Dall'altra parte insistevano con molto calore i Tori; che poco bene si

confaceva ai libertini il chiamar i Tori crudeli ed avventati, poichè

qual sia stato l'animo loro ai tempi della repubblica, ed anche a quei

della Realtà, allorquando avevano la somma delle cose in mano, nissuno

è, che non lo sappia; imperciocchè allora le morti, gli esilj, le

confiscazioni hanno conculcata in fondo, e quasi sommersa questa

infelice patria; le prigioni e le mannaie erano gl'istrumenti della

bontà libertina. E se un felice e generoso Principe non poneva fine alle

voglie loro di sangue e di anarchia, introducendo coll'ajuto di tutti i

buoni un vivere libero, e tale, quale il desideravano i Tori,

l'Inghilterra era arrivata all'ultimo dì, e diventava preda agli esterni

nemici. Che cosa vogliono i Tori? Che nelle controversie e

negl'interessi nazionali vi abbia un'autorità suprema, la quale le

definisca, e gli regoli irrevocabilmente, e quest'autorità credono

consistere nel Re unito col Parlamento. Ma i libertini alla decisione di

cotesta autorità non si vogliono rimanere, e vanno a cercare, non si sa

quale autorità popolare, la quale dicono consistere nella universalità

dei cittadini, come se una moltitudine tumultuaria, ignara e parziale

dovesse, e potesse di quelle cose giudicare, nelle quali i più prudenti,

i più esperti uomini trovano grandissima difficoltà. E' ci deve pur

essere un fine alle nazionali disputazioni, il quale malamente taluno

sperar potrebbe nel giudizio della plebe, cui i più audaci, i più

perduti uomini impressionano meglio, che i buoni ed i prudenti; e la

domestica fame necessita a pigliar i bocconi dai malvagi. A questo fine

sono stati instituiti il Re ed il Parlamento, acciocchè così nei casi

ordinarj dello Stato, come nei difficili e straordinarj consultino e

vedano, che non riceva la patria detrimento alcuno. Nella querela

americana i ministri non hanno operato di per sè soli, nè di propria

autorità. Ma il Re ed il Parlamento decretarono ed approvarono; e ciò

dee persuaso avere ogni uomo amante della pubblica autorità e degli

ordini della costituzione. Ma agognano i libertini di veder

l'Inghilterra, siccome l'America, in preda ad una disordinata

moltitudine per poter dar di piglio, per acquistar potere, per

soddisfare ad una sfrenata ambizione, per isconvolgere gli ordini di

questo libero governo. Sono essi i libertini i figliuoli, ed i

rappresentanti di quei repubblicani, che desolarono il Regno un secolo

addietro. Gridano essi il nome di libertà, perchè vogliono essi medesimi

esercitare la tirannide. Sotto il colore della pubblica salute rompono,

e mettono dall'un de' lati ogni forma od ordine civile, ed esercitano

pienamente la potestà arbitraria. E se molto disprezzanti si dimostrano

delle leggi protettrici delle persone, delle proprietà e dell'onore, non

son meno crudeli gli animi loro; che per una opinione o vera, o creduta,

od a bello studio supposta, per un sospetto, per un nonnulla corrono

all'ire, ed agli estremi casi riducono i padri di famiglia, i padri

della patria, i migliori, i più necessarj, i più riputati cittadini.

Piaggiano essi il popolo, quando sono inferiori; diventati superiori lo

taglieggiano, lo decimano, lo affamano; e per aggiungere lo scherno al

danno non cessan di dire, che queste cose fanno per renderlo felice.

