Adunque Arnold con tutto questo apparato e tutte queste genti piene di

ardire e di speranza, partì dal campo di Boston verso la metà di

settembre, ed arrivò al porto di Newbury, situato alle foci del fiume

Merrimack; donde imbarcatosi sulle navi, che ivi lo aspettavano,

pervenne per via del mare alle bocche della Kennebec nel

Nuovo-Hampshire. Spirando il vento favorevole entrarono nel fiume, ed

arrivarono alla villa di Gardiner, dove, imbarcate su dugento battelli

le vettovaglie e le armi, procedettero su pel fiume sino al Forte Wester

situato sulla destra riva. Da questo luogo le genti furono divise in tre

schiere, la prima delle quali composta tutta di corridori, e guidata dal

capitano Morgan, si mosse oltra per andar a sopravveder il paese,

tentare i guadi, preparar le strade, e soprattutto riconoscere un luogo

di porto, ch'essi chiamano nella lingua loro _portaggio_. Sono questi

portaggi luoghi de' fiumi, dove, cessando di esser navigabili, è

mestiero portare a braccio od a soma tutte le cose, e per fine le navi

stesse, fin dove di nuovo diventano atti a potersi navigare. La seconda

schiera partì il giorno dopo, e la terza il posdomane. Le acque erano

molto rapide, il letto del fiume sassoso, interrotto spesso da cadute e

da altri impedimenti. Accadeva non di rado, che le acque superavano, ed

entrando nei battelli o guastavano, o sommergevano le vettovaglie e le

munizioni. Ai numerosi porti, o sia portaggi erano obbligati non solo a

caricare e scaricar le navi, ma eziandio a recarsele in sulle spalle, e

portarle oltre ai luoghi navigabili. Per la via di terra non s'incorreva

in minori difficoltà, che per quella dell'acqua. Dovevasi penetrare per

foltissime selve, valicare aspri monti, guadare profonde paludi, e

superare orribili precipizj. Questi ostacoli tutti dovevan vincere i

soldati portando addosso ogni roba loro. Perciò procedevano molto

lentamente. Incominciavano le vettovaglie a venir meno, primachè si

arrivasse alle sorgenti della Kennebec, sicchè molti furon costretti a

mangiarsi i cani, od altro cibo più insolito e sozzo, che lor venisse

fatto di trovare. Molti consumati dalle continue fatiche, e stenti

ammalavano. Tosto che si toccarono le fonti della riviera morta, ch'essi

chiamano _Dead-river_, e che è un ramo della Kennebec, il colonnello

Enos ebbe ordine di mandar indietro gli ammalati e tutti quelli, ai

quali, non si potessero somministrar i viveri. Ma egli usando la

occasione, se ne ritornò con tutta la sua schiera al campo di Boston.

Vedendolo comparire, si commosse l'esercito a grave sdegno contro di

lui, siccome quelli, che i proprj compagni avesse abbandonato in un

estremo pericolo, e perciocchè la sua diserzione poteva guastar tutto

l'esito della impresa. Ma però tratto in giudizio fu assoluto, essendosi

conosciuto, che in quei luoghi strani e deserti era impossibile trovar

vettovaglie per tutti.

Intanto Arnold colle due prime schiere seguitava il suo cammino, avendo

consumato trentadue giorni nello attraversare una spaventevole

solitudine, dove nè abitazione, nè volto umano s'incontrò a vedere. Le

paludi, le montagne, i precipizj si appresentavano ad ogni passo, e

parevano spegnere ogni speranza non che di riuscita, di salute. La morte

desideravano più, che temessero. Le fatiche, gli stenti, i disagi erano

senza fine. Pure persistevano con incredibile costanza, e la necessità,

non che altro, gli sostentava nell'estremo caso. Arrivati in sulle lari,

o sia in su quella più alta sommità dei monti, che dividono le acque

della Kennebec da quelle della Chaudiere e del fiume San Lorenzo, quel

miserabile avanzo di vettovaglie, che si trovavano in pronto, divisero

in eguali parti fra tutte le compagnie, e fu detto loro, corressero

avanti a cercar ventura, poichè quella era la sola speranza che rimaneva

di salvamento. Arnold stesso precedeva tutti gli altri, e stracorreva

qua e là per riconoscere i luoghi e cercar vettovaglie. Le compagnie

erano ancora a trenta miglia lontane dai luoghi abitati, quando si

trovarono, aver logorato insino all'ultimo boccone. Già si disperavano;

