. Considerate attentamente tutte queste cose, i generali

inglesi si risolvettero ad abbandonare la città, lasciandola del tutto

in potere dei provinciali. Nella qual cosa s'incontravano però

grandissime difficoltà. Imperciocchè non avendosi in pronto più di

cencinquanta navi tra grosse e sottili, appena che capir vi potessero le

ciurme e la guernigione, le quali tra l'una e l'altra sommavano a dieci

migliaia di persone, e quei Bostoniani, i quali essendosi dimostrati

favorevoli alla causa reale, non potevano rimanere senza pericolo. Il

viaggio da intraprendersi era lungo e difficile, non potendosi attendere

con quelle soldatesche stanche ed infievolite di poter far con frutto

una qualche impressione sulle coste nemiche. Le speranze in ciò eran sì

deboli, che non si credette nemmeno di poter tentare la città della

Nuova-Jork, Terra più di qualunque altra esposta alle offese dal canto

del mare. Nè altro partito si poteva pigliare, che quello di andarsene

ad Halifax; pel quale viaggio, oltre la mancanza dei viveri ch'era

grandissima, in stagione era molto contraria; e se in ogni tempo

pericolosa, in quello pericolosissima. Regnavano allora fortemente i

venti da greco, i quali temevasi non ispignessero l'armata di forza sino

alle Antille; pel quale lungo tragitto non erano a gran pezza le

provvisioni delle vettovaglie sufficienti. Si aggiungeva a tutte queste

difficoltà, che il territorio di Halifax era una contrada sterile, dalla

quale poco ristoro si poteva aspettare, e nissuna provvisione vi si era

precedentemente potuta fare, essendo la partita da Boston, e la

determinazione di ritirarsi ad Halifax, state improvvise. Nè non

travagliava molto l'animo dei soldati il pensare, che la necessità delle

cose gli spingesse verso tramontana, mentrechè sapevano, che le future

fazioni degli eserciti inglesi si dovevano fare nelle colonie del mezzo,

ed anche nelle meridionali. Ma non era lasciato luogo ad elezione

veruna. E siccome gli Americani potevano coi tiri delle artiglierie, o

impedire in gran parte, o sturbare assai l'imbarco delle genti, così

Howe pose l'animo a rimuovergli da un tal disegno. Mandati chiamare gli

uomini eletti di Boston, disse loro, che non essendo più la città di

nissun utile al Re, si era risoluto ad abbandonarla, purchè Washington

non fosse per disturbare la sua partenza. Mostrò loro le materie

accendibili, che aveva fatto apparecchiare per metter fuoco ad un tratto

alla città, quando i provinciali in qualunque modo il molestassero; che

pensassero molto bene di quale e quanto pericolo sarebbe per riuscir

alla Terra, se i due eserciti nemici per le vie della medesima si

azzuffassero; che in quanto a lui si era risoluto di andarsene di

quieto, e senza far nissun danno, quand'anche gli Americani dal canto

loro avessero in animo di così fare. Gli esortava perciò, andassero da

Washington, e gli facessero intendere, qual fosse in questo la mente

sua. Furon gli eletti uomini col generale americano, raccomandandogli

molto la misera città. Ei pare da quello che seguì, ch'ei consentisse.

Ma tregua scritta non ne fu nissuna. Alcuni scrivono, che acconsentisse

col patto, che gl'Inglesi lasciassero indietro le munizioni da guerra.

Questo non affirmerei di sicuro. Furon esse ben lasciate, se per accordo

o per necessità, non si sa. Gli Americani stettero quieti, e gl'Inglesi

s'imbarcavano senza ricevere molestia. Ma tristissima era in questo

frangente l'immagine della città. Nonostante gli ordini dell'Howe tutto

era affoltata e confusione. Mille e cinquecento leali colle famiglie e

colle masserizie loro più preziose si affrettavano con infinito sbattito

d'animo ad abbandonare quelle stanze, ch'erano loro tanto care state, e

nelle quali di sì lunga felicità goduto avevano. I padri colle robe

loro, le madri coi figliuoli correvano piangendo alle navi; e le ultime

salutazioni ed abbracciamenti di coloro che se ne andavano, e di coloro

che rimanevano, erano un miserabile spettacolo; al quale però pochi

attendevano, intenti tutti alla bisogna della propria salvezza. Gli

infermi, i feriti, i vecchi ed i fanciulli dimandavano pietà. I carri e

le bestie da soma erano divenuti cagione di contesa fra i cittadini, che

i primi gli avevan fermati, ed i soldati che se ne volevan servir essi.

