che si maravigliava bene, che si volesse ostinatamente continuare in
quelle risoluzioni, che già sì perniziosi frutti partorito avevano; una
metà dell'Impero perduta; l'altra malcontenta e parteggiante; un Regno
altre volte felicissimo, ora infelicissimo; una nazione già
virtuosissima, ora corrottissima; ogni pubblica virtù guasta e
contaminata; e con ogni vizio entrate le perdite e le sconfitte. Si
taccian gli Americani delle mire d'independenza. Certo per l'Inghilterra
non istette, che un tale partito non pigliassero, giacchè i ministri
ogni opera hanno fatto per a ciò sforzargli; si taccian di
dissimulazione i coloni; ma hanno essi costantemente asseverato, che i
termini della concordia eran quelli di ritornare allo stato dell'anno
1763. Forti eserciti e poderose armate si voglion contro gli Americani
mandare. Ma son essi in casa loro, circondati dagli amici, abbondanti di
ogni cosa; gl'Inglesi lontanissimi, scarsi di vettovaglie; han per
nemici gli uomini, i venti, il cielo. E quali ricchezze, quali tesori,
necessarj non saranno per procurare fin là ai soldati le provvisioni? Le
selve impenetrabili, le montagne inaccessibili serviran nei casi
sinistri d'asilo, ove si ricoverino, di nido donde sbocchino di nuovo,
agli Americani. Ma agl'Inglesi converrà vincere o morire, od incontrar
la vergogna, peggiore assai della morte, del fuggir alle navi. Gli
Americani useranno le opportunità de' luoghi da essi soli conosciute per
tribolar le genti britanniche, per mozzar le vie, per sorprendere le
munizioni, per opprimer con fazioni improvvise gli stracorridori, per
istancare, per consumare, per temporeggiare, per protrarre l'esito
finale della guerra. Non si metteranno al rischio delle battaglie,
esclamava l'oratore, ma ci piglieranno alla stracca, noi, che lontani
siamo a tremila miglia. Sarà loro facil cosa il riempir le compagnie, a
noi impossibile. Sapranno usar le occasioni delle temporali superiorità
per riportarne qualche rilevata vittoria, sicchè i tardi soccorsi per
mezzo dell'Atlantico non arriveranno in tempo. Eglino impareranno alla
scuola nostra l'uso dell'armi e l'arti della guerra; e tal riscontro
daranno di lor medesimi ai maestri loro, che a questi ne increscerà
grandemente. Ma, suppongasi la vittoria; sarà ella certamente molto
sanguinosa, ed il frutto ne saranno Terre distrutte, campi abbruciati,
sudditi da odio irreconciliabile inveleniti, la prosperità del commercio
guastata, e sospetti continui di futuri motivi di guerra. Sono molto
antiche le querele intorno i pericoli alla libertà dei grossi eserciti
stanziali; ma la lunga e difficil guerra americana gli accrescerà
viemmaggiormente, e per ristoro del male ci comperano i ministri quei
malandati Tedeschi, buona gente al postutto, ma per isgabelli di
dispotismo maestri di coloro che sanno. Ma se per lo contrario sarem
perdenti, i tesori perduti rifar non si potranno, il commercio non potrà
risorgere, la nazionale gloria, prima sorgente della virtù e della
generosità degli animi, ne sarà oscurata, il nome britannico macchiato,
il valore spento; e non potrem nelle disgrazie nostre avere il conforto
di avere operato con maturità di consiglio, nè quello di non essere
stati avvertiti. La querela americana diventerà tosto querela europea, e
se questa patria non ne sarà sobbissata, sarà piuttosto da ascriversi
alla fortuna sua, che alla prudenza de' suoi reggitori. Tale è la
grandezza, tale l'importanza del soggetto, che dee far maraviglia, che
nella considerazione di questo sorgano passioni ed animosità, quandochè
converrebbe invece, che tutti si recassero nella quieta mente la
difficoltà della condizion nostra, e ponderatamente esaminassero, quali
avessero ad essere i più pronti, i più efficaci, i più conducevoli
rimedj. Si preghi adunque, concludeva, si supplichi Sua Maestà, perchè
si sospendano le ire, e non si corra sì tosto a versare colle mani
inglesi il sangue inglese. E che intanto con diligenza e con pacatezza
d'animi si avvisino le cause della presente discordia, e gli opportuni
mezzi si ritrovino per ricongiungere le lacerate parti del britannico
Impero; per ristorar in maestà del governo, l'obbedienza alle leggi,
l'autorità del Parlamento, il contento e la felicità di tutto questo
inclito e nobilissimo popolo.
