Si era mosso questi guidando egli stesso la banda dei fanti perduti

all'assalto, camminando per la contrada di San Rocco verso il luogo

detto il _Saut au Matelot_. Seguitava il capitano Lamb con una compagnia

di bombardieri, ed una bocca da fuoco. Veniva dopo la battaglia

preceduta dai corridori del Morgan. In capo alla contrada avevano gli

assediati piantato una batteria, la quale difendeva una barriera. La

via, che dovevan tener gli Arnoldesi, era così ristretta dai mucchi di

neve e dalle opere degli assediati, che le artiglierie, caricate a

scaglia la strisciavano tutta. Procedeva intanto rapidissimamente

Arnold, essendo molto noiato sul fianco dai tiri de' nemici, che

traevano dalle mura. Quivi fu ferito in una gamba da una palla

d'archibuso in modo, che ne fu offeso l'osso molto sconciamente. In tale

stato con incredibile suo dispiacere fu da' suoi trasportato

all'ospedale. Ma Morgan, uomo di natura molto terribile, preso il

capitanato delle genti, e precipitatosi alla testa delle due compagnie

faceva ogni sforzo per occupar la batteria. Le artiglierie nemiche

traevano a schegge, ma con poco effetto. I suoi feritori destrissimi,

come erano, ferivano per le cannoniere molti de' soldati inglesi.

Applicate le scale allo stecconato saltavan dentro; gli assediati

impauriti abbandonavano la batteria, che venne in poter degli

assalitori. Morgan colla sua compagnia, ed alcuni altri de' più arditi,

i quali dalla battaglia eran venuti correndo all'antiguardo, fecero

molti prigionieri inglesi e canadesi. Ma le cose intanto diventavan

molto pericolose per Morgan. La battaglia non lo aveva seguitato; ei non

aveva guida, e non conosceva la città; non aveva artiglierie; la notte

era molto scura. Determinava di fermarsi. Quivi i provinciali

incominciavano a pensar ai casi loro. Il calore concetto pel passato

fatto negli animi e nei corpi loro cominciava a raffreddarsi.

L'ignoranza, in cui erano del destino dell'altre schiere, l'oscurità

della notte, la neve che veniva giù a fiocca a fiocca, l'udire tratto

tratto gli scoppj, e veder il lume delle armi nemiche alle spalle loro,

e l'incertezza dell'avvenire ingombravano quegli animi, tuttochè feroci

e rischievoli, d'insolito terrore. Solo Morgan non si ristava. Ordinava,

stessero. Gli confortava a sperar bene. Correva intanto alla superata

barriera per far inoltrare quei ch'erano rimasti indietro. Giungevano il

luogotenente colonnello Green, ed i maggiori Biggelow, e Meigs colle

compagnie loro. L'alba incominciava a spuntare, quando Morgan con voce

terribile richiamava i suoi alla battaglia. Gli guidava a furia contro

una seconda batteria, che sapeva esser lontana pochi passi, quantunque

nascosta dietro una svolta della contrada. Girando il canto

s'incontravano in una schiera de' nemici, che guidati dal capitano

Anderson uscivano in quel punto dalla batteria. Fecer questi la chiamata

agli assalitori. Morgan infuriato tirò di un'archibusata, per la quale

Anderson, ferito nella testa, rimase morto. Gli assediati si ritirarono

dentro, serrando il rastrello. Succedeva un ferocissimo assalto, nel

quale molti morirono da ambe la parti, ma più dei provinciali per esser

feriti ne' fianchi dalle finestre, e dagli sportelli delle case.