Accrescevan molestia alla presente sventura le animosità, che

prevalevano tra i soldati da terra e le genti da mare, gli uni

rimproverando alle altre la cagione di tanta infelicità. Si dolevano

altresì della freddezza e della ingratitudine della patria loro, la

quale pareva in tanto pericolo, in tante miserie ed in sì lontani lidi

gli avesse non che abbandonati, dimenticati. Imperciocchè dal varcato

mese d'ottobre in poi non aveva il generale Howe, nè ordine, nè

istruzione, nè avviso di sorta alcuna dall'Inghilterra ricevuto, i quali

dimostrassero, esser vivo il governo, e ricordevole dell'esercito

bostoniano. Intanto i più perduti fra i soldati e marinai, rotte le

porte, mettevano a sacco le botteghe e le case. Guastavan quello, che

via portar non potevano. In somma la città andava a ruba, e si temeva ad

ogni tratto, che nascesse qualche grande incendio, che la consumasse.

Addì quindici di marzo il generale mandava un bando, che nissuno fra i

Bostoniani sino alle undici della mattina s'ardisse d'uscir dalle

proprie case, perchè non impedissero l'imbarco delle soldatesche, che si

doveva in quel dì effettuare. Ma un vento di levante le faceva

soprastare; ed elleno per passatempo ritornarono in sul saccheggiare. In

questo mezzo gli Americani avevano rizzato un puntone su quello sprone

di Nook's-hill nella penisola di Dorchester, e munitolo d'artiglierie,

signoreggiavano intieramente l'istmo di Boston, e tutta la parte

australe della città. Temevasi ancora, che, occupata l'isola di Noddes,

e piantatevi le artiglierie, tirando dall'uno e dall'altro posto a pelo

d'acqua a traverso il porto chiudessero affatto il passo alle navi, e

fosse perciò tutto il presidio ridotto alla necessità di arrendersi a

discrezione. Per la qual cosa non si frapposero più indugi. Le genti

britanniche ed i leali incominciarono a montare sulle navi alle quattro

della mattina dei diciassette marzo, e tutti si trovarono a bordo alle

dieci. Erano nel torno di dieci migliaia di bocche. Ma le malattie, e le

gelosie, che correvano fra le genti di terra e quelle di mare, molto

gl'indebolivano. Le navi erano sopraccariche d'uomini e di robe;

scarseggiavan le vettovaglie; ogni cosa in confusione. Montavano sulle

navi le ultime genti del retroguardo, quando Washington entrava colle

sue nell'altra parte della città colle bandiere spiegate, coi tamburi

battenti e con tutti gli apparati della vittoria e del trionfo. Fu

ricevuto dagli abitatori con tutte quelle dimostrazioni di gratitudine e

di osservanza, colle quali si debbono riconoscere i liberatori.

L'allegrezza tanto più grande si dimostrava, quanto erano stati più

gravi i mali, che sofferto avevano. Avevan essi provato per ben sedici

mesi la fame, la sete, il freddo e gli oltraggi di una soldatesca

infuriata, che gli riputava ribelli. Era stata la città sì asseccata di

vivanda, che vi si pagava una libbra di pesce fresco ventiquattro soldi;

un'oca si comprava oltre dieci lire: un gallo d'India quindici;

un'anitra cinque; il prosciutto cinquanta soldi la libbra; legumi non se

ne trovavano; un montone costava più di quarantadue franchi; le mele

quaranta franchi il barile; le legna da ardere si pagavan oltre

cinquanta franchi la catasta, e non se ne trovava. Si eran arse le

panche delle chiese; già si ardevano i palancati e gli assiti dei

magazzini; le case non abitate si eran disfatte, per averne le legna. La

carne da cavallo, quei, che ne poteron avere, la trovarono buona.