Gli ascoltanti si trovavano in tempera, e la veemente orazione del lord
Cavendish aveva una mirabile impressione fatta sulle menti di tutti. Ma
replicarono con non minor calore i ministeriali, che non si poteva
restar capace, come questi acconci oratori, i quali tanta pompa facevano
d'amor della patria, tante lunghiere spendevano per provare, che quei
che si trovavano in ribellione contro l'autorità della Gran-Brettagna,
avessero la ragione; e come sembrassero voler recarsi a diletto il
perturbar nell'opere sue il governo a tempi di sì grave frangente. Nè
meglio si poteva comprendere, come si fossero risoluti a voler
dimostrare, che di necessità gli Americani ne sarebbero andati colla
vittoria; che nei decreti del congresso, che nei bandi di Washington si
mettano innanzi tali dottrine, ciò si potrebbe comportare; ma che da
uomini inglesi, da padri stessi della patria siano con tanta certezza
affermate, e tanto studiosamente propagate, non potersi a patto nessuno,
nè osservar senza maraviglia, nè tollerar senza sdegno. Affermasi, gli
Americani non mirar all'independenza. La qual cosa si concederà
facilmente, se si voglia contendere, che non vogliono avere, ma che di
già hanno ed usano la independenza, giacchè di già sonsi recato in mano
tutta l'autorità del governo col batter moneta, col gittar biglietti di
credito, coll'impor tasse, col far leve, col dichiarar le guerre,
coll'esercitarle, col concedere lettere di marca e di rappresaglia. Ma
le dolci e corrive persone, che qui stanno all'intorno, rispondono, che
i coloni protestano la leanza, e contraddicono alla independenza. Cosa
nuova invero, che si debba più fede prestare alle parole, che ai fatti;
e mentrechè questi uomini agevoli al credere loicano fra queste mura,
gli Americani immaginano, e ad effetto mandano nuove costituzioni di
governo, certamente per conservar gli ordini antichi, ed alla
Gran-Brettagna riunirsi. Ma quali sono le condizioni d'accordo, che sin
qui offerto hanno gli Americani? Di consentire a riconoscere il medesimo
sovrano. Certo il riconosceranno eglino, purchè possano far ogni voler
loro, e prestar niuna obbedienza alle ingiunzioni sue. E si vorrebbe,
che calasse l'Inghilterra a simili condizioni, le quali se non sono
oltraggiose, sono certamente ridicole? Il Parlamento ha aperto un adito
di concordia, col quale s'ei non rinunziava del tutto al diritto della
tassazione, fuori di dubbio poco ne conservava, e gli Americani medesimi
potevano di per sè stessi tassarsi. Ma si ha da far con uomini, che non
possono essere piegati nè da benefizio, nè da misericordia. Con quali
parole, con qual istile l'abbian essi ricevuto, il Mondo tutto, ed i
segreti nemici nostri stessi, che ne restaron maravigliati, il sanno. Se
l'Inghilterra s'ha da piegar ad un tanto bassamento, se si ha da
abbandonar l'onore cotanto alle monarchie necessario; se in luogo di
pigliar le armi contro un nemico che ci disfida, che disprezza il
governo e gli uomini della Gran-Brettagna, si ha ad inclinar la volontà
alle sue dimande ognor crescenti, si pigli pure il partito posto in
mezzo dagli avversarj. Che il costringere all'obbedienza i coloni sia
impresa difficile, nissuno lo nega. Ma dove non è difficoltà, non è
gloria. Poco conoscono la perizia degl'Inglesi capitani, ed il valor di
questi soldati coloro, che ci vogliono far disperare. I potentissimi
Borboni, gridavano i ministeriali, tutti congiurati contro di noi
nell'ultima guerra non han potuto farci stare; ed il Re di Prussia trovò
negli aiuti nostri la forza di resistere alla lega del Nort.