quando ecco arrivare a precipizio Arnold, che tornava dalla busca, e

portava di che soddisfare ai primi bisogni della natura. Si spingevano

avanti, e finalmente con incredibile allegrezza discoprirono le fonti

della Chaudiere, e pocostante divallatisi vieppiù, incontrarono le prime

abitazioni dei Canadesi. Questi si mostrarono ottimamente affetti verso

il congresso, e porsero tutti quegli ajuti che potettero. Arnold, che si

affrettava, ed era impaziente di côrre il frutto di tante fatiche e di

tanti pericoli non volle fermarsi, se non se quanto fu necessario,

perchè giugnesse il retroguardo, e si raccogliessero gli smarriti.

Quindi mandò fuori un bando del generale Washington scritto nello stesso

stile, che quello di Schuyler e di Montgommery. Si esortavano i Canadesi

ad entrar nella lega ed a condursi alle bandiere della general libertà;

si affermava, che non venivano per rubare o perseguitare, ma per

proteggere le proprietà e le persone, e che riputavano trovarsi dentro

ad una contrada amica. Stessero adunque; non fuggissero dagli amici

loro; fornissero aiuti e viveri, dei quali sarebbero largamente

rimeritati. Di nuovo incominciarono a marciare, ed arrivarono il nove di

novembre ad un luogo detto Pont-Levì, posto rimpetto a Quebec sulla

destra riva del fiume San Lorenzo. Se gli abitatori di Quebec

rimanessero stupefatti all'apparizione di queste genti, nissuno il

domandi. Non potevano restar capaci, nè come, nè per qual via fossero in

quelle spiagge pervenute. La cosa pareva loro non che maravigliosa,

miracolosa; e se in quella prima giunta Arnold avesse potuto valicar il

fiume e venir sopra Quebec, se ne sarebbe fatto padrone. Ma il

colonnello Maclean, avendo avuto avviso per tempo delle cose per mezzo

di una lettera, o intrapresa, o consegnata a posta, la quale Arnold,

quando stava sulle fonti della Kennebec, aveva fidato ad un Indiano di

quelli di San Francesco, perchè la recasse al generale Schuyler, aveva

fatto opportunamente ritirar le navi dalla destra alla sinistra riva del

fiume. Oltreacciò soffiava a quei dì un vento tanto gagliardo, che non

si sarebbe potuto traversare il fiume senza un presentissimo pericolo.

Quest'impedimenti preservarono la città. Arnold intanto fu obbligato a

soprastare molti giorni, e solo poteva sperare di poter passare di notte

tempo; poichè la fregata il Lizard sorta in sull'ancore presso la città,

ed altri legni armati più piccoli, guardavano il passo. Ma per lo spazio

di molte notti il vento soffiò più forte, che di giorno. I Canadesi

avevano Arnold fornito di battelli; e solo aspettava il tempo opportuno

per tentar il passo.