Tuttavia alcuni de' più audaci, accostate le scale al palancato, facevan

sembianza di volervi saltar dentro. Ma vedutovi due fila di soldati in

ordinanza colle bajonette incannate pronti a ributtargli, non si

attentarono. Noiati ora da ogni parte dai frequenti tiri, cercaron i

provinciali rifugio qua e là per le case. Morgan rimase pressochè solo

vicino la barriera. Invano chiamava egli i suoi, e s'ingegnava

d'incoraggiargli. La stanchezza e la vista minaccevole del nemico avevan

fiaccati gli animi, perfino dei più coraggiosi. Le armi loro stesse non

servivano più all'uopo, essendo bagnate e guaste dalla tempesta, che

tuttavia infuriava. Perciò, già disperate le cose, cercando d'uscire

dalle mani dei nemici fe' suonar a raccolta. Ma i soldati, i quali si

eran rifuggiti nelle case, non ardivano pel timore delle palle nemiche,

che tuttavia fioccavano, saltar fuori nella contrada, per andar a girar

il canto della medesima, dove sarebbero stati fuori di pericolo, ed

avrebbero potuto ritrarsi sicuramente alla prima barriera. La sofferta

strage, la furia del temporale, l'assiderazione prodotta dal freddo gli

avevano fatti avvilire. In questo frattempo una banda di assediati con

due pezzi d'artiglieria saltavan fuori dalla porta del palazzo; ed

essendosi il capitano Dearborne, il quale colla sua compagnia di

provinciali stava alle riscosse vicino a quella porta, arreso

prigioniero, s'insignorirono di tutta quella parte della città, sicchè i

soldati del Morgan restarono attorniati da ogni lato. Ei proponeva

d'aprirsi coll'armi la via alla ritirata. Ma gli altri, sperando forse,

che l'assalto dato dall'altra parte avesse avuto felice fine, e che

Montgommery potesse cooperar con essi loro, non acconsentivano. Si

risolvettero a rimanere, e a difendersi. Ma in ultimo accortisi per la

moltitudine dei nemici, che ad ogni momento s'ingrossavano, di quello

ch'era, cedettero al destino, e poste giù le armi, si diedero in balìa

dei vincitori. Cotal fine ebbe l'assalto dato alla città di Quebec dagli

Americani in mezzo alla stagione più rigida dell'anno, il quale,

quantunque forse a prima giunta possa temerario parere a taluno, si vide

però nel progresso, che non era affatto impossibile a dover riuscire.

Imperciocchè certa cosa è, che, se Montgommery non restava morto nel

primo affronto, ei si sarebbe fatto padrone dal canto suo della

barriera, la quale, essendo stata la batteria abbandonata, e solo al

momento della sua morte ministrata da pochi, non aveva difesa alcuna. La

qual cosa giunta ai progressi, che dall'altra parte aveva fatto Arnold,

e dopo lui Morgan, sarebbe stata cagione, che tutta la bassa città

sarebbe venuta in poter degli Americani. Ma quale opinione si debba

tenere di questo, se essi restarono privi del frutto della vittoria, non

potrà certo questo loro egregio fatto mancare di vera laude. Il

governatore, deposto colla vittoria ogni sdegno, trattò i prigioneri

molto umanamente. Fece anche con onorate esequie all'uso di guerra

sotterrare il generale americano.

La perdita di Montgommery fu molto, ed assai meritamente lamentata da'

suoi. Nato egli da una famiglia molto chiara in Irlanda, aveva a

buon'ora intrapresa la carriera dell'armi, e con molta lode combattuto

nella ultima guerra tra la Gran-Brettagna e la Francia. Avendo pigliato

a donna un'Americana, ed acquistato una terra nella Nuova-Jork, era

tenuto, e tenevasi egli stesso Americano. Amava molto la gloria, ma più

la libertà. Non gli mancò nè l'ingegno, nè la virtù, nè l'occasione; ma

il tempo e la fortuna. E per quanto si può dalle preterite azioni

dell'uomo argomentar alle future, se la morte nol toglieva a' suoi ed

alla patria nella sua ancor verde età, avrebbe qualche singolare esempio

lasciato di ottimo guerriero, e di amorevole cittadino. Fu amato dai

buoni, temuto dai tristi, onorato dai nemici. Ebbe graziosissimo

aspetto. Fu bello di corpo, e d'animo puro. Lasciò in questa vita la sua

amatissima ed amantissima donna, con alcuni figliuoli ancor fanciulli,

miserabile ad un tempo, e mirabile spettacolo alla patria loro, la quale

per gratitudine verso il morto padre con ogni maniera d'amorevolezza e

di riverenza gli proseguì. Così morì quest'uomo, non solo con infinita

lode de' suoi, ma senza biasimo ancora, cosa maravigliosa, e quasi

inudita, dei parziali stessi della contraria parte.

Carleton riportò una lode di prudente ed animoso capitano per aver

mantenuta in sì grave frangente l'unione e l'ordine in una guernigione

di soldati raunaticci, perancora non usi all'armi, e per aver con questa

ributtato un feroce assalto dato da una gente infatuata e quasi

disperata. E se sostenne fortemente la battaglia, non usò meno

generosamente la vittoria.