L'Inghilterra signoreggia i mari; ella conquistato ha quelle stesse
terre, sulle quali insistono questi medesimi ingrati sudditi; e non
potrà ella suggettargli? Che possano alcuni potentati europei venir a
parte della contesa si crede facilmente, se si considera la prosperità
nostra, la invidia forestiera, e l'arti di cotesti Americani intenti a
commoverci contro tutto il mondo. Ma dobbiam noi pigliar i partiti sui
desiderj, o sull'ingiustizia altrui? Facciam quel che dobbiamo, perchè
non c'intervenga quel che temiamo. Le gagliarde armi ci faran
rispettare, i timidi consiglj disprezzare. Le guerre seguono i deboli,
fuggono i forti. Che cosa poi sian iti immaginando questi uomini
fisicosi intorno quegli innocenti Tedeschi, non è facile il dire.
L'esempio dei mercenarj non è nuovo, e stato è sempre senza pericolo. I
soldati forestieri quelli non sono, che possano la servitù stabilire
delle terre inglesi; ma sì gli animi disposti alla servitù alla quale
più spesso conducono le vociferazioni e l'esagerazioni dei demagoghi,
che non le trame dei maestrati. In rispetto poi a quelle lunghe
lamentanze in sui vizj d'oggidì diciamo bene, seguitavano i ministri a
discorrere, che miglior opinione abbiamo noi di un popolo, presso il
quale si abborrisce il deridere il buon costume, che è famoso al mondo
per la civiltà sua, e stato è di tanti egregi fatti autore sì in pace,
che in guerra. Son queste piuttosto fole da infermi, o impronte
esasperazioni d'animi ambiziosi, i quali vanno immaginando, che non vi
possa esser virtù, finchè non hanno essi il dominio. Il destino della
Gran-Brettagna si trova ora in bilico. Dopochè ha per mare e per terra
grandemente fiorito il suo imperio, e la sua fortuna meglio che ogni
altro regno della cristianità, si tratta di presente, se questa
prosperità si debba più oltre continuare; se queste ricche e potenti
colonie, l'opera delle nostre mani, il frutto della nostra industria,
l'oggetto di tante nostre cure, il prezzo di tanti tesori e di tanto
sangue, debbano ora con un esempio d'inudita ingratitudine, per le mani
stesse dei popoli loro, e per le astute macchinazioni dei falsi amici, e
dei segreti nemici nostri, separate esser per sempre dall'antica patria,
dall'amorevole e comune madre. Il non risentirsi a sì fatto danno
piuttosto esiziale che grave, il non porci tutte le facoltà nostre e la
vita per frastornarlo, sarebbe viltà troppo inudita nella memoria delle
cose inglesi, e troppo del nome britannico indegna. Così parlarono i
ministeriali. Raccolto il partito, fu vinto il no sulla proposta del
lord Cavendish. Si proposero quindi da parecchj fra i primi oppositori
diverse provvisioni d'accordo a favore dei coloni. I dispareri
camminarono al colmo. Ma i ministri, che si appresentavano coi pensieri
fatti e coll'armi apparecchiate, fecero cadere ogni trattazione in
questo proposito.