Molte cose vanno spargendo i libertini in sui vizj delle Corti, come se

le aperte e le secrete ruberie, lo sprofondare in mezzo allo sfrenato

lusso le male acquistate ricchezze, l'ingolfarsi nella libidine, il

contaminar i maritali letti, il mettere a prezzo di adulterio alle

fedeli spose la vita dei diletti mariti, il trionfar pubblico delle

meretrici, la viltà di andare a' versi ai vilissimi uomini, le quali

cose tutte si notarono molto evidentemente a' tempi della signoria dei

libertini, fossero buoni e lodevoli costumi. Ma, si aggiungeva dalla

parte dei ministeriali, qualunque siano le trame, i desiderj e le

speranze di cotesta inquieta generazione d'uomini, di cotesti partigiani

non di una giusta libertà, ma sì della sfrenata licenza dei popoli

coperta sotto il nome di libertà, si saprà bene resister loro, conservar

la pubblica tranquillità, assicurare alle leggi la dovuta obbedienza, e

mandare ad effetto quelle risoluzioni intorno i ribelli Americani, le

quali tanto solennemente, e secondo gli ordini pubblici prese furono dal

Re e dal Parlamento. La necessità delle cose, la fedeltà dei popoli, e

la ricordanza della varcata tirannide dei libertini faranno sì, che

tutte le vociferazioni loro, tutti i maneggi, tutti gl'incentivi

riusciranno vani. Del rimanente i Tori sono dessi gli amici della

libertà, e non gli avversarj loro; imperciocchè la libertà consiste non

nel chiamare ad ogni piè sospinto il popolo a parlamento: ma sibbene

nell'obbedire fedelmente a quegli statuti fondamentali, che con unanime

consentimento della nazione fatti furono, e che l'autorità reale

coll'autorità popolare mitigarono e temperarono.

Così si pungevano e mordevano acerbissimamente i libertini ed i

ministeriali. Pareva, avesse a seguir di breve qualche gran disordine, e

per la maggior parte degli uomini si viveva in malissima contentezza.

Nel che si può notare, quanto siano lontani da ogni temperanza gli animi

umani, quando sono una volta compresi dall'amor delle Sette.

Imperciocchè, se a condannabili eccessi trascorsero a' tempi della

signoria loro, così i reali, come i libertini, non è però, che presso

l'una parte e l'altra molti non vi fossero, uomini diritti, i quali se

giudicavano male, desideravano però bene; e con questi ogni maniera di

governo sarebbe buona, purchè non fosse meramente dispotica. Ma gli

ambiziosi, dei quali per mala ventura non si ha mai penuria, sono essi

la peste più esiziale in ogni buon governo; perchè non istanno contenti

agli ordini civili della patria loro, ma gli trascorrono, e danno luogo

in tal modo alle rivoluzioni ed al potere arbitrario. E quegli, che

ordinar volesse un buon governo, dovrebbe meno curare la Realtà, o la

non Realtà, la repubblica, o la non repubblica, che di creare quegli

ordini, i quali atti fossero a tenere in freno gli ambiziosi. La qual

cosa, se sia stata fatta fin qui, o se sia possibile a farsi, noi non

sarem per giudicare. Certo è, che non si debbono biasimare gli uomini

temperati nel desiderar le Realtà, o le repubbliche; si debbono bensì

detestare ed esecrare gli ambiziosi, i quali fanno cambiar le Realtà in

dispotismo tirannico, e le repubbliche in anarchia anch'essa tirannica.

Vivendosi pertanto in Inghilterra fra questi umori si divulgava; che il

lord Darmouth, uno dei segretarj di Stato, aveva fatto intendere a Penn

e Lee, i quali da parte del congresso gli avevano presentato la

petizione indiritta al Re, che non le si sarebbe data nissuna risposta.

Del che quei che seguivano le parti americane, si commossero a

grandissimo sdegno, ed andavano facendo gran querimonie, che i ministri

mostrassero troppo maggior ostinazione, che i tempi non comportavano.

Ma i ministeriali dal canto loro redarguivano gli avversarj, ed

instavano dicendo; ora che ogni cosa è in pronto; che il popolo ha

concetto grandi speranze; che l'Europa tutta sta in aspettazione per

vedere, quale abbia ad essere il frutto della rotta pazienza, e delle

apprestate armi, si dee dar dentro, e gagliardamente usar quella guerra,

che la Gran-Brettagna con inudito esempio di longanimità ha voluto

evitare, ed alla quale gl'insolenti e caparbj sudditi l'hanno e

chiamata, e provocata con tanti oltraggi.