Arnold, il quale dopo la morte di Montgommery aveva pigliato il governo

delle genti, non tenendosi più sicuro vicino alla città, allargò il

campo, pensando ormai ad ottenerla più per via d'assedio, che

d'espugnazione. Perciò si ritrasse a tre miglia distante, dove

affortificatosi il meglio che potette per la stagione, la carestia di

ogni cosa, e la brevità del tempo, attendeva, quantunque molto impedito

dalla sua ferita, a correre la contrada, e ad intraprendere le

vettovaglie, che si conducevano alla città. Da un'altra parte Carleton

contento alla presente sicurezza, ed alla vicina speranza dei soccorsi,

non volle più, con tentar di nuovo la fortuna, mettere a ripentaglio

l'acquistata gloria, la fortuna della provincia, e quella forse di tutta

la guerra. Perciò se ne stette quietamente nella città, aspettando, e la

stagione propizia e gli ajuti dall'Inghilterra. Con questa fazione si

terminò in America l'anno 1775 per lasciar luogo al seguente, non meno

di questo pieno di gloriose pruove e di memorabili avvenimenti.

FINE DEL LIBRO QUINTO

LIBRO SESTO

[1775]

Intanto in Inghilterra i popoli si commovevano grandemente a maraviglia,

e le Sette molto si riscaldavano alla resistenza degli Americani. Si era

sperato, ed i ministri avevano con molt'asseveranza affermato, che per

le ultime leggi, e per le soldatesche colà inviate sino a quel dì,

sarebbersi i sediziosi potuti raffrenare, e costringere all'obbedienza.

Si teneva per certo, che gli affezionati alla causa reale confortati

dalla presenza dei soldati, e desiderosi di schifare la vendetta delle

leggi, avrebbero fatto qualche gagliardo motivo, e, separatisi dai

tumultuanti, accostati si sarebbero alle genti del Re per ristabilire

l'autorità del governo. Si aveva eziandio una ferma opinione, che non

mai le province meridionali, veduti gli estremi casi, abbracciato

avrebbero la causa delle settentrionali; e si aveva molta aspettazione,

che per la divisione delle une e delle altre, si sarebbe di leggieri

ottenuto il soggiogamento di tutte. Ma queste speranze essendo state a

gran partito ingannate, ognuno stava di mala voglia, e molti agramente

condannavano i consiglj dei ministri. Non potevan tollerare negli animi

loro, che i soldati del Re, in vece di correre vittoriosi la contrada,

fossero essi stessi, senz'ardirsi di saltar fuori, rinserrati fra i

termini di una sola città; che le commozioni, ch'erano state parziali,

ora diventate fossero universali; che in vece del ristoramento

dell'autorità regia fossero dappertutto i governatori stati sforzati ad

abbandonar le sedi loro, ed a ritirarsi a gran fretta a bordo delle

navi; e che in luogo di far vista di temere o di cedere, acquistassero

gli Americani nuovo coraggio e nuovo ardire alla resistenza. Quei che

avevano contrastato alle deliberazioni dei ministri andavan vociferando,

che questi erano i necessarj frutti, gli antiveduti e presagiti effetti

dell'imperizia e caparbietà loro; che giacchè non avevan essi voluto

concedere ai coloni l'addimandata pace, avrebber dovuto almeno colle

sufficienti armi la guerra esercitare; che avevan fatto troppo per

irritare, poco per suggettare; che in vece di sorprendere ad un tratto

l'avversaria parte, prima che avesse a sè stessa procacciato i mezzi di

difesa, l'avevan di lungi avvertita, quasi desiderassero, si

apparecchiasse; che avevano cimentata tutta la fortuna con una parte

delle forze, e che avevano la nazione britannica disgraziata, non solo

presso gli Americani, ma presso tutte le nazioni del mondo con una nota

di crudeltà, senz'averle conciliato rispetto collo splendore della

vittoria; ma che poi si rallegravano bene e grandemente, che i disegni,

i quali i ministri avevano contro l'America immaginati, fossero stati

guasti ed interrotti, acciocchè si accorgessero, che lo stabilir la

tirannide nell'Impero britannico non era opera così agevole, siccome in

tanta rabbia e cecità loro si avevano nell'animo concetto; che molto

contento provavano al vedere, che questi modi stuardi, queste fogge

scozzesi preparate in America, e destinate in ultimo per l'Inghilterra,

avessero quella opposizione incontrato, che gli uomini dabbene, che gli

amici della libertà tutti desideravano; che felice augurio ne

prendevano, e quindi non disperavano della pubblica salute, fossero

qualsivogliano i pregiudiziali disegni degli efferati ministri.