In questo mezzo la città di Quebec si trovava in grandissima debolezza,

sia perchè essa era in parte sia per la pochezza della guernigione. I

negozianti ed abitanti inglesi stavano molto di malavoglia per motivo

delle leggi francesi testè introdotte nella provincia, e del poco conto,

in cui il governo aveva le petizioni loro tenute. Si querelavano, che

tutte le grazie, tutti i favori fossero volti agli abitanti francesi, e

che la cura di volersi rendere benevoli questi nemici avesse nella mente

dei reggitori fatto disprezzare gli amici; ch'essi Francesi montati in

superbia non cessassero di oltraggiare e di soperchiare gl'Inglesi; che

nelle brigate andassero questi umili servitori mettendo a bello studio

discorsi intorno gli affari di Stato, e, battendo intorno le buche per

fargli uscire, a fine di poter andar poscia a rapportar i detti loro a

coloro, che avevano il governo in mano. Così, dicevan essi, quella

libertà, di cui godono gl'Inglesi nei fatti e detti loro, si trasformava

in pruova di poco affetto e di sinistri disegni. Si dolevano eziandio

della licenza militare, e finalmente molto alterati si mostravano

all'essere stata la città lasciata senza presidio, allorquando le

soldatesche erano state mandate contro i ribelli verso il Sorel e

Monreale, ed al non essere state in quel frangente ordinate le compagnie

delle milizie cittadine. Nè pare, che gran fondamento si dovesse fare

sulla fede dei Francesi, i più dei quali erano titubanti, ed alcuni

anche avversi. Da un altro canto il presidio era debolissimo, e solo

consisteva nelle compagnie dei reali Irlandesi del Maclean, ed in quelle

delle milizie, le quali in ultimo per la diligenza del vice-governatore

erano state messe in assetto. II Consiglio degli uffiziali delle navi

non aveva permesso che le compagnie de' marinari sbarcassero a terra a

causa della stagione molto tarda e delle difficoltà della navigazione.

Ma tostochè si videro comparire dall'altra parte del fiume le insegne

americane, tutti i cittadini o soldati, o non soldati, o uomini da

terra, o da mare, o Francesi, o Inglesi, che si fossero, riuniti dal

comune e vicino pericolo, e volendo le ricchezze loro preservare, che

non eran poche, bramosamente concorsero alle difese, e fecero con

grandissima diligenza, prima che il nemico potesse valicare, tutte

quelle provvisioni, ch'erano del caso. Le compagnie delle milizie

cittadine furon disposte ai luoghi loro, ed armate. I reali Irlandesi

mostrarono un grandissimo ardire, ed i marinari furon posti a terra, i

quali essendo pratichi nell'arte del maneggiar le artiglierie, furon

posti a ministrare quelle, che difendevano le mura. In mezzo a questi

primi pericoli, l'opera del colonnello Maclean riuscì di grandissimo

giovamento. Ed in vero ei si portò molto egregiamente per assicurar gli

animi, e nel preparar tutte le cose necessarie alla resistenza.

Finalmente essendosi il vento calmato, ed avendo Arnold fatte le

provvisioni per passare il fiume, e per dar l'assalto alla città, la

notte de' tredici novembre si mise all'ordine per tentar il passo.