Lasciaron gl'Inglesi molte artiglierie e munizioni. Le prime sommarono a

dugencinquanta tra grosse e minute trovate in Boston, nell'isola del

Castello e nelle trincee di Bunker's-hill, e dell'istmo. Queste

gl'Inglesi avevan tentato d'inchiodare e di guastare; ma con poco

successo per la fretta. Altre n'erano state gettate in mare, ma furon

cavate. Si trovaron oltreacciò quattro bombarde, e fra le munizioni si

ebbero 2,500 misure di carbon da mare; altrettante di fromento; 2,300

d'orzo; 600 di avena; cento giare d'olio, e cencinquanta cavalli.

Così venne, dopo un lungo e tedioso assedio, di nuovo in poter degli

Americani la città capitale della provincia di Massacciusset con

grandissim'allegrezza, e de' suoi cittadini, e di tutta la lega, i quali

preveggevano benissimo, di quanta importanza fosse un tale avvenimento

sia per la opinion dei popoli, e sia pel buon successo delle future

operazioni della guerra. Nel che si debba anche notare la vanità e

l'infatuazione dei ministri britannici, i quali in su quei primi

principj della guerra non fecero i provvedimenti necessarj per render la

vittoria certa, anzi tutte quelle cose eseguirono, che la dovevano

rendere, non che dubbiosa, improbabile. In tal modo operarono, perchè

sia per l'orgoglio inglese, sia per gl'infedeli rapportamenti, o sia

pure per non aver curato gli esempj delle storie, si eran dati a

credere, che i provinciali non sarebbero stati osi a guardare in viso le

soldatesche inglesi, e che quella foga si sarebbe tosto convertita in

freddezza ed in malavoglia. Non pensarono, che la natura stessa delle

cose già da qualche tempo dava incitamento alla rivoluzione americana,

essendo diventati quei popoli ricchi e potenti, e nulla avendo rimesso

dell'antico entusiasmo. Quindi è, che entrarono i ministri nella guerra

con deboli apparati, e non mandarono gli aiuti, quando era tempo, e gli

mandarono, quando non era più tempo.

Entrati i provinciali in possesso di Boston posero tosto al fisco i beni

mobili e stabili di quei fuorusciti, i quali, lasciata la patria,

accompagnato avevano il generale Howe ad Halifax. Gli vendettero

all'incanto, ed il ritratto usarono nelle bisogne del pubblico. A

quelli, ch'erano rimasti, fu fatto il processo, e furon chiariti nemici

e traditori della patria; i beni loro parimente venduti e confiscati. Ma

una cosa più di tutte occupava le menti dei Bostoniani, e questa si era

di affortificar la città, dimodochè si potesse per l'avvenire preservare

da quelle calamità, dalle quali di fresco era stata liberata. Usavasi in

ciò grandissima diligenza; ed i cittadini intendevano a volta a volta

all'opera. Soprantendevano il tutto quattro ingegneri Prussiani, ed uno

Francese con parecchj Americani. Ma nonostante la diligenza, che si

usava, non era possibile, che si riducesse Boston ad uno stato di buona

Fortezza a poter tenere contro una regolare oppugnazione; bensì si

poteva preservare da una battaglia di mano.

Siccome appariva da certe mosse dei provinciali, e principalmente

dall'aver essi occupato alcune delle isolette poste nella cala di

Boston, che assaltar volessero il castello Guglielmo situato nell'isola

di questo nome, il che avrebbe impedito alle navi inglesi l'ingresso nel

porto, e preservato dagli assalti loro la città, il generale Howe

credette, opportuna cosa fosse lo smantellarlo ed arderlo; e così fece

prima della sua partenza, quantunque non si portasser via le

artiglierie, ma solo a molta fretta s'inchiodassero. Indugiò ben una

settimana pei venti contrarj, o per la bonaccia l'armata britannica

prima, che potesse uscire dalla cala, ed entrar nell'alto mare. Ma

finalmente ciò ottenutosi non senza molta fatica, contro l'aspettazione

di tutti, e fuori del solito della stagione ebbe il viaggio molto

prospero, e se n'andò a golfo lanciato ad Halifax. L'ammiraglio Shuldam,

il quale comandava a tutta l'armata, lasciò nelle acque di Boston con

molte navi il comandante Banks, acciocchè restassero i mari aperti, e la

navigazione sicura alle navi del Re, le quali ignorando l'abbandonamento

della città, a quella via fossero incamminate. Il disegno riuscì in

parte, ed in parte no; conciossiachè la cala essendo grande, ed

interspersa di molte isolette con alcuni porti qua e là opportuni alle

insidie, da questi saltavan fuori improvvisamente i corsali, e le navi

non guardate e non guardantisi opprimevano ad un tratto. Tra gli altri

il capitano Manly predò una nave da carico, che portava quattrocento

botti di carne salata, di piselli, di tartuffi e d'altri camangiari in

copia.