Avendo i ministri tutti gli apparati fatti, che per la guerra facevan di
mestieri, vollero anche tagliare al nemico i nervi principali della
medesima, che sono gli uomini, le armi e la pecunia. Una parte degli
uomini impiegavano gli Americani sopra le navi per la bisogna del
corseggiare; le armi e le munizioni traevano o di soppiatto, od anche
apertamente dai paesi esterni, e la pecunia era il frutto del commercio
loro. Adunque i ministri proposero una provvisione così fatta, che ogni
specie di traffico colle tredici colonie unite fosse proibito; che ogni
proprietà americana o galleggiante in sui mari, o stanziante nei porti
fosse dichiarata legale preda in favore degli uffiziali, e compagnie
delle navi del Re; che gli uomini, i quali sulle americane navi si
ritrovavano, presi che fossero, si obbligassero a servire su quelle
dell'Inghilterra indistintamente come semplici marinari; e che in ultimo
luogo fosse la Corona autorizzata ad inviar commissarj colla potestà di
conceder i perdoni a quei particolari uomini, che meglio paressero
meritargli; e di chiarire anche tutta una colonia, od una parte di essa
in istato di obbedienza verso il Re, nel qual caso potessero farle
esenti dal rigor della legge, ed all'antica condizione restituirle.
Questa provvisione era molto consentanea all'altre di già vinte, ed al
disegno che i ministri si erano nell'animo loro concetto intorno il modo
di esercitar la guerra, ed era generalmente da lodarsi. Conteneva però
certi articoli, che gli uomini prudenti non potranno non biasimare.
Imperciocchè il voler far la guerra agli Americani anche in sui mari,
non era che bene. Bene era considerata anche quella parte, che i
commissarj fossero autorizzati a conceder le perdonanze sì ai
particolari uomini, che alle province. Ma il confiscare
indifferentemente le proprietà così private, come pubbliche; il
concederne la preda ai rapitori, e lo sforzar gli uomini appartenenti
alle ciurme americane, di qualunque grado o condizione si fossero, a
divenir gregarj sulle navi inglesi, nissuno non sarà per detestare. I
dissenzienti nel Parlamento ne fecero un grandissimo scalpore, e con
molto acerbe parole la condannarono. La provvisione però si ottenne con
gran favore.
[1776]
Terminata la bisogna del Parlamento, pose fine il Re alla presente
tornata, assicurando, ch'ei non temeva di moto alcuno dei principi
europei, i quali tutti si dimostravano disposti a volere mantener la
concordia. I ministri avevano ottenuto dal Parlamento ogni intento loro,
e poco o nulla dubitavano del prospero successo delle cose. Pareva loro
impossibile, che i soldati accogliticci del congresso potessero tener le
armi in mano, allorchè vedessero le soldatesche europee; e credevano,
che la fama solamente della venuta dell'esercito inglese era bastante ad
aprir l'occasione a nobilissimi acquisti. E ponendo eziandio, che le
truppe colonarie tenessero il campo, come si poteva dubitare, che male
armate, peggio disciplinate, e poco use ai pericoli della guerra ed al
romor dell'armi, avessero potuto resistere lungamente ai veterani
d'Europa? Una prima impressione sarebbe stata fatale agli Americani, e
le arti che si erano poste in opera per dividergli, avrebbero allora
pienamente l'efficacia loro esercitata. Pochi, che fossero corsi agli
accordi, avrebbero tratto con loro tutta la moltitudine; poichè nei moti
popolari ogni cosa è soggetta al temporale. I commissarj in sui perdoni,
uomini tutti di grandissima autorità, e molto splendidi per chiarezza di
sangue, e per la gloria delle cose fatte per terra e per mare, dovevano
esser presenti, secondando le operazioni dell'esercito, e pronti a
pigliar le prime occasioni, che appresentate si fossero. Così
argomentavano i ministeriali, e tali erano le speranze loro. Una gran