Imbarcò le sue genti, lasciandone da cencinquanta, perchè fabbricassero

scale. Superata la corrente rapidissima dell'acqua, ed evitate non senza

gravi difficoltà e pericoli le navi nemiche, sbarcò sull'altra riva poco

sopra a quel luogo, dove il generale Wolfe nel 1759, con sì chiaro

augurio per la patria sua, e sì funesto per lui, aveva sbarcato. E non

potendo egli superare le grotte del fiume per esser quivi molto

dirupate, marciò all'ingiù, avvicinandosi a Quebec, e camminando sempre

su di quelle, finchè pervenuto a quell'istesso precipizio, per sormontar

il quale il generale Wolfe aveva durato tanta fatica, saliva per quello,

seguendolo i suoi audaci commilitoni. Arrivato in cima mise in ordinanza

la sua piccola schiera sulle alture vicine alle pianure di Abraam. Quivi

attese ad incoraggiarla, ed a raccor le compagnie, che erano rimaste

indietro dall'altra parte del fiume. Aveva sperato Arnold di sorprendere

la città, e d'impadronirsene alla non pensata. Ma gli avvisi dati per la

lettera intrapresa, l'essere stato scoperto al Pont-Levì, e l'avere

tratto contro un palischermo, che dal porto di Quebec se n'andava verso

la fregata, avevano sollevati gli animi, e fatta accorta la città del

pericolo ch'ella correva. Perciò si stava dentro a grande guardia. Della

quale cosa egli ebbe certezza; poichè avendo mandato oltre le compagnie

dei corridori per riconoscere i luoghi, e sopravvedere l'inimico,

queste, tornate indietro, riferirono, che le scolte stavano molto

avvisate, e che avevano fatta la chiamata. Ciò nonostante il colonnello

avventato voleva dar l'assalto. Ma gli altri uffiziali gli

contrastarono. Gran parte degli archibusi erano diventati inutili nel

lungo viaggio, che i soldati fornito avevano; una sì gran parte delle

munizioni si era guasta, che non rimanevano più di sei colpi a ciascuno

de' suoi soldati. Artiglierie non n'aveva di sorta alcuna. Ma però,

s'egli aveva perduto la speranza di farsi padrone della città per una

battaglia di mano, conservava tuttavia quella, che mostrandosi in arme

ed in ordinanza sotto le mura di essa, si romoreggiasse dentro, e quindi

qualche via si aprisse per entrarvi. Per la qual cosa ei si mostrava

spesso sulle alture, e mandò anche due tamburini a far la chiamata. Ma

tutto fu invano. Il colonnello Maclean, ch'era, trovandosi tuttora

assente Carleton, alla custodia della città, non solo vietò loro

l'entrare in essa, ma ancora fe' trarre all'uffiziale che gli

accompagnava. Tra queste cose ebbe l'avviso, che i soldati scampati

dalla rotta di Monreale scendevano il fiume, e che Maclean voleva saltar

fuori dalla Terra. Laonde gli fu forza il ritirarsi, ed andò a pigliar

campo ad un luogo chiamato la _Punta delle Tremule_, a venti miglia

distante sopra Quebec, per aspettar Montgommery, il quale doveva

arrivare dal Canadà superiore. Mentre marciavano, osservarono la nave,

che portava all'ingiù Carleton. Giunti poscia alla punta delle Tremule

trovarono, che questi si era fermato poche ore prima in quel luogo.

Tanto sono incerti gli avvenimenti della guerra, e da tanto fortunevoli

casi dipende spesso la somma delle cose.

Intanto il governatore arrivava a Quebec. Tosto pose opera a far tutte

quelle provvisioni di difesa, che la brevità del tempo, e la strettezza

delle circostanze permettevano. Mandò fuori della città colle famiglie

loro tutti coloro, che ricusarono di pigliar le armi in sua difesa. Il

presidio annoverati tutti gli ordini delle genti, sommava in circa a

quindici centinaia di combattenti, numero molto inferiore a quello, che

sarebbe stato necessario per custodir diligentemente tutte le

fortificazioni, ch'erano grandi e moltiplicate. Di essi, appena che

alcuni fossero soldati di ordinanza; imperciocchè le compagnie di

Maclean eran di nuova leva, ed una compagnia, che si aveva del settimo

reggimento, tutte reclute. Il rimanente era un raccozzamento di milizie

francesi e inglesi, di alcuni pochi soldati di marina, e di ciurme delle

fregate del Re, e delle navi mercantili, che allora invernavano nel

porto. Il principale nerbo della guernigione eran costoro, perchè

sapevano egregiamente maneggiar le artiglierie.

In questo mezzo Montgommery speditosi dagli affari del Canadà superiore,

lasciate le guernigioni nelle Fortezze, ed assicurati gli animi dei

Canadesi tutto all'intorno, marciava alla volta di Quebec. La stagione

era molto aspra, essendosi nell'entrar di dicembre, le strade difficili,

le nevi copiose. Incontrarono però tanti disagi con incredibile

costanza. Nel che si deve ammirare la prudenza e la fortezza di

Montgommery, siccome pure l'autorità, che aveva presso i suoi soldati.