Queste insinuazioni dei ministeriali facevano grand'effetto presso una

nazione di propria natura e valorosa ed orgogliosa; e gli animi si

disponevano gradatamente alla guerra. Ciò nonostante le petizioni contro

di questa eran frequenti.

In questo mezzo arrivarono infelici novelle delle pescagioni di

Terra-nuova; poichè avendo il congresso proibito ogni trasporto di

viveri a que' scanni, quei che vi erano iti per la bisogna del pescare,

dovettero, per non morir di fame, abbandonarla, e prestissimamente

ripararsi ad altri lidi. A questo s'aggiunse una fortuna di mare, che

con furore insolito desolò quelle spiagge. Gonfiò molto terribilmente, e

si alzò oltre trenta piedi sopra l'usato livello. Fu sì improvviso

l'impeto suo, che prevenne ogni scampo; più di settecento barche

pescherecce colle intiere ciurme perirono. Alcune più grosse navi

affondarono del pari colle genti. Nè minore fu la devastazione sulle

terre. Imperciocchè, dilagando il mare, pose ogni cosa in rovina. A tale

calamità molto si sgomentarono gli uomini in Inghilterra, e parve a

tutti una cosa malaugurosa. Pareva, che la fortuna fosse corrucciata in

ogni luogo contro il britannico Impero.

I popoli superstiziosi si ristavano. Conguagliavano la fortuna americana

colla loro. Dal canto dei coloni il cielo propizio, l'abbondanza delle

vettovaglie, la sanità degli eserciti, la prosperità delle armi, la

moltitudine pronta a correre sotto le insegne. Dal canto loro un

esercito assediato, malattie mortalissime, ferite incurabili, lo stento,

la fame, ogni sorta patimenti; un cielo irato, un mare infuriato,

naufragi frequentissimi; molta ritrosia nell'andar soldati, ogni cosa in

declinazione. Gli oppositori politici per ambizione o per amor della

libertà; i mercatanti per interesse proprio o per amore della pubblica

prosperità della smarrigione universale approfittavano. Le petizioni

contro la guerra non furon poche; le città di Londra e di Bristol furono

tra le prime. Favellarono del sangue da spargersi, delle spese da

sopportarsi, dei nuovi nemici da incontrarsi. Vista l'ostinazione dei

coloni, la vittoria stessa sarebbe esiziale. Il vincitore e il vinto

sarebbero accomunati nella fatale sventura. Esortavano, pregavano,

scongiuravano, si desistesse da inimichevoli consiglj, che nissun bene

annunziavano, che tanta rovina presagivano.

Ma i ministri non si lasciavano svolgere dal proposito loro. Accrebbe in

questo stesso tempo il mal animo dell'universale, e la voglia di

contrapporsi ai disegni ministeriali, il rifiuto del Conte d'Effingham,

uomo assai ricco, ed uffiziale molto riputato negli eserciti britannici.

Aveva egli in ogni occorrenza difeso con molto calore l'impresa dei

coloni. E non volendo esser diverso da sè stesso rassegnò l'uffizio. Fu

lodato da molti. Le città di Londra, di Dublino e di Middlesex con

lettere pubbliche molto lo commendarono e ringraziarono. Parecchj altri

uffiziali imitarono l'esempio, ed era diventato uso il rinunziare. Nel

che coloro, i quali si dilettano delle cose politiche, potranno

osservare, con quanta facilità si potesse in Inghilterra seguire diversa

via da quella del governo; poichè gli oppositori, in luogo di riportarne

vergogna o danno, ne riportavano lode e favore. E fatta considerazione

delle imprese in varj tempi eseguite dalla nazione britannica, e con

quanta lena abbia essa esercitate le guerre contro nazioni potentissime,

non potranno non conchiudere, esser falsa l'opinione di coloro, i quali

credono, che un governo largo indebolisca le nazioni, e che la forza

loro non possa consistere, se non col dispotismo.