Ignorando Washington, quali fossero i consiglj di Howe, ed a qual parte

fosse avviata l'armata britannica, stava in molto sospetto per la città

della Nuova-Jork. Per la qual cosa ei scrisse tosto al brigadier

generale lord Stirling, che vi era dentro, mandandogli, stesse avvisato,

e che aveva spinto in suo aiuto alcune compagnie di corridori, e cinque

battaglioni. Ma le genti del Re non erano a gran pezza in condizione di

poter tentare alcuna cosa contro la città. Si recarono a gran ventura il

poter arrivare sane e salve ad Halifax. Howe si era fermo, prima di

procedere a nuovi fatti, a voler rinfrescare i suoi, e ad aspettare i

rinforzi, che non dubitava, dovessero arrivare dall'Inghilterra.

Nè meno prosperamente procedevano le cose del congresso nella provincia

della Carolina Settentrionale, che nel Massacciusset; nella quale però

avevano incominciato a scoprirsi grandi e pericolosi movimenti. Il

governatore Martin, quantunque si fosse rifuggito sulla nave del Re, non

istava però ozioso, e non cessava notte e dì nell'inventar nuovi disegni

per far risorgere la causa reale nella sua provincia. Tanto maggiore

speranza aveva di poter fare qualche notabile effetto, che sapeva, che

l'ammiraglio Peter-Parker, ed il conte Cornwallis erano partiti dai

porti dell'Inghilterra per una spedizione contro le Caroline. Egli era

anche informato, che il generale Clinton con alcune compagnie doveva

venire a congiungersi seco lui al capo Fear, situato alle foci della

riviera Fear per alla via di Wilmington. Non dubitava punto con queste

genti riunite, e coi montanari scozzesi, ed i Regolatori, gli uni e gli

altri uomini avvezzi all'armi, e molto temuti dagli altri Caroliniani, e

che si dimostravano non solo fedeli, ma ardenti in favor

dell'Inghilterra, di far rivoltar la provincia, e sotto le leggi del Re

di nuovo ridurla. Indettatosi adunque con tutti costoro rizzò lo

stendardo reale, e comandò, che tutti vi accorressero per difendere la

patria e le legittime leggi contro i ribelli. Per render più efficaci

gli aiuti dei montanari e dei Regolatori, siccome pure di tutti gli

altri leali, creò il colonnello Macdonald, persona fedele e zelante

molto, capitano generale di tutte le leve, acciò le riducesse sotto gli

ordini, ed in ischiere regolari le informasse. Il disegno riuscì.