Erano questi una moltitudine raccogliticcia, che, lasciate le civili

arti, eransi tutto ad un tratto condotti a guerreggiare in sul campo

nella più cruda stagione dell'anno: e quanto sia difficile cosa

l'introdurre gli ordini e la subordinazione fra simil sorta di gente,

nissuno è, che non sel veda. Al che si deve aggiungere ch'erano, e per

gli abiti loro e per le opinioni, molto lontani da quella obbedienza,

che tanto è necessaria negli eserciti. Oltreacciò era prossima al suo

fine la condotta, e si appresentava alle menti loro la immagine di

tornarne tosto ai domestici agi e felicità. In tali angustie si

ritrovava il generale americano. Ma il suo nome caro a tutti, la sua

eloquenza, lo splendore stesso della sua persona, le sue virtù ed il

continuo esempio, ch'ei dava di maravigliosa costanza nel sopportare

egualmente, ed anche più degli altri, tutti i disagi della presente

condizione, non che confortassero gli animi, ad ogni più ostinata e più

ardua impresa gli disponevano. Certo la gita dell'Arnold a traverso le

orride solitudini, che il Mena dividono dal Canadà, e quella del

Montgommery pel Canadà superiore, e l'aver l'uno e l'altro saputo in

mezzo a tanti pericoli mantenere gli ordini e la buona volontà fra quei

soldati, che usciti testè dalle case, ed invasati dal desiderio

dell'independenza erano stati avvezzi a fare ogni voler loro, sono

imprese, che se non superano, uguagliano almeno tutte quelle anche più

difficili e fatigabili, che le storie ci hanno intorno i capitani

antichi tramandate. E perchè queste fazioni siano state fatte da

eserciti di poca levata a comparazion di quelli, che hanno esercitato le

guerre nell'altre parti del mondo, non si debbono però scemare a quegli

uomini arditi le debite lodi nella memoria dei posteri.

Arrivava Montgommery il primo dicembre alla punta delle Tremule con una

banda di soldati, che se ascendevano, non oltrepassavano i trecento.

Quivi con mirabile allegrezza Arnold, ed i suoi gli andarono

all'incontro, e si accozzarono insieme. Aveva portato abiti da vestire i

soldati d'Arnold, che ne stavano in grandissima necessità. Marciarono di

conserva l'uno e l'altro all'ingiù, e arrivarono il dì cinque dicembre

in vista della città di Quebec. Non eguagliava la forza loro quella del

presidio, che assaltare volevano. Mandaron dentro un trombetto a far la

chiamata. Il governatore ordinò, se gli tirasse addosso, e non fu

lasciato entrare. Con tutto ciò Montgommery trovò modo, avuta da

qualcuno di dentro la intesa, di far trapelar un'altra lettera, colla

quale dopo di aver magnificate le proprie forze, la debolezza della

guernigione, e l'impossibilità della difesa, dimandava una immediata

dazione, minacciando l'assalto, e tutte quelle calamità, che alle città

prese per forza sogliono far provare i soldati irritati e vittoriosi.

Non ne fu nulla; perciocchè il governatore, vecchio e sperimentato

capitano, non era uomo da lasciarsi intimorire così di leggieri. Con un

esercito tanto debole, e con soldati sì poco avvezzi a mantener gli

ordini, e non facendo quei di dentro alcuna vista di voler romoreggiare,

non poteva il capitano del congresso avere molta speranza della

vittoria. Tuttavia l'abbandonar un'impresa, alla quale si era volto con

tanto spirito, gli pareva cosa troppo indegna del nome e valor suo.