parte della nazione aveva i medesimi pensieri e le medesime speranze;
chi per orgoglio, chi per confidenza nel governo, chi per amor delle
parti, e chi per effetto dell'interesse, credendo l'uomo facilmente ciò,
che utile stima a sè stesso. Ciò non ostante non mancavano di quelli, i
quali o avevano per amor della patria, o dimostravano, per la peste
delle Sette, molta inquietudine, e sinistri augurj prendevano delle
future cose. Argomentavano essi dalla pertinacia loro alla pertinacia
degli Americani; e non tralasciavano di avere ad ogni tratto in bocca i
miracoli, come dicevano, operati in varj tempi, e presso molti popoli
dall'amor della libertà. Molto magnificavano l'ardire, la costanza ed il
coraggio americano; ed i sarcasmi, i motti, le dicerìe sui satelliti,
come dicevano, della tirannide, intendendo di parlare dei soldati
inglesi, e molto più dei tedeschi, eran senza fine. Chiamavano la
perdita fatale, la vittoria pericolosa; lamentavano il sangue sparso per
una iniqua causa. Ogni dì si pubblicavan libelli in favore o contro i
coloni. Gli uni rimproveravano agli altri, che prezzolati scrivevano;
gli altri agli uni, che licenziosi essendo essi medesimi, favorivan la
licenza. Ebbe specialmente molta voga un libro dato alla luce dal dottor
Price intorno la civile libertà, e fu letto da tutti con grandissima
avidità. Ne ricevette pubbliche grazie dalla città di Londra, e ne fu
presentato con una scatola d'oro.
I due fratelli Howe, l'uno ammiraglio dell'armata, e l'altro capitano
generale dell'esercito in America, furono eletti dal Re commissarj a
fine di ristorar la pace nelle colonie, e concedere i perdoni a coloro,
che paressero meritare la reale misericordia. Il Signor Peter-Parker, ed
il conte di Cornwallis eransi, già buon tempo, imbarcati con molte genti
per alla volta dell'America. Partivano eziandio coll'altre genti inglesi
e tedesche l'Almirante Hotham, ed i generali Burgoyne e Philipps.
Mentre queste cose si facevano in Inghilterra, i provinciali, che
assediavano Boston, erano entrati in grandissima speranza non solo
d'impadronirsi della città, ma ancora di far prigione tutto il presidio,
e distruggere il navilio, che gl'Inglesi tenevano nel porto e nella cala
di Boston. Aspettavano impazientemente, che col crescere del verno
montasse di modo il freddo, che ne gelassero i vicini mari ed i fiumi,
che in quelli hanno le foci. Il gelicidio per l'ordinario soleva
mettersi verso il Natale; e tenevano per certo, che in sull'uscir
dell'anno vecchio, od in sull'entrar del nuovo sarebbe per la grossezza
del ghiaccio fatto loro abilità di valicare a piè asciutti il braccio di
mare, che la penisola divide dal continente, dove stavano accampati. In
tal caso gl'Inglesi non avrebbero potuto resistere alle forze molto
superiori dell'esercito americano. Ma essendo contro il solito corsa in
quell'anno molto temperata la stagione, furono i provinciali ingannati
delle speranze loro. L'indugio fu di molta utilità alla guernigione;
perciocchè gli Americani in su quell'aspettazione si tennero assai
quieti negli alloggiamenti loro. Questa tregua durò ben tutto l'inverno.
Ma entratosi nel mese di marzo le cose si riscaldavano di nuovo; e gli
Americani ardevano di desiderio di por fine con una onorata fazione al
lungo e fastidioso assedio. Del che avevano e l'incentivo e la
necessità. Era giunta in America la nimichevole dicerìa fatta dal Re al
Parlamento, e copie di questa andavano attorno nel campo bostoniano.
Inoltre si sparsero le novelle, che la prima petizion del congresso era
stata disgradata. Tutto l'esercito se ne commoveva a grandissima rabbia,
e la dicerìa fu arsa in pubblico dagl'infuriati soldati. Cambiarono in
questo medesimo tempo il campo rosso delle bandiere, e lo fecero
addogato con tredici liste, come un simbolo del numero e dell'unione
delle tredici colonie.