Ma all'incontro redarguivano questi; che avevano essi creduto, che il

procedere con mansuetudine in su quei primi principj ottimamente

s'appartenesse alla natura delle leggi e degli uomini inglesi; che la

carità e la sopportazione verso i sudditi eran le guide principali del

britannico governo; che tante volte, e per così leggieri cagioni dagli

uomini parziali erano stati i ministri accusati di volere un modo di

vivere dispotico introdurre, che nella presente controversia hanno

voluto tenersi lontani per fino dal sospetto di somigliante desiderio. E

che cosa avrebbero detto gli avversarj, se i ministri in sui bei primi

romori fossero corsi all'armi, e, mandati prepotenti eserciti in

America, posto avessero di colpo a ferro ed a fuoco quel continente?

Allora sì, che avrebbero alzato la voce, e gridato contro la tirannide;

ma siccome ciò fanno anche nel contrario caso, così non doversi far

conto nissuno de' schiamazzi loro; perciocchè quindi si dimostra, che

non l'amor della libertà, ma l'ambizione, non il desiderio della

giustizia, ma quello di contraddire ai ministri gli movevano. Dovevano i

ministri, continuavano a discorrere, prima di venirne agli estremi

rimedj, dar tempo al ravvedimento ed alla penitenza, e solo ai mali

divenuti incurabili doversi il ferro ed il fuoco applicare; che per

verità si era sopportato lunga pezza la petulanza americana, ma che si

doveva sperare, che questa lunga pazienza avrebbe gli Americani fatti

accorgere della bontà della comune madre, la quale andava magnanimamente

sopportando, quando poteva insuperabilmente gastigare; imperciocchè

della forza e della superior potenza della Gran-Brettagna non potevano i

coloni a patto veruno dubitare. E si doveva credere, che avrebbero essi

a tal condotta del governo aperti gli occhi, se dai Capi invasati al di

là, e dalle vociferazioni degli oppositori al di qua stati non fossero

ingannati, infiammati e travolti. Ma che ora si vederia bene dalle

risolute deliberazioni del governo, e dall'uso gagliardo, che egli era

per fare di tutte le forze sue, ch'ei non era per mancare a sè stesso,

nè all'onor della Corona, nè agl'interessi della patria. Aggiungevano in

ultimo luogo, che dopo tanta longanimità si sarebbe senza rispetto

potuto procedere contro gli Americani; che non si dovevano più oltre

come uomini inglesi riguardare, ma sì piuttosto come implacabili nemici;

e che se di presente si aveva in animo di usar contro di essi tutta la

forza della Gran-Brettagna, questa si poteva eziandio liberamente e

piamente usare. In tal modo ribattevano i ministri le imputazioni degli

avversarj loro; le quali escusazioni sarebbero accettabili state, se

essi non avessero le leggi irritatrici adoperate, peggiori assai

dell'armi vincitrici; imperciocchè a queste si resiste con gloria, a

quelle senza sfogo.

Ma non si ristavano però nè l'una parte nè l'altra; e pareva, che colla

diuturnità, invece di raddolcirsi, più s'inasprissero questi rancori

cittadini; e che quanto più necessario diventava l'unanime consentimento

di tutti per ostare al pericolo della patria, tanto più l'amor delle

parti gli animi dividesse l'uno dall'altro e vieppiù gli allontanasse.