Senza di che non ignorava, che in su quei primi principj l'infelice fine

di una fazione tanto accetta all'universale dei popoli, e sopra la quale

avevano fondate tante speranze, avrebbe operato un pernizioso effetto

nella comune opinione, e fattigli da animosi e confidenti ch'erano,

scorati e disperati. Nè si poteva credere di poter conservare il

rimanente della provincia del Canadà, che già si era conquistata, quando

restasse tuttavia in poter degl'Inglesi la città capitale. Imperciocchè

si sapeva, che la prossima primavera dovevano arrivare grossi rinforzi

dalla Inghilterra, i quali ne avrebbero di leggieri cacciate le armi

americane. Mancando adunque le armi sufficienti, ma non l'ardire, la

sola via che gli restava aperta, quella si era di tribolare con ispessi

e furiosi assalti la guernigione per tenerla in continua apprensione,

travagliarla ed istancarla. Non era senza speranza, che in mezzo a

questi continui affronti si presentasse qualche opportunità di fare una

gagliarda impressione. Il che si aveva tanto maggior fondamento di

credere, che la guernigione, debole anch'essa, non era a gran pezza

abile a custodir convenevolmente le vaste e moltiplici fortificazioni di

così gran città. Incominciò pertanto con cinque piccole bombarde a

gettar bombe, e credeva con questo mezzo di far nascer dentro qualche

moto. Ma tanta fu la prudenza e la vigilanza del governatore, tanto il

coraggio, l'industria e la perseveranza degli uffiziali e soldati, e

particolarmente dei marinari, i quali in quest'assedio prestarono

un'opera molto eccellente, che non ne seguì alcun notabile effetto.

Pochi giorni dopo Montgommery piantò una batteria di sei cannoni e di un

obice, distante settecento braccia dalle mura. Posavano queste

artiglierie non sulla terra, ma su mucchi di neve e di acqua, che il

rigor del cielo aveva congelato. Ma le artiglierie, essendo minute,

facevan poca passata, e poco frutto se ne poteva aspettare. Intanto la

neve, che cadeva continuamente a grosse falde, ingombrava la terra, ed

il verno era diventato sì aspro, che non era possibile all'umana natura

il poterlo sopportare alla campagna. I disagi, ch'ebbero i provinciali a

sopportare sì per la crudezza del clima, che pel piccolo numero loro,

sono piuttosto incredibili, che maravigliosi. Solo l'affezione, la quale

portavano grandissima alla causa loro, e la fede, che fermissima avevano

nel capitano, erano capaci a fargli star forti a sì dura pruova. Si

aggiunse, che il vajuolo incominciava ad andar serpeggiando pel campo;

il che dava un grandissimo terrore ai soldati. Si ordinò pertanto, che

gl'infetti portassero un sorcolo di cicuta sui cappelli, perchè gli

altri gli potessero riconoscere e starne chiari. Ma la costanza degli

animi umani si cambia in disperazione, quando non si vede fine ai mali.

Il che era tanto più da temersi nei provinciali, ch'era arrivato il

termine della condotta, ed in tutti colla facoltà nasceva anche il

desiderio di ritornarsene alle case loro. Montgommery si persuadeva, che

senza un grande e prossimo sforzo non si sarebbe potuto soddisfare

all'aspettazione universale, e la sua propria gloria ne sarebbe stata

oscurata. In questa condizion di cose l'ardire doveva prudenza

riputarsi, e si doveva meglio desiderare di lasciar la vita in un

onorato fatto, che di ostinarsi con vergogna, la quale avrebbe recato

gran danno all'armi americane.