Ma tornando alla nostra narrazione, le vociferazioni degli opponenti, e

le licenze degli uffiziali avevano fatto di modo, che la bisogna dello

arruolare andasse molto lentamente. Quindi potevan bene a posta loro gli

uffiziali far dar nei tamburi per le città più popolose, rizzar le

insegne reali, prometter premj e caposoldi molto ingordi, che non

pertanto pochi si accostavano al voler pigliar soldo. In ciò si

dimostravano renitenti i cattolici egualmente che i protestanti. Solo

gli abitatori delle parti settentrionali della Gran-Brettagna pigliavano

le armi molto volentieri, e si facevano descrivere nei reggimenti. Ma

l'aiuto loro non poteva esser sufficiente in tanto bisogno. Perciò i

ministri si trovavano in grandissime difficoltà; per isbrigarsi dalle

quali si determinarono di rivolgersi agli aiuti esterni, sperando

coll'oro, del quale abbondavano, accattar gli uomini, dei quali

difettavano. A questo fine fecero i maneggi loro presso la Corte di

Pietroburgo per ottenere ventimila Russi, i quali dovessero essere

inviati in America la vicina primavera. Molto fondamento facevano su

questi soldati, siccome quelli, che nella precedente guerra contro i

Turchi avevano molta lode di disciplina e di valor militare riportato.

Ma le speranze riuscirono vane. Quel governo non volle acconsentire, che

i suoi soldati andassero a condursi ai soldi esterni, ed in quella

guerra entrassero per una poca di pecunia, nella quale interesse di

sorta alcuna non avevano. Allora i ministri applicarono l'animo a

tentare le Province Unite dell'Olanda. Avevano gli Stati Generali al

soldo loro alcuni battaglioni di soldati scozzesi, e questi domandò il

governo inglese per adoperargli nella guerra americana. Sperava, che per

l'antica lega, e per altri interessi comuni avrebbe facilmente dagli

Stati Generali ottenuto l'intento. Ma essendo la cosa di grandissimo

momento essi Stati non vollero di per sè stessi definirla, e

determinarono, si consultassero sopra di ciò le assemblee provinciali.

La Zelanda ed Utrecht consentirono; l'Olanda e le altre ricusarono.

Giovanni Derk, della Capella, orò molto opportunamente contro la

provvisione nell'assemblea degli Stati dell'Overissel. Disse, che il

tramescolarsi nelle intestine gare di una nazione esterna era cosa

troppo indegna della dignità della Repubblica; ch'essi si stavano troppo

deboli in sull'armi, e troppo prosperi in sul commercio per potersi

intromettere così di leggieri nelle brighe altrui; che se si soccorreva

all'Inghilterra contro l'America, altri Stati assai potenti, intendendo

della Francia, avrebbero soccorso l'America contro l'Inghilterra, e che

l'Olanda tratta sarebbe necessariamente a parte della pericolosa guerra.

Ricordò la tirannide inglese in sui mari, le visite fatte sulle navi

olandesi, e le confiscate merci sotto il pretesto del contrabbando.

Parlò dell'indole efferata di questa guerra, e toccò peranche i crudeli

Indiani condotti ai soldi dei capitani britannici. Favellò finalmente

dell'imprudenza, che sarebbe grandissima, nel dar le mani a quel costume

testè introdotto generalmente in Europa dei grossi eserciti stanziali,

peste esiziale di ogni buon governo, e principale sostentamento del

servaggio dei popoli. Il partito non si ottenne. Del che non debbe

alcuno pigliar maraviglia; stantechè appariva generalmente agli Olandesi

la causa americana molto simile a quella degli antenati loro; e pareva

ad essi strana cosa, che avessero a concorrere nel punir coloro, che il

proprio esempio imitavano. In questa sentenza concorrevano e quelli fra

gli Olandesi, che seguivano le parti inglesi, e quelli ancora, che

setteggiavano pei Francesi, i primi, perchè credevano, che il voler

colla forza soggiogar gli Americani, sforzati gli avrebbe alla fine di

gettarsi nelle braccia della Francia, ed i secondi, perchè desideravano,

che fossero rintuzzati l'orgoglio e la potenza della nazione britannica.

Certo è, che a que' tempi la prosperità e la ricchezza dell'Inghilterra

facevano invidia a tutti; e che i suoi modi pieni di superbia

inasprivano, e gli animi generalmente di secreto odio e di nimistà

riempivano.