Tanto peggiore e più funesto augurio annunziavano queste intestine gare,

in quantochè avevano esse la sembianza di quelle antiche e sanguinose

contese, nelle quali con tanto danno e pericolo dell'Inghilterra a'

tempi della Regina Anna i libertini ed i reali, sotto i nomi di Whigs, e

di Tori, avevano la rabbia loro esercitato. Gli amici ed i nemici alla

causa americana dimostravano, ed il medesimo impeto, e la medesima

ostinazione; e pareva, che non solo l'America parteggiasse, ma eziandio,

che l'Inghilterra stessa avesse a prorompere nelle intestine dissensioni

e nella civil guerra. I Tori, dicevasi da una parte, sono essi gli

autori delle frequenti lettere pubbliche indiritte al Re ed al

Parlamento, per le quali si esorta il governo a mettere a fuoco, a ruba

ed a sangue il continente americano; sono essi i falsi rapportatori,

gl'incenditori della discordia. Ostinati come sono, ed infatuati nelle

massime della Casa stuarda, nè l'esempio dei mali, ai quali andò per

quelle l'Inghilterra soggetta, nè l'eccidio totale di quella famiglia

medesima, del quale furono la cagione, non possono le tenaci menti loro

illuminare, nè i feroci animi ritrarre dalla crudeltà e dalle voglie

tiranniche. Il lagrimevol caso del padre non potè storre un ostinato

figliuolo da seguitar la pericolosa via, che lo condusse al precipizio;

e tali sono tutti i Tori, che lo stato loro, la vita e la fortuna tutta

pospongono alle anticipate opinioni loro ed all'ambizione del

signoreggiare. Quando le crudeli stelle, che lucevano a' dì della

signoria stuarda, avevano la servitù esterna condotta e la guerra

cittadina, allora si rallegravano i Tori, siccome quelli, i quali l'onor

nazionale non curano, ed hanno in non cale la pubblica felicità. Le

massime loro consuonano con quelle dei Principi assoluti dell'Europa, e

non si vergognano di soggettar a questi la patria, trovando presso i

medesimi un facile patrocinio all'ambizione loro. Le terre europee tutte

sono a sovrani independenti sottoposte. Sola l'Inghilterra gode per un

dolce risguardo della provvidenza di un temperato e libero governo. Ma i

Tori vogliono anche questo disfare, quasi disiosi fossero di una

dispotica uniformità in tutti i paesi d'Europa. Hanno essi gli animi

macchiati di tutti i vizj delle superbe, infinte ed ingorde Corti, i

quali largamente si diffondono, come un pestilente soffio, e contaminano

tutta la nazione. Nissun uomo apprezzano, se non vile; nissuno onorano,

se non superbo e tracotato. Piaggiano i superiori, insultano

agl'inferiori; sempre invidiano il felice, soccorrono al misero rado, e

per vana gloria. La pubblica felicità fanno servire all'introducimento

della servitù, la quale stabilita, han poscia più cura di mantenere

questa, che di continuar quella. Il sommo bene pongono nell'assoluto

dominio; e la miglior condizione della società credono consistere nella

muta servitù. Lodano le rivoluzioni, quando conducono un popolo verso la

tirannide, ed i mali di quelle con ipocrita carità lamentano, e con

accomodate parole magnificano, quando mirano alla libertà. Hanno sempre

in bocca l'argomento della pubblica tranquillità; ma gli abusi

dell'arbitraria potestà, le consumatrici tasse, le impronte gabelle, le

soperchierie dei potenti, i non ristorati oltraggi, le non emendate

ingiustizie passano sotto silenzio. Ora sono alla causa americana

contrastanti, perchè interrompe i già concetti disegni di guastare il

presente libero e felice governo di questa patria, e d'introdurre nel

cuore stesso del Regno gli ordinamenti di Carlo e di Jacopo. Speran

essi, che, spenti i semi della libertà in America, e sottomessi quegli

spiriti generosi, le soldatesche vittoriose abili saranno a porre anche

il crudele giogo sul collo agli uomini inglesi. Queste sono le brame

loro, questi i pensieri, che notte e dì gli tormentano, e non il

desiderio di veder ristorata la pace in un continente, che a bella posta

spinto hanno alla guerra. Si prevengano adunque, dicevano, i funesti

disegni, si resista alle spietate voglie, e si conservi intera quella

eredità, che i maggiori nostri tramandata ci hanno mercè il valore e la

generosità loro, e le magnanime imprese del Gran Guglielmo. Così si

servirà alla patria, e fors'anche ai Brunsvicchesi stessi, i quali non

possono senza pericolo ingrati mostrarsi verso i libertini, od

allontanarsi sicuramente da quelle massime, le quali all'altezza del

britannico soglio innalzati gli hanno.

Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2 · 第 12 / 30 段