Determinatosi adunque l'Americano a voler tentar l'assalto, convocato il

Consiglio di guerra, aperse loro, qual fosse il suo pensiero, e dimostrò

con accomodate parole, che, se l'impresa era difficile, non era però

impossibile, dando probabile speranza, che col valore e colla prudenza,

si sarebbero tutte le difficoltà superate. Tutti assentirono. Solo

nicchiarono alcune compagnie d'Arnold per alcuni disgusti avuti col

comandante. Ma essendosi alzato a favellare il capitano Morgan, uomo di

gran valore, si lasciaron persuadere, e tutti unitamente concorsero nel

voler la fazione. Aveva il generale già concetto nell'animo suo tutto

l'ordine dell'impresa, e fatte le necessarie provvisioni per mandarla ad

effetto. Intendeva di assaltare ad un tratto le due parti alta e bassa

della città. Ma avutosi notizia, che un disertore ne aveva dato avviso

al governatore, si risolvette a dividere il suo esercito in quattro

schiere, delle quali due composte in gran parte di Canadesi sotto i

comandi dei maggiori Livingston e Brown dovevano tener a bada il nemico

con due assalti simulati contro la Terra superiore verso San Giovanni ed

il capo Diamante. Le altre due, una guidata dal Montgommery in persona,

e l'altra dall'Arnold dovevano nel medesimo tempo assalire dalle due

opposte parti la Terra inferiore. Si sapeva bene, che, conquistata

questa, rimanevano ancora a superarsi molte difficoltà per entrare nella

superiore; ma speravasi, che gli abitatori, veduta cadere in mano dei

vincitori la miglior parte delle ricchezze loro, avrebbero indotto il

governatore a venirne ai patti.

L'ultimo dì dell'anno 1775 tra le quattro e le cinque della mattina, in

mezzo ad un gran nevazìo si movevano con maraviglioso ordine le quattro

schiere, ciascuna verso il luogo destinato. È voce, che il capitano

Frazer degl'Irlandesi fuorusciti, facendo la ronda, abbia veduto i

razzi, che avevano gli Americani mandati per segnale, e che tosto

senz'aspettar altri ordini abbia fatto dar nei tamburi, e chiamata la

guernigione all'armi. Le schiere di Livingston e di Brown impedite dalla

neve, e da altri ostacoli non arrivaron in tempo a dar l'assalto dal

canto loro. Ma Montgommery, guidando la sua, composta massimamente di

Jorchesi, si faceva avanti sulla sponda del fiume, camminando per la via

denominata l'_ansa di mare_ sotto il capo Diamante. Quivi s'incontrava

una prima barriera al luogo chiamato _Potassa_, la quale era difesa da

una batteria di pochi cannoni; ed a dugento passi in fronte di questa

stava piantato un Fortino con una guardia. I soldati di questa, la più

parte canadesi, vedendo venir alla volta loro il nemico, presi dalla

paura, se ne fuggivano, gettando via le armi. La batteria stessa fu

abbandonata. E se avesse potuto l'Americano spingersi avanti tosto, se

ne sarebbe senza dubbio insignorito. Ma girando egli il capo Diamante,

le falde del quale sono bagnate dall'acque del fiume, massi enormi di

neve gl'impedivano il cammino. Colle proprie mani s'ingegnava di aprir

la via. Gli Americani seguivano alla sfilata. Era obbligato ad

aspettargli. In fine avendone raccolto il novero di dugento, i quali

incorava colla voce e coll'esempio, si mosse animosamente e velocemente

alla volta della barriera. Ma in questo mentre uno, o due bombardieri

fra gli assediati, avendo veduto sostare il nemico, riavutisi dalla

paura, erano alla batteria ritornati, e dato di mano alla corda accesa,

che stava di presso, dier fuoco ai cannoni, ch'erano carichi a scaglia,

essendone soltanto i provinciali distanti a quaranta passi. Questo unico

e fortunevole sparo spense ad un tratto le speranze, che si avevano gli

Americani concette. Montgommery ed i capitani Macpherson, e Cheesman,

ambidue giovani di grandissima aspettazione, e cari al generale,

restarono miserabilmente morti sul campo.

Si sgomentarono i soldati alla morte del generale, ed il colonnello

Campbell, al quale era rimasta la suprema autorità in questa parte, non

era uomo da volere, e da poter eseguire una sì pericolosa impresa.

Perciò diedero a furia indietro, sicchè quella parte della guernigione,

che contro di essi doveva combattere, ebbe comodità di correre in ajuto

di quella, che combatteva contro Arnold.

Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2 · 第 11 / 30 段