S'ingrossavano ogni giorno a Cross-Creek, e facevano timore di qualche

moto importante, se non vi si poneva un pronto rimedio. L'assemblea

provinciale, conoscendo l'importanza della cosa, spedì con grandissima

celerità contro quella testa di leali tutte le genti, che apparecchiate

si trovavano, e da ogni parte ne raccoglieva delle nuove. Così in tutta

la Carolina si erano levate in arme le parti leale e libertina, e l'una

contro l'altra con grande ferocia procedevano. Fu eletto a condottiere

dei libertini il generale Moore, il quale con alcune bocche da fuoco

andò a pigliar posto presso i leali ad un luogo detto Rockfish-bridge,

dove studiava ad affortificarsi. Ebbe intanto rotto il ponte. Macdonald

gli mandò, venisse a porsi sotto lo stendardo reale; e nel caso

rifiutasse, lo tratterebbe da nemico. Fu la risposta di Moore, che

sottoscrivesse egli stesso un giuramento di fedeltà al congresso,

ponesse giù le armi, e sì facendo sarebbe ricevuto nel numero degli

amici. Nel mentre che queste pratiche s'intertenevano tra l'uno, e

l'altro Capo, le quali il Moore a bello studio andava tirando in lungo,

e frapponendo tempo in mezzo, le genti sue s'ingrossavano, finchè

divennero del tutto superiori a quelle del nemico. Si accorse finalmente

Macdonald del pericolo in cui si trovava; e quantunque fosse già da ogni

parte cinto dai provinciali, ciò non di meno con mirabile destrezza e

coraggio se ne sbrigava. Camminando, senza mai posarsi, molto

celeremente, mettendo spesso tra di lui ed i seguitatori fiumi, selve e

passi difficili, dopo di aver corso lo spazio di ottanta miglia,

malgrado la vigilanza del nemico, che cercava in ogni maniera di

mozzargli la via, arrivò a Moore's-Creek, sedici miglia distante da

Wilmington. Ivi sperava, che si sarebbero accozzate le genti del

governatore Martin, e del generale Clinton, ch'erano di già l'uno, e

l'altro arrivati al capo Fear. Ma i provinciali che non avevano mai

intermesso di seguitarlo, non solo impedirono questa congiunzione, ma lo

ridussero alla necessità di combattere. Assalì il nemico con una foga

grandissima. Ma il capitano Macleod, e molti altri uffiziali de' suoi

essendo rimasti uccisi sulla prima giunta, perdutisi di animo andarono

in volta, abbandonando il generale loro in mezzo dei nemici. Fu fatto

prigioniero con molti altri leali. Questa vittoria fu di molta

importanza; imperciocchè, se i leali ne fossero iti colla migliore, che

solo avessero potuto congiungersi colle genti del governatore, e del

generale Clinton, e, stando in sul capo Fear, aspettato avessero gli

aiuti che dovevano arrivare dall'Irlanda, certa cosa è, che gli affari

del congresso sarebbero andati molto stretti nelle colonie meridionali.

Oltreacciò i Caroliniani impararono a conoscere le proprie forze, e si

levò via quella opinione, che generalmente aveva prevalso, della

debolezza della Carolina Settentrionale; conciossiachè nella presente

fazione non solo combattettero con prospero successo contro i Regolatori

e gli Scozzesi, uomini europei, dei quali sino allora erano stati in

gran terrore; ma ancora avevano in dieci giorni raccolti dieci migliaia

di soldati, tutti buona e risoluta gente. Da un altro canto la fretta

dei leali fu cagione della rovina loro. Poichè, se avessero

temporeggiato sino all'arrivo delle genti d'Europa, ed allora solamente

rizzate le insegne del Re, avrebbero certamente fatto qualche egregia

pruova in suo prò, e forse fatto inclinare del tutto a favor suo le cose

nelle province meridionali.

Ritornando ora a parlare del lord Dunmore, ei continuò ancora per lungo

tempo a stanziare colle sue navi nelle acque della Virginia. Ma essendo

tutti i luoghi, e tutte le coste diligentemente guardate dai

provinciali, non solo non poteva fare impressione nissuna, ma neanco

procacciarsi le cose necessarie al vivere di tanta moltitudine. Perciò

essendo i calori grandi, le acque guaste, streme le vettovaglie, le

genti stivate nelle navi, nacque pell'orribil puzzo e tanfo delle

sentine, e pel sucidume dei corpi, in questi una pestilenziosa e

mortalissima infermità, della quale morirono, e Bianchi, e Neri in

grandissima copia; ma molti più di questi, che di quelli. In questo

stato il navilio di Dunmore andava errando qua e là da questa isola a

quell'altra, da questa piaggia a quella; ma quando ei voleva accostarsi

alla terra, trovava le popolazioni nemiche, che il ributtavano, e per la

debolezza delle sue genti non poteva far frutto. Per sopra mercato dei

mali, i venti spinsero una parte delle navi sulle spiagge virginiane,

dove i miseri sbanditi divenuti cattivi in mano dei proprj concittadini

cambiarono le stanze delle puzzolenti corsie in oscure ed orribili

prigioni. Finalmente per non morir di certa morte su quelle fatali

spiagge, arse prima le navi meno preziose, andarono questi miseri avanzi

di soldati e di cittadini sbattuti dalle tempeste, afflitti dalla fame,

dalla sete e da mortalissime malattie a cercar rifugio, parte nelle

Floride, parte nelle Bermude e parte nell'Antille. Così, discacciato del

tutto il nemico, rimase assicurata la provincia. Cotal fine ebbe

l'impresa di Dunmore contro la Virginia, e cotal esito sortì il disegno

di aver voluto gli schiavi contro i proprj padroni loro rivoltare.

Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2 · 第 15 / 30 段