Ma i ministri, fatto avendo un gran dimenare in Germania, sortirono

miglior effetto presso i principi d'Assia, di Brunswich ed alcuni altri

minori sovrani di quella contrada. Si fece l'accordo con grande

allegrezza e speranza dei ministri, i quali molto si rallegravano, che

la prontezza germanica avesse ad un sì gran bisogno alla lentezza

inglese sopperito. Nel che tanto maggior contento provarono, che,

siccome questi uomini tedeschi poco s'intendono di libertà, o di non

libertà, e parlando eziandio una diversa lingua, poco si poteva temere,

che potessero essere svolti dalle dicerìe e dagl'incentivi degli

Americani. Della qual cosa non istavano senza qualche dubitazione

rispetto ai soldati inglesi, siccome quelli, che avevano la medesima

favella che gli Americani, e che contro coloro andavano a combattere, i

quali difendevano o parevano difendere una causa ai sudditi più

favorevole che al governo.

Divulgatesi in Inghilterra le novelle dei soldati limosinati dai

principi di Germania non si potrebbe facilmente dire, a quanta rabbia si

commovessero coloro, i quali ai disegni ministeriali si opponevano.

Molti eziandio di quelli, che per essi parteggiavano, se ne alterarono

grandemente. Andavano dicendo, ch'era una cosa da non potersi tollerare,

che i soldati mercenarj dei principi forestieri venissero ad

intromettersi nelle domestiche discordie; ch'era questo un mettere una

mala cannella, un porre un pernizioso esempio, del quale audaci ed

artifiziosi ministri si avrebbero potuto prevalere per sovvertir gli

ordini civili, e spegnere ogni libertà nell'Inghilterra medesima; che

questi soldati, compiuta che avessero la bisogna loro in quelle lontane

contrade, potevano sotto varie coperte venir condotti ne' più vicini

luoghi, e fors'anche nel cuore stesso del Regno; che quest'era un caso

di Stato, un crimenlese l'aver voluto senza il consenso del Parlamento

introdurre soldati stranieri nei dominj britannici. Certamente nissuna

risoluzione dei ministri aveva sin qui tanto disgusto, e tanta

perturbazione prodotto nei popoli, come questa. Accese ella

viemmaggiormente la rabbia degli uni, e molto raffreddò gli altri, e

parve a tutti illegale nel principio, pericolosa nel fine, ed ingiuriosa

al nome britannico, come se non fosse bastata la vista agl'Inglesi soli

di condur a buon fine la contesa. Ognuno stava di mala voglia, ed

incominciavasi generalmente a condannare la cagione della guerra e

l'ostinazione dei ministri.

In mezzo a tutti questi sospetti e travagli fu convocato il Parlamento.

Ma prima di entrare a descrivere le discussioni ch'ebbero luogo in

questa sessione, ci par cosa conveniente il raccontare, quali fossero a

questo tempo i disegni dei ministri intorno la guerra americana.

Essendosi accorti, in quanta disgrazia fossero venuti dell'universale

per non aver mai voluto dar luogo ad alcuna proposta d'accordo, e per

non avere o saputo o voluto esercitar la guerra cogli opportuni

provvedimenti, si risolvettero finalmente a mostrarsi vivi, e ad

adoperare tanta forza contro gli Americani, che poca speranza potessero

avere di poter resistere. Vedevano benissimo a quanta diminuzione già

fosse andata soggetta la riputazione delle armi inglesi, la quale, se

non vi si poneva un pronto rimedio, sarebbe divenuta di gravissimi danni

cagione, ed avrebbe in fine dato origine alla guerra esterna.

Imperciocchè, quantunque andassero spesso affermando, che i principi

europei non cessavano di dar segni di voler continuare nell'amicizia,

sapevano tuttavia, che questa era cosa impossibile a dover riuscire,

quando la lunga contesa durasse più oltre, e che le armi inglesi

continuassero ad esser perdenti. Egli era facile il pensare, che la

Francia non dormiva, ed avrebbe molto volentieri pigliato le prime

occasioni per mostrarsi. Quantunque fossero i ministri inglesi di quel

tempo d'animo piuttosto gretto, che no, e piuttosto taccagni, che

prudenti, non eran però sì dolci, che si lasciassero pigliare al boccone

delle amichevoli protestazioni, le quali più efficacemente si fanno,

quando si ha in mente di non osservarle. Sapevasi, che negli arsenali

della Francia si lavorava indefessamente nell'allestir i navilj, e nel

procacciar le munizioni navali, e che quel governo in ciò con

grandissima costanza si travagliava, perchè i recenti danni si

riparassero, e la forza e lo splendore delle armate francesi si

ristorassero. Nel che la nazione tutta si dimostrava consenziente, e

prontissima a secondar il governo. Di più non era nascosto, che dai

porti francesi partivano ogni dì munizioni da guerra alla volta

dell'America; la qual cosa, se non si faceva immediatamente dal governo,

era però molto pazientemente tollerata. Osservavasi non senza molta

gelosia, che i Francesi avevano testè mandato nelle Indie occidentali

una flotta molto bene numerosa, e che anche i soldati da terra vi

s'ingrossavano di maniera, che già avevan la sembianza di un esercito

giusto. Dava ancora qualche sospetto, che alcuni gentiluomini francesi

si erano per lo spazio di molti giorni abboccati col generale Washington

nel suo campo presso Boston, e che quindi si eran recati a conferir col

congresso. Il passato ammoniva i ministri inglesi del futuro; e giacchè

in niun tempo si era alzata una insegna di guerra in America, che le due

nazioni francese e inglese non entrassero a parte della controversia

l'una contro l'altra, così si doveva ragionevolmente pensare, che

l'istessa cosa sarebbe avvenuta questa volta; e tanto più facilmente,

che ora d'interessi di molto maggior momento si trattava, che quelli non

erano, i quali erano venuti in contesa ai tempi andati. La Francia in

questa bisogna molto accortamente usava quelle arti, che le si

convenivano. Ella non si voleva discoprire in su quei primi principj,

sia perchè temeva, che il governo inglese, quando avesse innanzi tempo

intrapreso apertamente la difesa degli Americani, avrebbe a questi tali

condizioni d'accordo proposte, che le due parti si sarebbero

rappacificate, e colle forze unite avrebbero contro di sè medesima volte

le armi; e sia massimamente perchè non era ancora alla guerra navale

apparecchiata. Voleva temporeggiare, finchè fossero pronte le armi, e

che per la continuazione delle offese fosse la ferita tra le due parti

diventata del tutto incurabile; ed altresì finchè vedendosi da ognuno la

inclinazion delle cose, gli Americani, perduta ogni speranza d'accordo,

e preso nuovo ardire dai prosperi successi dell'armi, si risolvessero a

dichiarar l'independenza. Allora sarebbe pressochè impossibile diventata

la riconciliazione, sia per la maggiore esacerbazione degli animi, sia

per la gravità delle offese, sia finalmente per l'assoluta contrarietà

dello scopo, al quale le due parti tendevano. Perciocchè in tal caso non

si tratterebbe più di voler venire sotto certe condizioni ad un

amichevole componimento, ma sibbene di andarne ad una totale

separazione. Tali erano i pensieri del governo francese rispetto al

tempo, in cui dovesse discoprirsi; ma però per non far disperare del

tutto gli Americani, si era determinato a conceder loro sottovia tutti

quegli aiuti, e di far loro tutte quelle promesse, che atte fossero a

mantener viva in essi la speranza di una efficace cooperazione a tempi

più opportuni. Non si dubitava poi, che allorquando la Francia si fosse

risoluta a sostentar a viso scoperto gli Americani, anche la Spagna

sarebbe venuta a parte della guerra per la consanguinità delle due

famiglie reali, per l'identità degl'interessi, e perchè ardeva di

desiderio di levarsi dal viso la fresca vergogna della spedizione contro

Algeri. Tutti questi pericoli stavano molto fissi nelle menti dei

ministri britannici, e perciò disegnarono di volergli prevenire con un

repentino e gagliardo sforzo.

Oltre le armi e le munizioni, le quali abbondantissimamente si

preparavano in tutti gli arsenali, ed armerie dell'Inghilterra,

determinarono che avessero ad aver le stanze sulle coste d'America

ottanta navi da guerra per favorir i trasporti dei soldati e delle

munizioni là, dove bisogno ne sarebbe, per impedire quei del nemico, per

guastar le sue navi, e per secondare in ogni più conveniente modo le

imprese dell'esercito. Dovevano oltre quelle genti, le quali già si

ritrovavano in America, esser inviate meglio, che quarantadue migliaia

di soldati stanziali tra Inglesi e Tedeschi; cioè venticinque migliaia

d'Inglesi, e un poco più di diciassette migliaia degli altri. Queste

genti tedesche eran così fatte che vi avevano 4,300 Brunsvicchesi,

12,394 Essiani del Landgravio, e 668 del principe ereditario di Assia,

conte di Hanau. Si sarebbero aggiunte a queste tutte le reclute

canadesi, le forze dei reali d'America, ed i guerrieri indiani,

dimodochè si sperava, che quando fossero tutte le compagnie riempite, si

avrebbe un esercito di cinquantacinque migliaia di soldati, il quale,

salvate tutte le paghe morte, avrebbe in ogni caso sommato a meglio, che

a quaranta; forza, che credevasi più che sufficiente per soggiogar tutta

l'America. Se qualcuno poi desiderasse d'intendere quali fossero le

condizioni della condotta dei Tedeschi, sappia, che un Brunsvicchese si

aveva per centosessanta franchi di levata, e quattro soldi e mezzo di

soldo quotidiano. Un Essiano del Landgravio costava centosessanta

franchi di levata, e sotto sopra undici soldi di paga quotidiana; ed un

Essiano del principe ereditario medesimamente si comperava con

centosessanta franchi di levata, e circa dodici soldi di paga

quotidiana. Vollero ancora i ministri accompagnare i preparamenti della

guerra con alcune provvisioni, le quali dovevano, secondo la mente loro,

gli effetti di quelli molto efficacemente secondare. E siccome

conoscevano in quanto bisogno di pecunia si trovassero gli Americani, la

quale a sè stessi procacciare non potevano, se non col mezzo del

commercio, così determinarono di volerlo interrompere, sperando in tal

modo, che l'interesse privato avrebbe vinto l'ostinazione politica, e

che i biglietti stessi di credito, mancando affatto la pecunia numerata,

sarebbero andati soggetti ad una fatale bassanza. Ma per altro, per non

togliere agli Americani ogni speranza, e per non fargli ostinati per

disperazione, si consigliarono di dar la facoltà di perdonare ad alcuni

commissarj del Re, sperando, che molti, vinti dalla benignità,

tornassero al grembo dell'Inghilterra. Speravano, che questa

mansuetudine avrebbe inclinato i meno audaci a posar le armi, ed a

ricomporsi nell'antica quiete. La qual cosa, se si fosse, come

credevano, ottenuta, gli altri, che rimanessero armati, sarebbero stati

di leggieri oppressi. Questi erano i consiglj che i ministri avevano

presi, e che si proponevano di sottomettere alle deliberazioni del

Parlamento.

Orò il Re gravissimamente, rammentando le male arti usate in America per

sedurre i popoli, ed in certe opinioni, contrarie alla costituzione ed

alla subordinazione verso la Gran-Brettagna, infatuargli; che già erano

corsi ad un'aperta resistenza, e s'avevan recato in mano ogni potestà

del governo; che per ingannare facevano bene speciose protestazioni di

lealtà, ma che in fatti miravano all'independenza; che sperava però, che

il coraggio e la forza della nazione britannica comportato non

avrebbero, che vilmente si abbandonasse ciò, che con tanta cura e tanta

fatica si era acquistato; ch'era ormai tempo di levarsi in piè e di

usare tutte le forze del Regno; ma che però essendo sempre da anteporsi

la clemenza al rigore, l'animo suo era di concedere i perdoni, e far

cessar tosto le calamità della guerra a quegli uomini ed in que' luoghi,

che fedeli si dimostrassero. I ministri posero il partito, si rendessero

le solite grazie al Re, e si approvassero le cose proposte.

Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2 · 第 13 / 30 段